ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 623

I cinesi vogliono fare shopping in Fca?

Great Wall, produttore cinese di Suv,  sarebbe interessato ad acquistare lo storico marchio Jeep da Fca. La notizia è del  sito Usa Automotive News, che  afferma di averlo appreso direttamente dal presidente della Casa automobilistica asiatica Wang Fengying attraverso un messaggio di posta elettronica – riporta l’agenzia Ansa –  in cui il magnate cinese spiega di essere in contatto con Fca. Il Lingotto ha però riferito di non voler commentare le indiscrezioni. Intanto la  Borsa sale nel settore auto e il titolo guadagna il 4.38% a 11,22 euro, ed Exor cresce dell’1,33% a 53 euro.

 

(foto: il Torinese)

Cementificazione e abusivismo a Ischia come altrove

IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni

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Ischia e’ formata da 6 comuni, ovviamente con 6 sindaci e con sei amministrazioni. Un vero e proprio assurdo. L’altra notte non c’è stato coordinamento, ma solo buona volontà tra i singoli, rileva Patrizia Asproni che era in vacanza sull’isola. Uno dei  Comuni non da ‘ informazioni comprensibili per chi non abiti sull’isola, nota per il turismo.Incredibile che pensi solo agli abitanti. I media – osserva Asproni-  amplificano il terrore e l’ansia e creano il panico anche dove non ha motivo di esserci. Le informazioni sono per lo più illazioni e “sentito dire” , come al solito. La parte colpita e’ soprattutto Casamicciola per le case obsolete,accatastate,costruite con il fai da te. Abusivismo edilizio in attesa eterna di condono, materia su cui i politici, da Bassolino a De Luca , hanno incominciato a litigare. De Luca appare migliore di quello che il suo massacro mediatico ci ha consentito di cogliere : non è solo il personaggetto creato da Crozza. Tuttavia nell’isola la situazione è rientrata e c’è soprattutto sciacallaggio mediatico. E’ grave  che ci sia perché i giornali dovrebbero avere più senso di responsabilità specie nei momenti difficili. Il terremoto a Casamicciola non è nuovo. Nel 1883 travolse l’intera famiglia di Benedetto Croce in vacanza sull’isola .Il filosofo lo descrisse in una sua celebre pagina travisata  di recente da un autore che vuole vedere  solo camorra dappertutto. Croce senti’ il rimorso di essersi salvato. Fu una grande tragedia della sua vita.  Adesso noi sentiamo i politici litigarsi sull’abusivismo edilizio per combattere il quale Bassolino non ha fatto nulla di concreto in dieci anni per superarlo, anche se e ‘ vero che  e’ stato forse condizionato  dai sei comuni dell’isola  e dagli interessi contrastanti. Una perla come Ischia meta di tanto turismo internazionale,nota per le sue terme, merita amministratori migliori,ma i giornali devono darsi una regolata e non possono pensare di produrre panna montata giornalistica  anche su una tragedia meno grave  di quanto si potesse pensare,ma pur sempre drammatica L’abusivismo e’ fenomeno grave del Mezzogiorno,ma costruire in zone sismiche e’ folle soprattutto per chi lo fa, magari con lo scopo di abitarci. La scarsa qualità dei materiali usati e’ cosa comune anche ad altre realtà italiane. Se guardassimo all’infame cementificazione della Liguria ci accorgeremmo che forse ci sono gli stessi problemi. L’avidità degli impresari ha rovinato paesi e città della Liguria, complici i sindaci e gli amministratori.La scarsa qualità dei materiali tocca anche il nostro Piemonte,anche se nessuno ne parla e ne scrive. Riflettiamo su Ischia senza scandalizzarci,ma traendo insegnamento da ciò che è accaduto.

 

quaglieni@gmail.com

Roma val bene una “massa”…

…di nuovi potenziali votanti “jusolini” cattocom

Entrata al 100% politica a gamba tesa del bomber argentino della rinata Internazionale postmarxista e conferma matematica del perché ci lasciano stare (Vaticano in testa) con gli attentati. l’Italia è da oggi ufficialmente una Teocrazia cattocomunista collusa con gli invasori africani e mediorientali. Le responsabilità di Ratzinger per l’essersi dimesso (per non aver saputo resistere al rassegnare dimissioni impostegli) lasciando spazio a Bergoglio saranno di lungo periodo epperò, probabilmente, accelereranno “provvidenzialmente” la fine della credulità popolare nella Chiesa cattolica.

https://www.google.it/amp/www.ilfattoquotidiano.it/2017/08/21/ius-soli-salvini-se-papa-francesco-lo-vuole-in-vaticano-faccia-pure/3807388/amp/

Il papa e lo ius soli: accoglienza sì, ma non illimitata

IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni

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Il messaggio del Papa alla Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2018 contiene considerazioni che, in linea di massima, sono pienamente condivisibili,come, in linea di massima, può essere accettabile il principio di uno ius soli temperato ,come  viene proposto al Parlamento italiano. La situazione italiana impone  però dei distinguo che non possono essere taciuti, pur nel massimo rispetto della funzione morale esercitata dal Papa. Una funzione morale  di cui va garantita la totale libertà,ma che non necessariamente deve essere una linea-guida per uno Stato laico. Il messaggio papale merita alcune riflessioni legate al momento italiano, anche se appare ovvio che il Papa si rivolge al mondo intero. Il primo elemento da considerare è che non ci può essere un’ accoglienza illimitata,vistosamente incompatibile con le capacità di un paese come l’Italia in crisi economica  e senza segni evidenti di ripresa. Il richiamo del Papa va temperato dalla consapevolezza  che il principio dell’accoglienza non può trovare una realizzazione totale, quando collida con il principio della ragionevolezza a cui deve attenersi uno Stato. Il Papa indica,come gli impone il suo magistero, degli obiettivi morali,ma lo Stato deve seguire logiche laiche ispirate all’etica della responsabilità e non a quella dei principi. Quando Cavour parlava di” Libera Chiesa in libero Stato”,forse metteva un “in” di troppo,perché la sfera religiosa deve essere totalmente autonoma e sovrana rispetto allo Stato. Sicuramente però ” Libera Chiesa e libero Stato” o, meglio, “Libere Chiese e libero Stato” resta un punto fermo sancito dalla stessa Costituzione repubblicana che pure recepì nell’art. 7 i Patti Lateranensi.

 

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Giolitti parlava di Stato e Chiesa come di rette parallele,dicendo che non dovevano incontrarsi mai. Forse Giolitti esagerava,ma un certo parallelismo è indispensabile. Un Stato ispirato a valori religiosi diventa uno Stato etico,mentre lo Stato,proprio per garantire la libertà religiosa, deve rimanere neutro,cioè laico.Con ciò nessuno disconosce il valore del Cristianesimo che fu proprio un filosofo laico come Croce a considerare la più grande rivoluzione nella storia dell’umanità. La Giornata mondiale del migrante e del rifugiato mette insieme due realtà diverse: un conto è il migrante e un conto è il rifugiato.Dalla confusione di queste due realtà è derivato il disastro dal quale avremo estrema difficoltà ad uscire per l’irresponsabilità  e la superficialità dei nostri governi. Se uno Stato non distingue tra migranti e rifugiati ,rischia il collasso,come sta rischiando oggi l’Italia.Accogliere i  rifugiati è un dovere,accogliere i migranti non lo è. Il Papa prende posizione contro le “espulsioni arbitrarie”,una posizione  di per sè giustissima,anche se in Italia le espulsioni sono così rare ed eccezionali che è quasi  impossibile rendersi conto che esse avvengano. Su migliaia e migliaia di sbarcati giornalieri un qualche filtro sarebbe necessario da subito.Anzi sarebbe necessario già in partenza e neppure solo all’arrivo in territorio italiano. Per tanto tempo non si è proceduto neppure al riconoscimento e c’è stato chi ha ritenuto che anche solo il prendere le impronte digitali  fosse un grave atto di discriminazione. Il Papa invita a garantire a migranti e rifugiati il diritto al lavoro,anche in Italia questo diritto non è riconosciuto neppure ai cittadini italiani. In ogni caso, le accoglienze sono a carico dello Stato e solo eccezionalmente sono previsti lavori socialmente utili. C’è un anello,quelle delle cooperative sociali che andrebbe evidenziato e forse spezzato.

 

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“Accogliere,proteggere,promuovere,integrare”è l’imperativo categorico del Papa. Sui primi tre obiettivi si può sicuramente consentire,ma sul tema dell’integrazione  appare difficile ,se non impossibile, integrare persone che non accettano a priori di rispettare le leggi dello Stato che accoglie e che ritengono il loro credo religioso tale da esonerarli dal rispetto delle leggi italiane,in primis la Costituzione.  Il fatto religioso diventa un fatto determinante in relazione all’integrazione,mentre ai sensi dell’art.3 della Costituzione non dovrebbe assolutamente incidere sulla cittadinanza e sui doveri che implica,oltre ai diritti che garantisce.  Sembra strano,addirittura paradossale,  che proprio il Papa non si renda conto che l’Islam appaia una religione incompatibile con l’integrazione.Altrettanto,paradossale che molti non credenti si facciano difensori dell’identità cristiana  minacciata, quasi un nuovo “Cattolicesimo ateo” – o  l’ “ateismo devoto” che ha  riguardato il più recente passato – che torna alla luce come ai tempi del fascismo.L’aver anticipato all’agosto 2017 il messaggio per la Giornata mondiale 2018 rende legittimo un qualche sospetto circa la coincidenza del messaggio con la ripresa dell’iter parlamentare della legge  italiana sullo Ius soli. Sicuramente si tratta di una banale  coincidenza che però  genera confusione, invece di contribuire alla chiarezza. Lo ius soli è una legge che segna il futuro dell’Italia e su di essa bisogna procedere con i piedi di piombo.  Il Parlamento dovrà votare libero da condizionamenti di qualsiasi tipo.  Sulla legge proposta ci possono essere legittime perplessità,specie  se guardiamo all’incidenza sul nostro futuro di una legge che rende italiani dalla nascita.Tra vent’anni quanti saranno i nuovi italiani che potranno votare ? Questa appare una preoccupazione legittima che chi ritiene la democrazia un bene prezioso, ha il dovere di manifestare, specie se consideriamo la disaffezione irresponsabile verso il voto di troppi italiani.

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quaglieni@gmail.com

(foto: il Torinese)

Guerra al terrore. Rinunciare a un po’ di libertà per ottenere una maggiore sicurezza

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

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Il grave attentato di Barcellona ha ridestato, dopo un po’ di tregua, nuovo allarme verso il terrorismo. Lo sappiamo da tempo che il terrorismo è e sarà un elemento molto difficile da combattere e da estirpare. Se si legge il bel libro di Maurizio Molinari sulla Jiahad, ci si rende conto della gravità della situazione in cui siamo immersi fino al collo.

Anche lo stesso Papa Francesco, molto prudente sul tema, ha manifestato parole di condanna più severe rispetto al passato per la strage spagnola. Quando in Francia venne ammazzato in chiesa un anziano prete cattolico, sembrò quasi che quel fatto non avesse toccato il Pontefice. Abbiamo sentito ripetere anche questa volta che è impossibile la sicurezza assoluta. Se ciò è sicuramente vero, andrebbe tuttavia perseguito con fermezza almeno l’obiettivo di una sicurezza relativa.

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Il Gen. Mario Mori, autorità nel campo della lotta al terrorismo, agli inizi di agosto ,mi disse che i nostri apparati di sicurezza sono molto validi, ma non possono agire in modo ottimale. Mi fece un paragone che appare quasi incredibile. E’ se come avessimo una Ferrari con la frizione che slitta.
Cosa è che impedisce alla Ferrari di correre spedita ? Sicuramente un certo buonismo che ci è stato ripetuto in modo ossessivo per anni, un certo garantismo fuori posto, la mancanza soprattutto di una legislazione adeguata all’emergenza. Appare sempre più difficile pensare che gli strumenti della normalità possano essere adeguati nel contesto in cui viviamo. Persino per affrontare il terrorismo rosso e nero degli Anni di piombo fu necessario ricorrere a qualche provvedimento di emergenza. La Legge Reale che portò alcuni a scrivere sui muri Cossiga con la K, fu una necessità oggettiva, al di là di ciò che potesse pensarne Marco Pannella. Cossiga prese su di sè il fardello scomodo con coraggio, da vero patriota consapevole dei suoi doveri.

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Il repubblicano  Ugo La Malfa e il filocomunista Massimo Mila dopo il rapimento di Moro invocarono l’introduzione della pena di morte come proponeva Almirante. Forse in questo caso si trattava di farneticazioni senili ,ma certo i due, in precedenza, mai avrebbero condiviso con Almirante neppure un caffè.  Minniti (che viene paragonato a Ugo Pecchioli che fu il “ministro degli interni” del Pci )pare abbia  in sè il coraggio per assumere iniziative forti come richiedono i tempi calamitosi che stiamo vivendo. Ci riuscirà ?Questo è un interrogativo a cui è difficile rispondere perché il fronte della fermezza non appare così compatto come sarebbe necessario neppure sul tema del contenimento dell’immigrazione. Contro i terroristi rossi e neri  che seminavano morte, non si poteva andare troppo per il sottile, ma  il terrorismo islamico è cosa non confrontabile con quello che abbiamo vissuto negli anni 70/80 del secolo scorso. E’ mille volte più insidioso. Il terrorismo politico rispetto a quello di origine religiosa era molto più semplice da estirpare. Il fanatismo islamico ha dato una connotazione mostruosamente  inedita al terrorismo. Il principio della ragionevolezza ci impone di affrontare i pericoli a cui sono esposti i  cittadini, con strumenti idonei.

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Solo in questi giorni vengono messe delle barriere nelle principali piazze italiane. Doveva esserci la strage di Barcellona per arrivare a comprendere i pericoli che incombono.
Il terrorismo è legato a pulsioni individuali non prevedibili, ma occorrono capacità di 
prevenzione che sicuramente non abbiamo. Machiavelli parlava di buoni argini per affrontare la piena del fiume di per sé imprevedibile. Chiunque si è cimentato nel cercare di spiegare il perché l’Italia non sia stata ancora oggetto di un attentato terroristico, ha dato motivazioni diverse, tutte poco condivisibili e abbastanza superficiali. Appare difficile da sostenere che gli attentati non sono arrivati a toccare l’Italia, perché le potenzialità investigative italiane sono più efficaci rispetto a quelle di Stati Uniti, Inghilterra, Francia , Germania. E  non è possibile neppure sostenere che l’Italia si è salvata perché gode dell’esperienza accumulata negli anni di piombo perché i due terrorismi non sono lontanamente confrontabili. L’unico termine di confronto è il terrorismo palestinese ,più politico che religioso , anche se fortemente antiebraico. L’elemento più allarmante è dato dal fatto che l’Europa non sia riuscita a fare sistema  sul terreno della sicurezza. Ad ogni attentato ascoltiamo le solite, ormai ripetitive dichiarazioni, ma non ci sono iniziative volte combattere il nemico comune.

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E’ stato detto da tempo che siamo in guerra, ma ogni volta dopo un po’ di giorni ci illudiamo che sia tornata la pace e la nostra vita continua imperturbabile come prima. In questo contesto è impossibile-al di là delle discussioni in linea di principio che pure hanno una loro importanza – pensare di procedere al varo della legge sullo Ius soli, a meno che vengano varati contemporaneamente provvedimenti legislativi severi volti a combattere l’estremismo islamico. Non è possibile rendere italiani potenziali terroristi, come se niente fosse. Semmai sarebbe il caso di provvedere ,in tempi rapidi, a respingimenti che, per il troppo garantismo burocratico e non, sono stati rinviati da troppo tempo. Ci sono centinaia di migliaia di migranti- non di profughi- che vagano per il nostro Paese. Sono delle vere e proprie mine vaganti, anche al di là del pericolo terroristico. La violenza praticata contro di noi richiede l’uso della forza e non del cavillo giuridico.Benedetto Croce ci ha insegnato a distinguere la forza rispetto alla violenza. Uno Stato ha il dovere di usare la forza contro la violenza a cui vengono sottoposti i suoi cittadini. Angelo Panebianco ha posto con chiarezza il problema da affrontare: rinunciare a un po’ di libertà per ottenere una maggiore sicurezza.

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E’ una scelta dolorosa e difficile, ma ,giunti a questo punto, è una scelta non più rinviabile. 
Ancora Panebianco ha avuto il coraggio di scrivere che “spesso in Europa si commette il terribile errore di chiamare “moderati” gli estremisti che non uccidono”. E qui si aprirebbe un altro discorso che andrà anch’esso affrontato, superando gli abusati stereotipi del politicamente corretto. Il liberale Popper sosteneva che verso gli intolleranti non si deve praticare la tolleranza. Sul piano delle idee io continuo a ritenere che tutte le opinioni ,anche quelle più estreme, vadano rispettate e vada garantita la loro libera manifestazione.  Ma qui non siamo di fronte a prediche che provengono da una moschea più o meno reale o virtuale. Siamo di fronte alla violenza praticata con metodo scientifico, di fronte alla quale la parola tolleranza è priva di senso. Non si tratta più di difendere i valori dell’Europa e della sua storia, quella che Oriana Fallaci definiva apocalitticamente “Eurasia”. Si tratta di difendere molto più prosaicamente la nostra vita. Primum vivere, deinde philosofari…

quaglieni@gmail.com

ISIS: Le crociate all’incontrario

Il terrorismo e l’inganno sono le armi non già dei forti, ma dei deboli.
(Mahatma Gandhi)
 

https://youtu.be/KDPlEP6V9XM

Francia: Cronaca di una strage.

“È stato un atto di guerra dell’Isis. Siamo stati aggrediti, ora saremo spietati su tutti i fronti”. Francois Hollande non ha dubbi nel definire quanto accaduto…Parigi si è risvegliata e ha contato i morti: almeno 129, in sei diversi attentati rivendicati dall’Isis, che ha fatto anche oltre 352 feriti, di cui 99 in condizioni disperate. È il più grave attacco mai messo in atto in Francia……

Spagna: Barcellona, furgone sulla folla nel cuore della città.

Un furgone ha travolto diverse persone sulla Rambla a Barcellona, causando morti e feriti. “Eravamo sulla Rambla de Catalunya, quando abbiamo visto partire il furgone e le persone nel panico correre in ogni direzione. Ho visto anche qualche corpo sollevarsi da terra dopo l’impatto. Sono scappato è l’ultima immagine impressa è il mezzo che si è schiantato violentemente contro un’edicola. La testimonianza di Saverio Verna in merito al furgone sulla folla a Barcellona…. fonte: https://video.repubblica.it/home

Una quartina di Nostradamus avrebbe predetto questi tragici eventi…

La grande guerra inizierà in Francia e poi tutta l’Europa sarà colpita, lunga e terribile essa sarà per tutti….poi finalmente verrà la pace ma in pochi ne potranno godere “.

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È forse iniziata la rivincita dello stato islamico sull’occidente? Oppure stiamo assistendo alle folli azioni di un gruppo di terroristi che, seppur numerosi e radicati, non hanno niente a che vedere con i paesi dell’area mussulmana nel loro insieme e con la rispettiva religione? Proviamo per un istante, a percorrere a ritroso la clessidra del tempo, sino al lontano 15 luglio 1098, quando venne espugnata Gerusalemme, e vennero ammazzati più di 60.000 persone, tra ebrei e musulmani, uomini, donne e bambini…..«Le donne, che avevano cercato scampo negli edifici alti e nei palazzi turriti, furono buttate giù a fil di spada; i bambini, anche i neonati, li tiravano a pedate dal petto delle madri, o li strappavano dalle culle, per poi sbatterli contri i muri o le soglie» Durante le crociate sino alla caduta di Akkon (1291), si stimano 20 milioni di vittime (solo nella Terrasanta e nelle regioni arabo-turche). L’Europa contemporanea ha preso una strada molto diversa rispetto al Cristianesimo, pur mantenendone taluni aspetti ma….

Non c’è alternativa allo scontro diretto?

“Se non ci si oppone, se non ci si difende, se non si combatte, la Jihad vincerà. E distruggerà il mondo che bene o male siamo riusciti a costruire, a cambiare, a migliorare, a rendere un po’ più intelligente cioè meno bigotto o addirittura non bigotto. “Oriana Fallaci

Di certo i fatti di Parigi e di Barcellona ci gettano nello sconforto e ci fanno gridare….voglia di giustizia!

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Il mondo fa paura …….ma in esso nuotano
in un immenso acquario……..betulle volpi
torrenti di fiori…….strade di campagna
e case di legno…..e ancora i concerti di Brahms
e i valzer di Chopin.

JAROSLAW IWASZKIEWICZ

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Maurizio Platone

Ulteriori approfondimenti nel mio blog: www.astrologiadiplatone.com

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Francia batte Italia due a zero

Senza andare tanto indietro nel tempo (andrebbe peggio), sembra una partita di calcio quella fra Italia e Francia, ma il risultato è sempre lo stesso, sia all’andata che al ritorno, la Francia batte sempre l’Italia e il suo governo. L’altra volta, nel febbraio del 2006, Enel lanciò un’Opa sul gruppo privato Suez, durante le esequie del governo Berlusconi. A onor del vero, si potrebbe sostenere che sia sulla nostra classe dirigente politica che su quella imprenditoriale ci sarebbe molto da ridire per la loro goffaggine. Nel caso di Suez, l’altra volta, gli imprenditori fecero tutto di nascosto, compreso tenere all’ oscuro il governo italiano del tentativo di acquisto. Tanto che l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti ricorda, con rammarico: ” lo appresi mentre ero in campagna elettorale, in un cinema di Perugia perché mi chiamò il ministro francese per protestare”. Di lì a poco, a Parigi, si riunì il Consiglio dei ministri e il primo ministro De Villepin si presentò in televisione con i presidenti della stessa Suez e del gruppo pubblico Gaz de France per annunciare che quest’ultimo si sarebbe fuso con Suez, mandando così a rotolo le ambizioni di Enel.Tremonti fece un tentativo, ma senza successo, per far valere le ragioni italiane e il principio della libera concorrenza che, in Europa, vale a senso unico. Come sia andata allora lo sappiamo, come andrà la nuova partita, senza aspettare settembre, lo prevediamo già.

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Per dirla con una leggenda metropolitana: in Europa vige ancora il trattato dell’Eliseo stipulato il 1963, nel castello di Rambouillet, tra Charles De Gaulle e Konrad Adenauer. Un “accordo” che, sostiene il gossip, avrebbe pure clausole segrete che assegnerebbero alla Germania tutta l’area dell’Est e qualcosa in Spagna, mentre alla Francia l’area italiana. Se è una bufala o per dirla in termini più moderni, una “fake news”, non lo sappiamo per certo, ma di sicuro spiegherebbe lo shopping francese nel Bel Paese che si chiama: Parmalat, Buitoni, Telecom e via di seguito. Per chi vi scrive, però c’è pure un altro codicillo a favore, stavolta, della Germania nel settore metalmeccanico e automobilistico. Veniamo all’altro fronte, quello di acquisto da parte francese con la società Vivendi della Telecom. In questo caso, la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha avviato, tardivamente, e su questo fronte concordiamo, per una volta, con la leader del sindacato Susanna Camusso, un’istruttoria per individuare i presupposti per esercitare la golden share su Tim. “La presidenza del Consiglio – leggiamo in un comunicato diffuso solo sul sito del Governo – ha ricevuto una nota, datata 31 luglio, nella quale il Ministro dello Sviluppo Economico (Carlo Calenda ndr) ha sollecitato una pronta istruttoria da parte del gruppo di coordinamento all’interno della Presidenza del Consiglio al fine di valutare la sussistenza di obblighi di notifica e, più in generale, l’applicazione del decreto legge 21 del 2012” sui poteri speciali in settori strategici, in relazione al comunicato stampa diffuso dalla Tim.

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Nel comunicato in questione erano state rese note alcune tematiche di corporate governance affrontate dal Consiglio di Amministrazione di Tim sul inizio dell’attività di direzione e coordinamento da parte di Vivendi all’interno di Telecom. Lo stesso Calenda, a margine dell’informativa alla Camera, dedicata a Fincantieri, interpellato in Transatlantico lo stesso ministro ha dichiarato:“facciamo quello che il governo deve fare, cioè applicare le regole che esistono. Abbiamo chiesto a Palazzo Chigi di verificare se c’è l’obbligo di notifica sull’attività di “direzione” in Tim da parte di Vivendi, ma un paese serio segue le regole, non si chiude per giocare solo in difesa. Per contro, per noi, un paese serio non si fa sempre massacrare da tutti, a cominciare dalla Francia per passare agli altri. Però forse pecchiamo di pessimismo, il 27 settembre nell’incontro Italia – Francia vedremo come andrà a finire sul fronte Fincantieri e se il presidente francese Emmanuel Macron farà marcia indietro; ma non scommettete, la moglie non glielo permetterà! Per concludere, intanto Vivendi con i soldi di Telecom si comprerà Mediaset. Al momento le ispezioni Consob e della Guardia di Finanza fanno sperare almeno qualcosina per i consumatori ed è meglio che niente.

Tommaso Lorusso

Dalla Russia con amore (per il Piemonte)

In occasione della partnership tra Museo Egizio ed Ermitage e dei  press tour, la regione Piemonte promuoverà le proprie attrattive turistiche. Lo stesso farà attraverso la  comunicazione sui social e il sostegno al volo Mosca-Torino. L’obiettivo della Giunta Chiamparino è  far crescere il turismo dalla Russia, che l’anno scorso ha registrato il già ragguardevole risultato  di 82.591 presenze. “Si lavora  –  dice  l’assessore al Turismo, Antonella Parigi – per rafforzare la notorietà del brand Piemonte in Russia e per  l’inserimento nell’offerta di prodotti nuovi per questo mercato, come  le mete culturali e l’enogastronomia”. Le montagne i  laghi, il turismo culturale di Torino e shopping sono i prodotti più ricercati dal turista russo nella nostra regione, spesso cercando esperienze esclusive e di servizi di alto livello. Questo il mercato che l’assessorato al Turismo,  con l’aiuto della Dmo Piemonte Marketing, intende  intercettare per rafforzare la presenza di un mercato estero di grande interesse.

Senza Fili Senza Confini

“Senza Fili Senza Confini”, l’associazione di promozione sociale senza fini di lucro, operatore di comunicazione, riconosciuta in tutto il mondo come modello efficace nella lotta contro il divario digitale, si aggiudica uno dei 153 contributi assegnati dalla Fondazione CRT per l’area Welfare e Territorio.La Fondazione CRT, attraverso le due sessioni annuali dedicate alle richieste ordinarie, garantisce il proprio appoggio ad attività di eccellenza finalizzate alla tutela, alla salvaguardia e alla valorizzazione del territorio.In questo ambito si colloca l’azione condotta da Senza Fili Senza Confini, che dal 2015 collabora attivamente con l’Istituto Comprensivo di Brusasco, nella Città Metropolitana di Torino, dove eroga corsi di avvicinamento al mondo del computer per i più giovani, e corsi per l’utilizzo consapevole di Internet destinati agli adolescenti. Grazie a questo prestigioso riconoscimento, l’Associazione allestirà due laboratori didattici mobili che le permetteranno di esportare il proprio modello didattico in tutti i 62 Comuni che hanno aderito al suo manifesto programmatico. I primi ad ospitare le attività saranno Cocconato, Cavagnolo, San Sebastiano da Po, Castelletto Merli, Cigliano, Rosignano Monferrato, Terruggia, Treville, Vignale Monferrato.La dotazione finanziaria messa a disposizione da Fondazione CRT è pari a 12000 Euro, a cui si aggiungono 8000 Euro di fondi derivanti da attività interne e sponsorizzazioni.I due laboratori mobili saranno dotati rispettivamente di 21 computer e 21 tablet, videoproiettore, e strumenti didattici multimediali e interattivi. Le lezioni potranno essere erogate non solo nelle aule tradizionali, ma anche nelle biblioteche, nelle Sale Consigliari, e in tutti gli edifici pubblici, permettendo di estendere i servizi didattici anche ad un pubblico adulto, in sinergia con le Ubi3 del territorio. Partendo dalle scuole primarie e secondarie per arrivare alle Uni3 l’obiettivo sarà l’educazione all’uso di internet e dei media digitali, con percorsi differenziati in base alla fascia di età e alle esigenze dei singoli.Daniele Trinchero, Presidente dell’Associazione, ha dichiarato “L’acquisizione di questo contributo è un ulteriore riconoscimento della validità del nostro modello e della serietà e correttezza de nostro impegno sul territorio.  Inoltre il progetto ha un valore particolarmente importante perché ha avuto una genesi corale, con il coinvolgimento di tutti i membri del nostro Gruppo Didattico. Mauro Scano, Dario Pecorella e Celestino Bottino, in questo senso hanno svolto e svolgono un lavoro davvero straordinario” E aggiunge “Per Senza Fili Senza Confini la realizzazione e il mantenimento di una rete di comunicazione non sono il fine della propria attività, ma lo strumento per permettere ai propri soci di accedere ad un ventaglio di servizi culturali che utilizzano canali a banda larga e Internet come strumento di diffusione e di accesso.

Massimo Iaretti

Torino e la moda

di Paolo Pietro Biancone*

 

La moda italiana di oggi è nata a Torino. Nasce, infatti, dagli Atelier Reali di Torino, famosi per lavorare sia cotone sia seta per la famiglia reale e per le famiglie più influenti dell’epoca. Diventando Torino capitale del Regno d’Italia, la moda sabauda spopola nel resto d’Italia, dovuto ai continui boicot verso le aziende di Napoli, nascono così le prime vere case di moda Torinesi. La consacrazione come la “capitale della moda” in Italia avviene all’Expo del 1911 e Torino resterà fino alla seconda Guerra Mondiale la sede di una produzione che è stata una delle componenti più rilevanti nel panorama del mondo del lavoro e della realtà economica e commerciale della Città. Sorgono, dunque, in questo periodo i grandi atelier, che fanno di Torino una vera e propria capitale della moda, seconda solo a Parigi, dalla quale si importano i modelli. Più che originalità, le griffe torinesi possiedono un’eccezionale abilità artigianale e realizzano abiti su misura dal gusto raffinato per la ricca clientela di tutta Italia.

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A primeggiare nel contesto del ’900 della moda torinese è stato il Gft (il Gruppo Finanziario Tessile), un colosso industriale torinese (con antiche radici biellesi che risalgono agli anni ’70 del XIX sec. in storici lanifici). Tra le due guerre mondiali, Gft fatturava più della Fiat: Marus, Facis, Cori erano alcuni dei marchi che appartenevano a quel gruppo che arrivò ad avere oltre 8.000 addetti solo in Italia, 35 società, 18 stabilimenti, di cui 5 all’estero.

Con l’arrivo della guerra furono molti gli artigiani a emigrare preferendo altre città e solo con la fine del conflitto mondiale si riprese la produzione. La città di Torino vide la nascita della Prima fiera campionaria italiana e riprese le attività, anche se non più con lo stesso vigore del periodo precedente. Con l’arrivo della crisi petrolifera il sistema della moda cittadina crolla, spostando la propria attenzione verso la nuova capitale della moda, Milano, arrivando all’apice del successo durante gli anni ’90 del Novecento. In passato l’industria della moda era comunemente considerata come un piccolo sottosettore dell’industria del vestiario. Moda era l’haute couture o il design di élite, mentre la produzione di massa non era inclusa fra gli elementi che la costituivano.

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Oggi la moda non è più di esclusivo appannaggio delle classi elitarie europee o nordamericane, sia perché la capacità di spesa della classe media dei Paesi in via di sviluppo è fortemente aumentata, sia perché anche l’industria di massa ha subito un processo di culturalizzazione, in cui è stata la produzione simbolica, oltre all’efficienza produttiva in termini di costi, ad acquisire importanza. Il carattere simbolico dell’alta moda si è esteso alla gran parte della produzione di vestiario, cambiando quindi in maniera radicale l’industria della moda e il campo di analisi della stessa. L’area di Torino e del Torinese, pur non potendo più vantare lontani primati, conserva – non solo sul piano occupazionale – un peso assolutamente non trascurabile nel comparto tessile-abbigliamento, con imprese anche di eccellenza e rilevanza internazionale e con un’offerta prevalente di livello medio e medioalto. L’esperienza nel campo della moda attuale si fortifica se si considerano le aree distrettuali del Piemonte: Alba, Biella, Novara, per citarne alcune. La sfida nella moda è l’innovazione. E Torino si candida come sede per l’innovazione nella moda anche per il tessile: la chiave del successo per il futuro potrebbe essere da ritrovare nell’eccellenza di un made in Italy la cui qualità è anche sinonimo di principi etici. Da qui il modest fashion e la moda islamica.

 

*Direttore dell’Osservatorio sulla Finanza Islamica dell’Università di Torino