Tettamanti: “E’ importante la specificità sulla sperimentazione alternativa.”
Durante la conferenza sulla sperimentazione alternativa, organizzata dall’International Animal Protection League a Torino, abbiamo intervistato il dott. Massimo Tettamanti, che si batte da tempo per trovare una ricerca scientifica alternativa a quella animale.
Dottor Tettamanti, come è arrivato a questo punto della sua carriera ad occuparsi di sperimentazione alternativa? Mi sono avvicinato al discorso della sperimentazione animale come attivista per i diritti degli animali, quindi più con il cuore che con la conoscenza scientifica. Poi mi sono laureato in chimica e durante i miei studi ho capito bene che, a mio parere, la strategia migliore per sostituire l’uso degli animali nei laboratori sia quella di proporre dei metodi tecnologicamente avanzati di alto valore scientifico e permettere questo cambiamento culturale e scientifico nella comunità scientifica italiana.
Quanto è importante la sperimentazione alternativa dal punto di vista scientifico? Ritengo che sia importantissima. È passato un secolo dalla nascita della sperimentazione animale: la tecnologia è diventata dominante nella nostra vita e la nostra idea è quella di applicare la tecnologia a metodologie di ricerche tecnologicamente avanzate che non facciano uso di animali, ma, che facciano uso direttamente di materiale umano.
Ci sono sostegni a livello legislativo? Si, ci sono dei sostegni a livello legislativo. Secondo la normativa, in presenza di un metodo alternativo, il ricercatore non può usare l’animale. Il nostro obiettivo è quello di dimostrare l’esistenza di questi metodi alternativi, portandoli all’interno delle università, creando degli assegni di ricerca e delle borse di studio per svilupparle e diffonderle, per convincere la comunità scientifica dell’esistenza di questi metodi. Dopo aver convinto la comunità scientifica, sarà più semplice modificare il tutto a livello legislativo.
Quale potrebbe essere un metodo alternativo? Alcuni dei metodi alternativi che svilupperemo sono le cosiddette “bio banche di tessuti umani”, cioè dei database con dei tessuti umani che normalmente provengono dai resti di operazioni. Questo materiale viene mantenuto vivo in una cultura, non solo singola cellula, singolo tessuto, ma diversi organi messi in comunicazione tra di loro come avviene all’interno del nostro organismo. In questo modo avremo un risultato specifico per l’uomo e per alcuni pazienti con specifiche malattie. Con l’aiuto dei più moderni sistemi informatici si potrà dare una spinta alla ricerca che, al momento, non si riesce a dare con il modello animale, a causa delle differenze tra specie.
Può farmi un esempio di malattia sviluppata nell’essere umano, ma, non presente nell’animale? Ad esempio la sclerosi multipla, tutte le malattie rare, tantissime forme di tumore o malattie cardiovascolari che gli animali non hanno, che però sono le principali cause di morte in Italia, in Europa e nel mondo industrializzato.
Come possiamo curare un essere umano se, nell’animale non si sviluppa la stessa malattia? È questo il problema, l’animale si ammala di malattie diverse e viene mantenuto in condizioni artificiali, e questo rende molto difficile studiare la vera malattia umana. Per questo è importante avere la vera malattia mantenuta attiva e viva e lavorare direttamente su simulatori umani. Dobbiamo direttamente intervenire sull’uomo, sulla specie umana, con la sua malattia specifica, che evolve spontaneamente. Inoltre, nessun individuo è uguale a qualsiasi altro individuo: ci sono alcune patologie che colpiscono solo un determinato individuo, quindi, bisogna studiare il dna, i tessuti e gli organi per capire come evolve la malattia, per poterla curarla.
In conclusione, possiamo sostenere la rilevanza della specificità della sperimentazione alternativa.
Esattamente, perché la ricerca è svolta principalmente su topi e ratti che sono specie molto diverse da quella umana, pertanto, estrapolare il risultato ottenuto sugli animali presuppone un salto che il ricercatore non può conoscere. Questo crea una serie di rallentamenti. Riuscire ad avere materiale umano di alta qualità specifico per l’uomo, potrà velocizzare la ricerca soprattutto per quelle malattie che sono tipiche umane.

A Sarajevo è stato inaugurato un enorme murales dedicato a David Bowie: misura 13 metri per 10,5
A quindici anni dalla guerra in Kosovo, la popolazione di etnia serba e quella
albanese vivono in un regime di tregua. Ed è proprio tra le pieghe di questa fragile sospensione che prende spunto il docufilm “Nella terra dei merli – Kosovo tra passato e futuro“,
responsabile del mantenimento della sicurezza e del ristabilimento della pace dopo la cessazione delle ostilità nel 1999. Il film è un viaggio attraverso il Kosovo di oggi, in compagnia di tre unità LMT (liaison monitoring team) dell’Esercito Italiano, che si occupano di monitorare le necessità, le richieste ma anche le proteste della popolazione. Partendo dal Villaggio Italia, sede del Multi National Battle Group-West della KFOR, attraversa da nord a sud il paese per raccontare la situazione complessa di questo piccolo paese. Prodotto da Good Day Films di Michele Bongiorno, in collaborazione con Sky Cinema e diretto da Andrea Bettinetti,
Si ritorna in un’aula di giustizia per l’ennesima tappa del processo contro Stephan Schmidheiny per le morti da mal d’amianto, Eternit bis. Martedì 31 maggio la Corte Costituzionale dovrà decidere la questione di legittimità

Il presidente del Consiglio regionale del Piemonte ha ricevuto lunedì 30 maggio a Palazzo Lascaris una delegazione del Comitato difesa dell’Ospedale e dei servizi sanitari di Omegna (Vco) che gli ha consegnato le prime 9.685 firme
Che lavoro farete da grandi? In un mondo che cambia velocissimo è difficile dirlo, ma il libro
L’agile volume analizza le trasformazioni subite, e ancora in divenire, del mercato del lavoro e fa alcune ipotesi sulle competenze che saranno sempre più strategiche e richieste nel futuro prossimo. E qui c’è una prima nota dolente: la scuola non le ha ancora colte appieno ed è proprio da lì che bisogna partire. Quindi urge riconsiderare i modelli didattici e pedagogici fin’ora adottati e, nelle scuole italiane, si deve iniziare a parlare maggiormente di business ed imprenditorialità.
All’alba di questa mattina una singolare protesta ha visto coinvolti alcune tassisti di Torino e la proprietaria di un bar situato all’angolo tra via Po e piazza Castello. Nove tassisti, che rappresentano le sigle sindacali Fast/Confusal Ugl, Fedetaxi, Usb, Cna, Cgil, dopo varie discussioni, hanno deciso di occupare con le loro auto bianche l’area di sosta che per tradizione è sempre appartenuta a loro ma che ultimamente, è stata occupata dal dehors turistico del bar situato sotto i portici.
Nessun abusivismo da parte della proprietaria del bar, nessuna prepotenza da parte dei tassisti: l’aerea in questione, di fatto, “appartiene” a entrambi in quanto il Comune di Torino ha rilasciato un regolare permesso per poter installare i tavolini e le sedie del nuovo dehors ma contemporaneamente, non ha mai revocato con un ordinanza l’autorizzazione dei tassisti a parcheggiare in quell’area di sosta. “ E’ un pasticcio degli uffici comunali ”- come ha spiegato alle cronache torinesi di “Repubblica” Federico Rolando, presidente piemontese di Federtaxi – “ Nessuno ci ha mai informato che quest’area non era più nostra, per spostarci altrove devono ovviamente prima consultarci ” – ed aggiunge – “ l ‘amministrazione ha creato questo pasticcio e ora lo deve risolvere ”.
Per calmare la situazione, diventata a un certo punto abbastanza critica, è dovuta intervenire una pattuglia della polizia accompagnata dai vigili. Vi sono due titolari di permesso regolare sulla stessa identica zona (la proprietaria del bar per il dehors e i taxi per parcheggiare), pochi metri quadri (spazio troppo piccolo per una convivenza) in una delle piazze centrali di Torino e una comunicazione mancata o mal interpretata tra gli uffici comunali : questi sembrano tutti gli elementi necessari per creare -come si suol dire- un bel pasticcio “all’italiana”. Intanto questa mattina al posto dei tavolini per il caffè e i croissant sono rimaste le auto bianche. E se a Torino si può cenare su un tram in movimento, aspettando l’intervento di chi di dovere, chi lo sa, forse potremmo anche abituarci a fare colazione su un taxi.