LIFESTYLE- Pagina 46

Il ritorno di Messer tulipano

Consolata Pralormo racconta:

Il piantamento, di oltre 130.000 tulipani, è sempre rinnovato nelle varietà e nel progetto-colore ma quest’anno nasconde un tulipano speciale: il Princess Elizabeth, che fu dedicato alla Regina Elisabetta II D’Inghilterra.

Tra le tante varietà curiose, una collezione di tulipani botanici ma anche unpercorso nel sottobosco dedicato ai tulipani conosciuti già dal 1600, come le varietà botaniche che possono considerarsi le ‘’antenate’’ dei tulipani. Si tratta di tulipani che nascono nei boschi, soprattutto in Asia ed in genere sono alti solodai 15 ai 20 cm, con foglie sottili.

La manifestazione coinvolge tutto il parco, progettato nel XIX secolo dall’architetto di corte Xavier Kurten, artefice dei più importanti parchi all’inglese delle residenze sabaude e in Piemonte. Nei grandi prati sono state create aiuole dalle forme morbide e sinuose, progettate ponendo particolare attenzione a non alterare l’impianto storico originario. Le aiuole dunque “serpeggiano” tra gli alberi secolari, mentre nel sottobosco occhieggiano ciuffi di muscari, di narcisi e di giacinti.

La novità di quest’anno è la mostra “SOLOFIORI’’ nell’Orangerie del Castello, curata da Marcella Pralormo, storica dell’arte, curatrice e artista. “SOLOFIORI” esporrà un nucleo di dipinti, carnets di viaggio e piccole sculture che raffigurano i fiori, di artisti contemporanei che lavorano a Torino e in Piemonte. Rendere eterno un fiore è il tema della ricerca artistica che l’esposizione propone. Artisti che lavorano con diverse tecniche artistiche, dall’acque- rello, all’olio e alla scultura, espongono in questa mostra collettiva che intende portare a co- noscenza dei visitatori artisti di qualità, di diverse generazioni, da quelli nati negli anni Qua- ranta fino ai giovani. Sono esposte opere di alcuni maestri dell’acquerello noti, come Anna Lequio e Stefano Faravelli, artisti naturalisti come Cristina Girard, Anna Regge, artisti che lavorano con pigmenti e olio, come Paolo Galetto, ma anche nomi meno noti e giovani.

Esporre queste opere una accanto all’altra darà vita a un’opera floreale collettiva, una sorta di grande bouquet tridimensionale variegato, frutto delle diverse personalità artistiche in mostra, che ci ricorda che l’arte è necessaria perché rende eterna la Natura.

Quest’anno il cancello del Castello sarà aperto verso l’AziendaAgricola dove su una collinetta Consolata Pralormo ha sparso bulbi in modo naturalistico e i visitatori po- tranno fare i picnic fra i tulipani accanto ad un vialetto di ciliegi giapponesi che in aprile sono fioriti come ‘’nuvole rosa’’

Oltre ai più di 130.000 tulipani nel parco quest’anno sono previste alcune varietà ‘’speciali’’ piantante in cassette olandesiper poterli ammirare da vicino: il tulipano a ’fior di giglio’’, dal gambo sottile e con i petali appuntiti; quelli ’viridiflora’’con le fiammature verdi (sembra che sia il gambo verde a proseguire sui petali dai vari colori),; i tulipani ‘’famiglietta’’ a mazzetto su un unico stelo; i ‘’parroquet’’, dal gambo movimentato e i petali spettinati; i ‘’frills’’ con i petali frastagliati e anche quelli che durante la fioritura fanno le ‘’mutazioni di colore’’.

Un bosco sarà dedicato ai narcisi di tante varietà.

Accanto ad uno dei laghetti un ‘’fiume’’ di muscari blu che simulerà l’acqua… pervinche blu ai bordi dello stagno dove abitano le rane che io definisco ‘’dive del crepuscolo’’, perché cantano solo alla sera” Racconta Consolata Pralormo.

Nella serra antica, arrivata da Parigi eseguita dai Fratelli Lefevre nel 1890, si ammirerà una collezione di orchidee e nel piccolo giardino su cui si affaccia la serra il tulipano nero ‘’Queen of the night’’ che suscita sempre curiosità, piantato insieme a tulipani bianchi e rosa

Infine, in un bosco ci sarà il viale degli uccellini dedicato ai bambini che scopriranno le specie di uccelli che vivono indisturbati nel grande parco: si racconta cosa mangiano, che nidi fanno e si potrà leggere una fiabetta illustrata presa dallabiblioteca del Castello che contiene libri dal 1400 e anche una bella collezione di libri per l’infanzia dal 1800 con illustrazioni e testi che hanno affascinato generazioni di bambini della nostra famiglia e sicuramente contribuito a ‘’sviluppare la creatività’’.

Oltre a tutto ciò….

Un’apprezzata zona shopping propone eccellenze del territorio, prodotti stagionali dei produttori agricoli, mieli e marmellate artigianali, delizie gastronomiche, vini doc, cosmetici naturali, tessuti e articoli per la casa e poi piante, fiori e prodotti per rinnovare il giardino o il terrazzo.

Inoltre, per permettere ad ognuno di trascorrere una divertente e serena giornata all’aperto con tutta la famiglia è allestito un bar-ristorante che propone menù, piatti freddi e caldi, panini e molto altro. Sono presenti inoltre zone pic-nic nel parco, mentre nel paese di Pralormo è possibile degustare e acquistare i prodotti delle cascine dei dintorni.

Inoltre la Proloco propone vari menù a base di specialità del territorio.

Per gli amici a quattro zampe, ciotole d’acqua fresca e un vero Dog Bar nel parco.

Per i bambini: percorsi nel parco e allestimenti dedicati.

Ogni anno, inoltre, Messer Tulipano ospita e dà visibilità a realtà impegnate nell’affrontare problematiche sociali e l’importante attuale tematica della sostenibilità ambientale. Tra queste, Specchio dei Tempi.

L’ignoranza dello stress

Preciso subito che il titolo non significa ignorare lo stress (ed i suoi effetti), ma indica l’ignoranza prodotta dallo stress e ciò che da esso deriva.

Mi spiego meglio: qualche decina di anni orsono, terminata la mattinata a scuola i bambini ed i ragazzi erano dediti a svolgere i compiti e, dopo la merenda, giocavano o si rilassavano andando in cortile a giocare, o andando ai giardini in bici, o guardando la TV dei ragazzi o, comunque, svolgendo attività gradevoli, scelte da loro e con trollate dai genitori.

Col passare del tempo la scuola ha aumentato la durata delle lezioni (spesso anche al pomeriggio) , i genitori hanno pensato bene (per loro, ma male per i figli) di fargli praticare almeno uno sport, magari fargli apprendere una lingua straniera, non uscire da soli perché i rischi sono ogni giorno di più ed il risultato è sotto gli occhi di tutti.

Mamme che un tempo potevano seguire i figli, non lavorando fuori casa, ora sono costrette per necessità economiche quasi sempre, per ambizione talvolta, a lavorare stando almeno 10 ore fuori casa e di ragazzi restano fuori dal loro controllo svariate ore al giorno.

E’ palese che gli essere umani cerchino, quasi sempre, di fare ciò che è più comodo, meno faticoso, che mostra gli effetti in minor tempo e, dunque, ecco che tra leggere, fare bricolage, dipingere o ascoltare musica, preferiranno seguire creatori di contenuti sui social, praticare qualche gioco online sullo smartphone o anestetizzarsi la mente con litanie rapper che istigano alla violenza.

Queste pratiche hanno tutte in comune di farti sentire immediatamente importante perché hai raggiunto un nuovo livello nel gioco, perché hai appreso qualcosa di nuovo in campo sessuale senza la fatica di doverlo sperimentare di persona, ma il cervello, proprio come i muscoli striati dopo una lungodegenza, comincia a manifestare segni di cedimento.

La mente umana è qualcosa di estremamente complesso e  nessuno può dire di averla compresa perfettamente: certo è che, se non alleniamo il nostro encefalo a fare cose sempre nuove, sempre più complesse (nei limiti dell’umana esistenza, si intende)  iniziamo una involuzione che ridurrà il QI (ne ho già parlato in altri articoli), affievolirà la memoria a lungo termine, peggiorerà l’acalculia che eventualmente già mostriamo, la nostra grafia peggiorerà giorno dopo giorno a causa della scarsa pratica che dedichiamo alla scrittura a mano e molto altro ancora.

Se vogliamo svolgere in 24 ore le attività che ne richiedono almeno 36, considerando un corretto riposo notturno, è evidente che dobbiamo bruciare i tempi e rinunciare, anche involontariamente, a qualcos’altro.

Il temine “burnout”, venuto alla ribalta durante la pandemia, esprime proprio la condizione caratterizzata da esaurimento fisico/mentale, cinismo e si manifesta con una ridotta efficienza sul lavoro e dal mancato riposo anche dopo il sonno.

Senza invocare lockdown, le stagioni che non sono più quelle di una volta, si stava meglio quando si stava peggio ecc., è evidente che occorra correre ai ripari, anche per proprio conto, assumendo uno stile di vita più a misura d’uomo e un po’ meno consumistico/tecnologico/moderno.

Va bene rilassarsi 10 minuti con un videogioco, ma se ci accorgiamo (o se ne accorgono i nostri genitori) che non riusciamo più a staccarci, fino a diventare ludopatici, dobbiamo correre ai ripari. Lo stesso dicasi per la voglia di non uscire, di restare fra le quattro mura della nostra stanza, rischiando di entrare anche noi a far parte del fenomeno hikikomori.

Di sicuro 10 minuti ogni tanto per valutare cosa sia cambiato in noi lo possiamo trovare; oppure lo devono trovare quelli che ci vivono accanto, anziché subire gli effetti della tragedia.

Sergio Motta

Da Torino il via alle conferenze sulla filosofia della bellezza

L’evento Martedì 31 marzo, alle 17.30, presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, il Dott. Luca Spaziante (Chirurgo Plastico, Dirigente Medico SCU Chirurgia Plastica Ricostruttiva – AOU Città della Salute e della Scienza, Coordinatore degli ambulatori di Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica – GVM Clinica Santa Caterina, Torino, Direttore Scientifico – Art Beauty Clinic, Membro del Comitato Tecnico Scientifico – ACTO Italia e ACTO Piemonte) inaugurerà il ciclo di conferenze dal titolo «Filosofia della bellezza: educare per generare valore e consapevolezza», legato al suo progetto editoriale Chirurgia dell’anima: oltre la forma verso l’essenza. All’evento parteciperanno, tra gli altri, la Dott.ssa Paola Gribaudo, Presidente dell’Archivio Gribaudo, Livio Tranchida, Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino, Elisa Picardo, Ginecologa presso l’AOU Città della Salute e della Scienza di Torino e Presidente ACTO Piemonte e Ugo Nespolo, noto artista piemontese.

L’iniziativa nasce con l’intento di promuovere una riflessione culturale e sociale sul significato contemporaneo della bellezza e sul rapporto, sempre più complesso e talvolta problematico, che molti giovani sviluppano con il proprio corpo e con la propria identità. In un contesto dominato dalla diffusione di modelli estetici spesso irrealistici e uniformanti, amplificati dai social media, diventa fondamentale aprire spazi di dialogo e consapevolezza capaci non solo di restituire alla bellezza una dimensione più autentica, personale e identitaria, ma soprattutto di contrastare un disagio psicologico giovanile sempre più dilagante. Il progetto si propone di sensibilizzare le nuove generazioni a sviluppare uno sguardo critico e consapevole, orientato verso la valorizzazione della propria individualità, dell’equilibrio interiore e della relazione armonica tra corpo, mente e identità personale.

All’interno di questa riflessione svolge un ruolo fondamentale la chirurgia plastica: una disciplina che, quando guidata da un solido principio etico e da una visione umanistica della cura può rappresentare per molte persone un importante strumento di recupero del proprio benessere psicofisico e sociale. L’intervento sul corpo non si configura necessariamente come ricerca di perfezione estetica, ma può diventare un percorso di riconciliazione con la propria immagine, contribuendo a ristabilire un equilibrio profondo tra l’aspetto esteriore e la dimensione più intima dell’individuo.

Attraverso contributi che intrecciano filosofia, arte, medicina e psicologia, il ciclo di incontri, che si svolgerà su tutto il territorio nazionale, intende offrire un’occasione di confronto tra mondo accademico, istituzioni e nuove generazioni. L’obiettivo è promuovere una cultura della bellezza fondata sulla consapevolezza, sul rispetto dell’identità individuale e su un’etica della cura della persona: un nuovo paradigma in cui la bellezza non sia uno standard imposto o una semplice forma esteriore, ma espressione autentica dell’essere e percorso di armonia tra corpo, anima e identità.

Per info e prenotazioni inviare un WhatsApp al numero: 333 3528125

Mara Martellotta

Al MAUTO“I nemici del Drake”,  “Enzo Ferrari e le Scuderie  inglesi”

Dal 2 all’11 ottobre  prossimi sarà ospitata presso il MAUTO, Museo Nazionale dell’Automobile, la più grande e completa esposizione dedicata alle Scuderie inglesi che, tra gli anni Settanta e gli Ottanta, hanno sfidato Enzo Ferrari. Sono in mostra 23 vetture, documenti, memorabilia  e fotografie  che raccontano la rivoluzione inglese del motorsport nell’epoca della Swinging London. La mostra è curata da Carlo Cavicchi e Mario Donnini con Maurizio Cilli e, attraverso una selezione di vetture- simbolo appartenenti alle squadre note come “ le sette sorelle”, Cooper, Lotus, March, Braham, Tyrrell e Williams, oltre  a vetture di altri costruttori, Arrows, Shadow, Theodore e Surtees, sviluppa sugli oltre 2 mila mq. dello spazio  espositivo al piano terra, il racconto di una stagione di sperimentazione tecnica e di libertà formale, tra rischi estremi, forti rivalità  e decise identità visive che hanno disegnato nuovi immaginari culturali.
Si tratta di un universo di tecnologia, stile e spirito pioneristico, in cui le monoposto diventano simboli di una rivoluzione industriale e culturale capace di ridefinire l’immaginario del mondo delle corse.
Enzo Ferrari li chiamava “i garagisti”, erano le squadre inglesi che, tra gli anni Settanta e gli Ottanta, misero in discussione il dominio della Ferrari, fino ad allora protagonista incontrastata della Formula 1. Con strutture leggere, telai rivoluzionari e una straordinaria rapidità di sperimentazione,  questi team indipendenti trasformarono piccoli atelier tecnici in avversari temibili, capaci di battere Maranello in pista e cambiare per sempre gli equilibri del campionato.

23 vetture incredibili esposte, di cui 21 inglesi e 2 italiane, circondate da un allestimento che restituisce il contesto sociale e culturale della Gran Bretagna del tempo, quello della Swinging London, in un periodo di straordinaria vivacità  e ottimismo, caratterizzato da un’esplosione di creatività nella musica, nella moda e nella fotografia, nel cinema e, naturalmente, nello sport. Con l’obiettivo  di restituire l’atmosfera di un’epoca,  la mostra intreccia  la storia dell’automobilismo  con quella delle sue icone attraversando le tendenze culturali e stilistiche del tempo  e raccontandole in sezioni specifiche.
È  in esposizione una selezione di fotografie di Rainer W. Schlegelmilch, noto come “RWS”, considerato uno dei maggiori fotografi della Formula 1. Le sue immagini sono celebri per la straordinaria qualità ed intensità emotiva che riescono a trasmettere . L’attenzione per l’inquadratura, la sensibilità alla luce e la capacità di cogliere l’istante decisivo fanno di questo fotografo un maestro assoluto, capace di trasformare la velocità, la tensione e il rischio delle corse in un racconto visivo potente e senza tempo.

Sono in programma anche appuntamenti gratuiti, articolati in conversazioni, presentazioni editoriali, proiezioni e incontri con piloti, giornalisti e progettisti, per incontrare  i grandi protagonisti dell’epoca  che raccontano la storia, le emozioni e le sfide che hanno plasmato un’epoca leggendaria.

Mara Martellotta

Non solo negozi: il retail che trasforma le città

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ABITARE CON STILE

Rubrica settimanale a cura di Magda Jasmine Pettinà 
Uno spazio dedicato al mondo della casa in tutte le sue forme: dal mercato immobiliare al design d’interni, dall’arte di valorizzare gli spazi alle nuove tendenze dell’abitare contemporaneo. Consigli pratici, spunti estetici e riflessioni su come rendere ogni casa un luogo che rispecchi chi siamo — con uno sguardo che unisce competenza, bellezza e sensibilità.

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Il retail è tornato. E non è un semplice rimbalzo: è un segnale molto più profondo, che riguarda il modo in cui viviamo le città, le attraversiamo e le consumiamo.

Negli ultimi anni, complice l’e-commerce e i cambiamenti nelle abitudini (anche post-pandemia), molti avevano dato per “superato” il negozio fisico. Oggi, invece, i numeri raccontano una storia diversa: nel 2025 gli investimenti nel retail in Europa hanno sfiorato i 40 miliardi di euro, con una crescita importante. E l’Italia guida questa ripartenza, diventando il Paese più dinamico.

Ma cosa significa davvero, per chi vive e lavora nel mondo immobiliare?

Significa che il retail non è più solo “spazio commerciale”. È tornato a essere uno degli elementi centrali nella costruzione del valore urbano.

Oggi gli investitori non cercano semplicemente metri quadri da affittare. Cercano luoghi. Luoghi che funzionano, che attraggono persone, che generano flussi. Per questo si concentrano su due direttrici molto chiare: da un lato le high street, le vie centrali ad alta visibilità; dall’altro grandi asset come outlet e centri commerciali, da ripensare e valorizzare.

Ed è qui che avviene il vero cambio di paradigma.

Il negozio non è più solo un punto vendita. Diventa esperienza. Sempre di più vediamo spazi ibridi, dove il prodotto lascia spazio al servizio, alla relazione, al tempo di permanenza. Il cliente non entra solo per acquistare, ma per vivere qualcosa. E questo, inevitabilmente, cambia anche il modo in cui si progettano gli spazi.

Progettare un retail oggi significa pensare a percorsi, atmosfera, identità. Significa creare ambienti che raccontano un brand e che restano impressi. Non basta più “essere visibili”: bisogna essere memorabili.

Anche i numeri lo confermano. I valori di vendita e i canoni sono in crescita, sostenuti dalla ripresa dei consumi e dal turismo, che torna a portare vita nei centri urbani. Le città, in questo senso, tornano protagoniste.

E proprio osservando le città emergono dinamiche interessanti.

Milano resta il mercato più solido e internazionale, con il Quadrilatero sempre in trasformazione. Firenze e Venezia beneficiano fortemente del turismo, con vie commerciali spesso a occupazione piena.

Torino, invece, racconta una storia più sfumata — e per questo ancora più interessante.

Alcune vie iconiche mostrano un aumento degli spazi sfitti, segnale di una fase di transizione. Altre, meno centrali ma più autentiche, stanno ritrovando vitalità. È come se la città stesse ridefinendo le proprie polarità commerciali.

Infatti negli ultimi anni, si è osservata una fase di rallentamento del settore retail, con un aumento visibile delle serrande abbassate in alcune delle sue vie più storiche.

Le aree più esposte a questo fenomeno sono state:

•Via Garibaldi (soprattutto nel tratto meno turistico)

•Via Lagrange (con turnover elevato e alcuni spazi in attesa di riposizionamento)

•Via Roma (più resiliente, ma con dinamiche di sostituzione tra brand)

•Via Doria (con incremento del vacancy negli ultimi anni)

Qui il dato non va letto come un segnale negativo puro, ma come un cambio di ciclo.

Molti spazi non sono più coerenti con i nuovi format commerciali: superfici troppo grandi, canoni non allineati, concept superati. Il risultato è una fase di “vuoto temporaneo” che, in realtà, prepara una trasformazione.

Come detto, il retail oggi non deve essere più concepito solo in base alla posizione “storica” di una via, ma alla sua capacità di evolversi. Ci sono strade che perdono appeal e altre che lo guadagnano, spesso grazie a nuovi format, nuovi target, nuove idee.

Parallelamente, infatti, altre zone della città stanno vivendo una dinamica molto interessante: si tratta di aree meno “scontate” che stanno crescendo, proprio perché più flessibili, autentiche e accessibili.

In particolare:

•Via Po con un ritorno di attività ibride (librerie, concept store, locali culturali)

•Via Mazzini dove c’è una crescente presenza di brand indipendenti e ricerca estetica

•Via Giolitti con un miglioramento della qualità commerciale

•Quadrilatero Romano dove c’è forte componente esperienziale tra food, design e lifestyle

•San Salvario con la sua identità giovane, dinamica, internazionale

Qui succede qualcosa di molto contemporaneo: il retail smette di essere “istituzionale” e diventa espressione di identità. Sono vie dove non vince il grande marchio, ma il progetto. Ed è in questo scenario, emergono opportunità molto interessanti proprio per chi sa leggere il cambiamento.

Spazi da riposizionare, locali da trasformare, vie da reinterpretare. È il terreno perfetto per operazioni value-add, dove il progetto — non solo immobiliare, ma anche creativo — fa la differenza.

Torino oggi vive un momento transitorio, che sta trasformando la città attraverso una diversa concezione del retail, meno standardizzato, più esperienziale e legato al quartiere, dove vince la contaminazione tra food, cultura e servizi, aprendosi a scenari interessanti anche a livello immobiliare.

In fondo, il retail è sempre stato uno specchio della società. E oggi ci sta dicendo qualcosa di molto chiaro: le persone non cercano solo prodotti, cercano luoghi in cui riconoscersi e in cui fare esperienza.

Chi oggi investe, progetta o lavora nel retail non sta semplicemente occupando uno spazio. Sta contribuendo a ridisegnare pezzi di città.

E in un momento di trasformazione come questo, saperlo fare con visione è ciò che distingue chi segue il mercato da chi lo anticipa.

www.domus-atelier.com – info@domus-atelier.com

Anteprima FLOReal alla Palazzina di Caccia di Stupinigi

Da domani venerdì 27 a domenica 29 marzo si terrà la quinta edizione di Anteprima FLOReal presso la Palazzina di Caccia di Stupinigi.

Organizzata da Orticola del Piemonte, una tre giorni di immersione nel verde con una selezione di alcuni tra i migliori vivaiisti italiani ma anche alcune realtà artigiane di arredamento da giardino per un totale di circa 40 espositori. 

Accanto alla mostra mercato ci sarà anche la FLOR Academy: un ricco palinsesto di workshop e talk a tema green in compagnia di esperti e dei vivaisti che partecipano alla manifestazione.

In occasione di Anteprima FLOReal, inoltre, venerdì 27 marzo sarà inaugurato il Giardino della Ricerca presso l’area verde dell’Istituto di Candiolo – IRCCS. Realizzato da Orticola del Piemonte, grazie al sostegno di Fondazione Compagnia di San Paolo, il Giardino della Ricerca si inserisce nell’ambito di Candiolo Cares, il programma della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro dedicato alla qualità della vita dei pazienti oncologici e dei loro caregiver. Uno spazio verde accessibile a pazienti, familiari e operatori sanitari, pensato per offrire un luogo di rigenerazione e contatto con la natura all’interno dell’Istituto.

Fresca e leggera: insalata di pollo allo yogurt

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Una ricetta light perfetta. Pollo grigliato arricchito da ingredienti freschi e leggeri, un piatto sfizioso che si prepara in anticipo in breve tempo e con poche calorie, adatto sia a pranzo che a cena.

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Ingredienti

1 petto di pollo/tacchino a fette

2 cucchiai di yogurt greco

1 cucchiaio di maionese

1 cuore di sedano

100gr. di Emmenthal

30gr. di gherigli di noce

1 limone

Erba cipollina, sale, pepe, olio evo

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Grigliare le fette di pollo senza condimento, lasciar raffreddare. Lavare e tagliare l’erba cipollina e il sedano. Ridurre a cubetti il formaggio. In una ciotola mescolare lo yogurt con la maionese, il sale, il pepe, l’erba cipollina, l’olio e poco succo di limone. Tagliare a tocchetti il petto di pollo, metterlo in una insalatiera, aggiungere le noci, il sedano, il formaggio e condire con la salsa allo yogurt. Mescolare bene ed eventualmente aggiustare di sale. Guarnire con fette di limone e servire accompagnato da una fresca insalatina verde.

Paperita Patty

Siviglia, il barbiere di cui nessuno ricorda il nome

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Il barbiere di Siviglia… ma qual era il suo vero? Quasi nessuno, se si escludevano sua moglie Rosetta e l’anziana madre Enrica, rammentava il suo vero nomeCon il rasoio era un artista. Aveva la mano e l’idea per sfumature, tagli e colpi di pettine; tra lui e quei suoi colleghi che si limitavano al “taglio a scodella” c’era un abisso. 

Tullio, che per esteso faceva Tullio Gianni Marinetti era stato ribattezzato Siviglia perché fischiettava sempre la sua gioia di vivere, come il Figaro del Barbiere di Siviglia. Così, omaggiando o oltraggiando Gioacchino Rossini, s’era guadagnato l’appellativo sul campo. La bottega di Siviglia era composta da una sola stanza che dava sulla piazza del paese. L’arredamento era modesto, essenziale. Un canapè di legno impagliato, una poltrona in legno con il poggiatesta, uno specchio a muro ovale posto di fronte alla poltrona sovrastava una mensola su cui teneva gli strumenti. I suoi ferri del mestiere erano quelli tradizionali: il rasoio a lama fissa, che ogni quattro o cinque mesi faceva arrotare dall’Asdrubale, un arrotino che girava per i paesi a fare il filo alle lame; una piccola cote dalla superficie levigata su cui versava una goccia d’olio e passava la lama per completarne l’affilatura; la coramella di cuoio, appesa al chiodo, su cui faceva scorrere la lama per ravvivarne il filo; le macchinette tosatrici per i capelli, di grosso e di fino; una catinella d’acqua dotata di un apposito incavo per essere appoggiata al collo, utile a sciacquare il viso al cliente. A differenza del suo aiutanteTullio non amava rapare i clienti. Il taglio a zero era riservato solo a coloro ne facessero specifica richiesta o ai bambini infestati dai pidocchi.

Per tutti gli altri c’era la moda a dettare il taglio: c’era chi preferiva quello all’Umberta, in analogia alla foggia dei capelli di Umberto II° di Savoia ( che poi non era altro del più comune taglio a spazzola ); chi voleva la riga da parte e chi invece la riga in mezzo o un taglio più trasgressivo come quello alla Mascagni. Eseguiva il suo lavoro con scrupolo e passione, attento a non sprecare nulla. Non risparmiava, invece, sulla brillantina. Questa sostanza miracolosa, inventata nel 1928 in Inghilterra, composta da un mix di acqua, oli minerali e cera vergine, veniva spalmata voluttuosamente sulle teste dei suoi clienti. Guai se avesse avuto fra le mani l’americana Brylcreem, quella usata da attori come Humphrey Bogart, Tyrone Power e Fred Astaire: con quella avrebbe frizionato persino le crape pelate. Per le feste di fine anno fu tra i primi a regalare agli amici più affezionati  i calendarietti da tasca profumati. Erano piccoli almanacchi con disegni osé ( per l’epoca) che venivano nascosti nei portafogli per essere poi furtivamente consultati e annusati, quasi fosse quello il profumo del peccato. Insieme a lui lavorava Enea Balzelli – conosciuto come stropacavì – con il compito di servire i clienti che non potevano – per diverse ragioni – frequentare la barberia. Era un barbiere itinerante, lavorava a domicilio e sulla bicicletta trasportava tutti gli attrezzi. Non aveva un granché da portarsi appresso. Il suo corredo, ridotto all’essenziale e infilato nella bisaccia a tracolla, era costituito da un rasoio, un pettine, una vecchia macchinetta per tosare, un paio di forbici, un pennello e una tazza dove scioglieva qualche scaglia di marsiglia  per insaponare il mento e le gote dei clienti. Come arrivava a casa di chi aveva richiesto i suoi servigi, cercava una sedia ed invitava il cliente a sedersi nel caso dovesse farsi radere, oppure lo faceva mettere a cavalcioni della stessa per il taglio dei capelli. Era un vero professionista della rasatura e per fare la saponata versava l’acqua da un fiasco che portava con se nella bisaccia e con uno straccio bianco che teneva in tasca puliva il rasoio dal sapone e dai peli.

Il problema era che il taglio dei capelli di Enea non conosceva le mezze misure e per questo motivo gli avevano cucito addosso l’appellativo di stropacavì, cioè di strappacapelli. Per lui non esistevano la sfumatura alta né quella bassa: appoggiava la macchinetta alla nuca del malcapitato e, rasentando il cuoio capelluto da dietro in avanti, con poche e rapide mosse lo tosava a zero. Se la sua vittima accennava una pur minima protesta, lo guardava con due occhi che esprimevano tutto il suo disappunto e il cliente se ne stava zitto e muto. A sua discolpa va ricordato che in quell’epoca quasi nessuno aveva l’acqua in casa e spesso le fonti erano ben lontane dalle abitazioni e quindi l’igiene dei capelli, e non solo di quelli, lasciava a desiderare. Era così per gli adulti, figurarsi per le criniere dei bambini dove spesso e volentieri si celavano intere tribù di pidocchi. Dunque, il taglio raso zero e i modi bruschi di Enea potevano essere in qualche modo tollerati se non fosse stato per quella vecchia macchinetta che essendo ormai sdentata non tagliava i capelli ma li strappava.

Quando sotto le sue grinfie capitava un bambino, il barbiere errante lo teneva in piedi, stretto tra le ginocchia; con la mano sinistra gli immobilizzava il volto, lasciando alla destra il compito della rasatura. Una vera tortura, grazie ai denti della macchinetta che mordevano la crapa dell’infante. Non era un caso che i bambini lo temessero come il diavolo teme l’acqua santa. I due, nonostante i caratteri diversi, andavano d’accordo e si dividevano di buon grado il lavoro da fare e i modesti guadagni. In fondo, anche tra i più umili il decoro era un punto d’onore e  i due barbieri contribuirono a mantenerlo con i loro tagli e le rasature. E a chi non poteva permettersi quella seppur modesta spesa Tullio ed Enea concessero un illimitato credito nella speranza che un giorno venisse onorato. In caso contrario, pazienza: non sarebbero diventati più poveri di quanto già non fossero.

Marco Travaglini

A Verbania la 58ª Mostra della Camelia

28/03/2026 – 29/03/2026

Il 28 e 29 marzo 2026 torna a Verbania la 58ª Mostra della Camelia, nella splendida Villa Giulia (Corso Zanitello 10). L’ingresso, gratuito, è previsto dalle 10.30 alle 18.30.

Leggi l’articolo su piemonteitalia.eu:

https://www.piemonteitalia.eu/it/eventi/dettaglio/58%C2%AA-mostra-della-camelia-verbania

Credito fotografico: Distretto Turistico dei Laghi; MBc © – Foto Massimiliano Bonino