LIFESTYLE- Pagina 124

L’Altro Campagnolo. Il gusto autentico di Monica e Flavio a Candiolo

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SCOPRI-To Alla scoperta di Torino 
Tra le colline che fanno da corona a Torino, in una cornice calda e familiare, sorge L’Altro Campagnolo, ristorante condotto con passione da Monica Sbaragli e Flavio Ponzo, coppia nella vita e nel lavoro. Qui, l’eredità lasciata dai genitori di Flavio si rinnova ogni giorno, mettendo al centro materie prime d’eccellenza, piatti dal sapore radicato e un’ospitalità che ti fa sentire subito a casa.
Il locale ha saputo conquistare negli anni una clientela affezionata, grazie a una cucina che parla piemontese ma sa anche sorprendere, un servizio attento senza rigidità e un ambiente accogliente che fa della semplicità il suo tratto distintivo. D’estate, poi, la bella area esterna regala uno spazio verde perfetto per pranzi e cene all’aperto, lontani dal rumore della città.
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Antipasti che aprono il viaggio: fassone, uovo poke e aromi di stagione.
L’esperienza gastronomica inizia con una scelta mirata di antipasti: il fassone piemontese si declina in tre versioni – battuta al coltello, vitello tonnato e girello marinato – esaltando la qualità della carne e il rispetto per la materia prima. Ogni assaggio è calibrato, sincero, con il sapore protagonista senza sovrastrutture.
Tra le proposte più originali c’è l’uovo poke, una preparazione che mette insieme la cremosità dell’uovo, la dolcezza sapida della toma e il tocco fresco degli asparagi. È un piatto moderno ma perfettamente coerente con l’identità del ristorante: legato al territorio ma aperto alla sperimentazione.
Completano l’offerta altri antipasti stagionali, pensati in base alla disponibilità degli ingredienti e alla creatività dello chef, con una sensibilità particolare per il bilanciamento dei sapori e la leggerezza.
Una sinfonia di primi e secondi: tajarin, risotto e carni selezionate
I primi piatti sono un vero punto di forza: imperdibili i tajarin ai tre ragù, pasta fatta in casa condita con sughi diversi, dal classico ragù di carne a varianti più delicate o rustiche per un’esplosione di gusto che resta impressa. La pasta sottile, saporita, cattura perfettamente ogni salsa, e trasmette subito l’idea di una cucina curata, concreta.
Tra le proposte più sorprendenti c’è il risotto con pesche e funghi, un accostamento fuori dagli schemi che però convince grazie al gioco tra dolce e umami. È il classico piatto che incuriosisce sulla carta e conquista al primo assaggio, dimostrando che si può innovare senza strafare.
I secondi ruotano principalmente attorno alle carni, protagoniste indiscusse del menù: tagli selezionati, cotture attente, abbinamenti pensati per valorizzare il gusto naturale. Ogni piatto riflette la filosofia del ristorante: pochi elementi ma scelti con cura e portati al massimo della loro espressione.
Il gran finale: gelato artigianale e dolci d’eccellenza.
Il momento del dolce è tutt’altro che un semplice “di più”. Qui, il gelato viene preparato artigianalmente poco prima di essere servito, direttamente da Monica e Flavio. Il risultato è un prodotto cremoso, freschissimo, che cambia completamente l’esperienza rispetto ai classici dessert da freezer.
Le versioni con caramello salato e amarene sono tra le più amate, ma d’estate conquista anche l’abbinamento con la pesca fresca, in un connubio che sa di sole e semplicità. Accanto al gelato, la carta dei dolci offre anche altre proposte più strutturate, tutte accomunate dallo stesso principio: ingredienti veri, lavorati con passione.
Monica e Flavio hanno realizzato un ristorante che va oltre il semplice mangiare bene. L’Altro Campagnolo è un posto dove si respira la cura quotidiana, la passione per le cose fatte bene, la voglia di offrire un’esperienza che rimanga nel ricordo. Un ristorante che ha saputo crescere senza perdere il suo cuore e che continua ogni giorno a raccontare una storia fatta di sapori, famiglia e ospitalità autentica.
Un posto da provare almeno una volta, ma dove si finisce sempre per tornare.
NOEMI GARIANO

Estate in Piazza d’Armi

Ieri sera giovedì 12 giugno 2025 è stata inaugurata la stagione estiva in Piazza d’Armi: tra le varie proposte ecco la consueta risposta dei tanti ballerini che da ben 17 anni seguono l’iniziativa del giovedì sera “Old Wild West”, a cura di Mapi Gualdi, oramai diventata nel corso del tempo un vero e proprio “must” del Country. Tra le realtà presenti, i Wild Angel, da anni è la scuola più grande d’italia presente in 9 regioni e da quasi un anno  anche sul territorio piemontese.
Il prossimo appuntamento è per giovedì 19 giugno, sempre in piazza d’Armi.

Igino Macagno

Sauze d’Oulx, ritorna la festa patronale di San Giovanni Battista

Torna la festa patronale di San Giovanni Battista  a Sauze d’Oulx e si arricchisce  di novità.  Dal 21 giugno al 5 luglio la festa patronale torna alle sue antiche origini.

Ad organizzare i festeggiamenti patronali saranno anche quest’anno il Consorzio Turistico Fortur, insieme al Comune di Sauze d’Oulx, ed i giovani di Sauze d’Oulx, i SanGiovannini,  il comitato spontaneo di giovani di Sauze che si tramanda di generazione in generazione.

“Siamo veramente soddisfatti per essere riusciti anche quest’anno ad organizzare i festeggiamenti patronali di San Giovanni. Organizzare eventi è sempre più  complicato – spiega l’assessore al Turismo Davide Allemand – ma con il concorso di tutti si riesce ad offrire anche qualcosa di nuovo alla cittadinanza e ai turisti come è nel programma di quest’anno.  Un grazie di cuore va quindi al Consorzio Fortur e ai Sangiovannini  che sono il cuore pulsante della festa. Diamo a tutti appuntamento agli eventi di San Giovanni e in particolare alla festa del farò con i fuochi artificiali, che rimangono l’elemento più tradizionale della festa. Un invito anche a partecipare alla Processione, che è un momento di fede importante per la nostra comunità “.

Primo appuntamento dei festeggiamenti patronali sarà sabato 21 giugno  con la serata danzante con l’orchestra ‘Gli Smeraldi’ dalle 20.30 presso il parco giochi “Vincent Hawkins”.

Domenica 22 giugno all’Adventure Village alle ore 18 Serata Adrenalina e Agriburgher e dalle 20 Dj set con Alain Dj.

Lunedì 23 giugno ecco il tradizionale falò di San Giovanni in località Cramayons con lo spettacolo pirotecnico e intrattenimento intorno al fuoco con gofres, vino e bevande. La serata proseguirà con le serenate per le vie del paese. Martedì  24 giugno celebrazione della festività di San Giovanni, alle ore 10.30 presso la chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, processione e Santa Messa con rinfresco e intrattenimento al termine della celebrazione.

I festeggiamenti proseguiranno poi giovedì 26 giugno all’Adventure Village con una “Serata di defaticamento” alle ore 18 e dalle 20 djset con rinfresco e premiazioni con classifica à sorpresa.

I festeggiamenti patronali proseguiranno, secondo tradizione, mercoledì 2 luglio con una processione che, alle  ore 11, partendo dalla Cappella di Santa Elisabetta in via Dolmaire, raggiungerà  Richardette  con Santa Festa e Festa delle Famiglie di Sauze d’Oulx, con giochi e intrattenimenti.

L’altra novità di quest’anno chiuderà i festeggiamenti patronali sabato 5 luglio. Dalle ore 17 il parco giochi “Vincent Hawkins” ospiterà  “Aperitractor” in occasione del Tractor Day, con gofres per tutti e djset. I SanGiovannini ringraziano il Comune di Sauze d’Oulx, il Consorzio Turistico Fortur, la Pubblica Assistenza, il parroco don Giovanni Nervo , i Volontari della Protezione Civile, il servizio antincendio e tutti i sostenitori che hanno reso possibile questa manifestazione.

Mara Martellotta

Se si parla di quattrini, i numeri sono più chiari di indicatori o giri di parole

A cura di lineaitaliapiemonte.it

Di Carlo Manacorda

Riferendosi alla situazione economica, la politica usa forme astratte e termini piuttosto fumosi quando sarebbe meglio, giacchè si tratta di soldi dei cittadini, usare i numeri, in modo che tutti possano facilmente capire di cosa si parla. Ad esempio ci si riferisce spesso agli “indicatori” che sono strumenti complessi ben difficilmente comprensibili ai comuni cittadini. E, per la verità, capita che spesso inciampino anche i politici. Ecco un sintetico vademecum e il caso dell’aumento delle spese per la difesa…

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https://www.lineaitaliapiemonte.it/2025/06/04/leggi-notizia/argomenti/editoriali/articolo/se-si-parla-di-quattrini-i-numeri-sono-piu-chiari-di-indicatori-o-giri-di-parole-di-carlo-manacor.html

La Source: quando la passione trasforma i vigneti delle terre di montagna in opere d’arte

Lui è Stefano Celi, come tutti i figli di questa terra è un testardo e gran lavoratore,
inarrestabile fino al raggiungimento dei suoi obbiettivi. Non a caso fa parte di quella
categoria di vignaioli chiamati “eroici”

A Saint Pierre, nel cuore della Valle d’Aosta, dove la maestosità del castello è
dominante e dà quel tocco di romanticismo, insieme alla moglie Gabriella ha creato
l’azienda agricola La Source, che porta nel mondo i Grandi Vini di questa magnifica
regione.

La produzione si può quantificare in circa 40.000 bottiglie all’anno e le etichette di
riferimento sono Chardonnay, Petit Arvine, Ensamblo, Valle d’Aosta tra i bianchi e
Torrette, Torrette Superiore, Cornalin, Gamay e Syrah come rossi. Una chicca è il
passito ricavato con uve Moscato Gewuztraminer e Sauvignon, dove le uve vengono
appassite in fruttara.

Ma La Source non è solo vino. Stefano Celi ha anche creato una stupenda Wine Farm,
rivolta a chi non si accontenta di eccellenti vini e squisiti assaggi, ma vuole usufruire
anche di tutte quelle caratteristiche di comodità e classe che la struttura è capace di
offrire. Nella calda atmosfera del ristorante ogni vino della produzione potrà abbinarsi
ai migliori piatti della tradizione valdostana. Le camere sono curate in ogni dettaglio,
e dispongono di tv satellitare, e bagno privato.

La posizione invidiabile di La Source rende facilmente raggiungibili il capoluogo
Aosta e le stazioni sciistiche più rinomate, quali Courmayeur, Pila, La Thuile. Inoltre
una speciale convenzione con le Terme di Prè Saint Didier garantisce un mondo di
coccole.

Allora cosa aspettare per tuffarsi in questa inebriante esperienza? Visita il sito
www.agriturismolasource.it e prenota il tuo arrivo contattando i numeri 0165.903669
o 335.6613179. L’indirizzo email è info@lasource.it

“La Bella e la Voce”, contest nazionale con finale a Vietri sul Mare (costiera
amalfitana) si fregia di avere al proprio fianco come partner ufficiale l’Azienda
Agricola La Source

“Il mio posto nel mondo” con Fondazione CRT

Oltre 10.000 bambini e ragazzi in situazione di fragilità socio-economica potranno vivere un’estate all’insegna della crescita, dell’inclusione e del benessere, grazie a un ampio programma di attività educative, ludiche e sociali

 

Torino, 9 giugno 2025 – Un’estate all’insegna della crescita, dell’inclusione e del benessere per oltre 10.000 bambini e ragazzi provenienti da contesti caratterizzati da fragilità socio-economica, con bisogni educativi speciali o con disabilità, grazie al progetto “Il mio posto nel mondo” della Fondazione CRT.

 

È online l’elenco dei 61 enti selezionati in Piemonte e Valle d’Aosta attraverso la prima tranche del bando. Gli esiti relativi alle attività di pre-scuola e doposcuola saranno invece comunicati entro luglio 2025.

 

L’iniziativa mira a contrastare le disuguaglianze, offrendo spazi educativi di qualità, favorendo la socializzazione e supportando le famiglie, in particolare quelle che vivono in aree con fragilità, e quelle con bambini con difficoltà e disabilità. “Il mio posto nel mondo” si conferma come un progetto di grande impatto sociale, capace di attivare reti educative sui territori e restituire a ogni bambino, indipendentemente dal contesto di provenienza, il diritto a un’estate fatta di crescita, scoperta e relazioni.

 

I centri estivi selezionati – il 74% dei quali coinvolgeranno bambini e ragazzi con disabilità, bisogni educativi speciali o disturbi dell’apprendimento – proporranno un ricco programma di attività.

 

Si va dal potenziamento della lingua italiana per bambini e ragazzi non madrelingua a percorsi didattici dedicati alle materie STEM, con l’obiettivo di avvicinare i partecipanti al mondo della scienza e della tecnologia. Non mancheranno attività a contatto con la natura, come escursioni e cura di orti botanici, per rafforzare il legame con l’ambiente, insieme a laboratori artistici e musicali che stimoleranno la creatività e l’espressione individuale. Ampio spazio sarà riservato anche al benessere psicologico, con momenti dedicati alla gestione dello stress, allo sviluppo delle competenze emotive e alla cittadinanza attiva, accanto a incontri volti a creare reti tra educatori, famiglie e comunità.

 

Con il progetto ‘Il mio posto nel mondo’ la Fondazione CRT, da sempre impegnata sul fronte della formazione, dell’inclusione e nel contrasto alle fragilità, intende offrire a ogni bambina e a ogni bambino, ragazza e ragazzo, la possibilità di vivere un’estate ricca di esperienze inclusive, educative e di relazione, a prescindere dalle condizioni sociali o personali di partenza – afferma la Presidente della Fondazione CRT Anna Maria Poggi -. Sostenere e rafforzare la rete di chi si prende cura dei più giovani, soprattutto di quelli più fragili, significa contribuire a prendersi cura della comunità”.

 

Un’altra occasione preziosa per offrire a tanti bambini e ragazzi un’estate stimolante sarà l’iniziativa “Magia in Scena: eventi per educare, coinvolgere e prevenire” della Fondazione della Felicità ETS. L’iniziativa prevede tre spettacoli di magia formativa gratuiti, destinati a circa 1.200 bambini tra i 6 e i 14 anni, programmati nella giornata del 14 luglio 2025 in occasione dell’apertura del Campionato Mondiale di Magia. 200 bambine e bambini potranno essere protagonisti della cerimonia di apertura come “ambasciatori di magia”.

Mele al forno: sapori e ricordi d’infanzia

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Le mele cotte evocano ricordi e profumi d’infanzia, un comfort food della stagione invernale. Non necessitano di elaborate cotture, sono buone cosi’, nella loro semplicita’, un alimento prezioso per il nostro organismo per le loro spiccate proprieta’ benefiche. Di facile digestione rappresentano un dessert ideale per tutti, sia per un fine pasto che per una dolce merenda.

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Ingredienti
 
4 grosse mele
La scorza di un limone
Una noce di burro
Poco vino bianco secco
2 chiodi di garofano
2 cucchiai di zucchero di canna
Un pizzico di zenzero in polvere
Un pizzico di cannella
Poca acqua
 

Lavare e asciugare bene le mele, sistemarle in una pirofila da forno, versare un dito di acqua e il vino bianco, aggiungere la scorza del limone, i chiodi di garofano e cospargere le mele con la cannella, lo zenzero, lo zucchero di canna e un poco burro. Cuocere a 200 gradi per circa 30 minuti o sino a quando il liquido  e’ diventato uno sciroppo caramellato.

Paperita Patty

Roddi, da 500 anni legati alla famiglia Pico della Mirandola

Domenica 8 giugno 2025 l’Associazione Internazionale Regina Elena Odv ha organizzato a Roddi (CN) una commemorazione del 500° anniversario del legame del Comune con la Nobile famiglia Pico della Mirandola.

Hanno concesso il patrocinio all’evento: il Consiglio Regionale del Piemonte, la Regione Emilia Romagna, la Provincia di Cuneo ed i Comuni di Roddi (CN), Maddaloni (CE) e Mirandola (MO).
Il 5 dicembre 1525 la Marchesa Anna d’Alençon, reggente al trono del Monferrato per il figlio il Marchese Bonifacio IV, per far fronte alle ingenti risorse economiche richieste dall’Imperatore dei Romani Carlo V ai feudatari che come lei avevano appoggiato il suo avversario il Re di Francia Francesco I, sconfitto nella Battaglia di Pavia, cedette il feudo e il Castello di Roddi, citato per la prima volta nel X secolo come casaforte di proprietà dell’Abbazia di San Pietro di Breme, a Giovanna Carafa, consorte di Gianfrancesco II Pico, Signore di Mirandola e Conte di Concordia, nonché nipote del celebre filosofo Giovanni Pico della Mirandola, dalla prodigiosa memoria.
La commemorazione di questo importante atto, che segnò la storia del Comune langarolo, è iniziata alle ore 11 con una Santa Messa celebrata da Don Massimo Scotto nella Chiesa Parrocchiale di Maria Vergine Assunta.


Successivamente i numerosi partecipanti e i gruppi storici hanno raggiunto in corteo il castello, dove nel Salone d’onore si è tenuta una solenne cerimonia, aperta dai discorsi di Roberto Davico, Sindaco di Roddi; Flavio Borgna, Sindaco di Cerreto Langhe; Silvia Molino, Assessore alla Cultura di Castelvecchio di Rocca Barbena (SV); Alessandra Arlorio, Assessore alle Politiche Giovanili di La Morra (CN); Christian Rocco, Consigliere di Novello (CN); Pierangela Castellengo, Consigliere di Alba (CN) e del Senatore Marco Perosino.
In modo particolare, il Sindaco di Cerretto Langhe nel suo intervento ha annunciato l’ingresso del suo Comune nell’ Associazione Siti storici Grimaldi di Monaco in Italia, reso possibile grazie alle ricerche storiche effettuate dallo scrivente, il quale, nella sua qualità di Vice Segretario Amministrativo Nazionale dell’Associazione Internazionale Regina Elena Odv nel 2025 con la sua consulenza ha permesso l’ingresso nella sopraccitata associazione legata ai Grimaldi anche dei Comuni di Novello e Zuccarello (SV).
Riccardo Corino, Presidente del Centro Studi Beppe Fenoglio di Alba, insieme alla Dott.sa Laura Della Valle, Presidente dell’Associazione Culturale Premio Roddi, ha fatto scoprire al pubblico il legame tra Roddi e la Nobile famiglia Pico della Mirandola, iniziato, come sopraccitato, il 5 dicembre 1525, quando Giovanna Carafa, figlia di Giovanni Tommaso, Conte di Maddaloni e moglie del sopraccitato Gianfrancesco II Pico, acquistò con fondi propri il feudo dalla Marchesa reggente del Monferrato.


Nel 1533, Gianfrancesco II e il suo settimogenito Alberto vennero assassinati nel Castello di Mirandola dal nipote Galeotto II e così Giovanna Carafa insieme agli altri figli si trasferì a Roddi, dove morì il 4 agosto 1536. Suo figlio Paolo fu il primo Conte di Roddi; gli succedette la figlia Eleonora, avuta dalla seconda moglie Costanza Del Carretto di Millesimo, che sposò il nobile mantovano Ascanio Andreasi, dei Conti di Ripalta, portandogli in dote il feudo paterno. Il loro figlio Paolo ottenne il titolo marchionale e alla sua morte senza eredi nel 1630 i suoi beni passarono alla sorellastra Costanza Biandrate di San Giorgio, la quale aveva sposato Antonio Maria Tizzone, Conte di Desana.
Roddi diventò quindi feudo dei Tizzone, i quali dimoravano raramente nel maniero, preferendo alloggiare nel loro palazzo di Torino e nel Castello di Desana, dove era attiva una zecca. Nel 1675

Maria Camilla Tizzone sposò Francesco Filippo Della Chiesa, portandogli in dote Roddi. Il loro discendente Saverio cedette il maniero nel 1836 a Re Carlo Alberto, il cui figlio Re Vittorio Emanuele II lo alienò a sua volta al Regio Economato Generale Apostolico. Dal 2001 il castello è di proprietà del Comune.
Lo scrivente nel suo discorso ha illustrato il legame tra i Savoia e le tre dinastie che si succedettero per via ereditaria alla guida del Marchesato del Monferrato: gli Aleramici, che vi regnarono dalla sua fondazione nell’XI secolo fino al 1305, quando alla morte di Giovanni I, che dalla consorte Margherita di Savoia, figlia del Conte di Savoia Amedeo V non aveva avuto figli, il trono passò al nipote Teodoro I Paleologo, figlio di sua sorella Violante e dell’Imperatore di Bisanzio Andronico II; i Paleologi, i quali vi  regnarono dal 1305 fino al 1533, quando al decesso senza figli del Marchese Giangiorgio il trono andò al Duca Federico II Gonzaga di Mantova, che aveva sposato sua nipote Margherita Paleologa e i Gonzaga, i quali governarono queste terre con il loro ramo principale fino al 1627 e poi fino al 1708 con ramo cadetto dei “Nevers”.


Ha quindi preso la parola Manuela Massola, del “Filo della Memoria” de “Il Colibrì Aps” di Buttigliera Alta, la quale ha illustrato il legame tra Roddi e il suo paese, attraverso le nozze nel 1698 tra Carlo Giuseppe Antonio Della Chiesa e Delfina Carron di San Tommaso, figlia di Carlo Giuseppe Vittorio, terzo Marchese di San Tommaso e Conte di Buttigliera Alta. Manuela ha annunciato una sua scoperta storica: Gaspare Della Chiesa, Marchese di Roddi, rimasto vedovo di Seyssel d’Aix intorno al 1754, nel 1755 si risposò con Maria Maddalena Ruffino dei Conti Diano D’Alba e dalla loro unione nacquero tre figlie, tra le quali Luigia che nel 1781 sposò il Marchese Paolo Luigi Guasco di Bisio di Alessandria e fu madre di Enrichetta Guasco di Bisio, colei che nel 1806 impalmò Alessandro Carron, Marchese di San Tommaso e Conte di Buttigliera Alta.

Il Comitato per la tutela del patrimonio e delle tradizioni piemontesi dell’Associazione Internazionale Regina Elena Odv ha conferito uno speciale attestato di benemerenza al Comune di Roddi e all’Associazione Culturale “Premio Roddi” e lo speciale attestato creato in occasione del Giubileo 2025 a Don Massimo Scotto e Don Renato Oggero Norchi.
L’Associazione Internazionale Regina Elena Odv è stata rappresentata dal Vice Segretario Nazionale Amministrativo, dal Fiduciario di Chivasso Silvano Borca con la consorte e dalla Dama Maria Vittoria Pelazza.
La giornata è stata impreziosita dalla presenza dei seguenti gruppi storici:
“La Corte del Conte Rosso” di Avigliana; “Conte Occelli” di Nichelino; “Il Filo della Memoria” de “Il Colibrì Aps” di Buttigliera Alta e “I Signori di Rivalba” di Castelnuovo Don Bosco.
Nel maniero di Roddi fino al 29 giugno sarà allestita la 32ª Esposizione del Maestro Francesco Paula Palumbo dal titolo: “Vintage 70s collection by Francesco Paula Palumbo at Roddi Castle” visitabile ogni sabato e domenica con orario continuato dalle 10 alle 19.

ANDREA CARNINO

Giraudi: cioccolato d’autore nel cuore della provincia di Alessandria

 

A Castellazzo Bormida il profumo del cioccolato racconta una storia di famiglia piena di passione e dolcezza.

 

C’è un piccolo paese nel cuore dell’Alessandrino dove il cioccolato non è solo un alimento: è un linguaggio, una passione, una forma d’arte. Giraudi, la cioccolateria fondata e portata avanti con dedizione da Giacomo Boidi e oggi condivisa con il figlio Davide, è il cuore pulsante di una storia che profuma di tostatura lenta, mani artigiane e sogni costruiti giorno per giorno.

Tutto ha inizio nei primi del Novecento, nel 1907, quando Giovanni Battista Giraudi fonda un mulino per la macinazione di cereali. Con il tempo, l’attività si evolve nell’arte bianca e, lentamente, si avvicina al mondo del cioccolato. Sarà Giacomo Boidi, nipote di Paolino Boidi e affascinato fin da piccolo dalla pasticceria, a far germogliare la vera anima cioccolatiera di questa storia. Dopo aver frequentato l’istituto tecnico per periti elettrotecnici, Giacomo si avvicina al laboratorio dello zio Giovanni ad Alessandria nel 1982. Ha solo ventun anni, ma un carattere tenace, curioso, e soprattutto una fame di sapere e di creare.

Nel giro di pochi anni Giacomo si distingue per la qualità delle sue creazioni, sperimentando con coraggio nel piccolo laboratorio di 12 metri quadri. Nel 1983 apre la propria pasticceria ad Alessandria, ma è nel 1987, dopo la scomparsa degli amati zii, che decide di dedicarsi completamente al cioccolato, un ingrediente che lo affascina per la sua complessità e versatilità. L’anno prima, nel 1986, aveva già avviato un piccolo laboratorio, che diventerà il cuore produttivo della futura Giraudi.

Nel 1993 la produzione si trasferisce a Castellazzo Bormida, in uno stabilimento dove si fonde la visione artigianale con l’ambizione industriale. Nasce così una nuova era per Giraudi, che si amplia, si evolve e comincia a farsi conoscere ben oltre i confini regionali. L’incontro con l’esperto di enogastronomia Giorgio Onesti rappresenta un punto di svolta: colpito dalla qualità dei prodotti, aiuta Giacomo a farli conoscere in tutta Italia e poi nel mondo.

Giraudi oggi esporta in Austria, Germania, Grecia, Norvegia, Stati Uniti, Cina, Giappone e Australia. Il catalogo si è arricchito di specialità uniche come la Giacometta, una deliziosa crema spalmabile al cioccolato e nocciole che rappresenta l’identità del marchio, e il Giacometto, un caffè con crema di latte servito in una tazzina rivestita di Giacometta: un’esperienza multisensoriale che è insieme rito e scoperta.

Il punto vendita di Castellazzo Bormida, moderno e accogliente, è integrato nello stesso edificio del laboratorio. Qui si possono comporre vassoi personalizzati di cioccolatini fatti a mano, gustare brioche farcite al momento con crema al pistacchio, e osservare il laboratorio al lavoro attraverso una vetrata o, su prenotazione, visitarlo accompagnati da una guida. Non è raro incontrare scolaresche: la divulgazione è parte del progetto Giraudi, con una sala didattica dedicata a bambini e famiglie.

Le materie prime sono il punto di partenza di ogni creazione. La massa di cacao è ottenuta da una miscela di varietà Criollo e Trinitario, le più pregiate al mondo, provenienti da piantagioni selezionate in Centro America e Africa. Giraudi lavora a partire dalla massa e non dalla fava: una scelta consapevole per concentrare l’attenzione e l’energia sull’abbinamento, la decorazione, la forma. Le linee di cioccolato monorigine, come i Napolitains e Le Selezioni, seguono invece lavorazioni più lunghe e raffinate, con tostature lente e concaggi delicati.

La nocciola è l’altra protagonista. La varietà scelta è la Tonda Gentile Trilobata del Piemonte, la migliore per gusto, pelabilità e conservabilità. Nonostante l’IGP copra l’intero Piemonte, unica regione in Italia a vantare questo primato, le nocciole usate da Giraudi provengono soprattutto dalle Langhe, dove si concentrano le coltivazioni più pregiate. La tostatura avviene con un tostino tradizionale e segue un processo lentissimo e delicato: il calore penetra piano, abbracciando ogni frutto, esaltandone sapore e aromaticità, lasciando che la buccia si stacchi naturalmente.

Nel laboratorio, ogni dettaglio ha un suo valore. I cioccolatini sono colati a mano negli stampi, uno a uno. Alcune forme nascono da prototipi realizzati internamente, anche con l’ausilio di tecniche moderne come la stampa 3D e il taglio laser. La personalizzazione è un pilastro: non c’è limite alla creatività, e il cliente può scegliere ricettazione, forma, incarto.

L’azienda conta oggi 18 dipendenti fissi e, da settembre in avanti, si affida anche a personale stagionale per affrontare l’aumento della produzione in vista del periodo natalizio. Ogni persona che lavora qui partecipa a una visione comune, fatta di rispetto, ricerca, e voglia di fare bene.

Molti sono i momenti simbolici di questa lunga avventura. Tra questi, la realizzazione dell’uovo di Pasqua donato agli abitanti di Accumoli, colpiti dal terremoto. Un uovo di 180 kg, decorato in collaborazione con l’artista Mario Fallini, contenente oltre 350 sorprese donate dalla comunità di Castellazzo Bormida ai bambini di Accumoli: un gesto di bellezza e solidarietà.

L’arte è un elemento vivo nell’universo Giraudi. Giacomo, pur dichiarandosi artigiano e non artista, ha sempre avuto un dialogo profondo con il mondo creativo. Ha collaborato con Antonio Riello, Paolo Castiglioni, Georgia Galanti, Mario Fallini e Marcella Toninello, giovane designer del Politecnico, autrice del disegno del suo cioccolatino più iconico. Non è un caso che sia stato tra i primi a introdurre la codifica a colori per distinguere i propri prodotti.

Nel 2001 nasce ufficialmente la Giraudi S.r.l., fondata da Giacomo insieme alla moglie Nicoletta e ad Angelo Marchesi. Nel 2005 viene inaugurato l’attuale laboratorio, moderno ma fedele alla filosofia originaria. Oggi Giacomo continua a dirigere l’azienda con la stessa determinazione, mentre Davide ne guida la parte produttiva.

Venire da una famiglia di agricoltori poveri e costruire un’eccellenza riconosciuta nel mondo non è un percorso scontato. Richiede sacrificio, visione, coraggio. In Giraudi tutto questo è diventato un impasto di valori, che si sente in ogni morso, si osserva in ogni dettaglio, si respira nei profumi caldi che escono dal laboratorio.

Il cioccolato, qui, è un gesto di amore. E una storia che continua, giorno dopo giorno, come la sua dolce, infinita persistenza. Non resta che fare un salto a Castellazzo Bormida, per provare e assaporare di persona.

Giraudi si trova in Via B. Giraudi 498 – Località Micarella, 15073 Castellazzo Bormida (AL). Per info www.giraudi.it

Lori Barozzino

Bardonecchia, una giornata dedicata a Walter Bonatti

SUO CITTADINO ONORARIO, SEMPRE NEL CUORE DI TUTTI 

Il Palazzo delle Feste a cornice dell’evento con il CAI di Parma che festeggia i suoi primi 150 anni con una traversata delle Alpi rievocativa di quella compiuta da Bonatti

Si è da poco concluso a Bardonecchia un fine settimana all’insegna del ricordo del grande Walter Bonatti che con questa bella realtà valsusina, di cui è cittadino onorario, ha vissuto un legame forte, coinvolgente e per molti versi unico, costruito su quei valori sinceri e duraturi che soltanto la montagna è capace a generare e far crescere. E’ stato un sabato di rievocazione non fine a sé stessa ma con lo scopo di traghettare nel futuro le esperienze umane e professionali indimenticabili di chi ha fatto la storia dell’alpinismo. L’evento, organizzato dal CAI Sezione di  Bardonecchia con l’Amministrazione Comunale presso il Palazzo delle Feste con la sua ampia area antistante, ha ospitato la sezione del CAI di Parma impegnata nel progetto CrossAlps,  la traversata delle Alpi in 198 giorni sulle tracce di quella compiuta da Bonatti settant’anni fa.

Lungo tutto questo loro impegnativo percorso sono stati selezionati alcuni luoghi definiti “ i villaggi di CrossAlps “ con tappa anche nell’accogliente Perla delle Alpi. Con gli sci, a piedi ed in bicicletta è un evento il loro, partito da Parma nel mese di Gennaio, che vuole essere un modo concreto per festeggiare i 150 anni della fondazione del CAI parmense, avvenuta nel 1875. Il loro intende essere un percorso nel pieno rispetto della montagna, senza l’uso di mezzi inquinanti “ per affermare che la montagna può essere affrontata in modo ‘ pulito ‘, per testimoniare che i monti possono essere vissuti in modo coerente nelle loro dimensioni, quella sportiva e quella culturale – sono parole del Presidente della Sezione CAI di Parma, Roberto Zanzucchi – ed infine per trovare  ponti tra la cultura alpina e quella appenninica “.

Si è trattato di una giornata di forte spessore commemorativo e propositivo con un occhio attento anche alle continue trasformazioni delle condizioni climatiche della montagna, tema trattato in un incontro tenutosi nel pomeriggio con l’Università di Torino. Sempre nel pomeriggio, alla presenza del Sindaco Chiara Rossetti è stata inaugurata la mostra fotografica “ Da Walter Bonatti ad Alberto Re “ in gran parte costituita da materiale messo a disposizione da Re, la famosissima Guida alpina bardonecchiese che era presente all’inaugurazione. In sala anche Alberto Borello delle Guide alpine Valsusa, anch’egli noto e ricco di un passato di tutto rispetto. Va qui detto che se Walter Bonatti è stato il re dell’alpinismo, il re delle cime inviolate , Alberto Re già Presidente delle Guide Alpine del Piemonte dal 1990 al 2009 e Presidente del Collegio Nazionale delle Guide Alpine italiane dal 1997 al 2003, è stato il re delle Guide alpine dando alla professione uno stile innovativo ed internazionale.

Bonatti e Re, due giganti della montagna, ognuno nel proprio ambito elettivo ma uniti da quel comune entusiasmo, da quella travolgente voglia interiore di scoprire sempre nuovi ed ancora sconosciuti orizzonti sino a spingersi sino ai confini del mondo, entrambi protesi alla ricerca delle loro importanti avventure professionali non senza quei risvolti più spirituali ed intimi che la montagna affina. Forse proprio dalle parole raccolte dalla bocca e dal cuore della grande Guida alpina Alberto Re nel recentissimo incontro con lui nel corso dell’inaugurazione della mostra, si può comprendere come questi grandi alpinisti abbiano vissuto la vera essenza della montagna, la sua anima, i suoi valori.

“ La montagna è condivisione, è passione ed i legami di amicizia che vi nascono sono unici, speciali, indissolubili perché lassù i sentimenti si esprimono al massimo in una comunione di interessi, difficoltà, fame, fatica ma molto spesso anche di successi e gioie. Nel nostro bellissimo mestiere noi conviviamo con il rischio, lo dobbiamo mettere sempre in conto ed in ogni istante il motore che ci porta avanti è la testa e se questa non c’è si hanno poche possibilità di riuscita. La montagna – ha concluso – va frequentata con amore, con passione, con rispetto insieme ad un pizzico di fortuna “. Nel corso della serata è stato presentato un documentario nato da un’idea originaria del Presidente del CAI di Bardonecchia Piero Scaglia e realizzato da Riccardo Topazio sugli anni bardonecchiesi  di Walter Bonatti  con testimonianze, fatti e aneddoti, alla presenza dei parenti di coloro che sono stati con lui protagonisti della grande traversata delle Alpi.

Nei suoi anni bardonecchiesi  era già molto famoso per l’incredibile impresa compiuta nel ‘55 che lo portò a scalare in solitaria la vetta del Petit Dru nel gruppo del Bianco, riuscendo in quell’impresa ai limiti con l’impossibile che segnò per sempre il suo nome nell’albo d’oro dell’alpinismo mondiale. Di lui è stato ripercorso tutto il suo periodo a Bardonecchia dove visse nel 1955 e 56 quando, già molto noto anche per la conquista italiana del K2 nel 1954, il Comune lo chiamò ad assumere l’incarico di maestro di sci e Guida alpina. Svolse con molta attenzione il compito affidatogli con un occhio attento ai giovani di cui ebbe grande cura alternando per loro gite più facili a scalate più impegnative. Alloggiava all’Hotel Frejus, nella centralissima Via Medail, di proprietà della famiglia Perego che per molti decenni ne curò anche la gestione in maniera impeccabile. Un luogo per Bonatti accogliente ed interessante in quanto fu sempre meta di pittori, artisti, personaggi del cinema, scrittori spesso invitati dai proprietari.

Il 24 Agosto del 1955 ricevette la cittadinanza onoraria della Perla delle Alpi con una cerimonia ed una festa proprio tra le mura ed i saloni dell’Hotel Frejus. Durante la serata si sono avvicendati al microfono i familiari di coloro che furono coprotagonisti con Bonatti capo – spedizione della singolare e famosa traversata delle Alpi: il torinese Ing. Luigi De Matteis, Alfredo Guy di Bardonecchia ed il Capitano Lorenzo Longo di Sauze d’Oulx, un’avventura che lui stesso paragonò alle spedizioni degli esploratori polari. Giornalista, fotoreporter, scrittore, nel 1965 quando decise di smettere con l’alpinismo estremo, invitato come inviato esploratore dal giornalista Domenico Agasso, allora Direttore della famosa rivista “ Epoca “, iniziò un altro suo affascinante percorso che lo portò in tanti angoli di mondo tra i più impervi e sconosciuti. Bardonecchia rimase sempre il suo luogo del cuore, quello della sua giovinezza spensierata, dei suoi inizi, dei suoi sogni. Amato dagli amici e corteggiato dalle donne, simpatico di carattere, interessante nei dialoghi vi trovò sempre un ambiente accogliente ed amichevole. Di sé ebbe a dire: “ Sono sempre voluto andare alla ricerca di mè stesso per sapere chi ero, focalizzando i miei perché ed i miei limiti.

Di una cosa ho certezza, non devo dir grazie a nessuno”. E di lui dissero :” Aveva un carattere di una forza assolutamente superiore e non tornava mai indietro dalle sue decisioni”. Stupisce pensare che i resti mortali del re delle Alpi abbiano trovato riposo nel piccolo cimitero di Portovenere a picco sul mare accanto alla donna che ha amato, in un luogo così lontano dalle sue montagne, di fronte alla vastità di un elemento, il mare, così agli antipodi del suo ambiente elettivo ed abituale ma altrettanto forte e difficilmente controllabile. Due elementi quindi così diversi ma così simili mentre Bardonecchia continua a ricordarlo e viverlo con il rispetto e la stima di sempre, con l’affetto dovuto a quel figlio venuto da lontano che ha saputo portare innovazione e nuovi stimoli in un clima già allora di condivisione e di crescita.

Patrizia Foresto