ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 575

Contenimento cinghiali, un’azione necessaria

 

L’incidente avvenuto sull’A1 tra Lodi e Casalpusterlengo non deve ripetersi. Serve un contenimento urgente degli ungulati. Che sono troppi. Perché sono sempre più frequenti casi di cinghiali che giungono anche nelle città e i danni provocati dai selvatici sono inestimabili.

La grande proliferazione della fauna selvatica e in particolare dei cinghiali – che secondo stime Ispra hanno ormai superato il milione di esemplari in Italia – sta causando danni ingenti alle colture agricole e gravi incidenti all’uomo. La situazione ha assunto di fatto dimensioni e caratteristiche di una vera e propria emergenza, da superare avendo come bussola la gestione degli equilibri ecologici. Ma senza intralci amministrativi. L’abbandono di porzioni importanti di territorio rurale e montano da parte dell’uomo, nonché l’aumento del bosco, lasciano ampi spazi all’aumento di selvatici. Come testimoniato anche dall’allarme delle ultime ore di Coldiretti, Cia e Confagricoltura sui danni causati all’agricoltura dalla fauna selvatica, il cinghiale rappresenta la parte preponderante del problema viste le sue caratteristiche, le sue abitudini alimentari.

Su un punto in particolare siamo certi come Uncem sia necessario lavorare: le buone pratiche di abbattimento selettivo e contenimento faunistico attualmente in corso nei Parchi nazionali e negli Ambiti territoriali di caccia devono oggetto di standardizzazione e di direttive specifiche nazionali. Chiediamo alla conferenza Stato-Regioni di adottare queste direttive per i parchi regionali e per le aree non protette al fine di far fronte all’emergenza su tutto il territorio nazionale. Ridurre il numero di ungulati è urgente e non più rinviabile.

Uncem Piemonte

Multiutility a confronto. Il caso di Iren e Egea

Nello scorso anno ci siamo occupati con attenzione e speranza di aziende che hanno riaperto i battenti e in questo modo hanno assicurato nuova occupazione così come di vendita di pacchetti azionari

Mai, come in tempo di crisi, si deve guardare in modo equilibrato a nuove operazioni di acquisto e vendita. Il caso della cessione, da parte del Comune di Torino, di 33 milioni di azioni della sua partecipata Iren che fornisce energia elettrica, non solo alla città, desta preoccupazioni.

Ovviamente non solo alla minoranza comunale che ha presentato una doverosa interpellanza, attraverso il suo capogruppo Stefano Lo Russo, ma all’intera cittadinanza e a chi vede in operazioni frettolose la mancanza di lungimiranza. In altre parole, quello che preoccupa è il come e il quando, in buona sostanza: i tempi! Si sa da tempo che le casse della città torinese sono disastrate, ma svendere può servire solo a far cassa (ma poca), mentre bisognerebbe, per problemi nuovi proporre soluzioni nuove e fare ricorso alla creatività che non vuol dire ingegneria finanziaria che tanti guasti ha provocato. Nemmeno crediamo allo slogan dell’analisi costi/benefici dietro cui ci si trincera per non fare e che non vuol dire nulla. Se si fosse pensato così, non si sarebbe avviata in Italia la costruzione dell’Autostrada del Sole, ma tante altre opere sarebbero ancora da realizzare. Se in Provincia Granda non si è realizzata l’autostrada quando tutto era più facile fu perché qualcuno dall’idee strampalate sosteneva che l’isolazionismo era meglio! Quello che manca oggi per la città e per il Piemonte, per restare solo alla nostra regione, è la visione del futuro. Torniamo al caso della Multiutility Iren. Molte società nascono a Torino, ma dalla capitale subalpina vanno via. Nel caso dell’Azienda Municipalizzata dell’energia (AEM) essa è confluita in Iren da molto tempo, così come hanno fatto i Comuni di Genova, Reggio Emilia ed altri partner. L’unico comune a volerne ridurre la sua partecipazione è Torino. A parte, la scelta dei tempi, un rapporto pubblico privato può non esser deprecabile e guardarsi attorno per ricercare soluzioni intelligenti, potrebbe non essere male a partire da quella di cercare il modo di far restare le quote azionarie alla città di Torino. Si parla in continuazione di esportare idee lungimiranti, della trasferibilità di soluzioni efficaci, già realizzate e non ci si guarda attorno. In Piemonte, per esempio, nelle Langhe, un’idea di rapporto pubblico/privato, nello stesso settore di Iren è stata avviata da tempo e si chiama Gruppo Egea in cui convergono (Banche, Comuni e privati) e il rapporto fra la parte pubblica e quella privata è regolato in modo efficace e il coinvolgimento di due importanti Fondazioni come CRT e Intesa Sanpaolo potrebbe essere opportuno. A ben guardare anche nella nuova gestione del Salone del Libro si sta scegliendo la stessa strada con regole precise su compiti della parte pubblica e privata. Preoccupa le minoranze la decisione dell’amministrazione comunale di vendere e soprattutto perché immettere sul mercato un così considerevole numero di azioni equivale ad affidare alla parte privata la maggioranza della società.

In quest’ottica, il Partito Democratico attraverso il suo capogruppo Stefano Lo Russo ha depositato un’interpellanza al consiglio comunale a cui aderiranno anche il capogruppo dei Moderati Silvio Magliano e per Forza Italia Osvaldo Napoli. Se da un lato, la (s)vendita del pacchetto azionario detenuto in Iren non risolleverà le sorti delle casse cittadine, la domanda che ci si dovrebbe porre è come far crescere la partecipata con un progetto che sia non solo di cassa. Lamentarsi che la quota della città di Genova potrebbe aumentare e che si perderebbe influenza e rappresentanza in seno ad Iren può non essere la sola domanda giusta! Ritorcere alla sindaca Chiara Appendino lo slogan del Movimento 5* del rapporto costi/benefici è una delle domande da farle assieme a quella sulle minusvalenze per le Casse Comunali, a chi giova e al ruolo di Torino.

Chiudiamo con il raffronto con la Multiutility delle Langhe e al suo poderoso programma di attività e investimenti in tutti i versanti, dall’energia, alla cogenerazione, al teleriscaldamento, a quello delle acque, allo smaltimento dei rifiuti ed altro ancora; dove il rapporto pubblico privato tiene e la parte pubblica (Alba) con un bilancio non disastrato come quello di Torino non si sognerebbe mai di cedere parte delle sue quote detenute in Egea.

 

Tommaso Lo Russo

Autostrade, Uncem chiede incontro con i prefetti

Uncem ha richiesto ai Prefetti di Torino e Cuneo un incontro con i Sindaci nel quale presentare le preoccupazioni per gli aumenti dei pedaggi autostradali in particolare sulla Torino-Savona e sulla Torino-Bardonecchia. Uncem auspica possano svolgersi all’inizio della prossima settimana e che siano l’occasione per fare il punto sullo stato delle infrastrutture, della mobilità, delle opportunità per il nord-ovest. Autostrade, rete ferroviaria (con l’eliminazione dei treni per Bologna da Torino via Asti e via Alessandria, che di fatto isolano l’Appennino), Tenda bis e Asti-Cuneo da completare, sicurezza al Col di Tenda sono alcuni dei fronti aperti. Ma anche trasporti con auto elettriche, car sharing e car pooling, nuove opportunità alle quali i territori stanno lavorando. Uncem inviterà all’incontro con i Prefetti i Sindaci dei territori. Ma l’Unione dei Comuni e degli Enti montani dice NO alla contrapposizione politica. I complessi temi sono da affrontare con una forte coesione istituzionale. Senza divisioni ed eccessive polemiche. Uncem ha rappresentato la complessità di situazioni come fa da anni, mostrando che i territori non possono rimanere isolati, oltre che esclusi dalle scelte e dalle ricadute per le comunità

Rivalutazione geriatrica al Mauriziano

Nasce il primo ambulatorio in Italia di rivalutazione geriatrica del Pronto soccorso dell’ospedale Mauriziano di Torino, ovvero una struttura ambulatoriale cui i pazienti sono indirizzati su indicazione del Medico d’urgenza al momento della dimissione dal Pronto soccorso stesso, in base alla valutazione del rischio di ritorno non programmato. L’aumento costante della aspettativa di vita media e dei bisogni di salute della popolazione determina una crescita costante del ricorso al Pronto soccorso di pazienti anziani con malattie croniche. Nel solo 2017 ben 18042 accessi al PS del Mauriziano sono stati effettuati da pazienti sopra i 65 anni (il 38,7% del totale) e 4532 di questi hanno portato al 25,3% dei ricoveri totali. Ridurre il tempo di permanenza e le recidive di accesso di questi pazienti permetterà l’abbattimento delle complicanze associate alla permanenza ospedaliera con conseguente miglioramento della qualità di vita dei suddetti pazienti e contenimento dei costi.Per questi motivi sono apparse urgenti l’ideazione e la validazione di strategie assistenziali dedicate (come proposto anche nelle recenti dichiarazioni congiunte di SIGOT e SIMEU), che possano garantire una maggiore continuità delle cure dopo dimissione, soprattutto nei soggetti a maggior rischio di rientro inatteso in PS. A questo scopo, nell’ospedale Mauriziano ora per la prima volta è stato progettato un Ambulatorio di Rivalutazione Geriatrica, ovvero una struttura ambulatoriale cui i pazienti sono indirizzati su indicazione del Medico d’urgenza al momento della dimissione dal PS, in base alla valutazione del rischio di ritorno non programmato. L’ambulatorio si propone l’obiettivo di monitorare il decorso del paziente dopo la dimissione, individuando tempestivamente potenziali criticità che potrebbero condurlo nuovamente in PS e proponendo adeguati correttivi terapeutici e di percorso assistenziale. L’ambulatorio si propone anche di offrire una valutazione utile per facilitare i medici di famiglia nell’avvio delle pratiche assistenziali domiciliari.Al progetto partecipa il dottor Alessandro Reano (medico specializzando presso la Geriatria e Malattie Metaboliche dell’Osso dell’ospedale Molinette della Città della Salute di Torino) con la supervisione del dottor Domenico Vallino (Direttore della Medicina e Chirurgia d’Accettazione e d’Urgenza e responsabile del Pronto soccorso del Mauriziano) e del dottor Paolo Balzaretti (Dirigente medico della Medicina e Chirurgia d’Accettazione e d’Urgenza del Mauriziano).

Carta addio. La Regione diventa digitale

Prosegue l’impegno della Regione Piemonte per la completa transizione al digitale, intesa come definizione di sistemi, servizi e modelli organizzativi che sfruttano pienamente la tecnologia attualmente disponibile

Negli ultimi mesi le varie Direzioni regionali hanno compiuto notevoli passi in avanti verso questo traguardo da tagliare per la fine della legislatura: è proseguita l’individuazione e la ridefinizione delle procedure e dei processi amministrativi da rendere adeguati ad una gestione totalmente informatizzata migliorando le produzione di documenti nativi digitali e riducendo il ricorso al cartaceo, sono state attivate le operazioni necessarie per predisporre un unico modello comune per tutte le componenti dei processi (fasi, strumenti, informazioni, comunicazione, produzione). I risultati finora ottenuti sono estremamente soddisfacenti: la percentuale media di documenti conformi al modello nativo digitale prodotti nel 2018 dalla varie Direzioni è stata del 96,1%, con punte superiori al 98%; l’incremento complessivo rispetto al 2017 è stato del 12,5%. In questo periodo si sta in particolare procedendo alla definizione di un data base dei processi dell’ente, che permetta di rispondere a tutte le esigenze di rilevamento, controllo e verifica delle informazioni. Seguirà l’individuazione di un software gestionale e di reportistica che costituirà lo strumento esclusivo per rispondere a tutte le esigenze operative, con specifico riguardo alla ridefinizione semplificata delle procedure, all’individuazione di attività standardizzabili o trasversali, alla gestione totalmente informatizzata dei processi. Tra le iniziative avviate, si segnala quella della Direzione Promozione della Cultura, del Turismo e dello Sport, che ha messo a punto un supporto informativo legato alla gestione dei contributi regionali erogati ad enti e istituzioni culturali, turistici e sportivi che mira a dematerializzare gli iter amministrativi, ridurre i tempi di elaborazione dell’istruttoria, della graduatoria e dei controlli della spesa, mantenere un rapporto costante con i richiedenti per una maggiore trasparenza sull’operato della Pubblica amministrazione. Per rinnovare all’intero assetto organizzativo dell’ente le motivazioni alla base della scelta digitale, l’Amministrazione regionale ha avviato ultimamente un’azione di informazione diffusa per ribadire che digitalizzare fa bene all’ambiente, crea nuove opportunità di lavoro, apre nuovi segmenti di mercato, offre prospettive di innovazione, abbatte le barriere architettoniche e sociali. Una sfida quindi non solamente tecnologica, nonostante la tecnologia sia fondamentale e necessaria, ma soprattutto comportamentale: è necessario che i funzionari siano consapevoli che il pensiero digitale deve influenzare il miglioramento dei servizi pubblici e l’eliminazione dei processi e delle norme inutili, e non semplicemente automatizzare i processi esistenti. Insomma, un’operazione che deve reinventare il modo in cui i servizi pubblici sono concepiti, disegnati, gestiti e fruiti, e che ha inoltre lo scopo di rafforzare il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità dell’Agenda europea 2030 e la promozione dell’informazione del Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID) come primo fattore per la piena realizzazione della cittadinanza digitale.

 

(cs) www.regione.piemonte.it

Imprese piemontesi in fase di stallo

Per il primo trimestre del 2019 la maggior parte delle imprese manifatturiere prevede un calo della produzione e degli ordini. Stagnano l’export e gli investimenti, non si prevedono assunzioni. Dall’indagine di Confindustria Piemonte, Intesa Sanpaolo e Unicredit emerge inoltre che il raffreddamento del clima di fiducia non riguarda al momento  il comparto  servizi.  “Dopo quasi quattro anni il ciclo espansivo dell’industria manifatturiera pare  concluso”, afferma  il presidente di Confindustria Piemonte, Fabio Ravanelli che sottolinea come tale situazione sia anche dovuta all’effetto  psicologico di azioni di politica economica “incoerenti e dannose e di un clima politico apertamente anti industriale e contrario alla crescita”.

Uncem: “Autostrade, bloccare gli aumenti”

L’unione ha scritto a tutti i Concessionari e al Ministero dei Trasporti

I rincari autostradali sono da bloccare. È prioritario oggi stoppare gli aumenti dal primo gennaio, su tutta la rete nazionale. Per la A24 e A25, ad esempio, i Sindaci e Uncem Lazio sono stati chiari scendendo più volte in piazza negli ultimi mesi: no agli aumenti delle tariffe. Devono essere ascoltati. I Sindaci non possono accettare, così come tutti gli utenti, un aumento del 15 per cento delle tariffe sulla Strada dei Parchi. Vale per tutti i 6940 chilometri di autostrade italiane. Un terzo di queste vie di comunicazione attraversa Alpi e Appennini. Solo in Piemonte, sono già scadute diverse concessioni, compresa la tangenziale di Torino. Nella nuova gara, i territori devono avere un ruolo: vanno individuati precisi ristorni e investimenti locali. Uncem ha scritto a tutti i Concessionari e al Ministero dei Trasporti chiedendo di bloccare gli aumenti. Ma il tema è, secondo Uncem, politico. Richiede cioè una presa di posizione del Parlamento e del Governo. “Deve essere previsto che una parte del canone incassato dallo Stato torni sui territori”, sottolinea Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem. Ad esempio per finanziare il fondo nazionale montagna. Lo prevedeva un emendamento alla legge di bilancio, non accolto. Bussone prosegue: ” Era necessario prevedere il ristorno di una parte dei canoni versati allo Stato dai concessionari autostradali, ai fini di compensazioni ambientali i territori montani compromessi dal punto di vista paesaggistico e ambientale dalla presenza di queste grandi infrastrutture, delle autostrade. Una parte dei proventi derivanti dai canoni versati a seguito delle concessioni dovrebbero essere usati per rimpinguare tre fondi: il fondo manutenzioni dell’Anas, il fondo per il trasporto pubblico locale e, appunto, il fondo per la montagna”.  “Si sarebbe trattato, nella legge di bilancio varata ieri, di un provvedimento storico per gli enti locali della montagna italiana – commenta Bussone – per assicurare un’alimentazione finanziaria a progetti di sviluppo e di compensazione ambientale, introducendo un meccanismo innovativo che non grava sulla finanza pubblica ma ripristina una logica di naturale compensazione ambientale secondo la logica del pagamento dei servizi ecosistemici”.

Treni, Torino e Aosta alleate per migliorare i servizi

E’ stato raggiunto un accordo di massima su problemi come quelli della linea ferroviaria tra la Valle d’Aosta e Torino, la prosecuzione dell’elettrificazione tra Ivrea e Aosta, la  sicurezza della Chivasso-Aosta eliminando passaggi a livello e sono stati presi in esame progetti per  diminuire i tempi di sosta nella stazione di Chivasso. Il futuro delle ferrovie tra Piemonte e Valle d’Aosta è stato preso in esame nell’incontro tenutosi a Torino tra gli assessori ai trasporti delle due regioni, Francesco Balocco e Luigi Bertschy. Obiettivo rilanciare un’iniziativa comune per ridefinire l’Accordo di Programma Quadro con Rfi sulla Aosta-Ivrea-Chivasso-Torino. “Lavoreremo insieme per conciliare le esigenze degli utenti piemontesi e aostani”, hanno sottolineato i due assessori.

Chiude il ristorante del grattacielo

Chiude temporaneamente il ristorante Piano 35 sul grattacielo Intesa San Paolo. La banca, scrive il quotidiano Repubblica,  smentisce una trasformazione in foresteria, dopo il 31 dicembre, quando il locale si fermerà. Il Piano 35 e il lounge bar collocato al 37esimo piano dell’edificio di corso Inghilterra forse riapriranno  in piazza San Carlo (nei locali del vecchio Caval ‘d Brons?). Il contratto tra la banca e la coop Cir Food che gestiva il ristorante e il bar è stato interrotto, così come non è stato rinnovato  il contratto con lo chef da due stelle Michelin  Marco Sacco del “Piccolo Lago” di Verbania, che da settembre 2018 era responsabile delle cucine del ristorante in cima alla torre Intesa san Paolo.

Mobilità internazionale, un milione di euro in più

La giunta ha deliberato  di destinare circa un milione di euro aggiuntivi per le borse di studio dedicate alla mobilità internazionale. In questo modo le risorse regionali in tutto assegnate all’Edisu per il diritto allo studio universitario, per il 2018/2019, non sono più solo i 20,2 milioni di euro impegnati con delibera del 13 dicembre scorso ma 21,2 milioni di euro. “Questo atto è un’ennesima prova che la nostra Regione crede fortemente che, per avere una società migliore, è importante investire nei giovani e dar loro la possibilità di fare esperienze all’estero”, afferma l’assessora al Diritto allo studio, Monica Cerutti. Per il 2019, Edisu stima che le domande di borse di studio per la mobilità internazionale saranno in tutto 513, per un valore complessivo di 1,4 milioni di euro. Il resto delle risorse trasferite dalle Regione andranno invece per le Borse di Studio. Nell’anno accademico 2018/2019 sono 14.111 gli studenti aventi titolo (in aumento del 15,5% rispetto al 2007/2018), per un valore di circa 43,3 milioni di euro. Oltre ai finanziamenti di Regione l’ente allo studio coprirà queste spese con i soldi provenienti dal Fondo integrativo statale (12 milioni di euro) e dalla tassa regionale per il diritto allo studio.