ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 621

Molinette in prima linea contro la calcolosi

Presso la Clinica Urologica universitaria dell’ospedale Molinette della Città della Salute di Torino (diretta dal professor Paolo Gontero), è in atto una strategia per contenere le sempre crescenti liste d’attesa sulla calcolosi urinaria, una patologia che pesa significativamente sulla sanità regionale visto che può colpire, almeno una volta nella vita, il 10% della popolazione. Questo grazie alla possibilità di eseguire le procedure chirurgiche il giorno stesso in cui il paziente si presenta in Pronto Soccorso con la colica renale. Solo nel 2016 150 pazienti hanno beneficiato di questa modalità e si stima un 10% in più per il 2017. Si tratta di pazienti selezionati, cui viene conferito un grado di urgenza quando il calcolo urinario è di dimensioni tali da rendere impossibile l’espulsione spontanea oppure pazienti che hanno fallito i tentativi con la terapia medica e continuano a ripresentarsi al Pronto Soccorso. “Questa strategia ci consente di evitare l’inserimento in lista d’attesa di pazienti che altrimenti aspetterebbero 2 mesi per effettuare un intervento che ha il carattere di urgenza della classe A ed andrebbe quindi espletato entro 1 mese, secondo le direttive regionali”, spiega il professor Paolo Gontero, direttore della Clinica Urologica. Per fronteggiare queste situazioni è disponibile un’équipe di infermieri reperibili, coordinati dalla Caposala Mirabelli, in grado di attivare al di fuori dell’orario di servizio una sala operatoria attrezzata, in cui possono essere effettuati in tempo reale interventi di calcolosi urinaria anche complessi, quali la chirurgia intrarenale retrograda (nota con l’acronimo di RIRS), una modalità mini-invasiva che consente di trattare per via endoscopica anche calcoli renali di dimensioni significative. E proprio sull’argomento della RIRS, la Clinica Urologica delle Molinette dedicherà nelle giornate del 6 e 7 dicembre un Convegno presieduto da Paolo Gontero e coordinato dai dootori Paolo Piana (responsabile della calcolosi) ed Andrea Bosio. In tale occasione verranno effettuati in diretta interventi di RIRS alla presenza di una faculty di ospiti nazionali ed internazionali.

(foto: il Torinese)

Italia dove vai?

Il Censis (Centro Studi Investimenti Sociali) fotografa, con il suo 51 rapporto, il Bel Paese che tanto bello non è più da vent’anni. Seppur quest’anno ci sia stata la crescita (metà però di quella delle altre nazioni europee) e non congiunturale, ma probabilmente strutturale, a sentire l’ex ministro dell’Economia Domenico Siniscalco (attualmente Vicepresidente della Morgan Stanley), gli italiani non hanno fiducia in nessuno che li rappresenta e dirige l’Italia: l’84% degli italiani non ha fiducia nei partiti politici, il 78% nel Governo, il 76% nel Parlamento, il 70% nelle istituzioni locali, sia Regioni che Comuni. Se la fiducia è una cosa seria, come recitava uno slogan pubblicitario, la sfiducia riguarda tutti e non perdona nessuno.

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A riprova, ne sono l’aumento progressivo degli assenteisti alla elezioni. Se il 60% è insoddisfatto di come funziona la democrazia nel nostro Paese, va ancor peggio per il 64% che è convinto che la “gente”, il popolo non conti nulla, fino ad arrivare al 75% che valuta negativamente l’erogazione dei servizi pubblici in relazione al costo. Il Censis rileva che: “non sorprende che i gruppi sociali più destrutturati dalla crisi, dalla rivoluzione tecnologica e dai processi della globalizzazione siano anche i più sensibili alle sirene del populismo e del sovranismo”. Ne consegue che il rancore, l’astio nei confronti di tutti e di tutto la fa da padrone. Un’Italia che cambia (male aggiungiamo noi) di conseguenza stravolge e rivoluziona le classifiche delle cose importanti che nell’ anno che sta per finire stanno peggiorando rispetto al censimento che fotografa la situazione, per buona parte, dello scorso anno. L’amara classifica fa registrare che: i social network si posizionano al primo posto (32,7%), per fortuna resiste il mito del “posto fisso(29,9%), ma chi lo avrà più? inseguito dallo smartphone (26,9%), dalla cura del corpo -i tatuaggi e la chirurgia estetica – con il 23,1% e drammaticamente dal selfie (21,6%) per tutte le occasioni; precedendo il sogno della prima casa che fa registrare solo il 17,9% e quello di un valido titolo di studio come strumento per accedere al lavoro e di gratificazione sociale (14,9%). Stranamente, tra i desideri, l’auto nuova scende al (7,4%) e il cinema non conta quasi più nulla facendo registrare solo il 2,1% delle indicazioni. Con una maggioranza schiacciante vincono i social network e internet (26,6%) che anche per ridurre il costo delle intermediazioni fa registrare la crescita del Web per il “fai da te“.

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Alla fine si taglia su tutto, ma non su Smartphone e computer. In questo, avvilente panorama, crollano gli investimenti pubblici non solo a causa del Patto di Stabilità, ma anche per via della burocrazia e del recepimento troppo rigido delle normative europee. Ancora una volta si registra il sommerso, ma non è più quello degli anni ’70, che nascondeva aree di grande produttività, di sviluppo e ricchezza. Questo è un sommerso “post terziario”, statico che non crea sviluppo, benessere e non funge da volano per l’economia con lavori spesso affidati a multinazionali con maestranze all’estero Albania,Romania, India ecc.) e tasse pagate all’estero o non pagate del tutto. Anche quest’anno tirano ancora il turismo e l’export per chi ha capacità di autofinanziamento perché le Banche (non solo per colpa loro) ai piccoli imprenditori non erogano credito. La strada per risalire la china sarà lunga e non si vede nulla o quasi all’orizzonte che faccia ben sperare. Se l’Italia fa registrare ancora un grande sommerso è anche quella dei lavoretti, dei lavori a partita Iva. Concludiamo con frasi dello scrittore Giovanni Arpino: ” Vivi in pace e dà pace“, ma aggiungiamo noi, di questi tempi, chi ti fa vivere in pace e soprattutto chi te la dà?, e in particolar modo sarà possibile che, “risorgeremo salvatori”… solo se crederemo nell’italianità!

Tommaso Lo Russo

Non si arresero al ‘68

di Pier Franco Quaglieni
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Ho ritrovato una lettera che ha un valore storico, datata 11 marzo 1968 e  firmata da tre docenti incaricati  e due assistenti dell’Università di Torino. Abbiamo raccontato come nacque la contestazione nel novembre 1967  in questo articolo http://www.iltorinese.it/il-67-cinquant-anni-dopo-e-io-difendo-mario-allara/ Adesso questa lettera coraggiosa non di baroni, ma di docenti allora poco importanti(il più noto è  il prof. Rosolino Sacchi che divenne un Maestro insigne, un geologo di fama internazionale e che è anche Accademico delle Scienze ), dimostra che ad opporsi alle deriva demagogica non furono solo Allara, Venturi, Garosci. Anche allora giovani docenti ebbero la consapevolezza di che cosa stava succedendo e lo denunciarono con fermezza. Si denunciava il protrarsi di una <<situazione di violenza, illegalità, paralisi che aggrava profondamente la crisi dell’Università italiana>>. Si affermava che <<l’agitazione studentesca, partita all’origine da ragioni valide connesse all’invecchiamento e alle molteplici manchevolezze della struttura universitaria, è stata strumentalizzata in funzione politica da organizzate minoranze >> La lettera si conclude  con questa affermazione profetica :<< Riteniamo  che debolezza, conformismo e desiderio di facile popolarità da parte di autorità accademiche e dei docenti, siano al momento il pericolo principale>>. Grande, grandissimo prof. Sacchi che seppe vedere fin da subito cosa sarebbe accaduto e rifiutò” la facile popolarità ” per tentare di impedire la desertificazione degli studi. Davvero una rara avis Rosolino Sacchi con i suoi colleghi di Geologia.
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quaglieni@gmail.com

Contratti di lavoro: responsabilità di appaltatore e committente

Ne parliamo con l’avvocato Erasmo Geusa* del Foro di Torino

 

IL FATTO. Il conducente del veicolo della ditta alfa (dipendente della ditta appaltatrice del contratto di trasporto), a fine corsa e nello stabilimento della committente beta, effettuando “una manovra impropria”, non inerente allo scarico della merce da lui trasportata, cadeva in una vasca che risultava allagata da acque calde per la lavorazione dei tessuti animali adiposi, a temperatura di circa 70 gradi, provocandosi ustioni su circa il 40% della superfice corporea, ustioni di terzo grado, che gli provocavano la morte per shock settico e sindrome da fibrillazione.

 

IL DIRITTO. Ci si chiede quale sia la responsabilità della società alfa, della società beta e come esse vengano regolate secondo la normativa vigente. La materia è regolata dal D.Lgs n. 81/2008 e dagli artt.113 e 589 cp.: segnatamente, nella vicenda in oggetto, per l’accusa trattasi di cooperazione colposa nella causazione dell’evento mortale, tra la ditta alfa e la ditta beta, in persona dei vertici apicali che le rappresentano. Come viene qualificata la condotta colposa? La colpa è qualificata da tre accezioni differenti: imprudenza, imperizia, negligenza. (art.43 cp: … è colposo, o contro l’intenzione, quando l’evento, anche se preveduto, non è voluto dall’agente e si verifica a causa di negligenza o imprudenza o imperizia, ovvero per inosservanza di leggi , regolamenti, ordini o discipline). La colpa, in questa materia, in generale, e nel caso in oggetto in particolare, viene evidenziata quindi rispetto alle buone regole previste in materia di prevenzione degli infortuni nei luoghi di lavoro, in materia di formazione dei dipendenti che, a vario titolo, devono svolgere le proprie mansioni nei suddetti luoghi e in materia di cooperazione di informazioni e buone prassi applicative tra i rapporti che, a vario titolo, intercorrono nei contratti di appalto, tra il committente e l’appaltatore. In materia usa chiamarsi la norma giuridica a cui fare riferimento per andare esenti da colpa, la “norma di copertura”.

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La condotta negligente, perché non adeguata alla “norma di copertura”, dovrà essere, però, in un rapporto di “causa effetto” con l’evento mortale: in altre parole, l’interprete dovrà sempre chiedersi se ed in qual misura quell’omissione di strumenti di tutela giust-lavoristica sia stata rilevante, anche solo parzialmente, per la causazione dell’evento. In tema di causalità colposa, un esempio scolastico, ma assai chiarificatore, può essere quello del dipendente ferito (per violazioni delle norme antinfortunistiche), anche solo in modo lieve, che subisce un incidente mortale, mentre vien trasportato in ambulanza in ospedale. Un conto è la responsabilità per le lesioni guaribili subite per quell’omesso controllo del datore di lavoro, un altro conto, invece, se a seguito del sinistro stradale gli aggravamenti siano tali da condurlo alla morte. Nel caso di specie, ripeto scolastico, si capisce il senso “del nesso di causa” nella sua applicazione pratica: il datore di lavoro dovrà, semmai rispondere, di lesioni colpose, ma non certo di omicidio colposo, per effetto di una causa sopravvenuta a lui non riconducibile. Fin qui tutto chiaro, se non addirittura banale. Torniamo però al nostro caso di specie. Dalle indagini condotte sul luogo del sinistro risultava che il conducente dell’automezzo si fosse infortunato cadendo accidentalmente in una vasca di alimentazione dell’impianto con liquidi ustionanti (che come vedremo, però, lì non avrebbero dovuto trovarsi), compiendo una manovra per nulla attinente con le sue mansioni di conducente di autoarticolati, anche perché nelle sue mansioni non era affatto prevista quella dello scarico della merce. Insomma: cosa ci faceva il dipendente della ditta di autotrasporti alfa nella vasca dello stabilimento della ditta beta? Attenzione: pare che stesse recuperando una scopa per pulire il suo automezzo (!)

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Il caso scolastico quindi, se riportato alla nostra vicenda, diventa <meno banale>, in quanto ci si deve chiedere in quale misura la condotta anomala del dipendente abbia influito nella causazione del sinistro, ma soprattutto se ed in quale misura anche i datori di lavoro siano in concorso di colpa. L’ipotesi accusatoria ha esteso anche ai datori di lavoro la responsabilità per colpa, per le seguenti ragioni. La più grave in capo al vertice apicale dell’azienda del luogo in cui è avvenuto il sinistro, ove si sono evidenziate diverse omissioni strutturali, a livello tecnico e per omessa manutenzione dell’impianto, che -se a norma- non avrebbe dovuto avere i reflui di scolo ustionanti nella vasca di alimentazione impianto, cioè non avrebbe dovuto avere acque di scolo, anche per cause anomale e non previste. Oltre a ciò venivano contestate gravi omissioni nella segnaletica e nei sistemi di protezione da ingerenze esterne di qualsivoglia natura. Ed infine la mancata formazione al personale dipendente ed addetto ad interagire con il personale esterno dei fornitori, nonché la mancata informazione alle ditte fornitrici dei rischi specifici inerenti l’attività praticata in azienda. Quanto poi alla ditta beta, cioè il fornitore del contratto di trasporto, datore di lavoro dell’infortunato, venivano ravvisate omissioni rilevanti, sia in senso di scambio di informazioni e cooperazione sui rischi inerenti l’attività svolta dall’impresa committente, sia sulla formazione diretta dei suoi dipendenti che, ovviamente, oltre a dovere conoscere le norme a tutela di un corretto comportamento per le proprie mansioni dirette, avrebbero dovuto conoscere quali accorgimenti rispettare nelle mansioni inerenti il contatto con ambienti di lavoro diversi dai propri, ma comunque collegati per la cooperazione professionale.

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Nel caso di specie, essendo l’RSPP interno privo di delega con potere effettivo di spesa, l’ipotesi d’accusa ricadeva tutta in capo al datore di lavoro, a nulla servendo appunto la delega di funzioni. Il difetto di spesa è sempre colpa, la delega funzionale senza potere di spesa non libera di responsabilità penale il datore di lavoro. Il principio ispiratore della materia è questo: il datore di lavoro virtuoso deve prevenire l’evento infortunistico secondo le regole d’esperienza e la buona prassi, secondo la “norma di copertura” appunto. Non rileva affatto che il dipendente o non abbia avuto un comportamento anomalo o eccezionale: il datore di lavoro virtuoso deve tenere lo stato dei luoghi e degli strumenti della sua azienda adeguati alle norme di prevenzione, apparentemente inutili o costosi, ma necessari se finalizzati alla tutela dei rischi tutti, previsti e prevedibili. I principi esposti in questo caso concreto quindi non sono principi scolastici: il difetto di spesa (voluto dall’imprenditore) per prevenzione dei rischi in termini di formazione ed informazione è sempre sanzionato, così come lo è quello inerente l’ammodernamento e l’adeguamento degli strumenti aziendali. Anche quando la condotta del soggetto infortunato sembrerebbe rivestire una connotazione anomala ed imprevista: per la normativa vigente il rischio prevedibile va previsto ed evitato, così come la condotta imprevista, ma non imprevedibile.

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Avv. Erasmo Geusa

Torino, Via Cibrario 28 bis tel. 011484604, mail studiolegalegeusa@libero.it

Anni 50, Cassazionista. Avvocato penalista specializzato in penale dell’economia, della sicurezza e ambiente, reati commerciali, reati fiscali e tributari, reati della pubblica amministrazione, reati bancari, reati fallimentari, responsabilità medica, responsabilità penale da infortunistica stradale e responsabilità degli enti.

L’implantologia dentale virtuale in 3D

L’implantologia dentale virtuale in 3D all’ospedale Mauriziano di Torino. Presso il reparto di Odontostomatologia (diretta dal dottor Paolo Appendino) dell’ospedale torinese vengono effettuati interventi non invasivi senza tagli e suture di implantologia dentale su pazienti disabili ed oncologici della zona cervico facciale. L’implantologia computer guidata è una particolare tecnica che consente di pianificare al computer l’intervento implantologico e di creare una guida chirurgica che possa accompagnare l’inserimento degli impianti nelle ossa mascellari del paziente, ponendo in essere, in questo modo, interventi mininvasivi che vengono portati a termine senza effettuare incisioni e, di conseguenza, suture. Il tutto preparato in precedenza virtualmente al computer. L’elevata precisione della metodica consente di operare con estrema sicurezza anche in prossimità di strutture anatomiche quali, ad esempio, il nervo alveolare inferiore o il seno mascellare, mentre la bassa invasività chirurgica garantisce tempi di guarigione rapidi con morbilità molto bassa. A ciò si aggiungono una ottimizzazione dei tempi di sala operatoria e la possibilità di programmare, sempre avvalendosi di tecniche digitali, la fase di riabilitazione protesica che può essere effettuata contestualmente all’intervento implantare. Ultimo aspetto da sottolineare è la possibilità di condividere il flusso di lavoro digitale e la visualizzazione del progetto implantoprotesico con altri colleghi, con i pazienti e con i laboratori odontotecnici rendendo davvero “a portata di click” procedure che fino a poco tempo fa erano complesse e difficilmente condivisibili. Questa tecnica verrà presentata sabato 2 dicembre 2017 dalle ore 8,45, presso l’Aula Carle dell’ospedale Mauriziano (Largo Turati 62), durante il Convegno “Chirurgia ed implantologia computer guidata”.

 

 

Il J Village per riqualificare le Vallette

Mentre si parla molto di riqualificare le periferie nasce a Torino un esempio concreto di riqualificazione con un importante investimento in uno dei simboli delle periferie torinesi: il quartiere delle Vallette. Si tratta di un investimento di oltre 100 milioni di Euro e si chiama J Village. Entro la prossima primavera, una volta terminate tutte le opere, questa periferia ospiterà il quartier generale, e tutto ciò che gli ruota attorno, di una delle più importanti società sportive del mondo. ll J Village sorge nel quadrilatero fra via Traves, corso Druento e la nuova via della Continassa. Sono già stati realizzati la nuova sede della Juventus con recupero della cascina Continassa, il Centro di allenamento JTC (Juventus Training Center) per la prima squadra bianconera, la Scuola Internazionale WINS, per circa 700 allievi, dalle materne al liceo internazionale. Nei prossimi mesi terminerà la costruzione del J Hotel con 140 camere, di cui 40 riservate alla Juventus, che sarà gestito dalla società Black and White. Sono 175 mila metri quadrati ceduti dalla città di Torino alla Juventus e da questa al Fondo J Village, gestito fino ad ora da Accademia SGR che dal 1 dicembre passa a REAM SGR, società di gestione del risparmio specializzata nell’istituzione e gestione di fondi di investimento alternativi immobiliari. REAM SGR è l’unica società di gestione del risparmio italiana nel cui azionariato sono presenti esclusivamente fondazioni di origine bancaria, con sede a Torino: sono soci la Fondazione CRT, la Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, la Compagnia di San Paolo, le Fondazioni Cassa di Risparmio di Vercelli, Cuneo, Alessandria, Fossano e la Fondazione Sviluppo e Crescita CRT. Per il Presidente di REAM SGR Giovanni Quaglia “Il Fondo J Village, rappresenta un progetto unico in Italia ed anche all’estero. Si tratta infatti di un villaggio sportivo multifunzionale a carattere internazionale e dall’importante valenza sociale: le strutturesportive e ricreative sono a disposizione anche del territorio, un tassello che può contribuire anche alla riqualificazione di una periferia, come il quartiere Vallette di Torino. Il Fondo J Village si aggiunge ai 10 fondi attualmente gestiti da REAM SGR di varie tipologie quali social housing, trophy asset, uffici, residenziale e commerciale, residenze sanitarie assistite e green economy”.

Girare in bici, che cosa dice il codice della strada

Di Patrizia Polliotto*

 

Se la due ruote non è equipaggiata con un campanello, si rischia infatti una multa sino a 100 euro: così prevede il Codice della Strada, che per i velocipedi prevede questo dispositivo utile “per le segnalazioni acustiche”. Il campanello fa parte dell’equipaggiamento obbligatorio per la bicicletta e si può non utilizzare solamente se si partecipa ad una competizione sportiva ufficiale. Lo stabilisce l’articolo 68 del Codice della strada, che lo considera fondamentale insieme ai freni, alle luci e ai catadiottri. Da questo punto di vista esistono regole molto precise, che devono essere rispettate per non andare incontro a sanzioni che vanno da 25 a 100 euro.  La luce anteriore della bici deve essere gialla o bianca, mentre quella posteriore è sempre rossa e accompagnata da un catadiottro che deve avere lo stesso colore. Sui pedali devono essere presenti catadiottri gialli, mentre i freni devono essere presenti su ogni ruota. Per quanto riguarda il campanello, secondo l’articolo 223: “Il suono emesso deve essere di intensità tale da poter essere percepito ad almeno 30 metri di distanza”. Questa regola è molto importante, anche se pochi in realtà la conoscono e spesso i ciclisti vengono multati proprio perché sprovvisti di campanello.

 

*Avvocato, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori

UNIONE NAZIONALE CONSUMATORI
COMITATO REGIONALE DEL PIEMONTE
TEL. 011 5611800, Via Roma 366 – Torino
EMAIL: UNC.CONSUMATORITORINO@GMAIL.COM

Gotti Tedeschi, il coraggio del non politicamente corretto

L’economista Ettore Gotti Tedeschi è di recente intervenuto a Torino in occasione di un convegno dal titolo “Il coraggio del pensiero non politicamente corretto”, in cui sono stati trattati i temi della natalità, della ripresa economica, dell’immigrazione, dell’occupazione e delle pensioni

Accanto a lui è intervenuto anche il consigliere del Comune di Torino Andrea Tronzano, presidente dell’ Associazione “Insieme è domani”. Dal 2009 al 2012 Ettore Gotti Tedeschi, nel ’93 già nominato presidente per l’Italia della Finconsumo Banca Spa, poi Santander Consumer Bank Spa, ha ricoperto l’incarico di presidente dello IOR (Istituto per le Opere di Religione), avviando importanti opere favore della trasparenza. Cattolico e liberale, è stato l’autore, insieme a Rino Camilleri, di un libro dal titolo “Denaro e Paradiso. L’economia globale e il mondo cattolico”, in cui rivendica il ruolo e la superiorità del capitalismo ispirato alla morale cristiana.

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“L’economia – afferma l’economista Ettore Gotti Tedeschi – è una tecnica e uno strumento che risulta buono o non buono a seconda di chi lo usa. Non esiste l’economia che uccide, come invece sostiene papa Francesco. L’economia è uno strumento che, se usato male, può creare disagio per le persone più deboli. Se dovessimo usare una metafora, la mela dell’economia non cade a terra come la mela di Newton, in quanto non è attratta a terra dalla forza di gravità, è uno strumento buono o cattivo a seconda dell’uso che se ne fa. Papa Ratzinger ha riflettuto sul capitalismo e prima di lui già Papa Leone XIII, che ha vissuto nei tempi in cui si stava creando una concentrazione di beni capitalistici. Il Papa ha, d’altronde, un’intuizione che gli deriva dalla condizione di grazia in cui vive e che gli fa capire la bontà o meno dell’uso degli strumenti in mano all’uomo”. “L’economia e il capitalismo – prosegue Gotti Tedeschi – sono carichi di contraddizioni in quanto da una parte producono beni e dall’altro componenti contrarie al benessere. Giovanni Paolo II aveva vissuto nei Paesi socialisti e, per questo motivo, aveva perfettamente capito lo spirito del capitalismo. Nella sua enciclica ” Sollicitudo rei socialis”, in cui tratta della questione sociale a vent’anni di distanza dall’enciclica di Paolo VI ” Popolorum Progressio”, papà Woityla individua nell’uomo di questo secolo un soggetto che ha a disposizione strumenti eccezionali, che, proprio in quanto tali, gli possono sfuggire di mano. Il procedimento di confusione tra fine e mezzo è sempre stato presente ed è all’origine della trasformazione del fine nella fine dell’uomo. Tale confusione è già comparsa dall’epoca del peccato originale. È stato poi il protestantesimo a distinguere e separare i fini dai mezzi”.

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“Papa Ratzinger – prosegue Gotti Tedeschi – non era assolutamente apprezzato dal mondo globalizzato perché era un Pontefice che non accettava il relativismo e la separazione tra fede e ragione. Per questo motivo creò una forte tensione nel mondo filosofico, spiegando l’estrema importanza del rapporto tra fede e ragione. La fede senza ragione rischiava, secondo lui, di essere puro sentimento e la ragione senza fede di essere sterile nelle opere che produceva. Questa era la sfida nei confronti dei pensiero razionalista del mondo globale che promuoveva una omologazione della cultura e della religione. Per papa Benedetto XIII esistevano, infatti, dei presupposti di cultura e di fede che rendevano difficile questo percorso di ecumenismo. Al massimo questo processo sarebbe potuto avvenire tra fedi molto vicine come quella cristiana ortodossa e quella cristiana cattolica”. “L’isolamento di papa Ratzinger – aggiunge Gotti Tedeschi – ha fatto parte della sua stessa vita. Papa Francesco, invece, ha una cultura dello strumento economico che è   mpregnata della teologia del liberismo. Nella sua enciclica “Evangelii gaudium” il Papa parla di un’economia “che uccide”. In realtà è l’uomo che ne fa un uso negativo e l’origine di tutti i mali è il peccato, non l’iniquita’ nella distribuzione delle ricchezze. Papa Francesco si è fatto inoltre portatore di un processo di cosiddetta “conversione differita”, secondo cui se la Chiesa è lontana dalle persone che deve convertire, deve avvicinarsi a loro per essere accettata. Questa teoria potrebbe essere applicata al modello economico. Il Papa avrebbe bisogno, tuttavia, di altri consiglieri economici. La crisi economica attuale, infatti, è ombelicamente legata alla crisi delle nascite prodotta dai neomalthusiani che ora sono i consiglieri di papa Bergoglio “.

 

Mara Martellotta

Turismo e imprese, Torino apre a Marsiglia e alla Provenza

Le potenzialità economiche del territorio di Marsiglia – Provenza sono state presentate a Torino nel corso di un convegno, organizzato anche con l’apporto della Camera di Commercio di Torino, che ha illustrato le concrete opportunità imprenditoriali e di investimento tra Marsiglia e il capoluogo piemontese. La delegazione, coordinata dalla Municipalità e dalla Camera di commercio di Marsiglia e composta da rappresentanti di istituzioni locali e imprenditoriali, ha proposto agli operatori economici torinesi il tessuto del territorio francese per favorire opportunità di reciproche collaborazioni. Sono state in particolare evidenziate le filiere economiche principali dell’area marsigliese: aeronautica, smart city e innovazione, design-moda, turismo. Al convegno sono intervenuti, tra gli altri, l’assessore al commercio, Alberto Sacco e Jean-Claude Gaudin, Sindaco di Marsiglia, già Ministro e Presidente dell’area metropolitana Aix-Marseille-Provence, nella foto con la sindaca Chiara Appendino.

Cia e Isiamed, un modello italiano per l’agroalimentare

Un Modello Digitale Italiano per il settore Agroalimentare è stato l’oggetto dell’incontro con il sottosegretario al Ministero per lo sviluppo economico, on. Antonello Giacomelli da parte dei vertici di CIA (Confederazione Italiana Agricoltori) e di ISIAMED Digitale, la management company impegnata sul fronte della rivoluzione digitale a produrre modelli a tutela dell’identità italiana.Il progetto ha per obiettivo l’innovazione dell’impresa agricola e le filiere agroalimentari italiane contestualmente alla realizzazione della Banda Ultra Larga affidata a Open Fibre ed è stato presentato al Ss. Giacomelli da Alberto Giombetti, Coordinatore della Giunta Nazionale CIA e da Gian Guido Folloni,

Pier Domenico Garrone

Presidente ISIAMED.L’evoluzione digitale nell’agroalimentare sta accelerando su due fronti. Da una parte le soluzioni dedicate al miglioramento delle singole fasi produttive (Internet of things, droni, geolocalizzazione, Decision Support Systems). Dall’altra la gestione e l’utilizzo di ogni informazione che le nuove soluzioni producono nei percorsi di filiera. Il prof. Pietro Torresan, direttore del Centro di ricerca “Agricoltura è vita” e Claudia Merlino, direttrice Organizzazione e sviluppo hanno illustrato le nuove straordinarie opportunità del progetto: una nuova comunicazione in grado di identificare in modo univoco il prodotto agro alimentare italiano (tipicità, qualità, territorio), un nuovo equilibrio dei rapporti di filiera, l’efficienza di controlli (tracciabilità, contraffazione, certificazione).  Pier Domenico Garrone, senior partner per la Comunicazione di ISIAMED, ha sottolineato l’esigenza di informare, coinvolgere, disseminare, con incontri nei diversi territori italiani, per singole imprese e per filiera e sull’obiettivo di comunicare le potenzialità del Modello digitale a matrice italiana. Obiettivo pratico da realizzarsi dal 2018 è di identificare le soluzioni di sviluppo digitale delle singole filiere (modello digitale italiano) e di trasferirle/condividerle con gli imprenditori italiani nel modo più pragmatico e diretto possibile, stimolando e supportando decisioni d’investimento efficienti, valorizzando le filiere italiane“dalla produzione al consumo”, incrociando esperienze, persone e casi “pilota”.