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Massimo Gotta vice presidente di Meritocrazia Italia

L’avvocato Massimo Gotta, del foro di Torino, ha ricevuto l’incarico di vice presidente nazionale di Meritocrazia Italia,  l’associazione “nata poco più di due anni fa con l’intento di promuovere la spontanea valorizzazione del merito, della formazione e della premialità dell’impegno, con il fine ultimo di perseguire giustizia ed equità sociale, quali presupposti per la riscoperta di valori primari dimenticati ed il rilancio del Paese.

Avvocato specializzato in diritto civile e commerciale, già presidente dell’associazione forense Aiga, distretto di Torino, attivo nell’ambito della politica forense sin dagli inizi della professione, Massimo Gotta ha accolto la nomina con grande entusiasmo e senso di responsabilità, ritenendo che la stessa possa favorire la crescita della neo associazione, che già annovera migliaia di iscritti su tutto il territorio nazionale, anche a livello regionale.

“Questa nomina è il frutto del grande impegno, della serietà, della competenza e dello straordinario garbo di Massimo, che nel suo percorso in Meritocrazia Italia ha sempre dimostrato un grande senso istituzionale, rivestendo prima il ruolo di coordinatore regionale e poi di consigliere di presidenza” il commento del presidente nazionale di Meritocrazia Italia, Walter Mauriello.

Riscoprire i borghi del Piemonte

Il Piemonte dei Borghi, una storia lunga 50 anni fatta da 1.181 Comuni. Così si intitola il numero speciale della rivista Comunità Montagna, periodico dell’Unione nazionale dei Comuni, delle Comunità e degli Enti montani (Uncem), pubblicato a dicembre 2020. 

La scelta di collaborazione tra il Consiglio regionale del Piemonte e Uncem nasce dalla volontà di celebrare i 50 anni della Regione Piemonte con un approfondimento sui numerosi borghi che costellano e arricchiscono il nostro territorio.
“La montagna non può essere considerata un tema settoriale delle politiche regionali, ma trasversale – afferma in apertura il presidente del Consiglio regionale Stefano Allasia -. Le aree montane sono caratterizzate da specificità che richiedono un continuo dialogo tra tutti i soggetti coinvolti, affinché vengano formulate politiche per la programmazione a servizio delle comunità locali. Occorre modificare il destino e la percezione delle nostre montagne: da territori da abbandonare a spazi che devono potersi riappropriare della propria identità”.

Il numero speciale di Comunità Montagna, in 48 pagine a colori diffuse per ora online ma presto anche su carta, approfondisce i numerosi temi legati ai borghi piemontesi – non solo di montagna – con l’intervento di esperti, politici, tecnici che si occupano delle condizioni di vita in altura.

Partendo dal turismo di prossimità che in questi mesi di pandemia nella nostra regione si è spesso rivolto verso i vicini territori montani, si arriva ad indagare sulla possibilità di lavorare in remoto anche dai borghi più sperduti, riutilizzare le vecchie costruzioni con metodi innovativi di recupero e riuso, aumentare la fruizione turistica senza snaturare i luoghi e apprezzare con rispetto la natura di boschi e laghi che oggi ancora domina le nostre montagne.

La frazione Casanova ringrazia don Adriano Gennari

Il giornalista cattolico e saggista Maurizio Scandurra evidenzia l’accoglienza riservata dai parrocchiani allo stimato sacerdote cottolenghino torinese. Il 28 Dicembre alle 15.10 il prelato in diretta su ‘Radio Maria’.

“La piccola frazione di Casanova di Carmagnola ringrazia Don Adriano Gennari”.

Lo rileva il giornalista cattolico e saggista Maurizio Scandurra, da sempre vicino all’opera caritatevole e misericordiosa dell’ottimo sacerdote cottolenghino torinese: apprezzato in tutto il mondo per le sue intense preghiere di intercessione a favore di malati, poveri e sofferenti. Nonché per l’impagabile attività della ‘Mensa dei Poveri’ di Via Belfiore 12 a Torino, nata nel lontano 2008 (proprio in tempo di crisi mondiale, allora come oggi) ed eroicamente distintasi nel far fronte giornalmente alle più che raddoppiate richieste di cibo pervenute in tempo di pandemia.
“Dopo la splendida e toccante testimonianza su Don Gennari rilasciata dalla voce storica dei Matia Bazar Silvia Mezzanotte sul numero attualmente in edicola del settimanale ‘Maria Con te,’ persino il locale organo di informazione parrocchiale, ‘La Nostra Voce’ del 24 Dicembre 2020 ha dedicato lo stesso giorno, singolare coincidenza, una pagina intera alle oggettive virtù dell’amato presule, con un ampio articolo intitolato per l’appunto ‘Don Adriano, uomo di preghiera’”.
Un importante riconoscimento, “a cui mi permetto di aggiungere altri importanti aspetti degni di menzione, che probabilmente hanno faticato a trovar posto in pagina per motivi di spazio”, argomenta Scandurra.
“Fu proprio Don Adriano a restituire nuova vita al Monastero Abbaziale di Casanova, antico plesso religioso del 1100 che subì profonde trasformazioni nei secoli, prima di conoscere un lento declino e un progressivo abbandono dal 1970 che di fatto spense i riflettori sulla piccola frazione: che, ammetto, anch’io ignoravo esistesse, antecedentemente all’avvento del minuto sacerdote ricciolino dal cuore grande”.
“Un piccolo borgo”, approfondisce il giornalista cattolico, “che ha conosciuto una seconda rinascita a fine anni Novanta grazie all’arrivo di quest’uomo profondamente innamorato del Vangelo e in special modo di quel Signore Gesù Cristo che preferisce nascondersi, come sempre nella Storia, nei volti e nelle vite degli ultimi, lontano dagli schiamazzi della quotidianità”.
Ed è stato proprio “tramite la generosità straripante e contagiosa dei volontari e dei benefattori del ‘Cenacolo Eucaristico della Trasfigurazione O.D.V.”, la Onlus da lui fondata nonché omonima Comunità di fedeli in cammino e di preghiera riconosciuta dall’Arcivescovo di Torino Monsignor Cesare Nosiglia, se oggi l’antica struttura ha ritrovato il primigenio splendore, rendendo noto ed esportando il nome della minuscola frazione in tutta Italia e anche extra moenia”.
Ma quel che più conta è che oggi il magnifico e plurisecolare monastero “è una Casa di Spiritualità e Centro di Ascolto – puntualizza il giornalista – ove ogni sabato già dal mattino presto, per incontrare Don Adriano, c’è un via vai paragonabile a quello conosciuto in anni più distanti da un Santo già assunto alla gloria degli altari: Padre Pio. E che fa a tutti gli effetti di Casanova a suo modo una piccola Pietrelcina”.
E poco importa “se i Casanovesi hanno dovuto attendere per decenni l’arrivo di una figura così magnetica e trascinante, capace di fare in maniera straordinaria le cose ordinarie, proprio come i santi. E, soprattutto, per rivedere nuovamente la chiesa stracolma di persone desiderose di partecipare alle celebrazioni eucaristiche: come forse, in questa Unità Pastorale, ab illo tempore non si è mai vista. Ma com’è da sempre abituale consuetudine per tutte le seguitissime funzioni presiedute da Don Adriano Gennari”, osserva Maurizio Scandurra, con l’augurio che “il Comune di Carmagnola e i residenti del luogo possano presto impegnarsi seriamente e congiuntamente per una repentina e doverosa riqualificazione della piazza antistante il Monastero, facendone un punto di attrazione e fruizione turistica”.
E Lunedì 28 Dicembre Don Adriano parlerà in diretta a partire dalle ore 15.10 sulle frequenze di ‘Radio Maria’ nel consueto spazio a lui dedicato intitolato ‘Alla scoperta del Cristianesimo’.

Letterine e disegni dei bimbi alle case di riposo

 “Si è conclusa il 23 dicembre  consegna, da parte dei volontari dell’Associazione Infanzia e Famiglia AIEF a molte case di riposo di Torino e Provincia, delle oltre 2mila letterine e disegni con gli auguri di Natale realizzati dai bambini delle scuole primarie e dell’infanzia, oltre che da numerosi cittadini, per gli anziani ricoverati nelle Rsa.

Il progetto “letterine per un sorriso” vuole essere un piccolo gesto di affetto e solidarietà per dedicare un sorriso sotto l’albero a tutti gli anziani isolati da mesi. Ci tengo a ringraziare di cuore le scuole che hanno aderito con entusiasmo all’iniziativa, il corpo docente con gli alunni, tutti i volontari, lo staff delle Rsa e il Distretto Rotaract 2031 che hanno reso possibile il concretizzarsi di questa iniziativa ” dichiara Tommaso Varaldo, Presidente dell’Associazione Infanzia e Famiglia – AIEF
“Torino, Chieri, Oulx, Sestriere, Chiomonte, Rivoli, Settimo Torinese, Volpiano, Pinerolo, Buriasco, Castelnuovo Don Bosco, Rivalta sono solo alcuni dei Comuni in cui molte scuole hanno realizzato il materiale poi consegnato alle Rsa. Ci piace pensare che questo piccolo scambio intergenerazionale, anche se a distanza, aiuterà a combattere l’isolamento sociale delle persone anziane durante questi giorni di festa”, conclude Varaldo.

I 50 anni di storia del Fuori! consultabili online

Torino: il centro culturale Polo del ‘900 accoglie tra i suoi archivi digitali il patrimonio della Fondazione Sandro Penna/FUORI!,  dedicato ai primi movimenti di liberazione omosessuale e alla cultura gay in Italia. Tra i documenti disponibili: la collezione integrale di Fuori!, prima rivista italiana del movimento omosessuale

 

Nell’autunno 2021 il Polo del ‘900 ospiterà la Mostra 50 anni del Fuori! realizzata in collaborazione con il Museo diffuso della Resistenza

 

 Era la primavera del 1971, quando a Torino nasce il primo movimento per i diritti degli omosessuali d’Italia il FUORI! – che darà il nome all’omonima rivista – fondata da Angelo Pezzana che concretizza insieme ai suoi collaboratori l’idea di creare la Fondazione Sandro Penna/FUORI!, centro di divulgazione e archivio sulla memoria del movimento omosessuale in Italia.

Oggi, il ricco complesso archivistico della Fondazione diventa consultabile online grazie alla collaborazione con il centro culturale Polo del ‘900 di Torino che si appresta ad accogliere sull’hub 9CentRo, piattaforma che integra fonti e archivi sulla storia del Novecento: libririvistearticoli di giornalefotografievideoaudiomanifesti, gadget, opere originali di artistilettere autografedonazioni e altri documenti che ricostruiscono la storia dell’Italia arcobaleno.

 A partire da dicembre, il materiale documentario della Fondazione Penna/Fuori! ha cominciato a popolare 9CentRo, operazione di migrazione e digitalizzazione che si concluderà nel corso del 2021. Sull’hub del Polo è già possibile consultare una prima parte significativa dell’archivio: l’intera collezione digitalizzata di Fuori!, prima testata LGBT+ in Italia, pubblicata dal 1971 al 1982. Tra le pagine di Fuori!: voci, testimonianze, opinioni, lotte e conquiste di chi, tra i primi, ha cercato di dare un volto nuovo sul tema diritti all’Italia degli anni Settanta. Tra i membri del comitato di redazione: Angelo Pezzana, Mariasilvia Spolato, Mario Mieli, Alfredo Cohen, Marco Silombria e Enzo Francone.

L’integrazione degli archivi della Fondazione Sandro Penna/FUORI! rappresenta il primo passo di un percorso di ricerca, valorizzazione e divulgazione più allargato che terminerà con la mostra 50 anni del Fuori! realizzata in collaborazione con il Museo diffuso della Resistenza e ospitata al Polo del ‘900 nell’autunno 2021.

Molto significativa la collaborazione con l’Università di Torino, con il proprio CUG – Comitato Unico di Garanzia da anni attenta alle tematiche LGBTQ+ e promotrice del primo corso di Storia dell’omosessualità, con la quale si potranno sviluppare inediti percorsi di studio e valorizzazione coinvolgendo studenti e ricercatori a partire dai materiali di archivio della Fondazione su 9centRo.

Alessandro Bollo, direttore del Polo del ‘900:

Con gli archivi della Fondazione Sandro Penna/FUORI!, 9CentRo si arricchisce di documenti e testimonianze uniche e di grande valore storico e documentale. 9CentRo è un hub che valorizza gli archivi degli Enti partner del Polo e progressivamente sta includendo nuove realtà esterne interessate a raccontare il Novecento e i suoi protagonisti. In un unico luogo virtuale sono così riuniti fonti di inestimabile valore, disponibili non solo per addetti ai lavori ma anche per studenti, insegnanti, curiosi, artisti. In più, attraverso i fondi della Fondazione Penna/Fuori! il Polo ha l’opportunità di rinvigorire e rendere più autorevole il dibattito sul tema dei diritti LGBT+ contro violenze e discriminazioni, purtroppo ancora attuali.

 Angelo Pezzana, presidente della Fondazione Sandro Penna/Fuori! :

Cinquant’anni fa era un altro mondo. La parola omosessuale non era mai stata scritta da nessuna parte e meno che mai sui quotidiani. Le parole che venivano usate nei nostri confronti erano espressioni spesso dialettali, tutte negative e comunque offensive. Di fatto eravamo presenti solo nelle pagine di cronaca nera. La maggior parte degli omosessuali era velata, dalle vite clandestine, e libera di essere se stessa solo nei luoghi cosi detti malfamati. La paura e il – mi faccio i fatti miei – erano le linee guida di chi non riusciva a immaginare una vita diversa. Per bene che andasse eravamo dei malati, con un senso dell’amore e della sessualità “rimasto a livelli infantili”, come scrisse nel recensire un libro su un quotidiano il primario neurologo dell’Ospedale Mauriziano di Torino con il titolo L’infelice che ama la propria immagine. Sottoscritta da molti amici inviai una lettera al quotidiano chiedendo un dibattito. Ci venne risposto “di questo argomento se ne parla già sin troppo”. La goccia che fece traboccare il vaso. Quel giorno stesso prendeva corpo la volontà di dare vita a un movimento che avremmo chiamato FUORI! (come si può vedere dalla copertina nr.0 del dicembre 1971.

Antonio Pizzo, professore associato dell’Università di Torino:

L’Università di Torino ribadisce il suo impegno a valorizzare la storia delle persone e delle culture LGBTQ+, in una prospettiva di ricerca che metta al centro le questioni di identità di genere e orientamento sessuale. In particolare, nei prossimi anni vogliamo lavorare sulla memoria LGBTQ+ dando specifica attenzione allo studio e alla conservazione degli archivi sul territorio piemontese. Crediamo che la convenzione recentemente siglata tra UniTo e Polo del 900, proprio su questi temi, rappresenti un importante passo in questa direzione. 

A natale il charity-shop è online su bottegapaideia.it

In osservanza dei recenti decreti governativi, la Bottega Paideia ha momentaneamente sospeso le attività di vendita negli spazi di Via Villa della Regina 9/D a Torino e con l’approssimarsi delle festività natalizie ha deciso di portare il charity-shop online sul nuovo sito www.bottegapaideia.it

Deliziosi prodotti gourmet, oggetti di design per la casa, giocattoli originali, abbigliamento e accessori per il tempo libero, articoli per la cura e l’igiene personale e tante idee regalo: così la Bottega Paideia si reinventa digital per continuare a proporre idee regalo uniche dal cuore solidale.

E anche quest’anno ogni acquisto sostiene le attività del Centro Paideia in Via Moncalvo 1 a Torino, che quotidianamente si prende cura di tanti bambini con disabilità, dei loro genitori, fratelli e sorelle, per cercare di tornare a sorridere nonostante le difficoltà.

Per maggiori informazioni è possibile visitare il sito www.bottegapaideia.it oppure contattare la Bottega Paideia tramite WhatsApp al numero 3392078841.

Vaccini, Uncem: “Camper Primula anche nei piccoli centri”

“Ad Arcuri e Speranza dico ‘non solo padiglioni per il vaccino nelle piazze delle grandi città’. Ma anche ‘camper-primula per il vaccino’ che possano salire nelle valli alpine e appenniniche, raggiungere i paesi, tutti i borghi, per la somministrazione del vaccino a tutti.

Usiamo camper, rivestiamoli della primula scelta per indicare la ‘rinascita’ e facciamo in modo che nel primo semestre 2020, nei tempi previsti per la somministrazione, vadano dappertutto. Facciamoli disegnare da giovani studenti di design, coordinati dall’Istituto di Architettura Montana, ad esempio. Facciamo salire le unità mobili di somministrazione anche nei piccoli Comuni. Camper-primula che vadano incontro alle fasce più deboli, più fragili, agli anziani, ma anche alle famiglie che risiedono nei borghi montani. Coordiniamo insieme, con Uncem, con il CTS e il Ministero della Salute, il Piano. Siamo pronti, a disposizione. Non solo padiglioni. Sì a unità mobili per il vaccino anti-covid”.

Lo afferma Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem, l’Unione nazionale dei Comuni, delle Comunità e degli Enti montani.

Impacchettiamo un sogno con Fondazione Cesvi e Mondadori

L’iniziativa sostiene i progetti a tutela dell’infanzia in Italia insieme a Mondadori Store

Per il sesto anno consecutivo, Fondazione Cesvi – organizzazione umanitaria che opera da 35 anni in Italia e nel mondo – e Mondadori Store si uniscono per l’iniziativa natalizia. Impacchettiamo un sogno: più di 500 volontari, inoltre, in oltre 40 librerie Mondadori Store delle principali città italiane per realizzare pacchetti regalo e supportare il programma della Fondazione di prevenzione e contrasto al maltrattamento infantile nelle città di Bergamo, Bari e Napoli. Con una piccola donazione, infatti, ogni cliente potrà contribuire a realizzare questo importante progetto.

 

Fondazione Cesvi, da sempre impegnata nel contrasto alla violenza su bambini e adolescenti nel mondo attraverso le Case del Sorriso, interviene in Italia con un programma nelle città di Bergamo, Napoli e Bari allo scopo di prevenire e contrastare i fenomeni di trascuratezza, maltrattamento e abuso ai danni di bambini e adolescenti. Gli obiettivi sono: creare spazi sicuri di ascolto per i bambini e adolescenti; fornire supporto psicologico appropriato individuale o di gruppo; attivare programmi di genitorialità positiva; formare i professionisti che si occupano d’infanzia e rafforzare il ruolo protettivo delle comunità.

 

A oggi il programma ha raggiunto oltre 1.100 bambini e ragazzi, che hanno usufruito di centri di ascolto e/o di sessioni di psicoterapia; 500 genitori, che sono stati coinvolti in percorsi di genitorialità positiva e 360 professionisti (operatori e insegnanti), che sono stati formati per diventare ancora più efficaci nell’affrontare e prevenire il maltrattamento e la trascuratezza.

 

Una partnership di successo quella tra Fondazione Cesvi e Mondadori Store che si rinnova in questo periodo di incertezza grazie al grande coinvolgimento di oltre 500 volontari in tutta Italia, che hanno aderito con entusiasmo all’iniziativa e che opereranno in piena sicurezza e nella massima tutela della salute di tutti. Attraverso questa collaborazione Mondadori Store sostiene un progetto a favore di contesti socialmente difficili per offrire un contributo ulteriore all’educazione di bambini e ragazzi, in linea con la mission del network, che da sempre opera su tutto il territorio per promuovere la diffusione della cultura e dei suoi valori, essenziali per la crescita di tutta la comunità.

L’iniziativa prosegue fino al 24 dicembre. Ogni volontario può trasformare il proprio tempo in valore e fare la differenza aiutando bambini e adolescenti in Italia.

È possibile inviare la propria candidatura a iniziative@cesvi.org o chiamando il numero 035/2058058.

 

Violenza di genere: nove vittime su dieci sono donne. Meno denunce ma più arresti

Circa il  70% delle violenze di genere a Torino e nella provincia derivano dall’ ambito familiare: nel  91% dei casi le vittime sono donne.

Sono i dati della  Questura del capoluogo piemontese nel report annuale su 396 denunce raccolte nel corso dell’anno che sta per finire.

Nella maggior parte dei casi le vittime denunciano maltrattamenti in ambito familiare (nel 45% dei casi) e atti persecutori ai loro danni (il 25%)

Invece il 12% denuncia casi di lesioni e il 9% di violenze sessuali. Oltre la metà delle donne vittime di violenza sono italiane, il 22% proviene da Paesi extra U E e il 16% dal resto d’Europa. La maggior parte delle denunce è  presentata da donne tra i 38 e 47 anni, segue la fascia di età tra i 28 e 37. Ad oggi nel 2020 la polizia ha arrestato 176 persone per reati legati alla violenza di genere. Tra questi gli arresti per maltrattamenti in famiglia sono 114, ovvero + 32% rispetto al 2019 e 62 quelli per stalking, con una impennata del 121% a confronto  con l’anno precedente.

Bocciofila in Barriera, una lezione di dignità e identità

La bocciofila Mossetto è li da 115 anni. Ora, mi sembra, mi appare decisamente assediata tra senza fissa dimora, extracomunitari, e persone considerate e che vogliono considerarsi ai margini. Ha resistito alle intemperie della natura, come nel 2000, quando si poteva andare in barca per via Borgo Dora. 

O nel 1917 agli scontri tra operai in sciopero per la fame e l’immancabile polizia sabauda.  Il cuore degli scontri il ponte Mosca, giusto a 50 metri.  Più volte Torino ha ” profumato ” di rivoluzione. Vero, la rivoluzione è quella cosa che la vedi da diversi punti di vista. La bocciofila Mossetto era punto di snodo tra il centro aristocratico e la Barriera. 40 anni fa , giusti giusti , ci si andava a cena e c’ era chi si ricordava dei carbonai che alle basse di Stura portavano il carbone per il riscaldamento. I più morigerati si accontentavano di un 1 quarto di vino rosso. I più balzandosi bevevano il grigio verde.  Grappa e menta. E parliamo delle 4 0 5 del mattino, per almeno 7 mesi come riscaldarsi era all’ordine del giorno. In quel punto il buio si mischiava alla nebbia e alla umidità della Dora con il relativo profumo di muschio o di muffa. Allora non ero patentato e sposato già da due anni. Sono sempre stato impaziente e, come amo dire ancora oggi, forte nei primi cento metri della vita, ma debolissimo nei 5000 ostacoli. Intuitivo ma non costante.

Mia moglie Antonella Antonioni, insegnante di scuola materna, impegnata nel sindacato Cgil Enti Locali. Ovviamente compagna anche in politica. Del resto tutti, fratelli e sorella erano dei nostri. Forse, oserei dire, di più di noi. Luigi, il maggiore, delegato sindacale della Pininfarina e consigliere comunale di Grugliasco. Zona ovest, la Stalingrado di Torino.  Bernardino, detto Dino, simbolo della rivolta operaia.  Immortalato mentre lancia sassi alla polizia nel luglio ’69. In quei mesi cassa integrazione Fiat. Poi fondatore della Nuova cooperativa.  Coop di servizi. Terza, Angela la pasionaria. L’ho vista mentre impavida, da sola affrontava un plotone della celere a difesa dei manifestanti che scappavano atterriti. Antonella ed Angela. Le avevo soprannominate le sorelle Materassi per quella punta di dolce acidità che le ha sempre caratterizzate. Per Angela convivenza con Gianni Argenziano, funzionario Fiom a Mirafiori per gli Enti centrali. Impiegati.

Dopo i 35 giorni ha resistito 2 anni al Sindacato e poi ha sbattuto la porta ed è tornato al lavoro attivo. Tutti e quattro a cena alla bocciofila Mossetto. Tanto fumo, cucina alla bell’e  meglio, direi vinaccio, ma che atmosfera. Atmosfera di Barriera e di resistenza operaia.  Roba d’ altri tempi. Roba di ricordi senza altro. E questa volta non bei ricordi. L inizio di una fine di qualcosa che c’era sempre stato a Torino: il lavoro. 24000 operai in cassa integrazione dimostravano che molto era cambiato.  Per allora non credevo nella cosiddetta etica del lavoro. Non ero mai stato a lavorare in fabbrica. Per me la fabbrica era solo un luogo da cui scappare.

Quella sera fungeva da cameriere un amico di Gianni Argenziano. Di statura modesta , parlava un misto di piemontese e pugliese. Ex delegato di Mirafiori e scapolo. Niente lavoro in nero. Lavorava in bocciofila per passare il tempo e non era contento di far niente. Altri lo sfottevano amichevolmente: sempre a rompere le palle. Lui si schermiva: manco alle bocce son capace, come mi manca la fabbrica. Stai scherzando? Dissi decisamente sbigottito. Sei pagato per non fare nulla.  Qualche piccolo lavorino per integrare la cassa.  Capisco che non capisci. Essendo delegato gli operai mi chiedevano informazioni o si lagnavano di qualcosa   che in reparto non andava ed io intervenivo. Ero qualcosa e qualcuno che non sono più. La fabbrica mi dava dignità che ho perso con il tempo libero.  Francamente , lì per lì non capii perché non accettai. Non accettai perché capire voleva dire mettere in discussione le proprie, passate e tramontate convenzioni.

A Torino ci sono nato. Naturale amarla per quello che era stata ed era diventata. Difficile, se non impossibile, accettare quello che sarebbe stata. Che questo cambiamento ci sarebbe entrato dentro, cambiandoci nell’intimo dell’anima. E, probabilmente, non in meglio. Magari, ancorché avevo solo 23 anni, entravo nella dimensione del ricordo e del rimpianto. Cosa è diventata la nostra città, la mia Barriera di Milano, è sotto gli occhi di tutti. E non meglio di ieri, indubbiamente. E forse, anche noi, almeno il sottoscritto, non siamo meglio di ieri. Sarà populismo ma quell’operaio mi aveva insegnato la dignità. Una dignità senza se e senza ma. Dignità legata alla identità.  L’ex delegato diceva di aver perso la dignità perché avevo perso l’identità.

Ed identità è sapere anche che cosa si è ed eventualmente che cosa si vuole diventare. Oggi è chiaro che Torino ha perso identità perdendo, se volete, anche un po’ di dignità. Un po’ perché un insieme come una città non può, non sa , e non deve perdere tutta la sua dignità. Inguaribili ottimisti continuiamo a sperare in una nuova identità per la nostra Torino e anche per noi. Cambiare è bello, purché sia positivo, dunque migliore che ieri.

Patrizio Tosetto