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Piccoli Comuni, Uncem: “Impegno dei parlamentari”

“Ho avuto da molti Parlamentari a cui ho scritto nelle scorse ore conferma dell’impegno per trovare nuove risorse per i piccoli Comuni, dopo i tagli dei finanziamenti previsti in legge di bilancio. Segnale positivo. Presidieremo il fronte con Uncem nazionale”.

Lo afferma Roberto Colombero, Presidente Uncem Piemonte.

“Lontani da ogni contrapposizione politica, abbandonando ogni dannosa frammentazione, o ideologica divisione, abbiamo chiesto ai Parlamentari l’impegno rinnovato, positivo, determinato per supportare Comuni ed Enti locali tutti – prosegue – Occorre individuare, a brevissimo, nel quadro di nuovi articolati, nuove risorse economiche per investimenti, che in montagna hanno dimensione di valle, sovracomunale, a vantaggio di molti. La mancanza di riforme vere per il sistema istituzionale – da troppi anni si rinvia la riscrittura completa del TUEL, ridefinendo chi fa che cosa, oltre che ambiti territoriali di collaborazione e lavoro insieme – ha indebolito i Comuni che sono sempre meno ‘Autonomie’ della Repubblica, non avendo propria capacità impositiva fiscale e dovendo dipendere da trasferimenti (sempre meno) dal centro. Su un sistema fragile, i tagli di fondi per investimenti e di servizi rischiano di aumentare sperequazioni e disuguaglianze, complicando il lavoro dei Sindaci nel dare risposte ai Cittadini, in particolare ai più deboli”.

Uncem invita nella lettera i Parlamentari a “lavorare di più e ancora insieme, con tutto il Parlamento, per evitare tagli, riduzioni di trasferimenti, per individuare nuove risorse economiche ma soprattutto per evitare prevalgano spinte individualiste e campaniliste che non fanno bene al sistema democratico, alla Repubblica. L’interdipendenza delle Istituzioni è quantomai evidente in tempi complessi come quelli che viviamo, che crediamo richiedano massimo impegno per evitare che troppi restino indietro. Uncem vuole unire, perché la Montagna è generatrice di unità e sintonia“.
Il 21 gennaio Uncem organizza a Torino un convegno dal titolo eloquente: “Speranza Montagna”. “Non possiamo perderci nell’individualismo, che spesso la Politica non riesce a contrastare, perdendosi piuttosto in contrapposizioni partitiche, personali, ed evitando il necessario dialogo. Ripartiamo invece dall’ascolto e dall’incontro. A Torino ciascuno di Voi è invitato per condividere con Sindaci, Amministratori, associazioni un percorso nuovo di fiducia e impegno. Uncem ci crede profondamente”, conclude il Presidente Colombero.

Ramy, Montaruli (FDI) : grave reticenza della sinistra, complice su assalto alle forze dell’ordine

“La sinistra dimostra la propria debolezza lasciando spazio alla violenza di piazza, senza curarsi della sicurezza di tutta la cittadinanza”
“A quasi un giorno dall’assalto alle forze dell’ordine, avvenuto a Torino, e nonostante l’esplicita richiesta di condanna della violenza perpetrata sulla città, nessuno a sinistra ha preso le distanze, anzi ho letto parole giustificazioniste da parte di alcuni e assistito ad un silenzio complice e reticente da parte dei più, compreso il sindaco Stefano Lo Russo”. Lo dichiara Augusta Montaruli, Vicecapogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia.  “Questa mancanza è ancora più grave del fatto, perché colpisce due volte tutti gli uomini in divisa: da parte delle istituzioni che invece dovrebbero essere al loro fianco e da parte dei violenti. Il comune di Torino dopo aver provato a regalare lo stabile ai facinorosi di Askatasuna – sottolinea il Vicecapogruppo FDI – si schiera ormai  con i centri sociali più facinorosi d’Italia anziché dalla parte dei cittadini che sono stanchi di vedere una città sotto ricatto dei violenti. La sinistra a livello nazionale dimostra la propria debolezza lasciando spazio alla violenza di piazza in maniera pericolosa, senza curarsi della sicurezza di tutta la cittadinanza – conclude Montaruli.

Nasce in Piemonte l’ “Osservatorio scuola del Popolo della Famiglia”

Riceviamo e pubblichiamo

Cristina Zaccanti, Coordinatrice del PdF Piemonte: “Il Popolo della Famiglia è nato per sostenere il primato educativo dei genitori e la salvaguardia di una scuola a servizio della verità”

Il Popolo della Famiglia, dopo il recente congresso nazionale di Pomezia 14 e 15 dicembre u.s., ribadisce la propria identità e, nello specifico, il suo ruolo esplicitato nello slogan “No al gender nella scuola”. Si ripropone come spazio di osservazione, studio e azione politica al servizio di una conoscenza consapevole dei fatti e di una lettura intelligente dei progetti.

Si propone di seguire episodi del territorio che meritino approfondimento per favorire appunto una riflessione ed una conseguente azione contro il rischio di assuefarsi, come la nota finestra di Overton conferma, ad una visione distorta ed ideologizzata della realtà.

È la volta di Caluso, da dove riceviamo una segnalazione interessante. Nell’istituto comprensivo di questa fiorente cittadina (7362 abitanti) in provincia di Torino, presso la Scuola secondaria di Primo grado “G. Gozzano”, si terrà un corso con oggetto la prevenzione del bullismo e cyberbullismo (cfr. la circolare interna n. 84 del 13-12-2024). Per esservi ammessi, essendo il corso a numero chiuso, si stabilisce che, qualora non ci sarà posto per tutti, “si favorirà in particolare la partecipazione delle studentesse al fine di superare i divari di genere”.

È legittimo chiedersi perché stabilire questo criterio che con ogni evidenza rischia di alimentare a scuola l’antagonismo ideologico tra i sessi anziché favorire un clima di effettiva valorizzazione della tanto conclamata diversità, a partire da quella che la natura stabilisce, a vantaggio di una spontanea ed equilibrata relazione tra i nostri bambini e ragazzi di entrambi i sessi.

Teniamo anche conto che, come è purtroppo noto, protagoniste di tale esecrabile fenomeno sono frequentemente proprio le ragazze. Ammesso tuttavia che siano i maschi ad essere i massimi, e più evidenti, responsabili, non dovrebbero essere piuttosto proprio loro i primi destinatari?

Perché la scuola si piega così esplicitamente al politicamente corretto? Connotare le studentesse come categoria protetta è davvero il percorso più idoneo per aiutare i nostri bambini, giovani a stabilire serene reciproche relazioni di rispetto e collaborazione? Non rischiamo di essere noi adulti, intimiditi dalla moda woke, dei “risvegliati”, a seminare la convinzione che esistano “divari di genere” e non piuttosto naturali differenze tra i sessi?

Anziché favorire la reciprocità tra i sessi e l’equilibrio rispettoso dei ruoli sociali non si rischia di indurre la convinzione che si debba ricercare piuttosto l’omologazione fluida tra i generi, snaturalizzando il dato biologico, secondo i dettami dell’autodeterminazione? Decido io a che genere appartengo, a prescindere dal dato biologico! Questo l’obiettivo della cosiddetta “carriera alias”, che impone la promiscuità nei bagni, negli spogliatoi, nelle palestre, nello sport, nelle carceri… a favore di cosa? Prime vittime i nostri giovani, le nostre ragazze. È evidente che se ai maschi sarà fatto balenare il vantaggio di autodeterminarsi femmina perché non dovrebbero stare al gioco?

Si esorta pertanto la Dirigenza della scuola a rivedere i criteri di ammissione (il sorteggio, ad esempio, sarebbe senz’altro più oggettivo). Rischiamo altrimenti, al di là dell’intenzione, di veder dilagare conflitti che non troverebbero più la causa della violenza sulle donne nel patriarcato quanto piuttosto in un uso riduttivo e autolesivo della femminilità, che deve per forza mascolinizzarsi per sconfiggere il maschio.

Almeno a scuola, come in famiglia, si difenda la verità usando ragione e buon senso.

Per informazioni e segnalazioni scrivere a nogendernellescuole@gmail.com

Stellantis, AVS: «Meloni “soddisfatta”, ma continuano cassa integrazione e delocalizzazioni».

Meloni si dice soddisfatta dell’accordo con Stellantis, ma stiamo parlando di un piano presentato dall’azienda a dicembre e che ancora non ha avuto alcuna conseguenza concreta, a partire dai piani di assunzione e di investimento in ricerca. Di reale c’è invece il taglio drastico del governo al fondo sull’automotive e la prosecuzione della cassa integrazione per migliaia di lavoratori e lavoratrici: a Mirafiori siamo arrivati al 18° anno consecutivo, e Stellantis ha già comunicato ai sindacati che è previsto il ricorso agli ammortizzatori sociali almeno fino ad agosto.

Noi saremo soddisfatti quando la multinazionale, che continua a macinare miliardi di dividendi, creerà occupazione buona e stabile in Italia. Il Governo apra trattativa con Stellantis sul reshoring dei modelli FIAT programmati su Serbia, Polonia e Marocco. Ottenga la conferma dei tempi di realizzazione della gigafactory di Termoli e l’interruzione di qualsiasi processo di spinta alla delocalizzazione degli investimenti dei fornitori.

Marco Grimaldi vicecapogruppo AVS Camera
Alice Ravinale capogruppo AVS Regiona Piemonte

Conferenza stampa Meloni, solo due domande sul lavoro

Molte domande su Musk, poche domande sui problemi della gente 
Caro Direttore,
Ho seguito dal treno su IPAD la Conferenza Stampa di inizio anno della Premier Meloni. Sono rimasto un po’ deluso dalle domande dei giornalisti prevalentemente puntate su Musk e solo due domande su 41 sul Lavoro e sui problemi degli italiani.  L’ho trovata molto preparata e ho avuto conferma di una sua autorevolezza e credibilità sulla scena mondiale.
Sul tema del fisco Giorgia si è presa l’impegno di un intervento a favore del ceto medio dopo l’intervento che ha defiscalizzato i redditi più bassi. Si è dichiarata soddisfatta dell’accordo con Stellantis anche se nessun giornalista, e questo è grave, gli ha parlato della crisi del settore auto e delle conseguenze molto estese sul sistema economico italiano, che questa potrebbe avere se non si corregge la delibera europea che ha puntato tutto sull’auto elettrica . Si è presa l’impegno sul tema del lavoro giovanile. Giorgia è stata molto decisa nel riaffermare che la sua unica lente è quella dell’interesse nazionale ed ha dato appuntamento tra due anni quando si potrà vedere quanto abbia migliorato il Paese il suo governo. Molto efficace quando ha accusato i suoi critici che oggi sono preoccupati delle possibili ingerenze di Musk mentre non si sono assolutamente preoccupati delle ingerenze del finanziere Soros che speculando sul nostro debito pubblico ha invece sicuramente contributo all’aumento del nostro spread e quindi all’aumento del costo che noi subiamo pagando gli interessi sul costo del nostro Debito Pubblico. Musk non ha mai finanziato i partiti, Soros si.
Mino Giachino

Ruffino: “Con rincari energia svanisce taglio cuneo fiscale”

“Prevenire può essere a volte più complicato e costoso che curare. Ma con il conflitto in atto in Ucraina da quasi tre anni non servivano certo le predizioni di un mago per capire che sui costi energetici durerà molto più della stessa guerra. Chi si sorprende dell’impennata del prezzo del gas, salito a oltre 50 € sul mercato di riferimento di Amsterdam, o è davvero ingenuo, e dunque inadeguato a rivestire incarichi di governo, oppure, il che è peggio, è in malafede.
 Dopo anni di inutili battaglie per incrementare l’uso di rigassificatori, di spingere con atti concreti e non solo auspici per il nucleare di ultima generazione, l’Italia si ritrova di nuovo “scoperta” di fronte alla crisi energetica. I rincari già nelle prossime bollette sono del 4,3%. Cioè a fine 2025 il taglio del cuneo fiscale sarà divorato, se non tutto certo in larga parte, dal nuovo e non ultimo salasso dei costi energetici”.
Così l’on. Daniela Ruffino (Azione)

Assistenti sociali, Canalis (Pd): “Pochi e mal distribuiti”

La DGR del 27 settembre 2024 penalizza fortemente il PUA-Punto Unico di Accesso del Comune di Torino

 

30.12.2024 – Gli assistenti sociali sono figure professionali che operano in una posizione di intersezione tra le politiche sociali e sanitarie. Ad oggi, 6.500 dei 47.700 assistenti sociali italiani operano alle dipendenze del SSN-Servizio Sanitario Nazionale e 13.100 alle dipendenze degli EELL-enti locali. Gli assistenti sociali hanno sempre meno strumenti (il Governo Meloni ha rivisto drasticamente le misure di contrasto alla povertà e ha azzerato il fondo per la povertà educativa e i fondi salva sfratti) e si confrontano con sempre più complesse situazioni di fragilità e vulnerabilità: disabilità, cronicità, dipendenze, salute mentale, emergenza abitativa, integrazione dei migranti, anziani non autosufficienti, tutela dei minorenni e supporto alle loro famiglie sino alla devianza e alle povertà, non solo economiche, ma anche culturali, educative e relazionali.

Il fabbisogno di assistenti sociali è enorme e largamente insoddisfatto, sia nel SSN sia negli EELL. Nelle professioni socio-sanitarie, quella dell’assistente sociale è la figura più scoperta, se si considera che nei prossimi 10 anni il 48% degli assistenti sociali in carico alla sanità andrà in pensione (vedasi audizione alla Camera dell’Ordine degli Assistenti Sociali dello scorso 20 novembre, allegata).

I servizi che anche in Piemonte rischiano di restare più scoperti sono quelli che il DM 77/2022 (“Regolamento recante la definizione di modelli e standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale nel Servizio sanitario nazionale”) chiede di potenziare: i consultori familiari, i servizi per le dipendenze e i centri di salute mentale, cioè la nervatura istituzionale della sanità territoriale. Anche gli assistenti sociali e gli educatori sono fondamentali per garantire l’attuazione delle politiche sanitarie e sono in numero ancora più scarso dei medici, infermieri ed OSS.

A titolo di esempio: i consultori in Italia dovrebbero essere 2943, ma ne sono stati censiti soltanto 1511 pubblici e 170 privati. Gli assistenti sociali previsti per i consultori dovrebbero essere 2972, ma ne sono stati censiti 868 di cui 89 impegnati nei consultori privati. Come emerge dai dati mancano il 43% dei servizi previsti e necessari. Una situazione che riguarda trasversalmente tutte le Regioni italiane.

A questi dati si deve aggiungere la mancanza di assistenti sociali negli ospedali, ambito nel quale non è stato definito uno standard e per il quale si registra una situazione disomogenea non solo tra Regioni, ma tra aziende della stessa Regione. I dati dimostrano come siano carenti gli assistenti sociali tanto nei servizi di salute mentale quanto in quelli per le dipendenze, nell’ambito della psicologia e neuropsichiatria infantile ed è ad oggi impossibile comprendere cosa si sta facendo nei diversi territori rispetto all’implementazione delle équipe nelle Case della Comunità e nei Punti Unici di Accesso, col rischio di vanificare una delle più importanti riforme del PNRR.

Per quanto riguarda gli Enti locali, la L. 178/2020 (Legge di bilancio per il 2021) ha introdotto un LEP-livello essenziale delle prestazioni di assistenza sociale di 1 operatore ogni 5.000 abitanti e un ulteriore obiettivo di servizio definito da 1 operatore ogni 4.000 abitanti. In Piemonte il LEP 1/5000 è stato raggiunto da quasi tutti gli ATS-Ambiti Territoriali Sociali, anche per venire incontro ai nuovi progetti degli EELL, derivanti dal PNRR e non solo, oltre a importanti riforme come quella del Tribunale per i Minorenni ed il cosiddetto “nuovo 403”.

In questo quadro di grave carenza di organico, lascia esterrefatti la Deliberazione della Giunta Regionale n. 9-193 del 27 settembre 2024, che stabilisce il riparto per l’assunzione di assistenti sociali destinati ai PUA- Punti Unici di Accesso presso gli ATS piemontesi. Per la realizzazione del LEPS relativo al Percorso Assistenziale Integrato, è prevista l’attivazione integrata da parte degli ATS e del SSN di una rete di Punti Unici di Accesso (PUA), con sedi operative presso le Case della Comunità. I PUA sono i luoghi tesi “a garantire alle persone in condizione di non autosufficienza (disabili e anziani) la fruizione di adeguati servizi sociali e socio sanitari” attraverso la valutazione effettuata da équipes multidisciplinari e dovranno diventare la porta di accesso dei servizi integrati sociosanitari.

La Dgr 9-193 del 27.9.2024 assegna all’ATS Torino città (ente gestore Comune di Torino, Asl città di Torino), come contributo per il rafforzamento delle professionalità sociali dei PUA, 40.000 euro nel 2022, 80.000 euro nel 2023 e 80.000 euro nel 2024. Con queste risorse sarà assunta 1 unità di personale coi fondi del 2024 e 2 coi fondi del 2025 e 2026. E’ una palese sottovalutazione del fabbisogno del comune di Torino, se si considera che all’ATS di Torino città, che ha 847.000 abitanti e 15 case di comunità, viene assegnata la stessa quantità di risorse dell’ATS del Consorzio Intercomunale dei Servizi S.A. del Biellese Orientale CISSABO, che ha 51.000 abitanti e 2 sole case di comunità.

Il riparto deciso dalla Giunta Cirio è estremamente sbilanciato e penalizzante per un territorio a forte incidenza di anziani come quello di Torino, che è anche il più grande ATS della Regione.

Il PUA di Torino viene sguarnito del necessario numero di assistenti sociali, mentre un po’ tutti i servizi sanitari territoriali della Regione vivono una drammatica carenza di queste figure professionali.

Dopo gli anni del “Cirio 1”, della legge “Allontanamento zero” e della gogna mediatica contro gli assistenti sociali, auspichiamo una rapida inversione di tendenza, che aumenti il numero degli assistenti sociali, sia in carico alla sanità sia in carico agli enti locali, e riconosca a questi professionisti un ruolo di “ponte tra i bisogni e la politica”, di sviluppo di un sistema di welfare più rispondente ai bisogni reali delle persone e di intercettazione delle nuove povertà materiali ed educative.

Senza assistenti sociali numericamente sufficienti e messi in condizione di operare adeguatamente, non è possibile intervenire sull’integrazione socio-sanitaria, la coesione sociale e la prevenzione del disagio.

 

Monica CANALIS – consigliera regionale PD