Il 1 dicembre all’Auditorium della BPN di piazza San Carlo a Torino verranno premiate le aziende vincitrici

L’edizione 2017 del Premio Odisseo avrà luogo venerdì 1 dicembre prossimo presso l’Auditorium della Divisione della Banca Popolare di Novara, in piazza San Carlo angolo via XX Settembre 42. Giunto alla sua ottava edizione, il Premio Odisseo intende valorizzare le realtà del territorio, nei diversi settori merceologici, che siano state capaci di distinguersi per organizzazione e performance sui mercati internazionali, e le aziende che dall’estero abbiano investito e creato insediamenti di tipo produttivo e commerciale nella nostra regione, tali da generare nuove opportunità professionali. Il premio Odisseo è organizzato dal Club Dirigenti Vendite e Marketing dell’Unione Industriale di Torino. Tra le aziende che vengono presentate figurano Torino Design, candidata nella categoria A, che vanta una percentuale di esportazione del 90 % ed è attiva nel Car e industrial design, Tenuta Colombara, impegnata nell’attività risiera, con una percentuale di esportazione del 60%, l’azienda chimico farmaceutica Reynaldi, candidata per la categoria A, con una percentuale di esportazione del 70% e, per la categoria B, l’azienda candidata BRC, del gruppo Westport Fuel System, attiva nel campo degli impianti a gas. Tra gli artisti del Premio Odisseo 2017 figurano Stefania Ricci, Gianni Oliva e anche l’albese Lorenzo Merlo, autore di una delle opere che verranno assegnate in premio alle categorie A e B del Premio, riservato quest’anno al tema della internazionalita’. Verranno premiate tre aziende piemontesi che si sono distinte per qualità e quantità di impegno nell’esportazione (categoria A) e due aziende multinazionali con sede rilevante sul territorio piemontese. L’opera di Merlo scelta come premio è una stampa digitale su supporto di alluminio dal titolo “Pin up l’amore appeso”.
Mara Martellotta


dipartimento di Statistiche Economiche dell’Università La Sapienza di Roma. O ai valori di inquinamento atmosferico registrati negli ultimi giorni, ma non andiamo a cercare, per restare in argomento edibile, il pelo nell’uovo…). Non c’è dubbio infatti che il Piemonte può rivendicare – limitandosi al settore del food- un primato qualitativo e occupazionale (quest’ultimo anche in alcuni di quei mestieri nei quali Indro Montanelli, con la solita sua preveggente lucidità, dichiarava gli italiani insuperabili: sarti, calzolai, direttori d’albergo e appunto cuochi, insomma, l’imbattibilità nei “mestieri servili”, citando testualmente le sue parole, ma, si sa, è passati dai mestieri “militari” torinesi ai camerieri).
Torniamo all’invito rivolto da La Spina alle Pubbliche Amministrazioni perché elaborino una “accurata regia di marketing” a sostegno di un’iniziativa privata così attiva, ricordando oltre a EDIT lo Snodo alle OGR. Due imprese alimentari che hanno anche ambizioni culturali -innovazione, condivisione, sperimentazione di nuovi stili di vita e lavoro- che quindi necessiterebbero di una rialimentazione esterna ulteriormente stimolante; e così e ancor più il prossimo grande evento in programma a Torino nel 2018, il concorso gastronomico Bocuse d’Or, celeberrimo a livello internazionale. Sarebbe, se non sprecata in una miriade di banali conati, un’occasione importante per esibire il cibo come elemento di una specifica, “originale” identità torinese e piemontese. Le referenze alte le abbiamo: dalla specialità “alchemica” e produttiva nelle essenze profumate alla cucina futurista, di flagrante attualità per la sua artificialità “chimica”. Sino ad azzardare, essendo
Torino sede del Museo Egizio, la rappresentazione di quelle perturbanti analogie tra le ricette per l’imbalsamazione e alcune operazioni di pratica culinaria che illustrò lo scomparso Piero Camporesi, il nostro massimo studioso di comparatistica letteraria e gastronomica. Tanto per rinnovare in forme “sofisticate” quel ruolo di promozione di una nuova sensibilità culturale per il nutrimento che le Giunte regionali presiedute da Enzo Ghigo, a unanime giudizio, seppero storicamente esercitare, e non solo a livello locale.
Ci parli del titolo. La forza della partecipazione nello sport. Un altro calcio è possibile… perchè questo titolo?Due anni fa, nel corso di un primo convegno che riportava la medesima prima parte del titolo, abbiamo sottolineato come all’estero le realtà calcistiche, che hanno conservato la reale partecipazione dei tifosi alle loro dinamiche decisionali, siano ancora oggi dominanti sul piano sportivo ed economico. Pensiamo a Real Madrid, Bayern Monaco e Barcellona.
economiche sono tutt’altro che impeccabili. Anche se a questo proposito ritengo anche di dire che la convinta introduzione della partecipazione popolare apporterebbe al sistema giovamenti, sia sul piano della moralizzazione, sia su quello della sicurezza negli impianti che dell’attenzione alla ricaduta sociale del fenomeno sportivo sul territorio. Ma, per tornare al discorso economico, voglio solo dire che pensare che la crescita di un movimento calcistico come quello Italiano potesse fondarsi sugli stessi identici fondamentali di crescita di una Premier League – diritti tv e attrazione di capitali esteri – sostanzialmente tralasciando gli appassionati, era una miope illusione.
Che ci resta da fare dunque?
hanno chiesto maggiori specifiche per un piano industriale atteso da alcuni anni. Tutte le cose rinviate nel tempo nella loro soluzione, si complicano e non si risolvono. Eppure la Chiara Appendino ha rinnovato la sua fiducia all’ amministratore Walter Ceresa che non si è voluto dimettere, proprio lo stesso che da alcuni anni amministra la società che ha tergiversato. Viene spontanea una domanda: perché in presenza di in piano straordinario non si sono attuate delle scelte da parte della politica, di carattere straordinario? Eppure, eppure, la nostra sindaca conosce bene la materia amministrativa. Laureata alla Bocconi, al Comune in commissione bilancio, e poi arriva dal mondo dell’ Unione industriale. E forse già questo è un problema. Ha un rapporto di stima verso Ceresa su cui “pende ” un avviso di garanzia per falso in bilancio come ai sindaci e agli alti funzionari. Sono colpevoli? Non tocca a noi garantisti dirlo ora, ma ci limitiamo nel sottolineare che la credibilità di un piano industriale sta anche in chi lo presenta. Fassino ci aveva tentato nel vendere quote ai privati che di fronte a conti non molto chiari hanno mandato deserta la gara. Strano è il destino di queste aziende pubbliche. Ben lungi da me osannare i privati, cioè i “padroni”, ma quando i conti non tornano generalmente loro ricapitalizzano cambiando i vertici aziendali. Insomma non può essere chi ha gestito il passato, valido anche per il futuro. Viene voglia di sostenere: tanto paga Pantalone. Ma mi sa che Pantalone non c è più. Rimangono i lavoratori con il loro diritto al lavoro. Rimangono gli utenti di fronte ad un insufficiente servizio. Utenti che sono anche contribuenti e pagano due volte. Questa foto evidenzia l’utente-cittadino che spinge il pullman in avaria sulle rotaie, dove impediva il transito dei tram e degli altri utenti-cittadini. Dopo il danno la beffa. Non pagano i

«Tuttavia la negazione e la minimizzazione, che possono emergere in risposta ad una richiesta di aiuto, favoriscono l’esito negativo dei tentativi di uscita e l’aggravarsi di molte situazioni. In primo luogo occorre che si attivi una sensibilizzazione della collettività che richiami alle responsabilità di ciascuno di noi, come cittadini, spettatori, madri, padri, donne e uomini. Ben vengano, quindi, le campagne come #25novembreognigiorno o #dauomoauomo. Nonostante il rischio di generalizzazione – non solo non condivisibile ma anche pericoloso – di tale campagna, è importante accendere i riflettori su un problema che riguarda tutti!»
partecipazioni autostradali di Cuorgnè, hanno votato a favore della decisione di contestare davanti al Tar piemontese la delibera dell’Autorità dei trasporti mentre i rappresentanti del Gruppo Gavio hanno espresso parere contrario. La disputa si è conclusa con la vittoria dei Mattioda che hanno gettato alle ortiche la storica alleanza con il gruppo di Tortona e ottenuto l’appoggio dei rappresentanti della Città metropolitana che controlla il 18 per cento di Ativa. Adesso probabilmente la rottura tra i due gruppi tracimerà i confini di Ativa per lambire anche la Sitaf, la società autostradale che gestisce la Torino-Bardonecchia e il traforo autostradale del Frejus, dove Gavio e Mattioda convivono con l’Anas, azionista di maggioranza. Nei prossimi giorni sapremo quali le conseguenze immediate della lite in salsa autostradale. Il primo problema che si dovrà affrontare è come interpretare le norme sulle concessioni stradali che disciplinano il costo sostenuto dai concessionari alla voce ammortamenti finanziari. Secondo l’opinione prevalente una volta scaduta la concessione tali costi dovrebbero essere azzerati con la possibile conseguenza di un significativo abbassamento del prezzo del pedaggio. La scelta di contestare l’Autorità dei trasporti e di tentare di prolungare la concessione senza affrontare i rischi di una difficilissima gara è facilmente comprensibile. Ativa è una vera e propria gallina dalle uova d’oro: nel 2016 ha fatturato oltre 130 milioni di euro e ha realizzato guadagni per circa 9 milioni.
Parte il 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne,
Alleanza Cattolica si interroga sul ruolo della famiglia e della patria in una società sempre più complessa, in vista delle prossime elezioni.
Di Patrizia Polliotto*
*Avvocato, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori