Seduta di fuoco in Consiglio regionale, minoranza lascia l’aula

Seduta tesa oggi in Consiglio regionale del Piemonte, dove il caso che coinvolge la vicepresidente Elena Chiorino ha acceso un duro confronto politico.

La vicepresidente è al centro di una vicenda legata a una società , di cui possedeva una quota insieme ad altri esponenti di Fratelli d’Italia e alla figlia diciottenne di un uomo successivamente condannato in via definitiva per intestazione fittizia con aggravante mafiosa.

Le opposizioni hanno chiesto chiarimenti e le dimissioni, contestando l’assenza in aula della stessa Chiorino e del presidente Alberto Cirio, impegnato a Bruxelles.

La frattura si è consumata durante la commemorazione delle vittime di mafia: dopo il rifiuto della maggioranza di rinviare la lettura dei nomi, i gruppi di minoranza hanno abbandonato l’aula in segno di protesta.

Il centrodestra ha difeso la scelta di proseguire comunque la cerimonia, mentre le opposizioni parlano di gesto inopportuno senza un chiarimento politico preventivo. Poi il presidente del Consiglio regionale Nicco ha comunicato che le comunicazioni in aula chieste dalla minoranza si terranno  nella seduta di martedì prossimo, alla presenza di  Cirio e Chiorino

Sanità piemontese al vertice dell’Asia Centrale di Tashkent

Una delegazione della nostra regione formata da Assessorato alla Sanità, Ordine delle Professioni Infermieristiche e Università del Piemonte Orientale è in queste ore al vertice dell’Asia Centrale di Tashkent.

Visita lampo quella della delegazione piemontese utile a consolidare i contatti assunti durante il vertice di Roma e dialogare con le Università disponibili ad aprire partnership con corsi in lingua italiana. A Tashkent è presente una sede del Politecnico ed esistono già legami consolidati.

La mancanza di infermieri è un problema che accomuna tutto il mondo occidentale. Ne mancano 6000 al Piemonte e l’Organizzazione mondiale della sanità denuncia che ne mancheranno 2 milioni nel mondo. Il livello di pensionamenti è di turn-over all’interno della sanità piemontese è altissimo e le attuali facoltà, anche a pieno regime, non riescono a coprire con i nuovi laureati il numero dei pensionati.

Per continuare a garantire i livelli essenziali di assistenza e il turn-over all’interno dei nostri ospedali, il Piemonte ha deciso di chiudere accordi, già in essere, con la Repubblica d’Albania e di iniziare una nuova strada, già tracciata in ambito agricolo dal governo Italiano, con l’Uzbekistan.

L’obiettivo non è assumere manovalanza a basso costo ma lavorare a livello universitario per formare dal punto di vista clinico e linguistico, sotto la supervisione dell’ordine delle professioni infermieristiche, operatori interessati a lavorare nella sanità pubblica nazionale.

“Non c’è da aspettarsi grandi arrivi numerici immediati, non è la nostra mentalità e il modo in cui lavoriamo. Ribadiamo ancora una volta questo concetto, perché vediamo che continua a regnare confusione su una strategia che è chiara e di lungo termine. Dopo il buon risultato della missione in Albania, che sta portando l’Università del Piemonte Orientale alla creazione di un double degree Italo-albanese, con l’università di Argirocastro, ora con lo stesso approccio affrontiamo il percorso uzbeco. L’impostazione che stiamo dando ai rapporti piace molto alle nazioni estere, perché a differenza di altri paesi europei non intendiamo prelevare i migliori laureati, ma contribuire all’empowerment universitario per formare insieme gli infermieri che opereranno in Italia” dichiarano all’unisono Luca Ragazzoni, delegato agli affari internazionali dell’Università del Piemonte Orientale, Ivan Bufalo, Presidente Ordine professioni infermieristiche Torino e Federico Riboldi Assessore Regionale alla Sanità.

Il processo al sistema: Melissa Vettore racconta Prima Facie

Ci sono spettacoli che si limitano a raccontare una storia. E poi ce ne sono altri che aprono una ferita, la tengono lì, davanti agli occhi di tutti, e chiedono: cosa faresti tu?

Il 26 e 27 marzo il Teatro Colosseo di Torino accoglie Prima Facie, il testo della drammaturga australiana Suzie Miller, diventato negli ultimi anni uno dei fenomeni teatrali più rilevanti a livello internazionale. Dalla scena di Sydney al trionfo nel West End londinese fino a Broadway, lo spettacolo arriva ora a Torino nella versione italiana firmata da Daniele Finzi Pasca, con Melissa Vettore protagonista di un monologo intenso e necessario.

Abbiamo incontrato l’attrice, di origine brasiliana, per entrare nel cuore di uno spettacolo che non si limita a rappresentare, ma attraversa.

Al centro della vicenda c’è Tessa, giovane avvocata penalista brillante, cresciuta dentro una fede incrollabile nel sistema giudiziario. Per lei la legge è una macchina perfetta, un equilibrio che regge finché ognuno svolge il proprio ruolo. Ma quando diventa vittima di violenza, quella struttura si incrina.«Questo lavoro è profondamente umano», racconta Melissa Vettore. «Perché, in modi diversi, tutti abbiamo avuto bisogno del sistema e, almeno una volta, ci siamo sentiti traditi o abbandonati». È proprio questa frattura a rendere Prima Facie così potente: la contraddizione tra il vincere e il perdere, tra ciò che si crede giusto e ciò che si vive sulla propria pelle.

«All’inizio Tessa è una donna vincente», spiega l’attrice. «Parte da una condizione umile, ma riesce a imporsi, a entrare tra “quelli che vincono”, difendendo anche persone accusate di violenza. È ambizione, è affermazione». Poi qualcosa si spezza. «Nella seconda parte diventa vittima e lì emergono tutte le contraddizioni dell’individuo. Si trova a mettere in discussione le sue convinzioni e sente davvero, sulla pelle, il significato della parola “ingiustizia”. E anche il senso di colpa».

Il testo di Suzie Miller, avvocata oltre che drammaturga, affonda proprio in questo scarto: nel passaggio tra teoria e esperienza, tra diritto e realtà. Non c’è semplificazione, non c’è retorica. Solo una domanda insistente: cosa succede quando il sistema non riesce a proteggerti? A rendere ancora più incisivo questo attraversamento è la regia di Daniele Finzi Pasca, che sceglie una cifra essenziale, rigorosa, capace di amplificare senza invadere. «Il linguaggio di Daniele è magico», racconta Vettore. «Alleggerisce il testo ma allo stesso tempo invita il pubblico ad entrare. È un lavoro molto preciso, fatto di oggetti, ritmo, silenzi». E proprio quegli oggetti diventano chiavi emotive.

«A un certo punto utilizziamo un elemento scenico per trasmettere la sensazione della violenza. È un passaggio forte, perché non si tratta solo di raccontare, ma di far percepire. Anche agli uomini». Non è un dettaglio. «Per me è importante che gli uomini vengano a vedere questo spettacolo», sottolinea. «Perché è anche a loro che si rivolge. Serve una maggiore educazione affettiva, serve un cambiamento della mentalità collettiva». In scena, Vettore è sola. Ma è una solitudine solo apparente. «È l’esperienza più forte della mia vita come attrice», confessa. «Il corpo non rappresenta soltanto, ma espone. E quello che porta non è più solo mio».Attorno a lei, una costruzione corale fatta di regia, visione, ascolto. «C’è un lavoro di squadra fortissimo. Anche quando sei sola in scena, senti che tutto è condiviso».E condivisa è anche la responsabilità.

«Mi sento una portavoce», dice. «Delle donne, certo, ma anche di un dialogo più ampio. Voglio ringraziare le donne, ma anche gli uomini che scelgono di mettersi in discussione». Il teatro, qui, diventa qualcosa di più di uno spazio di rappresentazione. «Quando affronta temi così attuali, il teatro diventa un luogo di contatto», spiega Vettore. «Non si parla in astratto. Si parla a persone che queste cose le conoscono sulla propria pelle». E allora la distanza si annulla.

«È un tema che quasi sussurriamo all’orecchio di molte donne. E quando accade, diventa qualcosa di molto vicino». I numeri lo confermano: una donna su tre subisce violenza. Ma Prima Facie non si limita a dirlo. Lo fa sentire. «Bisogna lavorare per cambiare», aggiunge l’attrice. «Anche le leggi, anche nel mondo digitale. Serve un cambiamento reale».

Tradotto in oltre venti lingue e rappresentato in quasi cinquanta Paesi, Prima Facie continua a generare dibattito ovunque venga messo in scena. Ma la sua forza non sta solo nei numeri: s nella sua capacità di trasformare un monologo in un’esperienza collettiva. E forse è proprio questo il suo gesto più radicale: ricordarci che la giustizia, prima ancora che nei codici, vive nei corpi e nelle coscienze.

Valeria Rombolà

Credit photo: Alex Catan

Il Castello di Rivoli presenta la seconda edizione di “Inserzioni”

Con le opere di Gabriel Chaile, Lonnie Holley e Huda Takriti dal 27 marzo al 23 agosto prossimo

Il 27 marzo prossimo, il Castello di Rivoli Museo di Arte Contemporanea presenta la seconda edizione di “Inserzioni”, il programma semestrale di commissioni che introduce nuove opere concepite in dialogo con le sale barocche normalmente dedicate alla collezione permanente, trasformandole in un dispositivo espositivo in continua evoluzione. Il progetto interviene nella narrazione museale, invitando artisti contemporanei a misurarsi con l’architettura incompiuta del castello e con la stratificazione storica e simbolica delle sue sale, attivando relazioni inedite tra opere, spazio e memoria. A cura di Francesco Manacorda, con l’intervento di Huda Takriti, curato da Linda Fossati, “Inserzioni” coinvolge per questa edizione Gabriel Chaile, Lonnie Holley e Huda Takriti, le cui pratiche affrontano temi legati alla memoria, alla genealogia e alla costruzione delle narrazioni collettive in contesti geografici e culturali diversi. Concepite usando le sale auliche come punte di partenza non neutrali, le opere si inseriscono nel percorso della collezione contribuendo a rinnovarne periodicamente l’allestimento e ad ampliarne la prospettiva culturale. Attraverso queste commissioni, il museo prosegue nel ripensamento dei canoni della storia dell’arte, aprendosi a tradizioni e visioni che criticamente interrogano le narrazioni occidentali dominanti.

Il progetto si radica nella vocazione originale del Castello di Rivoli come luogo aperto all’intervento diretto degli artisti, in cui l’architettura diventa condizione generativa. Gli artisti sono così chiamati a partecipare attivamente alla scrittura della storia espositiva del Museo, contribuendo all’evoluzione del suo patrimonio culturale.

Tra gli artisti figurano Gabriel Chaile, nato a San Miguel de Tucumán, in Argentina, nel 1985, che presenta un intervento in relazione al pozzo medievale del Castello, elemento che connette l’edificio alla collina su cui sorge. Lo spazio viene trasformato in un ambiente sospeso tra diorama storico e scenario fantascientifico, in cui una figura antropomorfa in creta interagisce con elementi scultorei evocativi di un accampamento precario, suggerendo una condizione di sopravvivenza post-apocalittica. La ricerca d’artista si fonda sul concetto di genealogia della forma, secondo cui le forme custodiscono stratificazioni culturali e tracce di memorie individuali e collettive. Le sue sculture, realizzate con argilla, terra e adobe, si ispirano alle tradizioni artigianali e alle cosmologia indigene del Nord Ovest argentino, evocando narrazioni ancestrali e i processi di trasmissioni culturali. In dialogo con i frammenti di affreschi storici presenti in sala, l’intervento intreccia memoria architettonica e immaginazione contemporanea, riflettendo su storia, identità e trasformazione; Lonnie Holley, nato a Birmingham, in Alabama, negli Stati Uniti, nel 1950, presenta un gruppo di nuove sculture e dipinti concepiti per la Sala dei Continenti, decorata nel Settecento con rappresentazioni allegoriche che riflettono la visione geopolitica dell’epoca. Estendendo la tradizione della Black Art del Sud degli Stati Uniti, Holley trasforma materiali trovati e di recupero, come il legno bruciato, il metallo, la plastica e oggetti di uso quotidiano in assemblaggi che attivano le narrazioni insite negli stessi materiali. Attraverso un processo intuitivo e improvvisato, Holley affronta temi quali memoria collettiva, diseguaglianze sociali, violenza storica e possibilità di trasformazione spirituale e politica. Nel contesto del Castello, le opere instaurano una tensione critica con le rappresentazioni storiche della Sala, proponendo nuove prospettive sul potere e sulla memoria. Sculture dipinte su trapunta evocano presenze collettive e genealogie simboliche che ridefiniscono la percezione dello spazio espositivo.

La pratica espositiva di Huda Takriti, nata a Damasco, in Siria, nel 1990, oggi residente a Vienna, intreccia ricerca d’archivio, video e performance, dando vita a installazioni che mettono in relazione immagini in movimento e materiali storici con il contesto architettonico. Per “Inserzioni”, l’artista presenta un progetto che indaga il ruolo delle immagini, del cinema, delle istituzioni e dell’industria nella costruzione delle narrazioni storiche del secondo dopoguerra. Il soggetto riunisce il video “Clarity is the Closest Wound to the Sun”, del 2023, e due nuove produzioni, tra cui “It is Always Midnight in Their Minds”, del 2026, sviluppata a partire da ricerche condotte negli archivi italiani. L’opera indaga il rapporto tra l’Ente Nazionale Idrocarburi ENI e le ex colonie europee, comprese quelle italiane, e quelle ancora in lotta per la liberazione negli anni Cinquanta e Sessanta, esaminando le intersezioni tra sostegno politico, interessi economici e produzione cinematografica nel contesto dei processi di decolonizzazione. Accanto ai video, Takriti realizza un’installazione in vinile concepita come un affresco contemporaneo che si estende sulle pareti della sala 29, stabilendo un dialogo con gli affreschi storici della residenza. Il progetto riflette sulle modalità attraverso cui le narrazioni storiche vengono costruite e trasmesse, interrogando il ruolo delle immagini nella costruzione dell’immaginario collettivo.

Info: Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea-piazza Mafalda di Savoia, Rivoli – info@castellodirivoli.org – 0119565222 – orari d’apertura: da mercoledì al venerdì dalle 10 alle 17/ sabato, domenica e festivi dalle 11 alle 18.

Mara Martellotta

Zabbara, Pasqua siciliana: un viaggio tra tradizione, gusto e artigianalità

Informazione promozionale

La Pasqua ha un profumo preciso.

In Sicilia è quello del burro e delle uova fresche, degli impasti lenti e curati, delle mandorle e del pistacchio che raccontano una terra generosa e profondamente identitaria.
È un momento che va oltre la semplice festa: è cultura, memoria, ritualità.
E, soprattutto, è condivisione.
In questo viaggio tra eccellenze artigianali partiamo da Raffadali, in provincia di Agrigento, con la pasticceria Di Stefano.
La tradizione che evolve: le colombe Di Stefano
La Pasqua, in casa Di Stefano, profuma di primavera.
Un profumo fatto di ingredienti semplici e lavorazioni attente: burro, uova fresche, impasti leggeri, coperture che possono essere essenziali o piacevolmente croccanti.
Da anni la famiglia Di Stefano accompagna le nostre feste con una proposta capace di rinnovarsi senza perdere identità. Ogni Pasqua diventa così l’occasione per scegliere un gusto diverso, seguendo l’ispirazione del momento.
Le colombe raccontano proprio questa apertura: una gamma ampia che attraversa i classici, le interpretazioni più golose, le varianti dedicate a esigenze specifiche come il senza glutine, fino a proposte pensate per chi ama lasciarsi sorprendere da ingredienti meno convenzionali.
Una varietà che trasforma la scelta in un piccolo rito personale.
E alla fine resta una domanda, semplice ma rivelatrice: tu che “gusto” sei?

 

L’agnello pasquale: simbolo e dolcezza da Favara
A Favara, la Pasqua prende forma. Ed è quella dell’agnello.
La pasticceria Taibi custodisce una delle espressioni più autentiche della tradizione dolciaria siciliana, mantenendone intatto il valore simbolico e artigianale.
L’agnello pasquale è un dolce che attraversa le generazioni, capace di parlare a grandi e piccoli. Nella versione proposta, il cuore è di pistacchio, come vuole la tradizione locale, avvolto da una pasta di mandorle lavorata e decorata a mano.
Ogni pezzo è unico, anche nella presentazione, grazie alle eleganti confezioni che lo rendono un dono completo.
È la stessa famiglia Taibi a ricordarne l’essenza: un dolce antico, realizzato secondo la tradizione di Favara, che unisce gusto e accessibilità, risultando naturalmente adatto anche a chi è intollerante al glutine o al lattosio.
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Sei generazioni di dolcezza: la Pasticceria Corsino
A Palazzolo Acreide, la Pasticceria Corsino racconta una storia lunga oltre 150 anni.
Sei generazioni che hanno saputo custodire e tramandare il patrimonio della pasticceria siciliana, aprendosi allo stesso tempo alla ricerca e all’innovazione.
Accanto alla produzione tradizionale, oggi convivono un laboratorio dedicato al senza glutine e una visione concreta della sostenibilità, fatta di scelte quotidiane, investimenti e rinunce consapevoli.
Per la Pasqua, il cioccolato diventa protagonista di una proposta ricca e articolata.
Le uova piatte raccontano il territorio attraverso abbinamenti mirati:
  • al latte con nocciole dei Nebrodi
  • fondente con mandorle d’Avola
  • bianco con pistacchio siciliano
Accanto, gli ovetti assortiti aggiungono un registro più giocoso e sorprendente:
  • rosa, al latte con cremino gianduia
  • verde, fondente con mandorla pralinata
  • giallo, fondente con cremino mandorla
  • azzurro, al latte con mandorla pralinata
Tutto è racchiuso in confezioni eleganti, pensate per essere regalate o per arricchire la tavola con un tocco di colore e qualità.
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Palermo e la creatività contemporanea: I Peccatucci di Mamma Andrea
A Palermo, I Peccatucci di Mamma Andrea rappresentano un punto di riferimento costante nel percorso di selezione ZABBARA.
È un laboratorio che accompagna tutto l’anno, ma che durante le festività riesce sempre a sorprendere, combinando gusto, originalità e grande attenzione all’estetica.
Per la Pasqua arrivano le colombine speziate ricoperte di cioccolato fondente e le uova di cioccolato fondente rivestite di pistacchio siciliano: prodotti che mantengono un forte legame con la tradizione, ma che si esprimono con un linguaggio contemporaneo, riconoscibile.
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Pasqua secondo ZABBARA: una selezione consapevole
Raccontare la Pasqua siciliana significa andare oltre il prodotto.
Significa entrare in un sistema culturale fatto di materie prime identitarie, tecniche tramandate e una capacità tutta isolana di tenere insieme tradizione e innovazione.
La selezione ZABBARA nasce esattamente da questo principio: non una semplice proposta commerciale, ma una scelta consapevole di laboratori che, ciascuno a modo proprio, rappresentano un frammento autentico della Sicilia dolciaria contemporanea.
Da ZABBARA, la Pasqua non si racconta solo attraverso i dolci.
Si respira in un insieme armonico: nei vini selezionati, nelle materie prime, nelle ceramiche artigianali di Susanna De Simone, che aggiungono un segno estetico forte e riconoscibile.
In questa stessa logica si inserisce la degustazione pasquale in programma giovedì: un momento pensato per guidare all’assaggio delle colombe, orientarsi tra le diverse interpretazioni e arrivare a una scelta consapevole.
Resta centrale, come sempre, la possibilità di creare confezioni e ceste pasquali personalizzate: non semplici regali, ma veri e propri racconti della Sicilia, costruiti con coerenza e attenzione.
Zabbara – Eccellenze Siciliane
 Piazza Edmondo De Amicis 78/D – Torino 
 Dal martedì al sabato, 9:30-12:30 | 15:30-19:30
(A dicembre aperto tutti i giorni) 
tel 339 8589291

Bajo Dora, Figure dimenticate del Piemonte

Ritorna a Bajo Dora il Festival letterario Piemontèis , Figure dimenticate del Piemonte, organizzato dalla Cittadella della Cultura Popolare, il Coro Bajolese, il Centro Etnologico, con il patrocinio del Comune di Borgofranco di Ivrea, Torino Città Metropolitana  e di CNA Editoria Piemonte  con Edizioni Pedrini.
Gli incontri letterari prenderanno il via venerdì 27 marzo prossimo  e, dopo i saluti istituzionali, verrà  assegnato il prestigioso riconoscimento del “Premio Cultura e Società 2026″ a Pasquale Mazza, primo cittadino di Castellamonte.
Il festival, sin dalla sua prima edizione, è  diventato un punto di incontro letterario per la cultura piemontese la sua lingua.  Ha visto convergere numerosi autori, aprendosi anche al teatro, senza dimenticare la musica popolare.

La quinta edizione è ospitata alla Cittadella della Cultura Canavesana, nella storica sede di via dei Ribelli a Bajo Dora, Borgofranco d’Ivrea, che premia gli sforzi decennali del Coro Bajolese e del Cec ( Centro Etnologico Canavesano ) guidato da Amerigo Vigliermo e dalla Presidente Manuela Bodrino.
Sabato 28 marzo prossimo , alle ore 21, avrà luogo la presentazione del libro su Amerigo Vigliermo, cui seguirà lo spettacolo teatrale con la compagnia “J’Ardie” che presenterà un intermezzo di “Un gruppo di Cantori di Quincinetto”. Invariato l’obiettivo del Festival, che si concentra sulla promozione del territorio con autori, uomini e donne, contemporanei e le figure storiche di scrittori e poeti piemontesi trascurati.
Quest’anno saranno accesi i riflettori su due figure al centro per decenni della cultura piemontese e poi nel corso del tempo dimenticate, il poeta e scrittore Nino Costa, in occasione del 140esimo anniversario della nascita. Con la pubblicazione del libro “J’autre  bestie”, autore Dario Pasero, rigorosamente in lingua piemontese con traduzione.
Il secondo protagonista onorato nel palinsesto sarà il canavesano Giuseppe Giacosa, con la pubblicazione di un libro in occasione dei 120 anni del noto librettista e drammaturgo. Questo libro è frutto di un lavoro con gli autori, la giornalista Ezia Bovo, la giovane Elisa Bellavia , studentessa del liceo Botta cresciuta alla Bottega del Botta di Oreste Valente che pubblica la sua commedia dal titolo “Pin un simpatico monello”.
All’interno del libro sul ricordo di Giacosa dal titolo “Giuseppe Giacosa 1906-2026”  è presente un pregevole inedito appena scoperto da Camilla Bencini pubblicato sul periodico “Studi piemontesi”.

Un altro nuovo volume in presentazione è ”Il sussurro del bagatto” di Danilo Alberto , accompagnato dalla rappresentazione teatrale “Voci nel frutteto -Macedonia d’arte”, che porterà in scena l’antefatto del romanzo , “ La notte delle leggende”.  Tra gli eventi collaterali aprirà una mostra dal titolo “Small size- I cristalli del Monte Bianco” dalla collezione privata di Franco Lucianaz, domenica 29 marzo alle ore 10. Alle ore 10.30 si terrà la visita guidata ai Balmetti di Baio Dora, accompagnata dai canti del Coro Bajolese.
A coordinare le presentazioni, in qualità di direttrici di sala, la giornalista Ezia Bovo e Giuliana Reano. Il festival ha ricevuto il patrocinio della Città Metropolitana di Torino,  di CNA Piemonte  e del Comune di Borgofranco d’Ivrea.

Info e programmi sul sito www.edizionipedrini.com

Mara Martellotta

Valsusa Filmfest, tutte le novità

La XXX edizione del VALSUSA FILMFEST si svolgerà dal 28 marzo al 24 maggio prossimo con molte novità

È stata presentata il 21 marzo scorso la XXX edizione del VALSUSA FILMFEST, festival cinematografico e culturale di comunità che animerà i diversi Comuni della Valle di Susa dal 28 marzo al 24 maggio prossimi, con un ricco programma che pone al centro i temi della memoria storica, della montagna, dell’ambiente e dell’impegno civile.
Il programma prevede eventi in otto Comuni della Valle di Susa, Almese, Avigliana, Caprie, Chianocco, Condove, Oulx, San Giorio e Villarfocchiardo, e a Torino, il 25 aprile, nel Museo Diffuso della Resistenza, con il coinvolgimento di quattro istituti scolastici e di una rete di oltre 30 associazioni e realtà del territorio, e il 6 maggio al teatro di Caprie verrà proiettato il docufilm “6 ,aggio 1945. Torino festeggia la Liberazione”, di Marino Bronzino, alla presenza del regista e del protagonista Riccardo Rossotto. Il 25 aprile parteciperanno la giornalista Linda Cottimo e Pietro Polito, direttore del Centro Studi Pietro Gobetti di Torino. A seguire, in serata, verrà proiettata l’opera vincitrice della sezione Fare Memoria.

La XXX edizione del VALSUSA FILMFEST è dedicata a Fabrizio De André, cantore e poeta degli ultimi, artista capace di dare voce alle ingiustizie, alle comunità marginalizzate e alla fragile bellezza della natura, la cui opera continua a rappresentare un riferimento etico e culturale per il festival, che aprirà sabato 28 marzo al cinema Comunale di Condove con la proiezione di “Nel blu dipinto di rosso”, di Stefano Di Polito, film finalista ai Nastri d’Argento sezione Documentari Musica del 2026. Il documentario racconta la storia dei Cantacronache attraverso le testimonianze diverse di Emilio Jona e Fausto Amodei. Sarà presente il regista con la partecipazione del Coro Popolare “Giovanna Marini”.
Trent’anni dopo la sua fondazione, l’anima resistente del festival è ancora viva. Nato nel 1997 da un’idea di Armando Ceste, il festival ha attraversato tre decenni senza mai interrompersi, diventando un laboratorio permanente di cultura, memoria e partecipazione civile. Come da tradizione, il programma prevede proiezioni di opere in concorso e fuori concorso, spettacoli, concerti, presentazioni librarie e incontri con ospiti speciali, coinvolgendo scuole, associazioni, amministrazioni locali e cittadini. Tra i principali appuntamenti si segnalano”

Sabato 18 aprile, in occasione degli ottant’anni della nascita di Freddy Mercury, al teatro Magnetto di Almese, ci sarà un esclusivo concerto dal titolo “A night at the Freddie’s Opera”, con Mike Moran, storico collaboratore del leggendario cantante dei Queen, accompagnato da Giordano Petrini proprio nel ruolo di Mercury, e dal soprano Gracela Dorbessan nel ruolo di Moserrat Caballé.

Venerdì 24 aprile, alla taverna Tortuga di Chianocco, verrà assegnato il Premio Bruno Carli Locale ai membri della Commissione Tecnica Torino-Lione dell’Unione Montana Valle Susa che, da trent’anni, dedicano il proprio impegno al servizio della comunità valsusina, mentre il Premio Bruno Carli Nazionale sarà consegnato domenica 19 aprile al parco Robinson di Almese, alle 17.30, dedicato a tutta la popolazione palestinese. In ogni edizione, infatti, il festival ricorda Bruno Carli, partigiano e primo presidente del VALSUSA FILMFEST, con l’omonimo Premio destinato a esponenti di realtà impegnate nella difesa dei diritti e dell’ambiente.

Martedì 28 aprile, incontro con Mauro Pagani, tra i più importanti musicisti italiani dagli anni Settanta a oggi. Con la proiezione del documentario a lui dedicato presso il cinemateatro Magnetto di Almese, alle ore 21. Pagani dialogherà con il giornalista e operatore culturale Enrico De Regibus, percorrendo le tappe fondamentali della sua carriera, ricordando i suoi 14 anni di collaborazione co Fabrizio De André. Nel corso della serata, Mauro Pagani presenterà, insieme alla regista Cristiana Mainardi, “Andando dove non so – Mauro Pagani, una vita da fuggiasco”. Nastro d’Argento 2026 per il Miglior Documentario nella sezione speciale “Musica”. Il film racconta un momento delicato della vita dell’artista e il percorso di ricostruzione della propria identità dopo una temporanea perdita di memoria. Prenotazioni alla mail segreteria@valsusafilmfest.itl

Venerdi 15 maggio, alla Cascina Focchiardo, alle ore 21, per il 120⁰ anniversario della nascita di Mario Soldati, si terrà un incontro legato al ricordo, tra immagini e parole, dei numerosi episodi cinematografici, letterari e televisivi che legano il grande scrittore, regista e giornalista piemontese alla Valle di Susa. Attraverso filmati, testimonianze e letture, verrà ripercorso il rapporto di Soldati con questo territorio, evocato in opere come “Piccolo Mondo Antico”, “Fuga in Francia” e il reportage televisivo “Viaggio lungo la valle del Po” e i racconti “Storie di spettri” e “I racconti del maresciallo”. Interverrà Anna Cardini Soldati, nuora di Mario Soldati e anima dell’associazione a lui intitolata, e condurranno la serata Antonita Fonzo e Andrea Galli.

Venerdì 22 maggio, al teatro Fassino di Avigliana, si svolgerà l’evento esclusivo “Una voce dell’anima sarda. Ricordo di Andrea Parodi”, omaggio dedicato al grande cantante, fondatore dei Tazenda, a vent’anni dalla sua scomparsa. L’evento è condotto da Enrico De Regibus e vedrà la partecipazione dei Tazenda, dei soci fondatori Gigi Camedda e Gino Marielli insieme alla nuova voce e tastiera Serena Carta Mantiglia, insieme alla cantautrice Elena Ledda, accompagnata dal musicista Mauro Palmas e dai familiari di Andrea Parodi.

Il festival si concluderà il 24 maggio prossimo.

Il XXX VALSUSA FILMFEST è organizzato dall’associazione Valsusa Filmfest con il sostegno e la collaborazione di Regione Piemonte, Assessorato alla Cultura Città metropolitana di Torino, Fondazione Compagnia di San Paolo, Unione Montana Valle Susa e Comuni coinvolti.

Info: www.valsusafilmfest.it

Mara Martellotta

Quando piove il governo è ladro

Di Patrizia Corgnati

Come una fabbrica che sta per chiudere, e un sogno infranto, c’entra col risultato del referendum sulla giustizia. Una storia semplice e, purtroppo, frequente sul territorio torinese. Parla di un’azienda, metalmeccanica che chiude e di una famiglia che, nonostante i tanti sacrifici, fa sempre più fatica a sbarcare il lunario. Cosa c’entra col referendum? Forse, in certo qual modo, c’entra…

Leggi l’articolo su lineaitaliapiemonte.it:

https://www.lineaitaliapiemonte.it/2026/03/24/leggi-notizia/argomenti/editoriali/articolo/quando-piove-il-governo-e-ladro.html

Referendum: Torino boccia la riforma, ma il Piemonte è spaccato

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Il referendum costituzionale del 22 e 23 marzo 2026 sulla riforma della giustizia si è concluso a livello nazionale con la prevalenza del “No”, che ha superato il 53% dei voti, segnando quindi una bocciatura complessiva del progetto di riforma. All’interno di questo quadro generale, il voto in Torino e in Piemonte offre una lettura particolarmente interessante, caratterizzata da differenze marcate tra il capoluogo e altre aree della regione.

Nel caso di Torino, il risultato è stato decisamente netto: la maggioranza degli elettori ha respinto la riforma con una percentuale vicina ai due terzi dei voti, lasciando al “Sì” uno spazio molto più ridotto. Si tratta di un dato significativo, che conferma l’orientamento critico dell’elettorato urbano nei confronti del quesito referendario. Anche la partecipazione è stata elevata, segno di un forte coinvolgimento dei cittadini su un tema percepito come rilevante.

Spostando lo sguardo all’intero Piemonte, il risultato finale vede comunque prevalere il “No”, in linea con l’andamento nazionale, ma con uno scarto più contenuto rispetto a quello registrato nel capoluogo. Tuttavia, limitarsi al dato complessivo rischia di nascondere una realtà più articolata. All’interno della regione, infatti, non tutte le aree si sono espresse nello stesso modo: accanto a territori che hanno seguito la linea di Torino, ve ne sono altri in cui il “Sì” ha ottenuto la maggioranza dei consensi.

Questa distribuzione del voto mette in evidenza una frattura territoriale piuttosto chiara. Le zone più urbanizzate e densamente popolate, con Torino in primo piano, hanno espresso una contrarietà più marcata alla riforma, mentre diverse aree provinciali hanno mostrato un orientamento opposto, sostenendo il cambiamento proposto dal referendum. In questo senso si può dire che, pur risultando complessivamente contrario, il Piemonte presenta al suo interno una componente significativa favorevole al “Sì”.

Il peso demografico di Torino ha avuto un ruolo determinante nell’indirizzare l’esito regionale: il largo vantaggio del “No” registrato in città ha contribuito in modo decisivo a fissare il risultato finale del Piemonte. Senza il contributo del capoluogo, l’equilibrio tra le due opzioni sarebbe stato molto più incerto.

Risultati per provincia (indicativi, a spoglio completato)

  • Provincia di Torino
    No nettamente prevalente (oltre il 60% nel capoluogo, più alto rispetto alla media regionale)
  • Provincia di Cuneo
    Prevalenza del No
  • Provincia di Novara
    Prevalenza del No
  • Provincia di Alessandria
    Prevalenza del Sì
  • Provincia di Asti
    Leggera prevalenza del Sì (dato più equilibrato)
  • Provincia di Biella
    Prevalenza del Sì
  • Provincia di Vercelli
    Prevalenza del Sì
  • Provincia del Verbano-Cusio-Ossola
    Prevalenza del Sì

Dato complessivo regionale

  • No: circa 53,5%
  • Sì: circa 46,5%

“Scrigni genetici” per le foreste di domani

Non sono semplici angoli di bosco, ma veri e propri “scrigni genetici” capaci di garantire la sopravvivenza delle foreste di domani. La Regione Piemonte ha approvato l’aggiornamento del Registro regionale dei materiali di base per la vivaistica forestale (D.D. n. 162 del 18 marzo 2026): una mappa strategica di 142 popolamenti da seme selezionati per la loro qualità, resilienza e adattabilità.

In un’epoca segnata dai cambiamenti climatici, piantare un albero non basta: occorre piantare l’albero “giusto”. Conservare la variabilità genetica, infatti, significa garantire che i boschi del futuro siano composti da specie autoctone, capaci di adattarsi ai cambiamenti ambientali e di mantenere l’equilibrio ecologico del territorio. L’aggiornamento del Registro trasforma i boschi piemontesi in una rete di serbatoi naturali dove raccogliere semi autoctoni di altissima qualità.

«I boschi da seme sono i pilastri della biodiversità forestale piemontese – dichiara l’assessore alla Montagna e alle Foreste, Marco Gallo -. Attraverso la valorizzazione di queste risorse genetiche locali, un lavoro d’eccellenza avviato fin dagli anni Novanta in collaborazione con IPLA spa, garantiamo che le foreste di domani siano geneticamente adatte ai nostri ambienti. Solo così potremo rispondere con efficacia alle sfide del cambiamento climatico».

Il Registro oggi conta 368 materiali di base (MB) tra specie arboree e arbustive. La novità rilevante riguarda il salto di qualità per la filiera: 16 materiali sono stati elevati alla categoria di “Selezionato”, a dimostrazione di un patrimonio forestale che può esprimere una crescente qualità.

Il sistema include oggi 142 popolamenti selezionati (boschi naturali sottoposti a rigorosi controlli ecologici); tra cui 9 arboreti da seme, oltre a 75 cloni di pioppo quali materiali “controllati”,  eccellenza della pioppicoltura piemontese.

Il Registro è il cuore della tracciabilità: secondo le direttive europee, la produzione, il commercio e l’utilizzo delle piante forestali devono garantire per ogni lotto il materiale di base d’origine, a tutela della biodiversità genetica e delle capacità di adattamento: una piantina nata da un seme raccolto in una valle alpina ha infatti molte più probabilità di sopravvivere in quell’ambiente rispetto a una proveniente da contesti diversi.

«Per garantire il successo dei rimboschimenti, ma anche per creare nuove foreste urbane che aiutino a rinfrescare le nostre città, è fondamentale partire in vivaio da materiali di base di qualità – prosegue l’assessore Gallo -. Non è sufficiente selezionare la specie corretta: occorre che le piantine mantengano il più possibile la ricchezza genetica boschi d’origine, attraverso la corretta raccolta e conservazione dei semi. Con questo aggiornamento forniamo uno strumento operativo fondamentale alla filiera vivaistica pubblica e privata, garantendo che ogni nuovo intervento abbia le migliori possibilità da punto di vista genetico per essere idoneo e duraturo».

La Regione Piemonte, attraverso l’attivazione degli interventi del CSR 2023-2027, sostiene la gestione dei popolamenti da seme attraverso il finanziamento di disciplinari e interventi mirati di gestione forestale, volti a preservare e incrementare la produzione di frutti e semi.

La gestione di queste “riserve genetiche” non è infatti un segreto per pochi addetti ai lavori. La localizzazione geografica e i dettagli tecnici di ogni bosco da seme sono consultabili pubblicamente attraverso il Sistema di Conoscenze Ambientali (SCA) della Regione Piemonte. Un modo per rendere i cittadini e i proprietari forestali partecipi della custodia di un patrimonio che appartiene a tutti.