ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 615

Con Trump l’Iran torna “Stato canaglia”

FOCUS  di Filippo Re

Bush sta preparando un attacco nucleare contro l’Iran? Nell’aprile 2007, un giornalista chiese al presidente Bush durante una conferenza stampa alla Casa Bianca: “quando parla dell’Iran, signor presidente, lei afferma che sono aperte tutte le opzioni. Ciò include anche la possibilità di un attacco nucleare? Bush rispose: “tutte le opzioni sono sul tavolo. La prima cosa che i governanti dovranno capire è che un Iran con un’arma atomica in pugno sarebbe un fattore di incredibile destabilizzazione per il mondo”. Dalla Corea del Nord all’Iran e alla Siria, tornano gli “Stati canaglia” con un linguaggio aspro e rude che non si sentiva dai tempi di George W. Bush. I toni si sono riaccesi all’improvviso e, tra minacce, insulti e lancio di missili, il duello tra Teheran e Washington è ripreso caldissimo, sul modello nordcoreano, preoccupando la comunità internazionale. La mano tesa di Obama all’Iran, che ha portato all’accordo sul nucleare iraniano del 14 luglio 2015, è stata recisa da Trump che non si fida degli ayatollah per tanti motivi e non crede all’impegno dell’Iran a rinunciare all’arma atomica, fino a mettere in discussione l’intesa di due anni fa. La definisce non solo “pessima e imbarazzante” ma “una delle peggiori intese che gli Stati Uniti abbiamo mai sottoscritto” ricevendo l’approvazione entusiastica di Israele e dei falchi di Teheran. Si torna dunque all’antica nei rapporti tra la potenza americana e il Paese degli ayatollah, uno scontro a suon di parole pesanti, accuse e provocazioni che ricorda la stagione di Bush e Ahmadinejad. Trump afferma tra l’altro che “l’Iran deve mettere fine alla sua ricerca di morte e di armi di distruzione di massa”. I leader iraniani, Rouhani e Khamenei, rispondono che le parole di Trump sono “ignoranti, assurde e piene di odio”. Rispuntano anche le famose armi di sterminio di massa che nell’Iraq di Saddam Hussein erano chimiche e non furono mai trovate e che secondo Bush sarebbero servite agli iracheni per dominare il Medio Oriente e terrorizzare il mondo. Ora invece sarebbe l’Iran a produrre segretamente armi nucleari. Nuove nubi si affacciano sul tempestoso rapporto tra due grandi Paesi che non si sopportano dagli anni Cinquanta e che riporta alla luce una delicata questione che sembrava ricomposta dopo anni di lungo e faticoso negoziato. Si torna al muro contro muro, la piccola potenza persiana che si oppone alla forza della più grande potenza del pianeta. Trump e gli ayatollah vestono i panni di Bush e Ahmadinejad. Straccerà Trump l’accordo di Vienna? Il presidente americano detesta il regime iraniano ma all’interno della sua amministrazione le colombe sembrano prevalere sui falchi e pochi sono favorevoli a cancellare la storica intesa sul controverso progamma atomico. Il fronte europeo, guidato da Macron, rischia di dividersi. Uscire dall’intesa, si sostiene a Bruxelles, sarebbe un errore ma si accusa l’Iran di esercitare troppa pressione nella regione e di esagerare con i test missilistici. Trump invece vuole riaprire un vecchio capitolo di politica estera che ha segnato le relazioni internazionali e i rapporti tra le grandi potenze per tanti anni rischiando di portare il mondo vicino a un conflitto dalle conseguenze imprevedibili. Azzerare l’accordo e ricominciare da capo? Rinegoziare una nuova intesa? Trump deve chiarire entro il 15 ottobre al Congresso, che non ha mai ratificato l’accordo, se l’Iran sta rispettando o meno il patto firmato due anni fa. Probabilmente ha già deciso perchè considera l’Iran inadempiente rispetto alle condizioni poste dall’accordo. In questo caso

 (AP Photo/Carlos Osorio)

gli Stati Uniti ripristinerebbero le sanzioni eliminate mentre i Paesi europei, se vogliono, potranno continuare a rispettare le intese raggiunte e fare affari con l’Iran. Sotto accusa per la Casa Bianca ci sono i test missilistici che non solo violerebbero lo spirito dell’intesa ma dimostrerebbero che Teheran non intende affatto rallentare il suo programma nucleare militare che dovrebbe interrompere o almeno frenare per dieci anni. L’Iran naturalmente sostiene il contrario e parla di rinuncia totale alle armi nucleari citando il primo paragrafo del testo. L’intesa del 2015 tra i governanti iraniani e il Gruppo 5+1 (Usa, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna, Germania e l’Ue) costringe l’Iran ad accettare ispezioni internazionali nei siti nucleari e già diverse volte gli ispettori dell’Onu hanno certificato che l’Iran sta rispettando il patto ma Trump parla di violazioni dei termini dell’accordo. La dimostrazione lampante dell’aggressività iraniana si è verificata il 23 settembre con il lancio di un missile con una gittata superiore ai 2000 chilometri, in grado di portare diverse testate nucleari, in disaccordo quindi con la risoluzione votata all’unanimità dal Consiglio di sicurezza dell’Onu che prevede (il testo tuttavia non è molto chiaro su questo punto) la possibilità di sperimentare missili non in grado di caricare bombe nucleari. Il lancio del vettore Khorramshahr, fabbricato dopo anni di lavoro, dimostra chiaramente che l’Iran non ha mai ritardato il suo programma missilistico, neppure con Obama a Washington. Un campanello d’allarme per tutti dunque ma forse è ancora troppo presto per sostenere che l’atomica iraniana è vicinissima, come si diceva già oltre dieci anni fa. Ma c’è dell’altro: l’Iran viene messo sotto accusa da Trump per le sue attività in Siria, Iraq, Libano, nello Yemen e per la collaborazione con la Corea del Nord in materia nucleare. Non è la prima volta quest’anno che l’Iran mostra i muscoli. Il 29 gennaio le Forze armate di Teheran lanciarono un missile di medio raggio, poi esploso in aria, mentre a giugno i Guardiani della Rivoluzione, corpo militare d’élite del regime, ordinarono il lancio di alcuni missili in Siria contro postazioni dei jihadisti dello “Stato islamico”. Il nucleare iraniano diventa quasi un pretesto per scagliarsi contro un Paese “che continua a esportare terrorismo, violenza e caos”, che combatte in prima linea in Siria per sostenere Assad, a fianco dei russi e che sostiene Hezbollah, il partito di Dio libanese, nella lotta contro i gruppi jihadisti. E mentre aumenta il suo peso politico e militare nell’Iraq sciita, gli iraniani cercano di arrivare al potere anche nello Yemen sul Golfo di Aden dove armano e finanziano i ribelli sciiti in lotta contro un governo, cacciato dagli insorti, ma alleato dell’Arabia Saudita intervenuta militarmente al suo fianco. É l’ombra nera, cupa e minacciosa che gli ayatollah proiettano con successo all’estero a preoccupare la Casa Bianca. É l’Iran il grande nemico da affrontare, oltre alla Siria di Assad e alla Corea del Nord. Non è tanto il nucleare iraniano che torna a far paura uscendo improvvisamente dai bunker delle montagne iraniane in cui è stato confinato due anni fa dalla diplomazia internazionale ma il nuovo ruolo di primo piano che l’Iran ha assunto nella regione e di fronte al consesso mondiale dopo essere riemerso dall’isolamento internazionale e aver riacquistato credibilità e forza dopo anni di sanzioni. Ora che Teheran è rientrata nella comunità internazionale a tutti gli effetti è bene che ci rimanga. Le sue mosse vanno controllate attentamente, l’intesa prevede il ripristino delle sanzioni in qualsiasi momento ma isolarla di nuovo porterebbe su una strada sbagliata.

Filippo Re

(“La Voce e il Tempo”)

 

 

Gli industriali: “Più investimenti, la ripresa è solida”

“Tutti i principali indicatori registrano un andamento positivo, in particolare il trend degli investimenti nell’industria, grazie anche agli incentivi inseriti nell’ultima legge finanziaria. La ripresa a Torino è solida. I dati sono  incoraggianti, soprattutto l’accelerazione degli investimenti in macchinari da parte delle imprese manifatturiere: effetto dell’elevato tasso di utilizzo degli impianti, delle favorevoli condizioni finanziarie ma anche del programma di incentivi di Industria 4.0.”. Ne sono convinti gli industriali torinesi che hanno presentato l’ indagine congiunturale trimestrale. A parlare è il presidente Dario Gallina che aggiunge:  “Il rilancio della spesa può dare basi più solide alla fase espansiva, ma a strada da percorrere resta lunga”. Invariato il ricorso agli ammortizzatori sociali mentre tra i settori le indicazioni più favorevoli provengono dall’industria metalmeccanica. In crescita anche chimica, alimentare, gioielli e giocattoli.

“Spazio Vernea” 40mila metri per l’impresa

Nella zona sud di Torino, la Città di Nichelino, in sinergia con le Associazioni Datoriali (API Torino, Unione Industriale, Confartigianato, CNA) e SIT Sviluppo Investimenti Territorio, la proprietà, ha creato le condizioni favorevoli per un nuovo e concreto sviluppo industriale del territorioSpazio Vernea

 

Spazio Vernea è oggi un’area industriale, ma è anche una visione di crescita, il primo passo di un progetto più ampio di rilancio del sistema industriale di Torino Sud.Spazio Vernea è non solo l’opportunità di condividere la visione sul futuro proposta dalla Città di Nichelino, ma anche la tangibile possibilità di insediamento di una nuova realtà manifatturiera: 40.000 mq, già completamente urbanizzata, offerta a condizioni economiche estremamente vantaggiose (55 euro/mq trattabili),disponibile immediatamente a ospitare nuovi insediamenti industriali rilevanti.orte della condivisione tra pubblico e privato che contraddistingue l’Amministrazione Comunale, Spazio Vernea è un intervento controcorrente in questo periodo di crisi, in cui la Città di Nichelino offre:

– Fiscalità Agevolata con importanti vantaggi fiscali a fronte dell’acquisto dell’intero lotto, prevedendo  l’esenzione dal pagamento della IUC (IMU, TASI, TARI) per i primi tre anni

– Banda Ultra Larga l’Amministrazione Comunale a breve costruirà un progetto per la posa della fibra ottica e agevolare alta connessione per le aziende

– Sportello Unico per le aziende capace di rispondere adeguatamente alle richieste burocratiche

 Manutenzione delle aree industriali con lo stanziamento per il prossimo triennio di 200.000 € /anno

Gli attori del progetto Spazio Vernea a fine 2016 hanno avviato un tavolo di confronto sui temi di sviluppo e visione strategica dell’area. Al tavolo si sono seduti per numerosi incontri l’Amministrazione Comunale, nelle persone di Giampietro Tolardo, Sindaco della Città di Nichelino, e Diego Sarno, Assessore all’Industria e Artigianato della Città di Nichelino, i rappresentanti delle Associazioni Datoriali del territorio, nelle persone di Giuseppe Scalenghe, Vice Presidente API Torino, Antonino Scordo, di Unione Industriale Torino, Claudio Rizzolo di ConfartigianatoTorino, Rosa Maria Polidori di CNA Torino, e Alessandra Configliacco, in rappresentanza di SIT Sviluppo Investimenti Territorio, società partecipata proprietaria dell’area al centro del progetto di sviluppo. Giampietro Tolardo, Sindaco della Città di Nichelino, dichiara: «Ormai è quasi un anno che abbiamo avviato un percorso di condivisione con il territorio per cercare di instradare tutta una serie di progettualità che partono dal basso. Abbiamo intenzione di cercare di incentivare l’arrivo di nuove aziende, che possano produrre nuovi posti di lavoro e soprattutto possano rappresentare uno stimolo all’insediamento di strutture aziendali più piccole. Spazio Vernea vuole essere un affiancamento alle aziende per quelle difficoltà che si hanno oggi nell’insediare ed aprire una nuova azienda sul territorio».

“Nome in codice, Caesar”

FOCUS  di Filippo Re

Meglio Bashar al Assad o un finto califfo sul trono di Damasco? Il presidente siriano è davvero il male minore per il futuro della Siria? Se guardiamo queste fotografie si direbbe proprio di no. È più feroce e brutale il leader dell’Isis o il giovane rais che sta riconquistando il suo Paese, legittimato almeno da una parte della comunità internazionale. Le stragi e le orrende decapitazioni dei tagliagole del Daesh le abbiamo viste spesso in tv o su internet all’ora di cena, quasi in diretta, ma i massacri del leader siriano contro la sua gente non li abbiamo mai visti. Ora queste crude e agghiaccianti fotografie stanno facendo il giro del mondo. Fino al 17 ottobre si possono vedere anche a Torino. Forse sarebbe meglio non vederle, di atrocità ne vediamo abbastanza ogni giorno, ma farle passare in silenzio sarebbe ancora più grave. “Le immagini esposte potrebbero urtare la vostra sensibilità…” c’è scritto sulla locandina della mostra, quindi siamo tutti avvisati, e noi ne presentiamo solo alcune. Migliaia di siriani sono stati impiccati negli ultimi anni nelle prigioni di Damasco, in particolare in quella di Saydnaya. Un recente impressionante rapporto diffuso da Amnesty Internazionale ha rivelato come dal 2011 al 2015 il governo siriano abbia organizzato una sistematica campagna di esecuzioni mediante impiccagioni di massa. Almeno una volta alla settimana gruppi composti da decine di detenuti venivano presi dalle loro celle e impiccati. In cinque anni le vittime di queste impiccagioni sono state circa 13.000, tutti oppositori del regime che dovevano sparire in segreto. Il rapporto, dal titolo “Il mattatoio di esseri umani: impiccagioni di massa e sterminio nella prigione di Saydnaya”, denuncia anche le condizioni inumane di detenzione all’interno del carcere, tra cui torture e mancanza totale di acqua, medicinali e cure mediche. Questa politica di sterminio ha causato la morte di tantissimi detenuti. Non ci sono più dubbi. L’orrore descritto nel rapporto rivela una mostruosa campagna di sterminio, autorizzata dai livelli più alti del governo siriano, destinata a stroncare ogni forma di dissenso. “Il mio compito era documentare la morte” afferma Caesar. Caesar è lo pseudonimo assegnato a un ex ufficiale della polizia militare siriana che disertò nel gennaio 2014, riuscendo a portare all’estero migliaia di fotografie che documentano la morte e le torture subite dai detenuti nelle carceri di Assad. A fotografare era lo stesso Caesar, incaricato dal regime, assillato dall’idea di certificare ogni cosa, anche le persone che faceva impiccare in galera. Caesar scrive: “facevo delle pause per trattenermi dal piangere ma ero terrorizzato. Pensavo che questi corpi potevano essere quelli di mio fratello o delle mie sorelle. Un giorno un collega mi ha detto di aver fotografato, per conto del regime, i corpi di alcuni civili. Li hanno calpestati con i loro stivali urlando insulti indicibili”. Una commissione internazionale di giudici ha attestato l’autenticità delle fotografie dichiarando che potranno essere usate in un eventuale processo per crimini contro l’umanità nei confronti di Assad e del suo regime. Le fotografie sono state già viste al Palazzo di Vetro dell’Onu di New York e in numerose città europee. L’esposizione “Nome in codice, Caesar” è ospitata dalla Fondazione Vera Nocentini al Polo del ‘900, in via del Carmine 14 a Torino, fino al 17 ottobre, da lunedì a domenica ore 10.00-20.00 ed è promossa da Amnesty International e dalla Focsiv-volontari nel mondo.

Insegnanti sostegno, 300 nel 2018

Nel 2018 saranno abilitati 300 nuovi insegnanti di sostegno, a fronte di un’esigenza stimata di circa 3 mila docenti. Il dato emerge dalla comunicazione in Aula dell’assessora regionale all’Istruzione, Gianna Pentenero, su alcuni temi della scuola e richiesta dalla vicepresidente Daniela Ruffino (FI). Secondo l’assessora, “l’organico del personale docente su posto di sostegno è pari complessivamente a 11.186 (organico di diritto, posti di potenziamento e posti in deroga), di cui 4.962 posti, più del doppio rispetto allo scorso anno, istituiti in deroga dal direttore dell’ufficio scolastico regionale, in relazione all’aumento del numero di alunni con certificazione di disabilità (14.457 su 536.616, il 2,6% del totale). Gli insegnanti di sostegno abilitati sono in numero insufficiente non solo in Piemonte, ma in tutta Italia ed è necessario che le università piemontesi organizzino corsi in grado di formare un numero superiore di docenti specializzati in sostegno”. La comunicazione dell’assessora, svolta nella seduta del Consiglio regionale del 3 ottobre, ha anche illustrato la situazione dei mutui Bei, risorse statali per messa in sicurezza, manutenzione, ristrutturazione e nuove costruzioni nell’ambito scolastico. Tra il 2015 e il 2017 ha visto la partecipazione di 512 proposte di intervento di cui 484 risultate ammissibili. Nel 2017, 235 interventi per contributi richiesti pari a oltre 91 milioni di euro. Pentenero ha pure spiegato come si stia procedendo al finanziamento delle scuole paritarie ed i pagamenti per l’anno scolastico 2015/16 siano stati completati per tutte le scuole dell’infanzia paritarie. L’assessora ha anche parlato delle Sezioni primavera che hanno fruito di un sostegno straordinario regionale dall’anno scolastico 2008/2009, che nell’ultimo anno è stato pari ad un milione di euro Un sostegno che è terminato a giugno essendo conclusa la validità del Par Fsc. La Regione sta studiando la possibilità di attivare un nuovo sostegno straordinario attraverso l’utilizzo dei fondi Por Fse 2014/2020. Ruffino pur trovando utile l’informativa dell’assessora ha lamentato che  300 posti su 3mila unità necessarie corrisponde solo il 10% degli insegnanti specializzati con l’abilitazione. Secondo l’esponente del gruppo FI la disabilità meriterebbe maggiore attenzione in una situazione d’interesse anche per l’assessore alle Politiche sociali perché gli anni della scuola sono fondamentali anche e soprattutto per queste persone in difficoltà. Nella relazione la vicepresidente ha anche riscontrato l’insufficienza degli stanziamenti per l’edilizia scolastica alla quale i mutui Bei darebbero una risposta assolutamente parziale, mancano soprattutto i fondi per il superamento delle barriere architettoniche e la messa in sicurezza degli edifici. La nostra scuola, ha concluso Ruffino, risultarebbe sottovalutata pur essendo elemento postante della società.

Il notaio Morano interviene sul piano di risanamento della sindaca

Il piano di risanamento illustrato dal Sindaco Appendino è sicuramente apprezzabile che la Giunta Cinque Stelle, cercando di evitare il pre-dissesto (che avrebbe conseguenze drammatiche), abbia deciso di non ricorrere alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale ai sensi degli articoli 243 bis e del D.Lgs 267/2000. Non si può però non sottolineare come il prospettato piano di interventi presenti, di primo acchito, riservandomi una più approfondita analisi nei prossimi giorni, alcune significative criticità:

1)      i prospettati incassi da vendita degli immobili appaiono irrealistici nell’attuale contesto di mercato; se la Città incasserà il 50% di quanto previsto nel piano sarà già un successo;

2)      la dismissione delle partecipate minori difficilmente porterà incassi significativi al Comune di Torino;

3)      il presupposto essenziale del piano, anche se non dichiarato, è il salvataggio di GTT che ha un fabbisogno di circa 150 milioni di Euro; ciò significa che entro fine anno occorre che un soggetto ( il Comune quale socio, la Regione Piemonte, lo Stato, i creditori, un terzo investitore, etc.) apporti alla società la liquidità necessaria;  in caso contrario GTT dovrà accedere ad una procedura concorsuale con la conseguenza che  la convenzione con la società con la quale il Comune si impegna a rimborsare i suoi debiti scaduti in dieci anni non potrà avere attuazione; la Città si ritroverà a dover contabilizzare nell’anno e pagare a GTT tutti i debiti scaduti e incasserà i crediti vantati verso GTT in moneta fallimentare; ciò originerà un disavanzo nei conti del Comune di oltre 100 milioni di Euro.

4)      il piano non da conto dei minori incassi per multe e oneri di urbanizzazione per l’anno 2017.

Occorrerà quindi innanzi tutto che la Città affronti il nodo GTT (ed Infra.To) partendo dal Piano Industriale predisposto dalla società e reperendo le risorse necessarie a garantire la continuità aziendale. In caso contrario il piano di risanamento dei conti di Torino proposto dalla Giunta Appendino si rivelerà, ancor prima della sua entrata in vigore, irrealistico ed irrealizzabile.

 

Alberto Morano

Consigliere comunale di Torino

Il passaggio generazionale dei beni

La gestione e il passaggio dei beni familiari dai genitori ai figli, a congiunti o altri, rappresenta sempre un momento estremamente delicato nella vita di una persona ed è bene affidarsi a un esperto, in questo caso un notaio. “Ci sono diversi strumenti che possono essere adatti a garantire il passaggio generazionale dei beni familiari – spiega il notaio torinese   Remo Morone – e ogni progetto va valutato a sé stante, in relazione al tipo di beni, se immobiliari o finanziari, e al tipo di famiglia in cui si deve attuare il passaggio, se semplice (costituita dalla coppia genitoriale e da un solo figlio) o complessa (costituita da figli di matrimoni precedenti o da più fratelli). Mi permetta la metafora del sarto: il notaio è un po’ come il sarto che confeziona l’abito su misura al cliente e noi aiutiamo il cliente a scegliere il “vestito” più adatto a lui, vale a dire la soluzione migliore per la sua situazione personale e familiare, valutando sia gli aspetti fiscali e civilistici, sia quelli altrettanto, se non più importanti, umani e psicologici”.

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“Nelle situazioni più semplici – prosegue il dottor Remo Morone – suggeriamo di fare almeno testamento: è uno strumento prezioso, che diventa quasi indispensabile quando la legge non riconosce il diritto all’eredità come nel caso del convivente alla morte del compagno. Qualche volta si suggerisce, però, di anticipare il passaggio generazionale dei beni, utilizzando lo strumento della donazione, evitando di pagare sui beni imposte che, sicuramente per la successione, negli anni a venire sono destinate con molta probabilità aumentare, adeguandosi ai valori europei. L’Italia, infatti, rappresenta un unicum europeo, una sorta di “paradiso fiscale” per le donazioni e alcuni tipi di successioni, mentre in Germania le imposte, in linea di principio, si aggirano sul 30 per cento, in Inghilterra si attestano sul 40 e in Francia sul 45 per cento”. “Per i beni immobiliari – aggiunge Remo Morone – nei casi più semplici consigliamo la donazione con riserva di usufrutto o con la riserva di disporre. Si pagano subito le tasse di donazione, con l’aliquota e la base imponibile del valore catastale attuale, ma si evitano le imposte di successione; ci sarà solo un consolidamento, quasi gratuito, con un sensibile vantaggio per i beneficiari della donazione. Con la riserva di usufrutto il disponente mantiene la possibilità di godere del bene immobiliare, abitandolo o potendolo affittare, proprio come se fosse ancora suo; con la riserva di disporre, inoltre, il disponente può   ritornare in possesso del bene, nel caso cambino le circostanze presenti al momento della donazione (per esempio nel caso compaia la necessità economica di vendere il bene o nel caso in cui il beneficiario assuma, in virtù dei beni ricevuti in donazione, una condotta libertina o che faccia comunque presumere al disponente un tenore di vita eccessivamente dispendioso)”. “Per quanto riguarda le disponibilità finanziarie – conclude il notaio Remo Morone – la donazione è un istituto che viene poi spesso impiegato dai genitori verso i figli che non potrebbero permettersi il tenore di vita che conducono e che viene invece così giustificato pienamente, soprattutto dal punto di vista fiscale. Spesso sono proprio gli stranieri che vivono in Italia i più attenti in materia e quelli che sottoscrivono più volentieri questo tipo di atto presso il notaio”.

 

Mara Martellotta

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Dott. Remo Morone, notaio presso lo Studio Notarile Morone in Torino

r.morone@studiomorone.it

www.studiomorone.it

Come riutilizzare i beni confiscati alla mafia

I Comuni piemontesi nel cui territorio sono presenti immobili confiscati alle mafie e alla criminalità organizzata hanno tempo fino al 30 ottobre per aderire al bando emanato dalla Regione Piemonte per favorirne il riutilizzo a scopi sociali.

In provincia di Torino (*) sono interessati il capoluogo (50 immobili), Leinì (16), Villareggia (16), San Giusto Canavese (12), Orbassano (9), Bardonecchia (6), Chivasso (5), Angrogna, Beinasco, Borgaro, Bruino, Cantalupa, Carmagnola, Caselle, Castiglione, Cesana, Coazze, Cuorgnè, Moncalieri, Montalenghe, Nichelino, Piossasco, Salassa, San Benigno Canavese, San Maurizio Canavese, San Sebastiano Po, Santena, Torrazza Piemonte, Val Della Torre, Venaria Reale, Villafranca, Villastellone, Volpiano e Volvera.

Gli obiettivi del bando sono diversi: superare le situazioni di emergenza abitativa che riguardano genitori separati, donne vittime di violenza e famiglie in stato di disagio; rinforzare le attività socio-assistenziali ed educative (sostegno della famiglia e dei minori, tutela di anziani e disabili, punti di accoglienza e informazione sul territorio, agricoltura sociale); aiutare l’accoglienza dei rifugiati.

In questo modo – commenta il presidente della Regione, Sergio Chiamparinosi è voluto mettere in pratica una precisa volontà: destinare abitazioni acquistate con denaro derivante da attività criminose ad iniziative in grado soprattutto di aiutare concretamente le fasce più deboli della popolazione”.

L’assessore alle Politiche sociali, Augusto Ferrari, aggiunge che “riutilizzare beni confiscati alle mafie mettendoli a disposizione dell’intera comunità per finalità educative e sociali rappresenta la miglior risposta da parte della Regione Piemonte alla criminalità”, mentre l’assessora alle Pari opportunità ed Immigrazione, Monica Cerutti, evidenzia che “questo bando ha una valenza molto concreta nel destinare beni immobili confiscati per fini sociali, come le case rifugio per donne vittima di violenza o l’accoglienza di profughi. Ciò aumenta la sua portata simbolica, restituendo alla comunità beni sottratti alla malavita. Si tratta di un’azione assolutamente in linea con l’adesione della Regione ad Avviso Pubblico, la rete di enti locali e Regioni contro le mafie”.

Le risorse stanziate ammontano complessivamente a 200.000 euro, con una quota di cofinanziamento a carico del Comune del 50%. Non sono previsti limiti minimi, mentre il tetto massimo assegnabile è di 50.000 euro per ciascun intervento. Le domande saranno esaminate da un apposito comitato tecnico di valutazione.

Il bando rappresenta l’attuazione di una delibera approvata il 24 luglio scorso dalla Giunta regionale e dal Consiglio il giorno successivo per rifinanziare dopo molti anni la legge n.14/2007 “Interventi in favore della prevenzione della criminalità e istituzione della Giornata regionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie”.

Gianni Gennaro – www.regione.piemonte.it

* Fonte: Tabelle pubblicate dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Politiche di coesione nel “Dossier regionale – I beni confiscati alla criminalità in Piemonte”. Elaborazioni su dati ANBSC aggiornati al 29 febbraio 2016

Ruffino: “Ecco come Gonin può rilanciare l’economia e il turismo”

Presentazione del Progetto Omaggio a Gonin. Nella foto: Daniela Ruffino, vicepresidente del consiglio regionale del piemonte

“La ricerca di soluzioni vincenti per rilanciare l’economia e l’occupazione parte dalla valorizzazione delle risorse e ricchezze, uniche e irripetibili delle nostre città e dei nostri territori. La politica deve essere protagonista nella promozione delle comunità locali dialogando e collaborando con le realtà culturali, imprenditoriali e sociali. In questo senso rendere omaggio alla figura di Gonin, che è per Giaveno patrimonio di cultura e di storia da far conoscere oltre i confini della città, è un’azione utile al rilancio territoriale”. Ne è fortemente convinta la vicepresidente del Consiglio regionale del Piemonte e già sindaco di Giaveno, Daniela Ruffino (FI), che sostiene e condivide le finalità del progetto “Omaggio a Gonin”.

 

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“In occasione della presentazione di questa iniziativa, nei mesi scorsi, in Consiglio regionale – commenta Ruffino – volli sottolineare un aspetto: lo stesso Francesco Gonin fu una sorta di turista ante litteram di Giaveno, gli piacque tanto la nostra città da farne la ‘sua’ città. Le realizzazioni artistiche murali che riproducono le litografie dell’artista tratte dall’edizione “quarantana” del 840 dei Promessi sposi di Alessandro Manzoni, rappresentano una nuova e originale attrattiva turistica per la nostra città. E per questo dobbiamo ringraziare l’intuizione dell’associazione Proprietari immobili Centro storico (Pics) Onlus di Giaveno”. “Le motivazioni per visitare il Piemonte non mancano certo, come dimostrano i dati delle presenze turistiche relativi a Torino e alla regione. Anche Giaveno, grazie alle attrattive locali, ha da proporre un’offerta davvero appetibile per i turisti italiani e stranieri. Il nostro – aggiunge la vicepresidente dell’Assemblea regionale – è un bagaglio culturale fatto di storia, tradizioni, paesaggio, arte ed enogastronomia. Giaveno, con le vallate e le montagne, la sua posizione geografica vicina al capoluogo regionale e, allo stesso tempo, alla Francia, può puntare allo sviluppo dei flussi turistici anche da oltralpe, mirati a questa specifica zona e messi in connessione con la proposta di turismo culturale di Torino”.

 

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“Propongo pertanto alla Regione di individuare nuove misure e risorse per i privati che realizzano interventi di recupero e abbellimento delle facciate degli edifici dei centri storici, così come nuovi sgravi e agevolazioni a favore delle aziende che intervengono con proprie risorse a favore della ristrutturazione di edifici e spazi urbani. Tutto ciò – spiega Ruffino – mettendo ordine tra le diverse proposte presentate in Regione nel corso degli anni per la tutela e la valorizzazione delle attività storiche e dei prodotti tradizionali del commercio e dell’artigianato piemontese. Dobbiamo infatti puntare sull’alleanza tra pubblico e privato che rappresenta non solo un’opportunità ma una necessità per il rilancio economico e il contrasto al declino”. “La Regione aiuti i Comuni, le categorie produttive e il mondo dell’associazionismo per valorizzare il nostro patrimonio con una precisa consapevolezza: turismo e cultura rappresentano oggi la naturale diversificazione economica e produttiva, necessaria per far fronte all’indebolimento dell’industria, causa principale di disoccupazione. Ne è testimonianza il progetto “Omaggio a Gonin”, – conclude Ruffino –  che raggiunge infatti il duplice obiettivo di rendere più bello e quindi più attrattivo in senso turistico il centro storico, valorizzando l’economia locale”.

Un milione di euro all’Unione NET per la mobilità sostenibile

L’Unione Comuni Nord Est Torino è stata inserita nella graduatoria degli enti beneficiari nell’ambito del «Programma sperimentale di mobilità sostenibile casa-scuola e casa-lavoro» del ministero dell’Ambiente. Il progetto presentato si è classificato 25esimo a livello nazionale (su 114 istanze), con un contributo di un milione di euro sull’investimento complessivo di un milione 823mila euro.

Gli interventi previsti riguardano attività comuni a tutti gli enti partecipanti (come bike parkpiedibus ed educazione stradale) e misure specifiche per ogni singolo territorio; per Volpiano, in particolare, è prevista la realizzazione di percorsi ciclopedonali per 60mila euro.

Il programma di mobilità sostenibile del ministero dell’Ambiente è stato avviato per finanziare progetti di ambiti territoriali superiori ai 100mila abitanti  e incentivare, ad esempio, «la realizzazione di percorsi protetti per gli spostamenti, anche collettivi e guidati, tra casa e scuola, a piedi o in bicicletta» oppure «di riduzione del traffico, dell’inquinamento e della sosta degli autoveicoli in prossimità degli istituti scolastici o delle sedi di lavoro, anche al fine di contrastare problemi derivanti dalla vita sedentaria».

 

(Foto: il Torinese)