ECONOMIA- Pagina 32

Il Consiglio regionale approva il “Cresci Piemonte”

Approvato a maggioranza, con 31 sì, 6 no e 11 non partecipanti al voto, il disegno di legge 94 “Disposizioni temporanee in materia urbanistica per l’accelerazione dello sviluppo economico regionale”. Il cosiddetto “Cresci Piemonte” che ha lo scopo di semplificare l’iter procedimentale per la modifica degli strumenti di pianificazione urbanistica.

Il testo è passato con alcuni emendamenti presentati, oltre che dall’Esecutivo, dalla maggioranza e dall’opposizione.

Il relatore Silvio Magliano (Lista Cirio) ha spiegato che questa legge ha lo scopo di dare “strumenti urbanistici ai comuni per accelerare le procedure dimezzandone i tempi. L’edilizia può essere un volano anche per ridisegnare le nostre città, per rispondere a sfide importanti e tenere insieme produttività, occupazione e investimenti, nel rispetto delle regole”.

La seconda relatrice di maggioranza, Marina Bordese (Fdi): “Il Cresci Piemonte è una misura sperimentale, fino al 2030, ma emerge la necessità che diventi strutturale. La nuova legge permetterà di avere uno strumento in più per i Comuni e meno burocrazia per i cittadini”.

Daniele Valle (Pd), relatore di opposizione, ha evidenziato le necessità “pressante di lavorare per una nuova legge urbanistica avendo l’attuale un impianto risalente agli anni ’70, oltre a non dover essere più costretti a interventi tampone come la legge sul consumo del suolo. Va comunque bene semplificare i procedimenti per rendere più attrattivo il nostro territorio agli investimenti”.

Sempre per le minoranze è intervenuta la relatrice Alice Ravinale (Avs) che ha parlato di “un provvedimento in chiaro scuro nel quale prevale lo scuro anche per un eccessivo allargamento delle maglie sui progetti strategici. Ridurre i tempi può essere rilevante se si unisce a un investimento sul personale tecnico che deve seguire gli iter”.

Il dibattito generale è iniziato con l’intervenuto di Alberto Unia (M5s) che ha rilevato come “dietro alla semplificazione si nasconde la compressione dei tempi del confronto. Non siamo contrari a ridurre i tempi ma la questione ambientale non può essere una verifica successiva, deve essere pianificazione”.

“Questa legge rappresenta un’opportunità storica e una scelta strategica per attrarre investimenti – ha affermato Daniela Cameroni (Fdi) -. Ora c’è un sistema burocratico anacronistico che rallenta gli investimenti, questa crea nuove possibilità di sviluppo, specie per piccoli Comuni”.

Secondo Nadia Conticelli (Pd) siamo di fronte a “un primo passo di confronto su norme urbanistiche ma rimane necessario intervenire più complessivamente con una nuova legge. Questo perché lo sviluppo passa attraverso il governo del territorio”.

Per Mauro Fava (Fi) il Cresci Piemonte “è frutto di confronto costruttivo per dare risposte concrete ai cittadini e amministratori, come con la legge dei sottotetti e le fasce di rispetto cimiteriali. Il Piemonte può crescere semplificando dove necessario e valorizzare territori con strumenti efficaci”.

“Per crescere ci si dovrebbe mettere meno di 5/6 anni per fare una variante – ha rilevato Fabio Isnardi (Pd) – ma i veri tempi da ridurre sono i tempi propedeutici che questa legge non prevede, quelli di convocazione di conferenze o chiedere integrazioni ai comuni. È necessario modificare la legge urbanistica”.

Il dibattito è stato chiuso dall’intervento dell’assessore Marco Gallo che ha spiegato che “questa legge di semplificazione ha l’obiettivo di rendere più snelle le procedure per favorire lo sviluppo economico e attrarre gli investimenti. Una legge che nasce dal confronto tra maggioranza, minoranza e gli enti del territorio e con alcuni emendamenti. È una risposta concreta alle esigenze reali dei Comuni. Non riduciamo le garanzie ma interveniamo in modo mirato. Gli investimenti sono collegati a precisi parametri legati a ricadute occupazionali reali e misurabili. Lo stanziamento previsto è di 400 mila euro nel 2026 e di 500 mila per il 2026 e per il 2027”.

Il provvedimento, che ha l’obiettivo di favorire investimenti sul territorio, prevede di semplificare l’iter e dimezzare le tempistiche procedimentali richieste per le modifiche agli strumenti di pianificazione urbanistica necessarie per l’approvazione di progetti e interventi finanziati con fondi europei, statali e regionali, oltre agli interventi finanziati con sole risorse private. Per questi ultimi, definiti di interesse strategico regionale, tra i criteri per accedere alle tempistiche accelerate, abbaiamo l’investimento minimo di 5 milioni di euro. Devono inoltre portare a un incremento occupazionale pari almeno al 10% (non inferiore a 20 addetti), mentre se si tratta di un nuovo insediamento il numero di addetti minimo deve essere pari a 100.

Il Ddl prevede l’attivazione di una cabina di regia, affiancata da un eventuale tavolo tecnico, per ottimizzare la gestione del procedimento nel caso di revisione del Piano regolatore generale (Prg), di variante generale al Prg e di nuovo Prg per il Comune di Torino e gli altri capoluoghi di Provincia.

Le disposizioni hanno carattere transitorio, fino al 31 dicembre 2030, allo scopo di ottimizzare la possibilità di utilizzo di risorse stanziate per periodi circoscritti, come ad esempio il PNRR o fondi europei che impongono orizzonti stringenti per la rendicontazione.

Collegati alla nuova legge sono stati approvati anche due atti d’indirizzo: l’ordine del giorno 591 “Esigenza di approvare una nuova legge regionale in materia di urbanistica” presentato da Vittoria Nallo (Sue) e il 592 “Portale unico telematico unico regionale per la consultazione dei provvedimenti in materia di urbanistica” di Alice Ravinale (Avs)

Ufficio Stampa CRP

Sovraindebitamento. I dati dello sportello metropolitano presentati in Regione

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L’emergenza del debito nel territorio metropolitano non accenna a diminuire, come emerge chiaramente dai dati illustrati lunedì 23 febbraio scorso da Rossana Schillaci, consigliera di Città  Metropolitana di Torino con delega alle Politiche sociali e di parità, durante l’audizione della Commissione permanente per la promozione della cultura della legalità  e contrasto ai fenomeni mafiosi del Consiglio Regionale del Piemonte.

La presentazione ha messo in luce l’attività dello sportello sul sovraindebitamento della Città Metropolitana di Torino, evidenziando come il servizio , nel tempi, si sia consolidato come presidio fondamentale per la cittadinanza, operando con tempestività e professionalità.

“L’analisi dei flussi – ha illustrato la consigliera Schillaci – evidenzia come il sintomo del sovraindebitamento abbia assunto dimensioni importanti, seguendo una traiettoria di crescita ininterrotta a partire dal 2020. Se nell’anno della pandemia lo sportello registrava 50 contatti iniziali,  la curva ha subito un’accelerazione progressiva fino a raggiungere il picco di 499 richieste registrato al 31 dicembre 2025”.

Il profilo delle persone che si rivolgono allo sportello delinea uno scenario sociale variegato ma con criticità ben definite. L’utenza dell’ultimo anno presenta un’età media stabile di 54 anni, con una prevalenza femminile che raggiunge il 54,5%. Dal punto di vista economico, il 44,5 % dei richiedenti dichiara di non possedere alcun bene mobile o immobile, mentre il 17% vive con un reddito mensile inferiore ai 500 euro, includendo in questa fascia anche i disoccupati, pensionati e soggetti con attività in passivo.
Le motivazioni alla base della crisi vedono una netta prevalenza dei consumatori, coloro che hanno contratto debiti per motivi personali, che rappresentano il 40,5% dei casi, superando la quota di chi è sovraindebitato per attività professionale o partita Iva , scesa al 25%.

Oltre ai numeri, l’audizione ha dato ampio risalto alla Rete contro il debito, nata nel 2023 per coordinare attori pubblici e del terzo settore, tra cui fondazioni antiusura e organismi di composizione della crisi.

“La sinergia territoriale – ha commentato Rossana Schillaci – è  l’unica risposta  efficace per acquisire dati aggiornati ed affrontare le criticità legate all’usura e all’estorsione. Nel 2025 abbiamo coinvolto circa duecento professionisti in convegni accreditati, con un focus particolare sulle ricadute del gioco d’azzardo patologico sul debito familiare

Il lavoro dello sportello – ha concluso la consigliera Schillaci – rappresenta non solo una risposta tecnica, ma un’azione di tutela della legalità necessaria  per sostenere chi si trova in una situazione di vulnerabilità economica estrema ”.

Mara Martellotta

Emirates, a Torino ricerca di nuovo personale

Emirates, compagnia aerea internazionale, continua in Italia la ricerca di personale di bordo con un nuovo appuntamento a Torino. Il prossimo 26 febbraio, infatti, si terrà nel capoluogo piemontese un open day alle ore 9:00 presso Best Western Plus Executive Hotel and Suites, in Via Nizza, 28.

Questi incontri rientrano nel piano strategico della compagnia aerea di continuare a investire sul personale in Italia. La compagnia aerea ha organizzato numerosi open day nel nostro Paese, e oggi più di 922 italiani fanno parte dell’equipaggio di cabina di Emirates, che conta oltre 25.530 membri.

In linea con la capillarità del network dell’azienda e della diversità dei membri del suo equipaggio di cabina, con l’obiettivo di portare alta la bandiera dello stile di vita dinamico di Dubai, la ricerca di nuovo personale di bordo arriva, in uno dei momenti più entusiasmanti della storia di Emirates: il riammodernamento degli A380 con l’inserimento della nuova classe di volo Premium Economy, la consegna della nuova flotta di Airbus A350 e Boeing 777-X.

La ricerca di nuovo personale di bordo è indirizzata soprattutto a coloro che a breve si affacceranno al mondo del lavoro o per chi ha cominciato da poco a muovere i primi passi nel settore dell’hospitality. La compagnia aerea invita, infatti, i neolaureati che hanno in curriculum uno stage o un lavoro part-time; coloro che hanno un anno o poco più di esperienza nel settore dell’ospitalità o del servizio clienti; e le persone desiderose di intraprendere un’entusiasmante carriera in giro per il mondo. I nuovi assunti faranno parte della più grande compagnia aerea internazionale del mondo e di uno dei marchi più iconici, oltre ad apprendere le competenze in materia di ospitalità e di vita dai migliori formatori del settore.

La compagnia aerea con sede a Dubai è alla ricerca di persone che abbiano la passione per un’hospitality improntata alla semplicità, ma al tempo stesso personalizzata e impeccabile, per offrire ai clienti un’esperienza di viaggio indimenticabile. E, dato che la sicurezza è una delle massime priorità di Emirates, il candidato ideale dovrà essere in grado di prendere il controllo quando si tratta di gestire i servizi degli aerei e le procedure di sicurezza. Tutto l’equipaggio di Emirates riceverà una formazione di primo livello presso la struttura all’avanguardia della compagnia aerea a Dubai.

Emirates offre ai candidati straordinarie opportunità di carriera, con eccellenti strutture di formazione e un’ampia gamma di programmi di sviluppo per i suoi dipendenti. Tutti i membri dell’equipaggio della compagnia aerea risiedono nell’eccitante città cosmopolita di Dubai e godono di un interessante pacchetto di lavoro che comprende una serie di benefit come uno stipendio esente da imposte, un alloggio fornito dalla compagnia, il trasporto da e verso l’aeroporto, un’ottima copertura medica e sconti esclusivi per lo shopping e le attività ricreative a Dubai. Il crescente network globale di Emirates offre molte opportunità di viaggio e si estende su sei continenti. L’equipaggio di bordo di Emirates gode di interessanti agevolazioni di viaggio per sé, per le proprie famiglie e per gli amici in tutte le destinazioni raggiunte dalla compagnia aerea.

Tutti i nuovi membri dell’equipaggio di cabina seguono un’intensa formazione di 8 settimane sui più alti standard di ospitalità, sicurezza e fornitura di servizi nella modernissima struttura di Emirates a Dubai. Per non parlare delle preziose competenze personali acquisite lavorando con all’interno di una comunità di equipaggi diversi e sperimentando nuove destinazioni e culture attraverso la rete Emirates.

Per gli aspiranti membri dell’equipaggio, l’opportunità di entrare a far parte di Emirates è a un solo evento di reclutamento. Per saperne di più sui requisiti, i benefit, il programma di formazione, il calendario globale degli eventi di reclutamento e per candidarsi, visitare la pagina Emirates Cabin Crew careers qui.

Piano Industriale del Piemonte: focus su infrastrutture, innovazione e attrazione investimenti

L’incontro annuale tra la Giunta regionale e l’associazione degli industriali ha aggiornato gli impegni in vista del 2026, prendendo le mosse dall’analisi dei risultati conseguiti sui 18 obiettivi del Piano industriale regionale.

Cirio e Amalberto: «Rispondiamo a una fase geopolitica complessa rafforzando la programmazione»

Si è tenuto oggi al Grattacielo Piemonte il vertice bilaterale tra Regione Piemonte e Confindustria Piemonte. All’appuntamento hanno preso parte il presidente Alberto Cirio e la vicepresidente Elena Chiorino, insieme agli assessori della Giunta; per il sistema industriale erano presenti il presidente regionale Andrea Amalberto, otto presidenti delle associazioni territoriali, i rappresentanti dei Giovani Imprenditori e della Piccola Industria, sei presidenti dei gruppi di lavoro e Ance Piemonte.

Dopo la sessione plenaria si sono svolti tavoli operativi tra amministratori e imprese per definire i traguardi 2026 del Piano Industriale del Piemonte (Pip), il documento che dal 2021 orienta la collaborazione tra Regione e Confindustria.

«Il confronto costante e la collaborazione con le categorie economiche, e con Confindustria in particolare, rappresentano per noi una priorità strategica per lavorare insieme per la crescita e lo sviluppo del Piemonte in un contesto internazionale complesso, all’interno del quale il nostro territorio sta affrontando la sfida della transizione industriale con buone prospettive di crescita in comparti come l’aerospazio, che sta accompagnando e compensando le difficoltà di altri ambiti industriali. È un percorso che oggi trova riscontro anche nei dati di crescita, con il Piemonte che recupera punti di Pil rispetto alle altre regioni del Nord d’Italia e sul lavoro: in Piemonte registriamo i livelli di disoccupazione più bassi degli ultimi 26 anni – dichiara il presidente della Regione Alberto Cirio –. Quella di oggi è una giornata importante perché ci consente di fare il punto su alcuni obiettivi, a partire dalla realizzazione delle grandi infrastrutture, lo sviluppo della logistica, l’innovazione, la formazione e l’attrazione degli investimenti. Come Regione stiamo lavorando su una serie di provvedimenti a partire dalla creazione di una Zes davvero efficace per alcune aree del Piemonte, con incentivi fiscali e sburocratizzazione: un’operazione che ho già condiviso con il governo e con il ministro Urso. Inoltre, nella programmazione europea 2028-2034 attiveremo un fondo per la bonifica dei siti industriali dismessi in modo da renderli a disposizione del mercato e di chi vuole investire qui. A questo si aggiungono le nostre politiche energetiche, con le gare per le concessioni idroelettriche e la possibilità di avere quote di energia a prezzi calmierati a supporto del sistema produttivo e la semplificazione urbanistica. Proprio domani – ha concluso il presidente – è arriva in Consiglio regionale il Cresci Piemonte, un provvedimento speciale fortemente voluto anche dalle associazioni di categoria, che dimezza le tempistiche delle procedure urbanistiche in capo alla Regione, mentre prosegue il più complessivo lavoro di riforma della legge urbanistica che presenteremo entro la fine dell’anno».

Nel corso del confronto, la Regione ha ribadito la centralità delle politiche per accrescere l’attrattività del territorio, a partire dall’ipotesi di istituire in alcune aree – in particolare nel Torinese e nel Basso Alessandrino – una Zona economica semplificata con benefici fiscali concreti, crediti d’imposta e iter amministrativi più snelli. Il tema sarà portato all’attenzione della Commissione Industria del Senato. Parallelamente, nella futura programmazione europea 2028-2034 si punta a introdurre un fondo destinato alla bonifica delle aree industriali dismesse, così da favorirne il riutilizzo produttivo.

Export e produzione in frenata: segnali negativi per il tessuto artigiano piemontese

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Dalla rilevazione congiunturale relativa al primo trimestre del 2026 emerge un quadro previsionale che evidenzia un generale deterioramento delle prospettive economiche del comparto artigiano piemontese. I principali indicatori mostrano infatti un peggioramento rispetto alla precedente rilevazione.

La crisi morde ancora

“Possiamo incolpare le tensioni globali quanto vogliamo ma le storture dell’ideologia Green e anni di misure pittoresche dell’Unione Europea stanno presentando un conto salato e si sommano a problemi tutti italiani, peggiorati negli ultimi due anni, come il peso del fisco, il carico di burocrazia, la difficoltà di accesso al credito, le carenze infrastrutturali e il caro energia (386 milioni di euro)”.

Le stime occupazionali indicano quindi una contrazione di circa quattro punti percentuali, mentre il dato relativo all’eventuale inserimento di apprendisti evidenzia una flessione significativa. Rimane inoltre negativo l’indicatore relativo alla produzione complessiva, che peggiora ulteriormente passando dal -16,65% al -22,45%.

Il saldo legato ai nuovi ordinativi conferma un valore negativo, con una riduzione consistente dal -11,27% al -22,72%. Parallelamente diminuisce, seppur lievemente, la quota di imprese che non prevedono investimenti, scendendo dal 73,22% al 71,64%. Si accentua invece la previsione negativa riguardante l’acquisizione di nuovi ordini per esportazioni.

Sul fronte della liquidità, cala la previsione di incassi regolari, che passa dal 64,22% al 61,33%. Aumentano invece i ritardi nei pagamenti, mentre resta marginale la previsione di anticipi negli incassi, in ulteriore diminuzione.

Commenta Giorgio Felici presidente di Confartigianato Imprese: “La congiuntura economica piemontese dell’artigianato relativa al primo trimestre del 2026 peggiora rispetto all’ultimo trimestre 2025. La crisi morde ancora”.

I dati emergono dall’indagine trimestrale realizzata dall’ufficio studi di Confartigianato Imprese Piemonte.

“Permangono i problemi di sempre, ulteriormente peggiorati, come il peso del fisco, il carico di burocrazia, la difficoltà di accesso al credito, le carenze di infrastrutture e il caro energia. A tal proposito il Governo non ha ancora sciolto, attraverso il nuovo decreto energia, il nodo che pesa sulle piccole e medie imprese, rendendole meno competitive, ossia il caro energia. Voglio ricordare che l’extracosto causato dal differenziale di prezzo dell’energia elettrica con UE in Piemonte è di 386 milioni di euro (7,2% del totale), pari a 0,26% del Pil della regione”.

Il mercato del lavoro mostra ulteriori segnali di difficoltà, con un peggioramento dell’occupazione e una riduzione delle prospettive di inserimento di apprendisti.

“A incidere negativamente sull’andamento occupazionale è la crisi della manifattura, della moda e dell’automotive che coinvolge le imprese artigiane che lavorano nell’indotto. Un altro comparto in sofferenza è quello del settore del trasporto merci, ad oggi il più normato e burocratizzato dell’intero universo delle piccole medie imprese. Infatti, per la prima volta il costo del personale supera quello del gasolio, da sempre la principale voce di spesa del settore: 35% per il lavoro contro il 30% per il carburante. Siamo di fronte a un cambiamento strutturale il trasporto merci non soffre per mancanza di lavoro, ma per un disequilibrio economico crescente che rende sempre più difficile stare sul mercato, soprattutto per le micro e piccole imprese. Accanto al costo del personale e del carburante, pesano in modo significativo anche gli aumenti delle spese di magazzino, delle officine, della logistica e dei servizi collegati, oltre ai rincari energetici e ai costi di manutenzione dei mezzi. Un insieme di fattori che riduce i margini operativi e spinge molte imprese a rinviare investimenti strategici”.

“I dati relativi alla produzione diminuiscono ancora – continua Felici – passando da -16,65% a -22,45%. Preoccupante il dato relativo all’acquisizione di nuovi ordini che sottolinea l’aumento della negatività del saldo che raddoppia passando dal -11,27% al -22,72%. Si denota però un sostanziale miglioramento per quanto riguarda la percentuale di carnet ordini da uno a tre mesi che aumenta e passa dall’39,30% al 42,22%”.

“Peggiora anche il dato relativo alla previsione di acquisizione di nuovi ordini costanti per le esportazioni – conclude Felici – che passa dal 50,85% al 46,75% (-4,1%), anche se si intravedono segnali di ripresa che arrivano da Germania, Francia e da alcuni mercati europei in forte crescita come Spagna, Polonia e Croazia. “La logica vorrebbe che in questa fase le imprese artigiane, profondamente inserite nell’essenza stessa della società, venissero sostenute. Registriamo invece scelte di segno opposto: accanimento fiscale ed esattoriale su soggetti tracciati anziché su evasori e operatori nel sommerso, aumento di burocrazia, aumento di costi, balzelli assicurativi e un lungo elenco di adempimenti di basso cabotaggio che, sommati, drenano la poca liquidità rimasta, esasperano gli imprenditori e restituiscono un’immagine poco tranquillizzante della visione economica del governo”.

L’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Piemonte ha realizzato la prima indagine congiunturale trimestrale del 2026 attraverso un questionario online rivolto a un campione rappresentativo di 2.250 imprese attive nei settori della produzione e dei servizi, comparti che rappresentano in modo significativo il tessuto artigiano regionale.

Boom di piante e fiori made in Italy all’estero

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“Rispettare il principio di reciprocità e favorire maggiormente l’export”

Le vendite all’estero di piante e fiori italiani hanno superato, nel 2025, la cifra record di 1,3 miliardi di euro, un risultato storico che deve rafforzare l’impegno a rimuovere le troppe barriere fitosanitarie che impediscono al florovivaismo nazionale l’accesso ai diversi mercati. È quanto afferma Coldiretti rispetto agli scenari del comparto. Il florovivaismo piemontese conta numeri importanti, genera una produzione lorda vendibile di oltre 130 milioni di euro, con più di 1100 imprese diffuse sul territorio, una superficie complessiva di 1300 ettari, una produzione di piante ornamentali di oltre 10 milioni e un totale di circa 3500 addetti.

“Nonostante il lavoro condotto dalle aziende italiane sul fronte della sostenibilità, le vendite all’estero sono ostacolate per motivi fitosanitari che nascondono vere e proprie spinte protezionistiche. Si tratta di un paradosso, se si considera l’alta qualità dei nostri prodotti – spiega Fabio Tofi, membro di Giunta di Coldiretti Piemonte con delega territoriale al settore Colture e Tecnologie innovative – va rafforzata la difesa del prodotto europeo con controlli più rigorosi sull’introduzione di materiali da Paesi terzi, che non rispettano il principio di reciprocità. Occorre inoltre contrastare la normativa europea sul packaging che, sulla base delle linee guida interpretative del regolamento, equipara i vasi agli imballaggi. I vasi vanno riconosciuti in quanto fattori di produzione e pertanto esclusi da tale normativa”.

“L’altra emergenza da affrontare è il fatto che i costi crescenti delle materie prime e dell’energia hanno eroso le entrate dei produttori. La transizione verso metodi di produzione più sostenibili è fattibile solo fornendo agli imprenditori floricoli il capitale necessario per investire in nuovi processi, infrastrutture tecnologiche innovative con minor impatto ambientale, abbattendo al contempo l’eccessiva burocrazia che pesa sull’attività – hanno evidenziato la presidente di Coldiretti Piemonte, Cristina Brizzolari e il delegato confederale Bruno Rivarossa – allo stesso tempo bisogna andare oltre il ruolo puramente ornamentale del florovivaismo, allargando gli orizzonti rispetto ai benefici sulla salute, puntando su programmi educativi nelle scuole europee e su campagne di comunicazione sociale, supportati da risorse economiche dedicate”.

Gian Giacomo Della Porta

Il Decreto-legge Bollette non soddisfa il mondo agricolo

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Il Decreto legge “Bollette”, approvato mercoledì scorso 18 febbraio dal Consiglio dei Ministri, non soddisfa le aspettative del mondo agricolo, che chiede al Parlamento  di impegnarsi per modificarne il testo ed evitare la chiusura di centinaia di impianti impegnati nella produzione di energia elettrica tramite biogas e biomasse.

Da tempo Confagricoltura si è fatta portavoce delle richieste del settore primario, ricordando l’impegno e gli investimenti di tante aziende per le energie rinnovabili e continuerà a battersi a tutti i livelli affinché in Parlamento vengano inseriti correttivi al DL “Bollette”.
Proprio nella nostra regione Confagricoltura Cuneo, in collaborazione con il Consorzio Monviso Agroenergia, ha organizzato un incontro a Cavallermaggiore lo scorso 30 gennaio, sul tema del biogas elettrico agricolo, cui hanno partecipato centinaia di aziende e agricoltori da tutto il Piemonte e non solo.

“Apprezziamo l’intento di diminuire i costi energetici per il prossimo triennio alle imprese e alle famiglie – ha affermato Enrico Allasia presidente di Confagricoltura Piemonte – ma i contenuti del decreto, nonostante le rassicurazioni di qualche settimana fa, continuano a destare preoccupazione nel mondo agricolo per la tenuta delle aziende che negli ultimi anni hanno investito nelle energie rinnovabili, fornendo un contributo importante per la transizione ecologica del Paese. Infatti il testo del DL “Bollette” approvato non contiene le modifiche richieste e non garantisce, purtroppo,  garanzia né continuità al biogas elettrico e agli impianti  di  biomasse, due filiere estremamente importanti per la sostenibilità e la resilienza delle imprese agricole e forestali Italiane”.

“Come Confaagricoltua- conclude Enrico Allasia – chiediamo un adeguamento del plafond e condizioni coerenti con il numero di imprese attualmente in esercizio, in tutto 1155, di cui 235 sotto i 300 kw e 918 oltre i 300 kw”.

Mara Martellotta

Giorgio Romano, Ceo di Lumina Fiduciaria Spa, racconta le ultime frontiere del partenariato pubblico-privato

Project Financing in crescita, uno strumento per lo sviluppo del Sistema Italia

Negli ultimi anni, il project financing, noto anche come PPP (partenariato pubblico-privato), è al centro del dibattito economico e finanziario, registrando una crescita significativa a livello globale e un crescente interesse anche in Italia. Ne parliamo con Giorgio Romano, CEO di Lumina Fiduciaria Spa, società leader nell’asseverazione dei Piani Economico-Finanziari (PEF) e nella consulenza in materia di Project Financing sia alle imprese che agli enti pubblici.

Dott. Romano, i numeri parlano di una forte crescita del project financing a livello nazionale. Come interpreta questo fenomeno?

E’ il risultato di una convergenza di fattori economici, finanziari e strategici. A livello globale, assistiamo a un aumento significativo dei volumi, con tassi di crescita che in alcuni comparti superano il 30% annuo. Questo accade perché il project financing si è dimostrato essere sempre più spesso lo strumento più efficace per realizzare opere pubbliche, sfruttando l’intervento diretto di imprese private disposte a farsi carico degli investimenti e ad assumersi il rischio d’impresa.

Storicamente come nasce la misura?

Il primo caso storicamente documentato di Project Financing riferito a una rilevante infrastruttura è la costruzione del Canale di Panama. Tra gli anni ’70 e ’80 del secolo scorso, si inizia a farne un uso significativo nel settore Oil & Gas, specialmente negli USA e in Inghilterra, che sarà il primo Paese a disciplinare il PPP. In Italia, è stato introdotto nel 1998 e successivamente regolamentato nel codice appalti dal quale è attualmente ancora regolamentato.

Quali settori stanno trainando maggiormente la diffusione del PPP?

Gli investimenti più significativi riguardano il compartoenergetico, in particolare le rinnovabili e le infrastrutture legate alla transizione energetica. Negli ultimi anni, siamo stati impegnati su grandi progetti come termovalorizzatori e centrali per la generazione di energia da biomasse, ma anche su una molteplicità di piccoli interventi per la realizzazione di impianti fotovoltaici, coibentazione di strutture scolastiche e conversione di illuminazione pubblica e impianti semaforici con tecnologia LED.A livello numerico, anche se di investimenti singolarmente più contenuti, sono significativi gli investimenti in infrastrutture sportive, trainati dalla diffusione del Padel, che ha spinto molti imprenditori a investire nella riqualificazione di vecchi impianti.

Qual è la reazione da parte della Pubblica Amministrazione nei confronti del PPP?

L’Italia sta vivendo una fase di maturazione. Per molti anni, il project financing è stato utilizzato in modo discontinuo, talvolta improprio. Oggi, invece, registriamo un cambio di passo: maggiore competenza tecnica, maggiore attenzione alla sostenibilità dei progetti e un dialogo più strutturato tra pubblico e privato. Le amministrazioni locali hanno compreso che il project financing consente di realizzare opere che altrimenti rimarrebbero sulla carta. Parallelamente, banche e investitori istituzionali sono tornati a guardare con interesse a progetti ben strutturati, supportati da piani economico-finanziari solidi e credibili.

Cosa rende oggi il project financing più efficace rispetto al passato?

E’ diventato meno “artigianale” e più industriale: regole più chiare, progetti meglio preparati e una maggiore maturità di tutti gli attori coinvolti. Il primo fattore è il quadro normativo e procedurale. Con l’evoluzione della disciplina dei contratti pubblici, il PPP e la finanza di progetto sono inquadrati in modo più ordinato: si chiariscono presupposti, passaggi istruttori e logiche economiche dell’operazione. Questo riduce l’incertezza amministrativa e il contenzioso, due elementi che in passato hanno spesso frenato l’interesse degli investitori.

Altri elementi degni di nota?

Certamente la qualità della progettazione economico-finanziaria. Oggi, il Piano Economico-Finanziario non è più solo un allegato “da gara”, ma tende ad essere costruito con metriche, stress test e assunzioni più vicine agli standard richiesti dal mercato bancario e dagli investitori istituzionali. In altre parole, si lavora di più sulla bancabilità prima di andare sul mercato, e questo accorcia i tempi di closing e riduce il rischio di blocchi a valle. Terzo punto: è cresciuta la maturità delle amministrazioni e delle strutture di supporto. Negli ultimi anni, si sono diffusi strumenti operativi, schemi e prassi che aiutano le stazioni appaltanti – soprattutto quelle locali – a impostare correttamente l’allocazione dei rischi, i KPI e i meccanismi di pagamento. La conseguenza pratica è che diminuiscono gli errori “a monte” che storicamente trasformavano i PPP in operazioni fragili o poco contendibili. Infine, è maturato il mercato: sponsor, banche, fondi e advisor hanno più esperienza e utilizzano clausole e strumenti contrattuali più standardizzati – dalle garanzie ai meccanismi di step-in, fino alle regole di riequilibrio – che rendono le operazioni più leggibili e finanziabili.

Perché il PEF asseverato è il documento chiave nei progetti di PPP?

E’ì il documento che traduce l’operazione in numeri e, soprattutto, certifica che quei numeri “stanno in piedi” secondo logiche di mercato. In primo luogo, il PEF è la mappa economico-finanziaria dell’intero progetto: mette in relazione investimenti, tempi di realizzazione, costi di gestione e manutenzione, fonti di finanziamento, ricavi o canoni, meccanismi di indicizzazione, imposte e flussi di cassa lungo tutta la durata del contratto. Senza questa rappresentazione integrata, il PPP rischia di restare un esercizio teorico, perché non consente di verificare la sostenibilità dell’operazione e la sua capacità di reggere nel tempo.L’asseverazione aggiunge il secondo livello, che è quello della credibilità esterna. Non è semplicemente una “firma”: è una verifica, da parte di un soggetto qualificato, della coerenza interna del piano, della ragionevolezza delle principali assunzioni e della capacità del progetto di generare flussi adeguati a coprire costi, servizio del debito e remunerazione del capitale. Infine, ha una funzione di disciplina: impedisce – o quantomeno rende più difficili – piani “ottimistici” che servono solo a vincere una gara, ma non reggono al primo stress di mercato.

A chi ci si deve rivolgere per l’asseverazione di un PEF?

Sul piano sostanziale, il mercato continua a muoversi in continuità con l’impostazione già nota dal precedente Codice (d. lgs. 50/2016), dove l’asseverazione era tipicamente ricondotta a banche, strutture finanziarie vigilate e alle società fiduciarie e di revisione. Il nuovo codice degli appalti ha ampliato la platea dei soggetti abilitati includendo anche le società di revisione legale iscritte nel registro tenuto dal MEF. Oggi, con l’apertura alle società di revisione legale in senso ampio, la platea potenziale cresce. Per questo, il consiglio operativo è netto: anche se oggi molte società di revisione sono astrattamente legittimate, conviene rivolgersi a soggetti realmente specializzati in PPP/project finance, con track record verificabile (operazioni chiuse, familiarità con KPI/penali, meccanismi di riequilibrio, indicizzazioni, covenant e metriche di bancabilità). È l’esperienza specifica, più che la sola “firma”, a fare la differenza tra un PEF asseverato che regge in gara e un PEF asseverato che si ferma alla prima verifica.

Cosa mi dice del nuovo portale www.pef-online.it ?

Lumina Fiduciaria ha deciso di mettere a disposizione la propria esperienza, maturata in anni di lavoro nel settore del PPP con centinaia di PEF asseverati per diversi miliardi di euro di capex, anche per i piccoli progetti, fornendo un servizio rapido ed economico, ma che allo stesso tempo potesse garantire, grazie a modelli collaudati, un livello qualitativo al pari di quello offerto ai grandi progetti. Spinti da richieste di asseverazione di piani per piccoli impianti sportivi, comunità energetiche, concessioni balneari e simili, spesso con investimenti (il cosiddetto CAPEX) inferiori a un milione di euro, abbiamo deciso di offrire un servizio interamente online, ma dietro al quale c’è sempre tutta la nostra professionalità.

La Lumina Fiduciaria si limita ad asseverare il PEF?

Assolutamente no. Spesso i piani che riceviamo hanno lacune o addirittura non risultano sostenibili. Il nostro team di professionisti si affianca all’imprenditore per fornirgli tutti gli strumenti per presentarsi alla gara al top. Inoltre, grazie al nostro staff legale, possiamo supportare il proponente anche in caso di contestazioni da parte della Pubblica Amministrazione o ricorsi da parte di altre imprese partecipanti alla stessa gara.

Quali sono gli errori più frequenti che riscontrate nei progetti di finanza di progetto?

La sovrastima dei ricavi o la sottovalutazione dei costi, spesso per rendere il progetto apparentemente più appetibile. È una scelta miope, che nel medio periodo genera criticità. Un altro errore è affrontare il project financing senza un adeguato supporto professionale, pensando che sia sufficiente replicare modelli standard. Ogni progetto è unico e va costruito su misura.

Le Pubbliche amministrazioni sono preparate?

La diffusione del PPP su tutto il territorio nazionale non ha trovato resistenze lato PA, anzi spesso sono proprio i piccoli comuni, meno strutturati come uffici tecnici e legali e meno forti sul piano finanziario a spingere le imprese del territorio a farsi parte attiva proponendo PPP in alternativa alle tradizionali gare d’appalto.  La nostra società è spesso chiamata delle stesse PA per fornire consulenze ed analizzare qualità e solidità di proposte di PPP.

Guardando ai prossimi anni, quale sarà secondo lei il “collo di bottiglia” principale per la crescita del PPP in Italia: la finanza, la capacità progettuale o la governance delle amministrazioni?

Il collo di bottiglia, nei prossimi due-tre anni, non sarà tanto la finanza in sé, quanto la capacità progettuale e di governance. Il capitale – bancario e soprattutto istituzionale – torna ad esserci quando il progetto è strutturato bene, il rischio è allocato correttamente e il PEF è credibile. Quando invece la preparazione è debole, la finanza si ritrae, non perché “manca liquidità”, ma perché manca bancabilità. Il vero tema è che il PPP richiede una competenza specifica lungo tutto il ciclo: dalla programmazione alla gara, fino alla gestione in esercizio.

Per quanto riguarda piccoli imprenditori e PMI, invece?

Sul fronte privato, invece, il collo di bottiglia è spesso la tendenza a considerare il PEF un documento “da consegnare” più che uno strumento di governo. Un PEF non è un foglio Excel: è il modo in cui si dimostra che l’operazione regge anche quando cambiano tassi, costi, domanda o regole. Se questa cultura cresce, i capitali seguono. Per questo io credo che la partita si giochi su un punto preciso: qualità e competenze. Dove ci sono progetti preparati bene e operatori esperti, il PPP accelera. Dove manca questo ecosistema, si inceppa.

L’Unione Montana Alta Valsusa vince bando Distretti del Commercio

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OULX – L’Unione Montana dell’Alta Valsusa e Confesercenti di Torino e provincia annunciano con grande soddisfazione la vittoria del bando strategico dedicato ai Distretti del Commercio, promosso lo scorso autunno dalla Regione Piemonte. Un risultato di grande rilievo per il territorio e per i comuni dell’Unione: Bardonecchia, Oulx, Salbertrand, Exilles, Chiomonte, Gravere, Meana di Susa, Moncenisio e Giaglione; un risultato che conferma la qualità della progettazione presentata e la capacità di fare rete tra istituzioni, operatori economici, associazioni e realtà locali. Il progetto strategico del Distretto del Commercio dell’Alta Valle si pone l’obiettivo di rafforzare il tessuto commerciale locale, valorizzare i centri urbani e sostenere la competitività dei negozi di vicinato attraverso interventi integrati di riqualificazione, innovazione e promozione territoriale. «Siamo davvero molto contenti ed orgogliosi per questo risultato ottenuto a distanza di tre anni dalla prima vittoria» – dichiara il Presidente dell’Unione Montana, Mauro Carena – «Questo risultato conferma il valore del lavoro condiviso tra l’Unione dei Comuni, gli operatori economici e l’Associazione di Categoria, e ci incoraggia a proseguire con le azioni a sostegno delle nostre imprese del commercio», prosegue il Presidente. Tra le azioni previste vi sono piccoli interventi di arredo urbano nei Comuni dell’Unione e attività di formazione alle imprese integrate con azioni di promozione del territorio e iniziative di marketing e promozione delle eccellenze locali; ma a farla da padrone, sarà il bando rivolto alle imprese del commercio e della somministrazione, in uscita la prossima primavera, che metterà a disposizione risorse pari a 130.000 euro per l’abbellimento e l’ammodernamento degli arredi interni e dell’esteriorità dei negozi di vicinato, dei bar e dei ristoranti. «Questo risultato è il frutto di un lavoro condiviso e di una visione strategica orientata allo sviluppo sostenibile del nostro territorio», dichiara il Vice Presidente dell’Unione Montana Alta Val Susa, Francesco Avato. «Il Distretto del Commercio sarà uno strumento concreto per sostenere le imprese locali, migliorare l’attrattività dei nostri comuni e rafforzare l’identità dell’Alta Val Susa». L’Unione Montana Alta Valsusa ringrazia tutti i partner istituzionali, la Confesercenti di Torino e provincia, i commercianti e i professionisti che hanno contribuito alla definizione del progetto, sottolineando come la collaborazione e la sinergia tra pubblico e privato siano elementi chiave per il successo dell’iniziativa. Con questa importante affermazione, l’Alta Valsusa si conferma un territorio dinamico, capace di cogliere le opportunità offerte dalla programmazione regionale e di investire in un futuro di crescita, innovazione e valorizzazione delle proprie eccellenze. Soddisfazione espressa anche da Giancarlo Banchieri, Presidente di Confesercenti Torino e provincia: «La vittoria di questo bando rappresenta un segnale molto importante per le imprese del territorio. Il commercio di vicinato è un elemento essenziale per la vitalità economica e sociale delle nostre comunità montane. Il Distretto consentirà di mettere in campo strumenti concreti per sostenere innovazione, competitività e capacità attrattiva delle attività locali, rafforzando la collaborazione tra enti pubblici e operatori privati».

Il Politecnico e la cooperazione accademica tra Italia e Uzbekistan

Primo tra gli atenei con due progetti di cooperazione finanziati (sui 200 presentati)

 

Il Politecnico di Torino, con il Rettore Stefano Corgnati e il Vicerettore per l’Internazionalizzazione Alberto Sapora, ha partecipato al “2nd Rectors’ Forum of Italian and Uzbek universities”, iI Forum dei rettori italiani e uzbeki che si è tenuto il 18 febbraio a Roma, nell’ambito dell’incontro bilaterale “Innovation and academic cooperation between Italy and Uzbekistan. State of the art and new perspectives for the future” alla presenza del Ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini e Kongratbay SHARIPOV, Minister of Higher Education, Science and Innovation dell’Uzbekistan.

Durante l’incontro dedicato all’innovazione e ai rapporti di cooperazione accademica tra Italia e Uzbekistan sono stati presentati i progetti che, a seguito di valutazione tecnico-scientifica, sono stati selezionati e ammessi a finanziamento all’interno della call internazionale “Joint Actions and programmes in the framework of the Memorandum of Understanding on Cooperation in fields of Science, Technology and Innovation 2024-2027”.

Ottimo il risultato raggiunto dal Politecnico di Torino, unico ateneo con 2 progetti finanziati, in collaborazione con il Turin Polytechnic University in Tashkent, sui 10 progetti selezionati tra 200 proposte.

Il Rettore Stefano Corgnati, in riferimento ai risultati del bando bilaterale Italia-Uzbekistan, commenta: “siamo molto soddisfatti di questo risultato che ci vede collaborare insieme al Turin Polytechnic University in Tashkent, perché rappresenta molto bene il cambio di passo nell’impostazione dell’approccio che ci caratterizza in Uzbekistan. Da una focalizzazione concentrata sull’education, oggi ci si dirige maggiormente verso una combinazione di education & research, nel solco del percorso che stiamo perseguendo anche al Politecnico”.

“Questo forum e questi risultati sulla ricerca, come sempre, al di là dell’eccellenza dei singoli, esprimono il frutto di un lavoro di squadra consolidato nel tempo. A tutti gli effetti, il Politecnico di Torino rappresenta un riferimento universitario consolidato in tutta l’Asia centrale”, aggiunge il Vicerettore per l’Internazionalizzazione Alberto Sapora.

I progetti selezionati

 

NOVABONE-Novel technologies for the development of high-added-value bioactive glass scaffolds and coatings for bone repair

Coordinatore di progetto: Politecnico di Torino (ref. PoliTo: Prof. Francesco Baino – DISAT)

Partner di progetto: Politecnico di Milano, Turin Polytechnic University in Tashkent e Tashkent State Dental Insititute

Considerato il problema causato dalle gravi perdite ossee dovute a traumi, tumori o infezioni che generano difetti critici che non guariscono spontaneamente e comportano elevati costi clinici e sociali, NOVABONE propone l’uso di vetri bioattivi per favorire la rigenerazione ossea, sviluppando scaffold porosi per l’ingegneria tissutale e rivestimenti bioattivi per migliorare l’osteointegrazione degli impianti metallici. Verrà selezionata e ottimizzata una composizione di vetro bioattivo adatta sia alla stampa 3D di scaffold sia al coating di protesi. I prototipi saranno caratterizzati dal punto di vista fisico-meccanico e testati in vivo per valutarne l’efficacia clinica.

W4GC- Water for Growing Cities

Coordinatore di progetto: Politecnico di Torino (ref. PoliTo: Prof. Riccardo Vesipa – DIATI)

Partner di progetto: Turin Polytechnic University in Tashkent e Università degli Studi “G. D’Annunzio” Chieti – Pescara

Il progetto mira a sviluppare un modello di distretto a neutralità idrica per le città del futuro, con particolare attenzione alla gestione sostenibile delle risorse idriche in ambito urbano. Gli obiettivi principali includono l’analisi del ciclo idrologico urbano, la valutazione di politiche e tecnologie esistenti (come pareti e tetti verdi o bacini di raccolta delle acque piovane) e la definizione di criteri per nuove soluzioni innovative adattate al contesto regionale. Tra i risultati attesi vi sono linee guida per modelli quantitativi di idrologia urbana, un blueprint per distretti water-neutral e indicazioni per integrare tecnologie innovative e IoT nelle smart city. Il progetto produrrà benefici nel breve, medio e lungo termine, migliorando l’approvvigionamento idrico, riducendo il rischio di alluvioni e puntando alla chiusura del ciclo idrico urbano. Il consorzio opererà come Centro di Competenza in Centro-Asia per orientare lo sviluppo urbano verso la sostenibilità idrica.