ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 160

Il termovalorizzatore di Torino compie 10 anni

TRM – Gruppo Iren:  4,8 milioni di tonnellate di rifiuti in energia per 4,5 milioni di persone

Il termovalorizzatore di Torino – una delle eccellenze nazionali per la chiusura del ciclo dei rifiuti – celebra 10 anni di attività. Avviato nel 2013, l’impianto ha trattato quasi 4.800.000 tonnellate di rifiuti, ha immesso in rete 3.000.000 MWh di energia elettrica, equivalente a quella richiesta da quasi 1.500.000 famiglie di tre persone e, grazie alla produzione di calore per 300.000 MWh, ha soddisfatto il fabbisogno di circa 22.500 persone.

Sicurezza, minimizzazione dell’impatto ambientale e recupero energetico rappresentano i punti di forza dell’impianto di TRM, società del Gruppo Iren, che traccia una via sostenibile alternativa alla discarica, attraverso una delle migliori tecnologie disponibili. Il termovalorizzatore, infatti, permette di ridurre del 98% il volume dei rifiuti residui rispetto alla discarica.

L’impianto è stato ideato e progettato per essere completamente integrato con il territorio e la comunità locale. A questo proposito è stato costituito nel 2006 un Comitato Locale di Controllo, composto dai Comuni coinvolti nell’area di influenza, che ha accompagnato l’attività di progettazione e realizzazione e, in questi dieci anni, ha continuato a promuovere incontri periodici e momenti di confronto con gli stakeholder locali e i cittadini.

L’Impianto termovalorizzatore di Torino è inoltre l’unico impianto in Italia ad essere stato progettato con uno spazio dedicato all’attività didattica rivolta alle scuole e a specifici percorsi di visita. Dal 2013 e al 2022 28.000 persone hanno visitato il termovalorizzatore, con una media di 4.500 utenti negli anni di esercizio ordinario pre-pandemia. Nel solo primo trimestre del 2023 si sono inoltre già tenute oltre 1300 visite, segno di una forte ripresa.

Il progetto architettonico, affidato a Stile Bertone, rispecchia un design moderno e curato negli aspetti estetici: un elemento industriale diventato ormai parte integrante del territorio e capace di armonizzare piacevolezza estetica ed efficienza.

Accanto alla trasparenza, la sicurezza è stata da sempre centrale nella gestione dell’impianto: I livelli di sicurezza dell’impianto sono infatti garantiti da un sistema di sorveglianza che monitora gli effetti sulla salute nelle aree circostanti, coordinato dalle più importanti istituzioni pubbliche locali e nazionali e tecnici e specialisti qualificati piemontesi, affiancati da apporti provenienti da altri centri di ricerca, ASL e università.

Il termovalorizzatore rappresenta una best practice particolarmente virtuosa, tanto nell’ambito delle attività del Gruppo Iren quanto a livello italiano, quale impianto in grado di chiudere il ciclo di vita dei rifiuti”, dichiara Alessandro Battaglino, Presidente TRM “In un Paese in cui l’effetto NIMBY è il sentimento predominante nella politica così come nell’opinione pubblica, il termovalorizzatore è l’emblema del riuscire a fare. Un impianto all’avanguardia ancora oggi che coesiste in armonia con il territorio proprio perché dalla fase di ideazione a quella di gestione, la popolazione e la comunità sono state coinvolte, in particolare nelle attività utili a garantire il minor impatto sull’ambiente”.

Grazie all’attività di recupero dell’energia contenuta nei rifiuti, si risparmiano circa 80.000 tonnellate l’anno di combustibile fossile. Il termovalorizzatore costituisce quindi l’emblema di un impianto pienamente inserito nel contesto circostante, anche sotto il profilo estetico, che contribuisce a tutelare l’ambiente e a generare un’economia sostenibile”, dichiara Giusi Di Bartolo, Amministratore Delegato TRM “Il vantaggio nell’utilizzo di un termovalorizzatore nasce dalla possibilità di trasformare rifiuti non riciclabili in energia pulita: un processo sostenibile e circolare, alternativo alle discariche”.

Il termovalorizzatore è stato inoltre protagonista di alcune iniziative di rilievo realizzate insieme ad associazioni e aziende, a ulteriore conferma dell’integrazione dell’impianto all’interno del territorio, e non solo. Nel 2022 l’area ha infatti ospitato 120mila api in grado di impollinare circa 60 milioni di fiori nella zona circostante, in quanto attraverso l’osservazione del comportamento delle api è possibile garantire un ulteriore monitoraggio della qualità dell’area e della zona.

È stato inoltre installato un modello del termovalorizzatore con quasi 25.000 mattoncini LEGO di vari dimensioni e colori, realizzato dagli specialisti di Brickvision. Il modellino, lungo 231,5 cm, largo 119 cm e alto 70 cm, rappresenta in scala tutte le parti del processo di termovalorizzazione: dall’ingresso dei rifiuti alle caldaie, dai condensatori alla palazzina uffici.

I 10 anni di attività del termovalorizzatore di Torino sono stati celebrati in occasione del convegno “Un impianto al servizio del territorio: i primi 10 anni di TRM” a cui hanno preso parte, oltre ai vertici di TRM e del Gruppo Iren – il Presidente, Luca Dal Fabbro, e l’Amministratore Delegato, Gianni Vittorio Armani -, rappresentanti istituzionali quali Gilberto Pichetto Fratin, Ministro all’Ambiente e alla Sicurezza Energetica, Alberto Cirio, Presidente Regione Piemonte, e Matteo Marnati, Assessore Ambiente Regione Piemonte.

Come funziona un termovalorizzatore?

L’impianto TRM tratta rifiuti solidi urbani residui da raccolta differenziata e rifiuti speciali assimilabili agli urbani – in entrambi i casi esclusivamente non pericolosi. L’impianto ha una configurazione moderna ed è caratterizzata dalle migliori tecniche disponibili (BAT – Best Available Techniques), intendendo con questo le migliori soluzioni tecnico- impiantistiche, gestionali e di controllo.

Grazie al processo di termovalorizzazione, che avviene a una temperatura di oltre 1000°C, è possibile recuperare l’energia contenuta nei rifiuti, producendo elettricità e calore. L’impianto può operare in assetto esclusivamente elettrico oppure in assetto cogenerativo, cioè fornendo sia energia elettrica sia energia termica per il teleriscaldamento.

Virtual tour: https://youtu.be/fI1y5AuOa98

Sito web: www.trm.to.it

Sviluppo sostenibile in Senegal, i progetti della Regione

E’ stata approvata la graduatoria del bando “Partenariati territoriali per lo sviluppo sostenibile in Senegal” che finanzierà i progetti delle autorità locali piemontesi e sarde, impegnate nella cooperazione decentrata in tema di politiche e servizi locali per giovani e donne in Senegal.

 

Il bando, promosso in partenariato con la Regione Autonoma della Sardegna e sostenuto anche dalla Fondazione Compagnia di San Paolo, si inserisce nell’ambito del Progetto “Reti al lavoro – Percorsi in Comune per giovani e donne in Senegal”, cofinanziato dall’Agenzia Italiana Cooperazione allo Sviluppo (AICS) che ha come capofila la Regione Piemonte e vede coinvolte diverse istituzioni locali in Italia e in Senegal, oltre a enti del terzo settore e associazioni che uniscono le proprie forze per contribuire allo sviluppo sostenibile e inclusivo, supportando le Autorità Locali senegalesi nella definizione di strategie volte a offrire maggiori opportunità di inserimento lavorativo e di lavoro dignitoso per giovani e donne.

L’assessore alla Cooperazione Internazionale della Regione Piemonte ha dichiarato che occorre garantire ai giovani senegalesi il diritto a non migrare, permettendo loro di costruirsi un futuro nella propria patria. La partita per fermare l’immigrazione di massa dall’Africa si può e si deve giocare nei paesi di partenza, prima che possa diventare un business per gli scafisti. In quest’ottica la Cooperazione Internazionale della Regione Piemonte, anche attraverso questo bando, promuove iniziative di formazione professionale orientate all’occupazione giovanile e femminile per sottrarre tante persone ai taxi del mare e permettere loro di creare realtà imprenditoriali “vincenti” in Senegal.

 

Il Segretario Generale della Fondazione Compagnia di San Paolo ha dichiarato che, in un mondo sempre più globalizzato, occorre sostenere iniziative di cooperazione multi-attore e multi-dimensionali, come quelle selezionate nell’ambito del Bando che la Fondazione Compagnia di San Paolo ha deciso di cofinanziare, che mirino al rafforzamento delle competenze e delle conoscenze di giovani e donne, consapevoli delle relazioni di causa/effetto che uniscono i territori del Sud e del Nord del mondo. Sarà così possibile promuovere conoscenza e collaborazione condivise, per assicurare percorsi duraturi di pace e di sviluppo sostenibile per un futuro comune.

Le iniziative sostenute mirano a migliorare le condizioni di vita delle comunità locali, riducendo la povertà, le disuguaglianze e l’insicurezza alimentare. I progetti di cooperazione sostenuti sono in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e intendono contribuire a tali obiettivi.

 

In particolare, le attività sono volte a facilitare la collaborazione tra le comunità piemontesi, sarde e senegalesi, così rafforzando relazioni durature tra i diversi territori, promuovendo una comprensione reciproca delle condizioni di vita e contribuendo ad maggiore conoscenza delle realtà da cui originano i flussi migratori.

 

I comuni piemontesi i cui progetti saranno ora finanziati dal bando sono: Pino Torinese, Nichelino, Baldichieri d’Asti, Rivalta di Torino, Orbassano, Vigone, Bra. Tre, invece, i comuni sardi finanziati: Oristano, Osilo, Olbia (in partenariato con Collegno).

 

“Parlami di spreco”, dialogo tra arte, design e riciclo

La rivoluzione sostenibile  protagonista della puntata di giovedì 18 maggio alle 18 condotta da Simona Riccio

 

A questo importante argomento, la rivoluzione sostenibile nell’arte e nel design, dedica una puntata la trasmissione “Parlarmi di spreco”, in onda giovedì 18 maggio alle ore 18, rubrica ideata dalla Social Media Marketing Manager e Digital Strategist Simona Riccio, con testimonial l’onorevole Maria Chiara Gadda, prima firmataria della legge Antispreco e Vicepresidente della Commissione Agricoltura della Camera.

Relatori della puntata saranno Pasqualina Tripodi, nota come Plasly Art Design, e David Braccini, founder di dotzer0.com . Questa azienda rappresenta una nuova forma di artigianato tecnologico, essendo specializzata nella produzione di sneakers artigianali prodotte in Italia. Questo prodotto coniuga la produzione sostenibile e il benessere delle persone, con una particolare attenzione nei confronti del pianeta. Le sneakers di dotzer0 sono un simbolo di impegno e cura verso l’ambiente, offrendo un’alternativa consapevole nei confronti del mondo della moda.

Seconda ospite sarà Pasqualina Tripodi, conosciuta come Pasly Art Design, ecodesigner calabrese che trasforma elementi di madre natura in gioielli unici, creando opere d’arte sostenibile e narrando storie uniche, a partire dall’utilizzazione di materiali provenienti da scarti alimentari.

Pasqualina crea opere d’arte sostenibili, raccontando storie uniche che si legano alla nostra terra e al rispetto per l’ambiente. Il dibattito sarà moderato da Simona Riccio che, con i due ospiti, esplorerà le loro esperienze, il ruolo fondamentale dell’arte, del design e del riciclo, scoprendo soluzioni innovative da parte di soggetti che stanno dando il loro contributo in modo significativo nei rispettivi settori.

Per riascoltare le edizioni precedenti, possiamo visitare il sito www.parlaconmeofficial.it

 

Mara Martellotta

Dichiarazione dei redditi. come detrarre le spese funebri

Di Patrizia Polliotto, Avvocato, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori.

Possono accedere ad una detrazione Irpef pari al 19% anche quanti sostengono delle spese funebri, che siano connesse alla morte di una persona, anche quando questa non risulta essere un familiare. È possibile accedere a questo tipo di agevolazione anche quando il de cuius non è una persona fiscalmente a carico del contribuente.

Il limite massimo di spesa per le spese funebri, all’interno del Modello 730, è pari a 1.550 euro. Gli importi devono essere inseriti all’interno del Quadro P e il diretto interessato deve utilizzare il codice 14.

A regolamentare la detrazione all’interno del Modello 730 delle spese funebri è direttamente l’articolo 1, comma 954, lettera a) della Legge n. 208/2015, il quale ha provveduto a sostituire la lettera d) dell’articolo 15, comma 1 del DPR n. 917/86. La detrazione spetta al contribuente ed è rimodulata in funzione dell’aumentare del reddito del contribuente. È possibile detrarre le spese funebri, inoltre, solo e soltanto nel momento in cui il pagamento si effettua attraverso dei mezzi di pagamento tracciabili, tra i quali rientrano il bonifico bancario o postale e le carte di credito.

In precedenza, invece, la detrazione spetta unicamente quando erano riferite a delle persone indicate all’interno dell’articolo 433 del Codice Civile, che prevedeva che potessero accedere alle agevolazioni solo per le spese funebri sostenute per i seguenti soggetti: coniuge; figli legittimi o legittimati o naturali o adottivi; discendenti prossimi; genitori; ascendenti prossimi; adottanti; fratelli; sorelle; generi; nuore; suocero; suocera.

Volendo sintetizzare al massimo, è possibile affermare che possono essere portate in detrazione nel Modello 730 le spese funebri anche per le persone non legate da dei vincoli di parentela, come possono essere i conviventi per le coppie di fatto. Il legislatore ha quindi deciso di andare ad eliminare il riferimento all’eventuale grado di parentela con il de cuius.

La detrazione sarà permessa perché è avvenuta la morte. Il riferimento al vincolo di parentela è stato eliminato, per superare definitivamente le eventuali difficoltà ad andare ad acquisire questa particolare informazione.

Per queste e altre esigenze è possibile contattare dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle 18 lo sportello del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori, con sede a Torino in Via Roma 366 ed a Pinerolo, in Viale Cavalieri d’Italia n. 14, al numero 0115611800 oppure scrivendo una mail a uncpiemonte@gmail.com, o visitando il sito www.uncpiemonte.it compilando l’apposito format.

Crisi climatica: venerdì mobilitazione di Fridays for Future

Caro direttore, l’allerta nelle città romagnole è massima. Cesena, Forlì e Faenza sono alluvionate, si contano i morti e i dispersi, le strade sono allagate o interrotte da frane e alberi caduti.

“Restate a casa”: questo il messaggio delle amministrazioni.

Peccato che neanche la propria casa sia un luogo sicuro per tuttə ormai.

Quella stessa Romagna della cementificazione selvaggia, delle auto e dei megastore, ora si dispera perché il suolo arido non riesce a contenere questa grande quantità di pioggia.

Intanto la Diga di Ridracoli, da cui molti Comuni dipendono per l’acqua potabile, è stata parzialmente svuotata in via preventiva per evitare inondazioni, nonostante negli ultimi mesi l’acqua potabile scarseggiasse.

Abbiamo risposto al tweet della Presidente Giorgia Meloni che parla di “forte maltempo”, non è maltempo é crisi climatica e non possiamo più sperare di poterla ignorare o negare perché accade dalla parte opposta del pianeta. Ora è arrivata qui.

Ci mobiliteremo in tutta Italia Venerdì 19 Maggio per dire che “Questa pioggia è crisi climatica”. Non si tratta di una frase provocatoria, è scienza. Ogni volta che si verifica un’alluvione bisogna ricordare che si tratta dell’altra faccia della medaglia della carenza di acqua: i terreni aridi e secchi non sono in grado di assorbire la grande quantità di pioggia che cade nell’arco di pochi giorni, le acque si accumulano in superficie e causano le catastrofi che abbiamo quotidianamente sotto gli occhi. Questi disastri umanitari, economici ed ambientali causati dalle piogge torrenziali saranno sempre più all’ordine del giorno se non riconosciamo le nostre responsabilità e non agiamo sulla causa: i cambiamenti climatici.

“Mentre le Amministrazioni Comunali raccomandano ai cittadini i comportamenti da adottare, all’insegna della massima prudenza, noi ci domandiamo: per quanto ancora continueremo a finanziare i combustibili fossili, emettere gas serra e sostanze inquinanti?” chiede Agnese Casadei, portavoce di Fridays For Future Italia, e aggiunge: “Quante altre trivellazioni vogliamo autorizzare a Eni a Ravenna? Quanto vogliamo continuare a cementificare con inutili supermercati e megastore? Quante altre persone dovranno essere evacuate dalla propria abitazione perché i politici inizino a trattare la crisi climatica come un’emergenza, e agire per contrastarla?”

Il tempo sta scadendo, quello che ci sembrava appartenere ad un futuro remoto oggi sta diventando la drammatica “normalità”.

Esprimere vicinanza non basta.

Osservare inermi non è sufficiente.

Il momento di agire è ora!

 

Fridays for Future

Pnrr, Graziano: occasione per biotech, ma procedure più snelle

 

Il membro del Forum italiano export: «Velocizzare procedure per finanziamenti»

ROMA – «La missione 6 del Pnrr mette a disposizione dell’Italia oltre mezzo miliardo di euro per la ricerca biomedica, un finanziamento molto più ricco rispetto a quanto ottenuto, complessivamente, dal nostro Paese dal piano Horizon (111 milioni) e dai fondi strutturali Programma 2014-2020 (123 milioni). Una occasione che il sistema imprenditoriale e universitario nazionale non può perdere, ma che necessita di uno snellimento nella fase di verifica dei progetti e di erogazione delle risorse per poter realmente essere incisiva».

A dirlo è Antonio Graziano, responsabile Salute del Forum italiano dell’export e presidente del Polo tecnologico piemontese.

«Secondo le stime, nel 2028 il mercato del biotech sarà 3 volte più grande di quello attuale – prosegue Graziano – ma la propensione degli investimenti privati e pubblici nel settore ricerca&sviluppo in Italia non è allo stesso livello dei principali Paesi europei, e questo è un freno potente allo sviluppo. Basti pensare che, stando agli ultimi dati disponibili, il valore della produzione italiana (751 milioni) è il quinto in Ue dietro Francia, Spagna, Gran Bretagna e Germania. Siamo inoltre poco attrattivi per i venture capital con appena 177 milioni di investimenti a fronte dei 4,9 miliardi dell’Inghilterra. Sul fronte brevetti registrati, la situazione non è migliore: siamo al sesto posto nel vecchio continente».

«Una fotografia che però non restituisce la straordinaria ricchezza di risorse intellettuali e di competenze del nostro Paese, spesso incapace di esprimersi a causa delle labirintiche procedure burocratiche che imbrigliano le capacità di imprese e centri di ricerca – prosegue Graziano –. Il sistema di gestione finanziaria del Pnrr, così com’è stato ideato, non offre garanzie di celerità per l’erogazione delle tranche di finanziamento, e non solo per quel che riguarda il settore biotech e della salute in generale».

«Le strutture amministrative dei ministeri competenti, per ciascuna missione, sono già ingolfate dal lavoro ordinario su fondi nazionali ed europei, e non riescono a smaltire la massa critica proveniente dal Recovery fund – conclude il presidente del Polo tecnologico piemontese –. Sarebbe molto più efficiente un sistema centralizzato, a livello europeo, per la liquidazione dei finanziamenti, altrimenti rischiamo di fallire l’obiettivo dei milestones e quello finale del 2026».

Il tetto che scotta 

IL PUNTASPILLI  di Luca Martina 

Ai problemi che il presidente Joe Biden si trova ad affrontare si è aggiunta nelle ultime settimane un’altra gatta da pelare.

Si tratta del raggiungimento del tetto massimo di spesa.

Il Congresso degli Stati Uniti ha fissato un “Debt ceiling”, un limite al debito che il Governo può creare, sin dal 1917.

Prima di allora ogni debito assunto dal Governo andava autorizzato dalle due Camere ma l’ingresso degli USA nel primo conflitto mondiale rese necessaria una maggiore flessibilità e velocità di azione e fu così previsto un ammontare, un tetto, sino al quale non era più necessario attraverso il voto di deputati e senatori.

Va detto che non si tratta assolutamente di un fatto inusuale: il Congresso ha autorizzato l’innalzamento del debito per ben 78 volte dal 1960 (l’ultima nel 2021) e quasi sempre questo è avvenuto senza che fossero necessarie estenuanti negoziazioni tra il partito del Presidente e quello all’opposizione.

Questo nuovo modus operandi ha però sicuramente contribuito ad una violenta crescita del debito pubblico nel nuovo millennio, quando si è passati dai 5 mila miliardi, nel 2000, ai 31.400 miliardi dollari, all’inizio di quest’anno, arrivando a toccare per l’ennesima volta il tetto prestabilito.

La crescente polarizzazione tra i due schieramenti, Democratici e Repubblicani, dell’ultimo decennio ha complicato ulteriormente la vita dei governi, costringendoli più volte negli ultimi 15 anni a prove di forza che hanno fatto temere il “default” tecnico (una, solo temporanea, incapacità di fare fronte agli impegni assunti).

E’ stato in particolare sotto la presidenza di Barack Obama che si sono verificati due momenti di altissima tensione, nel 2011 e nel 2013, che, pur conducendo sull’orlo di una “crisi del debito” (pari a quel tempo a 16,4 mila miliardi di dollari), non arrivarono però, per fortuna, a generare un vero e proprio default in quanto un accordo in extremis venne sempre raggiunto.

Il danno provocato dall’incertezza si fece comunque sentire: i mercati finanziari vissero settimane di grande volatilità e anche il costo del debito americano (gli interessi sui titoli di Stato) ne pagò le spese, aumentando di più di un miliardo di dollari nei 12 mesi immediatamente successivi all’introduzione del nuovo tetto.

La situazione attuale è del tutto simile a quanto avvenuto un decennio fa.

Anche oggi la presidenza è democratica e la negoziazione, in atto con il partito di Trump, che controlla la Camera dei Rappresentanti, è quanto mai difficile.

La richiesta repubblicana di approvare un aumento di 1,500 miliardi, impegnando però il Governo a ridurre le spese in settori quali quello dell’istruzione e dei servizi sociali, con l’obiettivo, nei prossimi 10 anni, di tagliare la spesa pubblica del 14%, ha trovato sinora una fiera opposizione da parte del Presidente.

Che si tratti di un muro contro muro, molto più politico ed opportunista che ideologico, lo possiamo chiaramente comprendere dal fatto che il partito repubblicano, ora paladino del contenimento della spesa, abbia esso stesso approvato aumenti durante la presidenza Trump pari a 3,800 miliardi dollari.

Le conseguenze sui mercati finanziari di questa “impasse” non sono state sinora così evidenti.

Le borse, ferme o leggermente calanti da un mese a questa parte, sembrano in attesa di capire meglio quale direzione indicheranno i prossimi dati economici (su inflazione, occupazione e crescita) e come questi influenzeranno la politica delle banche centrali (che sembrano essere ormai vicine ad una pausa del ciclo di aumento dei tassi d’interesse) e non particolarmente interessate alle schermaglie in atto a Capitol Hill.

Più nervoso è il comportamento del mercato obbligazionario statunitense, dove il rischio di un default (anche se di pochi giorni) potrebbe impedire il pagamento delle cedole e, sebbene più difficilmente, il rimborso dei titoli in scadenza inducendo così le agenzie di rating a rivedere i loro giudizi (attualmente fermi al massimo dei voti, la tripla A, con l’eccezione di Standard and Poor con un lusinghiero AA+) al ribasso, con effetti molto negativi per i detentori dei titoli pubblici (e con un deciso aumento dei tassi).

Le trattative tra Repubblicani e Dem procedono intanto freneticamente anche perché, pur non essendo possibile dire con precisione fino a quando le risorse finanziarie saranno sufficienti per pagare gli stipendi degli statali e pensioni ciò potrebbe avvenire già nelle prime settimane di giugno, secondo quanto ha dichiarato recentemente la segretaria del Tesoro, Janet Yellen.

La mancanza di un accordo potrebbe arrestare l’erogazione di molti servizi pubblici (alcuni stimano che il 30-40% sarebbero a rischio) ed aprire la porta ad infiniti contenziosi in quanto si imporrebbe una scelta dei dipendenti e dei fornitori da pagare e di quelli per i quali ciò non sarà possibile.

Questo scenario non mancherebbe, poi, di avere ripercussioni sul dollaro, nel quale sono accumulate la metà delle riserve valutarie mondiali, con scosse che si avvertirebbero ben al di là delle sponde statunitensi.

Il rischio, seppur remoto, è che il rallentamento dell’economia, necessario per riportare l’inflazione sotto controllo, possa materializzarsi troppo velocemente e che l’inchiodata possa rendere eccessivi gli ultimi aumenti dei tassi di interesse da parte della Fed, provocando così una vera e propria recessione.

Ecco spiegato perché la questione del tetto (del debito) è davvero scottante e dobbiamo solo sperare che oltre oceano prevalga (com’è molto probabile) il ben noto pragmatismo e si eviti così un incendio in grado bruciare le, ancora elevate, possibilità di uscire non troppo malconci dall’ondata inflattiva (frutto del doppio tsunami pandemia-guerra in Ucraina).

Aggiungiamo dunque alle nostre preghiere per la fine del conflitto anche un pensiero per una rapida soluzione di questa nuova potenziale incognita perché “Quando brucia il tetto non serve né pregare né lavare il pavimento. Comunque pregare è molto più pratico.”

Food & Tech, consapevoli dell’impatto tecnologico nel settore agroalimentare


Aula Magna “Giovanni Agnelli” del Politecnico di Torino

 

Si è tenuto ieri l’evento conclusivo di FOOD&TECH, un progetto organizzato nell’ambito di Biennale Tecnologia dal Politecnico di Torino con l’obiettivo di aumentare la consapevolezza dell’impatto tecnologico nel settore agroalimentare. L’iniziativa è stata realizzata in collaborazione con Next Level ETS“Il Gusto” del Gruppo GEDI e la Camera di Commercio di Torino.

Nel corso dei mesi FOOD&TECH ha coinvolto studentesse e studenti di quattro scuole superiori di secondo grado di Torino: Istituto di Istruzione Superiore Bodoni Paravia, Istituto di Istruzione Superiore Agrario Vittone, Istituto Tecnico Industriale Statale Avogadro, Istituto Professionale di Stato per i Servizi di Enogastronomia e Ospitalità Alberghiera G. Colombatto.

Durante l’evento conclusivo, lunedì 15 maggio presso l’Aula Magna del Politecnico di Torino, i giovani hanno presentato i risultati dei due percorsi laboratoriali, Food&Mark e Food&App, che hanno permesso loro di approfondire le innovazioni agri-food-tech realizzando, nel primo caso, un dossier per Il Gusto e, nell’altro, 25 mock-up di app.
Ad aprire l’evento, alle ore 9.30, sono stati la Dirigente di Comunicazione, Cultura e Biblioteche Angela La Rotella e il Rettore del Politecnico di Torino Guido Saracco. A seguire sono intervenuti Guido Cerrato, Direttore dell’area Sviluppo del Territorio e Regolazione del Mercato di Camera di Commercio e il Direttore de “Il Gusto” Luca Ferrua, con la moderazione della Direttrice di Next-Level Caterina Corapi.

Il progetto si è sviluppato attraverso due percorsi:

  • Food & Mark – come una testata giornalistica racconta l’innovazione: i docenti e i ricercatori del Politecnico di Torino hanno raccontato i loro progetti nell’ambito dell’agroalimentare e le relative implicazioni in termini di opportunità̀ e skill professionali, formando i giovani su conoscenze e competenze chiave. Gli studenti sono stati poi chiamati a ideare e realizzare un dossier sugli argomenti trattati in collaborazione con giornalisti e fotogiornalisti de “Il Gusto” ed altri esperti del settore;
  • Food & App – strumenti digitali per giovani consumatorii docenti e ricercatori del Politecnico di Torino hanno affiancato le studentesse e gli studenti in un percorso sul Digital Design Thinking, che ha portato alla realizzazione di diversi prodotti digitali sviluppati a livello di concept: mock-up di app sulle sfide della filiera del cibo.
FOOD&TECH è stata un’occasione preziosa per coinvolgere i giovani nella scoperta delle potenzialità tecnologiche nel campo dell’agroalimentare, stimolandone la creatività e la curiosità.

Per il comunicato stampa completo e le immagini:

PSA, Confagricoltura: “L’eradicazione non è una scelta, ma obbligo di legge”

 

I dati dei possibili contraccolpi all’economia del territorio contenuti in uno studio realizzato da Confagricoltura e consegnato alla politica. “Serve con urgenza un vasto piano di contenimento dei cinghiali”

Se si riscontrasse il virus della Peste Suina Africana in un cinghiale in provincia di Cuneo, gli effetti per l’economia del territorio sarebbero devastanti. Nell’immediato si avrebbe un danno diretto per il comparto agricolo e alimentare di oltre mezzo miliardo di euro: il valore della produzione, infatti, è stimato in 188,5 milioni di euro, mentre quello della trasformazione in 496 milioni di euro. A questi andrebbero aggiunti i costi per lo smaltimento degli animali e il profitto mancante per il periodo di chiusura delle attività (almeno 12 mesi), senza contare che in Piemonte la Peste Suina Africana potrebbe essere dichiarata endemica, cancellando la possibilità di praticare l’allevamento suino per molti anni e mettendo in crisi la filiera delle Dop (Parma e San Daniele). Inoltre, tutte le denominazioni d’origine protette della provincia di Cuneo legate alla filiera suinicola, in primis il Prosciutto Crudo di Cuneo Dop, verrebbero cancellate”. È uno scenario a tinte fosche per il comparto suinicolo della Granda quello delineato da Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte, venerdì 12 maggio nella sede provinciale dell’associazione, durante la presentazione dello studio realizzato da Confagricoltura Cuneo sui possibili ed eventuali impatti della PSA sull’economia del territorio, a sedici mesi dall’inizio dell’emergenza.

 

All’incontro sono intervenuti alcuni esponenti della Regione quali l’assessore regionale alla Sanità, Luigi Icardi con alcuni dirigenti del settore, i consiglieri regionali Paolo Demarchi e Carla Chiapello, il presidente della Provincia di Cuneo, Luca Robaldo e, a livello nazionale, il senatore Giorgio Bergesio e la deputata Monica Ciaburro,

 

I danni indiretti di un eventuale caso di PSA in provincia di Cuneo si ripercuoterebbero su tutti gli attori dell’intera filiera (dalle aziende cerealicole a chi produce macchine agricole e attrezzature per le stalle, dai mangimifici ai macelli, fino ai trasporti e al commercio delle carni suine). Per non parlare degli impatti sull’occupazione: consideriamo che gli addetti all’allevamento suinicolo del territorio sono stimati in circa 3.100, a cui si aggiungono i 2.100 dell’indotto. Il solo costo per indennizzare il mancato reddito di questi operatori è quantificabile prudenzialmente in circa 130 milioni di euro l’anno” dichiara il direttore di Confagricoltura Cuneo, Roberto Abellonio.

 

Confagricoltura ha redatto un report dettagliato e l’ha esposto ai presenti, evidenziando le conseguenze gravi sui vari settori piemontesi potenzialmente coinvolti: dalle spese per la realizzazione di nuove recinzioni metalliche, con un costo almeno pari a quello già ipotizzato per la fase attuale (10milioni di euro), alla sospensione dell’attività faunistico-venatoria in una nuova area infetta, causa dell’ulteriore proliferazione dei selvatici che danneggerebbero le produzioni vegetali.

Il bilancio potrebbe aggravarsi ulteriormente per l’intera economia del territorio, a causa dei danni indiretti al comparto turistico ricettivo, fortemente limitato nel promuovere tutte le iniziative outdoor.

Verrebbe, inoltre, bloccata la ricerca dei tartufi, dei funghi, la raccolta delle castagne e di tutti i prodotti del bosco-sottobosco.

 

In considerazione della gravità della situazione chiediamo l’avvio immediato di un vasto piano di contenimento della fauna selvatica all’interno e all’esterno delle zone di restrizione e una pronta modifica della Legge nazionale sulla Caccia (n.157/1992), strumento legislativo che risale ormai a 30 anni fa, per salvaguardare la filiera delle carni e dei salumi dal pericolo della Peste suina africana”, ha proseguito Allasia. “Gli abbattimenti sin qui attuati (oltre 27.000 capi nel 2022) seppur significativi, si sono dimostrati insufficienti, rivelando in modo evidente l’abnorme proliferazione di cinghiali che deve essere ricondotta a una popolazione compatibile con l’equilibrio agricolo ambientale del territorio”, ha aggiunto Abellonio.

 

Sulla situazione è intervenuto in video collegamento il presidente della FNP suinicola, Rudy Milani: “L’eradicazione della Peste Suina non è una scelta, ma un obbligo di legge, per cui chi non si adopera per adempierlo se ne deve assumere le responsabilità. Ciò che è stato fatto fino ad ora non è sufficiente per debellare la malattia, lo dicono i continui ritrovamenti di cinghiali infetti, in aumento. Le reti sono totalmente inutili, c’è solo uno strumento da adottare: il contenimento massiccio dei cinghiali. Non vogliamo sterminare i cinghiali, come qualcuno ci accusa, ma occorre riportare in equilibrio una situazione che è sfuggita di mano e che minaccia un comparto fondamentale dell’economia nazionale. Questo si può fare soltanto cambiando le regole attuali della gestione di questa emergenza”.

 

Annamaria Barriledirettore generale di Confagricoltura, in collegamento da Roma ha ricordato come da oltre un anno l’associazione cerchi di accelerare ogni procedura di gestione della situazione, perché ogni minuto perso impatta negativamente non solo sull’economia, ma anche sull’immagine di una filiera fiore all’occhiello del “Made in Italy”. Barrile ha altresì precisato che quando ci si trova davanti a emergenze come queste, il tempo è un fattore rilevante; servono quindi interventi tempestivi e procedure di urgenza.

 

Come richiedere il bonus ambiente

Di Patrizia Polliotto, Avvocato, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori.

Già attiva la nuova piattaforma web per il bonus ambiente, il credito d’imposta del 65% per le erogazioni liberali in denaro effettuate per interventi su edifici e terreni pubblici per: la bonifica ambientale, la prevenzione e il risanamento del dissesto idrogeologico, la realizzazione o ristrutturazione di parchi e aree verdi attrezzate, il recupero di aree dismesse di proprietà pubblica.

Esso spetta: alle persone fisiche; agli enti non commerciali; ai titolari di reddito d’impresa. Nei primi due casi il credito d’imposta spetta nel limite del 20% del reddito imponibile, nell’ultimo caso nel limite del 10 per mille dei ricavi annui, ripartito in tre quote annuali di pari importo.

Il credito d’imposta è riconosciuto in considerazione delle erogazioni liberali effettuate: alle persone fisiche fiscalmente residenti nel territorio italiano; agli enti non commerciali, intesi come enti pubblici o privati diversi dalle società, residenti nel territorio dello Stato, che non hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali; ai soggetti titolari di reddito d’impresa, indipendentemente dalla natura giuridica assunta, dalle dimensioni aziendali e dal regime contabile adottato, nonché alle stabili organizzazioni nel territorio dello Stato di imprese non residenti. Per beneficiare del bonus ambiente, le erogazioni liberali devono essere destinate ai fini di: bonifica ambientale, intesa come risanamento e riqualificazione di un’area contaminata da rifiuti o sostanze pericolose e dannose per la salute dell’uomo e per l’ambiente; rimozione dell’amianto dagli edifici, intesa come rimozione ossia eliminazione dei materiali contenenti amianto mediante asportazione, smaltimento e bonifica dell’area; prevenzione e risanamento del dissesto idrogeologico, intesa come contenimento o rimozione dei fattori che determinano il fenomeno di dissesto; realizzazione o ristrutturazione di parchi e aree verdi attrezzate, intesa come interventi di sviluppo e valorizzazione del verde urbano e periurbano; recupero di aree dismesse, intesa come riqualificazione e riutilizzo di un’area non più adoperata, attraverso la ristrutturazione o ricostruzione di manufatti esistenti o la rinaturalizzazione a fini agricoli, ricreativi, sociali.

Si può accedere al credito d’imposta del 65% attraverso la nuova piattaforma messa a disposizione dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica (MASE).

Una volta che gli interventi promossi dalle Pa proprietarie saranno stati approvati e pubblicati, si potrà avere accesso a un elenco di opere e azioni finanziabili, continuamente aggiornato dal Ministero. A quel punto, il donatore contatterà attraverso la procedura web l’amministrazione interessata per concordare importo e termini dell’erogazione liberale. Il contributo andrà poi prenotato, comunicando tutti i riferimenti al MASE, che avrà dieci giorni per dare il via libera all’erogazione, mentre entro i successivi dieci dovrà essere fatto il pagamento.

Per queste e altre esigenze è possibile contattare dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle 18 lo sportello del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori, con sede a Torino in Via Roma 366 ed a Pinerolo, in Viale Cavalieri d’Italia n. 14, al numero 0115611800 oppure scrivendo una mail a uncpiemonte@gmail.com, o visitando il sito www.uncpiemonte.it compilando l’apposito format.