Il match Bologna-Juventus termina 3-3 mantenendo le due squadre appaiate per il terzo posto. Straordinaria rimonta juventina dopo il 3-0 bolognese con la doppietta di Calafiori e Castro: negli ultimi 15 minuti arrivano i gol di Chiesa, Milik e Yildiz.
“Le indiscrezioni fanno male” e “Non c’è nulla di nuovo per le ATP Finals di Torino, stiamo cercando con il Governo e gli sponsor di raccogliere tutte le energie e risorse per cercare di tenere il torneo, ma tutte le notizie emerse oggi sono destituite di fondamento”.
Così Angelo Binaghi, presidente FITP, nella conferenza stampa di chiusura degli Internazionali a proposito delle indiscrezioni emerse sul prolungamento del torneo di Torino fino al 2027 e con l’ATP che avrebbe già comunicato questa volontà alla federazione.
Ieri si era infatti diffusa la notizia che le ATP Finals di tennis sarebbero rimaste nella città della Mole anche per le prossime due edizioni, fino al 2027 battendo la concorrenza di Spagna, Stati Uniti e Arabia Saudita.
Insomma, bisogna lavorare ma con discrezione per ottenere il risultato.
Ingresso libero e gratuito, il commento live di giornalisti e piloti, speciali visite guidate e promozioni su simulatore e in caffetteria
Da domenica 19 maggio con il Gran Premio dell’Emilia Romagna sul circuito di Imola a domenica 8 dicembre con il GP di Abu Dhabi, il MAUTO proietterà in diretta su un maxi schermo posizionato nella grande Piazza del Museo le gare del campionato di Formula 1, con il commento live di giornalisti, opinionisti e piloti. e i visitatori
L’ingresso è libero e gratuito per i visitatori, che potranno seguirle comodamente seduti su poltrone sportive Sparco. Gli orari di apertura dipenderanno dal programma delle competizioni e potranno subire variazioni in occasioni di collegamenti nella fascia serale.
Domenica 19 maggio special guest Paolo Bramando e Andrea Pavan.
Ecco le date:
- GP Emilia Romagna – 19 maggio – H 14:30
- GP Monaco – 24 maggio – H 15.00
- GP Canada – 9 giugno – H 20.00
- GP Spagna – 23 giugno – H 15.00
- GP Austria -30 giugno – H 15.00
- GP Gran Bretagna – 7 luglio – H 16.00
- GP Ungheria – 21 luglio – H 15.00
- GP Belgio – 28 luglio – H 15.00
- GP Paesi Bassi -25 agosto – H 15.00
- GP Italia – 1° settembre – H 15.00
- GP Azerbaigian – 15 settembre – H 13.00
- GP Singapore – 22 settembre – H 14.00
- GP Stati Uniti – 20 ottobre – H 21.00
- GP Città del Messico – 27 ottobre – H 21.00
- GP Brasile – 3 novembre – H 18.00
- GP Stati Uniti, Las Vegas – 24 novembre – H 7.00
- GP Qatar – 1° dicembre – H 18.00
- GP Abu Dhabi – 8 dicembre – H 14.00
Nelle giornate di proiezione delle gare di Formula 1, i visitatori potranno partecipare al GRAN PREMIO DEI SIMULATORI ROARINGTON correndo virtualmente sul Circuito di Imola alla guida di una monoposto F1 sfidandosi per realizzare il miglior tempo. Le regole del gioco: si acquista la corsa singola sul simulatore alla speciale tariffa di €12; si gareggia sul circuito di Imola a bordo di un’iconica monoposto per fare il tempo migliore; i partecipanti che avranno realizzato i migliori tempi della giornata riceveranno un premio speciale.
Inoltre, sempre domenica 19 maggio alle ore 12.30 è in programma, con prenotazione del biglietto su museoauto.it, una visita guidata alla mostra AYRTON SENNA FOREVER, la più completa mai dedicata al pilota che ha cambiato per sempre la Formula 1.
Infine, la promozione al MAUTO CAFE: dalle 13.00 alle 15.00. Sarà possibile gustare il panino ‘Salgadinho’, creato dallo Chef del Cafè ispirandosi ai sapori del Brasile: una tasca di pane sfogliato ripiena di roast beef di Picanha, chips di platano e mango, a un prezzo speciale di 5 euro.
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Il Toro travolge i rossoneri: 3-1
Finisce 3-1 il match tra Torino e Milan, valido per la 37esima giornata di Serie A. Per il Toro tre punti importantissimi che piazzano la squadra al nono posto, facendo sognare l’Europa.
Il Torino con Duvan Zapata (26′) su assist di Rodriguez e poi Ivan Ilic(40′) su cross di Bellanova è sul 2-0 all’intervallo. Nella ripresa il tiro dalla distanza del capitano ed ex di giornata Ricardo Rodriguez (46′) grazie allo scarico di Pellegri. A nulla vale il gol dal dischetto di Ismael Bennacer (55′) che accorcia le distanze per i rossoneri concludendo la partita sul 3-1.
Incontro con l’atleta olimpico Marco Orsi
SCOPRI – TO ALLA SCOPERTA DI TORINO
Marco Orsi è un nuotatore olimpico italiano specializzato nelle distanze brevi degli stili libero, delfino e dorso. Marco nasce a Budrio il comune dell’Emilia-Romagna conosciuto per l’ocarina, uno strumento musicale a fiato tipico di quella località. Da poco tempo però l’atleta si è trasferito a Torino per il suo allenatore Antonio Satta e ha iniziato ad amare la città sabauda.
Oggi è con noi per raccontarci alcune sue esperienze.
Sui social sei stato definito “il bomber” come mai questo nome tipico del calcio?
Perché da piccolo giocavo a calcio, ma ero già molto alto e muscoloso e mi mettevano davanti come punta, io tiravo fortissimo ma il pallone non andava mai in porta, così scherzando gli amici hanno iniziato a chiamarmi “bomber”!
Qual è il tuo palmarès?
Ho iniziato a nuotare quando avevo 5 anni e ho iniziato l’agonismo a 7 quindi ho passato la vita in piscina. Ai Campionati Italiani ho ottenuto 8 titoli individuali e ho il primato italiano per i 50 e 100 m. nello stile libero. Ho vinto diverse medaglie di cui 35 internazionali e 44 titoli italiani e ogni volta mi batteva sempre il cuore come se fosse la prima volta.
La prima volta che hai partecipato al Mondiale che cosa hai provato?
E’ stato nel 2009 avevo 19 anni ed è stata un esperienza indimenticabile, ho capito che stavo davvero facendo qualcosa di importante, non solo per me anche per i miei genitori che mi hanno sempre sostenuto, sono sempre stati vicino a me ma sempre un passo indietro, l’amore di un genitore verso un figlio è spesso infinito e per paure si tende a frenare il proprio figlio, loro non l’hanno mai fatto, mi hanno sempre fatto capire che se volevo potevo arrivare dove desideravo e loro sarebbero sempre stati lì a sostenermi, questo è stato il vero premio della mia vita.
Qual è stato il momento più difficile della tua carriera?
I fallimenti ci sono e a volte fanno anche bene, nel 2016 prima mi sono preso la mononucleosi e il citomegalovirus, quel momento mi ha segnato, arrivavo dall’europeo ero uno dei migliori al mondo, uno stop in quel momento avrebbe significato non partecipare alle Olimpiadi che si sarebbero svolte poco dopo. Mi sono sentito solo, annientato, ho pensato addirittura di mollare tutto, poi l’amore per questo sport mi ha fatto riprendere e solo dopo tre anni sono riuscito a ritornare in forma. Anche i miei fans e la mia famiglia mi sono stati molto vicini in quel periodo così difficile.
Molte volte dai fallimenti se non molliamo impariamo a crescere e a diventare più forti, a volte vorremmo eliminarli dalla nostra vita, ma fanno parte di noi, sarebbe come voler togliere un filo dal nostro abito preferito, rischieremmo di rovinarlo interamente.

Che cosa ne pensi del doping?
Il doping ovviamente c’è come in tanti sport, io mi dissocio totalmente, purtroppo ho avuto colleghi che hanno fatto uso di sostanze illecite per andare più veloci, ma sono stati scoperti e quando abbiamo gareggiato ad armi pari sono riuscito anche a batterli.
Il tuo più grande successo?
Aver ripagato i miei genitori per tutti gli sforzi fatti per me e poi essere un esempio per i ragazzi giovani che mi seguono e percepiscono quanto amore e impegno impiego per questo sport. Spesso non è solo una questione di talento quanto più di determinazione ed è proprio questo che cerco di trasmettere loro.
Anche trasferirti a Torino è stato un successo?
Sicuramente sì per i miei compagni di allenamento, il mio allenatore e poi perché la trovo una città molto elegante e raffinata, mi ha seguito anche la mia compagna di vita Stefania e quindi sono veramente grato di tutto ciò che mi circonda.
Ringraziamo Marco Orsi per questa sincera e toccante intervista. Alla prossima.
Noemi Gariano

GUARDA LA VIDEOINTERVISTA:
Concluso il primo “Memorial Sergio Ronchi”
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Con questo inevitabile mix di emozioni contrastanti é andato in archivio domenica scorsa il primo “Memorial Sergio Ronchi” per esordienti di primo e secondo anno, la gara nata per ricordare lo storico collaboratore di Inbici Magazine scomparso nella notte dello scorso 10 ottobre per un malore improvviso. La corsa, che si è svolta a San Lazzaro di Savena, si è risolta con una spettacolare volata di gruppo (oltre cinquanta i ciclisti coinvolti!) vinta, sul traguardo di piazza Bracci, da Lucio Baccini, che ha regolato sul traguardo Ryan Colimodio e David Leguizano. Al via della corsa circa 90 giovani speranze del ciclismo regionale, giunti in questa località del bolognese per onorare la memoria di Sergio, grande appassionato di ciclismo e persona di formidabili doti umane. Nato a Monterenzio nel 1953, “Gego” era infatti un personaggio molto conosciuto nel mondo del pedale emiliano, anche grazie ai suoi trascorsi da ciclista nelle categorie giovanili e poi ancora nelle vesti di valente direttore sportivo per tanti team del bolognese. L’evento è stato voluto fortemente dall’amico di sempre, il giornalista Gian Luca Giardini, dalla famiglia Ronchi e dallo slancio volontaristico dei tanti amici di “Gego” che, per coprire le spese organizzative, in collaborazione con la Ciclistica San Lazzaro, avevano aperto qualche settimana prima una raccolta fondi. Presenti all’evento anche lo staff di Inbici Media Group con il quale Gego era legato da una collaborazione e condivideva la sua passione per il ciclismo. La corsa si è svolta, come detto, nel territorio di San Lazzaro, attraversando la frazione di Idice dove Sergio risiedeva e dove esercitò per tanti anni la sua attività artigianale. |
Palavillage in campo per il Padel Charity Day
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Ai bianconeri la Coppa Italia: Atalanta-Juventus 0-1
La Juve vince per la 15^ volta la Coppa Italia. Allo stadio Olimpico di Roma i bianconeri hanno sconfitto 1-0 l’Atalanta nella finale della 77esima edizione del trofeo grazie al gol di Vlahovic dopo 4 minuti. Si tratta della quinta Coppa Italia per Allegri.
Il Chieri ’76 spegne le sue prime 15 candeline
15 ANNI DI VOLLEYBALL
14 maggio 2024. Il Chieri ’76 spegne le sue prime 15 candeline. Un grande traguardo per la famiglia biancoblù, che oggi si volta indietro osservando con orgoglio quanto messo a sistema.
Soddisfazione che traspare dalle parole di Lucio Zanon di Valgiurata. “Sono molto orgoglioso di questo percorso, che ho condiviso fin dall’inizio e che ha visto nel tempo raggiungere traguardi sempre più importanti. Speriamo che questa sia soltanto una tappa e che ce ne siano ancora tante altre davanti a noi, per poter continuare a scrivere nuove pagine nel libro della storia dello sport”.
TRE DOMANDE AL PRESIDENTE, FILIPPO VERGNANO
Presidente, partiamo dall’inizio, come nelle migliori favole? Ce la racconta la nostra storia?
Devo dire che la nostra storia ha il suo fascino. Nel 2009 venne fuori l’opportunità di rilevare una piccola società, perché la vecchia Pallavolo Chieri, squadra di cui eravamo tutti tifosi, di fatto non esisteva più. Mi vennero a cercare in quanto con un gruppo di amici, tra cui Lucio Zanon e Fabrizio Morra, avevamo costituito tempo prima l’associazione “In alto con Chieri”, per sostenere proprio la vecchia società che aveva problemi economici. Lo avevamo fatto da tifosi, da persone legate alla propria squadra del cuore e alla città. Pensammo di far partire un nuovo progetto con l’intento di non far morire il volley giovanile a Chieri. Allora eravamo 19, gli stessi 19 soci che oggi compongono il Chieri’76. Un anno dopo sarebbe arrivato Max Gallo come allenatore. Nel 2010 eravamo già in B1, fino al 2015. Poi in A2 fino al 2018 da lì l’A1. Il resto… il resto è storia.
Cosa si prova a raccontare tutto questo?
A volte mi devo dare dei pizzicotti, perchè non mi sembra possibile. Ci guardiamo spesso indietro, ricordandoci da dove siamo partiti. E ci chiediamo… ma sogno o son desto?
Di tempo ne è passato, ma la famiglia biancoblù resta…
COMUNICATO STAMPA
Sì, si respira, oggi come allora, la stessa aria di famiglia. Ricordo che in B2, alla terza di Campionato, per il derby contro Lilliput Settimo c’erano già 800 spettatori. Siamo una grandissima famiglia, cresciuta ulteriormente nel tempo. In 15 anni, ogni anno, abbiamo alzato l’asticella, non solo dal punto di vista tecnico, ma proprio a livello di crescita del Club. Una crescita graduale ma costante, senza bruciare le tappe, ma in qualche modo garantita. Ora ti volti indietro e vedi che la scala ha tanti gradini, non è più quella dell’inizio, quando non avevamo neanche i palloni (ride, ndr). La cosa più bella è che siamo rimasti sempre gli stessi. Il nostro zoccolo duro è lo stesso, i nostri ragionamenti sono sempre quelli. E questo lo dobbiamo ai 19 soci, agli sponsor, a Max Gallo, a tutti gli allenatori e giocatrici, che hanno lasciato un pezzo di cuore qui, ai volontari e ai tifosi. A tutti i membri di questa grande famiglia.

