RIPARTE IL 1° DICEMBRE
La stagione durerà fino al 27 dicembre
Dopo aver inaugurato la propria quarta edizione il 13 ottobre con il concerto Cantate, inserito nella programmazione della rassegna Back to Bach organizzata dall’Accademia Maghini, ed essere stata costretta a interrompersi bruscamente dalla recrudescenza della pandemia, Intrecci Barocchi riparte il 1° dicembre con una serie di undici concerti in streaming, che faranno compagnia ai numerosi appassionati del repertorio preromantico fino al 27 dicembre.
Le oggettive difficoltà derivanti dalla grave situazione sanitaria,hanno imposto una radicale revisione del cartellone e costretto le quattro associazioni organizzatrici, l’Academia Montis Regalis, l’Accademia Maghini, l’Accademia Corale Stefano Tempia e I Musici di Santa Pelagia, a lavorare freneticamente per produrre una serie di registrazioni di altissimo livello da diffondere sulle proprie pagine Facebook, prima tra tutte quella di Intrecci Barocchi, e sul canale YouTube di SoloClassica Channel. Come hanno sottolineato i responsabili di tutte e quattro le associazioni: «Si è trattato di una vera e propria corsa contro il tempo, che ci ha permesso di realizzare un programma estremamente variegato, che spazia dal repertorio sacro a quello profano, dal Seicento al Settecento, da opere vocali a lavori strumentali e da brani universalmente famosi ad altri virtualmente sconosciuti, nell’interpretazione non solo delle formazioni “di casa”, ma anche di alcuni dei migliori cantanti ed ensemble del panorama barocco italiano. In questo modo contiamo di raggiungere un pubblico molto più vasto, anche al di fuori del Piemonte. In effetti, questo potrebbe essere un passo avanti decisivo per far diventare Intrecci Barocchi una rassegna dal respiro realmente nazionale, in grado di portare – quando la pandemia sarà finalmente passata – i più acclamati interpreti del nostro paese».
Il programma comprende ben undici concerti della durata di circa 40 minuti, che verranno diffusi gratuitamente in streaming ogni martedì, giovedì e domenica alle 18.30 dal 1° al 27 dicembre e che, in seguito, potranno essere visti on demand in qualsiasi momento. «La registrazione di ogni concerto – afferma Piero Tirone, neopresidente della Stefano Tempia – costituisce una valida testimonianza di un progetto molto ambizioso, che ha potuto contare sul concreto sostegno dell’Assessorato alla Cultura della Regione Piemonte, della Compagnia di San Paolo e della Fondazione CRT e che, negli anni passati, si è concretizzato in due spettacolari coproduzioni che hanno visto uniti i nostri quattro ensemble corali e strumentali nell’esecuzione di due dei massimi capolavori della letteratura barocca come l’Oratorio di Natale di Johann Sebastian Bach e il Messiah di Georg Friedrich Händel».
La “ripartenza” vedrà protagonista il 1° dicembre, alle ore 18.30,il trio di strumenti originali Ensemble À l’Antica, formato dal flautista Luigi Lupo, dalla violinista Rossella Croce e dalla cembalista Anna Fontana, che presenterà da “Da Bach ai Bach”, una godibilissima silloge di opere scritte da Johann Sebastian Bach (Sonata in sol maggiore BWV 1038) e da tre dei suoi figli più famosi, Carl Philipp Emanuel (il “Bach di Berlino”), Johann Christoph Friedrich (il “Bach di Bückeburg”) e Johann Christian (il “Bach di Milano e di Londra”). Questo concerto rientra nella stagione dell’Accademia Corale Stefano Tempia ed è realizzato in collaborazione con il festival Back TO Bach.
Giovedì 3 dicembre sarà la volta di Giulio Sanna, violoncellista giovane, ma già affermato a livello internazionale, che eseguirà sul suo Andrea Castagneri del 1739 le Suite n. 1 e 5 per violoncello solo BWV 1007 e 1011 di Johann Sebastian Bach, due dei più insigni monumenti della letteratura solistica di tutti i tempi. Organizzato dall’Accademia Maghini, questo concerto rappresenta il terzo e ultimo appuntamento dell’integrale delle suites per violoncello solo del sommo Cantor lipsiense, iniziata due anni fa.
Di seguito riportiamo i programmi dettagliati dei primi due concerti e i dati essenziali degli altri nove.
Martedì 1° dicembre 2020 – ore 18.30
DA BACH AI BACH
Johann Sebastian Bach (1685-1750)
Sonata in sol maggiore per flauto traversiere, violino e basso continuo BWV 1038
Largo – Vivace – Adagio – Presto
Carl Philipp Emanuel Bach (1714-1788)
Duetto per flauto traversiere e violino Wq. 140/H.598
Andante – Allegro – Allegretto
Johann Christoph Friedrich Bach (1732-1795)
Sonata in do maggiore per flauto traversiere, violino e clavicembalo concertante
Allegro – Andante – Rondò. Allegretto
Johann Christian Bach (1735-1782)
Trio in sol maggiore per flauto traversiere, violino e basso continuo W Blnc 2
Allegro assai – Larghetto – Presto
Ensemble À L’Antica
Luigi Lupo, flauto traversiere
Rossella Croce, violino
Anna Fontana, clavicembalo
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Giovedì 3 dicembre 2020 – ore 18.30
SUITES, TERZA TAPPA
Johann Sebastian Bach (1685-1750)
Suite n. 1 in sol maggiore per violoncello solo BWV 1007
Preludio – Allemanda – Courante – Sarabande – Menuet I – Menuet II – Gigue
Suite n. 5 in do minore per violoncello solo BWV 1011
Preludio – Allemanda – Courante – Sarabande. Gavotte I – Gavotte II – Gigue
Giulio Sanna, violoncello
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Prossimi concerti:
Domenica 6 dicembre 2020 – ore 18.30
“COMBATTA UN GENTIL CORE” – ARIE DA OPERE VENEZIANE
Opere di Benedetto Marcello, Antonio Vivaldi, Georg Friedrich Händel e Giuseppe Tartini
Lucia Cortese, soprano
Diego Cal, tromba barocca
Nicolò Dotti, oboe barocco
Matteo Anderlini, violino solista
Camerata Accademica
Paolo Faldi, direttore
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Martedì 8 dicembre 2020 – ore 18.30
WANDELN IN DER LIEBE
CAMMINARE NELL’AMORE
Opere di Johann Sebastian Bach e Georg Philipp Telemann
Natalie Lithwick, mezzosoprano
Ensemble cameristico dell’Academia Montis Regalis
Maurizio Fornero, clavicembalo e direzione
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Giovedì 10 dicembre 2020 – ore 18.30
GEORG PHILIPP TELEMANN
SONATE A DUE FLAUTI
Luigi Lupo, flauto traversiere
Pietro Berlanda, flauto traversiere
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Domenica 13 dicembre 2020 – ore 18.30
TAFELMUSIK
Opere di Isaac Posch e Heinrich Ignaz Franz Biber
Harmonicus Concentus
Gabriele Raspanti, violino e direzione
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Martedì 15 dicembre 2020 – ore 18.30
SORGEA DAL SEN DI LETE
Cantate di Giovanni Legrenzi
Mauro Borgioni, baritono
Ensemble Mvsica Perdvta
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Giovedì 17 dicembre 2020 – ore 18.30
OTTONI BAROCCHI
Opere di Gabrieli, Bach
Ensemble Canaveisan Brass
Maurizio Fornero, organo
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Domenica 19 dicembre 2020 – ore 18.30
UNA VIRTUOSA DEL SEICENTO
Opere di Barbara Strozzi
Lucia Cortese, soprano
Harmonicus Concentus
Gabriele Raspanti, violino e direzione
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Martedì 22 dicembre 2020 – ore 18.30
CUM JUBILO
Opere di Johann Sebastian Bach, Arcangelo Corelli e Franz XaverBrixi
Valentina Chirico, soprano
Massimo Lombardi, tenore
Matteo Cotti, organo
Academia Montis Regalis
I Musici di Santa Pelagia
Consort Maghini
Claudio Chiavazza, direttore
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Domenica 27 dicembre 2020 – ore 18.30
SALMI DAVIDICI
Opere di Benedetto Marcello
Gli Armonici della Serenissima
Per la prima volta nel concorso viene infatti riservato uno spazio equo alle produzioni realizzate da registi donne e a quelle realizzate da registi uomini”. Ovvero un’operazione fatta con il bilancino. Attuali obbligatorietà che lasciano sempre perplessi, conditio sine qua non che inevitabilmente può stridere con le personali libere scelte e che, a tratti, suscita il dubbio dell’imposizione. Restando saldamente fissi nell’idea da sempre coltivata che l’altra metà del cielo abbia coltivato e stia coltivando esempi eccellenti e per molti versi difficili da raggiungere, continua a lasciarmi a dir poco stupito questo patto ormai di ferro (mi viene in mente che l’Academy e il Festival di Berlino sono andati ben oltre e per certi versi ben peggio!) che pretende ad ogni occasione di delimitare con matematica esattezza la metà del campo.
Pur nella sua semplice linearità, nelle sue continue divisioni di mondi e di persone, di personaggi sciupati nel loro insignificante evolversi e di frasi che spingono al sorriso piuttosto che alla riflessione (ma qui forse la colpa è nostra, lontani da letterature e filosofie), di qualche gradino più su è Mickey on the road della regista Lu Mian Mian. La storia di Mickey e Gin Gin, due giovani amiche diverse tra loro, nel fisico e nella mentalità. Tanto la prima mette in evidenza i propri tratti androgeni, si muove e si comporta senza eccessiva femminilità, insegue nella frequentazione del tempio quelle danze tradizionali che apparterrebbero soltanto ai maschi, quanto l’altra è una ballerina eccentrica e svampita nei locali notturni, tutta vuota leggerezza, legata al suo cellulare e ai peluche colorati che si porta appresso come dolcissimi trofei. Mickey vive con la madre, in preda all’alcol e alla depressione, abbandonata anni prima dal suo uomo, Gin Gin sogna di riabbracciare il bel giovanotto da cui aspetta un bambino e che sembra sparito nel nulla. Da Taiwan raggiungeranno insieme Canton, alla ricerca delle due figure maschili di riferimento: immergendosi in tristezze e delusioni, con un padre che s’è rifatto nel lusso una vita e una famiglia, con il ragazzo che spinge Gin Gin verso l’eccitazione senza freni di un amico e non ha nessuna intenzione di promettere niente. Gustose e indovinate le annotazioni che la regista coglie durante il soggiorno delle ragazze, dal furto dei bagagli all’aiuto di nuovi amici, dall’apprendere che Facebook e Google map sono censurati e dal sentire attraverso gli altoparlanti sugli autobus che la Cina di Xi Jin Ping sia impegnata “nella promozione dei valori della democrazia e dei diritti umani”. Forse il simbolismo di quel lungo ponte nelle scene finali sta proprio lì a riaffermare quell’impegno, immagine quanto personale non saprei.
oggi che ancora si volta al suo passato, a quel lungo periodo del secolo scorso che vide opposte lotte, che fu attraversato da attentati, tradimenti, uccisioni. Tra queste distese di verde, si ricompone il legame che lega due sorelle, l’una, Kelly, scomparsa da casa per molto tempo, abbandonata e sola, vittima di insicurezza e fragilità, l’altra, Lauren, sposata con Sean, rimasta a tirare avanti, tra casa e lavoro, che tenta di dare di sé l’immagine di donna forte e mentalmente stabile. Entrambe nel ricordo della morte della madre (un ricordo che si lega a quello di un’intera epoca e lo richiama in vita, accomunando pubblico e privato), nebuloso, impreciso, sempre ricostruito secondo la necessità del momento, del loro umore e delle loro reciproche passioni, una realtà deformata e legata all’instabilità mentale di Kelly (l’ostinazione a voler indossare il cappotto rosso della madre, le nuotate e l’impatto con l’acqua, il rapporto con il proprio corpo) che a tratti finisce per travolgere anche la sorella. Con una scrittura attenta ai particolari, alle ribellioni e ai rapporti con gli altri (il marito e cognato, le ipocrite colleghe di Lauren), forte nelle sottolineature, mai banale nei momenti che più s’immergono nel dramma e soprattutto, al limite del piccolo quanto ricercato capolavoro, efficacissima nell’afferrare e nell’addentrarsi in due psicologie, con ogni loro turbamento, e nel farle ruotare senza posa attraverso i tanti movimenti alti e bassi che le colpiscono, Wildfire è un’opera da tener presente in sede di premiazione. Un’opera finalmente completa che deve dire grazie alla grinta delle due interpreti, a Nora-Jane Noone che è Lauren e soprattutto a Nika McGuigan che è Kelly, scomparsa per cancro non appena terminate le riprese del film. Che a lei è stato dedicato.




Arrivato alla sua 38ma edizione, con un badget di circa un milione e 200 mila euro, il TFF che vedremo è costretto a rinunciare ad una ipotesi di formula mista, ovvero la somma ancora piacevole della sala di proiezione e di un’intrusione nel vasto mondo della rete: poi il tutto, considerata l’invasione giorno dopo giorno più pericolosa della pandemia, del morbo che uccide fisicamente e culturalmente, ridotto ad un trasferimento esclusivamente on line. Il presidente del Museo Nazionale del Cinema, Enzo Ghigo, parla di “piazza virtuale”, di “avvolgente accoglienza”, dell’occasione per “ritrovarsi”, ma sappiamo già fin d’ora che non sarà la stessa cosa. Che niente sarà più, bello ed entusiasmante, come prima.
Gustavo Rol, cui in grande amicizia Fellini ricorreva per dare corpo al versante onirico di certe sue storie, portatore di quell’atmosfera “del mistero e dell’ignoto, dell’inspiegabile e del bizzarro” che serpeggia tra tanto cinema. A scegliere, sono 12 titoli da inquadrare ancora meglio nei giorni prossimi, tra il danese “Breeder” di Jens Dahl, il sudafricano “ Fried Barry” firmato da Ryan Kruger, il russo “Mom, I befriended Ghosts” di Sasha Voronov e “The oak room” del canadese Cody Calahan.
Nel panorama complessivo 133 film (su un totale di 4000 opere visionate), suddivisi in lungo medio e cortometraggi, opere prime e anteprime mondiali e internazionali, 4 anteprime europee e 40 italiane. Dodici i film in concorso, Romania, Brasile, Francia, Stati Uniti, Nigeria, Austria, Belgio e Korea tra i paesi partecipanti, unico titolo italiano “Regina” di Alessandro Grande, la storia di una quindicenne orfana di madre, il cui sogno è diventare una cantante. L’unico a credere nel suo talento e ad offrirle ogni aiuto è il padre, che ben la comprende dal momento che lui stesso ha dovuto rinunciare alla propria carriera musicale pur di restare accanto alla figlia. Un legame fortissimo fino al giorno in cui un evento imprevedibile cambierà le loro vite. Da tener d’occhio, produzione Messico-Spagna, “Sin senas particulares” di Fernanda Valadez, una madre alla ricerca del proprio figlio che da mesi ha abbandonato il Messico per cercare un altro avvenire al di là della frontiera con gli Stati Uniti.
“Ha da passà ‘a nuttata”. Parole celebri del grande Eduardo mai come oggi di tanto stringente attualità. Cosi, proprio in tempi di chiusura, causa emergenza sanitaria, delle sale cinematografiche, la città di Racconigi – circa 10mila abitanti e fra i centri più importanti sotto vari aspetti del Cuneese – spera, a buriana pandemica terminata o per lo meno placata, di potersi dotare del piacere di trascorrere qualche ora al cinema. Piacere cui da tempo i racconigesi sono stati purtroppo costretti a rinunciare, se non “emigrando” oltre i patrii confini. Alla città del famoso Castello, residenza dei reali sabaudi dove nacque l’ultimo re d’Italia Umberto II e che, nell’aprile del 2019 (tanto per restare in tema) diventò addirittura set cinematografico per alcune scene di “Outfit”, lungometraggio d’azione scritto e diretto dall’inglese Matthew Vaughn , manca infatti per concretizzare il suo sogno semplicemente un proiettore, un semplice proiettore. Non poca cosa. Ma con qualche aiuto fattibile. Anche perché la sala già ci sta. E’ l’ampio “Salone Gamna” (dalla platea a gradinate che ospita 110 posti) della “Soms”, ex Società Operaia di Mutuo Soccorso di via Costa, oggi sede dell’Associazione Culturale “Progetto Cantoregi”. E proprio dall’Associazione presieduta da Marco Pautasso è nata l’idea di un progetto di crowdfunding tesa alla raccolta di fondi da utilizzare all’uopo. “Il nostro sogno – dicono alla Soms – è quello di poter realizzare iniziative e rassegne filmiche, dedicate di volta in volta a un tema, a un Paese, a un periodo storico, a un regista o a un movimento cinematografico, oppure di poter proiettare pellicole per bambini e famiglie”. Claim del progetto “Riporta il cinema a Racconigi!” e la campagna di crowdfunding – promossa attraverso video, immagini e news online, ma anche con l’utilizzo di locandine affisse in città – ha preso il via nei giorni scorsi attraverso Facebook, Instagram e Whatsapp di “Progetto Cantoregi”, sul sito www.progettocantoregi.it e su www.retedeldono.it. I cittadini avranno tempo fino al 31 gennaio 2021 per la loro donazione, da 10 euro in su, e contribuire così all’acquisto del tanto sospirato proiettore. Ai donatori saranno riconosciuti “premi” speciali di ringraziamento per il loro sostegno, come ingressi gratuiti alle proiezioni e un posto in prima fila alla serata inaugurale della prima stagione cinematografica, nonché la borsa di tela con il logo della “Soms” e di “Progetto Cantoregi”.
anni è un sogno che si realizza per i tanti racconigesi che ne hanno un nitido ricordo e per i giovani che pur non avendo memoria diretta ne hanno sentito parlare. E’ di certo un altro passo in avanti nella crescita culturale della città, grazie a ‘Progetto Cantoregi’ e a chi vorrà sostenere con una donazione l’iniziativa”.