Laboratorio Olfattivo in collaborazione con l’Associazione culturale Per Fumum presenta un percorso esperienziale

Nella splendida cornice della Cappella di Sant’Uberto della Reggia di Venaria, Laboratorio Olfattivo organizza “The Experience”, un percorso esperienziale attraverso il quale mettere in gioco i sensi cercando di lasciare spazio al senso più condizionante, l’olfatto. I visitatori potranno partecipare a vari percorsi olfattivi: dalla scoperta delle materie prime iconiche, agli approfondimenti sulla rosa, come viene utilizzata in profumeria e quali sono i suoi costituenti odorosi, passando per Test Your Nose, spazio in cui sfidare la propria memoria olfattiva. L’evento è realizzato in collaborazione con l’Associazione Culturale Per Fumum.
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Sabato 19 maggio alle ore 11 e alle ore 15
Reggia di Venaria, Cappella di Sant’Uberto
“Ricostruire un profumo”
Laboratorio a cura di Roberto Drago, Direttore Creativo di Laboratorio Olfattivo e Socio fondatore dell’Associazione Culturale Per Fumum.
I partecipanti potranno ricostruire una delle fragranze di Laboratorio Olfattivo, partendo dalle singole materie prime che lo compongono.
BAROLO, TAURASI, ALTO ADIGE, STEIERMARK 

Preparazione
Oggi più che mai risulta vincente e determinante la capacità di sapersi comportare con correttezza, educazione e stile, è senza dubbio più importante di quanto a prima vista non sembri

“Sono l’altra faccia di una medaglia che hai perduta. Ritrovala… e ritroverai anche me” R. Marchesini



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Chi conosce l’artista cusiano sa bene quanto ami scrivere, dipingere e disegnare, definendosi “anarchico”. Una creatività che dimostra anche nell’amore per la cucina che, secondo i più, pratica ad “eccellenti livelli”
passioni e curiosità, ama cucinare e reinventare delle ricette di questa sua cucina che definisce, appunto, “ anarchica”. E’ lui stesso a spiegare il perché di questo rapporto amoroso dalle lontane radici. “Tra i ricordi della primissima infanzia vi sono i profumi della cucina delle mie nonne, quella paterna e quella materna, l’una lombarda (il suo risotto con lo zafferano), l’altra romagnola (la pasta fatta in casa e i cappelletti); poi quella di mia madre romagnola cha ha sposato un piemontese, ma di quel Piemonte “alto”, sembra addirittura walser, che aveva in sé la cocciutaggine e la ruvida dolcezza del pane di segale delle genti venute dalla Valle del Goms”. Una cucina “bastarda” , o meglio “anarchica” da cui Giorgio ha tratto il suo DNA culinario, aggiungendo alle memorie famigliari la sua personale propensione alla baldoria, alle disfide tra gli
amici ai fornelli , ai piatti sperimentali alla cui base spesso sta il suo orto “