Commissione istruzione di Sinistra Italiana Piemonte
Commissione istruzione di Sinistra Italiana Piemonte
“Presenteremo un Ordine del Giorno con cinque obiettivi, in primo luogo la Commissione regionale e la sperimentazione Ospivax”
Questa mattina si è tenuta, su richiesta del Presidente del Gruppo Consiliare Lista Civica Cirio Presidente Piemonte Moderato e Liberale, Silvio Magliano, un’audizione in IV Commissione Consiliare, Sanità e Welfare, degli enti e associazioni impegnati per l’applicazione del piano nazionale per la prevenzione vaccinale, in particolare per quanto riguarda le persone fragili, anziane e affette da patologie croniche e malattie oncologiche.
Presenti la prof. Roberta Siliquini (Presidente Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica); la prof. Franca Fagioli (Coordinatrice Rete Oncologica Pediatrica); il dr. Emanuele Ciotti (Direttore Sanitario AOU Città della Salute); il prof. Massimo Aglietta (Coordinatore della Rete Oncologica Piemonte e Valle d’Aosta); il prof. Alessandro Comandone (Responsabile rete territoriale della Rete Oncologica regionale); il dr. Mario Airoldi (Responsabile rete ospedaliere della Rete Oncologica regionale); la dott.sa Paola Varese (Presidente del Comitato Scientifico FAVO).
Partendo dalla valutazione dei risultati fin qui ottenuti, per esempio per le vaccinazioni da pneumococco (7%) ed herpes zoster (5%) per gli over65, che risultano ancora non in linea con le prescrizioni del Piano Nazionale, rispettivamente 75% e 50%, si sono delineate le iniziative necessarie per rendere più agevole per le persone fragili e per le loro famiglie l’accesso alle vaccinazioni e di conseguenza ampliare la copertura vaccinale per una ampia fetta della popolazione regionale: oltre il 25% dei piemontesi (1.120.000 persone) ha oltre 65 anni di età ed il 60% di essi ha una o più patologie croniche.
“Il Gruppo consiliare Lista Civica Cirio Presidente Piemonte Moderato e Liberale lavorerà con la Giunta regionale e l’Assessore alla Sanità, Riboldi – commenta il Consigliere Silvio Magliano -, presentando un Ordine del Giorno incentrato sui cinque obiettivi prioritari emersi l’audizione di questa mattina: in primo luogo creare, o riattivare, la Commissione regionale per le vaccinazioni, da tempo non convocata, in modo da fornire un sostegno effettivo, da parte di medici e associazioni di pazienti, all’organizzazione della campagna vaccinale; incrementare la comunicazione sulla prevenzione, per esempio attivando un sistema di messaggistica che informi le persone, al compimento del 65° anno di età, delle vaccinazioni gratuite a cui possono accedere; fornire ai Direttori Generali e ai Medici di famiglia obiettivi di copertura vaccinale di propri pazienti; rendere operativa la sperimentazione di Ospivax, un centro vaccinazione per pazienti oncologici e oncoematologici già strutturato presso l’Ospedale Regina Margherita e destinato ai pazienti fragili anche delle Molinette, organizzato, ma finora ancora non attivato”.
“Il raggiungimento dei target di vaccinazioni previsto dal piano nazionale – conclude Magliano-, è fondamentale per il benessere della popolazione, in particolare delle persone fragili, anziane, con patologie croniche o oncologiche, e delle loro famiglie – perché una persona fragile è vaccinata se lo è tutta la famiglia – e permette anche di prevenire i costi economici e sociali connessi all’aggravamento delle condizioni di vita e salute per patologie che con la vaccinazione si potrebbero evitare”.
LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo
Rileggere il passato e proiettarlo nel presente, da sempre, è un esercizio diffcile e complicato. Di
norma è sconsigliato. Basti pensare alla litania della sinistra radicale e massimalista e dei suoi
gazzettieri giornalistici sul “ritorno del fascismo”. Ormai è quasi diventato un ritornello goliardico
perchè, non avendo alcuna dimestichezza con la realtà quotidiana, si limita ad essere un puro
slogan astratto e del tutto virtuale.

Ma, per tornare ad un passato e pur senza limitarsi a rimpiangerlo, c’è un aspetto che – almeno
per quanto riguarda il campo del cattolicesimo popolare e sociale – non può più passare sotto
silenzio. E riguarda proprio la storia, l’avventura e l’epilogo del Partito Popolare Italiano di Mino
Martinazzoli, Gerardo Bianco e Franco Marini. Una esperienza politica carica di signicato
culturale, di storia politica e di progettualità di governo. Una esperienza, quella del Ppi, che ha
giocato un ruolo decisivo e qualicante in una fase politica e storica molto delicata del nostro
paese. Un partito che ha saputo riscoprire una gloriosa e storica cultura politica collocandola in
un contesto che apriva le porte a quella radicalizzazione del conitto politico che è poi divampato
e consolidato negli anni seguenti. E, soprattutto, un partito che grazie alla sua classe dirigente ha
saputo declinare quella “politica di centro” oggi quotidianamente e unanimemente rimpianta ed
evocata. E, inne, un partito che grazie alla sua autorevolissima classe dirigente – a livello
nazionale come a livello locale – ha saputo ritagliarsi uno spazio importante nella cittadella politica
italiana confrontandosi ad armi pari con gli altri partiti. Tanto della maggioranza quanto
dell’opposizione dell’epoca.
Certo, tutti conosciamo l’obiezione principale. Perchè si è sciolto quel partito? O meglio, perchè si
è deciso di conuire in un altro partito, la Margherita, sapendo che si apriva una pagina molto
diversa da quella che aveva dato vita al Ppi? Sono domande del tutto legittime a cui ciascuno di
noi può dare una risposta più o meno convincente. C’è un elemento, però, che merita di essere
ricordato senza polemica e senza alcun pregiudizio. La volontà, la scelta e la decisione di Romano
Prodi e dei suoi amici nel 1999 di dar vita ad un altro partito, il cosiddetto “Asinello”, che si
presentò alle elezioni europee dello stesso anno e che rispondeva ad un solo obiettivo: mettere in
crisi politica, e ovviamente elettorale, il Ppi. Il suo ruolo politico, il suo progetto di governo e la sua
funzione nella società italiana. Obiettivo ovviamente centrato che decretò una essione elettorale
del Ppi creando, di fatto, le condizioni per il suo indebolimento politico e il suo rapido
dissolvimento. Tant’è che Franco Marini, storico leader dei Popolari, con una battuta sferzante ed
efficace disse che “più che un asinello mi pare un somaro”.
Ecco, ho voluto ricordare questo piccolo particolare perchè quando oggi leggiamo svariati
resoconti giornalistici sulla necessità di rimettere in campo, seppur mutatis mutandis, una sorta di
Ppi nel campo del centro sinistra, non possiamo non pensare a chi ha contribuito in modo
potente, e decisivo, a liquidare denitivamente quella straordinaria esperienza politica, culturale e
di governo nel passato. Perchè, a volte e spesso, da una lettura attenta e non pregiudiziale o
parziale del passato, possiamo tranquillamente comprendere anche le dinamiche politiche del
presente. E la vicenda politica, elettorale e anche umana del Ppi, lo conferma in modo persin
plateale che non merita ulteriori commenti.
ROSSO E FONTANA: TORINO SU BRUTTA CHINA. SOLIDARIETA’ ALLE PERSONE COLPITE, MA DOV’E’ LO RUSSO?
“Dov’è Lo Russo? A prendersi ancora un caffè e fare progetti culturali ad Askatasuna?” a domandarselo il senatore Roberto Rosso e Marco Fontana rispettivamente segretario provinciale e cittadino di Forza Italia a Torino.
“Condanniamo fermamente le due aggressioni subite in poche ore l’una dall’altra da un circolo Arci e a militanti di Fdi in Corso Racconigi. La situazione sta degenerando rapidamente a Torino. Sono state anche chiare le forze dell’ordine al riguardo con una nota firmata congiuntamente da tutti i rappresentanti delle forze di polizia. L’amministrazione Lo Russo ha perso qualsiasi credibilità al riguardo, in particolare dopo aver flirtato con i centri sociali in pendenza peraltro di un processo penale. E’ necessario un cambio di strategia: chiediamo la nomina di un commissario straordinario per la sicurezza a Torino che vada a sostenere l’azione della Giunta Comunale” spiegano i due azzurri.
Concludono Rosso e Fontana: “Noi non abbiamo paura di condannare l’attacco al circolo Arci, ci chiediamo il perchè del silenzio del Pd e del capogruppo Cerrato su quanto accaduto agli agenti al corteo per Ramy e poi ai militanti di Fdi. Non solo però troviamo estremamente grave che siano state negate. ancora una volta, comunicazioni sui fatti del corteo a Ramy in Sala Rossa. Forse il centrosinistra sta ancora facendo campagna elettorale provando a mantenere i voti degli estremisti di Askatasuna? Questa tacita connivenza è pericolosa”.
“Non sono la Tav, la Palestina, la morte di Ramy che portano questi ragazzi in piazza a scontrarsi con la polizia. La motivazione è che sono dei delinquenti che prendono lo spunto da qualsiasi cosa succeda per scendere in piazza a scontrarsi con la polizia. La mia convinzione, a livello personale, è che le forze dell’ordine dovrebbero poter usare molta più durezza per prevenire e combattere queste
situazioni”. L’agenzia Ansa riporta le parole presidente del Consiglio regionale del
Piemonte, Davide Nicco, intervistato da Grp
“Da presidente del Consiglio regionale, invece – osserva Nicco – sono dispiaciuto del fatto che non tutte le forze politiche abbiano preso una posizione di netta ed esplicita condanna dei fatti. Perché un consigliere regionale ricopre un
ruolo istituzionale e i ruoli istituzionali devono
necessariamente essere rispettosi delle leggi.
Si è verificato addirittura l’assalto a una caserma”
Prima degli ultimi fatti – conclude Nicco – è stato
presentato un ordine del giorno di sostegno e vicinanza alle forze dell’ordine. Dopo i fatti dell’altra sera quest’ordine del giorno diventa di stretta attualità”.