ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 705

Il futuro della Vendita

De-CarolisDigital Transformation per la customer satisfaction

In più occasioni mi è stato chiesto come si è modificata nel tempo l’attività commerciale e come sono stati rivisitati i ruoli nevralgici del Cliente e del Venditore. Due sono gli aspetti fondamentali: la visione del professionista e il vissuto popolare nei confronti del ruolo. In una delle Operette Morali del Leopardi composta nel 1832, “Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere”, il metodo socratico della maieutica ci aiuta a comprendere con estrema chiarezza le battute: “Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura”. Il professionista delle vendite deve “sentirsi” e comportarsi da facilitatore nel raggiungimento degli obiettivi dell’interlocutore. Ma come? Talvolta si tratta di un’operazione quasi matematica, che si ottiene condividendo la situazione attuale (il presente) e la situazione desiderata (il futuro); il gap rappresenta l’obiettivo e per conseguirlo dobbiamo facilitare il riconoscimento, la motivazione e le azioni da intraprendere per colmarlo. Non sempre siamo consci d’avere bisogni perché questi si dividono in palesi e inespressi; ed è proprio qui che il professionista delle vendite opera, aiutando l’interlocutore a comprendere se si trova in un’area di confort reale o solo immaginaria. La visione al futuro è necessariamente ottimistica perché porta in sé nuovi comportamenti, speranze e situazioni come suggeriva il venditore di almanacchi, che ti lasciava con uno stato d’animo positivo perché aveva ridato la speranza. In fondo, un venditore deve ancora oggi essere un po’ così… Ultimamente mi chiedono: “Come cambierà la vendita nei prossimi anni? Quali saranno gli aspetti sui quali dovrà focalizzarsi chi deciderà di intraprendere questa professione? Cosa si venderà in mercati che hanno già tutto?” Condivido pienamente ciò che diceva John Kenneth Galbraith: «Così come vi è molto del passato in ciò che è presente, così vi è anche molto del presente in ciò che sarà nel futuro».manager Parlando con alcuni amici che non vedevo da qualche tempo, uno mi chiese a che punto fosse la mia collezione di penne. «Collezione? Guarda che ti sbagli – risposi – io non colleziono penne!». Mi fecero notare che ne avevo sempre di diverse, dalla mia prima stilografica Auretta delle elementari per passare alla Pelikan GV150 (verde e nera da professore …), all’Aurora 88 e via via, arrivando all’età adulta, ad altre penne che erano quasi “gioielli” da uomo. A un certo punto la passione cessò. Non compravo penne da anni sino a quando, chiedendo qualcosa “di nuovo” in un negozio nel quale mi ero recato per un regalo, mi fecero vedere un modello del quale mi dissero: «Questa penna è andata sulla luna». «Ma scusi – replicai – qual è la novità?» «La novità sta nel refil! – rispose il negoziante – È pressurizzato e le consente di scrivere dal basso verso l’alto (come si fa in assenza di gravità). Guardi che scrive anche sott’acqua utilizzando sino all’ultima goccia d’inchiostro».In altre parole: qualcuno si era preoccupato di competere per un componente pressoché invisibile con obiettivi di vendita importanti, visto anche il costo elevato del prodotto. Ecco: la vendita dovrà mantenere focalizzata l’attenzione sul cliente finale fornendo prodotti sempre innovativi, con persone competenti in grado di stimolare l’acquirente e di comprendere veramente i bisogni di chi compra. Dedicare cioè il tempo giusto alla relazione, non secondo le logiche di chi vende ma secondo le necessità di chi compra. Occorre però riorganizzare il proprio lavoro sfruttando tutti quegli aiuti che solo la tecnologia può darci; la strada del presente che guiderà il nostro futuro si chiama Digital Transformation. Wikipedia la descrive come un insieme di cambiamenti prevalentemente tecnologici, culturali, organizzativi, sociali, creativi e manageriali che consentono di ridisegnare l’offerta del proprio business per renderlo più competitivo e allineato alle aspettative del proprio mercato grazie alle tecnologie digitali. Quindi, la parola d’ordine dell’ultimo periodo – Resilienza – viene da oggi affiancata da Digital Transformation. Per molti è fondamentale “ristrutturare il proprio business”, per ridefinire il proprio vantaggio competitivo e generare valore al cliente finale e all’azienda. La direzione commerciale e marketing di un’azienda è la funzione più vicina al mercato e quindi deve tenere i ricettori sempre accesi. Chi è sul mercato deve concentrare la propria attenzione su di esso, ma anche dedicare tempo alla preparazione personale e all’organizzazione. Qualcuno potrebbe pensare che la digitalizzazione di alcune attività porti alla riduzione della qualità del servizio e del valore offerto al mercato. Non è vero! Qualcuno invece potrebbe dire che la tecnologia costa e che i suoi benefici saranno recuperati nel tempo, ma non è questo il momento per fare investimenti… Ecco alcuni piccoli aggiornamenti digitali in grado di offrire importanti vantaggi alla struttura commerciale(e non solo…) con investimenti “accettabili” anche da una piccola azienda.donna manager

#Data base clienti acquisiti – Organizzato con lo storico degli acquisti e l’analisi del venduto periodico in termini di tipologia di prodotto, quantità, incassi per singolo brand, permette di preparare offerte mirate utili a definire con maggiore precisione gli obiettivi commerciali e gli acquisti di materia prima. #Tablet aziendali – Collegare tutta la rete con l’azienda, utilizzando anche un servizio di cloud, favorisce non solo la gestione delle informazioni tra territorio e centro ma riduce i tempi della comunicazione rendendo disponibile sempre e ovunque tutto ciò che la rete deve sapere sul cliente durante la visita (per esempio: la situazione amministrativa).

#Centralino con IVR – Gestire con un’alberatura le chiamate in arrivo in modo da consentire ai clienti di parlare prima possibile con l’ufficio richiesto garantisce professionalità e servizio.

#Utilizzo dei social media – Essere presenti sul web con il solo sito, oggi, non basta più. È indispensabile generare contatti e avere feed back. Una pagina su Facebook o su Linkedin può generare contatti con potenziali clienti (e fornitori…) che probabilmente non avremmo mai conosciuto. Si potrebbe continuare con un piccolo sito di e-commerce per arrivare a un sistema di CRM che coinvolga tutte le funzioni aziendali; ma questi vogliono solo essere stimoli alla riflessione, spunti per valorizzare quanto già state facendo e avviare la trasformazione necessaria per essere competitivi.Il moderno Professionista delle Vendite non deve essere un informatico, a lui sono richieste capacità diverse, mirate principalmente alla negoziazione, alla comunicazione e all’organizzazione, ma non può essere nemmeno un analfabeta digitale. Qualunque cosa decidiate di fare è importante farla con tutti i componenti dell’azienda che credono e partecipano al suo successo; farlo solo in quanto “di moda” è inutile e porta a perdere tempo. Ma il mercato si sa, è un ottimo psicologo, capisce in fretta i nostri errori, apprezza ciò che sappiamo fare bene ma ci vuole innovativi e non apprezza chi sta fermo perché stare fermi in un mondo che avanza costantemente significa andare indietro.

Buona Digital Transformation a tutti.

Antonio DE CAROLIS
Presidente CDVM Club Dirigenti Vendite e Marketing

www.cdvm.it

De-Carolis

***

# Antonio De Carolis Ha sviluppato il proprio percorso professionale all’interno di organizzazioni aziendali leader nel settore dei servizi assicurativi, della moda e della comunicazione pubblicitaria. Ha ricoperto vari ruoli manageriali nell’area Marketing e Vendite con particolare riferimento a Selezione, Formazione, Gestione e Supporto di strutture commerciali articolate. Ha collaborato alla costituzione di una Corporate Business School svolgendo attività di docenza, progettando percorsi formativi mirati alle reti di vendita e organizzando un Master per neo-laureati da avviare alla professione di manager commerciali. È relatore su tematiche legate alle professioni dell’area Marketing e Vendite presso l’Università di Torino e altre istituzioni indirizzate alla formazione delle risorse commerciali. Collabora con il Dipartimento di Management di UNITO al Master in Global Marketing e Retail Management con docenze in Organizzazione delle strutture commerciali e Comunicazione. È autore di articoli sul marketing relazionale e sui processi di comunicazione nella negoziazione. Dal 1990 è membro del CDVM – Club Dirigenti Vendite e Marketing presso l’Unione Industriali di Torino, dove nel 1996 è entrato a far parte del Consiglio Direttivo. Ha gestito il CUM – Club Universitari del Marketing, che in seguito ha fatto confluire nel CDVM, costituendo il CDVM Gruppo Giovani. È stato responsabile dell’Area Formazione Universitaria e dal 2001 ha ricoperto la carica di Vice Presidente. È Presidente dal 2011.

La Regione contro il caporalato

bracciantiIl Piemonte approva la legge contro il caporalato nei confronti dei lavoratori stagionali nell’agricoltura. Lo fa con la terza Commissione, riunita l’8 giugno in sede legislativa, che a maggioranza – astenuta Forza Italia – ha reso legge la proposta numero 200 relativa a “Disposizioni per la sistemazione temporanea dei salariati agricoli stagionali nelle aziende agricole piemontesi. Modifica della legge regionale 5 dicembre 1977, numero 56 (Tutela ed uso del suolo)”.

Il primo articolo chiarisce le finalità della nuova norma: “Ai fini del supporto all’attività lavorativa stagionale in agricoltura, nonché per prevenire lo sfruttamento ed il fenomeno del caporalato, è data facoltà agli imprenditori agricoli professionali di accogliere temporaneamente salariati agricoli stagionali nei periodi di raccolta della frutta e di attività correlate alla coltivazione”.

Il Movimento 5 stelle avrebbe preferito parlare di “contrasto” e non di “prevenzione” del caporalato, in quanto “il fenomeno è purtroppo già presente in Piemonte”.

In mattinata la seconda Commissione aveva dato parere favorevole alla proposta 200, per quanto di sua competenza.

Si è così arrivati alla seduta pomeridiana, dove con ampia condivisione il provvedimento è passato: si punta alla valorizzazione e al recupero del patrimonio agricolo, alla tutela, all’efficienza delle unità produttive e al miglioramento dello svolgimento dell’attività lavorativa stagionale di raccolta dei prodotti agricoli e al fine di contrastare lo sfruttamento ed il fenomeno del caporalato, incentiva la sistemazione temporanea dei coltivatori stagionali nelle aziende agricole piemontesi durante i periodi di raccolta dei prodotti della terra giunti a maturazione e attività correlate.

Le norme sono rivolte principalmente ai soggetti titolari di aziende agricole e imprenditori agricoli professionali che intendono avvalersi di manodopera stagionale al di fuori dei flussi migratori ed accoglierla durante il periodo della durata del rapporto di lavoro mediante la realizzazione di locali ad uso abitativo.

Per  migliorare le condizioni di svolgimento dell’attività lavorativa stagionale di raccolta dei prodotti agricoli, la Giunta regionale collabora alla pianificazione degli interventi di sistemazione logistica e supporto dei lavoratori stagionali, attraverso il coinvolgimento delle Aree Vaste, Unioni di Comuni, Amministrazioni locali e organizzazioni del terzo settore. Nell’ambito delle aziende agricole è ammesso il recupero di strutture esistenti non residenziali fino ad un massimo di duecento metri quadrati di superficie che, strumentali all’azienda, sono da destinare ad alloggi temporanei di salariati agricoli. Sempre 200 metri quadri per i prefabbricati, mentre sono previsti 2mila metri quadri per gli attendamenti.

È anche previsto un contributo fino a un massimo di 25mila euro per interventi realizzati con un accordo tra Giunta e enti locali, per la realizzazione delle strutture che contengano i lavoratori.

GM – www.cr.piemonte.it

Marino: "Ottima l’attenzione sull’educazione finanziaria"

marino mauro“È apprezzabile l’iniziativa seminariale promossa alla Camera dal Presidente della VI Commissione Maurizio Bernardo sull’educazione finanziaria, tema su cui il Senato sta lavorando da mesi. Lo afferma il Presidente della Commissione Finanze e tesoro del Senato, Mauro Maria Marino (Pd), che prosegue: “l’educazione finanziaria è strategica per una tutela effettiva dei risparmiatori, viepiù a fronte di ciò che abbiamo visto accadere negli ultimi tempi, come sottolineato anche da Ignazio Angeloni, membro del Consiglio di Vigilanza Europea BCE e dalla Presidente dell’Organismo di vigilanza e tenuta dell’albo unico dei Consulenti Finanziari Carla Rabitti Bedogni, soggetti auditi, tra gli altri, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sul sistema bancario, svolta nella nostra Commissione. Il Presidente Marino continua: “Occorre essere consapevoli che siamo innanzi ad una materia molto delicata, che va affrontata definendo con esattezza l’ambito operativo dell’educazione finanziaria e fornendo al cittadino un insieme di capacità e competenze che gli permetta, nell’arco della sua vita economica e sociale, di divenire agente economico consapevole e rispettoso delle regole del vivere civile, grazie allo sviluppo dei processi cognitivi e degli aspetti emotivi e psicologici che influiscono sulle scelte economiche, al fine di contribuire al benessere economico individuale, nonché al benessere sociale. Normative troppo generaliste o parziali – prosegue Marino – rischiano di creare ulteriore confusione. Dopo il ciclo di audizioni in Commissione Istruzione e beni culturali del Senato – conclude Marino – nella quale è stato incardinato il ddl sul tema a mia prima firma, e che ha visto un rinnovato e approfondito confronto tra esponenti del mondo del Credito, della Formazione e delle Associazioni di categoria, auspico in un rapido approdo in Aula di un testo che possa condurre, con la sua approvazione, ad un’organica riorganizzazione della materia”.

Il Piano Amianto entra nel vivo

amianto3Il Piano regionale Amianto del Piemonte entra nel vivo con l’assegnazione di 1,1 milioni di euro ai consorzi di comuni per la raccolta, il trasporto e lo smaltimento di manufatti contenenti asbesto. Con provvedimento del 26 maggio scorso la Regione Piemonte ha provveduto ad assegnare contributi ai comuni associati per lo smaltimento di pannelli, canne fumarie, tubazioni, piccole cisterne, vasche, vasi e altri manufatti in cemento-amianto di piccole dimensioni e in matrice compatta. Le risorse assegnate sono finalizzate ad incentivare la bonifica dei manufatti, in attuazione del recente Piano regionale amianto 2016-2020 approvato il primo marzo 2016 dal Consiglio Regionale del Piemonte, nonché in base a quanto previsto dalla legge regionale n. 30 del 2008.L’operatività dei servizi di raccolta dei manufatti contenenti amianto, da parte dei comuni beneficiari dei contributi, è prevista entro il 30 settembre 2016.I territori che sono interessati dal provvedimento si trovano in porzioni delle province di Alessandria, Cuneo, Torino, Vercelli, Novara. Nella Città Metropolitana di Torino riguarda i seguenti comuni:

Consorzio Canavesano Ambiente: Andrate, Baldissero, Banchette, Barone, Borgofranco, Borgomasino, Caluso, Candia, Carema, Colleretto Giacosa, Cossano, Fiorano, Ivrea, Lessolo, Loranzé, Maglione, Mazzé, Mercenasco, Montalenghe, Nomaglio, Orio, Parella, Pavone, Perosa, Quagliuzzo, Quassolo, Quincinetto, Romano canavese, S. Martino canavese, Salerano, Samone, Scarmagno, Settimo Vittone, Strambinello, Strambino, Tavagnasco, Torre canavese, Vestigné, Villareggia, Vische, Alice superiore, Alpette, Borgiallo, Bosconero, Brosso, Busano, Canischio, Castellamonte, Castelnuovo nigra, Ceresole reale, Chiesanuova, Cintano, Colleretto, Cuorgné, Favria, Feletto, Forno canavese, Frassinetto, Ingria, Issiglio, Levone, Locana, Lugnacco, Lusiglié, Meugliano, Noasca, Oglianico, Pecco, Pertusio, Pont canavese, Prascorsano, Pratiglione, Ribordone, Rivara, Rivarolo canavese, Rivarossa, Ronco canavese, Rueglio, Salassa, San Colombano, San Ponso, Sparone, Trausella, Traversella, Valperga, Valprato Soana, Vico canavese, Vidracco, Vistrorio.

Comuni Associati – Azeglio: Albiano d’Ivrea, Azeglio, Bollengo, Burolo, Caravino, Chiaverano, Montalto Dora, Palazzo Canavese, Piverone, Settimo Rottaro.

Cisa: Balangero, Cafasse, Cirié, Fiano, Front, Germagnano, Givoletto, Groscavallo, Grosso, La Cassa, Lanzo, Mathi, Nole, Robassomero, S. Francesco al campo, S. Maurizio Canavese,

Cados – Sub Bacino 15B: Avigliana, Borgone di Susa, Bussoleno, Caprie, Caselette, Chianocco, Chiusa San Michele, Condove, Giaglione, Meana di Susa, Rubiana, San Giorio di Susa, Sant’Antonino di Susa, Susa, Vaie.

Cados – Sub Bacino 15 A: Alpignano, Buttigliera Alta, Collegno, Druento, Giaveno, Grugliasco, Pianezza, Reano, Rivoli, San Gillio, Sangano, Trana, Venaria, Villarbasse.

Massimo Iaretti

Appendino, Boschi e la Città della Salute

appendino3La candidata pentastellata Chiara Appendino torna sul tema della Città della Salute, sul quale era intervenuta il ministro Boschi facendo intendere che l’elezione della “grillina” alla carica di primo cittadino avrebbe affossato la realizzazione delle nuove Molinette. «Apprendo con piacere che il ministro Boschi abbia fatto un passo indietro, anche perché la mia posizione sulla Città della Salute è sempre stata coerente. Siamo favorevoli, la vogliamo – ha sottolineato Chiara Appendino – Crediamo però che la Città della Salute debba essere realizzata con risorse pubbliche. Non ci piace l’idea dell’intervento privato, tant’è che noi vediamo in modo positivo quello che era il progetto iniziale, il Masterplan del 2011, perché meno oneroso». E ancora: «La nostra intenzione è quella di realizzare una Città della Salute fattibile nel più breve tempo possibile, senza promettere cose che poi non si possano mantenere. Vorremmo riprendere il Masterplan del 2011 insieme ai soggetti interessati come Regione e Governo per avere un progetto low-cost rispetto a quello ora previsto nell’area ex Avio,  che recuperi e riqualifichi gli edifici esistenti delle Molinette, per i quali sono già stati spesi ingenti fondi pubblici, e edifichi le due nuove torri. Auspichiamo che il governo sia collaborativo nell’interesse di Torino».

Librolandia, la comprensione di un’azienda parte dal bilancio

Un’analisi minuziosa della situazione economica e finanziaria, che nel settembre scorso prevedeva a bilancio pre-consuntivo 2015 un disavanzo negativo di oltre 900.000 euro. La situazione è stata ribaltata operando su tre fronti
salone chiusura 16
di Paolo Pietro Biancone*
 

Il bilancio della Fondazione per il Libro rispecchia l’andamento positivo del Salone del Libro. Si registra, infatti, segno più nei conti della Fondazione per il Libro. L’esercizio 2015 chiude con un utile di € 37.629, che al netto delle imposte di competenza (pari a € 30.131) giunge a € 7.498. Chiusura positiva anche per la previsione di Bilancio 2016 e per il Fondo di dotazione, riportato a valori positivi dopo anni di progressiva erosione fino a toccare valori negativi. Un’azione che il nuovo vertice della Fondazione, diretto da Giovanna Milella, ha avviato da subito con un’analisi minuziosa della situazione economica e finanziaria, che nel settembre scorso prevedeva a bilancio pre-consuntivo 2015 un disavanzo negativo di oltre 900.000 euro. La situazione è stata ribaltata operando su tre fronti:

La spending review sui costi della Fondazione.ferrero milella salone

L’allargamento della compagine, propiziato dal risanamento interno avviato nel secondo semestre 2015 che ha consentito l’ingresso di Miur, Mibact e Intesa Sanpaolo tra i Soci Fondatori.

L’acquisizione di nuovi sponsor, sia con avvisi pubblici di ricerca di mercato, sia con trattative dirette, come quella che ha portato Unicredit fra i main partner.

Perché i cittadini torinesi devono conoscere e comprendere questi risultati? Perché questi risultati sono stati raggiunti da un’azienda (privata, pubblica, non profit), che impiega risorse umane del territorio e risorse finanziarie anche pubbliche.

Comunemente il bilancio è visto come un adempimento amministrativo, ma è una visione errata. Il bilancio è, per sua natura, lo strumento che garantisce la conoscenza dell’andamento della gestione di una azienda e sullo stato della sua ricchezza (in estrema sintesi, fondo di dotazione o capitale conferito dai soci e investimenti, denaro a disposizione dedotti dai debiti).

L’uso distorto dello strumento porta a una perdita di credibilità da parte soprattutto dei non addetti ai lavori e, questo, è un male: rappresenta la perdita di valore per uno strumento importante per tutti, territorio compreso. Il successo di un’azienda è il successo della comunità e del territorio, così come la crisi o addirittura la chiusura di un’azienda è un insuccesso e un problema per tutto il territorio, qualsiasi siano le dimensioni di essa.

Occorre recuperare il valore del bilancio, comprenderlo, spiegarlo, semplificarlo perché si ripristini la sua importanza. Per far ciò occorre studiarlo diffusamente nelle scuole, inserire corsi ad hoc nei diversi percorsi di laurea, condividere con le risorse umane delle diverse aziende i risultati di bilancio.

lingotto saloneNon ultimo, abolire i tecnicismi e un lessico difficile, che allontana dalla comprensione.

Più il bilancio sarà semplice, comprensibile, accessibile, più si eviteranno usi distorti dello strumento e ci sarà maggiore controllo da parte di tutti, più competenti e più informati. La trasparenza comincia dalla conoscenza e dalla possibilità di comprendere.

Per questo, ben vengano azioni di ricerca virtuose come quella dell’Università di Torino – Dipartimento di Management e il Comune di Torino per studiare e testare nuove forme di bilancio da spiegare al cittadino. Il bilancio Pop – già adottato nei Paesi anglofoni dal 60 per cento delle municipalità – è uno strumento contabile che rappresenta le performance degli enti pubblici locali, su base integrata: la partenza è concepire il bilancio comunale integrato. in ottica di consolidamento, con i dati contabili delle società e delle organizzazioni (fondazioni, associazioni) che il Comune delega nell’erogazione dei servizi per i cittadini. Un documento completo, facile da leggere per i non addetti ai lavori, accessibile, condivisibile, graficamente accattivante.SALONE LIBRO XX

D’altronde, è dal 1300 che con la costituzione senese i temi della trasparenza sono importanti. Chi governa, si legge nel Costituto del 1309, deve avere a cuore “massimamente la bellezza della città, per cagione di diletto e allegrezza ai forestieri, per onore, prosperità e accrescimento della città e dei cittadini”. E che il bene della collettività dovesse necessariamente passare dalla condivisione e dalla trasparenza e fosse al centro degli obiettivi del governo senese di quel periodo, lo dimostra anche il fatto che pochi anni dopo venne dato incarico ad Ambrogio Lorenzetti di dipingere in una sala di Palazzo Pubblico le ormai celeberrime allegorie con “Gli effetti del buono e del cattivo governo”, una sorta di ulteriore traduzione – questa volta “visiva” – dei principi che il Costituto Senese faceva propri e che così potevano essere alla portata anche di chi non sapeva leggere, nel segno di una classe dirigente matura, che non temeva di aprirsi e dichiarare i suoi intenti di conduzione della res publica, rendendo consultabile il proprio progetto politico.

(Foto: il Torinese)

*Docente di bilancio consolidato e coordinatore del corso di dottorato in business & management dell’Università di Torino

 

Gli sfratti sono in calo sotto la Mole

case popolariQuelli per morosità sono scesi del 74,46 per cento

Dagli ultimi dati del Ministero dell’Interno risulta che nel 2015 sono diminuiti, nella provincia di Torino, sia i provvedimenti di sfratto emessi (– 74,46% rispetto al 2014, essendosi ridotti di 3.457 unità) sia gli sfratti eseguiti (– 16,43%, 82 in meno rispetto all’anno precedente). Lo rileva Ape Confedilizia di Torino, precisando che ad essere in calo sono anche gli sfratti per morosità, che sono scesi di 3.373 unità (– 74,46%). A livello nazionale, i dati del Ministero indicano che nel 2015 sono diminuiti sia i provvedimenti di sfratto emessi (– 16,58% rispetto al 2014, essendosi ridotti di quasi 13.000 unità), sia gli sfratti eseguiti (– 10,44%, quasi 4.000 in meno rispetto all’anno precedente). Nelle grandi città, addirittura, i provvedimenti di sfratto emessi sono diminuiti del 23,78% rispetto al 2014. Ad essere, in calo, in Italia sono soprattutto gli sfratti per morosità, che sono scesi di oltre 12.000 unità (– 18%), raggiungendo una quota che non si toccava da quattro anni.

Librolandia dalla crisi alla rinascita chiude in utile il Bilancio 2015

Segno più anche per il fondo di dotazione e il Bilancio preventivo 2016
 

salone 12

Segno più nei conti della Fondazione per il Libro. L’esercizio 2015 chiude con un utile di € 37.629, che al netto delle imposte di competenza (pari a € 30.131) giunge a € 7.498. Chiusura positiva anche per la previsione di Bilancio 2016 e per il Fondo di dotazione, riportato a valori positivi dopo anni di progressiva erosione fino a toccare valori negativi. Sono i risultati dell’imponente azione di risanamento e messa in sicurezza condotta, assieme all’attuale Consiglio d’Amministrazione, dalla Presidente Giovanna Milella fin dal suo insediamento l’11 giugno 2015, e compendiata nei documenti che oggi il Cda della Fondazione per il Libro ha esaminato e predisposto per l’approvazione da parte dell’Assemblea dei Soci Fondatori. Un’azione che il nuovo vertice ha avviato da subito con un’analisi minuziosa dellasituazione economica e finanziaria, che nel settembre scorso prevedeva a bilancio pre-consuntivo 2015 un disavanzo negativo di oltre 900.000 euro.

salone chiusura 16
La situazione è stata ribaltata operando su tre fronti:

1.     La rigorosa spending review sui costi della Fondazione.

2.   L’allargamento della compagine, propiziato dal risanamento interno avviato nel secondo semestre 2015 che ha consentito l’ingresso di Miur, Mibact e Intesa Sanpaolo tra i Soci Fondatori.

3.     L’acquisizione di nuovi sponsor, sia con avvisi pubblici di ricerca di mercato, sia con trattative dirette, come quella che ha portato Unicredit fra i main partner.

Il risultato positivo è motivo di grande soddisfazione nell’analisi della Presidente Giovanna Milella:salone 483 «La riunione odierna del Consiglio di amministrazione chiude un anno cruciale di sforzi e cambiamenti e segna davvero la rinascita della Fondazione. Una rinascita resa possibile grazie al contributo congiunto di tre componenti: i Soci storici, i nuovi Soci e la Fondazione stessa, che ha saputo tagliare i propri costi e risparmiare tra il 2015 e il 2016 oltre un milione di euro. Un ringraziamento speciale per questo lavoro va al Sindaco Piero Fassino, che si è prodigato in prima persona affrontando ogni momento critico, di concerto con il Presidente della Regione PiemonteSergio Chiamparino e con la collaborazione degli Assessori Antonella Parigi eMaurizio Braccialarghe. Fondamentale è stato in ogni passaggio l’apporto di questo Consiglio d’Amministrazione, che ha lavorato con assoluta determinazione, competenza e armonia. Un grazie particolare va al direttore editoriale Ernesto Ferrero, che ha portato a compimento un Salone scintillante e il cui successo è sotto gli occhi di tutti, e alla squadra della Fondazione, che ha lavorato dando il massimo e adeguandosi alle nuove, complesse procedure».

(foto: il Torinese)

Oro, ecco come comportarsi

L’angolo del Private Banker 

di Fabio Ferrarese

oro

ferrareseL’oro, da sempre, viene considerato dalla stragrande maggioranza dei risparmiatori come il bene rifugio per eccellenza nei momenti di forte incertezza per le altre tipologie di investimenti in portafoglio. Così è avvenuto anche durante l’ultima crisi del 2011, quando la valutazione del metallo giallo raggiunse il prezzo di 1.900 USD per oncia, quasi il 50% in più rispetto ai valori attuali.

Nei momenti in cui i listini azionari flettono, oppure quando l’inflazione inizia a galoppare, gli investitori riscoprono questo asset per difendersi nelle fasi di volatilità dei mercati. È successo anche questa volta: in concomitanza con le svalutazioni della moneta cinese le borse internazionali hanno iniziato a scendere e, come potete vedere dal grafico sottostante, da dicembre 2015 questa commodities si è rivalutata di oltre il 20%.

ferrarese grafico

Il 2 maggio 2016 la quotazione ha raggiunto i 1.294,00 USD, il massimo da sedici mesi a questa parte, grazie alla debolezza del dollaro Usa ed alle bassissime quotazioni petrolifere. La domanda che gli investitori ora si pongono è: quale potrà essere la forza e la durata del rialzo in corso e cosa tenere d’occhio per anticiparne i movimenti futuri?

Guardando nuovamente il grafico si può notare come l’attuale fase di rialzo si sia realizzata in tempi molto stretti ed ora sembra che l’oncia sia destinata a prendersi un periodo di pausa. Nonostante i volumi degli scambi abbiano supportato questa rivalutazione in maniera più concreta che in passato e quello che sembra frenare il rally è la mancanza di fondamentali.

Che cosa intendiamo per fondamentali? Quegli elementi che in passato ne hanno generato il rialzo: un’impennata dell’inflazione, un crollo dei listini azionari, un periodo di profonda recessione dell’economie, ecc. In questo momento, per esempio, la spinta potrebbe arrivare da un’accelerazione del processo di normalizzazione dei tassi da parte delle banche Centrali (in particolare della Federal Reserve) oppure da un aumento dell’inflazione.

Gli attuali tassi negativi, incorporati anche dalle nuove emissioni di obbligazioni da parte dei Paesi industrializzati, ha portato assenza di rendimento per i risparmiatori facendo confluire molti di loro sulla scelta di inserire o incrementare nel proprio portafoglio la percentuale investita nel metallo prezioso. Quindi, come prima cosa, bisogna tenere presente l’andamento dei tassi perché questo influenza le scelte di molti investitori prudenti e/o conservatori.

Un secondo consiglio è quello di tenere sempre ben presente la quantità di oro che viene prodotta. Infatti per tutte le materie prime esiste un prezzo di estrazione sotto il quale non conviene andare perché la successiva commercializzazione non risulta poi conveniente. Questo punto di pareggio per il metallo giallo è fissato a 1.000 USD per oncia. Quando il prezzo si è avvicinato a questo valore la produzione si è contratta ed ha esercitato una spinta sul prezzo (più o meno lo stesso scenario che sta coinvolgendo il prezzo del petrolio).

Un terzo elemento da tenere in considerazione sono gli acquisti di oro da parte delle banche centrali. Pensate che queste da sole hanno contribuito per circa un 13% della domanda globale di tale metallo. Bisogna sapere che la quantità d’oro presente nelle casse delle banche centrali si calcola sull’ammontare di valuta estera che ogni Paese detiene. Gli Stati Uniti, per esempio, hanno nelle proprie casse poca divisa estera e molto oro (oltre 8.000 tonnellate, che corrispondono quasi al 75% delle sue riserve). La Germania ne detiene 3.381 tonnellate, l’Italia 2.451 e la Francia 2.435. La Cina ha accumulato oro soltanto per il 2,2% delle proprie riserve. Tutti i Paesi, che vogliono rafforzare la credibilità delle proprie divise e contestualmente vogliono diversificare la natura delle proprie riserve, per proteggersi dalla volatilità dei mercati, tendono ad aumentarle. Negli ultimi sei anni la Banca Centrale Cinese, per realizzare quanto appena descritto, ha acquistato in media tra le sei e le otto tonnellate d’oro al mese, raddoppiandone le quantità da luglio dello scorso anno. In concomitanza con la caduta della quotazione del petrolio anche la Russia ha aumentato le proprie riserve aurifere mediante acquisti sul mercato. In controtendenza e per stato di necessità si sta muovendo il Venezuela che per far fronte alla crisi petrolifera ha venduto oltre novanta mila tonnellate di oro (25% delle sue riserve) nel corso degli ultimi sedici mesi.

In conclusione, essendo tante le variabili da prendere in esame, è consigliabile avere sempre questo asset in portafoglio per una corretta diversificazione, mentre per decidere quando sovra o sotto pesarlo il consiglio è quello di farsi sempre seguire da un esperto negli investimenti.

Per curiosità ed approfondimenti potete scrivere a fabio.ferrarese@yahoo.it

 

Turismo e rievocazioni per il Monferrato

ICASORZO FIGURANTIl 4 giugno del 1642 i soldati spagnoli del governatore di Pontestura Gerolamo Britto si recarono a Casorzo (piccolo centro della Provincia di Asti al confine con quella di Alessandria che un anno fa è salito agli onori della cronaca per un servizio della Rai sul fatto che era stato il primo in Piemonte ad adottare il sistema del Controllo del Vicinato) per esigere un oneroso tributo per il loro comandante. Ma non trovarono gli uomini che si erano rifugiati nei boschi nelle vicinanze per sfuggire all’ennesima vessazione. C’erano, però, le donne, i bambini e gli anziani, rifugiati tutti in nel campanile della chiesa. Così gli sgherri del Governatore sfogarono su questi innocenti la loro ira e diedero fuoco al campanile, finendo, come recita il rapporto del previsto Scoffone, edito nel 1880 nella “Miscellanea Monferrina” Minoglio, quelli che cercarono scampo dallfinestre e divennero facile bersaglio per il tiro dei loro archibugi. Si tratta di una tristissima vicenda che è alla base della rievocazione storica che si è svolta sabato 4 giugno, nella chiesa parrocchiale, con il contributo di oltre 50 figuranti (e tre splendidi cavalli neri) del Rione San Silvestro di Asti e dl centro studi Valentina Visconti, il tutto con la regia di Maria Teresa Perosino. Un primo ricordo era stato fatto l’anno passato, di giorno ed all’aperto, ma la seconda edizione della rievocazione ha avuto un effetto davvero notevole, a partire dal ricordo delle famiglie delle vittime fatto dalla narratrice proprio all’inizio della chiesa. Quale sia stato il campanile distrutto non è stato saperlo, visto che si parla di quello della parrocchiale di San Vincenzo o della chiesa di San Giorgio, ma l’eccidio ci fu. L’evento, che ha visto anche la partecipazione di piccolissimi e bravissimi sbandieratori dai tre anni e mezzo ai cinque, è stato molto apprezzato dai partecipanti alla serata, che ha registrato un breve intervento del sindaco di Casorzo Ivana Mussa. Sono intervenuti anche il sindaco di Montemagno, Claudio Gotta ed il consigliere delegato al turismo dell’Unione dei comuni della Valcerrina, Massimo Iaretti che ha commentato come “sia un’esperienza positiva, da ripetere e da replicare sul territorio, anche nella Valcerrina, sia alessandrina, sia astigiana, sia torinese. Le rievocazioni storiche, se costruite bene e con intelligenza, possono essere un elemento di richiamo per un turismo delle città metropolitane, in grado di fare conoscere uno dei circuiti di turismo minore tra i più belli in Italia, qual è il Monferrato, e tra i più suggestivi ed incontaminati in Piemonte, quali sono la collina monferrina e la valle”.