L’angolo del Private Banker / di Fabio Ferrarese

La passione dei risparmiatori italiani per le obbligazioni è ben nota a tutti quanti gli operatori del settore e questo trova le sue radici storiche nelle scelte compiute negli anni passati, quando l’obbligazione era dai più considerata come uno strumento a basso rischio e con un rendimento sicuro. Il contesto odierno del mercato dei bond è molto mutato rispetto al passato ed in particolare è caratterizzato da una forte volatilità. Il nuovo scenario che si è venuto a creare non deve però farci commettere l’errore di pensare che il settore del reddito fisso debba essere assolutamente evitato, ma semplicemente va cambiato il modo di approcciarlo: bisogna imparare a saper scegliere. Il consiglio è di farlo, anche in considerazione di una proposta molto più
ampia rispetto al passato, utilizzando gli strumenti del risparmio gestito ed avvalendosi di professionisti qualificati che sappiano consigliare e seguire i clienti nei propri investimenti.
A confermare questa passione, che dai numeri risulta essere quella con la percentuale più alta riscontrata tra tutti gli investitori delle principali economie a livello globale, c’è una recente indagine che evidenzia come il 27% del portafoglio medio dell’investitore italiano sia infatti allocato in obbligazioni contro il 15% degli Stati Uniti, il 14% della Spagna, il 13% del Regno Unito e della Cina, il 12% della Francia ed il 10% della Germania. Da questa indagine scaturisce un altro dato interessante, che risulta essere la più alta percentuale tra i Paesi Europei oggetto dell’indagine, a riguardo della scelta di dove andare ad allocare geograficamente i propri risparmi. L’Italiano nel 30% dei casi predilige comprare prodotti oltre confine, mentre mediamente in Europa questo avviene solo nel 16% dei casi. L’invito che è opportuno rivolgere a tutti coloro che investono al di fuori del mercato domestico è quello di fare attenzione ai rischi valutari, all’eventuale mancanza di trasparenza di alcuni mercati e strumenti, oltre naturalmente all’incertezza globale che oggi coinvolge tutto il pianeta.
Per chi vuole continuare ad investire in questa Asset Class quali potrebbero essere le corrette strategie? Il rendimento dei titoli di Stato non è al momento adeguato a coprire il rischio sottostante per cui, in questo contesto, sarebbe consigliabile evitare questa categoria. Più opportunità sono
invece reperibili nel mondo dei corporate dove lo scenario premio/rischio è completamente ribaltato rispetto ai titoli governativi. Investire con tassi elevati è un’altra opportunità interessante che offre oggi il mercato degli high yield.
E quali potrebbero essere i rischi nascosti di questo mercato? Dove sta questa volta l’eventuale cigno nero? Chi si è fatto consigliare nelle proprie scelte obbligazionarie si è rivolto ormai da tempo al mercato emergente ed a quello ad alto rendimento per sostituire gli investimenti tradizionali. Tutti gli operatori sono quindi concentrati su come e quando le banche centrali potrebbero aumentare i tassi e su eventuali default degli emittenti, mentre pochi prestano attenzione ai seri rischi che potrebbe portare con sé l’inizio di un periodo caratterizzato da un’inflazione crescente.
Occhio quindi a questo importante indicatore per essere pronti a modificare le propria strategie di investimento e di diversificazione.
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Per curiosità ed approfondimenti potete scrivere a fabio.ferrarese@yahoo.it
Martedì 10 maggio si tiene all’Istituto italiano di cultura un tavolo di lavoro sulla vicenda Eternit, promosso dal sindaco di Casale, Titti Palazzetti. L’incontro affronterà aspetti legislativi e sanitari e sarà occasione per proporre e promuovere un intervento legislativo dell’Unione Europea. L’obiettivo è armonizzare le varie norme nazionali degli Stati, diffondendo le buone pratiche che sono state adottate nel corso degli anni. Interverranno Lanfranco Fanti (membro del Gabinetto del Commissario europeo all’ambiente), Rolf Gehring (Federazione europea dei lavoratori edili – European Federation of Building and Woodworkers), Enrico Gibellieri (Commissione consultiva sui cambiamenti industriali del Comitato economico e sociale europeo – CESE), l’Assessore all’Ambiente Cristina Fava, Massimo D’Angelo, Direttore del Centro Sanitario Regionale Amianto e Bruno Pesce, in rappresentanza dell’Afeva, l’Associazione familiari vittime amianto, da sempre attiva sul fronte internazionale. La giornata proseguirà con la proiezione del film Un posto sicuro, girato proprio a Casale ed incentrato sul dramma Eternit, alla presenza del regista Francesco Ghiaccio.
Altro che vegani: mangiare carne, se è quella magra e di qualità come quella italiana fa bene.
Piena solidarietà alla coppia torinese perseguitata dai condomini del suo stabile
QUI LAVORANO LE SENTINELLE DEL CIBO SICURO
“Con il via libera a tale strumento si realizza un sistema europeo di assicurazione dei depositi che darà certezza e tranquillità”
darà certezza e tranquillità ai clienti rispetto alle eventuali crisi. Sulla rischiosità dei titoli di Stato detenuti dalle banche condivido pienamente l’affermazione del dottor Angeloni di affrontare tale tema con cautela, gradualità e nelle sedi internazionali competenti. La Bce» – prosegue Marino – «giudica positivamente le misure adottate dal Governo sul sistema bancario: dalle riforme delle Banche popolari e BCC, alla riduzione dei tempi di recupero dei crediti. La Commissione» – conclude – «è pronta anche in questa occasione a collaborare attivamente con l’Esecutivo».
I marchi torinesi del lusso favoriscono la crescita economica ponendosi ai vertici nazionali. Il nostro viaggio alla scoperta delle realtà produttive di eccellenza inizia con la storia di una giovane imprenditrice torinese di successo
emergono dall’analisi dei consumi del tessuto cittadino per l’anno 2014 . E in attesa dei dati economici ufficiali dell’anno che sta per volgere al termine, abbiamo incontrato Giovanna Cantoni, giovane imprenditrice del lusso torinese. I suoi gioielli si annoverano tra i must have richiestissimi da tutti i redazionali di moda delle più prestigiose riviste internazionali come Vogue , Elle, Vanity Fair. Ci ha raccontato qual e’ stato il suo percorso per affermarsi con successo nel mondo della gioielleria .
I gioielli GC Cantoni rappresentano una grande novità per il mercato del vostro settore.
lavorazione GC CANTONI permette però la realizzazione di diverse silhouette da utilizzare come ornamenti. Ciò significa che la realtà della maison – illustrata nell’elegante sito web
titolo 750/1000 – lavorato con le classiche tecniche orafe. Abbiamo poi la collezione “PURITIES”: gioielli non assemblati a supporti così che la goccia diventa liberamente interpretabile. Le PURITIES CREATIVITY dove le gocce si possono personalizzare con incisioni e pietre preziose. Da poco è nata la linea JOY in argento con titolo 999/1000.”
I gioielli GC Cantoni si trasformano, quindi, in veri e propri accessori moda-glamour.
Quest’anno la kermesse ha creato un collante tra il mondo della formazione e il mondo del lavoro; è stata attivata infatti una collaborazione con il Dipartimento di Management dell’Università degli Studi di Torino. Durante i 5 giorni di evento, circa 40 studenti del corso di studi in economia aziendale faranno attività formativa, supportando il lavoro degli editori indipendenti del Padiglione 1
la rilevazione della 23esima edizione parla di oltre 300mila visite, di cui il 37% provieniente da fuori Piemonte e il 2% dall’estero. Circa un partecipante su due ha un’età compresa tra i 30 e i 50 anni con una leggera prevalenza di pubblico femminile (55%). La media esclude il pubblico delle scolaresche. Circa 50.000 i visitatori provenienti da fuori Piemonte che hanno pernottato in zona: la loro media di permanenza è di 3,13 giorni. Lombardia (13,7%), Liguria (4,4%), Emilia-Romagna (4%) e Lazio (3,2%) le regioni più rappresentate. Complessivamente il pubblico del Salone ha sostenuto una spesa complessiva d circa 28milioni di euro (tra libri, pernottamenti, trasporti, ristorazione, shopping), a fronte di costi organizzativi del Salone ammontano pari a circa 5milioni di euro. L’impatto economico complessivo generato dal Salone ammonta a circa 52.432.000 €, di cui 20.258.000 € per la spesa diretta e 32.174.000 € per effetti indiretti e indotti. Le unità di lavoro standard (ULA) complessivamente
generate dal Salone ammontano a 384: vale a dire che ogni edizione del Salone è in grado di creare 384 nuovi posti di lavoro temporaneo. Il finanziamento pubblico e istituzionale del Salone ammonta a circa 1.612.000 €. Per ogni euro di spesa degli enti finanziatori (Regione Piemonte, Provincia di Torino, Città di Torino, Fondazioni Bancarie, Camera di commercio) si generano 12,5 € in termini di spesa diretta ovvero 33,3 € in termini di effetti complessivi.
Giovedì 12 maggio alle ore 12 è in programma il Caffè Letterario
Editoria di didattica
Il giorno dopo il via libera del ministero della Salute allo studio di fattibilità del Parco della Salute di Torino, la Regione Piemonte non perde tempo e presenta il progetto legato alla ricerca. L’assessore alla sanità della Regione Piemonte intervenendo ieri mattina agli “Stati generali della Ricerca sanitaria”, in corso a Roma, ha anticipato parte del lavoro che in questi mesi la Regione Piemonte ha avviato con l’Università di Torino: un approfondimento per definire il progetto organico e dettagliato sulle attività di ricerca e sulle possibili collaborazioni industriali che potranno essere ospitate dal Parco della Salute, della Ricerca e dell’Innovazione di Torino. La prova – secondo gli assessori regionali alla Sanità e alle Attività produttive – che non sarà solo un nuovo e moderno ospedale, ma un’infrastruttura nella cui realizzazione si intrecceranno le politiche sanitarie, quelle per la ricerca scientifica e quelle per l’innovazione industriale: il Parco della Salute con il coinvolgimento delle aziende ospedaliere universitarie di Torino e del San Luigi di Orbassano, in sinergia con la Città della Salute di Novara e l’Università del Piemonte Orientale, doterà il Nord Ovest di un polo di eccellenza in grado di competere e di collaborare alla pari con il futuro Technopole che sorgerà nell’area dell’Expo.
La Scuola di Medicina dell’Università di Torino ha proposto di sviluppare all’interno del Parco della Salute e della Scienza le attività di ricerca focalizzate su tre aree – ricerca e sperimentazione clinica sia di farmaci sia di tecnologie biomediche: ricerca di base e traslazionale, ricerca nell’ambito delle tecnologie biomediche – con il coinvolgimento di almeno mille tra docenti, ricercatori e personale tecnico amministrativo. La ricerca clinica e soprattutto la sperimentazione clinica, sia di farmaci sia di tecnologie biomediche, avverrebbe direttamente all’interno dell’ospedale del Parco della Salute e della Scienza, e per la sperimentazione clinica sarà necessaria la disponibilità di Centri di Ricerca Clinica adeguati alle norme internazionali per arrivare alla sperimentazione di farmaci e tecnologie in tutte le sue fasi. Si dovrebbero poi aggiungere spazi di assistenza clinica implicitamente legati ad attività complementari di ricerca nei settori della biochimica clinica, della anatomia patologica, della microbiologia e virologia, della radiologia/medicina nucleare e radioterapia. Le attività di ricerca di base, pura e traslazionale troverebbero invece spazio nel centro di Biotecnologie Molecolari e Scienze per la Salute (da tempo operante quale struttura di eccellenza, che ricava quasi il 50% del proprio budget da collaborazioni con l’industria) per attività di ricerca di alto livello scientifico internazionale. Centro da poco qualificatosi come hub per l’Imaging Medico (connesso all’ European Molecular Biology Laboratory di Heidelberg) nella Large Scale Facility pan-europea per l’Imaging (Euro-BioImaging). In queste sedi di ricerca, pressoché contigue, si prevede di sviluppare i temi di ricerca raggruppabili in quattro principali piattaforme: a) oncologia; b) neuroscienze; c) biotecnologie; d) cardiovascolare ed endocrino-metabolico. In particolare il primo modulo che si intende sviluppare è quello sull’oncologia toracica e sull’onco-ematologia che rappresenterà un modello da replicare in una seconda area che sarà la clinica cardiovascolare ed endocrino-metabolica. Lo sviluppo, il consolidamento e i risultati del primo modello serviranno da riferimento per ulteriori iniziative.
Su tutte e tre le aree di sviluppo è attualmente in corso uno specifico approfondimento per giungere ad un progetto organico e dettagliato delle priorità di ricerca e delle possibili collaborazioni industriali: l’approccio ad un sistema salute integrato in coerenza con quanto previsto sia dalla strategia nazionale sia da quella regionale di specializzazione intelligente, passa attraverso lo sviluppo di un adeguato coinvolgimento del sistema industriale, oltre che naturalmente con la sfera dei comportamenti alimentari, della qualità del cibo e dell’attività fisica, per quanto riguarda la prevenzione. In questo quadro – ricordano i due assessori regionali – anche i fondi strutturali europei (in particolare il POR-FESR) può costituire una leva utile, attraverso le misure di policy fin qui avviate, pensate per l’attrazione di significativi investimenti in ricerca e sviluppo da parte di grandi gruppi internazionali, come la misura per l’“Industrializzazione dei Risultati della Ricerca”; la qualificazione delle PMI piemontesi, come la misura per i “Poli di Innovazione” (tra cui soprattutto il Polo sulle tecnologie della salute, Biopmed, gestito dal Bioindustry Park “Silvano Fumero”), e quella per “l’innovazione sostenibile dei processi delle PMI”; l’evoluzione dell’ecosistema dell’innovazione piemontese, come la misura per lo sviluppo e la messa in rete delle “infrastrutture di ricerca” aperte, o quella per le imprese start-up e spin-off della ricerca, sviluppate in collaborazione con gli incubatori universitari, senza trascurare le iniziative di policy tese a favorire il raccordo delle attività di ricerca industriale piemontese con quelle di imprese di altri territori d’Europa.
Una risposta concreta anche al progetto milanesi di Technopole, con il quale il Piemonte attraverso il Parco della Scienza di Torino e la Città della Salute di Novara, vuole competere: una riposta concreta per attrarre significativi investimenti in ricerca e sviluppo da parte dei grandi gruppi internazionali, contribuire alla qualificazione delle piccole medie imprese piemontesi e allo sviluppo del sistema dell’innovazione piemontese, che non vuole essere seconda ai ‘cugini lombardi’. Intervenendo nella tavola rotonda sul tema della ricerca finalizzata finanziata dal ministero della Salute tramite appositi bandi, l’assessore regionale alla Sanità ha ricordato come ad ogni bando il Piemonte già oggi presenta di norma più di cento progetti e risulta vincitore con un numero variabile tra gli otto e i dodici, la metà dei quali presentati da giovani ricercatori. Nell’ultimo bando di ricerca del 2013, otto progetti presentati da ricercatori piemontesi di cui tre giovani sono risultati vincitori, per un finanziamento totale di più di 2 milioni di euro