Si parla spesso dei guasti del “Villaggio globale”e delle sue contraddizioni e mi ritorna in mente una frase di Indro Montanelli sulla mole spropositata di lavoro dei giapponesi in confronto a quella degli italiani. Di anni ne sono passati molti e i giapponesi lavorano sempre allo stesso modo e, ora come allora, il rimedio è far lavorare meno i giapponesi (lo stesso vale per i cinesi ecc). Un altro guasto che ci dà la globalità è la possibilità di delocalizzare e produrre all’estero in Paesi meno costosi, ma anche altrettanto in Patria senza regole. Su un altro fronte, anche per le tasse vale la stessa cosa, in Belgio così come in Inghilterra e Irlanda, ma anche ad Hong Kong e Singapore e via di seguito, le tasse sono meno opprimenti e chi può vi si sposta. Ciononostante, dai risultati del recente scandalo sui “Paradisi fiscali”, salta fuori che chi deve pagarle, non si accontenta mai e non gli basta pagare meno, ma vuole praticamente azzerarle. Persino la regina di Inghilterra che, di tasse ne paga già con lo sconto, se ne è fatto uno ulteriore ricorrendo ad un Paradiso fiscale ed è così incappata nello scandalo dei “Paradise Papers”. Comunque sia, è in buona compagnia. Tanto per citare alcuni nomi eccellenti: Madonna e Bono, leader degli U2, il co-fondatore di Microsoft, Paul Allen, Noor di Giordania, il finanziere George Soros, Twitter, Facebook, Nike, Adidas e tanti altri. Accomunati tutti dal desiderio di non pagare e per questo nascondendo buona parte delle loro ricchezze nei paradisi fiscali, approfittando di scatole cinesi, del segreto bancario e delle scappatoie offerte dalla legge per evitare di pagare le imposte ricorrendo all’ingegneria finanziaria. Ma assieme all’evasione stavolta emergono anche legami inquietanti, come quelli che collegherebbero Wilbur Ross, segretario al Commercio del presidente Usa Donald Trump, a una società che vede tra i suoi comproprietari il genero del capo del Cremlino, Vladimir Putin. I Paradisi fiscali sono ben 19 e quindi c’è solo l’imbarazzo della scelta, ma anche gli istituti giuridici per eluderle, come il Trust ( di origine anglosassone ha la finalità di separare dal patrimonio di un soggetto, alcuni beni per il perseguimento di specifici interessi a favore di determinati beneficiari oppure per il raggiungimento di uno scopo determinato). Tale strumento è considerato “legittimo” in virtù della ratifica anche Italia per via della ratifica della Convenzione dell’Aja del 1 luglio 1985, entrata in vigore il 1 gennaio 1992. A questo Istituto, ha fatto ricorso anche il primo ministro canadese Justin Trudeau con il Trust delle isole Cayman. Ma è in buona compagnia,infatti ce n’è un altro intestato all’ex generale Wesley Clark, già comandante supremo della Nato in Europa così come quelli per la gestione dei fondi segreti della multinazionale Glencore, quotata a Londra, nei suoi sforzi per assicurarsi diritti di estrazione nella Repubblica democratica del Congo senza dimenticare le operazioni offshore architettate da due miliardari russi per rilevare quote nei club di calcio della Premier League Arsenal ed Everton. Non entriamo nel merito dell’evasione, ma è iniquo (moralmente) che un’impresa possa spostare la propria sede legale in un altro Paese anche della stessa Unione Europea per pagarne di meno.Se nemmeno nella UE, dove si stabiliscono le misure di commercializzazione delle banane, non si riesce ad avere tassazioni uguali per tutti, figuriamoci che cosa può succedere nei 19 Paradisi fiscali che forse sono anche in numero maggiore!
Tommaso Lo Russo

professione.
Ho un buon e rapporto con l’assessore Finardi È molto competente perché arriva dal mondo dello spot. Del resto non ti saprei dire basandomi solo sulla mia esperienza.
appartenenza, nell’ essere eccessivamente individualisti.


torinese e non, tra cui il giornalista Alberto Chiara, il direttore della testata del Tgr della Rai Vincenzo Morgante, quello di Avvenire Marco Tarquinio, il vaticanista de la Stampa, Andrea Tornielli, che si interrogheranno sul futuro del volontariato in un Paese che, come l’Italia, è destinato a invecchiare, e in cui aumenta sempre più l’età pensionabile, rendendo, così, sempre più difficile il reperimento di nuovi volontari che affianchino le associazioni. In questo contesto la comunicazione può diventare un ottimo veicolo per far conoscere i valori dell’associazione, raggiungere le persone che ne sono interessate e reperire nuove risorse per progetti futuri. Nel corso del convegno sarà anche possibile rivolgere domand agli esperti, presso il Centro Congressi dell’ Unione Industriale, in via Vincenzo Vela 17, dalle 15 alle 18 di sabato 11 novembre prossimo. L’ingresso è libero, ma essendo previsto un grande afflusso di pubblico, consigliamo di registrarsi via mail con nome, cognome e recapito telefonico scrivendo alla mail: caritaemedia@libero.it 

specializzato nello studio dei Paesi arabo-musulmani e sulla realtà plurale e complessa del mondo islamico allo scopo di favorire una proficua integrazione dei musulmani nella società italiana e di condividere con i lettori le iniziative di dialogo cristiano islamico in atto. Ampio spazio viene dedicato nella rivista alle nuove e timide riforme che avanzano in Arabia Saudita promosse dal giovane principe ed erede al trono dei Saud, Mohammed Bin Salman, figlio dell’anziano re Salman. Il Centro Federico Peirone è un organismo della Diocesi di Torino e ha sede in via Mercanti 10 a Torino. Fondato nel 1995 è dedicato alla figura di padre Federico Peirone, missionario della Consolata, docente di lingua araba e del pensiero islamico all’Università di Torino, antesignano del dialogo islamo-cristiano. É possibile abbonarsi alla rivista o acquistare i singoli numeri presso la sede del Centro Peirone.
Di Patrizia Polliotto*
*Avvocato, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori