ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 182

Rifiuti, più risorse per le bonifiche e la raccolta differenziata

Sul bilancio regionale verranno chiesti un milione di euro nel 2023 per le bonifiche dei siti orfani (quelli dove il responsabile dell’inquinamento non è individuabile) e l’aggiunta di 800 mila agli 1,7 milioni già a bilancio per la raccolta differenziata nel 2023.

Lo ha annunciato l’assessore regionale all’Ambiente, Matteo Marnati, in chiusura del dibattito generale sul Piano regionale per la gestione dei rifiuti urbani e di bonifica delle aree inquinate in Quinta commissione, presieduta da Angelo Dago.

Nella discussione sono intervenuti diversi consiglieri.

Tra le perplessità avanzate sul piano, Sean Sacco (M5s) ha sottolineato quella sulla “dimensione degli impianti che non sarebbe idonea a soddisfare la sola necessità piemontese e che darebbe spazio all’arrivo di rifiuti da altre regioni”.

Silvana Accossato (Luv) ha rimarcato la necessità di avere ingenti risorse per la bonifica dei siti orfani e ha ricordato la grande importanza della “diminuzione quantitativa dei rifiuti, perché migliora l’andamento delle altre filiere. Bisogna incidere maggiormente tenuto conto della diminuzione della popolazione”.

“Gli obiettivi del piano precedente non sono stati tutti raggiunti – ha affermato Giorgio Bertola (Ev) – e i nuovi non sono sufficientemente sfidanti, anche in relazioni alle performance dei diversi territori. Le pratiche più virtuose devono essere patrimonio comune”.

Il Partito Democratico, per voce di Domenico Ravetti e Domenico Rossi chiede “di condividere una battaglia politica per ottenere fondi che non abbiamo, va data particolare attenzione al caso Piemonte. Dobbiamo alzare i nostri obiettivi e pensare che gli impianti di termovalorizzazione si possono fare solo se veramente necessari”.

In chiusura l’assessore ha chiarito che il piano non comprende l’utilizzo di rifiuti provenienti da fuori regione e vuole affrontare anche la questione dei rifiuti speciali.

Genitori, non amici

I genitori hanno il compito, quando ancora non sono tali, di concepire e procreare, garantendo la prosecuzione della specie, nutrendo i figli fino a che non siano in grado di farlo da soli e impartendo le prime regole di vita, evitando il verificarsi di infortuni, vigilando sulla loro incolumità e insegnando a vivere nel contesto nel quale si trovano.

Fin qui nulla di nuovo.

Da alcuni decenni, però, molti genitori hanno smesso quel ruolo per assumere quello di amici, considerandosi alla pari con i figli, scambiando con questi dialoghi ed esperienze che poco hanno con il rapporto genitoriale ma hanno quasi tutto del rapporto di amicizia.

Mi spiego meglio: la sostanziale differenza tra genitori e figli è l’età e, con essa, la maggior esperienza di chi sia più anziano; questa esperienza consiste in un bagaglio di esperienze, di vita vissuta che è dovere dei genitori portare all’attenzione dei figli.

Insegnare loro ad attraversare la strada, a masticare bene, a lavarsi i denti, a rispettare gli anziani, a chiedere “per favore”, dire “grazie” e “scusa” e molto altro.

Ma, proprio perché educatori, i genitori hanno anche il dovere di punire (in senso buono) i figli quando sbagliano: se rompono un oggetto dovranno spiegare al Gianburrasca domestico che occorre fare attenzione, che l’oggetto costa o era indispensabile in casa, ecc. Occorrerà insegnare il significato del denaro, dei sacrifici, della giusta ricompensa quando si lavora, ad esempio erogando una paghetta settimanale o un piccolo premio se a scuola ottengono risultati ottimi, e non soltanto buoni.

Se i genitori, però, smettono di essere tali e si calano nel ruolo paritetico di amico viene a mancare una parte determinante dell’educazione filiale. Ricordo, ai tempi del liceo, genitori di miei compagni che si facevano le canne in camera col figlio o che, ancora peggio, accettavano quasi complimentandosi che il figlio marinasse la scuola, magari organizzando un mini rave in salotto, o che venisse portato in Questura perché trovato in possesso di stupefacenti.

In quegli anni perdemmo le notizie di un nostro compagno che si era recato in Marocco in viaggio di fine maturità (noi sapevamo che era andato a comprare erba all’ingrosso); quando dopo un mese in cui non si avevano notizie la sorella mi contattò mi stupii che i genitori non avessero presentato denuncia o allertato il Consolato. Ovviamente toccò a me occuparmene, investendo del problema la Croce Rosa che a sua volta contattò la Mezzaluna Rossa (equivalente alla Croce Rossa nei Paesi islamici) e si scoprì che il pargolo era detenuto in un carcere; non so come fu fatto rientrare in Italia ma, evidentemente per lo shock o per particolari esperienze in cella, non fu mai più quello di prima.

Mi domando: possibile che non vi sia, da parte dei genitori, alcun controllo su un ragazzo di 18 anni che va in Marocco (e all’epoca non esistevano cellulari, internet, social, ecc). Non sai con quanti soldi è partito o non ti domandi a cosa gli servano?

Purtroppo, a convalidare la mia tesi c’è l’esperienza vissuta da molti miei coetanei, i cui genitori hanno rivestito il ruolo di amici anziché di educatori, che hanno creato dei perfetti incapaci di affrontare la vita e di costruirsi un futuro solido, cresciuti nella convinzione che tutto sia corretto, tutto sia concesso, tutto sia possibile.

Il sociologo Gianfranco Giuni sostiene (ed io condivido in toto il suo pensiero) che assecondare alcune tendenze di un figlio non aiuti la sua crescita armonica, il suo sviluppo sano ma, al contrario, ne legittimi il comportamento errato. Se un figlio è etilista (o sulla strada per diventarlo) o assume stupefacenti, un genitore non deve procurarglieli per solidarietà o pietà, perché il figlio penserebbe che il suo stile di vita sia corretto, visto che i genitori lo assecondano.

Quei genitori dovranno, invece, intervenire perché il figlio capisca la gravità del suo comportamento e si possa modificare quello stile di vita, portandolo ad un Ser.T. o intervenendo comunque in modo corretto.

A questo proposito mi torna alla mente un brano da La Repubblicadi Platone:

“Quando un popolo, divorato dalla sete di libertà, si trova ad avere a capo dei coppieri che gliene versano a sazietà, fino ad ubriacarlo, accade allora che, se i governanti resistono alle richieste dei sempre più esigenti sudditi, sono dichiarati despoti.

E avviene pure che chi si dimostra disciplinato nei confronti dei superiori è definito un uomo senza carattere, servo; che il padre impaurito finisce per trattare il figlio come suo pari, e non è più rispettato, che il maestro non osa rimproverare gli scolari e costoro si fanno beffe di lui, che i giovani pretendano gli stessi diritti, le stesse considerazioni dei vecchi, e questi, per non parer troppo severi, danno ragione ai giovani.

In questo clima di libertà, nel nome della libertà, non vi è più riguardo per nessuno. In mezzo a tale licenza nasce e si sviluppa una mala pianta: la tirannia.”

Sergio Motta

FlixBus: Torino fa il pieno di arrivi dalla Francia

Turismo invernale a Torino

L’analisi sui viaggi nel periodo festivo:

 

La città sabauda si conferma una meta turistica di fama internazionale

Le più gettonate dai Torinesi: Milano, l’aeroporto di Orio al Serio e Parigi

 

Milano, 20 gennaio 2023 – Anche per la stagione invernale 2022-2023, Torino si è confermata una meta turistica di grande attrattività, non solo presso il pubblico italiano ma anche a livello internazionale: è quanto emerge dall’analisi condotta da FlixBus sul traffico passeggeri registrato nei fine settimana di Capodanno e dell’Epifania.

Nella top 10 delle tratte dirette a Torino che hanno riscosso maggior successo nei giorni considerati, ben 4 collegano il capoluogo sabaudo con città francesi: Lione, Parigi, Nizza e Chambéry; in particolare, le rotte in partenza da Lione si piazzano in terza posizione, chiudendo il podio della classifica. Complice di un tale successo presso i visitatori d’Oltralpe è l’alta frequenza delle corse giornaliere su queste tratte: da Lione partono per Torino fino a 10 FlixBus al giorno, da Parigi fino a 6 (di cui alcune notturne, con la possibilità, per chi viaggia, di dormire a bordo e ottimizzare i tempi), da Nizza e Chambéry fino a 4.

L’ottimo posizionamento di città come Firenze o Roma, che si piazzano al quinto e nono posto in questa classifica, suggerisce inoltre il definitivo sdoganamento dell’autobus come mezzo preferito da molte persone anche sulle lunghe tratte, oltre che su collegamenti a medio raggio come quelli con Milano, dove la frequenza giornaliera sfiora le 20 corse al giorno.

Le mete preferite: Milano, Orio al Serio e Parigi. Torinesi green anche sotto le feste

A sua volta, la top 3 torinese riflette esigenze di viaggio molto variegate: anche in testa alle mete più ambite si trova Milano, che tante persone in partenza dal capoluogo hanno eletto a meta dei propri fine settimana per il Capodanno o l’Epifania. Seguono l’aeroporto di Orio al Serio (fino a 13 collegamenti al giorno) e Parigi.

In particolare, la presenza di Orio al Serio in seconda posizione conferma l’anima green di chi parte con FlixBus da Bolzano: l’elevata percentuale di persone che, anche nei giorni di festa, hanno utilizzato il servizio per raggiungere lo scalo attesta l’assunzione crescente di un approccio intermodale al viaggio, basato sulla combinazione di mezzi collettivi.

Per sensibilizzare ulteriormente le persone circa l’importanza del proprio contributo individuale, prima di Natale FlixBus ha lanciato la campagna «Offset Christmas», invitandole a compensare le emissioni di CO2 del proprio viaggio durante la settimana prenatalizia con una donazione volontaria, raddoppiata dall’azienda e devoluta alla ONG Atmosfair per finanziare progetti di protezione del clima (più info qui).

 

C’era una volta l’Adriatico

L’Adriatico, un mare oggi più che mai crocevia dei destini del mondo, al centro di interessi strategici ed economici che coinvolgono le grandi potenze, la Cina in particolare, che con la “Nuova Via della Seta” mira a potenziare i suoi collegamenti commerciali con gran parte del pianeta e soprattutto con l’area mediterranea.

Robert Kaplan, analista politico e consigliere di vari presidenti americani, sia democratici che repubblicani, viaggia lungo le coste dell’Adriatico, da una parte e dall’altra, da Rimini a Trieste, da Rijeka a Corfù, in un originale itinerario che unisce la ricostruzione storica e il racconto giornalistico, memorie letterarie e analisi geopolitica per raccontare il Mare Adriatico e le sue frontiere che oggi tornano al centro della scena mondiale. Mescolando storia e letteratura, geografia e religione Kaplan spiega la genesi di “Adriatico, un incontro di civiltà”, il libro edito da Marsilio, e guarda con preoccupazione alla potenza russa che invia la sua flotta nel Mediterraneo e alla Cina il cui vasto impero marittimo minaccia di travolgere il mondo europeo. “Perché l’Adriatico sta per essere collegato al Mar Cinese meridionale e all’Oceano Indiano, sottolinea l’autore, elementi centrali di un commercio globale che si sta rapidamente sviluppando da Hong Kong a Trieste attraverso i porti dell’Oceano Indiano”. Il disordine internazionale cresce, le minacce diventano più pericolose e la posta in gioco è sempre più alta: dalla recenti scoperte del gas nel Mediterraneo orientale alla battaglia per il petrolio in una Libia divisa in due dove russi e turchi dettano legge. Più di sei Paesi affacciati sull’Adriatico attendono di sapere chi sfrutterà le ricchezze del sottosuolo e quale consorzio controllerà i gasdotti previsti, alcuni dei quali potranno entrare in Europa proprio attraverso l’Adriatico che sta diventando il mare in cui convoglieranno interessi geopolitici e commercio internazionale. Visitando varie città Kaplan traccia una serie di connessioni originali e audaci che dalla contemplazione di una chiesa a Rimini lo condurrà a Corfù, perfetta “sintesi di Italia e Grecia e quindi dell’Adriatico”. Dialogando con autorevoli scrittori e membri dei governi locali come l’ex presidente albanese Sali Berisha, rivivono fatti e vicende più vicine a noi o del tutto dimenticate. L’autore tocca anche Ravenna, Venezia, Trieste, Lubiana, Zagabria, Dubrovnik, Tirana e Durazzo partendo dalla convinzione che l’Adriatico è il luogo dove “la dicotomia tra Occidente e Oriente è oggi ancor meno evidente. Più che uno scontro questo è un concerto di identità e culture diverse, “cattolici e ortodossi, musulmani ed ebrei, Impero romano d’Occidente e d’Oriente, Mediterraneo e Balcani raggiungono nell’Adriatico una fusione stimolante”. Per comprendere la grande sfida in atto tra le potenze del terzo millennio bisogna iniziare, secondo l’autore, dalla conoscenza dei dettagli. A questo punto Kaplan visita le rovine di Mistrà, una città medioevale greca perché in questo luogo “nacque l’ispirazione di Bisanzio”. Mistrà era una città della Morea, nel Peloponneso meridionale, fu la capitale del Despotato bizantino e divenne la seconda città più importante dell’Impero dopo Costantinopoli. Dalle rovine di Mistrà alle strade di Rimini affollate di migranti provenienti da ogni continente Kaplan vede un’Europa in continua trasformazione a causa delle migrazioni e con un confine meridionale segnato non nel Mediterraneo ma, come scriveva lo storico Fernand Braudel, nel deserto del Sahara, il luogo dove oggi si ammassano le carovane dei migranti che tentano disperatamente di raggiungere le coste europee. “Un fenomeno migratorio che, secondo Kaplan, continuerà a definire l’Europa nel XXI secolo e l’afflusso di africani e arabi a cui abbiamo finora assistito è solo l’inizio.”
                                                                                          Filippo Re

Economia per i risparmiatori retail, incontro del CDVM

Economia Reale rivolta non soltanto ai grandi investitori, ma anche ai risparmiatori retail, in un meeting presso il Centro Congressi dell’Unione Industriale, il 26 gennaio prossimo

 

Riprendono gli eventi del CDVM, Club Dirigenti Vendite e Marketing con un meeting presso il Centro Congressi dell’Unione Industriale il 26 gennaio prossimo alle 18 sul tema dell’Economia Reale, oggi anche per i risparmiatori Retail e non solo per i grandi investitori.

Alle 20 seguirà un networking buffet al Centro Congressi.

La serata è organizzata dal CDVM e Resforma srl, per conto di Federico Giordano, Area Manager Azimut Global Advisory e socio di CDVM.

Con Giordano, negli anni pre pandemia sono stati sviluppati diversi eventi che hanno riscontrato un ottimo successo, anche nell’epoca in cui era Area Manager della Banca Euromobiliare. L’obiettivo dell’incontro è quello di sensibilizzare i partecipanti sulle opportunità e i vantaggi fiscali che si possono ottenere con investimenti alternativi. Alla luce dell’andamento dei risparmi nel 2022, l’argomento risulta di particolare interesse, in quanto permette di comprendere come poter stabilizzare il proprio portafoglio e renderlo immune da speculazioni borsistiche, tweet, rumors e sentiment di mercato. In ottica di pianificazione finanziaria, si approfondirà anche il modo in cui i nuovi strumenti, uniti ad altri più tradizionali, possano condurre all’obiettivo desiderato con minori oscillazioni del proprio patrimonio mobiliare in momenti di particolare tensione economica.

I partecipanti, al termine del meeting, saranno in grado di comprendere come evitare investimenti finanziari poco performanti, se non inefficienti.

MARA MARTELLOTTA

Come cambia l’agricoltura: la nuova Pac nelle Assemblee Zonali

Confagricoltura Alessandria
Le novità sulla Pac (Politica Agricola Comune) per il quinquennio 2023-2027 e sul Psr (Programma di Sviluppo Rurale) e gli indirizzi per il futuro dell’agricoltura: sono questi i temi principali che saranno affrontati nel corso delle Assemblee di Zona convocate da Confagricoltura Alessandria a partire dal 23 gennaio che si terranno ad Alessandria, Acqui Terme, Casale Monferrato, Novi Ligure e Tortona. A relazionale sulle novità normative, di recente adottate dalla Commissione Europea e già recepite dall’Italia, saranno i responsabili del servizi economico e tecnico di Confagricoltura Alessandria Roberto Giorgi e Giovanni Reggio.
Le Assemblee di Zona sono un momento importante di aggregazione tra i soci e di condivisione di obiettivi e strategie.
In questi primi sei mesi del mio mandato come presidente ho già avuto occasione di incontrare tanti soci e di apprezzarne lo spirito imprenditoriale, che caratterizza la nostra associazione. Le assemblee di zona saranno un’occasione per consolidare i rapporti. Ci attende un anno non facile, che sarà probabilmente ancora segnato dagli effetti del conflitto in Ucraina e dal rincaro delle materie prime. Ecco perché sarà ancora più importante essere uniti. Credo fermamente, da sempre, nel valore dell’aggregazione e della condivisione che, in un periodo come quello che stiamo vivendo, diventa un’ancora di salvezza e stimolo di crescita. Auspico una grande partecipazione e un contributo di idee da parte di tutti”, ha commentato la presidente Paola Sacco.
Gli incontri permetteranno ai dirigenti e agli associati di porre sul piatto le questioni di maggior interesse locale, ragionare sull’annata agraria appena trascorsa ed esaminare temi di ambito sindacale, tecnico ed economico.

Il calendario assembleare:
Alessandria lunedì 23 gennaio alle ore 9.30 presso la Sala serra Ristorazione Sociale, viale Milite Ignoto 1/a.
Acqui Terme-Ovada venerdì 27 gennaio alle ore 9.30 presso la Sala conferenze Hotel “La Meridiana” in Piazza Duomo, 4 ad Acqui Terme.
Casale Monferrato mercoledì 25 gennaio alle ore 9.30 presso il Salone Tartara in Piazza Castello, 2.
Novi Ligure giovedì 26 gennaio alle ore 9.30 presso il Salone  Forno dell’Antica Ricetta, via E. raggio, 91.
Tortona martedì 24 gennaio alle ore 9 presso la Sala convegni Hotel Ristorante “Il Carrettino” in Strada provinciale per Pozzolo Formigaro, 15 a Rivalta Scrivia, Rivalta Nuova.

Al Politecnico progetto di sviluppo di strutture  innovative per velivoli sostenibili

La tecnologia sarà sviluppata nel progetto MIMOSA, avviato a fine dicembre per ridurre l’impatto ambientale e l’utilizzo di materie prime nella produzione di strutture aeronautiche

 

È stato avviato ufficialmente al Politecnico di Torino, guidato dal professor Giorgio De Pasquale, il progetto MIMOSA (Multimaterial airframes based on 3D joints between AM metals and carbon-fiber composites) – finanziato dall’Unione Europea con il programma “Horizon Europe” – che nei prossimi tre anni porterà alla industrializzazione di una nuova tipologia di struttura aeronautica per i velivoli di nuova generazione. Il team che si occuperà del progetto, composto da sei aziende e due centri di ricerca, coordinato dal professor De Pasquale (docente dello Smart Structures and Systems Lab presso il Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale-DIMEAS del Politecnico di Torino), comprende, oltre all’Ateneo piemontese, importanti aziende del panorama italiano come la multinazionale LeonardoTÜV ItaliaBytest, la startup F3nice ed altri partner dei settori dell’industria meccanica e dei materiali. Il progetto MIMOSA ha l’obiettivo di preparare il terreno alle prossime generazioni di velivoli, che seguiranno necessariamente criteri di produzione a ridotto impatto ambientale e minor fabbisogno di materie prime. La riduzione dell’inquinamento e dell’impiego di sostanze nocive sarà un preciso target di progetto, non solo per quanto riguarda il volo, ma anche per tutta la filiera produttiva del velivolo e per il suo smantellamento a fine servizio. In quest’ottica  è necessario ripensare alle modalità di produzione, trasporto e assemblaggio delle strutture che compongono il velivolo, cercando di ridurre il più possibile le fasi intermedie, integrare i processi e contenere la dispersione geografica delle forniture. Analogamente a fine vita, è necessario recuperare quanti più materiali possibili, rigenerarli e convertirli in nuove strutture. Questa esigenza, oltre che per motivi ambientali, sarà sempre più impellente anche per accrescere l’indipendenza da materie prime che potrebbero essere precluse da instabilità geopolitiche.

“Questi ambiziosi obiettivi necessitano di soluzioni tecnologiche innovative, che guardino a processi produttivi di nuova generazione e cerchino di integrarli in modo efficace, affidabile, economico e scalabile industrialmente – osserva il professor Giorgio De Pasquale – Proprio in questo senso, il progetto MIMOSA porterà alla produzione, sfruttando brevetti specifici del Politecnico, di strutture multi-materiale composte da leghe metalliche e materiali compositi senza elementi intermedi (adesivi o rivetti) mediante l’integrazione di manifattura additiva metallica, trattamenti superficiali al plasma e fibre di carbonio. A fine servizio, le strutture realizzate con la tecnologia MIMOSA potranno essere rigenerate grazie a un processo di “atomizzazione” che riduce gli scarti metallici in polvere a granulometria e composizione controllate, che diviene una materia prima “secondaria” per gli stessi processi di additive manufacturing.”

Essendo la normativa in ambito aeronautico molto severa, un particolare sforzo del consorzio sarà rivolto, oltre alla ottimizzazione tecnologica in sé, alla predisposizione di linee produttive idonee a soddisfare i requisiti per le forniture a livello internazionale. I processi speciali coinvolti sono ad oggi solo marginalmente regolamentati, e si prevede che MIMOSA potrà fornire un sostanziale contributo alla loro normazione.

Come avviene per ogni progetto di lungo periodo, le ricadute industriali saranno prevedibilmente di ampia portata anche per settori molto diversi da quello aeronautico e saranno proposte molte iniziative di disseminazione verso le realtà produttive dei territori.

Conigli, orsi e riccioli d’oro

IL PUNTASPILLI di Luca Martina

 

L’anno che abbiamo da pochi giorni messo alle spalle è stato, per noi poveri investitori, di un’insolita durezza. 

 

Una saggia e ben diversificata gestione del patrimonio, bilanciata dalla presenza di prudenti obbligazioni e ben più rischiose azioni, ha garantito per molti anni (una quarantina per i risparmiatori statunitensi e almeno una decina per gli europei) risultati positivi o vicini allo zero. 

Normalmente, infatti, la crescita economica favorisce le borse (le società quotate beneficiano del miglioramento degli utili) e lascia al palo i titoli di Stato (con la crescita arriva anche l’aumento dei tassi che provoca la discesa delle obbligazioni) mentre i rallentamenti hanno effetti diametralmente opposti sugli investimenti. 

 

Accade, quindi, che azioni e obbligazioni si muovano in direzioni opposte, compensando (in un portafoglio che le contenga entrambe) i loro effetti e riducendo così le oscillazioni complessive. 

 

Dopo anni di crescita “anomala” (senza inflazione) e di risultati positivi il 2022 si è comportato in modo completamente diverso. 

 

Il ciclo economico, rilanciato nel 2021 dagli investimenti e delle riaperture, seguite alle chiusure messi in atto all’esplosione della pandemia ad inizio 2020, sembrava proiettato e dispiegare i suoi benefici effetti ma la decisione della Russia di andare fino in fondo nell’invasione della vicina Ucraina ha scombinato le carte e dato il via ad una spirale inflazionistica, attraverso la salita incontrollata dei prezzi delle materie prime energetiche. 

 

L’inflazione è spesso il frutto amaro della fioritura economica: la “troppa” crescita (e l’eccessivo ottimismo) porta (ciclicamente) a una domanda di beni e servizi in eccesso rispetto alla loro produzione e questo ne fa salire i prezzi. 

 

Ma questa volta la storia si è dipanata in un modo diverso che ha, a buon diritto, ricordato quanto avvenuto negli anni 70 quando lo “shock” fu provocato, ancora una volta, da una guerra: l’attacco di Egitto e Siria ad Israele durante la festività ebraica dello Yom Kippur (giorno di digiuno e di astensione dal lavoro e di massima vulnerabilità per il Paese) del 1973. 

 

A questo seguì l’intervento, al fianco d’Israele, degli Stati Uniti e, come ritorsione nei confronti di Washington, l’embargo dell’OPEC dell’esportazione di petrolio il cui prezzo in poco tempo triplicò, da 23 a 71 dollari al barile. 

 

Qualche anno dopo, nel 1978, arrivò una seconda crisi, ancora una volta originata in Medio Oriente con la rivoluzione iraniana, che portò ad una brusca riduzione del greggio prodotto dal Paese che da allora in poi sarebbe stato definito “degli Ayatollah” (titolo ottenuto dagli esperti di studi islamici quale riconoscimento dell’autorità di guida spirituale). 

A fare le spese dell’ulteriore raddoppio del prezzo del petrolio, che superò i 140 dollari, fu ancora una volta la crescita economica mondiale: l’inflazione (la più iniqua delle tasse, come ricordava Luigi Einaudi) provocò una recessione lunga e molto dolorosa. 

Solo a partire dal 1982 i massicci tagli dei tassi e la riduzione dei prezzi del carburante consentirono alla crescita di ripartire. 

 

La situazione oggi ci appare, per fortuna, molto diversa sebbene gli editori del dizionario Collins English abbiano proclamato “Permacrisis” (un periodo lungo di instabilità ed insicurezza) la parola dell’anno, ulteriore sottolineatura ad un periodo, il terzo dall’insorgere del Covid, davvero difficile.

 

La crisi “geopolitica” è certamente seria ma molto più localizzata (nei territori dell’ex Unione Sovietica) e gli schieramenti, “ferrei” ed impenetrabili, in piena guerra fredda, di cinquant’anni fa si sono gradualmente ammorbiditi (e in alcuni casi liquefatti). 

 

I rapporti politici e commerciali (esportazioni di armi, a causa della pessima esibizione di sé nella guerra in corso, e di petrolio, venduto a sconto ai Paesi amici dai russi, in particolare) della Russia con il Medio Oriente si sono deteriorati a favore di Cina e, in minore misura, Stati Uniti. 

 

Non a caso un vecchio modo di dire nel mondo della diplomazia recita: “Gli americani hanno alleati mentre russi e cinesi hanno clienti” … 

 

I cambiamenti generati dai drammatici eventi ucraini non mancheranno comunque di fare sentire i loro effetti nel prossimo futuro, costringendo ad un radicale ripensamento del processo di globalizzazione che aveva guidato negli ultimi trent’anni l’espansione economica occidentale e la rinascita di un’antica superpotenza come la Cina. 

 

Ma l’economia “due punto zero” di questo millennio è ben lontana da quella che fu strangolata dalle crisi petrolifere descritte sopra. 

 

Il cambiamento del modello dei consumi energetici che sta maturando, con un più massiccio utilizzo delle fonti rinnovabili ed un rapido cambiamento delle rotte di approvvigionamento del gas da parte dei Paesi europei, ci rende meno vulnerabili e in grado di tornare ad un percorso di crescita sostenibile in tempi, probabilmente, brevi. 

 

Si tratta di quanto stanno già iniziando a scontare i mercati finanziari che hanno affrontato il nuovo anno con una baldanza che non si vedeva da molti mesi. 

 

Le previsioni di una recessione ormai prossima rimangono plebiscitarie in Europa ma per gli Stati Uniti si sta facendo strada la speranza che si tratterà di un semplice rallentamento. 

 

Oltreoceano la frenata dell’inflazione è evidente (sebbene molta strada si debba ancora fare per tornare ad un livello “sano”, intorno al 2%) e non si sta accompagnando né ad un aumento dei salari (che alimenterebbe la spirale dei prezzi) né a un crollo della domanda. 

 

Analisti ed economisti sono concordi nel prevedere una prima metà dell’anno caratterizzata da dati economici negativi (soprattutto in Europa) alla quale seguirà una stabilizzazione e un ritorno alla crescita, stimolata da un cambio di direzione delle banche centrali (dopo la stagione dei rialzi sarà tempo di tagliare i tassi d’interesse). 

 

La riapertura della Cina (con la ferma intenzione della sua leadership di rendere l’”anno del Coniglio” un anno da leoni…) e uno scenario “riccioli d’oro” (dove la crescita si mantiene su livelli positivi e in grado di consentire il contenimento dei prezzi al consumo) per la locomotiva statunitense darebbero corpo alle attese di un 2023 speculare al 2022 (quando sia le obbligazioni che le azioni hanno registrato perdite pesantissime). 

 

A gettare acqua sul fuoco potrebbero però essere, ancora per qualche tempo, le banche centrali, quantomai determinate a chiudere la partita con l’inflazione e a non lasciare che si generi un eccessivo (e ingiustificato) ottimismo tra gli investitori. 

 

Un altro rischio, per i mercati azionari, è dato dal fatto che le previsioni sugli utili, pur essendo state ridotte negli ultimi mesi, rimangono ancora piuttosto elevate; ne sono un esempio gli Stati Uniti, dove, in un anno potenzialmente recessivo, si prevede ancora una loro crescita del 10%.

 

Il 22 gennaio, infine, si festeggia il Capodanno cinese e questa festività metterà in moto, internamente e all’estero, un gran numero di cinesi (nel 2019, anno in cui esplose il Covid furono più di 700 milioni) e la fine dell’inverno potrebbe coincidere con un colpo di coda della pandemia (seppur ora molto meno letale del passato). 

 

Insomma, sembra assolutamente ragionevole aspettarsi un anno meno complicato di quello appena trascorso ma faremo bene a non lasciarci troppo influenzare dall’euforia o dall’eccessivo pessimismo che periodicamente faranno capolino sui mercati finanziari. 

 

Per lo zodiaco orientale il Coniglio è un simbolo di fortuna e buon auspicio e possiamo solo sperare che sia così deciso e determinato da mettere in fuga gli orsi (*) (all’inseguimento di Riccioli d’oro) che da un anno a questa parte scorrazzano nei mercati. 

 

 

(*) Nel gergo finanziario “orsi” sono coloro che spingono le borse al ribasso (“Mercato orso”) in contrapposizione ai “tori”, ottimisti sull’andamento delle quotazioni (“Mercato toro”). 

Giornata di pulitura del bosco al borgo Rubens

Il 22 gennaio un pomeriggio per condividere movimento e natura sulla collina torinese

L’associazione Rubens in collaborazione con Paideia, Mercato Circolare e Completa-mente onlus vi invita il 22 gennaio dalle ore 14 alle ore 17 nel suo splendido Borgo immerso nel verde per partecipare al recupero della bellezza di una parte importante del suo bosco.

Uno dei tratti che rendono unica Torino è proprio il paesaggio naturale che la circonda ed è quindi anche un dovere dei suoi abitanti preservare questo patrimonio diffuso e inestimabile, compiendo con un solo gesto un’azione spontanea di rispetto per l’ambiente e un’opera di alto valore sociale ed educativo.

L’esperienza sarà occasione di scoperta del Borgo, dei cavalli che vi abitano liberi e di condivisione dei valori di cura, fioritura e rispetto che sono fondanti il Borgo ed i suoi frequentatori. www.associazionerubens.it

Un evento aperto a tutti, ma soprattutto ai giovani di età compresa tra 14 e i 22 anni e alle loro famiglie perché all’evento, che si concluderà con una ricca merenda, verrà raccontata un’opportunità speciale.

Non a caso il Borgo Rubens si definisce come “luogo di fioritura” dove sentirsi a casa e ritrovare se stessi, rilassandosi e riabilitandosi alla felicità. Uno spazio di incontro dove trasformare i bisogni in potenzialità attraverso relazioni di qualità in un ambiente di grande bellezza.

In questo contesto l’evento della pulitura del bosco vuole essere un momento di conoscenza reciproca e al tempo stesso di sensibilizzazione per avvicinare adolescenti e giovani adulti ed introdurli al mondo del volontariato, facendoli immergere in uno spazio ideale per l’aggregazione giovanile in cui essere utili e svolgere un servizio per gli altri.

Per questo successivamente all’iniziativa, verrà illustrata per i partecipanti che saranno interessati, la possibilità di iscriversi gratuitamente alla formazione per poter partecipare al nuovo progetto sociale dell’Associazione Rubens ovvero il Bistrot del Borgo che inaugurerà il 26 marzo. La formazione si svolgerà dal 9 febbraio e per 5 settimane per due pomeriggi a settimana.

Il Borgo Rubens si trova in corso Casale 438/16 a Torino ed è raggiungibile anche con i mezzi pubblici (linee 15, 61 e 68), tutte le informazioni sono disponibili sul sito www.associazionerubens.it mentre per partecipare all’evento del 22 gennaio, assolutamente gratuito, è necessario prenotare telefonando al  340.4651152 o scrivendo a  borgorubens.info@gmail.com.

Si raccomanda di trovarsi al Borgo 15 minuti prima dell’orario ufficiale di inizio, verranno distribuiti un paio di guanti da lavoro e un sacco per raccogliere i rifiuti.