ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 178

Oltre le nuvole

IL PUNTASPILLI    di Luca Martina 

 

Può sembrare strano il momento che stiamo vivendo e la stridente dicotomia tra quanto avviene nel mondo reale e quello che osserviamo nei mercati finanziari.

Le nuvole continuano ad addensarsi sulle economie mondiali avviate verso una ormai inevitabile recessione o, ed è il caso della Cina, un rallentamento che potrebbe mettere a rischio la pace sociale (con l’aumento della povertà e della disoccupazione). 

I mercati finanziari, dal loro canto, sembrano da qualche settimana festeggiare (forse con troppo anticipo) le conseguenze virtuose di uno scenario economico molto fosco: l’inflazione sta probabilmente iniziando la sua discesa (grazie alla riduzione della domanda di beni e servizi frutto dell’incertezza) e questo condurrà (forse) presto le banche centrali a essere meno severe (mettendo fine al ciclo di rialzo dei tassi d’interesse). 

Lo scenario rimane ancora difficile da decifrare ma se l’inflazione attuale ci riporta alla mente i nefasti anni ’70 (sino alla prima metà degli ’80), quando venne imposta una severissima stretta creditizia da parte del governatore della Fed Paul Volcker e si precipitò in una violenta recessione, è pur vero che le prospettive sembrano essere oggi meno drammatiche.

Non ci sono, infatti, a differenza di mezzo secolo fa, tracce evidenti di un’estrapolazione dell’aumento dei prezzi per gli anni a venire: i rinnovi salariali hanno finora risposto con moderazione (non innescando la classica, in passato, spirale prezzi-salari) e la discesa dei prezzi delle materie prime dovrebbe scoraggiare ulteriori revisioni al rialzo dei listini delle aziende. 

Potremmo dunque trovarci ben presto (alla fine del primo trimestre del 2023) in recessione ma con le banche centrali (con quella americana, la Federal Reserve, in prima fila) pronte a invertire la rotta, tagliando i tassi d’interesse ufficiali e aiutando l’economia ad uscire dalle secche nelle quali si trova ora incagliata. 

Su questo scenario le borse stanno iniziando a sperare, seppure con periodiche correzioni dovute alla revisione degli utili delle aziende (le stime attuali sono certamente ancora troppo ottimistiche) e alla volontà dei signori della moneta di non consentire che il ritorno troppo prematuro dell’ottimismo conduca a rialzi delle quotazioni ingiustificate e rallenti il percorso, in discesa, dell’inflazione. 

Qualche preoccupazione desta però quanto sta accadendo in Cina.  

Il gigante asiatico è stato sicuramente il maggior beneficiario della crisi russo-ucraina (dalla quale ha colto i frutti di forniture energetiche rafforzate e a prezzi di favore) e con l’ultimo congresso del partito comunista ha consolidato la leadership del presidente Xi Jinping. 

Non tutto ciò che luccica sul tetto delle pagode cinesi è però oro puro… 

Il rallentamento della crescita cinese è stato peggiorato dalla “tolleranza zero” nei confronti dell’epidemia di COVID (con chiusure di vaste aree del paese) ed il Pil del terzo trimestre è cresciuto solo del 3%, lontano dall’obiettivo del 5,5%. 

Le riaperture delle principali città facevano già pensare ad un graduale ritorno alla normalità ma l’esplosione del numero di nuovi casi, più di 40.000 lo scorso fine settimana, ha provocato un nuovo inasprimento delle misure imposte dal governo. 

Nell’ultimo mese le proteste degli operai (costretti a saltare i turni di lavoro rinunciando al loro salario e ai bonus previsti) sono cresciute e hanno fatto notizia, in particolare, gli scontri presso gli stabilimenti del più grande produttore di “iPhone”, la Foxconn, a Zhengzhou.

In tutto questo si è innestato il grave incidente che a Urumqi (città di 2,1 milioni di abitanti, capitale della Regione autonoma dello Xinjiang, nel nord-ovest del Paese) ha provocato una decina di vittime. 

L’incendio nel grattacielo è stato domato solamente dopo più di tre ore e il ritardo nei soccorsi è stato dovuto proprio alle restrizioni (porte bloccate da catene e sbarre) imposte per mantenere la città in lockdown allo scopo di contenere i contagi. 

Nella regione abitano più di dieci milioni di uiguri, la minoranza mussulmana che si dichiara da molti anni vittima di discriminazione, già in agitazione contro le misure di reclusione nelle proprie case alle quali è sottoposta da più di tre mesi. 

Per Xi si tratta di una situazione non certo semplice da maneggiare: l’allentamento delle misure (la “tolleranza zero”) farebbe molto bene alla crescita economica ma il prezzo da pagare in termini di vite umane (solo una piccola parte della popolazione ha ricevuto un vaccino efficace, dopo il fallimento di quello prodotto inizialmente in casa) e di una pressione insostenibile sul sistema sanitario sarebbe troppo elevato (e porterebbe a sua volta a delle proteste di piazza). 

L’inverno si profila molto freddo e a scaldare i cuori degli investitori potrebbero non bastare le notizie sul raffreddamento (appunto…) dell’inflazione. 

La prossima primavera dovrebbe essere il momento giusto per tornare a vedere spiragli di sole penetrare l’attuale spessa coltre di nubi. 

Forse, davvero, dobbiamo imparare ad amare le nuvole perché ci ricordano come sia bello il sole. 

Dalla Regione fondi alle aziende agricole

 8,6 MILIONI PER LA RIDUZIONE DELLE EMISSIONI DI GAS SERRA ED AMMONIACA

La Giunta regionale del Piemonte, su proposta dell’assessore all’Agricoltura e cibo della Regione Piemonte, ha assegnato oggi una dotazione finanziaria di 8,6 milioni di euro per l’apertura dell’ultimo bando regionale dell’Operazione 4.1.3 “Investimenti per la riduzione delle emissioni di ammoniaca e gas serra di origine agricola” previsto dalla programmazione del Programma di sviluppo rurale 2014-2022.

L’Operazione 4.1.3 del Psr Piemonte cofinanzia le aziende agricole che scelgono di migliorare le proprie performance ambientali nella gestione delle matrici organiche, di adottare tecniche di concimazione organica a basso impatto ambientale, tra cui quelle ammesse anche in caso di  semaforo antismog acceso, e di rendere più efficiente la gestione della fertilizzazione, così da ridurre i costi colturali.

Nello specifico sono finanziabili:

– la realizzazione di coperture, anche antipioggia, sopra le strutture di stoccaggio,

– l’acquisto di macchine ed attrezzature per la distribuzione con tecniche a bassa emissività

– la realizzazione di vasche di stoccaggio coperte, aggiuntive rispetto alle capacità minime prescritte dalla normativa vigente, oppure in sostituzione di lagoni esistenti,

– la copertura dei paddock,

– l’acquisto di separatori solido/liquido,

– l’acquisto di attrezzature per movimentazione e gestione dei reflui, compresi gli spandiletame,

– la riduzione del consumo d’acqua nelle stalle,

– per i soli giovani agricoltori insediati da non più di 24 mesi, gli interventi necessari al rispetto di norme obbligatorie.

“Sostenibilità significa rispettare l’ambiente, ma anche aiutare le nostre aziende agricole a mettere in campo le azioni utili per rendere questa sostenibilità possibile” sottolinea il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio.

“Prosegue il sostegno della Regione alle aziende agricole piemontesi che investono per ridurre le perdite gassose in atmosfera generate dall’attività agro-zootecnica. – sottolinea l’assessore regionaleMarco Protopapa – Questa ulteriore e significativa dotazione contributiva infatti è un aiuto per migliorare le performances ambientali degli allevamenti e l’efficienza della fertilizzazione organicae permette l’acquisto, anche ad uso collettivo, di attrezzature e macchine innovative per la distribuzione in campo di effluenti e digestati a basso impatto ambientale”.

L’operazione 4.1.3 con i bandi precedenti ha assegnato oltre 22 milioni di euro di contributi a 1.040 imprese agricole piemontesi, per la realizzazione di investimenti rivolti a mitigare l’impatto delle attività agro-zootecniche sulla qualità dell’aria.

Il nuovo bando verrà pubblicato la prossima settimana sul sito della Regione Piemonte alla pagina https://bandi.regione.piemonte.it/

A Torino un incontro per la Pace regala la speranza di un futuro migliore per tutti noi

La guerra infiamma vaste porzioni del mondo, una parte dell’umanità si adopera per mantenere vivo il fuoco che causa sofferenza e distruzione, ma contrapposta a questa un’altra si adopera per spegnere l’incendio e far sì che ritorni, ovunque, la pace opponendo la forza dello spirito a quella della materia corporificata sotto forma di armi devastanti.

“C’è bisogno di artigiani di pace disposti a avviare processi di guarigione e di rinnovato incontro con ingegno e audacia”, scrive papa Francesco in Fratelli Tutti! Diversi segnali indicano la volontà di offrire le condizioni a tutti noi e alle generazioni future di poter vivere in un mondo esente dalla violenza.
A Torino, sabato 26 novembre alle 18.30 presso il Teatro dei Ragazzi di corso Galileo Ferraris 266, la Fondazione TRG Onlus, presieduta da Alberto Vanelli e diretta da Emiliano Bronzino, direttore artistico in carica a partire da maggio 2020, in un teatro gremito di persone desiderose di vivere in un mondo di Pace, sono stati invitati a riunirsi i fedeli di tutte le religioni, a solo un mese dall’incontro mondiale delle religioni, riunitesi a Roma dal 23 al 25 ottobre scorso, per invocare la Pace nel mondo.
Alla presenza del Vescovo di Pinerolo Monsignor Derio Olivero, Presidente della Commissione Cei per l’Ecumenismo e il Dialogo; Giampiero Leo, che fra le sue numerose cariche rivestite fino a oggi, è anche il portavoce del Coordinamento Interconfessionale “Noi siamo con Voi”, Daniela Sironi della Comunità di Sant’Egidio, e Valentino Castellani, del Comitato Interfedi, è stata rinnovata la volontà di non arrendersi alla logica della guerra e alla sua intollerabile potenzialità di causare innumerevoli morti e devastazioni.
Hanno partecipato, inoltre, autorevoli esponenti religiosi e civili di altissimo livello, titolari di incarichi nazionali, nella CEI, nelle moschee, nelle sinagoghe, nella Coreis; con loro si è potuto vivere un momento tutt’altro che semplice a realizzarsi di questi tempi, ma che è stato organizzato e compiuto al meglio. Un grande momento di speranza che tutti dovrebbero cogliere e cercare di diffondere, quanto più possibile all’umanità intera.
Gli interventi dei relatori sono stati accolti con notevole entusiasmo e molto suggestivo è stato l’invito a un momento di raccoglimento sulle note di una sonata di Bach per flauto, violoncello e violino, interpretata da tre musicisti di diversa nazionalità a riprova, se mai ve ne fosse stato bisogno, di come le menti possano unirsi quando vi sia una reale volontà di intenti, per raggiungere le più alte vette dello Spirito e giungere alla Pace, bene primario che porta racchiuso in sé due preziosi elementi, la Giustizia e la Fraternità, grazie ai quali è garantita la crescita e la prosperità dei popoli e delle Nazioni in cui questi vivono.
Un incontro solenne, ma reso festoso dalla presenza di numerosi bambini e giovani ragazzi, anche loro impegnati a raccogliere e diffondere il messaggio che gli adulti hanno voluto lasciare, requisito indispensabile affinché possano ereditare un mondo migliore in cui poter vivere e crescere le generazioni future in un ambiente sereno e privo di conflitti.

Rodolfo Alessandro Neri

Imprese e intelligenza artificiale

A Torino si terrà un convegno il primo dicembre alle 18:00 presso la SME di UniTo, dedicato all’intelligenza artificiale e alle imprese.

L’intelligenza artificiale, il mercato e le imprese saranno oggetto di una conferenza che si terrà giovedì primo dicembre prossimo, dalle 18:00 alle 19:30, presso la Sala Jona della SME School of Business & Economics UniTo dell’Università di Torino, in corso Unione Sovietica 218 bis.

Interverranno Domenico Arcidiacono, Presidente dell’Associazione “Amici dell’Università di Torino”; Antonio De Carolis, Vicepresidente della stessa Associazione; Andrea Bosso, Amministratore Delegato di “Domino”; Davide Borra, Amministratore Delegato di “No Real Interactive”; Andrea Peron, Regional Sales Manager di “Adobe”; Paola Pisano, ex Ministro e Professore di Gestione dell’Innovazione dell’Università di Torino. A moderare sarà Bruno Ruffilli, Innovation Editor de La Stampa.

Nel corso del convegno si discuterà sui laboratori di ricerca, sull’impatto che l’intelligenza artificiale ha a partire dai laboratori di ricerca fino al mercato globale. Si tratta di un impatto reale sulla costruzione del valore, sostituendo alcune fasi e creando nuove opportunità .

L’iscrizione avviene sulla piattaforma bit.ly/3f1l4wa

Mara Martellotta

Stellantis e Politecnico di Torino rinnovano l’accordo

Per cooperazione su formazione e attività di Ricerca e Sviluppo

 A Torino, il Presidente di Stellantis, John Elkann, e il Rettore del Politecnico di Torino, Guido Saracco, hanno sottoscritto un protocollo d’intesa che conferma la collaborazione avviata nel 1999 e periodicamente rinnovata. L’obiettivo è rafforzare i progetti di ricerca e sviluppo sui temi della mobilità, sostenibilità e dell’economia circolare, coinvolgendo professori, ricercatori e studenti, congiuntamente alla tradizionale offerta di una solida preparazione tecnico-scientifica.

L’accordo supporta il Corso di Laurea in Ingegneria dell’Autoveicolo per il quadriennio 2022-2026 e le relative attività di ricerca per accelerare lo sviluppo di prodotti per la mobilità sostenibile. L’impegno da parte di Stellantis ammonta a un totale di 7,4 milioni di euro, pari ad una media annuale di 1,85 milioni di euro per lo più focalizzati sulle sfide tecnologiche proposte dal settore automotive e della mobilità sostenibile: elettrificazione, guida autonoma e interconnessa, digitalizzazione dei processi di manifattura e sviluppo di processi di fabbrica a supporto dell’economia circolare.

I risultati conseguiti nel corso del periodo 2018-2022 sono rilevanti e costituiscono una solida base di sviluppo per raggiungere nuovi traguardi. Per quanto riguarda l’attività didattica legata all’Ingegneria dell’Autoveicolo, sono aumentati nell’ultimo quadriennio gli studenti immatricolati sui due livelli (Laurea di I livello e Laurea magistrale), passando a 1878, mentre erano 1432 nei quattro anni precedenti. Sono saliti così complessivamente a oltre 4742 gli studenti immatricolati ai corsi di ingegneria dell’Autoveicolo dalla sua istituzione, nel 1999. Confermata la vocazione internazionale del corso: la percentuale di studenti stranieri si è attestata a circa il 15% degli immatricolati. È continuata inoltre un’importante attività didattica in diversi corsi annuali da parte di manager e professionisti di Stellantis. Offerto dal Gruppo anche un nutrito programma di moduli formativi volontari per gli studenti su tematiche specialistiche di progettazione e processi di fabbricazione del veicolo.

Positivo il bilancio sulla ricaduta occupazionale di questo percorso formativo: le percentuali di laureati impiegati ad un anno dalla laurea continuano ad essere tra le migliori in ambito nazionale, con il 93,3% dei laureati magistrali impiegati a un anno dal conseguimento del titolo (Almalaurea).

L’accordo ha inoltre supportato i percorsi di laurea internazionale (International Dual Master Degree) sviluppati insieme all’Università di Windsor (Canada) e all’Università di Oakland (USA).

I progetti di ricerca congiunti finanziati dall’accordo nel quadriennio 2018-22 sono stati 48 ed hanno affrontato, anche con la partecipazione di studenti, la soluzione di problemi industriali nell’ambito della propulsione elettrica, della guida autonoma, dei nuovi materiali, della manifattura additiva e dello sviluppo e applicazione delle tecnologie di industria 4.0.

Il Presidente di Stellantis, John Elkann ha commentato: “Le trasformazioni epocali che interessano il mondo dell’auto stanno cambiando non solo le diverse attività di produzione, ma anche l’intero settore della mobilità: per spostarci in modo veloce, sicuro, confortevole e rispettoso per l’ambiente è necessario sviluppare nuovi saperi, anche intensificando la relazione tra università e industria. Rinnovando la felice collaborazione avviata ormai oltre 20 anni fa con il Politecnico, rafforziamo la nostra capacità di essere protagonisti dell’auto anche nel futuro, a Torino e in tutto il mondo”.

Il Rettore del Politecnico di Torino, Guido Saracco, ha ricordato: “Il rinnovo dell’accordo con Stellantis consolida un rapporto di partnership ormai ventennale, uno dei più longevi e fruttuosi per il nostro Ateneo, che riguarda tematiche di ricerca avanzata e interdisciplinare, un approccio al trasferimento tecnologico focalizzato sulla condivisione della conoscenza. Rimane cardine dell’accordo la co-progettazione di un corso di laurea, l’Ingegneria dell’Autoveicolo, che ha rappresentato al suo esordio una novità assoluta nel panorama formativo italiano, ma ancora oggi mantiene intatta la sua grande attrattività per gli studenti grazie proprio allo stretto rapporto tra industria e accademia e alla sua dimensione internazionale che beneficia della rete di collaborazioni sia del Politecnico di Torino, che di Stellantis”.

Il Piemonte, una regione fotovoltaica. In testa alla classifica nazionale per produzione di energia

Ricerca Aceper

L’assessore regionale all’Energia, Matteo Marnati: «Questo dimostra la grande capacità della nostra Regione di investire in fotovoltaico. Siamo solo all’inizio di un percorso che ci porterà a triplicare questo dato entro il 2030»

Secondo i dati emersi da una ricerca fatta da Aceper (Associazione dei consumatori e produttori di energie rinnovabili) su un campione di oltre 5mila impianti fotovoltaici situati in 17 regioni italiane, il Piemonte risulta al primo posto della classifica per produzione di energia da fotovoltaico, terza per “virtuosità”, ovvero per il rapporto tra energia effettivamente prodotta e energia attesa in termini di produzione.

«Un risultato che fotografa una realtà già improntata allo sviluppo delle fonti rinnovabili, che sarà ulteriormente implementato dalle azioni che, come Regione Piemonte, abbiamo avviato per il raggiungimento degli obiettivi europei al 2030 – commenta l’assessore regionale all’Ambiente e Energia Matteo Marnati – A partire dall’approvazione, il 15 marzo scorso, del nostro Piano Energetico Ambientale Regionale articolato su quattro direttrici fondamentali: sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili, riduzione dei consumi energetici, sviluppo della green economy e definitiva affermazione di un modello di generazione distribuita, che favorirà in particolare lo sviluppo delle comunità energetiche». «Un modello – aggiunge l’assessore – che consentirà, in parallelo al raggiungimento degli obiettivi fissati dall’Agenda 2030, anche per raggiungere il più possibile l’autonomia energetica».

Proprio le comunità energetiche sono un punto di forza della politica regionale: il Piemonte è stata la prima regione ad avviare questa esperienza, con l’approvazione, prima regione in Italia, di una legge regionale dedicata. Dal dicembre 2020 sono infatti in vigore disposizioni e incentivi per sviluppare i sistemi collettivi di autoconsumo da fonti rinnovabili e attualmente le comunità energetiche sono sperimentate con successo in 4 aree della regione.

«In attesa dell’uscita del decreto per la costituzione delle comunità energetiche – conclude l’assessore – questo dato dimostra dunque la grande capacità della nostra Regione di investire in fotovoltaico: siamo solo all’inizio di un percorso che ci porterà a triplicare questo dato entro il 2030».

 

Sì tav, voto positivo alla Finanziaria

GIACHINO : I SITAV DANNO UN VOTO POSITIVO alla FINANZIARIA 2023 del GOVERNO MELONI che ACCELERA LA TAV 
E’ un’opera che allargherà e avvicinerà il mercato per europeo e mondiale  alle aziende italiane che importano ed esportano. Negli ultimi dieci anni senza l’aumento delle esportazioni, il PIL italiano, penultimo in Europa per tasso di crescita, sarebbe stato in rosso. Negli ultimi vent’anni il PIL procapite italiano ha perso 25 punti rispetto alla media europea. Meno lavoro o lavoro più povero le conseguenze ma anche forte disoccupazione giovanile.
La politica e i partiti debbono dare priorità all’aumento dello sviluppo del Paese a un tasso di almeno 2 punti l’anno per creare nuove occasioni di lavoro e per diminuire il peso del Debito Pubblico che dagli anni 70 è in costante aumento.
Investimenti come la TAV, la Nuova Diga di Genova ci porteranno più logistica e più turismo, due settori labour intensive sapendo che i Paesi con una logistica più efficiente hanno resistito meglio alla crisi.
Con la nostra grande Manifestazione di Torino del Novembre 2018 abbiamo battuto la stagione dei NO a Tutto che hanno contribuito a bloccare il Passe.
Dopo il blocco decretato dal Governo giallorosso la accelerazione dei lavori della TAV decisa dal Governo Meloni consentirà al nostro Paese di ricevere dalla Europa un contributo aggiuntivo di un miliardo per la costruzione della tratta italiana da Bussoleno a Torino. Si perché nella estate del 2019 l’Europa che inizialmente finanziava solo il 40% del costo delle tratte transfrontaliere decise di finanziare anche il 50% della tratta italiana da Bussoleno a Torino ovviamente a lavori in corso.
Ecco un altro bel risultato delle manifestazioni SITAV pacifiche è molto partecipate.
Con la costruzione delle autostrade e dei trafori autostradali alpini l’Italia costruì il Boom economico , con  le nuove Reti ferroviarie come la TAV e i corridoi del Brennero e della Genova- Rotterdam l’Italia potrà uscire dalla ventennale stagnazione , bloccando la fuga all’estero dei nostri ragazzi neolaureati con uno sviluppo green e sostenibile.
 
Mino GIACHINO 
SITAV SILAVORO 

“Cinema mon amour”, Gaetano Renda scuote la crisi delle sale cinematografiche

Il convegno ha aperto il 40° TFF

Il cinema non gode proprio di una buona salute ma qualcuno oggi azzarda a dire che i sintomi di un più o meno rapido miglioramento s’incomincia a vederli. Cautela, tutti si sorridono ma si muovono in fin dei conti ancora con i piedi di piombo, forse l’allegria di aver fatto centro con certe opere italiane uscite di recente e soprattutto di essere tornati in sala, uno accanto all’altro, non più divisi da quegli odiosi nastri biancorossi, ormai lontani ma ben presenti nella memoria, non più a guardarsi in cagnesco se qualcuno mai ci provava a sedersi vicino a te, esempio inaudito della demonizzazione della sala cinematografica, ebbene senti che s’è ripreso a respirare un’altra aria. “Riportare il pubblico in sala” è del resto il ritornello pieno di combattiva speranza che ogni produttore e distributore ed esercente va ripetendo, il Piemonte è al secondo posto in Italia dopo il Lazio per set e giornate lavorative, la nostra Film Commission è osannata e ricercata da chi s’impegna a girare un nuovo film, cinema e televisioni la cercano, mai come in queste ultime settimane si sono visti parcheggiati in città mezzi di trasporto di nuove produzioni, il botto americano di pochi mesi fa ha riempito i cuori e le casse di gioia: poi, al termine della filiera, ci si accorge che qualcosa non funziona più o per lo meno certo come ci si dovrebbe aspettare. Vuoi allora l’aria del momento, vuoi la lodevolissima tempestività del presidente Cirio, arriva bene augurante la notizia di un aiuto, da parte della Regione, a strettissimo giro di decisione, dall’inaugurazione a 48 ore dopo, un nuovo piano di finanziamento per il triennio 2023/2025. Diventano quattro i milioni annui di euro cui s’aggiungono altri nove per le tante sale, non soltanto per renderle luoghi atti a ospitare manifestazioni culturali ed eventi ma altresì per attuare un prezioso restyling  e un altrettanto augurabile adeguamento tecnologico. Quindi benvenuti ai complessivi 21 milioni triennali che porteranno modernizzazione e nuovi impegni.

Comunque, esuli ancora dall’euforia generale, venerdì scorso, alle 9 del mattino, il festival s’è svegliato con la sala 3 del Massimo gremita di addetti ai lavori, di curiosi, di operatori, di un selezionato gruppo di ospiti, in presenza e in streaming, per cui Gaetano Renda, agguerrito esercente di Centrale, Due Giardini e Fratelli Marx, ha potuto da provetto entertainer dare corpo a “Cinema mon amour – L’avventurosa storia del cinema nelle sale”, a quel convegno preparato per intere settimane forse per mesi, con cui poter rivedere e fare il punto sull’importanza della sala, sul suo rapporto “prioritario e imprescindibile” con la collettività, sul desiderio di tornare a incontrarsi e a scambiarsi idee, sul presente e sul futuro. “Vi siete contati, ragazzi?”, direbbe il cinefilo riportandoci alla mente “I guerrieri della notte” di Walter Hill: sì, siamo in tanti e si può cominciare.

Mentre la sottosegretaria alla Cultura Lucia Bergonzoni – in attesa che le siano affidate le deleghe allo Spettacolo – ribadisce l’attenzione dell’attuale governo per la nostra città (sarà la prossima settimana a Torino) quanto sia importante la ricaduta sul territorio, uno dei soggetti non ultimo, l’occupazione, Renda sottolinea come negli ultimi decenni la città sia passata ad essere da immagine di fabbriche e di industria a eccellenza culturale. Il presidente del Museo del Cinema, Enzo Ghigo esprime ancora una volta il concetto che “senza sale il cinema non c’è” nonché la volontà di tutta quanta l’organizzazione del festival a far sì che per questa edizione fosse offerto al pubblico completamente in presenza, pur in “una condizione pandemica non ancora del tutto risolta”.

Il solito vecchio problema sono le piattaforme, che con i comodi divani di casa propria continuano a rubare spettatori. O forse avrà ragione (noi crediamo “anche” ragione) Alberto Barbera, direttore della Mostra veneziana, quando nei mesi passati scatenò un mezzo putiferio per aver osato ribadire che non solo le piattaforme ma pure la “povertà” intellettuale (eguale “di intelletto”) di certe opere cinematografiche nostrane portava inesorabilmente all’abbandono o ad una massiccia rarefazione del pubblico. Apriti cielo! Ma il concetto è innegabile, tangibile, la commedia italiana diventa il capro espiatorio, la mancanza dell’attore del momento fa disertare, il vecchio stile come l’idea azzardata spaventano. Come altrimenti si spiegherebbe la cancellazione, nel giro di una sola settimana” di opere come “Brado” di Kim Rossi Stuart o di “War” di Gianni Zanasi? Chiaro comunque che quelle invasioni di campo di certi network non fanno la salute del cinema, certo che gli abbonamenti alla rete sono più comodi, certo altresì che occorrerà arrivare a inventarci formule nuove ad accompagnare le proiezioni. Come ci si debba anche interrogare come non sia possibile anche a casa nostra passare ai 150 giorni dei francesi i nostri soli 90 perché un film possa passare dallo schermo al quello televisivo di casa. Si dovrà frenare quel calo di spettatori che è stato nei primi sette mesi del 2022 del 56 e rotti per cento rispetto allo stesso periodo del 2019, il Piemonte dovrà riacquistare robustezza visto che è passato da un bacino di 4 milioni ad una cifra dolorosa di 1,8. Domenico De Gaetano, direttore del Museo del Cinema, osserva altre cifre: “Nelle due sale destinate al cinema Massimo alle prime visioni il calo è stato del -44%, nella sala 3, dove sono proiettati i classici, si è registrato un -15%, il che significa che la passione per il cinema non è mai venuta meno”.

Un eccellente intervento, chiaro e appassionato, dati e idee alla mano, è arrivato da Barbara Bruschi, presidente Aiace Torino. Forse da lei, docente universitaria che coglie da una ragazza, nei corridoi di Palazzo Nuovo, la frase “se è per andare a vedere un film allora me ne sto a casa”, forse il grido più affannoso. Narra di un’America che, attraverso studi e dichiarazioni, denuncia la disgregazione di certe comunità quando si è visto meno pubblico in una sala di bowling, quando le immagini di certi servizi ci rendono la solitudine domestica o lo sguardo di un televisore in ogni stanza, con la cancellazione di ogni rapporto familiare, con la separazione netta di fasce d’età, con il chiudersi senza se e senza ma nel proprio mondo ristretto. Anche lei, come Renda, come tutti gli altri, esprimono la necessità di spostare le persone verso la sala intesa come luogo di aggregazione, imperdibile e decisamente auspicabile: qualcuno sogna che presto le sale possano essere intese come “bene culturale”. Ancora una ventata di ottimismo da Enzo Ghigo, per quanto riguarda il Museo del Cinema: “Nel ponte dei Santi più di 13.700 persone hanno visitato il Museo, noi tutti felicissimi se si pensa che proprio in quei giorni l’ascensore che porta alla terrazza della Mole era in manutenzione e che quindi ognuna di quelle persone che sono entrate lo hanno fatto perché soltanto attirate dalle esposizione e dalla mostra di Argento che avrebbero trovato sotto la volta dell’Antonelli”.

Elio Rabbione

Nelle immagini, Gaetano Renda organizzatore di “Cinema mon amour”; Steve Della Casa, direttore del 40° TFF, Enzo Ghigo e Domenico De Gaetano, Presidente e Direttore del Museo del Cinema.

Exor Ventures e nuovi investitori sposano il progetto della startup FidoRent

Nuovi investimenti provenienti da privati e fondi internazionali lanciano la realtà che offre servizi di protezione sull’affitto per le città di Torino e Milano

Una nuova stella nel firmamento delle startup italiane. Grazie all’accordo trovato con Exor Ventures e nuovi investitori, la startup FidoRent debutta nel mercato degli affitti residenziali del Nord-Ovest grazie a un nuovo round di investimenti per un totale di €400.000 che garantisce alla neonata impresa il supporto necessario ad ampliare il territorio di riferimento, offrendo i propri servizi sulle città di Torino e di Milano.

Il problema degli affitti non pagati
Dopo un anno dalla nascita del progetto nel venture builder Vento, per FidoRent è arrivato quindi il momento di entrare a far parte dei protagonisti del settore, offrendo nuove soluzioni al crescente problema del mancato incasso degli affitti nelle città. In Italia, solo nel 2021, si calcola infatti che gli affitti non percepiti ammontino a un totale di quasi €1.3 miliardi.
FidoRent ha scelto di cambiare la prospettiva e rivoluzionare il mercato offrendo ai proprietari di casa la possibilità di ottenere fino a 24 mensilità di affitto anticipate, al netto di una commissione che verrà trattenuta, e garantirsi la migliore protezione contro i rischi legati a ritardi o mancati pagamenti. In alternativa all’anticipo delle mensilità, FidoRent può predisporre un piano di affitto mensile garantito, con lo stesso grado di protezione ma senza alcun costo per il proprietario, in quanto il costo verrà ricoperto dall’inquilino. Una realtà ambiziosa che guarda alle principali sfide dei proprietari di casa, ma che si apre anche a nuovi partner commerciali, come agenzie e intermediari immobiliari.

Un supporto d’eccellenza
Ampio il ventaglio di investitori che stanno credendo nel progetto, tra i quali compaiono figure di rilievo del settore, come uno dei primi 10 dipendenti di AirBnb, che ha collaborato alla crescita del colosso internazionale.
A dare fiducia alla nuova startup tutta italiana spicca soprattutto il nome di Exor Ventures: braccio operativo di Exor, con cui vengono supportate aziende emergenti che hanno le potenzialità di diventare leader nel proprio mercato. Un sostegno di alto profilo a cui si somma la competenza di chi conosce profondamente il mercato. A enfatizzare la bontà del percorso, tra i sostenitori di FidoRent c’è infatti Casavo: azienda leader del settore e tra le prime realtà capaci di dimostrare come il potenziale tecnologico possa essere un valore aggiunto nel settore immobiliare.
Federico Gallina, co-founder di FidoRent, ha commentato: “Il mercato degli affitti residenziali sta vivendo uno stato di profondo cambiamento, ma anche di instabilità, che si ripercuote su ogni attore in gioco. Quando abbiamo lanciato FidoRent ci siamo posti l’obiettivo di riportare fiducia nel rapporto tra proprietario e inquilino: da qui la nascita di diversi servizi a tutela dei locatari. Ieri sembrava solo un’idea ambiziosa, mentre oggi siamo alla concreta ricerca di nuovi partner commerciali e, anche grazie al prezioso supporto di Exor Ventures e di Casavo, sappiamo di poter espandere l’ecosistema FidoRent e cambiare profondamente il mercato”.

Non puoi piacere a tutti

Quante volte ci siamo sentiti inadeguati ad un ambiente, ad un gruppo di persone, ad una partner sentimentale che stavamo cercando di conquistare?

E come abbiamo reagito per sentirci adatti? Qualcuno avrà cercato di assumere una postura diversa, altri avranno girato i tacchi abbandonando il campo, altri ancora avranno addirittura raccontato chissà quali storie per essere creduti diversi, migliori, importanti.
Normalmente sono gli adolescenti che, per sentirsi accettati in un gruppo, in un contesto, vestono come gli altri componenti, adottano lo stesso linguaggio, fumano e bevono alcolici per sentirsi adulti o accettano pericolosissime prove di coraggio per non essere considerati degli “sfigati”.
Terminata l’adolescenza, però, dovrebbe subentrare l’accettazione del proprio corpo e del proprio carattere, cercando eventualmente di modificare i difetti oggettivi (aggressività, pigrizia, ecc).
Quasi sempre, tuttavia, ciò che si pensa non piaccia agli altri è ciò che non piace a noi stessi ed allora ecco che, alla comparsa elle prime rughe (un tempo era una prerogativa femminile, ora non più) cominceremo con creme anti-age per poi passare agli interventi di chirurgia plastica nella vana speranza di sembrare più giovani; ovviamente con il cedimento dei tessuti dovuto all’età gli interventi di chirurgia plastica andranno ripetuti con risultati spesso osceni, che rendono chi se ne è sottoposto alle critiche più feroci.
Tra il sé reale (ciò che un individuo è realmente) ed il sé ideale (le sue aspettative su ciò che vorrebbe essere) quanto più queste coincidono, tanto maggiore sarà la sua autostima.
Personalmente non ho mai inseguito ideali dove la ricchezza venisse al primo posto, non ho mai dovuto indossare abiti griffati per sentirmi a mio agio e resto quello che sono tanto con gli amici, quanto con nuove conoscenze, sia nel Consiglio comunale in cui sono eletto sia quando sono stato ammesso ad entrare nel Palazzo presidenziale di Bratislava o quando sono stato Segretario Nazionale di un sindacato autonomo.
Certo, in parte è carattere ma occorre anche la consapevolezza che, se cerchi di indossare un abito che non è il tuo, rischi di fare una figura peggiore di quella che stai cercando di evitare.
Alcune persone si sono rivolte a me, non importa che fossero amici o persone appena viste, lamentandosi di essere poco colte, di non aver studiato, di non avere una professionalità o di svolgere lavori umili e, perciò, di sentirsi inferiori a chi li circonda.
La prima osservazione che pongo davanti a loro occhi è che noi vediamo ciò che gli altri ci fanno vedere, non ciò che è realmente: sapeste quante persone che hanno un’autovettura costosissima in realtà l’anno presa a rate e quando si accorgono di non riuscire più a pagarle (magari dopo soli sei mesi) la restituiscono, raccontando però che non funzionava bene, aveva n difetto strutturale e cose del genere; noi, però, sentiamo solo la loro versione.
Oppure persone che, nel tentativo di conseguire una laurea, cambiano almeno tre facoltà con motivazioni spesso incredibili non ammettendo di non essere fatti per studiare.
Finché giudicheremo le persone dal loro status sociale, anziché dalla loro natura, dal loro comportamento, dalla loro umanità, da ciò che fanno anziché da ciò che raccontano dovremo sempre mettere in conto che quella persona potrebbe mentire su se stessa.
Nella trilogia “Amici miei” il conte Mascetti (Ugo Tognazzi) raccontava: “Fino a 21 anni mi sono fatto vestire e spogliare dal cameriere; il Conte “Lello” Mascetti s’è fatto un viaggio di nozze di tre anni e mezzo con moglie e un orso di due metri al guinzaglio.”
Peccato che ora vivesse in un monolocale alla giapponese con il bagno coi piedoni (alla turca). Eppure gli amici delle zingarate lo accettavano per ciò che era, per ciò che poteva dare (compagnia e risate), non certo per essere stato un conte.
E questo si collega al discorso dell’amicizia, oggetto di un mio prossimo articolo. Se uno ti è amico lo è nei momenti belli ed in quei bui, per ciò che sei e non per ciò che gli dai.
Se devi diventare qualcun altro per piacere, significa che agli altri non piaci tu, ma ciò che fingi di essere; per cui gli altri fingono di esserti amici.

Sergio Motta