ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 567

Primi 9 mesi: cresce il mercato immobiliare

La provincia di Torino è prima per numero di compravendite, quelle di Asti e Vercelli le più vivaci (+13,5% e +10,4%). In calo Alessandria (-3,1%)

 

 

Nei primi nove mesi del 2018, il mercato immobiliare residenziale piemontese registra una crescita degli scambi di abitazioni. Secondo l’elaborazione del Centro Studi di Abitare Co., società attiva nell’ambito dell’intermediazione immobiliare, sui dati forniti dall’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate, da gennaio a settembre le compravendite nel settore residenziale nella regione sono aumentate del +4,3%, raggiungendo in totale 36.907 unità. Un dato che posiziona il Piemonte al 4° posto in Italia per numerosità e all’10° per tasso di crescita. A livello territoriale, le province che hanno registrato il maggior numero di compravendite sono state, nell’ordine, Torino (21.399), Cuneo (4.643), Alessandria(2.759), Novara (2.627), Asti (1.700),

 Verbano-Cusio-Ossola (1.367), Biella (1.223) e Vercelli (1.189). Rispetto allo stesso periodo dello scorso anno si registra una crescita in quasi tutte le province, con Asti (+13,5%) e Vercelli (+10,4%) le più dinamiche. Seguono Verbano-Cusio Ossola (+5,2%), Biella (+4,8%), Torino(+4,7%), Novara (+3,6%) e Cuneo (+2,5%), mentre si evidenzia un calo solo ad Alessandria (-3,1%).

 

E sul fronte dei prezzi? Tra le città capoluogo di provincia, Torino è la più cara, con prezzi che si attestano sui €1.900 al mq (+1,1% sul 2017), seguita daVerbania con €1.850 (-1,6%), Cuneo con €1.700 (+1,4%), Asti con €1.200 (-2,5%), Novara con €1.100 (-1,7%), Alessandria con €900 (+0,4%), Vercelli con €850 (-4,4%, il calo più alto in regione) e Biella con €700 (-1,3%).

 

Contro i disastri naturali le case resilienti

La risposta di architetti, ingegneri e designer alle catastrofi naturali in un concorso internazionale, che ha visto il team della laurea magistrale in ‘Architettura per il progetto sostenibile’ del Politecnico classificarsi tra i nove vincitori

 

 

Dal 1970 ad oggi gli eventi catastrofici sono quadruplicati (The Economist) e solo negli USA ammontano a 306 miliardi di dollari i danni provocati dagli uragani e dagli incendi nel 2017. Si stima che i rifugiati a seguito di disastri naturali siano circa 20 milioni l’anno; il loro numero supera quello dei rifugiati per conflitti bellici ed è in continua crescita a causa dei cambiamenti climatici. Con l’intento di rispondere al crescente numero di calamità naturali che colpiscono il nostro pianeta, laWorld Bank e Nazioni Unite – UN Habitat, in partenariato con Airbnb, Build Academy e Global Facility for Disasters Reduction and Recovery hanno promosso il concorso Resilient Homes Design Challenge, per la progettazione di piccole case economiche e sostenibili che possano essere costruite ad un costo inferiore a 10 mila dollari. Progettisti di tutto il mondo sono stati chiamati a confrontarsi su un tema cruciale a livello globale: la casa per i rifugiati a causa di disastri naturali. Il concorso ha proposto il tema in una chiave nuova: il “transitional housing”, ovvero superare l’approccio tradizionale basato su campi profughi temporanei – che nella realtà dei fatti vengono occupati invece per anni, quando non per sempre – per vedere il processo di rilocalizzazione  come inizio di un nuovo insediamento evolutivo, in grado di diventare da temporaneo permanente, crescendo nel tempo per soddisfare esigenze che passano da primo rifugio alla casa definitiva sullo stesso pezzo di terra. Questo nuovo approccio rende la sfida progettuale appassionante, perché alla casa permanente si richiedono prestazioni di comfort e resilienza che un rifugio temporaneo può non avere, e perché il riferimento a luoghi concreti spinge a confrontarsi con condizioni operative reali – non solo progettare una architettura, ma verificarne la fattibilità logistica, economica, costruttiva.

 

Il final design studio “Design within the limits of scarcity” della laurea magistrale in ‘Architettura per il progetto sostenibile’ del Politecnico di Torino ha raccolto questa sfida: 48 studenti di tutto il mondo, iscritti al Politecnico o qui in Erasmus o con accordi di doppia laurea, coordinati da Francesca De Filippicon Roberto Pennacchio (tecnologia dell’architettura), Matteo Robiglio e Elena Vigliocco con Matteo Gianotti (progettazione architettonica e urbana) e Marco Simonetti (Sistemi di controllo ambientale) hanno dapprima sviluppato alternative di progetto in competizione per poi convergere in tre team – uno per ognuno degli scenari proposti dal concorso, collocati in contesti ambientali e climatici diversi.Il progetto “Core House” coordinato da Laura Munoz Tascon, studentessa colombiana, ha sviluppato una elegante soluzione di casa in bamboo a basso costo ed alta sostenibilità, auto-costruibile, in grado di resistere a ricorrenti inondazioni sollevandosi dal suolo grazie a un ingegnoso sistema di galleggianti realizzati con materiali di recupero. I vincitori sono stati annunciati la scorsa settimana e il team del Politecnico è risultato uno dei 9 vincitori su più di 300 proposte presentate; i progetti vincitori saranno invitati per una esposizione alla sede centrale della World Bank a Washington DC e altre sedi internazionali, e potranno essere realizzati e sperimentati nell’ambito di interventi della Banca Mondiale nel mondo.

 

Il Team PoliTo:

Francesca De Filippi, Matteo Gianotti, Roberto Pennacchio, Matteo Robiglio, Elena Vigliocco, Marco Simonetti, Laura Munoz Tascon, Simone parola, Maria Vélez, Zhang xinyun, Ma Xingyu, Manuela Reitsma, Alessandro Scarfiello, Francesco Sorasio, Florencia Courroux, Ferhat Dural, Hadi Charafeddine, Fernanda Souza Povoa, Luca Anselmino, Tzlil Lussato, Mirela Dadaj, Ghazal Amiri, LI biao, Ramezanzade.

E anche l’Iren se ne va…

/

Ma Torino deve per forza far rima con declino?

di Ibis

E anche l’Iren se ne va …si potrebbe cantare, malinconicamente, parodiando una canzone di Adriano Celentano. La notizia è di fine novembre ma è stata ripresa in questi giorni da più organi di informazione: la Finanziaria Città di Torino Holding (FCT) ” ha completato con successo il collocamento di complessive n. 32.931.830 azioni ordinarie di Iren, pari al 2,5% del capitale sociale“, come dice un comunicato ufficiale. L’incasso è di 61 milioni di Euro. E’ la vendita di un ulteriore 2,5% dei titoli del colosso dell’energia da parte del comune di Torino per fare quadrare i conti della città. La giunta Appendino continua una pratica , poco virtuosa, iniziata nel 2011, quella di cedere i gioielli di famiglia, quindi in piena continuità con le giunte precedenti, tanto contestate. I comuni emiliani hanno mantenuto le loro partecipazioni, Genova è salita dal 16,3 al 18,8%, diventando il primo socio pubblico, ci ricorda Andrea Rossi ,in un preoccupato articolo sulla Stampa. E’ un altro segnale di un declino che sembra davvero inarrestabile , con la città che continua a perdere abitanti, posti di lavoro, reddito dei cittadini: oggi buona parte del Pil torinese è sostenuto da pensioni  percepite da chi ha potuto usufruire degli anni “belli” della Torino capitale industriale e sostiene figli e nipoti . Non vogliamo fare del pessimismo lanciando questi allarmi , ma guardare in faccia la realtà per far sì che dalle classi dirigenti ci sia un sussulto d’orgoglio e di responsabilità che oggi scorgiamo in pochi organismi economici e politici (uno fra tutti, la Fondazione CRT grazie all’attivismo di un torinese di adozione , ma cuneese di nascita e mentalità, il prof. Giovanni Quaglia).

***

La vicenda Iren è significativa: perché nessun privato torinese o piemontese sembra si sia fatto avanti e sia stato sollecitato dal Comune a comprare la sua quota ( se proprio si doveva venderla), per salvaguardare la quota di ” torinesità” del gruppo . L’Iren è una azienda sana che dà utili, ha un piano di investimenti da mille miliardi nel Nord Ovest per i prossimi 5 anni , assumerà mille persone e garantirà fino a 300 milioni l’anno di utili ai suoi azionisti.  Con la vendita della quota, il comune rinuncerà nei prossimi anni a cospicui dividendi: possibile che non si potesse mantenere la proprietà presso consolidate e radicate famiglie della finanza o dell’industria di questo territorio?

***

Ammonisce giustamente Andrea Rossi ; La natura della società non la rende indifferente al peso dei suoi azionisti: finché Torino era il comune più “presente” poteva influenzarne le scelte. Negli anni scorsi Iren è andata in soccorso del Comune più volte, acquistando Amiat e l’inceneritore, sostenendo tutto il comparto della cultura. Il comune di Torino dimostra ancora una volta la sua visione di corto respiro: è disponibile ha rinunciare a 2 miliardi e 900 milioni di investimenti sul territorio per la Tav , però, parole del sindaco, si candida agli ATP di Tennis : come se potessero sostituire un investimento strutturale. Insomma “panem et circenses” si sarebbe detto, sommando i giochi sportivi al cosiddetto reddito di cittadinanza tanto caro all’attuale maggioranza. Obbedienti ai voleri del partito ( 5 stelle) il sindaco e i rappresentanti piemontesi in parlamento del movimento , nulla dicono sulla “ecotassa” sulle auto (vero, sottosegretario Castelli?) : sono stati valutati i rischi per la produzione e l’occupazione? Quella che è ancora una grande area industriale (ma che sta perdendo i pezzi) non può vivere solo di cultura, turismo e food: tutti vedono il proliferare di ristoranti o luoghi dedicati al cibo. Quanto reggeranno in una città in crisi? E si può incentivare il turismo rinunciando ai grandi collegamenti veloci come il Tav e con un aeroporto (a proposito il comune non ha più nessuna partecipazione , venduta anche quella) di terza fascia? Caselle risulta al 14 esimo posto per numero di passeggeri, preceduto anche da Bari, Pisa , Cagliari e ha visto calare i passeggeri del 3% da gennaio a novembre 2018. L’unico fra i grandi e medi aeroporti italiani.

 

(foto grande di Mario Alesina)

 

In Piemonte nascono nuovi Comuni

All’unanimità dei votanti, il Consiglio regionale ha approvato le leggi che istituiscono, a partire dal primo gennaio 2019, i Comuni di Valdilana in provincia di Biella e Gattico-Veruno in provincia di Novara

Il provvedimento sul nuovo Comune di Valdilana, che nasce dalla fusione dei Comuni di Mosso, Soprana, Trivero e Valle Mosso, è stato illustrato in Aula dai relatori di maggioranza Vittorio Barazzotto (Pd) e di minoranza Davide Bono (M5s). Per in nuovo Comune, che avrà una popolazione di circa undicimila abitanti, è previsto lo stanziamento una tantum di 145.000 euro per il 2019 e di 29.000 euro annui per il quinquennio 2019-2023. Il provvedimento sul nuovo Comune di Gattico-Veruno, creato con la fusione dei Comuni di Gattico e di Veruno, è stato illustrato in Aula dal relatore di maggioranza Mario Giaccone (Chiamparino per il Piemonte) e di minoranza Gian Paolo Andrissi (M5s). Per il nuovo Comune, che nasce dalla volontà di rendere istituzionale la collaborazione già esistente tra i vecchi Municipi, è previsto lo stanziamento una tantum di 130.000 euro per il 2019 e di 26.000 euro annui per il quinquennio 2019-2023. Rimandata alla seduta di giovedì, invece, la discussione del disegno di legge 308, “Istituzione del Comune di Lu e Cuccaro Monferrato mediante fusione dei due Enti in Provincia di Alessandria”. Dopo l’illustrazione del provvedimento da parte del relatore di maggioranza Giaccone (Chiamparino per il Piemonte) e di minoranza Luca Angelo Rossi (Fi), il consigliere Davide Bono (M5s) ha espresso la propria difficoltà a votare la fusione, “che non prevede istanza di ripensamento” per approfondire meglio i termini della questione all’indomani dell’esito del referendum, che ha visto nel Comune di Cuccaro prevalere il no. Alla richiesta si è unita la consigliera Maria Carla Chiapello (Moderati), mentre Gian Luca Vignale (Mns) ha sottolineato che il Consiglio “non è obbligato a ratificare” e deve evitare di far venir meno il rispetto della volontà dei singoli Comuni. Domenico Ravetti (Pd) ha chiesto che la legge possa venire votata entro fine anno. Il vicepresidente della Giunta Aldo Reschigna ha concluso che da parte dell’Esecutivo non ci sono impedimenti ed “è responsabilità politica dei sindaci dare importanza o meno alla consultazione referendaria”. L’Assemblea ha poi approvato i disegni di legge che prevedono l’incorporazione, in provincia di Cuneo, del Comune di Valmala nel Comune di Busca e del Comune di Castellar in quello di Saluzzo. I due provvedimenti, illustrati da Giaccone, prevedono per il Comune di Busca e per quello di Saluzzo lo stanziamento una tantum di 130.000 euro per il 2019 e di 26.000 euro annui per il quinquennio 2019-2023. Con 23 sì, 4 no e 3 non votanti l’Assemblea ha infine approvato, con emendamenti, l’ordine del giorno presentato dal primo firmatario Paolo Allemano (Pd) che impegna la Giunta regionale “ad accompagnare i processi di fusione ed incorporazione di Comuni secondo la logica degli Ambiti integrati territoriali, vale a dire aree omogenee definite in base ai dati sociali, economici, ambientali e infrastrutturali, oltre che alla storia, all’identità e alle relazioni e a monitorare le fusioni avvenute al fine di agevolare il miglior adattamento dei Comuni limitrofi al contesto che si è determinato con la fusione, al fine di valutare eventuali modifiche ai criteri d’incentivazione regionale alle fusioni”.

TOMMI: il videogioco creato per i piccoli pazienti

/

Si chiama TOMMI ed è il nuovo videogame con cui potranno giocare i piccoli pazienti oncologici del reparto di Oncoematologia pediatrica dell’ospedale Infantile Regina Margherita della Città della Salute di Torino (diretto dalla professoressa Franca Fagioli)

Si tratta di un progetto, creato dalla startup italiana Softcare Studios, volto a migliorare la qualità di vita dei pazienti grazie alle potenzialità delle tecnologie digitali. Ora per la prima volta, grazie alla collaborazione dell’Associazione DEAR Onlus, sbarca al Regina Margherita. TOMMI è un progetto innovativo sviluppato per aiutare i bambini malati di cancro ad affrontare meglio la terapia e l’ospedalizzazione unendo gioco e nuove tecnologie. Creato da un team di giovani professionisti della startup italiana Softcare Studios, TOMMI è un’esperienza in realtà virtuale (VR) realizzata per ridurre stress, ansia e dolore associati ai trattamenti medici, che permette ai bambini di immergersi in uno scenario digitale dove distrarsi dall’ambiente ospedaliero. Un’alternativa sicura e non invasiva per ridurre l’uso di farmaci sedativi o antidolorifici impiegati normalmente per calmare i giovani pazienti durante le procedure mediche. Presentato in forma di videogame, TOMMI è stato costruito attorno alle reali necessità e condizioni dei pazienti oncologici, coinvolgendo anche i parenti in sessioni di gioco collaborative, grazie alle quali ritrovare momenti di spensieratezza e complicità. Grazie alla realtà virtuale, TOMMI permette di coinvolgere i pazienti rilassandoli e calmandoli per contrastare le emozioni negative derivate dalla terapia, che impattano non solo la loro psiche ma anche il loro stato di salute fisico. Allo stesso tempo, il gioco è progettato per testare e analizzare le performance psicomotorie dei bambini normalmente influenzate dal decorso della terapia, fornendo ai medici uno strumento innovativo per seguire le condizioni di benessere dei pazienti, anche da remoto. In TOMMI i bambini si troveranno in un ambiente di fantasia, dove verranno coinvolti in diverse attività, ad esempio mettendo alla prova la loro memoria per ritrovare esserini magici che appariranno e scompariranno, oppure dovranno colorare con la loro bacchetta magica un drago volante collaborando con i genitori che daranno loro le giuste istruzioni a voce. Ogni piccola sfida serve per mettere alla prova il bambino, ma anche per testare le sue abilità che possono essere di interesse anche per il decorso della terapia. TOMMI ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti in Italia ed all’estero, guadagnando grande visibilità nel mondo dell’innovazione digitale della salute, oltre ad essere stato selezionato da percorsi di accelerazione in Germania, USA e Danimarca, dove la startup ha da poco aperto la sua seconda sede. Recentemente, Softcare Studios è stata inoltre premiata dalla Commissione Europea come miglior startup di e-health in Europa durante la finale degli Startup Europe Awards a Sofia, in Bulgaria. L’obiettivo adesso è permettere ai pazienti ed ai loro parenti di scoprire le potenzialità di TOMMI, pronto nella sua versione beta, portando il progetto negli ospedali italiani a partire dal Regina Margherita, permettendo al personale medico di familiarizzare con la tecnologia e valutare futuri percorsi di validazione scientifica del suo impatto sulla vita dei bambini durante la terapia. L’associazione DEAR Onlus si occupa di umanizzazione degli ambienti di cura e dal 2016 è attiva nel reparto di Oncoematologia pediatrica del Regina Margherita con il progetto Robo&Bobo. Questa nuova collaborazione con il reparto è resa possibile grazie al supporto della Fondazione Amici di Jean.

Pierpaolo Berra

Tav, perché sì. Il libro di Fassino e Chiamparino

Signori, l’impresa che vi proponiamo, non vale celarlo, è impresa gigantesca; la sua esecuzione dovrà però riuscire a gloria e vantaggio del Paese. Le grandi imprese non si compiono, le immense difficoltà non si vincono che ad una condizione, ed è che coloro cui è dato di condurre queste opere a buon fine abbiano una fede viva,assoluta,nella loro riuscita.Se questa fede non esiste,non bisogna accingersi a grandi cose né in politica,né in industria..”. Con questa citazione di Camillo Benso di Cavour si apre l’instant book scritto da Sergio Chiamparino e Piero Fassino “Tav.Perché sì”, pubblicato da La nave di Teseo, disponibile in questi giorni nelle librerie.Non una citazione qualsiasi ma un frammento del discorso che Cavour tenne il 27 giugno 1857 al Parlamento Subalpino, prima del voto per la realizzazione del tunnel ferroviario del Fréjus. In una novantina di pagine, l’attuale governatore del Piemonte e l’ex sindaco di Torino, delineano il senso della loro iniziativa, tesa a liberare la discussione sulla Tav dalle ideologie politiche, puntando esclusivamente ai dati, ai numeri, alle analisi dei costi e delle attese del mondo economico e sociale. Dal libro emerge un’analisi molto seria, documentata e persino puntigliosa su questa grande opera al centro del dibattito pubblico da anni. La Tav, la linea ferroviaria ad alta velocità che dovrebbe collegare Torino a Lione, e l’Italia alle grandi vie di comunicazione europee, è da 25 anni al centro di uno scontro aspro tra chi è favorevole e chi contrario alla sua realizzazione. Un confronto in cui slogan e accuse hanno spesso soffocato il reale dibattito. Piero Fassino e Sergio Chiamparino hanno affrontato entrambi in prima persona, come membri del governo e amministratori locali, la nascita e l’evoluzione della TAV, ne hanno da sempre difeso gli obiettivi, pur avanzando proposte e non risparmiando critiche per migliorare un progetto di grande complessità. Nel libro presentano, con chiarezza e passione, le ragioni del sì a un’opera strategica per il nostro Paese, e al tempo stesso ne fanno la chiave per difendere l’idea di un’Italia aperta al mondo, rispettosa della partecipazione e del confronto, finalmente capace di prendere decisioni coraggiose.

M.Tr.

Sport dietro le sbarre

Il Gruppo Sportivo Polizia Municipale di Torino ha preso parte al “progetto casa circondariale”, sfidando i detenuti e le detenute rispettivamente a calcio e pallavolo: un’iniziativa vincente e destinata ad ampliarsi in futuro

 

Lo sport approda alla casa circondariale “Lorusso e Cutugno” di Torino grazie al Gruppo Sportivo Polizia Municipale del capoluogo sabaudo; infatti, nell’ambito del “progetto casa circondariale”, vigilesse e vigili gialloblù hanno sfidato detenute e detenuti rispettivamente a pallavolo e calcio, nelle giornate di mercoledì 12 e venerdì 14 dicembre. Tali incontri, come detto, contribuiscono a comporre il mosaico di un’iniziativa alquanto estesa, che mira all’avvicinamento allo sport; legata a percorsi di inclusione sociale, è organizzata in collaborazione con la Fiamma Azzurra e i rispettivi enti di appartenenza (Corpo di Polizia Municipale di Torino, Direzione Polizia Penitenziaria e Corpo di Polizia Penitenziaria) ed è divenuta un appuntamento tradizionale di fine anno, che ci si augura possa sfociare in un più importante e ancor più esteso progetto di riqualificazione sociale. Le prime a scendere in campo sono state le pallavoliste del GSPM Torino (Roraima Pennazio, Roberta Pica, Cinzia De Rosa, Antonella Bifano, Monica Loncone, Francesca Nardella e Giovanna Consoli), che hanno affrontato le detenute dell’ala femminile, allenate e seguite da un tecnico del CUS Torino, senza però scontrarsi effettivamente con loro, dal momento che sono state formate due selezioni miste. Al termine del match sono stati lasciati in dono alcuni omaggi alle ragazze detenute, a cui ha contribuito anche la FIPAV Piemonte nella persona del presidente Ezio Ferro, che ha fornito capi tecnici e materiale utile all’allenamento. Venerdì, invece, sono stati i calciatori della rappresentativa della polizia municipale subalpina (Franco Caporusso, Giuliano Giacobbe, Valter Negro, Carmelo Cartisano, Valerio Piai, Francesco Piccinni, Davide Bianco, Denny Guarise, Simone Manzo, Gennaro Amato, Davide Giorgio, Ernesto Cambio, Alessio Colucci, Marco Ermanni, Fulvio Biscuola, Walter Chervatin, Davide Ossati, Giuseppe Spatolisano e Federico Trabucco) a calcare il rettangolo verde della casa circondariale per dare vita a una partita vissuta con grande sportività da parte di entrambe le formazioni, che tuttavia non hanno certo tirato indietro la gamba e sono andate sin dal primo minuto alla ricerca della vittoria. A spuntarla, per la cronaca, sono stati i vigili torinesi per 4-2, ma al termine del match il vero trionfatore è stato il fair play: strette di mano, sorrisi e, non ultima, la consegna di alcune confezioni di caffè e cioccolatini da parte del GSPM Torino ai detenuti, che hanno apprezzato il gesto e ringraziato calorosamente i loro avversari di giornata. Nota a margine: l’incontro calcistico è stato arbitrato dal direttore di gara federale Marco Chessa, che, tra l’altro, ricopre anche l’incarico di Consigliere comunale presso il municipio sabaudo. Soddisfatti tutti gli organizzatori e i promotori del progetto, unanimemente concordi nell’asserire che «questo genere di manifestazioni contribuisce all’abbattimento, per qualche ora, del muro che separa la casa circondariale dalla società, fornendo ai detenuti la possibilità di un sano confronto umano e sportivo».

 

Alessandro Nidi

Qualità della vita, Torino 78^

Torino  si piazza nella 78esima posizione nella classifica della  qualità della vita, secondo l’indagine realizzata e pubblicata dal quotidiano economico  Italia Oggi. Al primo posto  Bolzano,  al 55esimo  Milano e  all’85esimo Roma. Il capoluogo piemontese ha perso una posizione rispetto al 2017, mentre nel 2016 era 70esima.

Cassa integrazione per i lavoratori Comital

Il primo cittadino  auspica che lo stabilimento venga acquistato e rimesso in attività

All’incontro di ieri al tavolo regionale convocato sulle vertenze Comital e Lamalu è emerso che i curatori fallimentari delle due aziende hanno ottenuto dal tribunale di Ivrea l’autorizzazione a richiedere la cassa integrazione straordinaria per cessazione a decorrere dal 2 gennaio 2019 e per la durata di un anno. Commenta il sindaco di Volpiano Emanuele De Zuanne: «Sono soddisfatto di questo passaggio perché consente ai lavoratori di avere maggiore serenità e auspico che al più  presto lo stabilimento venga acquistato e rimesso in attività».

Fca, Addio Lingotto?

di Ibis

La storica palazzina direzionale Fiat (ora FCA) del Lingotto, dove c’è l’ufficio che fu del fondatore, il vecchio senatore, e poi del nipote Gianni, chiuderà  i battenti ai grandi manager del gruppo? Se così fosse, come sembra da informazioni che abbiamo raccolto,  FCA volerà via, silenziosamente , senza che nessuno (e per nessuno si intende innanzitutto chi governa la città) dica nulla, forse nemmeno lo sa. Pare che accadrà presto, molto presto, sembrerebbe già a gennaio. L’ufficio di John Elkann, per quanto il Presidente starà a Torino, potrebbe trasferirsi alla Fondazione Agnelli in via Giacosa, quello di Manley, il CEO che ha sostituito Marchionne, non è già più a Torino. I manager restanti andranno tutti a Mirafiori, nei grandi e mezzi vuoti uffici di quello che un tempo fu il più grande complesso industriale del mondo. Il declino della bella palazzina del Lingotto è più che un simbolo di quello di Torino. L’accelerazione si è avuta negli ultimi anni dopo l’effetto “droga” delle Olimpiadi: come ogni droga , la fine dei suoi effetti provoca crisi di astinenza. Così il declino sta accelerando in mancanza di scelte politiche coraggiose e capacità di risvegliare o attirare investimenti pubblici e privati ( altro che “decrescita felice”).

Si fa addirittura il contrario, si rifiutano gli investimenti in corso: il più grande di tutti è il Tav , con i suoi due miliardi e 900 milioni che ricadrebbero su Torino e provincia e con la potenzialità di creare un nuovo grande collegamento internazionale innanzitutto per la città, ma che naturalmente interessa anche tutto il Nord e quindi l’Italia. I valsusini, meglio la parte ( forse addirittura minoritaria in valle) contraria al Tav, ha trovato una sponda formidabile nella sindaca, la sua giunta e il governo. ” A questa città manca coraggio. Mancano sogni», ha detto il Presidente dell’Ordine degli Architetti Massimo Giuntoli, venerdì 14 dicembre, nel convegno che ha chiuso i ciclo di incontri Architettiamo la Città promosso dall’Ordine di Torino. Gli architetti hanno sondato la città con incontri in tutti i quartieri per riflettere e cercare potenzialità e per scrivere una piattaforma per il rilancio : sei le questioni prese in esame: degrado e cura del territorio, città a misura di studente, mobilità e viabilità del futuro, fiumi, multi-centralità, commercio. Ma alla base di qualunque politica territoriale futura capace di attrarre investimenti, gli architetti indicano infrastrutture più efficienti e veloci. “La città” . spiega il Presidente Giuntoli , “deve essere connessa con l’area metropolitana , non più Torinocentrica , ma anche con Milano e l’Europa.”  In sala si è notata l’ennesima assenza della sindaca Appendino, ormai consueta quando i temi scottano: dopo il voto contro la Tav in consiglio, la sfilata no Tav dell’8 dicembre ( pur dichiarandosi d’accordo ), il voto favorevole all’opera del consiglio dell’Area metropolitana. Ma non è una buona politica quella di scomparire e non ascoltare. Alla lunga non pagherà ( si parla di sondaggi discreti che darebbero i 5 stelle in caduta libera a Torino ). L’allarme sul declino della città, che sta accelerando , viene da varie parti. Anche dalla chiusura di diversi negozi del lusso. L’ultimo, la gioielleria Olivero in Galleria San Federico il cui titolare ha dichiarato alla Stampa: «Ho deciso di chiudere a fine anno. In queste condizioni non si può andare avanti: la crisi c’è da tempo, ma gli ultimi due anni sono stati insostenibili». E il gioielliere Silvio Palmerio aggiunge «La situazione qui è molto seria in una città come Torino che non dà nessun cenno di risveglio. Ormai siamo la periferia di Milano e la situazione si riflette anche sul turismo, che quando c’è non compra». Nel convegno degli architetti torinesi sono stati dati numeri che fanno paura: li ha illustrati Lorenzo Bellicini, direttore di Cresme, il Centro ricerche economiche e sociali del mercato dell’edilizia. Tra il 2013 e il 2017 Torino ha perso altri 20 mila abitanti, solo Napoli ha fatto peggio; Milano è cresciuta di 43 mila e sono cresciute anche Bologna, Roma, Firenze, Bergamo, Brescia. Con questo trend , nel 2036 gli abitanti di Torino scenderebbero a 750 mila. Qualche segnale di risveglio c’è , ma ancora debole, in prmis la manifestazione dei 40 mila organizzata dalle 7 signore di “Sì Torino va avanti” con Giachino . Il documento firmato da 33 associazioni di categoria e sindacati. Bisognerebbe che emergesse una nuova classe dirigente o che quella che c’è ancora ,soprattutto nell’imprenditoria privata, si risvegliasse prima che sia troppo tardi e con la politica ( quella che ha le sue visioni del futuro ) saldasse una alleanza : bisogna battere a porte in Europa e nel mondo, mettere in campo le migliori relazioni e attirare investimenti, centri direzionali, manifestazioni. E bisognerebbe che la sua borghesia, sì proprio la borghesia caro Grillo caricatura dei vecchi radical chic, incalzasse le classi dirigenti e magari …scendesse di nuovo in piazza per salvare la città e anche le classi popolari con le figlie e i figli a casa disoccupati.

 

(foto: il Torinese)