“ABBIAMO RIMEDIATO AGLI ERRORI DELLA GIUNTA CIRIO”
Il consigliere regionale Alberto Avetta: “Cirio e la sua maggioranza non ascoltano gli avvisi del Pd e preferiscono farsi bacchettare dal Governo, a scapito dei piemontesi”
«Il Consiglio regionale è intervenuto per mettere una pezza agli errori commessi con ostinazione dalla Giunta Cirio in materia di grandi derivazioni ad uso idroelettrico (le cd. “concessioni): infatti, la legge regionale è stata impugnata dal Governo davanti alla Corte Costituzionale per diversi profili di illegittimità, a cominciare dall’esclusione delle domande di nuove concessioni. Ancora una volta la Giunta Cirio si è fatta bacchettare dal Governo e abbiamo perso più di un anno. Questi errori di presunzione li pagano i piemontesi. E questo nonostante il Pd avesse avvisato la Giunta che quella legge era scritta male e che avrebbe esposto la Regione Piemonte al ricorso del Governo. Cosa puntualmente accaduta. Come spesso capita a Cirio e ai suoi assessori quando mettono il naso fuori dal cortile di casa». Lo afferma il consigliere regionale Alberto AVETTA a margine dell’approvazione a Palazzo Lascaris del Disegno di legge regionale 22 giugno 2022, n. 212 “Modifiche alla legge regionale 29 ottobre 2020, n. 26 (Assegnazione delle grandi derivazioni ad uso idroelettrico)”. «Registriamo una certa difficoltà da parte della Giunta e della sua maggioranza quando si devono scrivere leggi che hanno un impatto significativo, che coinvolgono interessi complessi ed articolati e che devono essere coerenti con l’impianto legislativo nazionale ed europeo. Leggi un po’ più complesse di quelle, pur importanti, sulla Festa del Piemonte, che però hanno impegnato l’Aula per settimane, quando invece sarebbe urgente concentrarsi su temi ben più dirimenti rispetto al futuro economico e sociale dei nostri territori. Gli amici delle destre pensano che la tanto sbandierata autonomia del Piemonte si traduca in “a casa nostra facciamo come vogliamo”. Ma non funziona così. E anche stavolta – e per fortuna – qualcuno ha imposto loro la marcia indietro”
Per noi credenti la qualità di una democrazia si misura nella ricchezza del suo “spazio pubblico”, vale a dire il recinto entro cui condividere, valutare e proporre soluzioni alternative ai problemi comuni che possono anche confliggere. E la politica dovrebbe essere quello spazio pubblico, il cantiere sempre in corso della diversità, delle alternative, degli esperimenti di vita, il laboratorio della non conformità e delle varie identità sociali. Insomma l’assunzione pubblica di quella responsabilità comune dove si vincono le resistenze al cambiamento perché la fine di un mondo non è la fine del mondo. Oggi più che mai – per noi del Coordinamento Interconfessionale piemontese – c’è bisogno di un supplemento di responsabilità ma anche di solidarietà. La guerra in Ucraina, la pandemia che rialza la testa, la crisi energetica, salari e pensioni falcidiati dall’inflazione, i cambiamenti climatici, il piano di crescita da portare avanti. Tutto questo esige risposte eccezionali. Quando la politica si rivolge alle paure, alle passioni e alle emozioni che scuotono lo spazio sociale, causano la revoca della fiducia, l’apatia, il rancore, il cinismo, il populismo. E fornisce su un vassoio d’argento il grimaldello con il quale autocrati mascherati da tribuni del popolo si aprono la strada del consenso. E allora la strada è univoca: la crisi della democrazia richiede più democrazia. Ma anche, forse soprattutto, credibilità, dote che a Mario Draghi viene riconosciuta in tutto il mondo, anche dai suoi avversari. Forse quando ci ricongiungeremo con i nostri Padri a noi non verrà chiesto quanto siamo stati credenti, ma quanto siamo stati credibili.