Una delle costanti che, da sempre, ha caratterizzato le varie consultazioni elettorali e’ stata la cosiddetta presenza dei cattolici nelle varie liste. Un tema che negli anni e’ stato oggetto di polemiche, di confronto e di dibattito. Certo, le varie stagioni storiche che si sono susseguite hanno segnato in modo diverso la declinazione di questo tema. Dalla presenza massiccia nella Democrazia Cristiana alla stagione breve, ma intensa del Partito Popolare Italiano; dalla confluenza significativa nei partiti del centro destra nel post tangentopoli e in misura minore nell’Ulivo al profondo – e forse irreversibile – pluralismo che caratterizza l’attuale stagione politica. Ora, e’ persin ovvio ricordare che la stagione dell’unità
politica dei cattolici e’ finita da un pezzo e sarebbe del tutto anacronistico riproporla. È altresì vero, però, che la cultura del cattolicesimo democratico e del cattolicesimo sociale difficilmente può scomparire all’interno dei vari “partiti personali” e “del capo” che costellano la geografia politica contemporanea. O meglio, questo è l’auspicio e la speranza per non smantellare un presidio culturale e un patrimonio ideale che ha accompagnato tutte le fasi della democrazia italiana nei suoi vari passaggi. Più o meno decisivi nella non breve storia repubblicana. Ma questa presenza politica e culturale, quella dei cattolici democratici e popolari appunto, non può ridursi a giocare un ruolo puramente ornamentale e non potrà non farsi sentire. Senza alcuna deriva clericale o confessionale ma anche senza limitarsi a diventare un mero suppellettile nei futuri assetti politici e parlamentari. Anche nella stagione dei partiti personali dove i capi partito pianificano le candidature e la composizione delle liste, credo sia altrettanto importante evitare la definiva polverizzazione di una tradizione che, con altre ovviamente, continua ad essere costitutiva per la salvaguardia stessa della nostra democrazia. Lo stesso cardinal Bassetti, Presidente della Cei, lo ha evidenziato con chiarezza nel suo ultimo intervento di fronte ai vescovi italiani quando ha invitato i politici in campagna elettorale alla “sobrietà’, nelle parole e nei comportamenti” evidenziando “che non si può comunque scordare quanto rimanga immorale lanciare promesse che già si sa di non riuscire a mantenere”. Un appello, dunque, non all’unità politica dei cattolici ma, al contrario, a far sì che i cattolici in politica siano all’altezza della situazione in qualsiasi partito o schieramento siano impegnati.
Giorgio Merlo
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COMUNICAZIONE
In vista delle prossime elezioni politiche il quotidiano “il Torinese” pubblica gratuitamente in questo spazio interventi, comunicati e notizie inviatici da candidati, segreterie o esponenti politici di tutti i movimenti e partiti. Scrivere a: edizionibest@libero.it

generale dell’Asl TO 4, che già in più occasioni è stata protagonista sulle cronache quotidiane per aggressioni e violenze contro il personale. Ma nonostante le continue denunce anche da parte delle forze sindacali, ad oggi nulla è cambiato. E’ ora di passare dalle parole ai fatti e di mettere in atto, in tempi rapidi, misure di sicurezza che tutelino il personale sanitario, già costretto a turni di lavoro estenuanti per il sovraccarico di lavoro e per la grave carenza di personale che affligge il comparto sanitario. La sicurezza sul posto di lavoro è fondamentale: deve essere garantita. Non è ammissibile lavorare nel timore di essere aggrediti.
Osvaldo Napoli, capogruppo di Forza Italia al Comune commenta le parole dell’esponente di M5S Marco Chessa:
assecondata dal sindaco rischia di essere un pannicello caldo. Alla giunta Appendino serve oggi un’inversione a U, abbandonando lo spirito di autosufficienza per fare un bagno di umiltà e soprattutto per riconnettersi con le esigenze della società torinese. Se il M5s pensa di affrontare la crisi di rappresentanza con un rimpasto di giunta tutto interno al mondo grillino allora non ha compreso l’intensità e la profondità di quello che sta accadendo in città. A Torino serve una giunta civica in cui si ritrovino tutte le energie migliori della società. È la sollecitazione che rivolgo al sindaco da alcun mesi, e non per partigianeria ma per la semplice ragione che un’iniezione di buon senso serve a Torino e alla credibilità della politica.



“Rappresentiamo tutti i territori e tanta sostanza che deve dare garanzia agli elettori, rappresentiamo la determinazione, la passione, la volontà e i valori
“Si consenta ai privati di sperimentare la produzione”
proposito Saitta ha riferito che i pazienti nel 2016 in Piemonte sono stati 239 per 483 prescrizioni, 187 effettuate da medici di medicina generale e 286 da medici specialisti. La spesa totale è stata di 93.249 euro. Inoltre ha informato che a giorni dovrebbero pervenire i dati relativi al 2017. Il Ministero ha domandato alle Regioni una stima del fabbisogno e il 25 gennaio il Laboratorio di Firenze ha chiesto di inviare gli ordini commerciali da parte delle ASL; la Regione Piemonte ha invitato le ASL a provvedere a entrambe le richieste.Infine, un futuro decreto del Governo dovrebbe indicare i criteri e le modalità per la produzione da parte dei privati, e a ciò seguirà un avviso pubblico per raccogliere tutte le proposte. “I dati ci dicono chiaramente che, a fronte di un aumento del fabbisogno, vi è l’incapacità di soddisfare la domanda. Per questo credo che sia giunto il momento di attuare pienamente la legge piemontese, che consente ad altri soggetti di partecipare alla produzione e alla ricerca” – dichiara il Segretario di Sinistra Italiana Grimaldi. – “È una delle leggi regionali più avanzate in Italia, ma naturalmente serve l’autorizzazione dei ministeri competenti ad avviare queste ricerche e sperimentazioni. Chiediamo al Governo di non attendere ancora nelle autorizzazioni, perché in tante e tanti attendono di vedere rispettato il proprio diritto alla cura”.