ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 622

Srebrenica, luglio 1995… il dovere di non dimenticare

Ogni volta che torno da Srebrenica e da Potočari, porto con me le immagini del filmato che documenta lo sporco “lavoro” degli “Scorpioni”, delle truppe paramilitari d’assalto, delle milizie del boia Mladić. Si filmarono da soli, in preda a un delirio di onnipotenza, per testimoniare le loro nefandezze. Si vedono mentre inseguono i fuggiaschi nei boschi, puntando le armi su una fila di bosniaci disperati. Sanno cosa fare: prendono un uomo alla volta, lo portano in mezzo alla boscaglia, gli sparano. S’intuisce la loro richiesta prima di ogni esecuzione: “Guarda per terra”. Poter non guardare in faccia la propria vittima, hanno spiegato gli psicologi, è ciò che serve anche al più duro dei criminali per resistere allo stress di un genocidio.

È una richiesta allucinante, come dire “ora ti sparo. Abbassa gli occhi e muori. Muori, ma non guardarmi”. Le immagini scorrono nella fabbrica di batterie fredda e silenziosa, incollando gli sguardi allo schermo. Un silenzio che si fa ancora più assordante, spezzato di tanto in tanto da qualche rumore metallico (basta appoggiarsi o inciampare in qualche struttura per provocarlo e amplificarlo nel vuoto di questi enormi scatoloni di ferro e cemento). L’atmosfera è sempre pesante e la tensione diventa palpabile, densa. Un grumo di emozioni s’accumula e fatica a sciogliesi in uno stress emotivo. Viene il magone e in fondo è un atto liberatorio, un modo per espellere il veleno inoculato negli animi da queste immagini che non sono tratte da un film ma dalla testimonianza, diretta e cruda, di una realtà violenta e arrogante. Sembra di udire la voce profonda e un po’ rauca di Giovanni Lindo Ferretti. Ne immagino la faccia scavata, senza età mentre canta Memorie di una testa tagliata. Parole che fanno riflettere lì, a Srebrenica. “Chi è che sa di che siamo capaci tutti, vanificato il limite oramai. Vanificato il limite, sotto occhi lontani, indifferenti e bui…Pomeriggio dolce assolato terso, sotto un cielo slavo del Sud. Slavo cielo del Sud non senza grazia”. Un limite oltrepassato, calpestato, negato con un cinismo paragonabile solo alla pianificazione nazista dell’Olocausto. E tutto questo cinquant’anni dopo. Segno che la storia, troppe volte, non insegna niente, nonostante offra un infinità di occasioni su cui riflettere, da cui imparare. Quando si esce da quei capannoni è come s’uscisse da una tomba. Qui è il cuore della memoria rimossa dell’Europa, dove esiste un Islam europeo, ma è un’anomalia che disturba, nello schema dello scontro Oriente-Occidente. Predrag Matvejević, scrittore e grande intellettuale balcanico, nato a Mostar e recentemente scomparso, croato-bosniaco con cittadinanza italiana, un giorno scrisse: “Li hanno fatti fuori per questo. Sono una complessità intollerabile in un mondo fatto di bianco e nero. Oggi esiste solo l’Islam che spaventa. Dell’altro chi se ne frega. I musulmani dal volto umano al massimo si compatiscono, come quelli di Srebrenica. Chi se ne importa di un popolo che si fa massacrare e poi non mette nemmeno una bomba? E invece in Bosnia c’e un Islam europeo, che lascia le donne libere, le gonne corte, che accetta i matrimoni misti e quando c’è del buon vino lo beve, senza problemi. Una risorsa dimenticata, che si sarebbe potuta giocare contro i fondamentalisti”.

 

Pure e semplici verità che andrebbero considerate come antidoto al delirio del Califfato che usa anche le vicende dei Balcani per “difendere i musulmani e terrorizzare gli infedeli”, richiamandosi proprio a Srebrenica. Ma ricordare i fatti del luglio di 22 anni fa non basta se non c’è un impegno contro tutte le guerre, contro le violenze nei confronti dei più deboli (bambini, donne, anziani), per ridurre le spese militari, per combattere le diseguaglianze che sono alla radici di tutti i mali.  Senza questo impegno, concreto e tangibile da parte di chi ha responsabilità pubbliche, la memoria non basta più e il rischio che ciò che è stato accada di nuovo diventa dificilmente arginabile. Per questo ciò che in Bosnia iniziò a Visegrad e terminò a Srebrenica – genocidio, stupro etnico, omicidi di massa, violenze – non va mai dimenticato.

Marco Travaglini

 

ASSICURAZIONI SENZA PIU’ VITA: UNA CARROZZERIA SENZA PRESSE

Se penso che sono dovuto arrivare a 59 anni per vedere cose come questa, purtroppo erroneamente percepite come “ottime ” dal Mercato ( nel quale, infatti, si è visto incrementare il valore dell’azione del Leone di Trieste), mi vien da dire: cosa ho studiato e cosa insegno Economia ai miei studenti a fare?

 

Invero, il “momentum” storico post introduzione dell’Euro ha fatto saltare tutte le marcature monetarie sino ad allora note e si è iniziato a navigare a vista su mari perigliosi (nella fattispecie la crisi sovrana e bancaria che ha indotto i vari QE mondiali), tanto che tocca vedere, appunto, una delle primarie Compagnie assicurative internazionali come Generali (ma anche altre, come Allianz, ha fatto lo stesso), cedere a prezzo simbolico( 44 miliardi di polizze, nello specifico, tedesche, a qualche centinaia di milioni) “IL” proprio core business, cioè le polizze vita (sarebbe come per un’impresa che produce carrozzerie alienare a dei concorrenti le presse dei propri stabilimenti), quelle indifferenti da Secoli all’andamento del Mondo, quelle che era un sogno averne montagne per gli assicuratori sin dai tempi delle Scottish Widows, quelle che garantivano una continuità di lungo periodo dei conti aziendali. Tanto poté la finanza adulterata di inizio XXI Secolo, quella dei “tassi zero” per prolungatissimi periodi di tempo al fine di salvare un Sistema marcio, come in gran parte dimostrato dai vari dissesti bancari, andando a generare l’impossibilità della remunerazione capitalizzata delle cosiddette gestioni separate assicurative ramo vita. E questo avrà una ripercussione negativissima per la Previdenza in generale (con quella pubblica che sta man mano ritirandosi) di noi tutti già nel medio periodo.

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PUNTO 1-Generali mette in vendita portafoglio vita tedesco da 44 mld euro – fonti

Generali hamesso in vendita 44 miliardi di euro di portafogli tedeschi diassicurazione vita, nel quadro della ristrutturazionedell’attività in Europa.

it.reuters.com

Torino-Marrakech, nuovo volo diretto

La compagnia aerea TUI fly debutta all’Aeroporto di Torino e annuncia il nuovo volo di linea diretto Torino-Marrakech. Il collegamento sarà operativo a partire dal 4 novembre con una frequenza settimanale, il sabato, con il seguente orario (espresso in ora locale):

Torino Marrakech 19:55 22:30
Marrakech Torino 15:00 19:20

Il volo,  della durata di circa 3 ore e mezza, verrà operato con Boeing 737-700 da 148 posti. TUI fly è una compagnia aerea belga. È una sussidiaria di TUI, uno dei maggiori gruppi turistici internazionali, e parte di TUI Airlines. TUI fly Belgium offre un network di 180 rotte verso oltre 100 aeroporti. Marrakech è una delle più importanti città del Marocco, situata nell’area centro-meridionale del Paese, ai piedi dei monti dell’Alto Atlante e a circa 150 km dalla costa.  Marrakech è inoltre la porta di accesso verso Essaouira e Agadir, rinomate località di vacanza affacciate sull’Oceano Atlantico, oltre ad essere una destinazione molto amata dagli appassionati del golf. Soprannominata anche “città ocra” o “città rossa” per il colore dei suoi edifici, Marrakech è una delle città imperiali del Marocco. Vanta un storia millenaria e numerosi monumenti patrimonio UNESCO; la piazza principale, Jemaa El Fna, è un centro di ritrovo vivace e pittoresco dove poter conoscere la cultura locale e assaggiare le prelibatezze della cucina marocchina. E’ la prima volta che l’Aeroporto di Torino viene collegato con volo di linea con Marrakech.  Il volo sarà a disposizione dei turisti che sceglieranno il Marocco per le loro vacanze, ma anche dei 55 mila membri della comunità marocchina che vivono stabilmente in Piemonte, di cui quasi la metà residente in provincia di Torino. I biglietti del volo Torino-Marrakech sono già in vendita sul sito della compagnia www.tuifly.ma con tariffe a partire da 69.99 Euro.

Distretti Piemonte, esportazioni in aumento

Inizio d’anno brillante per i distretti piemontesi, le cui esportazioni sono aumentate del 14,2% tendenziale (239 milioni di euro di export rispetto al primo trimestre 2016), più del doppio rispetto alle esportazioni distrettuali italiane, cresciute nel primo trimestre 2017 del 6,4%. I livelli delle esportazioni e del saldo commerciale hanno toccato nuovi record nel trimestre, salendo rispettivamente a quota 1,9 e 1,2 miliardi di euro.

 

E’ questo il bilancio della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, che il 10 luglio ha diffuso i dati sugli 11 distretti del Piemonte. Il monitor stima un’ulteriore crescita per il secondo trimestre, visto l’ambiente favorevole, la presenza di significative misure governative a sostegno degli investimenti innovativi e la disponibilità di buone condizioni di investimento.

 

“E’ un quadro che trova conferma anche nei dati su finanziamenti, con il trade estero in crescita del 6,2% nel semestre – sottolinea Cristina Balbo, Direttore regionale Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria della banca. – Nel primo trimestre 2017, le erogazioni alle piccole e medie imprese sono aumentate del 60% rispetto al già ottimo primo trimestre 2016. Un segno di vivacità che, visti i numeri di fine giugno, con erogazioni di poco inferiori al miliardo di euro, si è intensificato. A creare valore aggiunto sul territorio sono soprattutto le filiere, particolarmente presenti nelle zone distrettuali, per le quali Intesa Sanpaolo ha creato due anni fa un programma di incentivazione, che a oggi ha coinvolto oltre 400 imprese piemontesi. Nuovi accordi sono in corso di definizione nel cuneese, a Biella, nel novarese. Questo agevolerà ulteriormente la crescita e lo sviluppo del tessuto economico della nostra Regione”.

 

Luci e ombre della proposta di uscita dall’Euro

In questi giorni si è riaccesa la diatriba tra il ritorno ai parametri di Maastricht e la proposta di uscita dall’Euro anche perché lo scontro politico si è riacceso dopo le recenti comunali e di conseguenza ha alzato l’attenzione sulle proposte economico-finanziarie dei vari schieramenti, in particolar modo quelli del Pd e della Lega Nord.

Forse già in troppi hanno commentato gli scenari futuri possibili e hanno proposto le previsioni più azzardate tra filoeuropeisti e antieuropeisti anche nella logica di quanto sta avvenendo nel Regno Unito con il fenomeno “Brexit” dai contorni non ancora così nitidi, nonostante il referendum popolare inglese non sia così recente, segno che il fenomeno democratico sia ancora tutto non solo da sancire quanto da applicare.

Orbene le formule matematiche hanno dimostrato in economia tutti i propri limiti e i “tecnici” non hanno brillato né per consenso presso la pubblica opinione né nei risultati in concreto: la famigerata “spending review ” ha distrutto un tessuto sociale ben definito di piccole e medie imprese e lasciato sul campo di battaglia agonizzanti milioni di partite IVA condannate a estinguersi tra mille sofferenze e allo stesso tempo non ha sanato un malato tumorale quale lo Stato che, per sopravvivere, si è nutrito delle cellule sane, i cosiddetti “lavoratori”.

L’ “austerity” intesa quale politica finanziaria ed economica non ha minimamente intaccato le salde impalcature del clientelismo istituzionale nel suo complesso, ma ha logorato unicamente la capacità di tanti piccoli Comuni di effettuare quei modesti ma diffusissimi investimenti a salvaguardia del territorio, ormai allo stato brado ovunque, impedendo quel volano così importante per le numerose imprese di costruzione edile in genere composte da pochi addetti con un peso specifico nella propria totalità non di poco conto.

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L’incapacità di produrre risultati concreti ha fatto sì quindi che i partiti di Governo o in generale quelli europeisti così tanto garantiti da Napolitano prima e da Mattarella oggi abbiano perso negli ormai nove anni di crisi milioni di elettori o che se da un lato hanno optato per i Cinque Stelle o i Leghisti dall’altro si sono disinteressati al recente voto destando non poco sgomento tra i famosi e autorevoli sostenitori del modello democratico in termini di partecipazione e rappresentanza. Che dire sui pettegolezzi autorevoli su famigerati accordi tra Renzi e la Unione Europea nel negoziare flessibilità di bilancio in deroga ai parametri di Maastricht in cambio della “disponibilità” italiana a ospitare i “rifugiati” provenienti da mezza Africa che i nostri cari padri latini non avrebbero esitato a chiamare barbari?

Dall’altra sponda la demagogia impazza rimpiangendo la cara e vecchia Lira o meglio le funeste “svalutazioni competitive” che per chi non lo ricordasse negli anni 80’ hanno portato al fallimento o al commissariamento di tante Signore Aziende italiane così strutturalmente sbilanciate in dollari nell’imprescindibile approvvigionamento delle materie prime dall’estero. Che peso specifico avrebbe la Nostra Lira nello scenario europeo e mondiale? Da quale risorse sarebbe tutelata? Riserve auree o petrolifere?

La nostra ricchezza è il Lavoro, parola troppo strumentalizzata nelle sigle, negli slogan, nelle Leggi e sempre più distante dal suo etimo più naturale. Perché i massmedia e soprattutto i politici e i cronisti economici non affrontano mai il tema degli investimenti, o meglio del crollo del 30% che essi hanno subito dal 2008 a oggi? Se nessuno, sottolineo italiano o straniero che sia, crede più in questa Nazione un motivo ci sarà!

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Se la preservazione della classe politica e della struttura istituzionale italiana nel suo insieme non deriva più dalla competenza, dalla professionalità e dalla trasparenza per non scomodare il tanto citato “consenso”, ma dal varo continuo di norme burocratiche indecifrabili, lontane da elementi concreti, ma sempre più tendenti al sofismo di coloro che le interpretano chiaramente a loro uso e consumo, la propensione degli operatori di mercato inevitabilmente sparisce, disincentivata dalla concreta quanto mai oggettiva impossibilità a ipotizzare qualunque forma di ritorno sull’investimento che, ripeto, non è tutelato nei fatti in alcun modo.

A pochi giorni dalla scomparsa di Paolo Villaggio e del suo genio satirico teatrale nel celebrare un’Italia abitata fondamentalmente da antieroi, così impegnati reciprocamente ognuno per i mezzi e le capacità che possiede, proporzionalmente nel vivere alle spalle del prossimo, mossi da un egoismo miope e parassitario incurante delle sorti dell’azienda o meglio del Paese, che senso ha parlare di politiche economiche se non si rimette al centro il vero problema: la mentalità e il ruolo di questo leviatano chiamato Stato. Allora invito tutti a parlare meno di Euro e di Lira, di formule alchemiche finanziarie e a riportare maggior attenzione sul principale problema che abbiamo oggi: il sistema Paese.

E’ inutile, quindi, strapparsi le vesti dietro a ideologie finanziarie: fino a quando non si interverrà con un’intelligente mannaia per recidere tutte quelle sacche di privilegio e di parassitismo vero o improprio derivante anche da accordi taciti da referenti istituzionali o di chi se lo è arrogato attraverso forme improprie di usucapione, nessun operatore di mercato con un briciolo di intelligenza, nemmeno il più temerario, accetterà di sacrificare quel tanto o quel poco che ha per finanziare la propria naturale propensione alla scalata sociale, impedendo pertanto a l’unica e vera “mano invisibile”, manovrata non da Governi o forze occulte ma da milioni di Cittadini uniti nei loro sforzi da quello slancio vitale che connota il genere umano verso la Libertà e il Benessere.

Carlo Carpi

 

Smart condominio in smart city

Convegno organizzato da Ape Confedilizia Torino martedì 11 luglio 

Obblighi, buone pratiche, sicurezza, contabilizzazione del calore, incentivi fiscali, saranno solo alcuni dei temi trattati, nel secondo convegno che Ape Confedilizia Torino dedica al Condominio Smart.

E’ fondamentale migliorare l’efficientamento energetico delle città e dei condomini, per arrivare a ridurre la richiesta di energia e le risorse, per rispettare e tutelare l’ambiente, tenendo anche conto delle indicazioni che arrivano dalla Comunità Europea. Sono tanti gli obblighi che un condominio deve affrontare e proprio in questi giorni è scaduto, questa volta davvero, il termine per installare nei condomini le termovalvole e i contatori per misurare e regolare l’effettivo consumo di calore nelle case. Scatteranno le sanzioni? Il punto di vista della Regione. In presenza di amianto in uno stabile, c’è la necessità di provvedere ad una valutazione del rischio e individuare in base agli esiti  le azioni possibili. E’ per questo, che la legge non richiede necessariamente la bonifica, ma impone ai proprietari e agli amministratori dei condomini la valutazione del possibile rischio con la conseguente individuazione degli interventi attuabili in virtù delle risultanze ottenute. Un tecnico dell’Asl To3 fornirà le linee guida. Torna l’ipotesi di rendere obbligatorio il fascicolo del fabbricato, no ad altri balzelli sulla proprietà immobiliare. Martedì 11 luglio nella Sala Convegni ATC di corso Dante 14 a partire dalle 9,30 se ne parlerà nel Convegno organizzato da Ape Confedilizia Torino dal titolo “Smart Condominio in Smart City – Quando pubblico e privato si incontrano”. Il Convegno vedrà la partecipazione e il confronto tra la proprietà, gli amministratori pubblici, i professionisti e gli operatori del settore, che cercheranno di fornire indicazioni sulle tematiche oggetto dell’incontro. Coordinerà i lavori Annarosa Penna (Responsabile Legali Ape Confedilizia) .

(foto: il Torinese)

Lavazza fra le finaliste del premio sul miglioramento continuo

Martedì 11 luglio si tiene a Bologna la finale del Kaizen Award, primo premio nazionale sul miglioramento continuo. Ecco le 12 finaliste selezionate per le tre categorie in gara. Fra queste anche la Lavazza. 
Per le aziende sotto i 250 dipendenti, Amcor di Soliera (Modena), Polidoro di Schio (Vicenza) e Interroll di Cornaredo (Milano). Per le imprese con più di 250 dipendenti: Pietro Fiorentini di Arcugnano (Vicenza), Lavazza di Gattinara (Vercelli), Metal Work di Concesio (Brescia), Carpigiani di Anzola dell’Emilia (Reggio Emilia), Electrolux di Forlì (Forlì-Cesena).

Per le organizzazioni sanitarie: Fondazione Poliambulanza di Brescia, Azienda Ospedaliera – Universitario Senese di Siena, Ente Ospedaliero Ospedali Galliera di Genova e Asl Toscana Centro di Firenze.I vincitori saranno selezionati martedì 12 luglio nell’auditorium Biagi della biblioteca Salaborsa di Bologna, da una giuria composta da  Fabio Storchi, presidente e amministratore delegato di Comer Industries Spa e di Federmeccanica. In giuria con lui Carlo Rafele, professore del Politecnico di Torino, Barbara Ganz, giornalista del Sole24Ore, Andrea Vivi, general manager TÜV InterCert, oltre a Bruno Fabiano e Carlo Ratto di Kaizen Institute.

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Finalista Lavazza

 

Lo stabilimento di Gattinara ha avviato un percorso di profonda riorganizzazione volto al raggiungimento dei target prefissati. I problemi ora vengono affrontati dai team naturali di reparto durante il DK1, incontro di routine giornaliero dove si analizzano le performance e si intraprendono azioni con metodo del Pdca. I problemi che non possono essere risolti, al livello 1, fanno escalation verso il management nel DK2, in Obeya Room. La modalità ed efficacia della conduzione del Dk1, da parte del team leader, vengono ciclicamente misurate dalla direzione attraverso un momento di hansei che termina con l’attribuzione di un punteggio. Il miglioramento continuo del nostro Gemba e delle nostre persone passa attraverso dei momenti di audit nei quale diffondiamo metodo e cultura. Siamo partiti da una situazione in cui gli audit erano organizzati per argomento, su grandi aree, con poco coinvolgimento dei team di reparto. Il cambiamento vincente è stato quello di creare un unico momento di audit, su piccole aree dello stabilimento, coinvolgendo il team leader e il tecnologo. Il risultato è legato a una diminuzione dei tempi di chiusura delle NC, attraverso la proattività del team di reparto. Per ottenere un’organizzazione del lavoro in grado di raggiungere gli obiettivi di efficienza prefissati e consolidarli nel tempo, occorre continuare ad investire sullo sviluppo delle persone. È necessario che il personale addetto al confezionamento sia in possesso di tutte le competenze necessarie ad una conduzione autonoma e qualificata degli impianti produttivi, coerente con l’attuale evoluzione tecnologica e dei processi.   Questo obiettivo si è concretizzato attraverso un percorso di formazione, basato sul metodo TWI, che ha trasferito alcune semplici attività PILS agli operatori con l’obiettivo di prevenire difetti e guasti, aumentando la conoscenza dei propri impianti. Il manutentore, a tendere, si occuperà della manutenzione professionale e del miglioramento continuo di impianti e processi.

 

(foto: il Torinese)

Da Caselle a San Pietroburgo

La compagnia aerea S7 Airlines continua ad investire all’Aeroporto di Torino e aggiunge una nuova destinazione: San Pietroburgo


E’ la prima volta che la città russa viene servita con volo diretto di linea dall’aeroporto piemontese. Il nuovo collegamento sarà a disposizione, oltre che dei numerosi turisti russi che scelgono le Alpi per le loro vacanze invernali, anche dei piemontesi che decideranno di cogliere questa straordinaria opportunità del volo diretto per visitare San Pietroburgo, uno dei più affascinanti centri artistici e culturali d’Europa. Il collegamento sarà operativo ogni domenica a partire dal 24 dicembre con il seguente orario, espresso in ora locale:

Torino San Pietroburgo 09:00 14:20 domenica
San Pietroburgo Torino 06:40 08:10 domenica

Il volo,  della durata di circa 3 ore e mezza, verrà operato con Airbus A319 da 144 posti.

S7 Airlines incrementa inoltre i voli diretti tra Torino e l’aeroporto di Mosca Domodedovo: nella prossima stagione invernale effettuerà fino a 4 frequenze settimanali nel periodo delle vacanze di Natale e successivamente due frequenze settimanali, aggiungendo al volo del sabato attualmente operato una nuova frequenza il martedì. Mosca Domodedovo rappresenta inoltre la base principale del vettore, dalla quale è possibile proseguire per numerose destinazioni in Russia e verso i Paesi limitrofi. Il nuovo volo con San Pietroburgo e l’aumento delle frequenze per Mosca daranno nuovo impulso ai flussi turistici su entrambe le direttrici e offriranno un nuovo collegamento utile alle aziende del territorio con interessi nell’area. I biglietti del nuovo volo per San Pietroburgo e per Mosca possono già essere acquistati attraverso il sito della compagnia www.s7.ru o in qualsiasi agenzia di viaggio con tariffe a partire da 65 euro (tariffa soggetta a disponibilità e non comprensiva di tasse e supplementi).

Il caso Contrada. Giustizia è fatta, fuori tempo massimo

IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni

Dopo 25 anni di umiliazioni, sofferenze, condanne, rivelatesi infondate, il generale Bruno Contrada, 86 anni, ha visto riconosciuta dalla Cassazione la sua non condannabilità, non foss’altro perché il reato di concorso esterno mafioso, all’epoca dei fatti a lui ascritti ,non era definito in modo chiaro perché esso nacque da uno dei più strani combinati disposti della storia giudiziaria italiana, quello tra l’art. 416 ,l’associazione di stampo mafioso e l’art. 110,il concorso in altri reati. Il concorso esterno è un quasi un ossimoro giuridico che solo in Italia è stato preso seriamente e drammaticamente in considerazione. La condanna di Contrada che scontò dieci anni di carcere con grande dignità  e che venne linciato e ferito a morte  da esecuzioni mediatiche indegne di un paese libero e civile, nasceva, tanto per cambiare, da confessioni di pentiti, una piaga della giustizia italiana che portò a processi senza riscontri fondati. I tempi dei pentiti di terrorismo  del Gen. Alberto dalla Chiesa sono stati tutt’altra cosa dai cosiddetti pentiti di mafia. Il caso di Enzo Tortora fu il primo caso eclatante :condannato a dieci anni, poi assolto tardivamente in appello. Tortora subì anche lui indegne aggressioni da parte di alcuni giornali, ma ci fu lo Zola italiano Marco Pannella che non lo lasciò solo e gli consentì di reagire, pur senza sottrarsi al processo, perché Tortora condannato si dimise dal Parlamento europeo, rinunciando all’immunità. Un esempio quasi unico di dimissioni e di rinuncia all’immunità. Chi ha cercato di sostenere, come chi scrive, Contrada non ebbe la forza di Pannella e del partito radicale. Anzi, lo stesso partito radicale non ebbe la stessa capacità nel difendere il numero due del Sisde  che aveva combattuto a Palermo in prima fila, insieme all’amico Boris Giuliano ammazzato dalla mafia.

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Anche in questa occasione il solito Ingroia non ha avuto, ancora una volta, il buon gusto e il buon senso di tacere. Il fatto scandaloso resta comunque il lunghissimo iter giudiziario durato 25 anni.
Basta confrontare una fotografia di Contrada oggi con una di 25 anni fa per comprendere la sofferenza tremenda di un imputato che si era sempre dichiarato innocente. E’ una netta sconfitta per quelli che Sciascia definì i “ professionisti dell’Antimafia” che tanto male hanno arrecato alla credibilità della Giustizia italiana. Il Gen. Mario Mori ,recentemente ebbe riconosciuta l’innocenza dalla Cassazione dopo essere stato sottoposto, lui autentico servitore dello Stato come Contrada, ad ogni sorta di violenze mediatiche e condanne giudiziarie rivelatesi immotivate. Sarà un onore per me conferire a Mori il Premio “Pannunzio Alassio” il 7 agosto nella città del Muretto. Idealmente assoceremo nel premio Bruno Contrada. Se riuscirò a raggiungerlo, vorrei invitarlo e conferirgli lo stesso Premio. Due storie parallele di malagiustizia molto simili. La vita di Contrada è stata distrutta e la revoca della condanna da parte della Cassazione è ormai poco più che un atto simbolico. Ha dichiarato Contrada  che “non prova odio per nessuno e che se incontrasse il suo PM,si limiterebbe a cambiare marciapiede”. Anche in questa affermazione si evidenzia lo stile dell’uomo, la nobiltà del suo animo. Oggi ,alla notizia  della sentenza della Cassazione su Contrada  voglio ricordare il magistrato torinese  Giuseppe Manfredini che il 1° maggio1956 si suicidò per l’atroce dubbio di aver concorso ,con una sentenza sbagliata, a condannare un innocente. Piero Calamandrei scrisse di lui che le parole “giustizia”, ”innocenza”, ”responsabilità” possono ancora scatenare un tumulto in una coscienza ,fino a indurre uno di quegli uomini in toga (…) a rinunciare alla vita, piuttosto che sopportare il dubbio di averle involontariamente tradite”. Meglio non si sarebbe potuto dire. Sia reso onore a Bruno Contrada e a Mario Mori che la criminalità organizzata ebbero il coraggio di affrontarla a viso aperto e che furono vittime di un mondo in cui i valori della giustizia ,spesso oscurata da pregiudizi politici, subirono un’eclisse che la Corte europea e la Cassazione hanno consentito di superare. Purtroppo molto tardivamente. Troppo tardivamente.

Telepass, la porta troppo stretta della stalla

Possiamo chiamarli “asini del Telepass” ? o suggerite qualche altro epiteto ? Attenti però a non tirarvi la zappa sui piedi! Di solito, a che velocità entrate nella corsia del Telepass ? Siete di quelli che rischiano la propria e l’altrui vita, lanciandovi a 80, quando c’è il limite dei 30? Oppure, come me, passate da uno sportello a pagamento, trovandovi, pochi secondi dopo, i suddetti signori a 120 Km/h, a sfiorarvi sulla destra, mentre voi siete ancora in seconda? Mi trovo spesso dalle parti di Torino: Rondissone, le entrate – uscite delle tangenziali possono fare da esempio di riferimento, ma quanti sono i caselli in Piemonte?  Quanti in Italia ? Nemmeno due somari (di quelli veri, con 4 zampe) farebbero una cosa simile, (Vedi foto – Da Virgilio.it) sulla porta stretta della stalla, colti dalla fame di fieno.

 

“Come anticipato per telefono in data odierna, ribadiamo che in tutti i caselli di uscita di competenza di Autostrade per l’Italia, è presente la segnaletica relativa ai limiti di velocità prescritti dal Codice della Strada; inoltre è indicato, sia nella segnaletica orizzontale sia in quella verticale, il limite di 30 km orari per l’utilizzo delle piste Telepass. Le comunichiamo inoltre che non è possibile installare, come da Lei suggerito, i dissuasori per limitare la velocità, in quanto vietati, veda ‘ART. 179 Reg. C.d.S. comma 5 “i dossi artificiali possono essere posti in opera solo su strade residenziali, nei parchi pubblici ……..”. Così rispondono dalla direzione di Autostrade.it, alla mia sollecitazione in proposito. Allora di chi è la colpa? Delle leggi? Anzi, di chi le ha scritte sul Codice? Oppure è colpa della Stradale che è troppo permissiva? Andiamo un po’ avanti (sull’autostrada, s’intende): dopo il casello ti ritrovi quelli che vanno costantemente a 200 orari, in terza corsia; oppure, al contrario, quelli che stanno sempre in seconda corsia, a 80 all’ora, a chiacchierare col vicino o…..col lontano, via cellulare. “Quando facciamo i controlli” mi dicono dalla Direzione della Polizia Autostradale – Sottosezione di Torino -“ i furbetti sono tanti, diamo anche numerose multe, togliamo i punti dalla patente: pensi che molti passano anche senza il dispositivo telepass a bordo.” Quante dovrebbero essere le pattuglie dislocate per il controllo? Basta con le frasi fatte: “mah… siamo in Italia…..”, “non possiamo farci niente”. Leggiamo i dati e facciamo qualche riflessione in proposito! Nel 2015 (dati ISTAT) si sono verificati in Italia 174.539 incidenti stradali con lesioni a persone, che hanno provocato 3.428 vittime e 246.920 feriti. Per la prima volta dal 2001 aumentano le vittime della strada (+1,4% sull’anno precedente) mentre rallenta, ma non si ferma, il calo di incidenti (-1,4% su anno) e feriti (-1,7%). Tra i comportamenti errati più frequenti, sono da segnalare la guida distratta, la velocità troppo elevata e il mancato rispetto della distanza di sicurezza (nel complesso il 38,9% dei casi). Le violazioni al Codice della Strada più sanzionate risultano, l’eccesso di velocità, il mancato utilizzo di dispositivi di sicurezza e l’uso del cellulare alla guida.

 

Elio Motella