ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 525

Le leggi del collezionismo

Un convegno promosso dall’Associazione Numismatica Taurinense. Tra i relatori l’avvocato torinese Simone Morabito, esperto in materia di diritto dell’arte  

 

Le problematiche inerenti al collezionismo costituiscono il tema portante del convegno in programma sabato 26 ottobre prossimo dalle 10 all’Nh Hotel Ambasciatori a Torino, in corso Vittorio Emanuele II 104. Ad introdurre i lavori sarà il presidente dell’Associazione Numismatica Taurinense, dottor Eupremio Montenegro, associazione promotrice del convegno insieme alla NIA, Numismatici Italiani Associati.

Il colonnello Domenico Luppino tratterà il tema del collezionismo e della legislazione vigente, suggerendo interessanti spunti per una numismatica responsabile, mentre l’avvocato torinese Simone Morabito parlerà in merito alla problematica della modifica dell’opera d’arte, delle sue conseguenze e dell’appropriazionismo. Con questo termine si indica l’attività di quell’artista che, appropriandosi di elementi di un’opera d’arte realizzata da un terzo soggetto, la modifica, introducendovi nuovi elementi estranianti.

La giurisprudenza sia americana sia italiana, in assenza di una legge specifica in materia, ha fissato dei criteri per stabilire se un’opera sia stata copiata o se sia stata ispirata da un intento nuovo, per esempio parodistico. Un esempio è rappresentato dalle “Giacometti Variations”, realizzate da John Baldessari nel 2010 per la Fondazione Prada. Lo scultore si è ispirato, per le sue enormi modelle statuarie, alle opere di Alberto Giacometti intitolate “Grand Femmes debout III”, risalenti al 1960. In realtà il suo intento è  stato assolutamente diverso. Giacometti non aveva mai realizzato opere alte 4 metri e mezzo. Mentre le figure femminili scolpite dall’artista elvetico raffigurano donne molto magre all’indomani del conflitto mondiale, Baldessari ha voluto cogliere attraverso i suoi tratti scultorei delle donne costrette alla magrezza dai canoni della moda. Le problematiche inerenti i gioielli d’epoca, la loro identificazione, I falsi, le repliche ed i restauri saranno, invece, trattati nel corso del convegno dalla dottoressa Raffaela Navone.

Il diritto dell’arte costituirà il tema portante di un altro evento, in questo caso sotto la duplice veste di conferenza e di convegno finalizzato all’aggiornamento professionale per l’Ordine degli Avvocati e dei Commercialisti, nell’ambito della sesta edizione di “Art & Law Conversation”, in programma mercoledì 30 ottobre prossimo.

Questo appuntamento è promosso dalla Commissione per il Diritto dell’Arte dell’Associazione BusinessJus, nata da un’idea torinese e presieduta dall’avvocato Simone Morabito, esperto in materia di diritto dell’arte. BusinessJus rappresenta un punto di osservazione unico, nato proprio  a Torino, nel panorama nazionale per il diritto dell’arte, relativo all’osservazione dei cambiamenti che regolano il mondo dell’impresa nei suoi diversi aspetti.

L’appuntamento verterà sul tema “Il diritto dell’arte e le sue principali implicazioni economiche” e si terrà alla Casa d’Aste Sant’Agostino, in corso Tassoni 56, mercoledì 30 ottobre prossimo dalle 17. Moderatrice la dottoressa Vanessa Carioggia.

Tra i relatori, oltre all’avvocato Simone Morabito, l’avvocato Francesco Fabris, che tratterà il tema del disconoscimento dell’opera d’arte da parte dell’artista, i limiti legali connessi e le conseguenze economiche; il professor Paolo Turati, economista e docente all’Università degli Studi di Torino, che parlerà sul mercato dell’arte internazionale e le aste nel 2019; l’avvocato Angela Saltarelli, che parlerà della notifica o mancata autentica; il dottor Stefano Battaglia, che illustrerà il regime nelle compravendite di cose d’arte; il dottor Marco Boidi, che relazionera’ sul tema delle aliquote Iva applicate al mercato dell’arte, ed infine il dottor Claudio Carioggia, vicepresidente dell’Associazione nazionale Case d’Asta, che illustrerà la tematica figurante la fase dalla valutazione al diritto d’asta.

 

Mara Martellotta

Arriva il “porta a porta” nei quartieri Cenisia e Cit Turin

È partita in questi giorni la campagna informativa di Amiat Gruppo Iren per l’attivazione del servizio di raccolta differenziata domiciliare “porta a porta” nei quartieri Cenisia e Cit Turin.

L’ulteriore estensione del “porta a porta” interesserà oltre 38.000 mila torinesi residenti nell’area compresa tra corso Trapani, corso Francia, corso Inghilterra, corso Castelfidardo, e corso Peschiera.

Come da consuetudine l’attivazione del servizio viaggerà parallelamente e in stretta correlazione con le attività di comunicazione collegate. In questi giorni, quindi, tutte le utenze interessate – domestiche, commerciali o produttive – riceveranno nella cassetta postale, a cura degli incaricati Amiat, materiale informativo dedicato.

Nelle prossime settimane, inoltre, operatori autorizzati e muniti di apposito documento e pettorina di riconoscimento consegneranno casa per casa lo “starter kit”, composto da una biopattumiera, sacchetti compostabili per la raccolta dell’organico, sacchi per gli imballaggi in plastica, calendario dei passaggi settimanali e materiale informativo sul nuovo sistema di raccolta.

A seguire, Amiat inizierà a consegnare i cassonetti previsti per la raccolta differenziata domiciliare, che verranno posizionati negli appositi spazi interni dei condomini, già individuati durante la precedente fase di progettazione.

Infine, per chiarire qualsiasi dubbio del cittadino e permettere agli utenti non trovati durante il passaggio porta a porta di ritirare lo starter kit, dal 5 dicembre al 21 dicembre 2019 e dal 16 gennaio al 22 febbraio 2020, Amiat attiverà anche un punto info distributivo presso la sede Amiat di via Rio de Janeiro, ingresso dal civico 17/0, tutti i giovedì e venerdì dalle 16.00 alle 20.00 e tutti i sabati dalle 9.00 alle 12.30.

Per ulteriori dettagli e aggiornamenti si invita a visitare il sito www.amiat.it e a seguire la relativa pagina Facebook dedicata “Porta a Porta Torino: nuove attivazioni”.

 

(foto: il Torinese)

Bambini a bordo: anche in Italia i seggiolini antiabbandono

Di Patrizia Polliotto, Avvocato, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori.

Arriva l’ok dal Consiglio di Stato per l’applicazione del decreto che definisce quali devono essere le caratteristiche tecniche e i requisiti che devono avere i seggiolini antiabbandono. Il dramma dei bimbi lasciati in auto purtroppo continua a essere di stringente attualità, con conseguenze gravissime.

Via libera, dunque, anche se con alcune osservazioni inevitabili sul provvedimento. In effetti viene riconosciuta la correttezza di quanto è stato fatto dal Governo su questa tematica così importante e delicata, visto che lo stesso ha provveduto prontamente ad applicare la disciplina europea in materia.

Il Consiglio di Stato ha reputato, però, densa di lacune la nuova regolamentazione, specialmente in tema di impatto economico che la disciplina avrà sui consumatori e sugli operatori economici. Altro aspetto fondamentale è che siano rese coerenti le disposizioni relative alle differenti tipologie di seggiolini antiabbandono.

Secondo quanto è stato dichiarato dal Consiglio di Stato, che ha comunque dato l’ok, occorre intervenire sull’apparente incongruenza per cui l’art. 172 del Codice della Strada impone di assicurare i bimbi in auto con i seggiolini fino a 1.5 m di statura: si pensa quindi a bambini fino a 10 anni di età e anche oltre, “il comma bis della legge sui seggiolini antiabbandono approvata invece prevede l’obbligo solo per bambini sotto i 4 anni di età”.

Al Mauriziano la deprescrizione per i pazienti “fragili”

L’armonizzazione delle terapie farmacologiche  per promuovere l’efficacia e la sostenibilità dei trattamenti farmacologici

 

E’ partita all’ospedale Mauriziano di Torino una sperimentazione sulla deprescrizione ed armonizzazione delle terapie farmacologiche, su iniziativa del Direttore generale dottor Maurizio Dall’Acqua, sui pazienti cosiddetti “fragili”, in ambito nefrologico, onco-ematologico ed internistico. Questi pazienti corrono il rischio della multiprescrizione, giacché molti di loro, su consiglio di specialisti medici differenti, fanno uso di più farmaci che spesso e volentieri hanno effetti sovrapponibili o incompatibili e di conseguenza sono di troppo. In un contesto multidisciplinare medico-farmacista infermiere ed utilizzando un apposito software informatico dedicato, che consente di valutare tutte le interazioni tra farmaci in terapie che contengono fino a 15 principi attivi differenti, l’ospedale Mauriziano ottimizza le cure dei pazienti, togliendo i farmaci in più, non indispensabili e/o inappropriati, per migliorare la loro qualità della vita e promuovere l’appropriatezza terapeutica intesa come efficacia, sicurezza e sostenibilità dei trattamenti farmacologici.

Il progressivo e costante processo di invecchiamento della popolazione, al quale si assiste ormai da qualche decennio, sta modificando sostanzialmente il contesto socio-demografico dei Paesi ad economia avanzata. L’Italia, in particolare, risulta tra i Paesi con il più alto tasso di invecchiamento (espresso come percentuale di over-65 sul totale della popolazione), collocandosi al terzo posto dopo Germania e Giappone

Le proiezioni a medio termine non sono rassicuranti: nel 2045-50 in Italia si assisterà ad un vero e proprio “picco di invecchiamento” con una quota di over-65 pari al 35% .

Parallelamente si assiste ad una sostanziale transizione epidemiologica della patologia emergente, con una netta preponderanza di malattie cronico-degenerative legate all’età (25.000 nel 2028), sempre più spesso coesistenti   nello stesso individuo.

La multi-cronicità si accompagna al fenomeno della “polypharmacy”, definita come “somministrazione contemporanea di più di 5 farmaci” (4) ed ormai riconosciuta ed accettata come “un male necessario”: nella popolazione over-65 anni, la media dei farmaci assunti è pari a 6,7 sostanze per individuo, arrivando a 7,7 nei pazienti over-85 (2). L’assunzione di un elevato numero di farmaci (pill-burden), spesso con schemi terapeutici complessi e di lunga durata, compromette l’aderenza (compliance) del paziente alle terapie, con ripercussioni significative sulla qualità di vita, sull’efficacia delle terapie e sullo spreco di risorse economiche.

L’impatto sulla spesa sostenuta dal Sistema Sanitario Nazionale (SSN) di un quadro demografico come quello descritto e prospettato dai più recenti rapporti internazionali spinge ad interrogarsi se un approccio dedicato al trattamento del “paziente anziano”, oltre che a migliorare la sua qualità di vita, possa essere espressione e garanzia di maggiore sostenibilità a breve, medio e lungo termine.

E’ possibile modificare gli approcci, spostando il baricentro dell’assistenza “in acuto” verso quella “in cronico” e potenziare azioni che garantiscano la “continuità ospedale-territorio”, volte a supportare il paziente affetto da una o più patologie croniche?

Per quanto riguarda le terapie farmacologiche, la risposta è affermativa. La Raccomandazione n. 17 del Ministero della Salute (6) prevede da tempo un’attenta revisione dei   tradizionali paradigmi terapeutici: il management del paziente polipatologico e/o politerapico dovrebbe prevedere l’introduzione del rischio di reazioni avverse ai farmaci (ADRs) come elemento integrante dell’approccio farmacologico, ed un monitoraggio attento e puntuale della risposta alle terapie impostate, nell’ottica di una rivalutazione periodica dei trattamenti in corso e della semplificazione terapeutica.

Attraverso attività sistematiche e codificate di Ricognizione e Riconciliazione Terapeutica (RRT), è possibile agire su quelle discrepanze non intenzionali (interazioni farmacologiche, confondimenti, sovrapposizioni, ecc…), che possono causare danni al paziente (prolungamento della degenza, ADRs, ricoveri ripetuti, ecc…), scarsa compliance agli schemi terapeutici, ed effettuare un’armonizzazione delle terapie farmacologiche prescritte nei momenti di transizione di cura.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) considera la RRT una delle migliori strategie per garantire la qualità delle cure e la sicurezza per il paziente e raccomanda interventi per la prevenzione degli errori in terapia, spesso insiti nei regimi politerapici. Il Documento di Intesa Stato-Regioni del 2012 la inserisce tra i criteri ed i requisiti di accreditamento per le Strutture Sanitarie, che a tal fine devono dimostrare di aver definito e implementato nella pratica clinica procedure operative che individuino i tempi ed i modi per espletare i contenuti della Raccomandazione n.17, nonché gli attori coinvolti.

L’ospedale Mauriziano di Torino, impegnato a proporre nuovi modelli di gestione integrata dei percorsi di cura, ha avviato tre progetti (in ambito nefrologico, onco-ematologico ed internistico), che si propongono di affrontare il tema dell’armonizzazione delle terapie farmacologiche nei momenti di transizione di cura. La scelta dei contesti è avvenuta in accordo a quanto suggerito dalla stessa Raccomandazione Ministeriale n. 17, che individua nei pazienti cronici (con particolare riferimento a quelli in terapia con anticoagulanti, antidiabetici ed immunosoppressori) ed in quelli oncologici, quelle caratteristiche di particolare fragilità per le quali la RRT (Ricognizione e Riconciliazione Terapeutica) è, a tutti gli effetti, un’attività eticamente necessaria.

Il progetto del Mauriziano è coordinato dalla dottoressa Annalisa Gasco (Direttore Farmacia ospedaliera), dal dottor Claudio Norbiato (Direttore Dipartimento di Medicina), dal dottor Corrado Vitale (Direttore Nefrologia) e dal professor Massimo Di Maio (Direttore Oncologia universitaria).

Gli aspetti innovativi di questa sperimentazione, che fa propri i contenuti della Raccomandazione n. 17, sono sia l’approccio multidisciplinare clinico – farmacista – infermiere, che si configura anche come un momento di crescita professionale per ciascuna figura coinvolta, sia il supporto di strumenti di Information and Communication Technologies (ICT), che consentono di effettuare la RRT contestualmente alla visita.

L’armonizzazione di terapie prescritte da specialisti diversi ad un unico paziente e/o di schemi   terapeutici complessi è una carta vincente per migliorare l’aderenza, evitare gli sprechi e, in sintesi, promuovere l’appropriatezza terapeutica intesa come efficacia, sicurezza e sostenibilità dei trattamenti farmacologici.

L’esperienza maturata ha altresì confermato che un’attività di RRT efficace e la conseguente armonizzazione delle terapie farmacologiche si realizzano solo attraverso la stretta collaborazione tra i professionisti che operano in ospedale e sul territorio. Per questo motivo i suddetti progetti aziendali evolveranno verso la definizione di modelli che prevedano il coinvolgimento attivo del Medico di Medicina Generale, figura strategica ai fini della trasmissione e dello scambio puntuale dei dati per la completa presa in carico del paziente in ogni ambito di cura.

 

Al via Africane/Italiane, Forum delle donne africane 

La partecipazione alla cittadinanza attiva delle donne al centro della seconda edizione del Forum,
con esponenti di reti nazionali e internazionali di donne africane della diaspora.

Donne di origine africana e italiane con in comune un impegno concreto per il protagonismo femminile: sono loro le proponenti di Africane/Italiane Forum nazionale delle donne africane in programma a Torino il 25 ottobre realizzato con il sostegno della Regione Piemonte, attraverso il Bando per l’assegnazione di contributi ad associazioni i cui componenti sono prevalentemente di origine straniera; con il supporto organizzativo delle associazioni: Gruppo Abele Onlus, Stelo Onlus e Donne per la difesa della società civile; in collaborazione con il Centro piemontese di studi africani, il Centro Interculturale città di Torino e associazioni migranti del territorio.

La seconda edizione del Forum, affronta il tema della partecipazione attiva alla vita pubblica e al processo di integrazione delle donne africane in Italia, emerso in un anno di incontri con una quindicina tra associazioni e gruppi di donne africane e italiane in Piemonte, e che sarà approfondito con un confronto aperto sulle sfide del welfare e del lavoro per favorire l’integrazione, sul ruolo delle donne africane nella cooperazione internazionale e sullo sviluppo di reti.

«Negli incontri abbiamo messo a fuoco l’impegno attivo delle donne africane nelle loro comunità di appartenenza, in cui si occupano di accoglienza e orientamento, di iniziative per far conoscere la loro cultura e sono molto attive in progetti di cooperazione e di sviluppo nei loro paesi di origine. Sono anche consapevoli dell’importanza di un loro impegno per contribuire a ridefinire l’approccio agli ambiti dell’integrazione: da quello educativo, a quello dell’accoglienza, all’approccio dei servizi sociali e dell’inserimento lavorativo. Su questi temi la giornata del FORUM – spiega Marie Jeanne Balagizi del Collettivo Donne Africane – apre il confronto con ospiti nazionali e internazionali particolarmente impegnate in reti al femminile di donne africane della diaspora. Sono realtà importanti da cui apprendere e con cui al FORUM gettiamo le basi per una futura collaborazione».

Saranno presenti Suzanne Diku Mbiye, presidente della Rete della Diaspora dell’Africa Nera in Italia (REDANI) che approfondirà l’organizzazione delle Donne africane in Italia, Manuel Isabel José, di Mulheres Empreendedoras Europa-África che presenterà l’esperienza della sua realtà a favore della partecipazione attiva ed integrazione delle donne africane in Portogallo. Suzanne Bellnoun dell’OFAD, Organisation des Femmes Africaines de la Diaspora parlerà dello sviluppo imprenditoriale delle donne africane in Francia e nei paesi africani di provenienza.
Il Forum affronta anche il ruolo delle donne nello sviluppo dell’Africa. Le donne africane della diaspora, infatti, sono “portavoci” dell’Africa, e vogliono contribuire allo sviluppo dei paesi africani che hanno dovuto lasciare in condizioni di povertà, guerre o carestie. Mamie Mujanyi Kalonji, Cosigliere presso il Ministero dei diritti umani della Repubblica Democratica del Congo, illustrerà i risultati dalla partecipazione politica delle donne nel processo di sviluppo in Africa.

Il Forum, nato grazie all’incontro di donne africane con l’Associazione Donne per la difesa della Società Civile, ha ampliato  il confronto anche con le realtà associative al femminile del territorio torinese, rafforzando la consapevolezza che sia necessaria un’interazione alla pari tra donne africane/italiane per trovare nuove modalità di partecipazione di tutte e, soprattutto, far uscire dall’invisibilità le molteplici risorse, superando l’immagine della donna africana “solo” portatrice di problemi e bisogni.

 Il Forum ha ad oggi l’adesione di una ventina di realtà, tra cui alcune organizzazioni impegnate nell’ambito dell’integrazione dei migranti. La creazione del Collettivo di Donne Africane a Torino è il primo risultato del percorso intrapreso per promuovere una nuova sinergia tra le donne africane, al di là della frammentazione dovuta alle differenti culture di provenienza e alla molteplicità di comunità sul territorio, e al di là delle difficoltà quotidiane che spesso le isolano.

La partecipazione è libera e gratuita.

ISCRIZIONE OBBLIGATORIA utilizzando il modulo alla pagina: https://bit.ly/2obWKHL

Informazioni: PRESENTAZIONE

FORUM NAZIONALE DELLE DONNE AFRICANE
Informazioni:  tel.  011 3841083  I  e-mail: forumdonneafricane@gmail.com  I   FB  @africaneitaliane

 

Suez: il canale compie 150 anni e parla piemontese

Focus internazionale / di Filippo Re

Porto Said, 17 novembre 1869: Alì Pascia, vicerè d’Egitto, apre con una solenne cerimonia il Canale di Suez. Quel giorno l’Africa divenne un’isola. Sono passati 150 anni da quando fu inaugurata una delle opere di ingegneria più audaci e grandiose della storia che separò due continenti e unì due mari, il Mediterraneo e il Mar Rosso collegando Suez e Port Said.

Da quel 17 novembre le navi commerciali non furono più costrette a circumnavigare l’Africa accorciando notevolmente i tempi di viaggio e di consegna delle merci. Mostre e convegni, ovunque nel mondo, ripercorrono, alla vigilia dell’anniversario, le tappe salienti della gigantesca opera della seconda metà dell’Ottocento. Tutto lodevole ma con una grave lacuna. Poco o nulla è emerso sul fondamentale contributo degli italiani alla realizzazione del Canale. Cavour, Negrelli, Paleocapa, dove li mettiamo? Ignorati o quasi nelle esposizioni allestite in varie città europee. Cavour comprese subito l’importanza economica e strategica dell’istmo nello scenario geopolitico mondiale. È vero che l’apporto maggiore è stato dato dai francesi ma come si può trascurare il ruolo determinante svolto da Cavour e dagli ingegneri Negrelli e Paleocapa? A realizzare l’opera sono stati i francesi della Compagnia del canale marittimo di Suez diretta da Ferdinand de Lesseps ma su progetto dell’ingegnere trentino Luigi Negrelli. Come dimenticare il sostegno dato da Cavour e dall’ingegner Pietro Paleocapa, responsabile della commissione scientifica incaricata dello scavo e grande esperto nelle infrastrutture di trasporto. Entrambi si impegnarono attivamente per far partire i cantieri dell’opera. Ministro dei lavori pubblici nel governo di Camillo Benso, conte di Cavour, Paleocapa contribuì allo sviluppo della rete stradale e ferroviaria del Regno di Sardegna e alla progettazione del traforo del Fréjus. Non fece in tempo a vedere l’apertura del canale di Suez: morì a Torino pochi mesi prima dell’inaugurazione e la città lo ricorda con una statua al centro di piazza Paleocapa (troppo spesso vittima di vandali e dell’incuria) e con un busto nell’atrio della vicina Porta Nuova. Nei lavori del canale, che a quel tempo era lungo 164 chilometri, largo 53 metri e profondo 8, furono impiegati migliaia di manovali (molti morirono per la fatica e le malattie) tra i quali molti cavatori e scalpellini piemontesi.

Ci vollero dieci anni di lavori per tagliare la terraferma tra Suez e Porto Said e unire il Mediterraneo all’Oceano Indiano evitando così il periplo del continente africano. Oggi il canale è molto diverso da quello inaugurato 150 anni fa. É lungo 193 chilometri, largo 220 metri, profondo una ventina di metri e permette il passaggio di grandi navi e petroliere. È talmente importante e centrale nella politica egiziana e negli equilibri mediterranei che il presidente Al Sisi lo ha raddoppiato in alcuni tratti trasformandolo in un’autostrada del mare. Nel 2015, dopo un anno di lavori, è stata aperta una seconda corsia di navigazione lunga 35 km, parallela allo storico canale, che consente ogni giorno il passaggio di quasi 100 navi, il doppio di prima, e nel solo 2015 ha infilato nelle casse dell’Egitto oltre 5 miliardi di dollari che tra qualche anno saliranno a 13 miliardi.

Testamento biologico e digitale: nuove frontiere del fine vita

Venerdì 25 incontro con Magi, Jarre e d’Arminio Monforte.

Il Gruppo +Europa Torino, nella persona di Elena Loewenthal (membro del direttivo) e con la collaborazione di eLegacy, ha ideato e organizzato un incontro di approfondimento sul fine vita. L’obiettivo è avviare una riflessione sugli aspetti giuridici, etici e filosofici del fine vita in cui le diverse prospettive – il digitale e il biologico – cercheranno punto di contatto e differenza, in un contesto laico. Sarà inoltre l’occasione per provare ad innestare questa riflessione sul digitale nel contesto di un progetto di legge sul testamento biologico.

All’evento parteciperanno: Riccardo Magi (deputato di +Europa), Pietro Jarre (eLegacy) e Alessandro d’Arminio Monforte (avvocato, esperto di digitale). Coordina Alessandro Mondo (giornalista “La Stampa”).

L’appuntamento è per venerdì 25 ottobre alle ore 18.30 presso Socialfare, in Via Maria Vittoria 38 a Torino.

Il premio “Morrione” investiga sul cambiamento del clima

I Cambiamenti Climatici è il tema al centro delle tre giornate di premiazione del Premio Roberto Morrione per il giornalismo investigativo che, per il terzo anno consecutivo, torna nel capoluogo piemontese per dare vita a un fitto programma di eventi che si terranno da giovedì 24 a sabato 26 ottobre.

I cambiamenti climatici verranno esaminati attraverso lo speciale filtro del giornalismo investigativo, al centro dell’attività dell’associazione Amici di Roberto Morrione che promuove l’iniziativa. Gli incontri, le conferenze, i workshop formativi, le proiezioni e le tavole rotonde affronteranno, quindi, i cambiamenti del clima non solo sotto l’aspetto ambientale, ma anche considerando i mutamenti in corso nellasocietà, nella cultura, nella politica e nella comunicazione.

Gli incontri sono tutti gratuiti e aperti al pubblico fino ad esaurimento dei posti in sala e alcuni riconoscono crediti formativi ai giornalisti.

Si comincia giovedì 24 ottobre alla Scuola Holden in Piazza Borgo Dora 49, dove, dalle 17.30 alle 20, verranno presentate le quattro inchieste della 8° edizione del Premio con gli unidici finalisti under30 (Mario Catalano, Vincenzo Pizzuto, Giovanni Culmone, Marina De Ghantuz Cubbe, Ludovico Tallarita, Elena Kaniadakis, Lidia Sirna, Eleonora Zocca, Maurizio Franco, Matteo Garavoglia, Ruggero Scotti) e i loro tutor (Chiara Cazzaniga di Chi l’ha visto Rai3, Raffaella Pusceddu di Presadiretta Rai3, Pietro Suber di Mediaset, Giovanni Tizian del L’Espresso, l’avvocato Giulio Vasaturo, Stefano Lamorgese di Report Rai3, Francesco Cavalli, Ceo Gruppo Icaro). Marino Sinibaldi, direttore di Radio 3 Rai, conduce l’incontro.

La sera, dalle 21 alle 23, al Mercato Centrale di Torino in piazza della Repubblica 25 si terrà l’incontro “Il Clima che cambia la politica” con Marco Damilano, direttore de L’Espresso, e Antonio Di Bella, direttore di Rainews24. Modera Roberto Natale di Articolo21. Per questo incontro è necessario iscriversi su Eventbrite, info su www.mercatocentrale.it/torino

Venerdì 25 ottobre la giornata si apre al Circolo dei lettori, in via G. Bogino 9 alle 7.30, con la diretta della trasmissione Radio Anch’io di Radio 1 Rai condotta da Nicole Ramadori con i finalisti e i tutor del Premio Morrione.

A seguire, sempre al Circolo, si terranno dalle 10 alle 13 due incontri formativi: il primo “La Terra sotto i piedi: raccontare il cambiamento climatico (e non solo) parlando di agricoltura”a cura della giornalista Marta Gatti, mentre l’economista e giornalista Andrea Ferraretto e Francesco Izzo dell’Università di Napoli  terranno l’incontro “Il clima è cambiato: il paesaggio visto da vicino”.

I lavori riprendono nel pomeriggio nell’Aula E1 del Campus Einaudi dell’Università di Torino, Lungo Dora Siena 100A, con la proiezione, dalle 16 alle 18, della video inchiesta “Deforestazione Made in Italy” di Francesco De Augustinis, vincitore della prima edizione del Premio Morrione. Seguirà un dibattito con l’autore,  Silvana Dalmazzone dell’ateneo torinese, e Tommaso Felici del Fridays For Future Torino.

Si torna poi al Circolo dei Lettori per la presentazione, dalla 18 alle 20, della terza edizione del Premio Giornalistico Vera Schiavazzi con l’annuncio dei finalisti 2019, la presentazione del libro “Dalla parte dei diritti” di Vera Schiavazzi e ildibattito “Giornalisti 2.0, la comunicazione politica ai tempi dei social network” con i giornalisti Gad Lerner e Stefano Tallia, segretario ass. Stampa Subalpina.

Il dibattito “A proposito di ambiente: narrative sul clima e sul mondo nel quale viviamo” che si terrà dalle 21 alle 23 al Circolo dei lettori chiude la seconda giornata. Coordinato da Beppe Rovera, che per 30 anni ha curato e condotto la trasmissione Ambiente Italia su Rai 3, vedrà gli interventi del giornalista Gerardo Greco e di Sabrina Giannini, autrice di Indovina ChiViene a Cena Rai 3.

Sabato 26 ottobre alle 10 sarà Francesco Tuccari dell’Università di Torino ad aprire al Circolo dei lettori i lavori della mattinata con l’incontro “Questioni di lessico: le parole della democrazia”, mentre il fotografo e scrittore Alberto Sciamplicotti curerà l’incontro “Montagna: confine geografico, fisico e mentale”.

Dalle 16 alle 17, sempre al Circolo dei lettori, la giornalista e scrittrice Amira Hass si confronterà con i finalisti del Premio Roberto Morrione  nell’incontro condotto dal giornalistaMaurizio Torrealta.

Gli appuntamenti in via Bogino si chiuderanno con il dibattito “Mi lasci dire! Come cambia il clima della comunicazione”, nel quale prenderanno  la parola Sergio Bellucci, giornalista e saggista, Mauro Biani, vignettista, Luigi Ciotti, presidente diLibera Associazioni Nomi e Numeri contro le Mafie. ConduceGiorgio Zanchini, giornalista Rai Radio 1.

Dalle 21 alle 23 di sabato 26 ottobre al Piccolo Regio, in Piazza Castello 215, Marino Sinibaldi, direttore di Rai Radio 3, condurrà la serata finale di premiazione della 8° edizione del Premio Morrione e del Premio Baffo Rosso che si aprirà con un omaggio a Ilaria Alpi e Miran Hrovatin a 25 anni dal loro assassinio.  Durante la serata verrà assegnato il Premio Vera Schiavazzi – terza edizione. Si avvicenderanno sul palco i finalisti e i tutor del Premio Morrione, Paola Barretta, ricercatrice senior Osservatorio di Pavia, Mauro Biani, vignettista, Ettore Boffano, giornalista, Giovanni Celsi, presidente ass. Amici di Roberto Morrione, Luigi Ciotti, presidente di Libera Associazioni Nomi e Numeri contro le Mafie, Vittorio Di Trapani, segretario UsigRai, Gian Mario Gillio, giornalista e rappresentante della Chiesa Valdese, Amira Hass, scrittrice e giornalista, Davide Mancini, Premio Vera Schiavazzi, Giorgio Zanchini, giornalista Rai Radio 1.

Gli artisti Renzo Arbore e Alessandro Bergonzoniparteciperanno con dei contributi video.

Noi Duri InPink arricchiranno la serata con le loro musiche.  

Arigò incontra il sindaco di Rivoli Tragaioli

Riceviamo e pubblichiamo

Mercoledì 23 ottobre si è svolto presso il Comune di Rivoli un incontro tra il Sindaco della Città Andrea Tragaioli e una delegazione della segreteria della UIL FPL ASL TO3 condotta dal segretario Nazzareno Arigò.
Tema principe dell’incontro lo spostamento del poliambulatorio oggi sito in via Piave nella nuova sede
proposta dall’amministrazione, in via Capra, negli uffici dell’ex anagrafe comunale.
L’incontro, franco e deciso tra le parti, ha trovato molti punti di contatto, che fanno ben sperare nella
buona riuscita del progetto.
“Non è da tutti i sindaci incontrare così rapidamente le parti sociali” – chiosa il segretario Arigò – che
prosegue esponendo le garanzie che la UIL FPL ritiene indispensabili al fine di poter sostenere il miglior
accordo possibile tra l’ASL TO3 e l’amministrazione rivolese, elencando tra le priorità essenziali il
mantenimento e il potenziamento dei servizi esistenti, con particolare attenzione alle fasce più disagiate
della popolazione, nonché i cittadini ormai avanti con l’età.
Rilevando inoltre che la soluzione prevista per lo spostamento del poliambulatorio è ottimale per le
esigenze crescenti dei cittadini, che usufruiranno di una struttura posta al centro della città, adatta a
soddisfare l’erogazione dei servizi essenziali.
Il sindaco, interagendo con i convenuti, sottolinea che le sue scelte sono soprattutto atte a migliorare il
welfare, il benessere dei propri cittadini, prediligendo come sede prescelta proprio quella dell’ex anagrafe
anche per la posizione strategica nella geografia della città.
Tragaioli ha ribadito in più riprese la positività dei continui contatti con la direzione sanitaria, anche al fine
di ottenere i layout e le sistemazioni che l’ASL ritiene ottimali per la dislocazione dei suoi uffici, così da
riuscire ad ottimizzare al meglio gli spazi presenti nella struttura.
E a dispetto di alcune dichiarazioni – aggiunge – non è previsto nessun smantellamento dei servizi sanitari
territoriali erogati sino ad oggi nel comune di Rivoli, bensì un potenziamento degli stessi che interesserà
anche la sede comunale.
Il segretario Arigò, plaudendo alle parole del primo cittadino, conferma la sintonia con l’amministrazione,
ritenendo la scelta messa in campo come un grande passo in avanti, così da assicurare nel prossimo futuro
una maggiore fruibilità anche del punto prelievi, fulcro delle attività di prevenzione.
La posizione della UIL FPL in una fase così delicata è netta e responsabile, e non farà sconti; ma a dispetto di
chi continua a fare passi indietro, guardando sempre al passato e non al benessere delle generazioni a
venire, il nostro sindacato preferisce confrontarsi con tutti gli attori in campo con l’obiettivo di ottenere i
migliori benefici per i lavoratori, che avranno a disposizione una struttura sicura e rinnovata che gli
consentirà di operare al meglio.
“Le posizioni meramente polemiche non portano a nulla” – afferma in chiusura Arigò – “Riteniamo le
rimostranze alla soluzione proposta solamente pretestuose e, non ci stupiremmo, se queste posizioni
fossero solo un appiglio per indire un altro inutile stato di agitazione all’interno dell’azienda. L’accordo che
viene proposto oggi, con l’intento di avvicinare il Comune di Rivoli e l’ASL TO3, dovrebbe essere la regola e
non l’eccezione”.

UIL FPL ASL TO3

 

Progetto di storia. Le iscrizioni aperte fino al 31 ottobre

Lunedì 21 ottobre si è svolta a Palazzo Lascaris la giornata formativa riservata agli insegnanti che intendono partecipare, con i loro studenti, alla 39° edizione del Progetto di storia contemporanea. Le iscrizioni al progetto-concorso, promosso dal Comitato Resistenza e Costituzione del Consiglio regionale del Piemonte, andranno effettuate entro il prossimo 31 ottobre e le ricerche dovranno essere realizzate da gruppi composti inderogabilmente da 5 studenti, coordinati da un insegnante di tutte le discipline. Il bando prevede anche questa volta tre temi di ricerca: lo sport e la storia del ‘900, la caduta del Muro di Berlino trent’anni dopo e i cinquant’anni della regione Piemonte. Gli studenti degli Istituti di istruzione secondaria di II grado e degli Enti di formazione professionale potranno concentrarsi su questi temi con la più vasta gamma di mezzi d’indagine e di espressione.

Per approfondire ancor di più le tre tracce di lavoro e ricerca i sei Istituti Storici della Resistenza del Piemonte, organizzeranno sui territori e nelle scuole degli appositi moduli di formazione per insegnanti e studenti. Questi ultimi avranno tre mesi di tempo per produrre i loro lavori e consegnarli entro il 31 gennaio 2020. Un’occasione importante per conoscere più a fondo la storia contemporanea, riflettendo criticamente. I più meritevoli, dopo la valutazione degli elaborati effettuata da un’apposita commissione composta da esperti degli Istituti storici piemontesi, avranno l’opportunità di partecipare ai viaggi-studio nei luoghi della memoria.