SPETTACOLI

Per Balletto Teatro di Torino “Studio sul fauno” e “White pages”

Mercoledì 20 maggio andranno in scena alla Lavanderia a Vapore

BTT_moves, la stagione e di danza contemporanea del Balletto Teatro di Torino, prosegue dal 7 maggio scorso per concludersi il 22 dicembre 2026, attraversando teatri, spazi di creazione e luoghi della cultura della Città Metropolitana di Torino, trasformandoli in un ecosistema vivo di pratiche, incontri e visioni.
Mercoledì 20 maggio, alle 21, negli Spazi della Lavanderia  a Vapore di Collegno, andrà in scena  una serata capace di connettere generazioni, linguaggi e formati.
Aprirà  la serata nel foyer della Lavanderia ‘Studio sul fauno’ di Roberto Zappalà con Samuel Arisci, un lavoro che trasporta il pubblico in una soglia poetica e simbolica, dove realtà, sogno e desiderio si confondono.
Allo stesso modo lo spazio in cui si esprime la danza, l’universo interiore del fauno, è  un mondo altro dove esclusione, corteggiamento e erotismo trovano il proprio spazio espressivo.
In palcoscenico la serata prosegue con il trittico ‘White Pages’ di Manfredi Perego, un progetto che si articola in tre capitoli diversi per durata e composizione, tutti accompagnati dalle musiche originali di Paolo Codognola e contraddistinto da una stessa intenzione poetica, il desiderio di condividere il percorso di ricerca che Perego conduce da oltre dieci anni.
In scena TIR Danza / MP. Ideograms  e Balletto Teatro di Torino mettono a confronto tre generazioni di performer, disegnando una grammatica plurale, dove l’identità diventa traiettoria. Il concetto del tempo è  esplorato in “Dedica al tempo” attraverso il corpo di Lucia Nicolussi, danzatrice e madre dell’artista.  Nella sezione centrale “Dedica al dinamismo” i quattro giovani danzatori  e danzatrici del Balletto di Torino, Bailey Kager, Ivo Santos, Noa Chatton e Noa Van Tichel, incarnano l’instabilità di una costante tensione verso l’ignoto. Con la danzatrice e compagna Chiara Montalbani il coreografo riscrive, a distanza di anni, dal solo “Grafiche nel silenzio” il nuovo lavoro intitolato “Dedica al silenzio”.
È possibile prenotare il proprio biglietto scrivendo a btt.moves@gmail.com, o chiamando ai numeri 0114730189 WhatsApp 3316139715 dalle 10 alle 17. È  anche possibile acquistare i biglietti direttamente a teatro , a partire da un’ora prima dello spettacolo.

Mara Martellotta

“È Nata Femmina!”, Manuela Marascio racconta a teatro le grandi donne della Resistenza

Sabato 16 maggio prossimo, presso la Sala Scicluna di via Martorelli 78, a Torino, andrà in scena alle 20.45 la pièce teatrale “È Nata Femmina!”, dedicato a tutte le donne della Resistenza e al cammino che ha portato fino all’agognato 2 giugno 1946.

Manuela Marascio firma e interpreta questo spettacolo in cui teatro, danza e narrazione si incontrano attraverso storie e testimonianze simboliche di lotte antifasciste al femminile, tra cui quelle di Ada Gobetti, Tina Anselmi, Nilde Iotti e Teresa Mattei.

A ottant’anni dal referendum, “È Nata Femmina!” rende omaggio alla grande storia di tutte quelle partigiane, staffette e donne comuni che, silenziosamente e coraggiosamente, hanno contribuito in modo decisivo alla Resistenza Italiana.

Prenotazioni: SMS o Whatsapp al 347 9649684 – contributo ingresso: Adulti 15 euro/Ragazzi 12 euro/Bambini 10 euro

Sala Scicluna – via Martorelli 78, Torino – interno cortile.

Mara Martellotta

“Barriera”: musica e identità

Grande partecipazione e forte coinvolgimento emotivo per l’evento “Barriera”, andato in scena l’8 maggio 2026 presso il Teatro di Rete 7 Piemonte – Theatrum Sabaudiae, nell’ambito del Salone Off.


Lo spettacolo, promosso dal progetto Next Generation Kids, ha visto protagonisti il neonato Coro Barriera, numerosi bambini provenienti dagli istituti comprensivi Aristide Gabelli, Giovanni Cena e Bobbio Novaro e partecipanti ai laboratori creativo-musicali “Ti scrivo una canzone”, che si sono esibiti in un repertorio composto da brani scritti da loro all’interno dei laboratori, oltre ad alcune cover.

Un momento di grande intensità, in cui la musica si è fatta strumento di espressione, identità e trasformazione, restituendo al pubblico un’immagine autentica e vitale del territorio.

Ad aprire lo spettacolo è stata Valentina Gautier, ideatrice del progetto e Presidente dell’Associazione Musicale Caliel Next Generation, che ha condiviso dal palco una dichiarazione fortemente identitaria:

“Abbiamo voluto dedicare a Barriera questo evento del Salone Off, chiamandolo proprio Barriera, con orgoglio, senso di identità e amore, per celebrare una madre con i suoi figli dalle mille culture, che soffre ma combatte con dignità e non si arrende. Perché Barriera è storia, è forza, è vita, è colore. Vogliamo celebrare Barriera con una testimonianza fatta di bellezza, di fermento creativo, di cultura, perché Barriera è anche questo e forse è soprattutto questo. Oggi Barriera parla di bellezza, di gioia, di sogni, di speranza… con orgoglio, e lo fa con la sua voce più vera: quella dei nostri bambini.”

A seguire, l’ingresso in scena dalla platea dei bambini sulle note di “Another Brick in the Wall” ha rappresentato una scelta simbolica precisa, spiegata dalla stessa Gautier:

“La scelta di Another Brick in the Wall non è casuale, è una scelta precisa, una metafora. Così come in The Wall i bambini si ribellano a un sistema che li vuole tutti uguali, senza voce, anche qui i bambini si ribellano a una Barriera stereotipata; e mentre in The Wall si parla di abbattere muri interiori e imposti, qui i bambini vogliono abbattere le barriere del pregiudizio legato a Barriera. Un gesto di riscatto.


 

Ma mentre i bambini di The Wall distruggono fisicamente ciò che rappresenta il sistema, questi bambini distruggono simbolicamente il sistema con la bellezza, con la cultura, con la creatività. Distruggono il pregiudizio. Distruggono i luoghi comuni e dimostrano che esiste anche altro: esiste il bello, esiste la possibilità di trasformare, di cambiare lo sguardo, di vivere questo quartiere con un’altra prospettiva. È un gesto di rottura, sì, ma è una rottura che apre, che crea, che riscrive le regole.”

“Barriera” si conferma così non solo come evento artistico, ma come progetto culturale e sociale capace di generare impatto reale, dando voce alle nuove generazioni e costruendo, attraverso la musica, la bellezza, la cultura, nuovi immaginari e nuove possibilità per il territorio.

Presente alla manifestazione il Presidente della Circoscrizione 6 di Torino, Valerio Lo Manto, che ha voluto premiare personalmente i bambini con un attestato di partecipazione al progetto “Barriera”, che si è aggiunto all’attestato di merito Next Generation Kids assegnato per l’impegno e il profitto dimostrati dai bambini nell’ambito dei laboratori “Ti scrivo una canzone”.

Hanno collaborato al progetto “Barriera”:
Rete 7 Piemonte, Associazione Musicale CETRA e Associazione Nobis Futura.

 

Presentata la stagione 2026-2027 di Lingotto Musica

A duecento anni dalla morte di Beethoven due appuntamenti a lui dedicati e la commissione di un brano inedito

La stagione 2026-2027 di Lingotto Musica presenta un’offerta complessiva di 25 concerti articolati in una proposta capace di intersecare il grande concertismo internazionale con una dimensione sociale e territoriale.
Asse portante della programmazione di Lingotto Musica saranno i Concerti del Lingotto, rassegna di otto appuntamenti in serata unica, alle 20.30, dal 29 ottobre 2026 al 10 maggio 2027, che avranno luogo presso l’Auditorium Giovanni Agnelli del Lingotto di Torino, in via Nizza 280. Anche quest’anno il palinsesto si muoverà tra il ritorno di affermati artisti internazionali e attesi debutti: tra i primi John Eliot Gardiner con il suo nuovo progetto Constellation Orchestra, Daniele Gatti con la Sächsische Staatskapelle  Dresden, Antonio Pappano e la Chamber Orchestra of Europe, Marc Minkowski e i suoi Musiciens du Louvre, Daniil Trifonov impegnato in un recital solistico. Per la prima volta saranno ospiti al Lingotto il controtenore  Philippe Jaroussky, accompagnato da Jean Christophe Spinosi e il suo Ensemble Matheus, i solisti Alexandre Kantorow al pianoforte, Vilde Frang al violino e Kian Soltani al violoncello, senza tralasciare i direttori Tarmo Peltokoski e Krzysztof Urbański.
Accanto ai grandi concerti sinfonici all’Auditorium, Lingotto Musica propone, nell’atmosfera più raccolta di Sala 500, la rassegna I Pianisti del Lingotto dedicata al solo pianoforte. Si tratta di cinque appuntamenti in serata unica dal 20 novembre 2026 al 1⁰ aprile 2027, sempre alle 20.30, che vedono come protagonisti cinque virtuosi, Lucas Debargue, Yulianna  Avdeeva, Angela Hewitt, Erica Lu e Leif Ove Andsnes, ciascuno dei quali porterà sul palco la propria individualità artistica e le proprie affinità compositive, con programmi che abbracciano l’intero arco della produzione da Bach al Novecento.
Oltre alle due principali rassegne negli spazi del Lingotto, l’Associazione punta a estendere la sua presenza attraverso la rassegna Lingotto Musica OFF  in luoghi identitari del territorio cittadino e  non solo, allo scopo di portare la musica fuori dagli spazi abituali di ascolto, intercettando un pubblico trasversale.
Tre serate  cameristiche apriranno la stagione estiva nel cortile di Palazzo Biandrate, in collaborazione con il Museo Archivio Reale Mutua, il 2, 9 e 16 luglio, cui seguirà il 7 luglio l’anticonvenzionale  ‘The Other Concert’  alla Scuola Holden. In autunno, il 14 ottobre prossimo, il Museo Nazionale dell’Automobile ospiterà una serata dedicata a Piazzolla, mentre tra il 27 e il 30 dicembre quattro concerti concluderanno il calendario nello scenario della Reggia della Venaria Reale.
Accanto alle rassegne della stagione, Lingotto Musica ospiterà lunedì 21 dicembre, alle  20.30, presso l’Auditorium Giovanni Agnelli, un evento speciale che ha il sapore di una festa collettiva. Il titolo del concerto è  “ La musica attraversa il tempo”, concerto conclusivo dell’Anno Suzuki, culmine di un periodo di celebrazioni diffuse in tutta la città in occasione dei cinquanta anni del metodo Suzuki a Torino

Mara Martellotta

“I due papi” di Anthony McCarten con Giorgio Colangeli e Mariano Rigillo

Debutto al teatro Gobetti martedì 12 maggio

Martedì 12 maggio , alle 19.30, debutterà al teatro Gobetti la pièce teatrale dal titolo “ I due papi” di Anthony McCarten, da cui è  tratto l’omonimo film del 2019 con Jonathan Pryce e Anthony Hopkins.

L’allestimento italiano,  nella traduzione di Edoardo Erba,  è  diretto da Giancarlo Nicoletti. Saranno in scena Giorgio Colangeli e Mariano Rigillo, con la partecipazione di Anna Teresa Rossini  e con Ira Nohemi Fronten e Alessandro Giova. Le scene sono di Alessandro Chiti, i costumi di Vincenzo Napolitano e Alessandro Menè. Lo spettacolo resterà in scena per la stagione in abbonamento dello Stabile di Torino fino domenica 17 maggio.
Il drammaturgo e sceneggiatore neozelandese Anthony McCarten, noto al grande pubblico per i copioni di alcuni celebri film campioni di incassi quali “Bohemian Rhapsody” , “L’ora più  buia” e “La teoria del tutto”, firma un testo teatrale che racconta uno dei momenti più sorprendenti della storia recente, le dimissioni di Benedetto XVI e l’ascesa di Papa Francesco. Cosa ha spinto il Papa conservatore a rompere con la tradizione e a lasciare il posto a un riformatore, amante del calcio? In questo incontro- scontro, fatto di tensione, ironia e inattesa complicità, è presente una riflessione sul senso del potere, della fede e dell’umana fragilità.  Lo spettatore assiste ad un dialogo serrato che, tra battute brillanti e momenti di profonda commozione, scava nelle paure e nelle speranze di due uomini chiamati a guidare milioni di coscienze.

“Quando ho visto per la prima volta la pellicola di Netflix – spiega il regista Giancarlo Nicoletti – sono rimasto stupito dall’efficacia e dalla cifra teatrale della scrittura  di Anthony  Mc Carten. Scoprire, di lì a poco, che il film era tratto da un testo teatrale dello stesso autore, sovrapponibile quasi del tutto alla sceneggiatura cinematografica, è  stata una piacevole riconferma della prima impressione.
La successiva lettura del testo della commedia mi ha nuovamente stupito perché la forza dell’incontro/ scontro tra i due protagonisti , sullo sfondo di una vicenda storica che rimarrà un unicum dei tempi contemporanei, all’interno della dimensione teatrale acquista, a mio avviso, un’urgenza e una forza, una capacità di penetrazione ancora più  grande che al cinema. Il cuore di questo incontro e del dialogo tra Ratzinger e Bergoglio, che sia veramente avvenuto o meno non importa, riguarda tutti noi, in quanto uomini, trascendendo dalla dimensione religiosa o spirituale, e oltre il pruriginoso  interesse che sempre suscitano le questioni vaticane.

“I due Papi” parla anzitutto di due uomini e allo stesso tempo parla di tutti gli uomini. Parla del potere, di come a volte sia difficile se non impossibile per un solo uomo il fardello delle responsabilità, ci pone l’interrogativo di quanto veramente sia giusto o meno perseverare e se non valga la pena, a volte, scendere dalla propria croce.
Parla del rapporto tra l’uomo e Dio, dell’etica, della aporie e degli interrogativi  di ogni giorno della contemporaneità che corre, lasciandoci il dubbio se sia giusto sposare i tempi o ammettere l’esistenza  di un che di immutabile ed eterno.
Parla dell’essere umano, di quanto possiamo essere grandi e piccoli al tempo stesso, di come il dubbio e la difficoltà di vivere siano eguali a ogni latitudine e in qualsiasi posizione sociale. Credo che, in questa universalità,  risieda il successo e l’apprezzamento trasversale, indipendentemente dal proprio credo, della pellicola di Netflix e la possibilità di portare l’operazione al suo luogo di nascita, il teatro.
Si tratta di uno spettacolo che vuole poggiarsi su un testo eccezionale e di grande forza, che sa scandagliare l’animo umano restando sapientemente nel campo della commedia attraverso un’operazione al servizio di due grandi interpreti italiani, provenienti da percorsi diversi, ma adatti a una sfida del genere. È un tentativo di regia contemporanea di gusto internazionale,  con un occhio sempre rivolto al pubblico, grazie alla traduzione del testo di Edoardo Erba e all’impianto scenico realizzato da Alessandro Chiti.
“I due Papi” rappresentano uno spettacolo vivo , capace di parlare a tutti e di trasportare lo spettatore in una dimensione varia, in quanto a viaggio, dialettica e sensazioni, fra i massimi sistemi del cielo e la concretezza quotidiana della terra”.

Teatro Gobetti 12-17 maggio

Di Anthony Mc Carten

Traduzione di Edoardo Erba

Con Giorgio Colangeli e Mariano Rigillo

Regia di Giancarlo Nicoletti

Info Gobetti, via Rossini 8

Orario degli spettacoli martedì,  giovedì e sabato ore 19.30, mercoledì e venerdì ore 20.45, domrn8ca ore 16.

Biglietteria teatro Carignano, piazza Carignano 6

Tel 0115169555

Email biglietteria@teatrostabiletorino.it

Mara Martellotta

“Napoli nobilissima”, due atti unici di Raffaele Viviani

In scena al teatro Carignano da martedì 12 maggio  per la regia e interpretazione di Geppy Gleijeses

Martedì 12 maggio, alle ore 19.30, debutterà al teatro Carignano la pièce teatrale “Napoli nobilissima”, spettacolo composto di due atti unici di Raffaele Viviani, dal titolo “Don Giacinto” e “La musica dei ciechi”. La pièce vanta come regista Geppy Gleijeses, che sarà in scena con il figlio Lorenzo, Massimiliano Rossi, Chiara Baffi e undici attori-musicisti da poco diplomati al teatro Nazionale di Napoli. Lo spettacolo è  prodotto da Dear Friends e dal Teatro di Napoli, Teatro Nazionale e resterà in scena fino a domenica 24 maggio.

Geppy Gleijeses dirige due atti unici di Raffaele Viviani, il “Don Giacinto”, composto nel 1923, e “La musica dei ciechi” del 1928, offrendo uno spaccato della Napoli popolare e autentica. Nel primo il vecchio Giacinto, uomo di onore e dignità, si trova a dover fronteggiare le miserie umane e l’ipocrisia; nel secondo un’orchestrina di ciechi, guidata da un guercio e assistita da un pietoso venditore di ostriche, racconta una Napoli dolente e verace. Le musiche sono originali di Viviani  e si intrecciano a canti, danze e prosa, avvolgendo lo spettatore in un viaggio emozionante nel cuore del teatro partenopeo, restituendo la forza lirica dei bassifondi e immergendo il pubblico in una realtà cruda e poetica.

“Raffaele Viviani – spiega il regista e interprete Geppy Gleijeses –  rappresenta il più grande autore teatrale napoletano che ha esplorato, tranne che nell’ultimo periodo della sua attività,  la strada e i suoi eroi, miserabili, povera gente, i rifiuti della società  ( così come Eduardo, mio Maestro, penetrò i gangli più profondi dell’animo umano). Ma di Viviani ancora non si è scoperta e esaminata del tutto la grandezza universale. Vicino a Bertold Brecht, per tematiche e analisi umana, ma culturalmente assai lontano non avendolo mai conosciuto  o comunque preso come riferimento,  Viviani, incredibilmente, pur non sapendo scrivere la musica, la fischiettava a un maestro, e pur non conoscendo le sonorità di Weil e di Eisler, risulta estremamente vicino a quella temperie musicale.

Ho già diretto “Don Giacinto” nel 2000 per il Festival di Benevento. Si tratta della storia agrodolce  di un vecchietto dignitoso e nobilissimo, bersagliato dalla umanità  dolente e variopinta che lo circonda. “La musica dei ciechi” è  insieme  a “Sik Sik, l’artefice magico”, il più  bell’atto unico mai scritto da un autore napoletano, paragonato,  se non addirittura superiore a “I ciechi “ di Maeterlinck. Narra la vicenda di un’orchestrina ambulante di ciechi guidati da un guercio”.

Info teatro Carignano, piazza Carignano 6 Torino

Orari degli spettacoli martedì,  giovedì e sabato ore 19.30, mercoledì e venerdì  ore 20.45, domenica ore 16. Lunedì riposo.

Biglietteria teatro Carignano, piazza Carignano 6, Torino

Tel 0115169555

Email biglietteria@teatrostabiletorino.it

Mara Martellotta

Foto Tommaso Le Pera

“Grease”, un classico intramontabile della cultura pop al teatro Alfieri

Fino a domenica 10 maggio

Fino a domenica 10 maggio, presso il Teatro Alfieri di piazza Solferino 4, a Torino, la Compagnia della Rancia sarà in scena con l’amatissimo spettacolo di Jim Jacobs e Warren Casey, “Grease”, con la regia di Saverio Marconi e la regia associata di Marco Simone.

“Grease” rappresenta un vero fenomeno della cultura pop che, fin dalla sua nascita, ha saputo appassionare, divertire e commuovere generazioni di spettatori. Un rito che si rinnova stagione dopo stagione e che, solo al debutto, ha fatto registrare numeri altissimi di pubblico (circa 2 milioni di spettatori). Una storia d’amore senza tempo, quello tra i giovani Danny e Sandy, che nasce nelle sere d’estate e risuona tra le note dell’inconfondibile colonna sonora a ritmo di rock’n’ roll.

“Grease” ha debuttato a Broadway nel 1971, cui fece seguito, nel 1978, il capolavoro cinematografico con John Travolta e Olivia Newton-John nei ruoli dei due protagonisti. Un mito che dopo più di cinquant’anni mantiene intatte la sua energia e la forza travolgente dell’amore.

La produzione della Compagnia della Rancia vede la traduzione di Michele Renzullo, le liriche italiane di Franco Travaglio e Michele Renzullo, le scene di Gabriele Moreschi, i costumi di Chiara Donato, le coreografie di Gillian Bruce, il disegno luci di Enrico Porcelli, la direzione musicale e gli arrangiamenti vocali di Gianluca Sticotti, gli arrangiamenti e le orchestrazioni di Riccardo Di Paola.

Ultima replica al teatro Alfieri: domenica 10 maggio, ore 15.30.

Mara Martellotta

 Le Rosine per il Salone OFF: Zuleika Iegiani, “Chiamata alla bellezza”

Nell’ambito degli eventi del Salone OFF,  martedì 12 maggio alle ore 21, presso il Polo artistico e culturale delle Rosine, in via Plana 8/C, si terrà  la pièce teatrale dal titolo “Chiamata alla bellezza”, interpretata da Zuleika Iegiani.
L’ingresso è  a offerta libera a sostegno delle opere sociali della Fondazione Istituto Le Rosine.
Lo spettacolo si pone la domanda se riusciamo ancora a fermarci abbastanza a lungo da vedere davvero la bellezza che ci circonda.
Si tratta di una pièce teatrale che rompe le distanze e chiama direttamente in causa lo spettatore che diventa egli stesso protagonista. La scena si espande oltre il palco e diventa momento di incontro durante il quale l’attrice dialoga con il pubblico, lo ascolta e talvolta lo provoca.
“Chiamata alla bellezza” nasce come un libro e prende vita sul palcoscenico trasformandosi in un’esperienza viva, profondamente umana, capace di intrecciare ironia e poesia, leggerezza e stupore, senza offrire alcuna risposta preconfezionata.
Al centro vi è  un invito chiaro, quello di aprire gli occhi, di ascoltare e lasciarsi sorprendere, perché la bellezza non urla e non si impone, ma si rivela nei dettagli, nei momenti inattesi, nei gesti quotidiani.
La pièce teatrale rappresenta un’esperienza capace di emozionare e divertire, lasciando nello spettatore una traccia che va oltre le parole. Un atto teatrale che diventa occasione di scoperta e riflessione.

Mara  Martellotta

Teatro Regio di Torino, la stagione 2026-2027 è “Fatale”

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15 titoli, 9 nuovi allestimenti, 3 appuntamenti di danza e un capolavoro barocco. Inaugurazione il 15 ottobre con “Cavalleria rusticana” e “Pagliacci”

“Fatale” è il titolo e il tema della stagione 2026-2027 del Teatro Regio di Torino, che indica il segno dell’ineluttabilità del destino e delle sue passioni più estreme, in cui la tensione tra eros e thanatos rivela proprio come nell’incontro con l’inevitabile si misuri la libertà più profonda dell’essere umano.

Come ha ricordato Mathieu Jouvin, Sovrintendente del Teatro Regio di Torino, il Teatro inaugura con un progetto fuori dall’ordinario, una tetralogia “verista” concepita come un ciclo coerente di quattro capolavori del repertorio italiano di fine Ottocento. Il Regio, dopo il successo di “Manon, Manon, Manon”, si propone un obiettivo ancora più ambizioso, quello di riscoprire le radici del Verismo, un’estetica oggi più che mai attuale capace di raccontare passioni estreme e contraddizioni sociali con la medesima urgenza.

Dal 15 ottobre al 22 novembre andranno in scena quattro nuovi allestimenti della “Cavalleria rusticana”, tratta dalle scene popolari omonime di Giovanni Verga, melodramma in atto unico, di Pietro Mascagni, e i “Pagliacci” di Ruggero Leoncavallo su libretto del medesimo compositore, “La Bohème”, commedia lirica in quattro atti su libretto di Leoncavallo, e “Iris”, su musica di Pietro Mascagni, melodramma in tre atti su libretto di Luigi Illica. Sono firmati da due registi, Daniele Menghini, per Mascagni, e Francesco Micheli, al suo debutto al Regio, per Leoncavallo, sotto la direzione musicale di Andrea Battistoni. Dal 15 ottobre al 22 novembre, per 22 recite, il Teatro si trasformerà in una dimensione creativa di ampia respiro coinvolgendo Orchestra, Coro, Coro di voci bianche e maestranze, in un’impresa di grande complessità. Accanto ai singoli titoli, due fine settimana di novembre permetteranno di seguire l’intero ciclo in tre giorni consecutivi, rendendo Torino una meta privilegiata nel cuore del Verismo, come ricordato anche dal Sindaco della Città di Torino Stefano Lo Russo.

“Con questo progetto – afferma il direttore musicale Andrea Battistoni, sul podio per tutti e quattro i titoli – il Regio accetta una sfida culturale coraggiosa, voluta con forza dalla Sovrintendenza e dalla direzione artistica per esplorare l’anima più autentica del melodramma italiano. L’Orchestra, il Coro e il Coro delle voci bianche dimostrano una duttilità fuori dal comune, sostenuti dalla maestranze tecniche ed organizzative del Teatro, in uno sforzo produttivo imponente”.

Ampio spazio verrà dato alla danza, che consolida la sua centralità nel cartellone del Teatro Regio, offrendosi come linguaggio privilegiato per esplorare la tensione del destino attraverso il corpo. Dal 2 al 4 dicembre prossimo tornerà il galà “Roberto Bolle & Friends”, icona della danza mondiale che, insieme al meglio delle stelle internazionali, celebra la bellezza e la perfezione tecnica in un viaggio tra il repertorio classico e le sfide della coreografia contemporanea, il gesto atletico e artistico. Per sei appuntamenti, dal 10 al 13 dicembre, debutterà al Teatro Regio il Tokyo Ballet con un ologramma capace di far convivere epoche e stili diversi: il percorso si aprirà con la sensibilità contemporanea del primo atto di “Kaguyahime” di Jo Kanamori, in prima rappresentazione italiana, che rilegge l’antico mito della “Principessa della Luna” sulle note di Debussy; seguirà “La perfezione cristallina del regno delle ombre” da La Bayader di Minkus, con coreografia di Petipà, per culminare con la potenza del “Sacre du printemps” di Stravinskij, nella scrittura immortale di Maurice Béjart. Si tratta di un inno alla forza che unisce l’uomo alla donna, una danza carica di eros che celebra il legame primordiale potente e inesauribile come il ritorno della primavera. La magia del Natale verrà celebrata dal 18 al 29 dicembre attraverso un appuntamento che ormai è tradizione viva nel cuore del pubblico, “Lo schiaccianoci” di Cajkovskij. A grande richiesta il Regio torna a invitare il Balletto dell’Opera di Tbilisi con la coreografia firmata da Alexej Fadeeĉev e dalla leggendaria etoile Nina Ananiashvili. Lo spettacolo sarà accompagnato da Orchestra e Coro di voci bianche del Regio. A fine gennaio, il 26, e fino al 6 febbraio, il Regio presenterà una rara versione originaria di “Edgar” di Puccini, versione originale in quattro atti, che restituisce al dramma la profondità narrativa e la ricchezza di sfumature sacrificate nelle revisioni successive da parte del compositore in tre atti, offrendo l’ascolto di un Puccini giovanile e audace. Il nuovo allestimento è coprodotto con l’Opéra de Nice e segna il debutto al Regio della regista Nicola Raab. La direzione è affidata a Carlo Rizzi, che rappresenta, dopo vent’anni, un gradito ritorno al Regio.

 

Non mancherà nel programma 2026-2027 un vero gioiello barocco, che verrà rappresenta l’11 febbraio, la “Juditha Triumphans”. Questo oratorio, del 1716, è l’unico superstite di Antonio Vivaldi, e narra l’episodio biblico di Giuditta e Oloferne, simboleggiando allegoricamente la vittoria della Repubblica di Venezia a Corfù sugli Ottomani. In una città come Torino si è voluto omaggiare la presenza della quasi totalità degli scritti vivaldiani, custoditi a pochi metri dal Teatro Regio, nella Biblioteca Nazionale Universitaria. A dirigere ci sarà Gianluca Capuano, specialista del repertorio Barocco. Dal 27 febbraio al 10 marzo andrà in scena uno dei titoli più iconici e rappresentati al mondo, “La traviata” di Giuseppe Verdi. Una nuova produzione che vedrà il ritorno del regista Jacopo Spirei, già reduce dal successo di “Hamlet”, affiancato dallo scenografo Gary MacCann e dalla costumista Giada Masi, freschi vincitori del premio Abbiati 2025. A guidare l’Orchestra il direttore musicale Andrea Battistoni. A interpretare la protagonista sarà il soprano Ecaterina Bakanova, già amata dal pubblico torinese nei ruoli di Blanche e Manon, che si alternerà con Maria Novella Malfatti, al suo debutto al Regio di Torino. Il 20-21 e 25 marzo andrà in scena al Piccolo Regio Puccini, per la prima volta, “La Tragédie de Carmen”, che non è una semplice riduzione del capolavoro di Bizet, ma una riscrittura affascinante di Peter Brook che, con il libretto di Jean-Claude Carrière e la partitura di Marius Constant, priva il romanzo di ogni convenzione per far emergere la verità dei personaggi. Il nuovo allestimento è affidato alla regia di Cecilia Ligorio. Il progetto risulta essenziale, la durata ridotta, i cori eliminati e l’orchestra limitata a venti elementi. Sul podio il direttore artistico Sergio Alapont e in scena i talenti del Regio Ensemble. Uno spettacolo essenziale e potente, capace di restituire la forza del mito di Carmen alla luce di uno sguardo contemporaneo. Dal 6 al 17 aprile torna al Regio uno dei capolavori più seducenti e brutali di Strauss, “Salome”, che fu ospitata nel 1906 nella sua prima rappresentazione fuori dai Paesi di lingua tedesca. L’opera è trattato dal dramma di Oscar Wilde e racconta il connubio tra innocenza e perversione della Principessa Salomè, la cui danza per Erode culminerà nella richiesta della testa di Giovanni Battista.

L’allestimento porta la firma del regista cinematografico e teatrale ungherese Kornél Mundruczó, al suo debutto al Regio, che ambienta la storia in una dimensione di decadenza e potere, ispirandosi al cinema di Buñuel trasforma la Reggia di Erode in un banchetto borghese claustrofobico. Sul podio Axel Kober, anch’egli per la prima volta al Regio, che ottenne grande successo alla Scala, nel 2023, con il medesimo titolo. Il Piccolo Regio Puccini ospiterà il 18 e il 30 aprile, e il 2 maggio, un nuovo allestimento di uno spettacolo che rilegge il capolavoro di Puccini come un racconto di formazione cala e di parlare a pubblici di ogni età. Si intitola “La Bohème. Il primo amore”. La creazione è affidata a Lorenzo Ponte, talento emergente della Paolo Grassi di Milano. Il regista e direttore è Emanuele Quaranta, che costruisce una visione in cui la musica diventa memoria e la partitura un tessuto di ricordi. La “Carmen” di Bizet verrà presentata al Teatro Regio in un nuovo allestimento dal 15 al 29 maggio, segnando il gradito ritorno di Arnaud Bernard dopo il grande successo del progetto Manon. Pienamente inserita nel tema della prossima stagione, questa produzione esplora più  destino dal volto dell’azzardo. Il regista Bernard sovrappone una visione antropologica radicale, e il suo lavoro nasce da una rilettura del testo di Mérimé, spogliato di ogni lato pittoresco e riletto attraverso la lente di Pier Paolo Pasolini. A dirigere sarà la mano esperta di Daniel Oren, grazie al quale la musica di Bizet diventa voce di un conflitto accecante, prato a scattare tra le regole sociali e l’irresistibilità dell’eros. La stagione del Regio si concluderà con “Evgenij Onegin” di Petr Il’ic Cajkovskij dal 15 al 29 giugno. L’opera, tratta dal poema di Aleksandr Puškin, viene proposta in uno degli allestimenti più acclamati al mondo, per la celebre regia di Robert Carsen e nella produzione della Canadian Opera Company, creata per il Metropolitan Opera di New York che, nel 2027, compirà trent’anni. La regia, con le scene e i costumi di Michael Levine, esalta la bellezza malinconica di una Russia sospesa tra al semplicità della campagna e il rigore di San Pietroburgo.

Al Piccolo Regio Puccini verranno proposti altri tre titoli, “Pierino e il lupo” di Prokof’ev, “Il piccolo spazzacamino” di Britten, e il Giorno della Memoria verrà ricordato con la favola di Natale (Guareschi, Coppola), mentre per i più grandi sono previsti adattamenti d’autore come “La tragédie de Carmen” di Brook e il nuovo spettacolo “La Bohème. Il primo amore”.

L’Orchestra e il Coro del Teatro Regio saranno affidati alla guida esperta di Gea Garatti Ansini, che dal mese di marzo 2026 ne cura la preparazione. Al loro fianco il Coro delle voci bianche del Regio sarà come sempre diretto da Claudio Fenoglio.

Per la stagione 2026-2027 tornano le “Conferenze-Concerto” pensate per accompagnare il pubblico alla scoperta delle opere e dei balletti in programma. Durante gli appuntamenti, musicologi e giornalisti dislogheranno con i protagonisti degli spettacoli facendo ascoltare dal vivo alcuni dei momenti musicali più celebri. Ingresso libero.

Mara Martellotta