ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 622

Cdvm: il Premio Odisseo per le imprese

Il 1 dicembre all’Auditorium della BPN di piazza San Carlo a Torino verranno premiate le aziende vincitrici

L’edizione 2017 del Premio Odisseo avrà luogo venerdì 1 dicembre prossimo presso l’Auditorium della Divisione della Banca Popolare di Novara, in piazza San Carlo angolo via XX Settembre 42. Giunto alla sua ottava edizione, il Premio Odisseo intende valorizzare le realtà del territorio, nei diversi settori merceologici, che siano state capaci di distinguersi per organizzazione e performance sui mercati internazionali, e le aziende che dall’estero abbiano investito e creato insediamenti di tipo produttivo e commerciale nella nostra regione, tali da generare nuove opportunità professionali. Il premio Odisseo è   organizzato dal Club Dirigenti Vendite e Marketing dell’Unione Industriale di Torino. Tra le aziende che vengono presentate figurano Torino Design, candidata nella categoria A, che vanta una percentuale di esportazione del 90 % ed è attiva nel Car e industrial design, Tenuta Colombara, impegnata nell’attività risiera,   con una percentuale di esportazione del 60%, l’azienda chimico farmaceutica Reynaldi, candidata per la categoria A, con una percentuale di esportazione del 70% e, per la categoria B, l’azienda candidata BRC, del gruppo Westport Fuel System, attiva nel campo degli impianti a gas. Tra gli artisti del Premio Odisseo 2017 figurano Stefania Ricci, Gianni Oliva e anche l’albese Lorenzo Merlo, autore di una delle opere che verranno assegnate in premio alle categorie A e B del Premio, riservato quest’anno al tema della internazionalita’. Verranno premiate tre aziende piemontesi che si sono distinte per qualità e quantità di impegno nell’esportazione (categoria A) e due aziende multinazionali con sede rilevante sul territorio piemontese. L’opera di Merlo scelta come premio è una stampa digitale su supporto di alluminio dal titolo “Pin up l’amore appeso”.

 

Mara Martellotta

Industria 4.0, dieci miliardi per le imprese

È stato presentato a Parella, in provincia di Torino, con la collaborazione di Confindustria Canavese e Confindustria Valle d’Aosta, l’accordo triennale “Progettare il futuro” siglato tra Confindustria Piccola Industria e Intesa Sanpaolo, dedicato alla competitività e alla trasformazione delle imprese, per cogliere le opportunità offerte dalla “quarta rivoluzione industriale”

 

  • Al centro le opportunità aperte dal Piano Nazionale Industria 4.0, a sostegno della trasformazione e della crescita del sistema produttivo  
  • Valutazione creditizia attraverso un innovativo modello di rating, che dà valore anche ai fattori qualitativi intangibili dell’impresa e alle specificità di settore
  • Valorizzazione del programma filiere, per migliorare l’accesso al credito dei fornitori strategici: in Piemonte hanno già aderito 55 aziende capi filiera
  • Piemonte e Valle d’Aosta presentano alcuni importanti primati per utilizzo di tecnologie ICT e dotazione di capitale umano
  • Valle d’Aosta prima regione per quota di imprese attive nell’e-commerce (23% vs. 11% Italia) e seconda per diffusione della banda larga nelle imprese (al 98,1%)
  • Piemonte prima regione per investimenti in R&S sul Pil (2,03% rispetto alla media italiana dell’1,3%) e seconda per addetti in ricerca (5,9 ogni mille abitanti)
  • In Piemonte è forte la presenza di start up: sono 435, pari al 5,4% del totale nazionale; 301 nella sola provincia di Torino, terza dopo Milano e Roma
  • Da una ricerca di Intesa Sanpaolo emerge che il 64% delle imprese piemontesi produce beni strumentali che possono beneficiare dell’iper-ammortamento

 

La partnership mette a disposizione un plafond nazionale di 90 miliardi di euro, dei quali 10 miliardi destinati alle imprese del Nord Ovest, ed è presentata dentro i luoghi deputati ad accogliere e far proprie le finalità dell’accordo: le imprese. L’evento odierno, in particolare, è stato ospitato nella sede di OSAI Automation System, azienda multinazionale leader nel settore dell’automazione dei processi industriali, che dal 1991 ha il proprio quartier generale nel cuore del Canavese e che ha saputo prontamente raccogliere la sfida governativa, predisponendo nei propri prodotti tecnologie e piattaforme “Industry 4.0 ready”. All’incontro hanno partecipato Carlo Robiglio, neo eletto Presidente della Piccola Industria di Confindustria, alla sua prima tappa del roadshow, Gisella Milani, Presidente Piccola Industria Confindustria Canavese, Giancarlo Giachino, Presidente Piccola Industria Confindustria Valle d’Aosta, Cristina Balbo, Direttore Regionale Piemonte Valle d’Aosta e Liguria Intesa Sanpaolo, Fabrizio Guelpa, Responsabile Industry & Banking Direzione Studi e Ricerche Intesa Sanpaolo. I supporti al rinnovamento del sistema produttivo sono stati il tema della tavola rotonda, alla quale hanno preso parte Fabio Benetti, Direttore Generale OSAI A.S., Luca Calò, Direzione Regionale Piemonte Valle d’Aosta e Liguria Intesa Sanpaolo, Valter Cantino, Direttore Dipartimento di Management Università di Torino, Antonio Grassino, Presidente SEICA, eccellenza del territorio leader nella progettazione e produzione di sistemi di test. A moderare il giornalista Domenico Lanzilotta.

Per l’industria italiana, costituita soprattutto da PMI, lo sviluppo di Industria 4.0 e il relativo Piano del Governo possono essere la strada per recuperare competitività e per creare nuovi posti di lavoro grazie a elevate competenze, nuovi modelli di business e tecnologie innovative. Le opportunità di sviluppo per le realtà aziendali che riusciranno a cogliere questa sfida sono enormi, ma richiedono un intervento a tutto tondo, con investimenti su capitale umano, ricerca, innovazione, organizzazione aziendale, digitalizzazione e più in generale sulla diffusione di una nuova cultura d’impresa. Occorre partire subito, perché le tecnologie sottostanti Industria 4.0 necessitano di 10-15 anni per raggiungere la completa maturità nel mercato ed essere pienamente efficienti.

Tra i temi trattati nell’incontro odierno, un’attenzione particolare è stata riservata all’innovativo modello di rating messo a punto da Intesa Sanpaolo anche grazie alla pluriennale collaborazione con Confindustria Piccola Industria. Insieme alla consueta valutazione economico finanziaria, il nuovo modello, validato dalla BCE dopo un lungo percorso di elaborazione, dà valore anche ai fattori qualitativi intangibili dell’impresa, quali i marchi, i brevetti, le certificazioni di qualità e ambientali, le attività di ricerca e sviluppo, d’innovazione e digitalizzazione, i progetti di sviluppo e di posizionamento competitivo, la gestione del rischio d’impresa, la proprietà e il management. Anche l’appartenenza a una filiera è un valore intangibile di cui il modello di rating tiene conto: il rating del cosiddetto “capo filiera” è infatti esteso alla catena dei fornitori, che possono così condividerne il merito creditizio. Le prime sperimentazioni hanno già dimostrato i vantaggi, in termini di facilitazione di accesso al credito e condizioni economiche più favorevoli.

Carlo Robiglio, presidente Piccola Industria Confindustria: «Le nuove tecnologie e la continua accelerazione digitale stanno trasformando in modo irreversibile il nostro sistema industriale. In questa delicata fase il nostro compito è quello di sostenere e guidare quante più imprese possibile nell’interpretare e governare il cambiamento, spronandole a cogliere con successo le nuove importanti opportunità di crescita create dalla quarta rivoluzione industriale e ottimizzando i vantaggi del Piano Industria 4.0. La nostra ambizione, come Piccola Industria, è quella di diventare il più grande laboratorio di crescita del Paese.  Ogni azienda, anche se piccola, ha le carte in regola per competere nel mondo, ma per farlo deve ampliare il business, investire in innovazione a tutto tondo, affrontare percorsi di internazionalizzazione e rafforzamento patrimoniale, aprendo il capitale e adottando una gestione sempre più manageriale. L’accordo con Intesa Sanpaolo che presentiamo oggi, costituisce un tassello fondamentale di questo progetto di crescita culturale e dimensionale delle nostre PMI.»

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Cristina Balbo, direttore regionale Piemonte Valle d’Aosta e Liguria Intesa Sanpaolo: «Il Piemonte sta esprimendo segnali di vitalità importanti: lo testimonia il nostro prossimo traguardo di 3 miliardi di erogazioni complessive entro l’anno, tra famiglie e imprese. La crescita è sostenuta anche dall’export, con risultati eccellenti soprattutto dei distretti del territorio, che nel secondo trimestre hanno messo a segno un progresso del 15,3%. Grazie alla sinergia tra incentivi fiscali e normativi, ai tassi d’interesse favorevoli, all’ampiezza degli strumenti finanziari a disposizione, il contesto oggi è particolarmente favorevole per la messa a terra di maggiori investimenti, che possono rendere più solide e competitive le nostre aziende. L’accordo che presentiamo oggi vuole aiutare le PMI a migliorare la propria capitalizzazione, a innovare e a superare il divario digitale, per crescere ancora di più anche sui mercati esteri. Rimane come punto di attenzione l’investimento sul capitale umano, che va accelerato. Con i nostri programmi diffusi sul territorio, abbiamo portato in aula oltre 200 imprese ed erogato oltre 2.000 ore di formazione su temi portanti come l’internazionalizzazione, la digitalizzazione, l’imprenditoria femminile. Punto di forza della collaborazione con Confindustria Piccola Industria è il modello di rating appena varato, che ci consente di valorizzare sempre più gli investimenti negli asset intangibili: è un cambio epocale nella valutazione dell’impresa e nel sostegno del nostro sistema produttivo, nel quadro di un’economia che per guardare al futuro deve fare investimenti strategici e qualitativi.»

 

Gisella Milani, Presidente Piccola Industria Confindustria Canavese: «La quarta rivoluzione industriale è ormai avviata, anche nel nostro territorio. Essa rappresenta una grande opportunità per le nostre aziende, ma perché esse possano adeguarsi e aderire pienamente a questa evoluzione tecnologica e produttiva devono poter contare anche su adeguate risorse finanziarie e su strumenti che permettano alle imprese di cogliere al meglio le opportunità offerte dalle misure governative previste nel Piano Industria 4.0. L’accordo con Intesa Sanpaolo rappresenta un impegno concreto per rafforzare il percorso di modernizzazione del tessuto imprenditoriale locale ormai in atto: la Piccola Industria di Confindustria Canavese intende dare il massimo supporto alle PMI locali affinché possano utilizzare al meglio le risorse messe in campo da questo accordo accompagnandole così nel loro percorso di trasformazione digitale.»

 

Giancarlo Giachino, Presidente Piccola Industria Confindustria Valle d’Aosta: «La digitalizzazione è una grande sfida per rendere le nostre imprese più competitive trasformandole in fabbriche intelligenti. In questa fase è determinante dare alle imprese gli strumenti per investire in nuovi macchinari, patrimonializzarsi, per espandersi verso nuovi mercati, per la ricerca e la formazione. L’auspicio di noi piccoli imprenditori è che il sistema bancario ci aiuti a cogliere le opportunità offerte dalla quarta rivoluzione industriale.»

 

Fabrizio Guelpa, responsabile Industry e Banking Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo: «L’Italia deve riuscire ad accelerare i propri ritmi di crescita e raggiungere la media dell’Eurozona. La forte presenza nel nostro sistema dell’industria manifatturiera richiede scelte di politica economica che rafforzino il sistema produttivo. Sono dunque positive le scelte legate a Industria 4.0, in quanto politiche trasversali che agiscono in maniera orizzontale sulla produttività del sistema e rafforzano la competitività. Il piano Industria 4.0 può innescare un processo virtuoso di crescita: la spinta alla domanda interna di beni di investimento può alimentare il portafoglio ordini delle imprese italiane e piemontesi della meccanica, dove è alta la quota di aziende che produce macchinari 4.0. Per potenziarne gli effetti sulla crescita economica, Industria 4.0 deve essere intesa in senso ampio e far parte di politiche a favore del rafforzamento del capitale umano, della diffusione della banda larga e di un più efficiente utilizzo delle tecnologie digitali. Un’azione coordinata, di ampia portata, può significativamente migliorare il livello di crescita potenziale del nostro Paese.»

 

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I quattro pilastri dell’accordo

  • ü Ecosistemi di imprese e integrazione di business
  • ü Finanza per la crescita
  • ü Capitale umano
  • ü Nuova imprenditorialità

 

  • ü Ecosistemi di imprese e integrazione di business

Intesa Sanpaolo e Piccola Industria Confindustria intendono mettere a disposizione un insieme di soluzioni che permettano alle imprese di trasformarsi, migliorando i processi produttivi, ricorrendo a nuove tecnologie e a nuove metodologie, tra cui i percorsi “Lean 4.0” che abilitano le imprese alle tecnologie digitali. Per la realizzazione dei progetti di sviluppo delle imprese, Intesa Sanpaolo si avvarrà anche del proprio Innovation Center, struttura che raccoglie tutte le iniziative avviate dal Gruppo nel campo dell’innovazione. L’iniziativa intende rappresentare anche un momento evolutivo di AdottUp, il Programma per l’adozione delle start up” e offrire nuove opportunità alle start up in esso sviluppate.

  • ü Finanza per la crescita

L’accordo punta a finanziare la crescita del business valorizzando il patrimonio intangibile delle imprese attraverso un nuovo modello di relazione basato sui fattori qualitativi legati al credito: tra questi la capacità innovativa, la formazione e la strategicità della catena fornitore-champion. Sono inoltre previste adeguate soluzioni finanziarie a medio-lungo termine oltre al migliore utilizzo degli strumenti di supporto, a cominciare dal rinnovato Fondo di Garanzia. Per programmare la crescita, bilanciando i livelli di debito a favore del capitale di rischio, è fondamentale il ricorso all’Equity per il rafforzamento del sistema produttivo. A tal proposito l’accordo intende sviluppare iniziative che favoriscano la patrimonializzazione delle imprese. Infine si prevede l’estensione a comparti strategici per l’economia italiana del Progetto Filiere, l’innovativo modello di credito di Intesa Sanpaolo che ha finora prodotto 495 contratti con aziende capofila (di cui 55 in Piemonte), con oltre 15.000 fornitori, 89.000 dipendenti e un giro d’affari di 69 miliardi.

  • ü Capitale umano

L’accordo punta anche a favorire l’alternanza scuola-lavoro con l’obiettivo di far diventare l’azienda il luogo in cui lo studente consolidi e arricchisca le conoscenze apprese, sviluppando competenze spendibili nel mondo produttivo o acquisendo esperienze funzionali alla creazione di nuove imprese, in linea con il Piano Nazionale Industria 4.0.

  • ü Nuova imprenditorialità

Intesa Sanpaolo mette a disposizione il modello di valutazione delle startup. È un nuovo algoritmo DATS (Due Diligence Assessment Tool Scorecard), già inserito nelle Regole di concessione del credito, a supporto della valutazione creditizia delle start up e in futura estensione alle PMI innovative. Si tratta del primo modello di valutazione “forward looking” adottato da una banca per i finanziamenti in debito, basato su logiche derivate dalla valutazione degli investitori in Venture Capital, mutuando le competenze costruite negli ultimi anni all’interno del Gruppo Intesa Sanpaolo. Questo nuovo strumento consente alle imprese e alla banca di cogliere al meglio le opportunità offerte dalle misure governative e le agevolazioni per la crescita, recentemente estese dal Piano Industria 4.0.

 

 

L’economia del Piemonte e della Valle d’Aosta

 

Le economie del Piemonte e della Valle d’Aosta presentano una struttura industriale molto diversa. A differenza della Valle d’Aosta, l’economia piemontese può infatti contare su un’ottima vocazione industriale. Grazie alla forza della sua industria il Piemonte riesce ad esprimere un buon avanzo commerciale, pari a circa 13,7 miliardi di euro nel 2016 (più di un quarto del totale italiano). L’export regionale, dopo aver chiuso il 2016 in leggero arretramento, ha ripreso a correre nel primo semestre 2017, registrando una variazione tendenziale pari al +11,3%, superiore al dato complessivo italiano (+8%). Sono stati trainanti l’automotive, la meccanica, l’oreficeria e la chimica.

In un contesto di domanda internazionale favorevole, anche la Valle d’Aosta, nonostante la sua bassa propensione all’export, è tornata a crescere a tassi sostenuti, mostrando un progresso tendenziale delle esportazioni pari al 27% circa nei primi sei mesi del 2017. La crescita sui mercati esteri ha interessato soprattutto la metallurgia, l’automotive, le bevande e l’elettrotecnica.

Il contributo del canale estero non è tuttavia sufficiente per ridare slancio all’economia della regione. È infatti cruciale la spinta del canale interno e, soprattutto, degli investimenti. Più in particolare, sarà importante vincere la sfida del digitale attraverso un’accelerazione degli investimenti, finora frenati dall’incertezza che domina i mercati. L’ambiente è certamente favorevole, grazie alla presenza di significative misure governative a sostegno degli investimenti innovativi, alla disponibilità di buone condizioni di finanziamento e di un bacino di risorse interne.

Si tratta di una grande opportunità per le imprese di queste regioni che mostrano un grado di utilizzo delle tecnologie ICT in aumento e già su livelli ottimi nel 2016:

  • la diffusione della banda larga nelle imprese è pari al 93,6% in Piemonte e al 98,1% in Valle d’Aosta;
  • la quota di addetti che utilizza computer connessi a Internet è salita al 40,7% in Piemonte e al 36% in Valle d’Aosta;
  • la percentuale di imprese con sito web è pari al 77,2% in Piemonte e al 72% in Valle d’Aosta, mostrando un vantaggio nei confronti della media italiana;
  • in Piemonte l’11% delle imprese sono attive nel commercio elettronico (in linea con la media italiana), mentre in Valle d’Aosta si sale al 23% (al primo posto in Italia).

In termini di dotazione di capitale umano e tecnologico il Piemonte appare ben posizionato, mentre la Valle d’Aosta mostra ampi margini di miglioramento. In Piemonte il numero di laureati in materie scientifiche e tecnologiche è superiore alla media italiana (nel 2012 il 17,6 contro il 13,2 italiano ogni mille abitanti tra i 20 e 29 anni) così come il numero di impiegati in ricerca e sviluppo (nel 2013 il 5,9 contro il 4,1 italiano ogni mille abitanti). Al contempo, la Valle d’Aosta, penalizzata dalla sua bassa vocazione industriale e dal ridotto peso delle imprese di grandi dimensioni, mostra un numero contenuto di addetti in ricerca, pari a 2,5 ogni mille abitanti.

Inoltre, il Piemonte è la prima regione italiana per incidenza della spesa totale per R&S sul Pil (2,03% rispetto all’1,3% medio italiano), grazie agli elevati investimenti delle imprese in R&S (pari all’1,6% del PIL per il Piemonte e allo 0,7% in Italia). È molto distante la Valle d’Aosta, che a causa della sua bassa intensità di ricerca e sviluppo (solo lo 0,4% è investito in R&S) mostra una propensione a registrare brevetti inferiore alla media italiana (67,5 ogni milione di abitanti vs 74,8 dell’Italia). Il Piemonte presenta invece una buona intensità brevettuale; spicca, in particolare, la provincia di Torino, che si posiziona al secondo posto in Italia per numero di brevetti (l’8% circa del totale italiano), alle spalle di Milano. È numerosa la presenza di start up sul territorio piemontese, attive nei processi di trasferimento tecnologico: erano 435 a fine ottobre 2017, il 5,4% del totale nazionale; di queste 301 sono localizzate nella provincia di Torino (terza città in Italia dopo Milano e Roma). Anche la meccanica piemontese sembra essere pronta a vincere la sfida di Industry 4.0. Sono questi i principali risultati che emergono da un’indagine ad hoc condotta ad aprile 2017 nella Direzione Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta Intesa Sanpaolo. Tra le 61 imprese della meccanica intervistate, il 64% produce beni strumentali che possono beneficiare dell’iper-ammortamento qualora “connessi” (impianti 4.0). Di queste, il 67% produce effettivamente macchinari 4.0, un dato solo di poco inferiore a quanto osservato tra i competitor internazionali. La propensione ad esportare questi macchinari è elevata: il 42,3% delle imprese dichiara di realizzare più della metà del fatturato da macchinari interconnessi attraverso la vendita sui mercati esteri. Lo sviluppo di macchinari 4.0 è stato possibile grazie alla presenza di centri interni di R&S all’azienda e all’interazione con clienti e fornitori, italiani ed esteri. Un ruolo ancora marginale è ricoperto dall’Università.

 

 

 

 

 

 

 

Torino è culinaria. Il cibo da esibire come identità

di Enzo Biffi Gentili

Anche se la decantata qualità della vita sotto la Mole  non corrisponde esattamente alla posizione di Torino e dintorni – settantasettesima nel 2017- nella classifica sul vivere bene delle province italiane del quotidiano “Italia Oggi”. O ai valori di inquinamento atmosferico registrati negli ultimi giorni

 

L’avvenimento torinese più rilevante della scorsa settimana, secondo molti autorevoli pareri, è stato l’inaugurazione di EDIT (sciogliendo l’acronimo: Eat Drink Innovate Together), la nuova struttura d’avanguardia birrogastronomica voluta da Marco Brignone che occupa ampi spazi dell’ex fabbrica di cavi elettrici INCET in via Cigna. Tra i laudatori, Luigi La Spina, con un articolo intitolato Il gusto vincente del Piemonte unito a Torino (“La Stampa”, 24 novembre 2017), che si conclude auspicando ulteriori sforzi, anche della mano pubblica, “per aggiungere un tassello non secondario all’immagine di una città, col suo territorio, in cui la qualità della vita è ben superiore a quella di tante sue concorrenti” (affermazione che forse non corrisponde esattamente alla posizione di Torino e dintorni -settantasettesima nel 2017- nella classifica sulla qualità della vita delle province italiane del quotidiano “Italia Oggi” pubblicata lunedì scorso, curata dal dipartimento di Statistiche Economiche dell’Università La Sapienza di Roma. O ai valori di inquinamento atmosferico registrati negli ultimi giorni, ma non andiamo a cercare, per restare in argomento edibile, il pelo nell’uovo…). Non c’è dubbio infatti che il Piemonte può rivendicare – limitandosi al settore del food- un primato qualitativo e occupazionale (quest’ultimo anche in alcuni di quei mestieri nei quali Indro Montanelli, con la solita sua preveggente lucidità, dichiarava gli italiani insuperabili: sarti, calzolai, direttori d’albergo e appunto cuochi, insomma, l’imbattibilità nei “mestieri servili”, citando testualmente le sue parole, ma, si sa, è passati dai mestieri “militari” torinesi ai camerieri).

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Torniamo all’invito rivolto da La Spina alle Pubbliche Amministrazioni perché elaborino una “accurata regia di marketing” a sostegno di un’iniziativa privata così attiva, ricordando oltre a EDIT lo Snodo alle OGR. Due imprese alimentari che hanno anche ambizioni culturali -innovazione, condivisione, sperimentazione di nuovi stili di vita e lavoro- che quindi necessiterebbero di una rialimentazione esterna ulteriormente stimolante; e così e ancor più il prossimo grande evento in programma a Torino nel 2018, il concorso gastronomico Bocuse d’Or, celeberrimo a livello internazionale. Sarebbe, se non sprecata in una miriade di banali conati, un’occasione importante per esibire il cibo come elemento di una specifica, “originale” identità torinese e piemontese. Le referenze alte le abbiamo: dalla specialità “alchemica” e produttiva nelle essenze profumate alla cucina futurista, di flagrante attualità per la sua artificialità “chimica”. Sino ad azzardare, essendo Torino sede del Museo Egizio, la rappresentazione di quelle perturbanti analogie tra le ricette per l’imbalsamazione e alcune operazioni di pratica culinaria che illustrò lo scomparso Piero Camporesi, il nostro massimo studioso di comparatistica letteraria e gastronomica. Tanto per rinnovare in forme “sofisticate” quel ruolo di promozione di una nuova sensibilità culturale per il nutrimento che le Giunte regionali presiedute da Enzo Ghigo, a unanime giudizio, seppero storicamente esercitare, e non solo a livello locale.

 

La partecipazione popolare nelle società sportive

“La soluzione di molti problemi per  il Toro, e per lo sport in genere, sarebbe quella di far nuovamente entrare, a pieno titolo, la gente appassionata nella gestione della società e del fenomeno sportivo”

In vista del convegno che l’Associazione ToroMio ha organizzato il 2 dicembre prossimo, presso l’ Aula Jona del Dipartimento di Management dell’Università degli Studi di Torino, in corso Unione Sovietica 218 bis, per la presentazione di un disegno di legge che promuove la partecipazione popolare nelle società sportive, abbiamo raggiunto l’Avvocato Massimiliano Romiti, Presidente di ToroMio.

Cos’è ToroMio?

Si tratta di un gruppo di tifosi del Torino che ha pensato che la soluzione di molti problemi per la loro squadra del cuore, il Toro, e per lo sport in genere, sarebbe quella di far nuovamente entrare, a pieno titolo, la gente appassionata nella gestione della società e del fenomeno sportivo che tanto appunto le appassiona, dal momento poi che proprio sulla passione sportiva si fonda anche lo sport business, tanto appetito da tutti.

Ci parli del titolo. La forza della partecipazione nello sport. Un altro calcio è possibile… perchè questo titolo?Due anni fa, nel corso di un primo convegno che riportava la medesima prima parte del titolo, abbiamo sottolineato come all’estero le realtà calcistiche, che hanno conservato la reale partecipazione dei tifosi alle loro dinamiche decisionali, siano ancora oggi dominanti sul piano sportivo ed economico. Pensiamo a Real Madrid, Bayern Monaco e Barcellona.

Ma abbiamo detto come anche realtà meno importanti in assoluto si giovino di questo modello per costituire degli esempi e penso qui all’Athletic Bilbao, al resto della Bundesliga ed al modello argentino del River Plate. Se tutto ciò è possibile e funziona altrove, allora un altro calcio è possibile anche in Italia. Semplice.

In effetti in Italia il calcio non è in uno dei suoi momenti migliori. Secondo Lei perchè?

Per una scelta politica sbagliata. Venti anni fa, mentre la Spagna decideva di potenziare i suoi azionariati popolari storici e la Bundesliga difendeva tenacemente il suo sistema partecipativo pur aprendosi al capitale esterno, in Italia si decideva di cedere l’intero mondo del calcio e dello sport professionistico in genere alla pura e semplice logica d’impresa.

Si rinnegava così oltre un secolo di tradizione sportiva e non ci si accorgeva, forse, di andare così a recidere formalmente il cordone ombelicale tra gente e pallone con grave perdita di energie per il movimento. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.

La serie A perde da venti anni posizioni non solo sportive, ma anche economiche, e come movimento nazionale tocca il punto più basso da sessanta anni a questa parte.

Germania e Spagna invece negli ultimi due mondiali hanno raccolto i frutti della loro semina così come in Champions League ed i loro movimenti sportivi continuano a crescere, anche economicamente, molto più velocemente del nostro, addirittura in grave regressione assoluta sul piano dei praticanti.

In pratica ci siamo fatti del male decidendo di fare entrare potentemente l’economia nel calcio?

In generale non intendo affatto dire questo, soprattutto in Italia dove spesso le gestioni economiche sono tutt’altro che impeccabili. Anche se a questo proposito ritengo anche di dire che la convinta introduzione della partecipazione popolare apporterebbe al sistema giovamenti, sia sul piano della moralizzazione, sia su quello della sicurezza negli impianti che dell’attenzione alla ricaduta sociale del fenomeno sportivo sul territorio. Ma, per tornare al discorso economico, voglio solo dire che pensare che la crescita di un movimento calcistico come quello Italiano potesse fondarsi sugli stessi identici fondamentali di crescita di una Premier League – diritti tv e attrazione di capitali esteri – sostanzialmente tralasciando gli appassionati, era una miope illusione.

Perchè?

Perchè la nostra è un’altra storia. In Inghilterra la rivoluzione Anglo-americana del calcio business introdotta dal Manchester United è partita oltre venti anni fa alla conquista dei mercati internazionali con moltissimo anticipo sulle altre federazioni e ciò ha procurato alla Premier League un vantaggio quasi incolmabile su certi mercati, una grande rendita di posizione, per così dire.

E poi diciamocelo, per attirare i miliardari internazionali a sfidarsi tra loro nel calcio, Londra ha un business-appeal superiore a qualsiasi altra città europea ed è aperta al mondo da quando è stata fondata.

E allora?

Continuiamo ad osservare la realtà. I tedeschi e gli spagnoli hanno raccolto la sfida lanciata dal Manchester United e dalla Premier League e l’hanno persino vinta, sul piano sportivo ed anche economico, per quanto riguarda i rispettivi top team. Ma per farlo Barcellona, Real Madrid, Bayern Monaco non hanno certo valutato di rinunciare alla loro base sociale, anzi hanno cominciato a curarla sempre di più per farla diventare sempre di più la base dei loro successi.

Noi, invece, in Italia, anche con una certa presunzione, ci siamo illusi che recidendo il cordone ombelicale di cui ho parlato sopra, avremmo comunque potuto farne a meno perchè una multinazionale televisiva, ovvero qualche miliardario straniero, si sarebbe preso sulle spalle l’intero movimento calcistico. Questo non è accaduto ed il rapporto tra calcio ed appassionati in compenso è sempre più in crisi con evidente perdita di risorse per l’intero movimento.

Che ci resta da fare dunque?

Augurarci tutti che la gente, la passione, la tradizione sportiva si riapproprino almeno in parte del fenomeno sportivo di cui sono dei fattori fondamentali. Il calore, l’affetto e quella nota di lealtà e disinteresse, che caratterizza la passione sportiva della gente, non devono rimanere energie completamente isolate dalla governance del Club. Pena un mondo del calcio destinato ad esprimersi in modo molto inferiore alle proprie potenzialità, perchè rinnega in fondo se stesso. Ed un calcio in generale meno bello ed attraente. La proposta di legge che verrà da noi presentata il 2 dicembre al Dipartimento di Management Marketing dell’Università di Torino vuole essere un punto di partenza per tutti per un nuovo mondo del calcio possibile. Perchè questo vecchio mondo del calcio italiano mai forse come ora ha bisogno di questo punto di partenza.

Gtt in panne come il bus. Ma Pantalone non c’è più

STORIE DI CITTA’  di Patrizio Tosetto
Complimenti a chi ha fotografato, la foto dei passeggeri che spingono il bus in panne ha fatto il giro del web. Immediatamente diventata sintesi di ciò che è GTT. Sintesi tra inefficienza ed incapacità E,  come per tutte le sconfitte, non ci sono responsabili. Invece come per tutte le sconfitte ci sono molti e diversi responsabili che non pagheranno.  Eppure sembrava che tutto si fosse messo sulla strada giusta.  Il governo ha stanziato i fondi necessari – o perlomeno i fondi di sua competenza –  anche perché il piano industriale è stato presentato dall’amministratore delegato e presidente che si è avvalso di una società esterna. Ma è proprio qui che le cose si complicano.  Sia la Regione Piemonte che le banche non sono convinte e hanno chiesto maggiori specifiche per un piano industriale atteso da alcuni anni. Tutte le cose rinviate nel tempo nella loro  soluzione, si complicano e non si risolvono.  Eppure la Chiara Appendino ha rinnovato la sua fiducia all’ amministratore Walter Ceresa che non si è voluto dimettere, proprio lo stesso che da alcuni anni amministra la società che ha tergiversato.  Viene spontanea una domanda: perché in presenza di in piano straordinario non si sono attuate delle scelte da parte della politica, di carattere straordinario? Eppure, eppure, la nostra sindaca conosce bene la materia amministrativa. Laureata alla Bocconi, al Comune in commissione bilancio, e poi arriva dal mondo dell’ Unione industriale. E forse già questo è un problema. Ha un rapporto di stima verso Ceresa su cui “pende ” un avviso di garanzia per falso in bilancio come ai  sindaci e agli alti funzionari.  Sono colpevoli? Non tocca a noi  garantisti dirlo ora, ma ci limitiamo nel sottolineare che la credibilità di un piano industriale sta anche in chi lo presenta.  Fassino ci aveva tentato nel vendere quote ai privati che di fronte a conti non molto chiari hanno mandato deserta la gara. Strano è il destino di queste aziende pubbliche.  Ben lungi da me osannare i privati, cioè i “padroni”, ma quando i conti non tornano generalmente loro ricapitalizzano cambiando i vertici aziendali. Insomma non può essere chi ha gestito il passato, valido anche  per il futuro. Viene voglia di sostenere: tanto paga Pantalone. Ma mi sa che Pantalone non c è più. Rimangono i lavoratori con il loro diritto al lavoro. Rimangono gli utenti di fronte ad un insufficiente servizio. Utenti che sono anche contribuenti e pagano due volte. Questa foto evidenzia l’utente-cittadino che spinge il pullman in avaria sulle rotaie, dove impediva il transito dei tram e degli altri utenti-cittadini. Dopo il danno la beffa. Non pagano i
vertici ma pagano i lavoratori.
Patrizio Tosetto

Assistenti Sociali Piemonte: riflettori contro la violenza

25 novembre, Torino. In occasione della Giornata Mondiale contro la violenza di genere, l’Ordine degli Assistenti Sociali del Piemonte segnala la drammaticità del fenomeno, richiamando l’attenzione delle istituzioni sull’importante ruolo degli operatori che lavorano con le vittime e con i maltrattanti

In Piemonte, il 13,3% delle donne ha subito violenza fisica o sessuale da un qualsiasi uomo (dati Istat 2014). Nel 60-70% dei casi, le reazioni immediate (come chiedere aiuto, difendersi, rivolgersi alle forze dell’ordine) risultano essere inutili, 1 volta su 3 se l’autore è il partner e 1 su 7 se non lo è. 

«Appare condiviso – afferma Barbara Rosina (Presidente degli Assistenti Sociali del Piemonte) – che il fenomeno della violenza sulle donne è pervasivo, diffuso e sommerso. E che rappresenta una problematica sociale con effetti devastanti per la vita delle vittime, dei loro figli, dei familiari e più in generale per la società».

«Tuttavia la negazione e la minimizzazione, che possono emergere in risposta ad una richiesta di aiuto, favoriscono l’esito negativo dei tentativi di uscita e l’aggravarsi di molte situazioni. In primo luogo occorre che si attivi una sensibilizzazione della collettività che richiami alle responsabilità di ciascuno di noi, come cittadini, spettatori, madri, padri, donne e uomini. Ben vengano, quindi, le campagne come #25novembreognigiorno o #dauomoauomo. Nonostante il rischio di generalizzazione – non solo non condivisibile ma anche pericoloso – di tale campagna, è importante accendere i riflettori su un problema che riguarda tutti!»

(foto: il Torinese)

La grande lite dei signori delle autostrade

Gavio e Mattioda ai ferri corti. Si è rotta la grande alleanza in salsa autostradale. I due gruppi che per decenni hanno vissuto d’amore e d’accordo per esercitare il controllo del sistema tangenziale torinese, del collegamento autostradale tra il Piemonte e la Valle d’Aosta e della Sitaf sono stati protagonisti di un clamoroso litigio che rende impossibile ogni futura collaborazione. Il campo di battaglia è stato l’ultimo consiglio d’amministrazione di Ativa che a maggioranza ha deciso di opporsi alla recente decisione dell’Autorità dei trasporti sul rinnovo della concessione scaduta lo scorso agosto. Manuela e Patrizia Mattioda, le sorelle eredi del fondatore dell’azienda di costruzioni e partecipazioni autostradali di Cuorgnè, hanno votato a favore della decisione di contestare davanti al Tar piemontese la delibera dell’Autorità dei trasporti mentre i rappresentanti del Gruppo Gavio hanno espresso parere contrario. La disputa si è conclusa con la vittoria dei Mattioda che hanno gettato alle ortiche la storica alleanza con il gruppo di Tortona e ottenuto l’appoggio dei rappresentanti della Città metropolitana che controlla il 18 per cento di Ativa. Adesso probabilmente la rottura tra i due gruppi tracimerà i confini di Ativa per lambire anche la Sitaf, la società autostradale che gestisce la Torino-Bardonecchia e il traforo autostradale del Frejus, dove Gavio e Mattioda convivono con l’Anas, azionista di maggioranza. Nei prossimi giorni sapremo quali le conseguenze immediate della lite in salsa autostradale. Il primo problema che si dovrà affrontare è come interpretare le norme sulle concessioni stradali che disciplinano il costo sostenuto dai concessionari alla voce ammortamenti finanziari. Secondo l’opinione prevalente una volta scaduta la concessione tali costi dovrebbero essere azzerati con la possibile conseguenza di un significativo abbassamento del prezzo del pedaggio. La scelta di contestare l’Autorità dei trasporti e di tentare di prolungare la concessione senza affrontare i rischi di una difficilissima gara è facilmente comprensibile. Ativa è una vera e propria gallina dalle uova d’oro: nel 2016 ha fatturato oltre 130 milioni di euro e ha realizzato guadagni per circa 9 milioni.

Giovanni del Piglio

Contro la violenza sulle donne

Parte il 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, la nuova campagna sociale dell’Assemblea legislativa sulla prevenzione e il contrasto della violenza di genere. L’iniziativa, realizzata in collaborazione con la Polizia di Stato, è accompagnata dall’edizione di un “Tascabile di Palazzo Lascaris” dedicato agli strumenti e ai servizi utili per le vittime di violenza disponibili in Piemonte. Nel 2018, inoltre, partirà un innovativo progetto di prevenzione nelle scuole medie e superiori. Sono alcune delle iniziative congiunte che il Consiglio regionale del Piemonte, attraverso le sue Consulte e Comitati, e l’assessorato Pari Opportunità della Regione Piemonte hanno organizzato per celebrare la giornata contro la violenza sulle donne.

 “Attorno alla violenza sulle donne – ha dichiarato il presidente del Consiglio regionale Mauro Laus –  aleggiano e persistono ancora pregiudizi e stereotipi che allontanano la comprensione di questa piaga sociale, diffusa in modo omogeneo e trasversale rispetto alle culture, le etnie, i gradi di istruzione, le fasce di reddito e di età. Parliamo di un crimine ma, per questioni culturali, continua ad essere considerato, ancora troppo spesso, come una questione privata. Si tratta invece di un fenomeno ormai strutturale, non più emergenziale, ed è per questo che diventa strategico sensibilizzare e informare, per stroncare ogni alibi e ipotesi che esista una licenza culturale di giustificazione della violenza di genere. Per questa ragione l’Ufficio di presidenza dell’Assemblea ha deciso di dedicare una campagna sociale proprio alla violenza di genere e di mettere in campo tutte le sinergie, come quella, fondamentale, con la Polizia di Stato, che ha intrapreso numerose iniziative per contrastare la violenza sulle donne”.

“È un approccio di sistema quello che la Regione Piemonte ha voluto mettere in campo. Il primo passo è stato rafforzare la rete regionale dei 14 centri antiviolenza e delle 9 case rifugio, sostenendola anche economicamente” ha sottolineato l’assessora alle Pari Opportunità Monica Cerutti. “Solo nel 2017 – prosegue – per queste strutture sono stati stanziati circa un milione e 500 mila euro, di cui 817 mila a sostegno dell’attività dei centri antiviolenza e delle case rifugio già esistenti; 308 mila destinati a nuovi centri antiviolenza e a posti letto in situazione di emergenza; 335 mila per nuove case rifugio e l’eventuale attivazione di nuovi posti letto nelle case già esistenti. Un ulteriore milione di euro è stato stanziato per la formazione del personale sanitario e sociale; l’inserimento lavorativo e l’autonomia abitativa delle donne vittime di violenza ed anche interventi e attività sperimentali nei confronti degli autori di violenza di genere”. 

Il Questore di Torino, Angelo Sanna, ha illustrato la campagna ministeriale denominata Progetto CAMPER – Campagna di sensibilizzazione contro la violenza di genere. “Il  Camper della Polizia  di Stato contro la violenza di genere – spiega – ha lo scopo di mettere a disposizione, nei luoghi normalmente frequentati dalle persone nella vita quotidiana come mercati e piazze,  un’equipe multi disciplinare che costituisca un punto di ascolto avanzato in cui sia possibile non solo ricevere informazioni, ma anche avvalersi del patrimonio professionale degli operatori specializzati della Polizia di Stato affiancati da personale delle reti antiviolenza e dei servizi sociali,  per favorire l’emersione  di gravi reati o di situazioni a rischio”.

www.cr.piemonte.it

Patria e famiglia. Alleanza Cattolica interroga la politica

Alleanza Cattolica si interroga sul ruolo della famiglia e della patria in una società sempre più complessa, in vista delle prossime elezioni. A questo scopo ha organizzato stasera, giovedì 23 novembre, alle 20.45, presso la Sala Conferenze della Gam, in corso Galileo Ferraris 30, un incontro con il vice segretario della Lega, onorevole Giancarlo Giorgetti, sul tema “Vita, patria e famiglia alle prossime elezioni”. Scopo dell’incontro è conoscere il programma della Lega nella prossima legislatura dalla voce di un suo autorevole rappresentante, sui temi della difesa della vita e della famiglia, che per Alleanza Cattolica costituiscono i pilastri fondamentali di ogni società. Si parlerà anche dei valori della patria, alla luce delle riforme indispensabili per un processo di valorizzazione delle autonomie regionali. Questa sarà l’occasione anche per una migliore comprensione della natura e degli scopi dei referendum promossi dalla Lega in Lombardia e Veneto, L’incontro sarà introdotto dal professor Mauro Ronco, responsabile piemontese di Alleanza Cattolica, e interverranno del movimento Valter Maccantelli e Daniela Bovolenta del comitato torinese “Difendiamo i Nostri Figli”.

Mara Martellotta

Buoni pasto, che cosa bisogna sapere

Di Patrizia Polliotto* 

 

I buoni pasto spettano al lavoratore e non possono essere ceduti a terzi. Per ottenerli si deve avere un contratto di lavoro, anche part-time nel caso in cui svolgano attività durante un orario di lavoro che copre la fascia di un pasto e la distanza tra l’abitazione e il luogo di lavoro renda impossibile consumare il pasto a casa propria. Una novità rispetto al passato è che i buoni pasto potranno essere assegnati anche ai collaboratori d’azienda che non siano lavoratori subordinati. La riforma ribadisce il divieto di cedere il buono pasto e di utilizzo nelle giornate in cui non si è in ufficio, mentre estende l’ambito in cui si possono utilizzare anche, oltre a supermercati, bar e pizzerie, anche e sempre per “pasti e bevande” in agriturismi, mercati e spacci aziendali. I buoni pasto possono essere sia cartacei che elettronici e sono deducibili entro limiti precisi, a seconda che si tratti di un tipo o dell’altro: per quelli in formato cartaceo l’importo massimo non soggetto a tassazione e contribuzione è di 5,29 euro, per quelli elettronici arriva a 7 euro, che equivalgono a 400 euro di reddito annuale in più da utilizzare per il servizio di mensa o per la spesa alimentare. I buoni pasto non possono essere ceduti a soggetti diversi dal beneficiario, neanche a titolo gratuito: il buono pasto, quindi, non può essere né venduto, né donato.

 

*Avvocato, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori

UNIONE NAZIONALE CONSUMATORI
COMITATO REGIONALE DEL PIEMONTE
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