ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 183

Tutte le difficoltà dell’agricoltura

Confagricoltura Piemonte, Allasia:

“Accendiamo le luci su un 2023 ancora incerto”

 

A pochi giorni dalla chiusura dell’anno, un’analisi di Confagricoltura Piemonte su ciò che ha caratterizzato il 2022 e sulle prospettive per il 2023

Dal dopoguerra, non si ricorda un anno così difficile per l’agricoltura come il 2022 e il 2023 si aprirà con molte incertezze, complice il delicato momento geopolitico ed economico che stiamo vivendo”. Lo ha detto il presidente di Confagricoltura Piemonte Enrico Allasia esaminando le criticità che riguardano il settore in questo particolare momento storico: dai mutamenti climatici alla food security, dall’Europa alla Politica agricola comunitaria, dalla legge di bilancio al cuneo fiscale, dal caro energia e fertilizzanti alla proroga della moratoria dei prestiti per dare liquidità alle imprese.

Il settore primario può crescere ancora, ma se non mettiamo in campo alcune misure urgenti sull’esempio di quanto hanno fatto altri governi in Europa, noi Italiani rischiamo più degli altri” ha proseguito Allasia, auspicando una frenata della spirale inflazionistica che sta mettendo a dura prova l’agricoltura piemontese.

In Piemonte, infatti, prosegue il calo delle imprese agricole, che negli ultimi cinque anni ha fatto registrare una contrazione di circa il 13%, passando dalle 46.667 unità del 2018 alle 40.866 di quest’anno. Rimane purtroppo stabile il numero dei giovani agricoltori, titolari del 14% delle aziende (n 6.041) censite in Regione, sintomo che non è applicata una politica sufficientemente favorevole all’insediamento degli Under 40. Si palesa quindi il serio rischio di interrompere un ricambio generazionale in grado di far eccellere nei prossimi anni, con innovazioni e nuove mentalità, il settore.

Occorre tornare a pianificare e ripensare il modello agricolo alla luce di quanto sta accadendo, attuare un piano strategico per rafforzare le filiere italiane, considerando il fatto che l’Italia riveste e dovrà rivestire ruoli sempre più importanti nei rapporti con il Bacino del Mediterraneo” ha concluso il presidente di Confagricoltura Piemonte, imprenditore del cuneese impegnato nella promozione del territorio attraverso una campagna di informazione trasparente e coerente con la storia e le tradizioni della terra.

L’export complessivo della Regione è cresciuto del 18,1% (+14,5% l’agroalimentare) nei primi 9 mesi del 2022, per un valore di circa 49.9 miliardi di euro in più: dati che posizionano il Piemonte sul quarto gradino della classifica delle Regioni italiane esportatrici.

Continuare a sostenere l’eccellenza delle nostre produzioni è una priorità: internazionalizzazione, digitalizzazione e precision farming sono i segreti per un’economia competitiva e per far prosperare l’intero territorio” ha affermato il direttore di Confagricoltura Piemonte Lella Bassignana, ricordando che è necessaria una tutela delle produzioni del “#madeinpiemonte” e di tutti i settori.

In ultima battuta, l’Organizzazione degli imprenditori agricoli torna a ribadire l’importanza di riportare sotto controllo la popolazione dei cinghiali selvatici, primo vettore di trasmissione della PSA (Peste Suina Africana), per evitare di affossare ulteriormente la suinicoltura regionale, comparto caratterizzato da 1.400 aziende che allevano 1,4 milioni di capi. La diffusione del virus ha spinto vari Paesi a limitare, e in alcuni casi a vietare, spesso ai fini speculativi, l’import di prodotti italiani derivati da carni suine. Stante questa situazione, l’emendamento sulle misure di contenimento della comunità di cinghiali in Italia approvato dalla commissione Bilancio della Camera è stato accolto favorevolmente dalla Confederazione. Altresì, la decisione del governo di procedere con un programma di abbattimenti la cui realizzazione sarà competenza del Comando unità per la tutela forestale, ambientale e agroalimentare dei Carabinieri, risponde alle richieste avanzate da tempo.

Premio Mimmo Candito, i vincitori

La giuria della seconda edizione del Premio Mimmo Candito – per un Giornalismo a Testa Alta, composta dal Presidente Paolo Griseri (La Stampa), Marina Forti (Internazionale), Simona Carnino  (vincitrice della prima edizione) e Vincenzo Vita (Il Manifesto) ha così votato:

1) Premio OPERA
Federica Tourn: “Quel prete è uno stupratore”, con la seguente motivazione:
 
“Sugli abusi sessuali subiti dalle suore e non di rado coperti dalle autorità ecclesiastiche, ha il pregio di trattare un argomento raramente riportato sulle prime pagine dei media, soprattutto in Italia, e il vantaggio della completezza delle testimonianze. Una indagine vecchio stile, che si basa sulla forza del racconto, un meticoloso uso delle fonti e la capacità di scrittura e che, in questo caso, non può, per ovvie ragioni, essere sostenuta da immagini e testimonianze video.
Sullo sfondo il tema delle discriminazioni di genere nella Chiesa Cattolica e in particolare nelle missioni africane. Perché un’inchiesta sulla Chiesa Cattolica è per sua natura globale e coinvolge culture e aree geografiche molto lontane tra loro. Di particolare interesse le testimonianze delle suore che, dall’interno della Chiesa, cercano di denunciare gli abusi e provano a modificare lo stato di cose esistenti. Un ottimo lavoro che merita il premio a un giornalismo d’inchiesta disposto a raccontare verità scomode. Anche quelle di fede.
MENZIONE
La giuria ha anche deciso di assegnare una menzione particolare al reportage di DANIELE BELLOCCHIO sul Nagorno Karabakh. Il lavoro di un coraggioso freelance che si distingue per l’articolata struttura del reportage e la capacità di seguire sul campo nel corso del tempo le vicende di una guerra ormai dimenticata.
2) Premio Progetto d’Inchiesta
Letizia Tortello: “Marocco, donne fuori dal Medioevo”

Il progetto di Letizia Tortello sulla condizione delle donne in Marocco ha il pregio di un programma preciso e definito, in grado di raccontare la difficile transizione della società marocchina verso il superamento della tradizionale disparità di genere. Lo fa proponendosi di ascoltare le testimonianze delle associazioni di donne marocchine e raccontare le realtà in cui, al contrario, la loro condizione è ancora soggetta a forti discriminazioni.

Più che nella contrapposizione un po’ macchiettistica tra modernità e medioevo, l’interesse del progetto è proprio nella realtà sempre più embricata che lega Italia e Marocco. Non solo a Torino, la città italiana con il maggior numero di residenti di origine marocchina, ma anche in molti altri centri della Penisola. Le donne che emigrano dal Marocco sono spesso badanti, colf, commercianti, fanno parte della nostra società. L’influenza reciproca tra le due culture di riferimento determinerà inevitabilmente un pezzo del nostro futuro.

3) Menzione speciale degli allievi della Scuola di Giornalismo “Lelio Basso” di Roma, nostra partner
Valerio Cataldi: “Mario che costruiva la pace”
Riaccende l’attenzione su un evento troppo presto messo a tacere, la morte di Dario Paciolla in dubbie circostanze, mettendo a fuoco sia l’operato sospetto degli inquirenti colombiani, sia il silenzio mantenuto dalle Nazioni Unite sul caso.

Chi sono i vincitori

Federica Tourn, professionista freelance piemontese, autrice di reportage internazionali da zone calde, esperta di problematiche 

femminili e religiose. L’articolo è stato pubblicato su “Millenium”, mensile del Fatto Quotidiano.
   Daniele Bellocchio (menzione). Pubblicista freelance di Lodi, si occupa di tematiche internazionali e reportage da zone problematiche del 
globo, su tv, radio, web e carta stampata. Il suo lavoro è pubblicato da Inside Over
  Letizia Tortello, torinese, professionista a La Stampa. Inviata in Ucraina e curatrice di inchieste su vari paesi europei. Coautrice del libro 
“Goodbye Merkel. Perché per 16 anni ha governato lei”.
  Valerio Cataldi (menzione). Romano, caporedattore delle inchieste di Rainews dove cura il programma Spotlight. Specializzato in criminalità 
organizzata e immigrazione, ha collaborato con l’Unicef e fondato l’associazione Museomigrante.
 
   

Quasi ottomila gli studenti piemontesi che vogliono tutelare l’acqua

Oltre 7.900 gli studenti delle scuole piemontesi primarie e secondarie di primo grado che hanno aderito alla 9° edizione di Mi Curo di Te – Con la Scuola per l’Agenda 2030, il programma gratuito di educazione ambientale promosso da WWF Italia e Regina (Gruppo Sofidel).

C’è tempo fino al 28 aprile per iscriversi al programma di educazione ambientale “Mi Curo di Te” di WWF e Regina (Gruppo Sofidel), inserito nel piano “Rigenerazione Scuola” del Ministero dell’Istruzione e del Merito.

Porcari (Lucca) – La tutela dell’acqua si fa largo tra i banchi di scuola. Sono già più di 5.300 le classi (oltre 117 mila studenti in tutta Italia) che hanno deciso di partecipare alla 9° edizione di Mi Curo di Te – Con la Scuola per l’Agenda 2030, il programma gratuito di educazione ambientale promosso da WWF Italia e Regina (Gruppo Sofidel). Il progetto, che dal 2014 accompagna gli studenti delle scuole primarie e secondarie di primo grado alla scoperta del Pianeta e di come prendersene cura, da quest’anno è parte del Piano Nazionale “RiGenerazione Scuola” del Ministero dell’Istruzione e del Merito[1].

Per l’anno scolastico in corso, “Mi Curo di Te” ha come focus l’acqua: attraverso schede didattiche, giochi e quiz digitali introduce le giovani generazioni ai temi della scarsità e dell’inquinamento della risorsa idrica e racconta l’impatto di questi fenomeni sullo stato di salute di oceani, mari, fiumi e laghi della Terra. Il programma educativo dà così modo di conoscere e approfondire alcuni degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite: l’Obiettivo 6, “Acqua pulita e servizi igienico-sanitari”, l’Obiettivo 12 “Consumo e produzione responsabili” e gli Obiettivi 14 e 15, rispettivamente, “Vita sott’acqua” e “Vita sulla Terra”.

C’è tempo fino al 28 aprile 2023 per partecipare: gli insegnanti possono scaricare il kit didattico e guidare i ragazzi nella produzione di elaborati utili a guadagnare punti e scalare la classifica delle scuole per aggiudicarsi i premi in palio. Tra questi, oltre a una fornitura di prodotti Regina (carta igienica e fazzoletti) e l’accesso al portale educativo OnePlanetSchool di WWF, le prime tre scuole classificate, sia primarie sia secondarie di primo grado, riceveranno buoni per l’acquisto di materiali didattici del valore di 1.000€, 600€ e 400€. Saranno premiate anche le scuole classificate dalla 4a alla 6a posizione di entrambi gli ordini. Ulteriori premi verranno assegnati mediante estrazione finale.

Per vincere vale anche l’aiuto delle famiglie da casa: parenti e amici possono partecipare ai quiz e ai sondaggi disponibili sul sito dell’iniziativa e contribuire ad accumulare punti.

I vincitori saranno comunicati entro il 12 maggio 2023 sul sito www.micurodite.it.

[1] “RiGenerazione Scuola” è il Piano Nazionale del Ministero dell’Istruzione e del Merito per la transizione ecologica e culturale delle scuole italiane. “Mi Curo di Te” è entrato a far parte della Rete dei Rigeneratori, poiché si focalizza su due pilastri del Piano: la rigenerazione dei saperi e la rigenerazione dei comportamenti. Il Piano, che si ispira agli obiettivi dell’Agenda ONU 2030, mira a rige

Molestie verbali, come reagire senza violenza

A portare i saluti istituzionali è stato il consigliere dell’Udp Gianluca Gavazza, delegato alla Consulta femminile, che ha ricordato come “il cat-calling oggi non sia considerato un reato dalla nostra legislazione se non in parte ricompreso nell’articolo 660 del codice penale, ma soltanto quando la condotta del responsabile sia idonea non tanto a ledere la dignità della vittima, quanto a turbare l’ordine pubblico e nel caso in cui la condotta sia reiterata nel tempo. Il fenomeno però non può più essere sottovalutato ed è fondamentale puntare sul rispetto per la donna, per l’individuo, non solo in quanto sorella, fratello, madre o figlia di qualcuno, ma in quanto persona”.“Benché il legislatore abbia dimostrato di riconoscere nuove fattispecie in cui oggi prende forma la violenza verso le donne è necessaria anche un’innovazione culturale, un cambiamento di mentalità”, ha affermato Ornella Toselli, presidente della Consulta femminile regionale. “Emerge poi il bisogno di garantire la sicurezza per strada, nei luoghi pubblici, un problema già in parte affrontato ma di cui le istituzioni dovranno sempre più farsi carico”.

Nata su impulso di un giovanissima socia del Centro Studi e Documentazione, l’iniziativa ha coinvolto un gruppo di studentesse e studenti delle classi terze dell’Istituto superiore Santorre di Santarosa di Torino, che in una prima fase di incontri con due formatrici hanno fatto emergere esperienze vissute ed episodi relativi al cat-calling. Da qui si è partiti per una riflessione sulle possibili frasi e risposte da rivolgere ai molestatori verbali e nella fase del vero e proprio allenamento in palestra una formatrice ha “lanciato” alcune molestie affinché, una alla volta, ogni ragazza reagisse con le risposte precedentemente preparate. La ripetizione del gesto “vocale”, la solidarietà del gruppo e la condivisione hanno reso particolarmente efficace l’esercizio, trasformandolo in un momento di apprendimento reciproco e di crescita del proprio senso di autoefficacia.

“Siamo convinti che la risposta al problema sia sempre l’educazione”, ha affermato Stefania Doglioli, direttrice del Centro Studi e Documentazione Pensiero femminile, ma se cambiare il contesto culturale è un processo lungo, che cosa può fare la vittima nell’immediato? “Innanzitutto mettersi in sicurezza e la difesa può anche consistere nell’ignorare la battuta che mi è stata rivolta”, commenta Norma de Piccoli, presidente Cirsde. “Non dire niente non è sottomissione ma significa sentirsi al di sopra di queste pochezze”.

Alcuni studenti e studentesse, guidate dalle formatrici Silvia e Maria hanno poi raccontato l’importanza della classe, dei propri amici come risorsa per rompere il silenzio, per condividere il vissuto, quello che si è provato.

L’esperienza della palestra di autodifesa verbale è stata poi tradotta in una campagna di sensibilizzazione contro il cat-calling, diffusa mediante 15 brevi videoclip. Due frasi particolarmente incisive “Se non rispondo al tuo cat-calling è perché ho di meglio da fare” e “Il cat-calling non ti rende più figo” sono state riprodotte su t-shirt che i ragazzi diffonderanno fra i propri coetanei.

“La questione non è solo insegnare alle donne a difendersi ma prima ancora insegnare agli uomini a non offendere, bisogna partire dalla prevenzione della violenza”, ha dichiarato Anna Ronfani, vicepresidente di Telefono Rosa, che ha sottolineato come in realtà la legislazione italiana sia giudicata all’avanguardia sulla violenza di genere anche da importanti organismi internazionali, ma che il problema risieda nella mancanza di sensibilità per attuarla.

All’incontro è intervenuta in collegamento online anche Irene Manca, dell’associazione Break the Silence, realtà nata per promuovere l’uguaglianza di genere e il contrasto alle molestie di strada, che ha parlato degli utili consigli forniti dalla piattaforma Stand Up, un programma di formazione e sensibilizzazione contro le molestie in luoghi pubblici promosso da L’Oréal Paris in collaborazione con la ong Right To Be.

 

Le vie del cibo: Global e local

Martedì 17 gennaio 2023, ore 18.00

Biblioteca civica Villa Amoretti – Corso Orbassano 200, Torino

I rapporti tra la globalizzazione e la sovranità alimentare

Il cibo è uno dei grandi temi di questi anni. Non solo per gli innumerevoli programmi di cucina che affollano gli schermi, ma anche per una rinnovata attenzione verso filiere corte, piccole produzioni, sostenibilità di ciò che mettiamo sulle nostre tavole, apertura della cucina tradizionale verso altre culture culinarie.

Alla base di tutto, forse, la globalizzazione, fenomeno iniziato a metà degli anni ’80, che a distanza di 40 anni si mostra ora in tutte le sue luci e ombre.

Dalle speranze di un mondo più equo alle multinazionali che si sono impossessate di terre e colture, imponendo omologazione di gusti, scelte e prodotti, qual è stato il percorso del cibo, industriale e artigianale, in questi anni? E come la globalizzazione ha influenzato, nel bene e nel male, le scelte e le tendenze nel mondo del food?

La globalizzazione del cibo sarà protagonista di un incontropromosso dalla collana editoriale OGzero, in collaborazione con il Consorzio della Robiola di Roccaverano e Biblioteche civiche torinesi:

 

LE VIE DEL CIBO
martedì 17 gennaio 2023, ore 18.00
Biblioteca civica Villa Amoretti, Corso Orbassano 200, Torino

Alfredo Somoza, giornalista e scrittore, animatore dei Movimenti di Porto Alegre del 1985, primo tentativo di comprendere e governare il fenomeno, allora all’inizio, della globalizzazione e Fabrizio Garbarino, Presidente del Consorzio della Robiola di Roccaverano, moderati da Paola Uberti, comunicatrice enogastronomica ed esperta di cibo e sostenibilità, racconteranno cosa si nasconde tra le pieghe del mondo globale.

Domande, tendenze, reazioni. La globalizzazione ha avuto e ancora ha un impatto sulle vite di tutti, dal ricco Occidente ai Paesi più poveri: esplorarne cause ed effetti può essere un modo per inquadrare, oltre il tema del food, il mondo in cui stiamo vivendo e le sue dinamiche.

La partecipazione a Le vie del cibo, il 17 gennaio 2023 alle ore 18.00, è gratuita.

Alfredo Somoza:

Storico e giornalista, è Presidente dell’Istituto Cooperazione Economica Internazionale e Direttore della rivista onlinedialoghi.info. Collabora con Radio Vaticana, Radio Inblu, Radio Capodistria, Popolare Network, Radio Svizzera Italiana. Cura un blog sull’“Huffington Post” ed è collaboratore di “East West–Rivista di Geopolitica”. È docente dell’Ispi (Milano) e di diversi Master universitari. I suoi ultimi libri sono Il viaggio e l’incontro: che cos’è il turismo responsabile (Altreconomia) e Un continente da favola (Rosenberg&Sellier).

Fabrizio Garbarino:

Presidente e amministratore delegato della cooperativa agricola La Masca di Roccaverano, dal 2025 è Presidente del Consorzio per la Tutela del Formaggio Robiola di Roccaverano DOP. In ARI Associazione Rurale Italiana e Via Campesina per l’Agricoltura Contadina Agroecologica Solidale. Laureato in Scienze Forestali ed Ambientali all’Università di Torino, si definisce “allevatore, contadino, casaro cooperativo”.

Paola Uberti:

Torinese, classe 1975, una laurea all’Accademia delle Belle Arti e un passato professionale nel settore delle energie rinnovabili, in campo enogastronomico ha iniziato come food blogger nel 2011. Nel 2016 ha fondato LIBRICETTE.eu, trasformando le esperienze maturate negli anni in un’attività imprenditoriale in crescita, che diffonde contenuti culturali legati all’enogastronomia e un core business dedicato alle aziende produttrici, alle Associazioni e i Consorzi di Tutela.

Oggi Paola è comunicatrice gastronomica, autrice di ricettari che fondono cultura e cucina, brand ambassador, social media creator e manager, creative & digital manager, creatrice di progetti di comunicazione e graphic designer per le aziende del settore cibo e bevande.

Criptovalute: rischio furti e truffe

L’ultimo crack riguardante le cosiddette criptovalute è il fallimento della “piattaforma” Ftx, che rischia di mandare in fumo oltre 30 miliardi di dollari versati fiduciosamente da oltre un milione di investitori che hanno acquistato il “token” FTT emesso dalla società.

 

La notizia riapre drammaticamente il tema dei rischi connessi alle criptovalute, un mondo parallelo in cui ormai pullulano oltre 9.500 diverse monete virtuali, alcune note in tutto il mondo (Bitcoin, Ethereum, Shiba, Dogecoin) altre assolutamente sconosciute alla disperata ricerca di un po’ di notorietà.
Elemento comune a tutte è il fatto di essere emesse e di circolare in assoluta libertà, senza alcun collegamento a Stati, ad economie nazionali, a valori reali: sono “progetti informatici” che promettono mirabilie, in certi casi hanno una (limitata) utilità ma generalmente rappresentano solo una flebile speranza di diventare ricchi in poco tempo grazie alla crescita del loro prezzo.
I sostenitori della “libertà di emissione” sbandierano i fantasmagorici risultati del bitcoin (il primo esempio al mondo di valuta decentrata), passato da 7 millesimi di dollaro del 2009 a 68.000 dollari del novembre 2021 (una performance impossibile da esprimere in percentuale).
Ma a fronte di queste mirabilie si contrrappongono numerosi episodi drammatici, non solo per i tracolli che già in tre/quattro occasioni hanno provocato perdite ingenti agli speculatori/investitori (negli ultimi dodici mesi Bitcoin ed Ethereum, i due giganti delle criptovalute, hanno generato perdite per oltre 700 miliardi di dollari!), ma anche per crack dovuti a vere e proprie truffe o malversazioni realizzate da operatori privi di scrupoli.
Facciamo una rapida carrellata degli avvenimenti più significativi.
I primi incidenti iniziarono già nel 2011: due fra le maggiori piattaforme operative dell’epoca, Bitcoinica e Tradehill, furono attaccate da un gruppo di hacker, che svuotarono molti conti depositi dei clienti.
Nello stesso anno fu attaccata Mt. Gox, (piattaforma di negoziazione giapponese, una delle più grandi del mondo, arrivata a gestire il 70% delle criptovalute in circolazione), che però riuscì in parte a respingere il tentativo di furti. Ma nel 2014 la piattaforma ebbe un tracollo irrefrenabile che portò al fallimento. Un gruppo criminale sottrasse 850.000 bitcoin (circa 480 milioni di dollari ai tempi).
Nel 2018 è stata la volta di Bitgrail, una società italiana che usava un sistema complicato per investire in bitcoin: obbligava i clienti a passare attraverso una criptovaluta creata appositamente, il Nano Xrb. La società ha denunciato ammanchi per 17 milioni di Nano (pari, in base ai versamenti ricevuti dalla società, a 120 milioni di euro, fiduciosamente investiti da 230.000 risparmiatori), ed è stata dichiarata fallita. E’ in corso un processo per frode informatica, auto-riciclaggio, bancarotta fraudolenta, esercizio abusivo dell’attività bancaria.
Nello stesso anno l’austriaca Cointed GmbH (specializzata in transazioni per centinaia di milioni di euro gestendo l’estrazione di criptovalute in Austria e nell’Europa orientale) è stata dichiarata fallita per frode. I clienti hanno perso tutto.
Altro caso recente è quello della turca Thodex, fondata nel 2017, che ha improvvisamente chiuso il sito. Il proprietario Faruk Fatih Ozer è sparito nel nulla provocando l’integrale perdita dei depositi dei 400.000 clienti (controvalore oltre 2 miliardi di dollari).
In Canada la Voyager ha provocato perdite ingenti ai suoi clienti-depositanti investendo in un hedge fund Three Arrows Capital, specializzato in speculazioni su criptovalute.
Segnaliamo anche la notizia dello scandalo Africrypt (piattaforma exchange) una truffa con furto di criptovalute di oltre 2 miliardi di dollari di bitcoin in Sudafrica. Due giovani proprietari di una piattaforma di trading hanno prima intascato “soldi veri” per vendere criptovalute e poi, procedendo mediante servizi di “bitcoin mixing” (piattaforme software borderline in termini di legalità) hanno vaporizzato le criptomonete detenute dagli stessi clienti sulla loro piattaforma facendolo sembrare un attacco hacker. Attualmente sono irreperibili e le indagini in corso.
Il caso Celsius è emblematico della varietà di rischi legati alle criptovalute. Si trattava di una piattaforma che raccoglieva valute legali ed erogava prestiti in criptovalute. All’improvviso ha “congelato” i prelievi degli investitori a giugno e poi ha presentato istanza di fallimento a luglio.
Il “buco” è di circa 4,7 miliardi di dollari. Cavallo di battaglia della società il “Celsius Custody Service”, un prodotto reso disponibile nell’aprile 2022, descritto come “l’hub centrale per le attività digitali”, una sorta di deposito di denaro parcheggiato in attesa di essere spostato su opportunità più interessanti – il programma “Earn” – che prometteva attraenti rendimenti.
Nessuno ha letto la clausola di utilizzo della piattaforma: “Una volta che le criptovalute vengono trasferite a Celsius, la società ha il titolo di proprietà e la completa autorità di utilizzare gli asset come ritiene opportuno”.
Segnaliamo anche l’ultimo (per ora) caso di truffa in Italia, quello esploso a Silea (provincia di Treviso), dove aveva sede la NFT (New Financial Technology, l’inglese attira sempre…), emanazione di una società con sede a Londra, i cui titolari sono spariti dopo aver raccolto centinaia di milioni di euro da oltre 6.000 risparmiatori. Possibilità di ricuperare i soldi: nessuna, meglio non farsi illusioni. La sede italiana è una semplice succursale, eventuali reclami vanno indirizzati a Londra, eventuali cause legali vanno avviate nel Regno Unito, impossibile anche ipotizzare una class action collettiva. E’ un caso da manuale per la commistione fra l’appeal delle criptovalute che la società sosteneva di negoziare con algoritmi particolarmente efficienti (che garantivano il 10% mensile di profitto!) ed il vecchio sistema piramidale “alla Ponzi”. Molti clienti, infatti erano remunerati per portare nuovi investitori, grazie ai quali potevano essere pagati i mirabolanti profitti; ovviamente, finché entravano dei nuovi, poi quando il flusso è diminuito è scattato, come sempre, il meccanismo della sospensione dei pagamenti e della chiusura del sito.
Emblematico il caso Terra/Luna, un progetto basato sulla commistione tra una criptovaluta “a cambio fisso” (una “stablecoin” che garantiva la parità con il dollaro) ed un’altra a quotazione fluttuante. Purtroppo chi ha fiduciosamente versato i suoi dollari per acquistare la “stablecoin” si è trovato all’improvviso invischiato nel tracollo della valuta fluttuante, azzeratasi di valore in pochi giorni.
Inseriamo il link a questa interessantissima documentazione internazionale sulle frodi in ambito criptocrimine.
https://go.chainalysis.com/rs/503-FAP-74/images/Chainalysis-Crypto-Crime-2021.pdf

Purtroppo il mondo cripto è fuori da ogni regolamentazione, da ogni controllo, da ogni garanzia. I sistemi di protezione dei portafogli in criptovalute depositati presso le piattaforme operative sono efficaci, ma non è possibile escludere a priori l’eventualità di un furto ad opera di hacker particolarmente attrezzati. E l’assenza di autorità di vigilanza (che i sostenitori delle criptovalute evidenziano come fattore positivo…) espone chi si avventura nelle monete virtuali a perdite irricuperabili.

Consiglio finale: prima di ipotizzare di comprare bitcoin e simili, cercate di capirne la natura vera, al di là di slogan e di rappresentazioni puramente grafiche. Chi vuole può leggere il mio libro PINOCCHIOCOIN, che illustra, in maniera semplice e chiara, il variegato mondo cripto, fornendo anche numerosi suggerimenti delle cautele da adottare per contenere i rischi.

 

 

GIANLUIGI DE MARCHI
demarketing2008@libero.it

 

Basaglia, che hai fatto?

La legge Basaglia è conosciuta da tutti come la legge che ha, di fatto, chiuso i manicomi.

Decisione ammirevole, considerando cosa fossero quelle strutture in cui molti hanno passato la maggior parte della propria vita.

Verso la fine degli anni ’70, complice un periodo di enormi cambiamenti sociali (pensiamo solo agli scioperi studenteschi, alla marcia dei quarantamila a Torino, al terrorismo) questa legge fu il cambiamento necessario per modificare la vigente legislazione che riteneva i “matti” dei pazienti da togliere dalla società, e da curare con metodologie sicuramente discutibili (elettrochock) e spesso più dannose della patologia da curare.

La legge 180 del 1978, appunto la legge Basaglia, mise fine a queste strutture; restano famosi il manicomio di Collegno (si pensi al caso Bruneri-Canella ed alla sua trasposizione cinematografica ne “Lo smemorato di Collegno” con Totò) o a quello di via Giulio a Torino.

La legge 180, tuttavia, introdusse l’istituto del TSO, Trattamento Sanitario Obbligatorio che, in deroga a quanto prevede l’art. 32, 2° comma, della Costituzione Italiana che recita “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.”, consente il ricovero coatto.

Ecco, se analizziamo il TSO, la sua utilità e l’ultima parte dell’art. 32 ci accorgiamo che spesso il TSO non solo è perfettamente inutile ma, addirittura, può recare danni a chi ne sia sottoposto.

In pratica il paziente che manifesti un comportamento pericoloso per sé e per gli altri, o che rifiuti le cure (per esempio malattia infettiva) viene prelevato dove si trova (abitazione, luogo pubblico) e ricoverato per sette giorni, rinnovabili. I TSO possono essere disposti per qualsiasi motivo di natura sanitaria, sebbene la quasi totalità riguardi patologie psichiatriche.

In pratica, è necessario che due medici, dei quali uno dell’ASL competente, propongano il Trattamento ed il Sindaco del luogo emetta il provvedimento; entro 48 ore il Giudice tutelare dovrà poi convalidare il provvedimento.

Su alcuni punti molte associazioni si stanno muovendo per una riforma sostanziale.

Il primo punto sul quale si sta lavorando per ottenerne una riforma è che contro il decreto del Giudice in Tribunale non è ammesso contraddittorio né il soggetto interessato è ammesso a partecipare.

Ha molte più tutele, ad esempio, chi venga arrestato per un reato, anche colto in flagranza, di chi sia sottoposto ad un TSO pur essendo lucido e collaborativo.

Si tratta, comunque, di una limitazione temporanea della libertà individuale e con essa di autodeterminazione di un individuo.

Proprio a Torino si è verificato un delitto connesso all’esecuzione di un TSO: nel 2015 Andrea Soldi, affetto da schizofrenia, siede su una panchina in piazza Umbria. Da mesi ha sospeso le cure, in quel momento si trova su quella panchina perché è il posto dove si sente a suo agio quando le crisi si manifestano, quando i pensieri diventano prepotenti. Quel giorno Andrea viene raggiunto dal suo psichiatra e da alcuni vigili urbani, provano a farlo salire su un’ambulanza per sottoporlo ad un TSO ma Andrea si rifiuta.

In quattro lo immobilizzano ammanettandolo; sull’ambulanza viene trasportato a pancia in giù e questo gli crea una crisi respiratoria. Andrea muore poco dopo l’arrivo in ospedale.

A stabilire il nesso di causa-effetto tra la costrizione subita e la morte è stata l’autopsia disposta dalla Procura di Torino. I quattro imputati, accusati di omicidio colposo, sono stati condannati a un anno e sei mesi di reclusione e le condanne sono state confermate in Cassazione.

Ora sorge spontanea una domanda: perché una persona, affetta da schizofrenia e quindi sicuramente bisognosa di cure continue e pericolosa per sé e, forse, per gli altri, era libera di girare ed anche di rischiare la vita in giro per la città? Non sarebbe opportuno, prima di giungere al Trattamento Obbligatorio, creare le condizioni perché un soggetto sia accudito, protetto e, possibilmente, curato?

Non tutte le famiglie possono prendersi cura di un loro congiunto, sia per incapacità tecnica, sia per mancanza di tempo; perché lo Stato, attraverso le Regioni che gestiscono la sanità e le Prefetture che sono l’emanazione del Governo presso un capoluogo, non provvedono a censire i soggetti che necessitino di cure al fine di adottare provvedimenti realmente adeguati?

Così come stanno aumentando di numero le RSA (molti anziani non hanno nessuno che possa prendersi cura di loro), perché non prevedere RSO (Residenze Sanitarie Obbligatorie) che nulla abbiano in comune con i lager raccontati da Alda Merini, ma che realmente si prendano cura dei nostri cari, affetti da problemi che richiedono interventi certi e, ove possibile, risolutivi?

Dove i residenti non vengano legati ai termosifoni o lavati sotto docce gelate, ma curati secondo i progressi della medicina.

Sergio Motta

Giachino riconfermato presidente di Saimare

Dopo l’ok dell’Autorità antitrust, negli Uffici dello Studio Gattai di Milano, il Closing dell’ingresso di Hapag-Lloyd nel Gruppo Spinelli.

La società tedesca si aggiudica così il 49% del capitale del gruppo italiano genovese, per un valore che non è stato reso noto, una importante operazione che rafforza il sistema logistico portuale del Paese.
A detenere il restante 51% sarà ancora la famiglia Spinelli, fondatrice della società nel 1963.

Dopo la firma dell’atto si sono tenute le Assemblee delle società partecipate dal Gruppo Spinelli. L’ex sottosegretario ai trasporti Mino Giachino è stato riconfermato presidente di Saimare, la storica azienda di spedizioni genovese presente ormai in tutti i porti italiani e che il 24 Gennaio 2024 festeggerà 100 anni dalla sua costituzione.

Decreto siccità, Confagricoltura: “Procedere con indennizzi e ristori in tempi brevi”

 

 

È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 7 gennaio il Decreto che dichiara l’eccezionalità degli eventi calamitosi legati alla siccità 2022 per il Piemonte

 

Esprimiamo apprezzamento per il recente atto del Governo Meloni riguardante la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, avvenuta in questi giorni, del Decreto per l’avvio della procedura di risarcimento danni agli agricoltori” lo ha detto Enrico Allasia presidente di Confagricoltura Piemonte,apprendendo finalmente del varo del provvedimento, firmato il 23 dicembre 2022, che consentirà alle imprese agricole di richiedere fino al 21 febbraio prossimo gli indennizzi per gli eventi calamitosi legati alla siccità (periodo maggio – settembre 2022).

Sono ormai passati parecchi mesi dallo scorso maggio, che verrà ricordato per l’assenza totale di piogge e che ha dato il via al periodo più siccitoso degli ultimi 30 anni: perdite dei raccolti nel settore ortofrutticolo, diminuzione delle rese soprattutto di foraggio e cereali (mediamente il 15% in meno per il grano a livello nazionale, 10 mila ettari in meno di riso coltivato), aumento delle infestanti resistenti alle condizioni climatiche estreme e aumento delle zoonosi sono solo alcune delle conseguenze causate dalla mancanza di precipitazioni in tutto il Piemonte che ha caratterizzato la scorsa campagna e perdura tutt’oggi, tant’è che il Consiglio dei Ministri ha prorogato di 12 mesi lo stato di emergenza per carenza idrica.

 

Una stima di Confagricoltura, attesta un deficit superiore al 30% della produzione agricola nazionale, con conseguenze a cascata sull’allevamento e sull’export delle materie prime. “In considerazione degli aumenti sconsiderati, e talvolta ingiustificati, in ogni settore, dalle sementi ai carburanti, dalla gestione del personale al costo dei macchinari, compresa la relativa manutenzione, auspichiamo che i 200 milioni stanziati dal Decreto giungano nelle tasche degli imprenditori agricoli il più rapidamente possibile” prosegue Allasia, ricordando inoltre che il 28% del territorio italiano è a rischio desertificazione e che, per fronteggiare altre estati particolarmente calde, sarebbe necessario e urgente prevedere sin d’ora misure preventive, applicandole ove già se ne manifesti la necessità.

 

In ultima battuta, il presidente della Federazione degli Agricoltori del Piemonte, prendendo atto dell’esiguità delle somme stanziate tramite il Fondo di solidarietà nazionale, auspica che il nuovo tipo di intervento sulla gestione del rischio, previsto dalla programmazione Pac 2023 – 2027, possa concretamente rappresentare uno strumento efficace di supporto dello sviluppo del sistema assicurativo agevolato che potrà tutelare gli agricoltori contro le future avversità climatico – ambientali, sempre più probabili.

“Il Fondo di mutualizzazione nazionale per gli eventi catastrofali (Fondo AgriCat) – conclude Allasia –potrà contare su 1,8 miliardi di euro nell’arco di un quinquennio e si pone l’obiettivo di aumentare la platea dei soggetti che utilizzano la gestione del rischio, anche attraverso l’integrazione con il sistema assicurativo agevolato”.