Nessun referendum sulla delibera per la riorganizzazione degli ospedali piemontesi approvata dalla Giunta Chiamparino nel 2014: il Consiglio regionale ha votato per l’inammissibilità dell’istanza presentata dal Comitato “Salviamo gli ospedali e la Sanità in Piemonte”, primo firmatario il consigliere regionale Gianluca Vignale di Mns , che mirava a sottoporre al voto dei cittadini la razionalizzazione in ambito sanitario ospedaliero.
” In aula – ha spiegato Vignale – portavamo la voce di oltre tremila cittadini e amministratori locali che chiedevano di poter raccogliere le 60 mila firme necessarie per l’indizione di una consultazione referendaria, su una delibera che ha stravolto la sanità piemontese. Il referendum abrogativo sarebbe stata una grande opportunità non solo per questa maggioranza ma anche per tutti gli amministratori locali ed i cittadini di affrontare i pro ed i contro una riforma sanitaria molto discussa. Purtroppo questa maggioranza – ha proseguito Vignale – ha, nuovamente, preferito nascondere la testa sotto la sabbia, negandosi al confronto con i cittadini e chiudendosi in motivazioni tecniche, frutto della paura o della
certezza di perdere il referendum”.La votazione si è chiusa con 30 sì (cioè a favore dell’inammissibilità) e 15 no. Contro il referendum hanno votato Pd, Sel, Scelta Civica, Moderati e Chiamparino per il Piemonte, a favore Fi, M5s, Ln, Mns.
Sull’ammissibilità del quesito si era già espressa la Commissione di garanzia, organo consultivo indipendente della Regione, che ha definito la delibera di riorganizzazione “un atto amministrativo di esecuzione di norme legislative” e pertanto non sottoponibile a referendum ai sensi dello Statuto regionale.
In Ufficio di presidenza – fatto mai avvenuto prima d’ora – la votazione sull’inammissibilità della consultazione non è stata unanime (era assente il consigliere segretario Gabriele Molinari, hanno votato per l’ammissibilità la vicepresidente Daniela Ruffino e il consigliere segretario Giorgio Bertola) e così, come prevede la legge regionale e per la prima volta nella storia della Regione Piemonte, è stata l’Assemblea a esprimersi sull’ammissibilità di una proposta referendaria. Se il Consiglio avesse
dato parere favorevole, per il quale era necessaria una maggioranza assoluta (26 voti), sarebbe partita la raccolta delle 60 mila firme di cittadini elettori per poi procedere all’indizione del referendum.
Ha detto invece il capogruppo del Partito Democratico Davide Gariglio: “Voglio ricordare che chi ci fa la morale oggi faceva parte di una maggioranza politica che, ad esempio, ha chiuso il Valdese ed è curioso che si cambi posizione a seconda del lato dell’emiciclo in cui si siede. La nostra Giunta, al contrario, è fortemente impegnata nel ridurre le liste di attesa e nel razionalizzare la sanità senza penalizzare i servizi”.
Per Gilberto Pichetto, capogruppo di Forza Italia “noi oggi siamo chiamati a una valutazione politica, cioè dobbiamo decidere se gli elettori possono o meno esprimersi su un tema, quello della riduzione dei servizi sanitari, molto delicato, e su un settore, quello della sanità, che assorbe più dell’80 per cento del bilancio della Regione. Credo sia un diritto dei piemontesi potersi esprimere con un referendum perché una delibera come quella della revisione della rete ospedaliera qualifica una Giunta e la sua maggioranza, e quindi deve essere valutata e giudicata dai cittadini”
“La questione è molto rilevante – ha sottolineato il consigliere del Movimento 5 Stelle Davide Bono – poiché riguarda due temi che ci stanno molto a cuore, l’esercizio della democrazia e la sanità. Ancora una
volta il Consiglio regionale rifiuta di sentire il parere dei cittadini piemontesi, come è successo per il referendum sulla caccia, per il quale nel 1987 sono state raccolte le 60 mila necessarie all’indizione di un referendum, che non si è mai tenuto. La democrazia è un diritto dei cittadini ma è anche un dovere da parte di chi siede tra questi banchi e i cittadini li deve rappresentare”.
“Abbiamo criticato questa delibera ha affermato il capogruppo Sel Marco Grimaldi – per lo schema rigido e cieco, imposto da normative nazionali, che rende incomprensibili certe decisioni. La sanità pubblica ha retto la forza d’urto di questa crisi ma si sono create profonde disuguaglianze. Crescono le liste d’attesa e chi se lo può permettere paga, spesso al di fuori del sistema pubblico locale e fuori regione, tanto è vero che abbiamo una mobilità passiva molto elevata, che ci costa più di 200 milioni. Chi invece non può cerca scorciatoie, nella maggior parte dei casi sbagliate, come i pronto soccorso. Il rischio è che la
sanità non sia per tutti uguale e che nel pubblico rimangano solo i debiti”.
“Mi pare che la discussione su questo tema – ha concluso l’assessore alla Sanità Antonio Saitta – si attesti intorno a due grandi blocchi, quello dei progressisti e quello dei conservatori, di chi si occupa della sostenibilità del sistema sanitario dei prossimi anni e di chi no. Noi ci siamo assunti la responsabilità di guardare al futuro rimodulando l’offerta sanitaria in funzione del cambiamento della domanda e siamo così usciti dal piano di rientro. Se possiamo ultimare l’ospedale di Verduno, se possiamo dire che completeremo Valle Belbo, se possiamo avere una maggiore autonomia è perché siamo usciti dal piano di rientro, anche grazie alla delibera che si vuole sottoporre a referendum, ed è un merito che noi ci assumiamo”.
(foto: il Torinese)
“Sono 165 mila i pendolari piemontesi che ogni giorno prendono il treno per spostarsi per ragioni di lavoro o di studio. Dal 2011 si è assistito a un calo di circa il 9,5%, una diretta conseguenza dei tagli al servizio ferroviario regionale che dal 2010 ad oggi hanno portato alla soppressione di intere linee con un taglio complessivo del servizio pari all’8,4%.
Piemonte e Valle d’Aosta; Paolo Milanesio, staff Assessorato regionale ai Trasporti; Giovanni Currado, amministratore delegato di
Monferrato si poteva andare a Vercelli in 18 minuti, con diversi collegamenti diretti al giorno, e si poteva andare a Mortara in 25 minuti, anche qui con diversi collegamenti attraverso una linea diretta. Oggi ci vogliono fino a due ore in entrambe le direttrici perché costretti a cambi. In alternativa ci sono i pullman, comunque più lenti del servizio treni che esisteva fino a pochi anni fa. A gennaio scorso la Camera dei Deputati ha inoltre approvato in prima lettura il progetto di Legge per l’istituzione di ferrovie turistiche e definisce un primo elenco di tratte ferroviarie da valorizzare. S”i tratta di percorsi costruiti tra la fine dell’ottocento e i primi del novecento che, oltre ad attraversare luoghi ricchi di fascino e di storia, conservano, quasi intatti, importanti elementi di archeologia industriale e ferroviaria, ponti e gallerie ancora in eccellenti condizioni statiche, stazioni e magazzini dall’inconfondibile stile ferroviario italiano: infrastrutture che, in un modo o nell’altro, hanno fatto la storia del nostro Paese e che vanno assolutamente tutelati. Tra queste la ferrovia Ceva-Ormea in Piemonte” sostiene Legambiente.
Il verdetto dell’Arpa – Agenzia regionale per l’Ambiente conferma che l’aria attorno al campo nomadi di via Germagnano è inquinata da sostanze tossiche
L’arrivo della primavera si porta via (temporaneamente) l’incubo dello smog. Ma il problema si ripresenterà , puntuale, in autunno
Valmaggia. All’incontro la Regione si è confrontata con i comuni sullo strumento del ‘semaforo’ antismog, che “si è rivelato molto utile: il meccanismo di misurazione e proiezione approntato dall’Arpa regionale ha funzionato e – ha sottolineato Valmaggia- il prossimo passaggio sarà adottare una strategia di intervento comune a tutti gli attori coinvolti, in modo da fornire delle riposte univoche ed omogenee sui territori interessati”. Entro fine maggio sarà avviato un tavolo per aggiornare il protocollo, in base ai dati forniti dall’Arpa, tenendo conto delle esigenze emerse nel confronto. “Una procedura che intendiamo seguire anche con le altre province”, ha concluso l’assessore
Le spese correnti ammontano a 1.168 milioni di euro (nel 2016 1.198). Le entrate tributarie risultano pari a 826 milioni di euro (276 milioni arrivano dal gettito per Imu, 207 milioni dalla Tari, 179 milioni dal Fondo di solidarietà, 104 milioni di euro dall’addizionale Irpef, 7 milioni dall’imposta di soggiorno e 53 milioni da altre imposte e tributi), quelle extratributarie corrispondono a 314 milioni di euro e si riferiscono alla vendita di beni e servizi (canoni e concessioni, fitti attivi, ristorazione scolastica) che portano nelle casse municipali 153 milioni di euro, alle multe per violazione al codice della strada e ad altre sanzioni (113 milioni di euro), ai redditi da capitale (22 milioni di euro), agli interessi attivi (6 milioni di euro) e ad altri redditi (20 milioni di euro). I trasferimenti da Stato, Regione e altri enti ammontano a una cifra pari a 136 milioni di euro. Le entrate risultano dunque invariate rispetto al 2016 e si attestano a 1.276 milioni di euro .
contenere la spesa, che ha riguardato il finanziamento per le agevolazioni Tari concesse secondo le fasce Isee, pari a complessivi 5 milioni di euro”, ed è impegno della Giunta individuare le risorse necessarie a ripristinare in tutto o in parte questo fondo, entro i tempi previsti dal regolamento.
ordinarie. Nel 2017 saranno 37 i milioni di euro disponibili per i lavori in scuole, cura del verde, ripristino delle pavimentazioni stradali e di altri spazi pubblici. Di questi ben 12 milioni di euro saranno destinati alle manutenzioni ordinarie , invertendo nettamente così un trend che aveva toccato il punto minimo nel 2016 con soli 5 milioni di euro messi a bilancio.
Crisi ormai alle spalle per le imprese piemontesi? Ma dove? Migliora il clima di fiducia con gli indicatori di produzione, ordini ed export sono in crescita di oltre 15 punti percentuali, è vero, almeno secondo i dati di Confindustria.
di 380 aziende associate.Buone notizie per l’occupazione con la cassa integrazione che scende a livelli precrisi e nuove assunzioni. Gli investimenti, nonostante i volumi bassi, hanno percentuali vicine alle fasi di crescita. Le indicazioni più favorevoli provengono dal settore chimico e dall’alimentare oltre a comparti come la gioielleria e i giocattoli. Segnali positivi anche per tessile, gomma plastica e metalmeccanica, mentre sono in crisi edilizia e impiantistica. Segno più anche il settore dei servizi.
Cresce l’allerta anche a Torino e nelle principali città italiane dopo l’attentato a Londra .
impegnati senza sosta sul fronte antiterrorismo per individuare ogni fonte di possibile rischio e pericolo”. Il ministero intende “tenere alto il livello di attenzione, intensificando le misure di vigilanza e di sicurezza a protezione degli obiettivi ritenuti più a rischio”. Secondo il ministro “L’unico modo per contrastare l’imprevedibilità è
Il conto economico e il profilo di rischio delle piccole e medie imprese piemontesi sta migliorando:
Ci vorrà ancora un mese per conoscere le sorti della maggioranza regionale. E’ infatti stata aggiornata al 19 aprile la parte del procedimento amministrativo, davanti al Tar del Piemonte, relativa alla vicenda delle false firme 