Il Giappone all’ombra della Mole

A Torino la “tre giorni” del “Torino Matsuri 2026”, il Festival dedicato alla scoperta e alla diffusione della Cultura nipponica

Da venerdì 3 a domenica 5 luglio

Dal tradizionale “Chanoyou” o “Chadō” pubblico (millenaria e solenne cerimonia del tè, tra le arti tradizionali più note del “Buddismo Zen”) alla pratica dimostrazione della “pittura a inchiostro sumi-e” o dell’ “acquerello suisaiga” fino al coinvolgente worksop dedicato ai tradizionali “tamburi taiko” suonati dal celebre Gruppo italiano- di studio e spettacolo – dei “Munedaiko” (riconosciuto ufficialmente come collaboratore culturale dell’“Ambasciata del Giappone in Italia”): sarà un viaggio estremamente curioso e ben articolato quello proposto dal “Torino Matsuri 2026”, Festival interamente incentrato sulla scoperta e divulgazione della “Cultura giapponese”, organizzato dall’Associazione Culturale “Yoshin Ryu” all’“Impianto Crescenzio” (affiliato Arci Torino), in lungo Dora Colletta 53, a Vanchiglietta.

Giunto ormai alla sua undicesima edizione, l’evento è in programma per tre giorni a Torino, da venerdì 3 a domenica 5 luglio, in occasione della festa tradizionale del “Tanabata”, nota come la “Festa delle stelle innamorate”, che si celebra in Giappone il 7 luglio, traendo origine da una “romantica” leggenda cinese. Leggenda che vede protagonisti  i due amanti Orihime (la “stella Vega”) e Hikoboshi (la “stella Altair”), separati dalla “Via Lattea” e condannati a incontrarsi una sola notte all’anno. Per l’occasione, le strade e le case si riempiono di colore grazie ai “tanzaku”, piccoli foglietti colorati su cui le persone scrivono i propri desideri e preghiere d’amore, per poi appenderli a rami di bambù. Una festa che unisce, così, il fascino del cosmo a una profonda e suggestiva tradizione popolare. E che, in quest’edizione del Festival, in “salsa torinese”, vuole però aprirsi ai ritmi e alle immagini dell’attualità. Sottolinea, infatti, Giada Turtoro, vicepresidente dell’Associazione Culturale “Yoshin Ryu”: “Il Festival continua a crescere, consolidando una formula che affianca i nostri appuntamenti più amati ad alcune novitàQuest’anno, infatti, accanto alla solennità dei laboratori tradizionali e dei tamburi ‘taiko’, siamo felici di aprire le porte alla vivacità dei ‘cosplay’ e del mondo ‘gaming’. È questa contaminazione tra la sacralità del passato e l’energia del presente a rendere l’evento un punto di riferimento unico nel panorama culturale.

Cosa aspettarsi, dunque, dall’undicesima edizione dell’evento? “Un’immersione totale tra le ‘suggestioni millenarie’ e le vibranti ‘tendenze pop’ del Paese del Sol Levante. Questo Festival si propone come un ‘ponte culturale’, offrendo un programma fitto e articolato che si sviluppa rivolgendosi ad appassionati, ma anche a famiglie e curiosi di tutte le età”.

Nel fine settimana di sabato 4 e domenica 5 luglio i cancelli rimarranno aperti dalle 10 alle 23,30, con una ricca costellazione di workshop tematici legati alla tradizione: dalla precisione della “calligrafia shodō” all’armonia botanica dell’“ikebana” e all’arte preziosa dell’“origami”. I visitatori potranno inoltre approcciare la “lingua giapponese”, scoprire i segreti della vestizione dello “yukata” (il tipico kimono estivo), apprendere le tecniche del “disegno manga” e creare i celebri pupazzi “amigurumi” ad uncinetto. Non mancheranno dibattiti e incontri culturali. Da segnalare, in particolare il tema della “sicurezza personale femminile” affrontata con il metodo “Sicuramente Donna”, accanto alla “presentazione di romanzi” dedicati al Giappone firmati da autrici emergenti e proposti da Denise Paradiso, nonché un nostalgico viaggio nel “mondo dei videogiochi” con un “focus” sui trentacinque anni di “Street Fighter”, guidato dall’esperto Mike Arcade.

Grandi protagoniste delle serate la “proposta gastronomica” (a partire dalla cena di venerdì 3 luglio a base di “ramen” – spaghetti di frumento serviti in brodo di carne o pesce – preparata dallo chef Carlo “Ojisan” Mele) e l’“intrattenimento”, dal “cinema” alla “musica dal vivo” con la travolgente energia, in particolare, de “I Cavalieri di Zara”“cartoon tribute band” che farà ballare il pubblico con le “sigle animate” più amate dagli anni ’80 al 2000. La giornata di domenica 5 luglio sarà invece scandita dal “ritmo ancestrale” del Giappone: nel pomeriggio si terrà l’atteso workshop di “tamburi tradizionali taiko” con i celebri “Munedaiko”, mentre la serata vedrà alternarsi sul palco una suggestiva performance di “teatro marziale” e il potente concerto finale dello stesso gruppo di percussionisti. Per finire, gli appassionati di motori potranno ammirare da vicino un’esposizione di veicoli storici e moderni a cura di “Mazda” e “Toyota”, mentre l’area “gaming” intratterrà il pubblico con “tornei di carte collezionabili” e sfide ai giochi di strategia orientali come lo “shogi” e il “go”. Il sipario calerà sull’immancabile e colorata “gara cosplay”, moderata dallo staff di “Nerd Chop Express”, Denise Paradiso e Mike Arcade, che premieranno i “migliori costumi” ispirati a “fumetti”, “anime” e “videogiochi”. Tributo completo al mondo magico del più contemporaneo “Paese del Sol Levante”. Per ulteriori info: tel. 375/5802205 o www.yoshinryu.com

Gianni Milani

Nelle foto: “Tamburi taiko” – Munedaiko; “Chanoy pubblico”; Pittura “Sumi-e”

Siccità, Confagricoltura: “servono invasi, reti irrigue e una strategia”

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Allasia: “L’acqua è la prima infrastruttura dell’agricoltura. Senza investimenti rischiano coltivazioni, allevamenti e competitività delle imprese”

I livelli dei corsi d’acqua piemontesi e il progressivo peggioramento delle condizioni idriche registrato nelle ultime settimane riportano al centro una questione che l’agricoltura conosce bene da anni: la disponibilità di acqua non può più essere considerata un fattore scontato.

Le segnalazioni provenienti dal territorio evidenziano una situazione che richiede attenzione. Il Tanaro, principale affluente piemontese del Po, presenta portate fortemente inferiori alla norma e anche il Po, nel tratto torinese, registra valori particolarmente bassi per il periodo. Nel complesso, dall’inizio dell’anno le precipitazioni in Piemonte risultano inferiori di circa il 10% rispetto alla media storica, dopo un mese di maggio particolarmente asciutto e caratterizzato da temperature elevate.

Per Confagricoltura Piemonte questi segnali confermano la necessità di accelerare gli investimenti sulle infrastrutture idriche. “Il cambiamento climatico – dichiara il presidente di Confagricoltura Piemonte, Enrico Allasia – non è più una prospettiva ma una realtà con la quale le imprese agricole devono confrontarsi ogni giorno. Alterniamo periodi di precipitazioni intense a lunghi intervalli siccitosi. Per questo occorre trattenere l’acqua quando è disponibile e renderla utilizzabile nei momenti di necessità”.

Secondo Confagricoltura Piemonte la priorità è realizzare nuovi invasi e completare con sollecitudine quelli già programmati, potenziare la capacità di accumulo diffusa sul territorio e proseguire nella modernizzazione della rete irrigua, riducendo le perdite e aumentando l’efficienza nella distribuzione della risorsa.

“L’acqua è la prima infrastruttura dell’agricoltura. Senza acqua – prosegue Allasia – non ci sono raccolti, non ci sono foraggi e vengono messe a rischio intere filiere produttive, a partire da quelle zootecniche che rappresentano una componente fondamentale dell’agroalimentare piemontese”. La disponibilità idrica riguarda infatti non soltanto le colture irrigue, ma anche la produzione di mais, prati e foraggi destinati all’alimentazione animale, con effetti che possono estendersi all’intera filiera lattiero-casearia e alle produzioni di carne.

Confagricoltura Piemonte sottolinea inoltre come gli investimenti in infrastrutture idriche debbano essere considerati opere strategiche per lo sviluppo regionale, al pari delle grandi infrastrutture di trasporto e logistica. “Non possiamo affrontare ogni estate come un’emergenza. Servono programmazione, visione e investimenti. Il Piemonte dispone di competenze tecniche, consorzi irrigui efficienti e professionalità di alto livello. Occorre mettere a sistema queste risorse e realizzare le opere necessarie per garantire acqua all’agricoltura, all’ambiente e alle comunità locali. La sicurezza idrica – conclude Allasia – sarà una delle condizioni fondamentali della competitività agricola dei prossimi decenni”.

Ecco la Sindone Visio Tattile

Giovedì 25 giugno, alle 10.30, presso la chiesa del Santissimo Sudario, in via Piave 14, verrà presentata ufficialmente la “Sindone visio-tattile”

Verrà presentata ufficialmente, giovedì 25 giugno prossimo, alle 10.30, presso la chiesa del Santissimo Sudario, in via Piave 14, a Torino, la “Sindone visio-tattile”, frutto di un lungo percorso di ricerca interdisciplinare e dell’impiego delle più avanzate tecnologie di elaborazione tridimensionale. La Sindone visio-tattile consente di percepire, in modo nuovo e coinvolgente, i segni i pressi sul Sacro Lino, offrendo una lettura inedita della sofferenza dell’uomo della Sindone. Leggera, trasportabile e concepita per favorire l’accessibilità delle persone con disabilità visiva, l’opera propone al tempo stesso un’esperienza sensoriale conoscitiva capace di coinvolgere ogni spettatore. Il progetto è promosso dalla Fondazione Centro Studi Carlo Alberto e realizzato dalla Direzione Scientifica del Museo della Sindone; simfomda su un ricco patrimonio di studi scientifici, integrati con le più recenti acquisizioni tecnologiche e metodologiche. È stata realizzata da Nello Balossino, che è riuscito a mettere in evidenza, attraverso le colorazioni, le ferite che si possono toccare. Verranno annunciate alcune tappe del viaggio della riproduzione, che partirà da Bardonecchia e proseguirà nella sede un’associazione di non vedenti.

Intervengono Giorgio Gagna, presidente della Fondazione Centro Studi Carlo Alberto ETS, Massimo Borghesi, presidente della Confraternita del Santissimo Sudario, Nello Balossino, direttore scientifico del Museo della Sindone, Mauro Rubat Ors, presidente Cultores Sindonis, Vittorino Biglia, presidente UICI Torino, Ornella Valle, vicepresidente APRI ETS APS, e Marco Andriano, content creator digitale con disabilità visiva.

Mara Martellotta

Blackout a Torino, altri blocchi di corrente: il caso arriva in Consiglio comunale

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Continuano a creare disagi i blackout che nelle ultime settimane hanno interessato diversi quartieri della città. Le interruzioni dell’energia elettrica, registrate a più riprese in varie zone del capoluogo, ancora ieri ad esempio in zona Millefonti e in Crocetta, hanno provocato problemi a residenti, negozi, uffici e attività produttive, soprattutto nelle giornate caratterizzate da temperature particolarmente elevate.

Secondo le valutazioni tecniche emerse in questi giorni, all’origine dei guasti vi sarebbe una combinazione di fattori: l’ondata di calore che sta interessando il territorio, il forte utilizzo degli impianti di climatizzazione e il conseguente aumento del fabbisogno energetico. Una situazione che avrebbe messo a dura prova alcuni tratti della rete di distribuzione, causando guasti e interruzioni del servizio.

L’emergenza è approdata ieri anche nell’aula del Consiglio comunale di Torino. Oltre al clima si è fatto infuocato anche il dibattito.  Nel corso della seduta, maggioranza e opposizioni si sono confrontate sulle cause dei disservizi e sulle possibili soluzioni per evitare che episodi analoghi si ripetano durante l’estate.

L’assessora alla Transizione ecologica, Chiara Foglietta, ha illustrato le interlocuzioni avviate con il gestore della rete e gli interventi programmati per rafforzare il sistema elettrico cittadino. Nel dibattito è stato inoltre richiamato il piano di investimenti destinato all’ammodernamento delle infrastrutture energetiche torinesi nei prossimi anni.

Dai banchi dell’opposizione sono però arrivate critiche alla gestione della situazione e richieste di interventi più rapidi. I consiglieri di minoranza hanno evidenziato i disagi subiti da cittadini e commercianti, sottolineando la necessità di garantire una rete più affidabile in presenza di eventi climatici estremi che, secondo gli esperti, potrebbero diventare sempre più frequenti.

IL DIBATTITO

Nella sua replica, la capogruppo di Forza Italia  Federica Scanderebech ha insistito sul fatto che i blackout continuano a verificarsi e la città a subire disservizi e disagi. Per   Scanderebech non siamo più di fronte ad episodi sporadici, a coincidenze o a un’emergenza temporanea edè inaccettabile che cittadini, famiglie e attività commerciali ed economiche siano lasciate per ore senza energia elettrica. Se la causa è l’obsolescenza della rete, significa che Torino sta pagando il prezzo di investimenti insufficienti da parte di Ireti.

Inoltre, i blackout sembrano riguardare soprattutto la città e non colpiscono con la stessa frequenza i Comuni della prima cintura e, per questo dobbiamo interrogarci su una possibile fragilità strutturale specifica della rete cittadina e su interventi insufficienti ad evitare che Torino si trovi in questa situazione. Per questo, la consigliera chiedeinvestimenti immediati sulla rete, che venga reso pubblico un cronoprogramma degli interventi, che vengano verificati e risarciti tutti i danni subiti dai cittadini e dalle attività economiche.

Dopo la replica di Scanderebech, si è aperto il dibattito in Sala Rossa, che ha visto intervenire numerosi consiglieri di maggioranza e di opposizione.

Mancano le scuse di Iren e Ireti nei confronti di cittadini e commercianti danneggiati – ha detto Giuseppe Catizone (Lega) – che ha poi affermato di non aver capito quale sia il ruolo della Città di Torino nella vicenda e ha proposto una mozione per promuovere l’autosufficienza energetica degli immobili, utilizzando la leva degli oneri di urbanizzazione. Iren e Ireti, che hanno registrato utili record negli ultimi anni, devono investire di più sulle infrastrutture – ha concluso.

Enzo Liardo (Fratelli d’Italia) ha denunciato la mancanza di una visione per il futuro di Torino oltre alle promesse disattese dal sindaco Lorusso, che – ha sostenuto il consigliere – aveva annunciato nelle sue linee programmatiche la rigenerazione della città e sottolineato la necessità di realizzare infrastrutture elettriche adeguate. Liardo ha quindi auspicato che l’Amministrazione di occupi presto e con la necessaria attenzione delle reti elettriche della città.

La rete elettrica a Torino non funziona e va ricostruita – ha detto Pino Iannò (Torino Libero Pensiero) – chiedendo che le società, partecipate dalla Città, investano gli utili, senza limitarsi a intervenire nelle emergenze, evitando di lasciare quartieri interi senza corrente per diverse ore, con gravi disagi per anziani, persone con disabilità e piccoli commercianti. Il sindaco – ha concluso – è completamente assente e non sappiamo quanto Comune di Torino e Iren intendano investire per risolvere problemi infrastrutturali.

Quando i blackout continuano a ripetersi non si tratta di incidenti, ma di un evidente fallimento – ha affermato Domenico Garcea (Forza Italia) – lamentando che la Città non riesca a garantire servizi essenziali, come la corrente elettrica, nonostante i ripetuti allarmi e disagi di residenti e commercianti. Vogliamo risposte – ha detto Garcea – per capire come mai Torino continui a rimanere al buio, nonostante milioni di investimenti fatti dopo i blackout dello scorso anno e bollette sempre più care.

Già a giugno el 2025 si era verificata una situazione analoga, definita allora “intollerabile” dal sindaco – ha ricordato Andrea Russi (M5S) – denunciando come la situazione sia ancora peggiorata. La città è allo sbando, la situazione è indegna per Torino – ha detto – chiedendo ristori per cittadini e commercianti, anche quando i blackout sono inferiori alle otto ore, e che la Città pretenda più investimenti a Iren. Servono un Piano per l’estate e ristori rapidi – ha concluso.

Claudio Cerrato (PD) ha ringraziato la Giunta per la partecipazione al dibattito in aula e ha ribadito che nessuno ha mai accusato la cittadinanza per i blackout. La Città ha un piano di medio-lungo periodo per ridurre l’utilizzo di energia elettrica e avere una città sempre più efficiente – ha dichiarato – sottolineando però l’esistenza di un problema di infrastrutture e che Iren, azienda privata e quotata in borsa, deve comunque fare di più.

La questione è chiara, secondo Silvio Viale (+Europa, Radicali Italiani), che ha annunciato che gli episodi si ripeteranno: il sovraccarico è inevitabile – ha detto – ricordando che i blackout non riguardano solo Torino. Per Viale la rete torinese non è peggiore di altre, ma è necessario imparare a gestire i consumi energetici.

Il tema è serio sia per quanto riguarda i disservizi, sia per quanto riguarda i cambiamenti climatici e le mutate esigenze della cittadinanza – ha rimarcato Emanuele Busconi (Sinistra Ecologista) – sottolineando la necessità di indagare sulle cause, oltre che sulla resilienza della rete elettrica, e che l’Amministrazione è riuscita a ottenere importanti investimenti da parte di Iren.

Nel 2025 la Città Metropolitana di Torino ha investito 83 milioni di euro in Iren e la Città di Torino ha incassato decine di milioni di euro di dividendi da Iren negli ultimi anni: dobbiamo chiedere più investimenti! Sono pochi 500 milioni di euro di investimenti, a fronte di 6,5 miliardi di euro di ricavi all’anno della società – ha sostenuto Fabrizio Ricca (Lega).

Gli ingenti investimenti da parte di Ireti sono frutto della forte pressione politica della Città, ma si tratta di interventi di medio-lungo periodo – ha ribadito Anna Borasi (PD) – sottolineando che sono però in fase di avvio sistemi predittivi per ridurre i tempi di blackout e ringraziando Ireti per il lavoro di sistema e l’assessora Foglietta per il lavoro di monitoraggio e vigilanza.

Rispetto a un anno fa non è cambiato nulla. Conosciamo da tempo le criticità e i cittadini si aspettano ora risposte efficaci – ha dichiarato Pierlucio Firrao (Torino Bellissima) – annunciando che il suo Gruppo sta studiando una proposta innovativa per risolvere il problema e dare soluzioni differenti, innovative.

Il Piemonte rispetto ad altre Regioni italiane, si colloca in una situazione favorevole per quanto riguarda le interruzioni di energia elettrica – ha affermato Simone Fissolo (Moderati). Tuttavia, Torino non è preparata culturalmente al grande caldo estivo: storicamente è preparata alla neve – ha sostenuto – evidenziando però come siano già cambiate molte cose e che la Città sta intervenendo con squadre di emergenza, che vanno valorizzate.

Caterina Greco (PD) ha evidenziato che Iren è una società per azioni quotata in borsa e deve dare dividendi e realizzare utili e che manca una politica energetica nazionale adeguata. Non facciamo propaganda – ha detto.

I blackout sono il sintomo di una situazione estremamente grave, che riguarda la capacità energetica di Torino – ha denunciato Pietro Abbruzzese (Torino Bellissima), sostenendo che cinquecento milioni di investimento sono una cifra modesta.

Occorre maggiore ragionevolezza nell’affrontare tematiche così complesse, secondo Tony Ledda (PD). Stiamo intervenendo in maniera decisiva sulla rete elettrica, sui trasporti e sulla viabilità per affrontare non solo i problemi attuali, ma anche quelli del futuro – ha affermato – ribadendo che Iren farà altri importanti investimenti e che bisogna riflettere sul cambiamento climatico.

I blackout ci sono ovunque in Italia e l’azienda interviene prontamente e continuamente in caso di emergenza – ha ribadito Pierino Crema (PD) – invitando a ragionare sulle tipologie di investimenti che vengono programmati. La strada intrapresa è quella giusta – ha concluso.

Il tema è serio e complesso e riguarda vita quotidiana e servizi della città – ha evidenziato Amalia Santiangeli (PD) – e va quindi affrontato con equilibrio, senza sottovalutare i disagi e ragionando sul lungo periodo su manutenzione e investimenti, come stanno facendo la Città di Torino e Iren per avere una città più moderna ed elettrificata. La risposta è continuare sulla strada degli investimenti in infrastrutture e manutenzione – ha detto.

Conclusione di dibattito per l’assessora Chiara Foglietta che, nel ringraziare per gli interventi, a fronte di una Sala Rossa poco affollata dai consiglieri di opposizione, ha proposto la convocazione di una commissione apposita, anche con i vertici di Iren e Ireti, con l’auspicio che la minoranza, per l’occasione, sappia presentare richieste precise e puntuali sul tema.

Comic Live Show. Sarà un luglio all’insegna della comicità

Nella corte del Palazzo Comunale di Chieri

Dopo il successo della prima edizione, torna per il secondo anno consecutivo il Chieri Comic Live Show, la rassegna di comicità e standup comedy organizzata dalla compagnia Santibriganti Teatro. Quest’anno l’iniziativa sarà tutta al femminile, e trasformerà le sere di luglio in un concentrato di ironia e rosate travolgenti. La cornice sarà ancora una volta la splendida e suggestiva atmosfera del Cortile del Palazzo Comunale di Chieri, un palco animato grazie al contributo dell’Amministrazione Comunale. Si tratterà di quattro appuntamenti unici con quattro straordinarie artiste che, armate di microfono e tagliente ironia, smonteranno stereotipi, racconteranno paradossi quotidiani e risponderanno alle grandi domande della vita, dalla filosofia al tabù, dagli shock culturali alle sfide della mezza età, fino alla comicità che abbatte le barriere. Quest’anno, a Chieri, ce n’è davvero per tutti i gusti. L’iniziativa è curata da Santibriganti Teatro e realizzata con il sostegno, il contributo economico  eil patrocinio della Città di Chieri.

Lunedi 6 luglio, alle 21.30, andrà in scena “A night with” di e con Annagaia Marchioro. Si tratterà di una serata dove tutto può accadere, dove i massimi sistemi possono in incontrare le giornate del ciclo o della creaturina che la notte ugola come la Pausini. Si parlerà di tutto e di niente, un po’ come la vita, e si riderà tanto.

La seconda serata sarà venerdì 17 luglio, alle 21.30, con “New girl in town. Le disavventure di un’inglese in Italia”, di e con Hannah Croft. Comica inglese trasferita in Italia, la Croft porta sul palco la sua prima ora di standup comedy in italiano. Trasforma in risate ogni scontro culturale, mentre si chiede “Sono straniera o semplicemente strana?”, “Cosa c’è di più sexy di un codice fiscale?”, “Posso ancora dirmi inglese se parcheggio sul marciapiede?”.

Lunedì 20 luglio, alle 21.30, andranno in scena i “Diari del bastone bianco”, dall’omonimo libro di Daisy Icardi, per la regia di Carla Carucci. “Non mi sono mai fatta tante risate come da quando mi aggiro per il mondo con il bastone bianco, osservando, con quel poco di vista che mi resta, il mondo dei normodotati, che non sempre fanno la cosa giusta, ma nella maggior parte dei casi ci provano. Anche loro incentivano e sbagliano, talvolta con i piedi, più spesso con le parole, ma non fa niente…loro sono normali, e non c’è più niente di normale che sbagliare”.

Ultimo appuntamento martedì 28 luglio, alle 21.30, con “La ragazza con la lavastoviglie di perla” di e con Giulia Pont, per la regia di Carla Carucci. Giulia racconta con ironia e divertimento l’età adulta di chi si sente sempre fuoriluogo e fuoritempo. Tra corsi di danza in mezzo alle teenager,bravi ragazzi che arrivano dopo troppi uomini-carciofo, attraversa con sarcasmo le piccole rivelazioni della vita adulta, e ridimensiona le aspettative: mentre Jennifer Lopez, mito dell’adolescenza, è felice su uno yacht, tu puoi sentirti realizzata davanti alla tua lavastoviglie. Attrice e autrice comica torinese , ha partecipato a molti festival di teatro ed è stata premiata al Festival di “Monologhi 1” di Firenze e al Premio del Pubblico del Faenza Cabaret. Rappresenta, il suo, un gradito ritorno al Chieri Comic Live Show dopo il successo dello scorso anno.

Biglietti online: 7 euro su ticket.it e santibriganti.it – in cassa: 10 euro intero e ridotto 8 euro. Gratuito per persone con disabilità e accompagnatore. Apertura della cassa un’ora prima dello spettacolo. In caso di pioggia, gli spettacoli si terranno presso il cine-auditorium “Leo Chiosso”.

Info: 011645740 – da lunedì al giovedì dalle 11 alle 17 – www.santibriganti.it

Corte del Palazzo Comunale – via Palazzo di Città 10, Chieri (TO)

Mara Martellotta

Nasce “Ovum Regale”: quando l’alta pasticceria incontra la meccanica di precisione

Firmato dagli chef Ugo Alciati ed Emmanuele Guido per il brand Tartufo Regale, il nuovo dessert scardina i cliché della frutta realistica grazie a un’innovativa tecnica di calco da uova fresche e a un ripieno iconico che celebra il gusto della tradizione piemontese

di Alessandro Sartore

Nel panorama contemporaneo della pasticceria da ristorazione, dove la tendenza del trompe-l’œil e dei frutti realistici domina spesso i social e le carte dei dessert, c’è chi ha scelto di fare il percorso inverso. Non imitare la natura standardizzandola attraverso stampi industriali, ma clonare l’imperfezione perfetta della natura stessa.

È questa la filosofia alla base di Ovum Regale, il primo dessert firmato Tartufo Regale – brand che fa capo alla holding agroalimentare GLP (Gruppo TCN), a cui appartengono storici marchi come Galup e Streglio -. Presentato ufficialmente a Torino presso il Flagship Store Galup di Via Andrea Doria, il dolce è il frutto della sinergia tra la visione imprenditoriale di Giuseppe Bernocco, Sebastiano Astegiano e il tristellato Ugo Alciati, affiancato dallo chef Emmanuele Guido.

Oltre la tendenza: l’ingegnerizzazione del guscio

A prima vista si presenta come un perfetto uovo di gallina. Eppure, dietro questa apparente semplicità, si cela un progetto di alta ingegneria alimentare. Per realizzarlo è stata fondamentale la contaminazione con il know-how del Gruppo TCN, specializzato in meccanica di precisione.

Ovum Regale non è soltanto un dessert, ma una vera e propria esperienza gastronomica”, ha spiegato lo chef Emmanuele Guido. “La sua realizzazione segue un processo produttivo diametralmente opposto rispetto alla frutta realistica, con un livello di complessità decisamente superiore”.

Il team ha sviluppato un sistema che consente di ricavare i calchi in silicone direttamente da oltre cento uova fresche di gallina, tutte diverse tra loro. Rugosità, porosità e imperfezioni del guscio reale vengono trasferite direttamente sullo stampo. Questo approccio vieta l’utilizzo di glasse correttive post-produzione: il cioccolato bianco esce dallo stampo nudo, preservando l’autenticità millimetrica della sinuosità naturale.

La sfida termica del ripieno: panna cotta e zabaione

Se il guscio rappresenta un trionfo di precisione estetica, la vera sfida per la ricerca e sviluppo (R&D) ha riguardato la gestione della chimica degli ingredienti in relazione alle temperature.

Il dolce viene assemblato ed estratto attraverso un’apertura di appena 20 millimetri, concepito per la catena del freddo (distribuito congelato e servito a temperatura di frigorifero). Il ripieno custodisce i pilastri della tradizione dolciaria piemontese: panna cotta, zabaione e Nocciola Piemonte IGP, elementi strutturati per dialogare con le note di Tartufo Regale.

Dal punto di vista tecnico, l’ostacolo maggiore è stato rappresentato dall’acqua libera presente nella panna cotta e nello zabaione. Durante la fase di abbattimento e congelamento, l’aumento di volume dei liquidi rischiava di generare una pressione interna tale da spaccare la sottile camicia di cioccolato bianco. I mesi di ricerca sono serviti proprio a trovare il perfetto punto di equilibrio strutturale capace di garantire stabilità senza compromettere la texture setosa del ripieno al momento del servizio.

Sinergie industriali e posizionamento sul mercato

L’operazione Ovum Regale dimostra come il comparto Food italiano stia evolvendo verso modelli di business in cui artigianato d’eccellenza, manifattura ed expertise stellata si fondono per fare volume e posizionamento. La partnership storica tra la famiglia Bernocco-Astegiano e Ugo Alciati trova qui un ulteriore tassello di sviluppo commerciale per il brand Tartufo Regale, nato per ridefinire la categoria dei tartufi di cioccolato attraverso il linguaggio della Chocollery (la gioielleria in cioccolato).

Il dessert non rimarrà un unicum: l’azienda ha già annunciato che l’uovo rappresenta solo il primo capitolo di un più ampio percorso di ricerca dedicato agli abbinamenti gastronomici d’autore.

Dove trovarlo: Ovum Regale farà il suo ingresso ufficiale in carta al ristorante “Guido” di Serralunga d’Alba (1 stella Michelin), all’interno della storica tenuta di Fontanafredda. Per il canale della ristorazione e del fine food retail, il prodotto può essere ordinato e gestito direttamente tramite la rete distributiva di Tartufo Regale all’indirizzo mail: info@tartuforegale.it

“DA QUI IN AVANTI. Sei storie, un viaggio che ricomincia”

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La mostra  arriva all’Ospedale Molinette della Città della Salute e della Scienza di Torino.

  • Le storie di Americo, paziente dell’Ospedale Molinette di Torino, insieme ad Aurelia, Eliana, Ida, Renato e Luigi, raccontano l’esperienza di una diagnosi di tumore ematologico e il percorso che ne segue.

  • La mostra è un viaggio visivo, complesso e carico di emozioni, attraverso le storie di pazienti che hanno ricominciato a vivere grazie alle CAR-T.

  • DA QUI IN AVANTI. Sei storie, un viaggio che ricomincia” è un progetto fotografico che accende i riflettori sui tumori ematologici e sulle prospettive di futuro che oggi le terapie CAR T possono offrire.

  • Realizzato dall’Istituto Italiano di Fotografia, è un progetto di Gilead Sciences con il Patrocinio di AIL- Associazione italiana contro le leucemie-linfomi e mieloma e La Lampada di Aladino ETS.

 

Torino, 23 giugno 2026 – Parte proprio da Torino la mostra itinerante “DA QUI IN AVANTI. Sei storie, un viaggio che ricomincia”, con il racconto di Americo, paziente dell’Ospedale Molinette di Torino, che, dopo una diagnosi di linfoma mantellare, si è sottoposto alle CAR T. Oggi Americo ci ha raccontato la sua storia attraverso degli scatti.

Americo ha 65 anni e da sempre vive con una passione che lo accompagna ovunque: la moto. Ogni sabato è il suo giorno speciale, indossa il casco, accende il motore e lascia che l’aria in faccia e il rumore della strada gli ricordino cosa significa sentirsi libero.

Nel 2020, però, qualcosa cambia, gli esami parlano chiaro: linfoma mantellare. La notizia è uno schianto, come una frenata improvvisa in piena corsa.

La vita quotidiana fatta di piccoli riti improvvisamente cambia. La moto resta in garage, spenta.

Inizia un periodo duro, fatto di chemio e attese, di chilometri percorsi non su due ruote ma nei corridoi degli ospedali. Passano gli anni, senza svolte.

Poi, nel 2023, l’occasione che può cambiare tutto: il team di specialisti delle Molinette gli propone la terapia CAR T. Americo e la sua compagna scelgono di provarci e questa volta il viaggio prende una nuova direzione.

Oggi Americo è tornato in sella e ogni curva, ogni strada percorsa, ha il sapore di una conquista. Perché la libertà non è mai stata così preziosa.

Le strutture di Ematologia ospedaliera (Direttore dottor Roberto Freilone) e di Ematologia universitaria (Direttore professor Benedetto Bruno) nell’ambito di un programma trapianti congiunto (responsabile dottor Alessandro Busca) della Azienda Ospedaliera Universitaria Città della Salute e della Scienza – Presidio Molinette – sono accreditate e autorizzate ad somministrare queste innovative procedure sin dal 2020 e finora sono state sottoposti al trattamento circa 85 pazienti.

Tutti i protagonisti della mostra, Americo, Aurelia, Eliana, Ida, Renato e Luigi grazie agli scatti dei giovani fotografi dell’Istituto Italiano di Fotografia diventano il ritratto di che cosa vuol dire ricevere questo tipo di diagnosi, di quello che avviene dopo e di come, a sei anni dall’arrivo delle CAR T in Italia, oggi è possibile avere speranza e pianificare il proprio futuro.

Sei storie, una stessa sfida: il tumore oncoematologico. E una stessa forza: la rinascita, piano piano la fragilità lascia spazio alla forza e alla voglia di tornare a vivere. Un cammino difficile ma anche una conquista verso la vita.

Ogni scatto racchiude molto più di una semplice immagine: è un pezzo di vita, una visione, una speranza, non solo testimonianza di cura, ma promessa di futuro. I volti, i luoghi, i dettagli raccontano più delle parole: il percorso espositivo attraversa l’Italia da nord a sud, accompagnando lo spettatore nei luoghi vissuti durante la malattia e in quelli in cui la quotidianità è rifiorita.

Ogni immagine è un frammento di realtà, un gesto di coraggio e condivisione, che restituisce al pubblico una visione inedita della fragilità e della forza di tutti i pazienti. Un omaggio alla resilienza, all’umanità, alla bellezza che nasce anche da ciò che non è perfetto.Da qui in avanti. Sei storie, un viaggio che ricomincia” è un progetto di Gilead-Kite, realizzato con il patrocinio di AIL | Associazione italiana contro le leucemie-linfomi e mieloma e La Lampada di Aladino ETS.

Nella lotta contro il tumore, la terapia non è solo farmacologica: anche l’arte può diventare un potente strumento di cura. Questo progetto nasce con l’obiettivo di sensibilizzare più persone possibile sulle nuove opzioni terapeutiche, trasformando la malattia in un percorso di consapevolezza e di speranza. Non si tratta di semplici ritratti, ma di scatti simbolici, in cui il colore, la luce e i soggetti rappresentano stati d’animo, paure e speranze.

Gli scatti raccontano la forza di chi, grazie terapie CAR T, è tornato ad immaginare il domani, costruire progetti, riappropriarsi della vita o costruirne una nuova. Ma raccontano anche le storie di chi è stato accanto e ha accudito, di chi ha ascoltato e capito, di chi in silenzio ha dedicato cure e attenzioni.

La mostra, allestita presso il C.O.E.S. (Centro Oncologico e Ematologico Subalpino) dell’ospedale Molinette sarà aperta ai visitatori, fino al 10 luglio con ingresso gratuito, tutti i giorni in orario ambulatoriale dalle 8 alle 16.

Hanno contribuito alla realizzazione della mostra:

Mattia Novo – Ospedale Molinette, Torino; Stefania Bramanti – Humanitas, Milano; Emanuele Angelucci e Chiara Ghiggi – IRCCS Ospedale Policlinico San Martino, Genova; Massimo Martino – GOM BMM, Reggio Calabria; Simona Sica e Federica Sorà – IRCCS Fondazione Policlinico Universitario Gemelli, Roma.

Gilead Sciences

Gilead Sciences è una società biofarmaceutica californiana che da quasi 40 anni ricerca e sviluppa farmaci innovativi per contribuire alla salute del mondo. L’azienda è impegnata sul fronte del progresso in medicina per la prevenzione e il trattamento di patologie come HIV/AIDS, malattie epatiche, COVID 19, malattie ematologiche e oncologiche. Gilead ha sede a Milano dall’anno 2000 e collabora con i partner istituzionali, scientifici, accademici, industriali e le comunità locali per ricercare, sviluppare e rendere disponibili le terapie anche per pazienti italiani.

Protezione Civile: esercitazione nazionale su Po

Da giovedì 25 a sabato 27 giugno si terrà l’esercitazione nazionale di Protezione civile “EXE PO 2026”, dedicata alla gestione del rischio idrogeologico e idraulico nell’intero bacino del fiume Po.

Coordinata dal Dipartimento della Protezione civile, l’esercitazione vede la partecipazione di Piemonte (in particolar modo la zona di Casale Monferrato), Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto. Si tratta di una simulazione a grande scala che metterà alla prova il Sistema nazionale della protezione civile e la macchina dei soccorsi di fronte ad una piena straordinaria del Po e di alcuni dei suoi principali affluenti (Sesia e Tanaro), ispirata all’alluvione che colpì questo territorio nell’ottobre del 2000.

L’obiettivo è testare i flussi di comunicazione, i modelli di intervento, il sistema di allertamento nazionale e regionale e il coordinamento tra i diversi livelli istituzionali. L’esercitazione rappresenterà quindi un’importante occasione formativa per operatori, tecnici e volontari di Protezione civile, nonchè per sensibilizzare la popolazione sui comportamenti corretti da adottare in caso di rischio alluvione per proteggere sé stessi e la propria comunità. Per questo motivo parteciperanno all’esercitazione le principali componenti del sistema nazionale e regionale della protezione civile, tra le quali: AIPo (Agenzia Interregionale per il fiume Po), le otto Prefetture e Province piemontesi, ARPA Piemonte, 160 Comuni piemontesi, l’Ente Parco Fluviale del Po, Asl, Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, Croce Rossa Italiana, Anpas e una cospicua componente del volontariato organizzato di protezione civile, nonché volontariato delle associazioni animaliste. Solo in Piemonte circa 1.000 le persone che saranno impegnate a vario titolo.

Diversi gli scenari operativi simulati, con il coinvolgimento delle colonne mobili regionali di Protezione civile e l’attivazione di squadre di tecnici per le verifiche di potenziali danni su edifici, infrastrutture e reti strategiche. Ulteriori test saranno focalizzati sul soccorso e l’assistenza alla popolazione, con particolare attenzione alle fasce più vulnerabili e alla tutela degli animali.

Sarà anche l’occasione per testare il sistema di allertamento sul rischio specifico “collasso grandi dighe” che interesserà, in due distinte giornate, Bardonecchia con la diga di Rochemolles, Camandona (BI) con la diga di Ponte Vittorio, Varallo Pombia (NO) e Sommariva Lombardo (VA) con la diga Porto La Torre, nonchè l’area della diga di Salionze (Mantova). Per le ultime due sarà testato il sistema nazionale di allertamento IT-Alert.

Cosa accadrà in Piemonte

Mercoledì 24 giugno

Sarà la giornata di previsione e allertamento. A seguito del bollettino di allerta Arancione emesso da Arpa sarà aperta la Sala operativa della Protezione civile della Regione Piemonte a Torino, cui seguirà l’allertamento e l’attivazione dei Centri operativi dei territori interessati (Prefetture, Comuni, Province, Arpa, Asl, Vigili del Fuoco, ecc). Alle 15 avrà luogo la riunione in videoconferenza dell’Unità di Comando e Controllo (UCC) del fiume Po. Nel primo pomeriggio inizierà l’allestimento dell’area di ammassamento presso il Palafiere “Riccardo Coppo” di Casale Monferrato, che avrà la funzione di ricovero dei volontari per i tre giorni dell’esercitazione sul campo.

Giovedì 25 giugno

Alle ore 8 apertura a Casale Monferrato del Centro operativo avanzato, nel quale saranno presenti tutti i soggetti interessati con le rispettive centrali operative. Alle ore 15 riunione operativa per l’analisi della situazione.

Attivazione dello stato di pericolo per le dighe di Rochemolles e Camandona, mentre per la diga di Porto La Torre ci sarà un’attivazione del sistema nazionale IT-Alert. Queste attività, svolte prevalentemente in modalità “per posti di comando” avranno l’obiettivo di verificare i protocolli operativi e l’individuazione di aree di emergenza sui territori.

In mattinata e fino al primo pomeriggio verrà simulata l’evacuazione del canile intercomunale Baulandia di Casale Monferrato, che ospita circa 50 cani.

Durante le tre giornate di esercitazione sul posto, i Vigili del fuoco simuleranno il salvataggio di una persona caduta nel fiume Po dal ponte di Casale Monferrato.

Per tutto il giorno si svolgeranno attività di sorveglianza arginale e verifica dello stato delle opere idrauliche sul fiume Sesia e nei pressi di Casale Monferrato e di rialzo arginale a Trino Vercellese.

A Isola Giarola, in provincia di Piacenza, si terrà un’attività congiunta tra Emilia Romagna, Lombardia e Piemonte sul dispiegamento di moduli di pompaggio ad elevata capacità.

Per tutta la durata dell’esercitazione si svolgerà un’attività di monitoraggio e osservazione del territorio con aeromobili.

Venerdì 26 giugno

Il Gruppo Volo effettuerà rilievi e ricognizioni per mezzo di droni, trasmessi in streaming agli enti interessati.

In mattinata simulazione di pompaggio delle acque sul territorio di Trino Vercellese, rilevazione e censimento dei danni nel territorio di Casale Monferrato mediante squadre di rilievo specificamente formate.

Lesa (NO) verrà montato un ponte “Bailey” che simulerà un intervento di primo ripristino su un territorio alluvionato.

Sabato 27 giugno

Proseguiranno le attività di censimento del danno in alcune aree del territorio comunale di Casale Monferrato.

Alle ore 13 chiusura dell’esercitazione.

«EXE PO 2026 – sottolinea il Capo Dipartimento della Protezione civile Fabio Ciciliano – rappresenta un’importante occasione di verifica della risposta operativa del sistema nazionale agli eventi di piena e di alluvione. Attraverso l’attivazione di specifiche strutture di coordinamento per il governo delle piene, che si integrano nel sistema nazionale di comunicazione e intervento, metteremo alla prova i metodi di allertamento, di soccorso e di assistenza alla popolazione, la tutela degli animali e la valutazione delle situazioni di pericolosità e di rischio. Un test importante per affinare le procedure operative e garantire che ogni livello istituzionale, dal locale al nazionale, sappia muoversi all’unisono per la tutela del territorio e delle comunità».

«La partecipazione ad un’esercitazione di questa dimensione – affermano il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore alla Protezione civile Marco Gabusi – costituisce per i tecnici e i volontari di tutto il territorio interessato un’opportunità di estrema rilevanza per testare una volta di più le procedure scrupolosamente predisposte nel caso di veri eventi alluvionali. Il Piemonte dispone già di un sistema di Protezione civile tra i migliori d’Italia e d’Europa, e affinarne le capacità durante eventi come questo è senz’altro un ulteriore occasione di crescita professionale per ogni sua componente. Ringraziamo fin da ora tutte le donne e gli uomini della Protezione civile che si sono messi a disposizione, in quanto esercitarsi è senz’altro utile nel caso si dovesse gestire una vera emergenza».

Scontro tra due auto: un ferito grave

A causa di un incidente stradale tra due auto avvenuto a Volpiano sulla strada provinciale 40 di San Giusto, un uomo è rimasto gravemente ferito. È’ stato portato in codice rosso con l’elisoccorso all’ospedale Cto di Torino.

 

Margherita di Savoia, il paese della Puglia che porta il nome di una regina torinese

 

Dove l’oro bianco delle saline incontra il ricordo di una donna.

C’è un luogo in Puglia dove il nome di una regina nata a Torino continua a vivere ogni giorno. Lo si legge sui cartelli stradali, nelle insegne dei negozi e nei documenti ufficiali. È Margherita di Savoia, cittadina affacciata sull’Adriatico, famosa per le sue immense saline e per il singolare legame che la unisce alla monarchia italiana. Fino al 1879 il paese era conosciuto come Saline di Barletta. In quell’anno il comune decise di assumere il nome di Margherita di Savoia in onore della regina consorte di Umberto I. La scelta non fu casuale. La sovrana aveva mostrato interesse per questo territorio e per la sua principale ricchezza: il sale, una risorsa che per secoli aveva rappresentato una fonte di prosperità economica per l’intera area. Le saline sono ancora oggi il cuore identitario della città. Estese per circa venti chilometri lungo la costa, sono considerate tra le più grandi d’Europa. Già in epoca romana il sale estratto in questi bacini era una merce preziosa, tanto da essere definito “oro bianco”. Per secoli il controllo della sua produzione ha significato ricchezza, potere e sviluppo. Oggi, oltre a essere un importante sito produttivo, le saline costituiscono un ambiente naturale di straordinaria bellezza. Migliaia di fenicotteri rosa vi sostano ogni anno durante le migrazioni e molti scelgono questi specchi d’acqua per nidificare. Il bianco del sale, il rosa degli uccelli e l’azzurro del mare disegnano un paesaggio unico che rende questo tratto di costa uno dei più suggestivi del Mezzogiorno.

Accanto alle saline si sviluppa anche un’importante attività termale. I fanghi e le acque madri provenienti dai bacini salanti vengono utilizzati per trattamenti terapeutici e di benessere, richiamando visitatori da tutta Italia. Per conoscere la storia di questo straordinario patrimonio è possibile visitare il Museo Storico delle Saline, che conserva documenti, fotografie e strumenti utilizzati nel lavoro di estrazione del sale.

La figura della regina Margherita continua a evocare curiosità e aneddoti. Donna colta e popolare, fu una delle personalità più amate dell’Italia di fine Ottocento. Il suo nome è legato anche a una delle specialità gastronomiche più conosciute al mondo: la pizza Margherita, che secondo la tradizione le sarebbe stata dedicata nel 1889 durante una visita a Napoli. Vera o meno che sia la leggenda, il nome della sovrana continua ancora oggi a unire luoghi e storie molto diversi tra loro.

Passeggiando per il centro di Margherita di Savoia si incontrano testimonianze di questo passato. Tra i monumenti più significativi spicca la Torre delle Saline, costruita nel XVI secolo per difendere il territorio dalle incursioni provenienti dal mare. Simbolo della città, racconta il lungo rapporto tra gli abitanti e la produzione del sale.

Merita una visita anche la Chiesa Madre del Santissimo Salvatore, edificata tra il 1859 e il 1871 e dedicata al patrono cittadino. Poco distante si snoda Corso Vittorio Emanuele, elegante asse urbano fiancheggiato da edifici ottocenteschi, mentre il Lungomare Cristoforo Colombo offre una piacevole passeggiata con vista sull’Adriatico, particolarmente suggestiva nelle ore del tramonto.

A breve distanza dal paese si trova inoltre il sito archeologico di Canne della Battaglia, teatro nel 216 a.C. della celebre vittoria di Annibale sui Romani, una delle battaglie più studiate della storia militare.

Margherita di Savoia rappresenta così un singolare punto d’incontro tra Nord e Sud. Da una parte la memoria della dinastia sabauda e di una regina nata a Torino, dall’altra il paesaggio luminoso della Puglia, modellato dal mare e dal sale. Un legame inatteso che attraversa la storia dell’Italia unita e che continua a vivere in uno dei luoghi più affascinanti dell’Adriatico.

Non è un caso che questo sia uno dei rarissimi comuni italiani intitolati a una donna. A oltre un secolo dalla sua dedicazione, il nome di Margherita di Savoia continua a volare alto, proprio come i fenicotteri che ogni anno colorano di rosa le sue saline.

Di Maria La Barbera

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