Grazie all’acquisizione dell’autorizzazione per la costruzione di un nuovo impianto da 20MW in Sicilia
Iren S.p.A. prosegue ancora la sua crescita nel fotovoltaico, come previsto dal Piano Industriale @2030. Attraverso la società controllata Iren Green Generation, ha infatti sottoscritto con European Energy il contratto per l’acquisizione del 100% della SPV (società veicolo) Limes 20 S.r.l., partecipata interamente da European Energy e titolare dell’autorizzazione per la realizzazione di un nuovo impianto fotovoltaico da 20,39 MWp su terreni siti nei comuni di Noto e di Pachino (SR), in Sicilia.
Tale operazione si inserisce nell’ambito dell’accordo commerciale, sottoscritto nel Gennaio 2022, che sancisce una partnership tra European Energy e Iren su una pipeline di 437,5 MWp di progetti fotovoltaici in Italia.
Al termine della costruzione dell’impianto, il Gruppo Iren potrà beneficiare di una produzione annua attesa di 42 GWh per un EBITDA complessivo medio atteso nei primi 3 anni di circa 3,6 milioni di euro.
“Con l’operazione di oggi, non solo confermiamo l’impegno di Iren nel perseguire il proprio sviluppo nella direzione della transizione ecologica così come delineato nell’ultimo Piano Industriale, – dichiara Luca Dal Fabbro, Presidente di Iren – ma procediamo a passo spedito verso il raggiungimento degli obiettivi fissati di 3,6GW di capacità rinnovabile al 2030, ovvero il 75% della capacità di generazione complessiva. Inoltre, anche grazie a questa operazione, siamo presenti con il fotovoltaico in molte delle regioni del Centro e del Sud Italia, dal Lazio alla Sicilia, passando da Puglia e Basilicata”.
“L’acquisizione di oggi – afferma Moris Ferretti, Vice Presidente Iren – è l’ennesima testimonianza di quanto la sostenibilità e la transizione ecologica siano elementi fondanti del piano industriale Iren @2030 e di come il Gruppo riesca a darne concretezza attraverso le singole operazioni che caratterizzano la sua azione”.

“Il Prae è uno strumento di programmazione territoriale per il settore estrattivo che non ha precedenti in Regione Piemonte, permetterà agli operatori del settore di avere chiarezza rispetto agli sviluppi futuri delle attività e conseguentemente di programmare investimenti importanti sul fronte dell’innovazione tecnologica, della transizione ecologica e del recupero naturalistico. Le cave autorizzate all’interno del Parco del Po e il loro recupero ambientale sono un esempio in tal senso e sono costantemente monitorate da una commissione preposta con i Comuni, la Regione e l’Ente Parco”. Lo ha sottolineato l’assessore alle Attività estrattive Andrea Tronzano nell’informativa alla Terza commissione (presidente Claudio Leone) in merito all’adozione del Piano regionale delle attività estrattive.“Il Piano ha, tra le sue priorità evidenti, la salvaguardia del territorio, nessuno vuole farne scempio, respingiamo con forza questa accusa. Il settore deve essere regolato da una normativa proprio per tutelare sia l’ambiente che ci circonda, sia un comparto che deve opportunamente e necessariamente lavorare in un contesto chiaro. Per quanto riguarda il tema dei volumi estraibili, non dobbiamo dimenticare che volume estraibile non è sinonimo di volume effettivamente estratto. Come più volte ribadito, potranno essere concessi nuovi volumi solo quando saranno in esaurimento quelli già autorizzati” ha aggiunto l’assessore.Nel corso dei lavori è stato altresì sottolineato che il Piano è il frutto del confronto con tutti i soggetti interessati con incontri nelle varie Province, coinvolgendo i Comuni sede di poli estrattivi e cave attive. A seguire c’è stata poi l’apertura della Conferenza di copianificazione e valutazione con la presenza anche dell’autorità competente in materia di Valutazione ambientale strategica (Vas).Sono poi intervenuti nell’ordine Silvio Magliano (Moderati), Silvana Accossato (Luv), Domenico Rossi (Pd), Giorgio Bertola (Europa Verde) e Sarah Disabato (M5s), molto critici verso il documento che, a loro dire, andrebbe corretto soprattutto per quanto concerne le valutazioni ambientali.