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Raffaele Corona: “La geometria della morte”

Informazione promozionale

Il thriller italiano che trasforma ogni omicidio in un enigma

 

L’AUTORE

Raffaele Corona, autore pugliese di 43 anni, si avvicina alla scrittura circa un anno e mezzo fa, quasi per caso. Quella che inizialmente era soltanto una curiosità si è trasformata rapidamente in una vera passione, portandolo a dedicarsi alla narrativa thriller e psicologica.

Attratto dalle atmosfere oscure, dalle indagini criminali e dalla complessità della mente umana, Corona costruisce storie intense e cariche di tensione, dove nulla è lasciato al caso e ogni dettaglio può nascondere un significato più profondo.

IL LIBRO

La Geometria della Morte” è il suo nuovo thriller psicologico, un romanzo che trascina il lettore all’interno di una spirale di omicidi efferati, simboli misteriosi e segreti inquietanti. Ambientata tra Firenze e Bologna, la storia segue le indagini del commissario Stefano Corsi, chiamato a fermare un serial killer metodico e spietato che lascia sui corpi delle vittime una firma disturbante.

Quello che inizialmente sembra un semplice caso di omicidio si trasforma presto in qualcosa di molto più oscuro. Ogni delitto segue uno schema preciso, quasi matematico, e ogni vittima sembra parte di un disegno più grande e incomprensibile.

Attraverso uno stile diretto, cinematografico e ricco di suspense, Raffaele Corona accompagna il lettore in un viaggio psicologico dove il confine tra ossessione, follia e razionalità diventa sempre più sottile.

La Geometria della Morte” è un thriller pensato per gli amanti delle indagini investigative, dei serial killer thriller e delle storie ad alta tensione emotiva.

 

Libro disponibile su Amazon a questo link:

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Annunci immobiliari truffa, denunciato un giovane di 19 anni che affittava appartamenti inesistenti

La Polizia di Stato ha concluso un’attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torino relativa a una serie di truffe online legate a falsi annunci di locazione immobiliare pubblicati su piattaforme internet messe in atto da un cittadino italiano di 19 anni, denunciato per il reato di truffa.
Le indagini, condotte dagli agenti del Commissariato di P.S. “Barriera Nizza”, hanno preso avvio da una denuncia presentata da una donna italiana, vittima di un raggiro connesso alla prenotazione di appartamento in realtà inesistente o non disponibile.
Gli accertamenti, sviluppati attraverso l’analisi dei flussi finanziari del conto corrente intestato al truffatore e delle conversazioni intercorse sulle applicazioni di messaggistica, hanno consentito di individuare altre quattro persone offese e di ricostruire un danno economico complessivo pari a circa 9.400 euro.
Secondo quanto emerso, il giovane pubblicava online annunci immobiliari apparentemente credibili, inducendo le vittime a versare somme di denaro a titolo di caparra o cauzione mediante l’invio di documentazione artefatta. Una volta ottenuto il pagamento, interrompeva ogni contatto rendendosi irreperibile.
 
Al termine delle attività, il denaro presente sul conto corrente e riconducibile ai fatti contestati è stato immediatamente sottoposto a sequestro preventivo; in questo modo è stato possibile, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, la restituzione delle somme alle vittime, precedentemente dissequestrate.

Linea 12, nuovo progetto in due lotti: il Ministero apre a nuove risorse

Dalle Molinette all’area dello stadio: il futuro della Linea 12 prende forma grazie a un nuovo progetto in due lotti. Per l’opera, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti apre a un decreto entro giugno che sbloccherebbe circa 22 milioni di euro, risorse fondamentali per la progettazione di un asse strategico del trasporto pubblico cittadino.

L’annuncio è arrivato ieri sera nel corso del confronto tra l’assessora alla Mobilità Chiara Foglietta e cittadine e cittadini del comitato ‘Insieme per la Spina’.

“Un’opera fondamentale e strategica all’interno di un quadrante urbano che, allo stato attuale, non sarà interessato dal passaggio di linee metropolitane – sottolinea l’assessora alla Mobilità Chiara Foglietta – per la realizzazione della quale ho condiviso le preoccupazioni dei residenti della Spina, perché un’infrastruttura così importante non può prescindere dal consenso e dal benessere della comunità che la vive ogni giorno”.

Per salvaguardare la passeggiata pedonale della Spina, l’assessorato e gli uffici della Mobilità hanno avviato un confronto costante mantenendo contestualmente aperto il dialogo istituzionale con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e con l’ANCI. Il percorso si è concluso a fine aprile 2026 con l’invio sulla piattaforma ministeriale del Documento di Indirizzo della Progettazione aggiornato.

“Sospendere l’iter originario – prosegue Foglietta – è stata una scelta di responsabilità: i cittadini chiedevano a gran voce di salvaguardare la continuità della passeggiata pedonale, uno spazio molto vissuto e apprezzato dal quartiere, che sarebbe stato compromesso da aperture in superficie superiori ai tre metri. Abbiamo scelto il dialogo per costruire un’opera realmente integrata e partecipata”.

Il nuovo progetto prevede l’interramento completo del passaggio dei tram all’interno della galleria esistente della Torino-Ceres, consentendo così di preservare integralmente l’area pedonale. Una soluzione che, oltre a tutelare il quartiere, garantirà una maggiore velocità commerciale del mezzo pubblico e permetterà di recuperare e rifunzionalizzare un’infrastruttura già esistente, con benefici rilevanti per tutto il territorio.

La revisione progettuale ha comportato un incremento dei costi e la conseguente suddivisione dell’intervento in due lotti funzionali. Il primo lotto, finanziabile con le risorse già assegnate pari a 222 milioni di euro, comprende il tratto in galleria ed è considerato il segmento più strategico dell’intera opera. Nella nuova configurazione è inoltre prevista la riqualificazione della stazione Madonna di Campagna, intervento ritenuto centrale per migliorare accessibilità, qualità urbana e connessioni del quartiere.

L’arrivo delle nuove risorse ministeriali consentirebbe ora di far entrare la progettazione della Linea 12 nella fase operativa, con l’obiettivo di consegnare alla città un’infrastruttura capace di unire l’efficienza dei tempi di percorrenza alla tutela degli spazi pubblici, trasformando un vecchio tracciato ferroviario in un nuovo asse di mobilità sostenibile.

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Rivoli adotta l’amministrazione condivisa

Cittadini e Comune progettano insieme la città

La Città di Rivoli apre una nuova stagione di collaborazione tra istituzioni, cittadini, associazioni ed enti del territorio, introducendo strumenti innovativi di partecipazione e cura condivisa dei beni comuni.

Il Consiglio comunale ha approvato il nuovo regolamento per l’amministrazione condivisa, che introduce ufficialmente a Rivoli i Patti di collaborazione, la coprogettazione e la coprogrammazione: percorsi attraverso cui amministrazione e comunità potranno progettare e realizzare insieme interventi dedicati alla cura, alla rigenerazione e alla valorizzazione di beni comuni materiali, immateriali e digitali.

Con l’entrata in vigore del regolamento sarà possibile presentare proposte condivise riguardanti spazi pubblici, aree verdi, edifici, attività educative, culturali e sociali, costruendo progetti capaci di generare partecipazione, inclusione e nuove forme di cittadinanza attiva.

I Patti di collaborazione non rappresentano una delega di funzioni pubbliche ai cittadini, ma uno strumento di amministrazione condivisa che riconosce nei beni pubblici un patrimonio comune da valorizzare attraverso responsabilità condivise e progettualità partecipate.

Il modello supera la tradizionale logica “autoritativa”, basata su concessioni e rapporti verticali tra ente pubblico e beneficiari, per costruire invece relazioni collaborative e paritarie. Dopo la presentazione della proposta, cittadini, amministratori e uffici lavoreranno insieme alla definizione del Patto, condividendo obiettivi, modalità operative, tempi e forme di sostegno.

I Patti potranno riguardare beni materiali – come un giardino, un’aula scolastica o uno spazio pubblico – ma anche beni immateriali e digitali. La cura condivisa di uno spazio, infatti, produce spesso effetti che vanno ben oltre l’intervento fisico: crea relazioni, favorisce inclusione, rafforza la coesione sociale e territoriale e genera occasioni educative, culturali e di partecipazione civica.

Un esempio concreto? Un gruppo di cittadini potrà proporre di prendersi cura di un’aiuola, valorizzare un’area verde o trasformare un parco in un’ aula a cielo aperto. L’amministrazione, riconosciuta l’utilità pubblica del progetto, potrà sostenere il percorso con strumenti organizzativi, facilitazioni o altre forme di supporto previste dal regolamento.

Accanto ai Patti “semplici”, costruiti direttamente con il soggetto proponente, il regolamento introduce anche Patti “complessi”, attivati attraverso avvisi pubblici e manifestazioni di interesse per interventi più articolati e partecipati.

Le esperienze già sviluppate in molte città italiane dimostrano come la cura condivisa dei beni comuni produca effetti che vanno ben oltre la semplice riqualificazione fisica degli spazi, favorendo coesione sociale, senso di appartenenza, inclusione e partecipazione civica.

“Con questo regolamento scegliamo di rendere i cittadini protagonisti attivi della vita pubblica. Vogliamo costruire una città sempre più partecipata, capace di valorizzare energie, competenze e progettualità diffuse nella comunità. L’amministrazione condivisa significa creare alleanze positive tra istituzioni e cittadini per prendersi cura insieme di Rivoli”, dichiara il sindaco Alessandro Errigo.

“I Patti di collaborazione hanno anche un forte valore educativo e culturale. Promuovere corresponsabilità, partecipazione e cura dei beni comuni significa rafforzare la consapevolezza che ciò che è pubblico è comune: ce ne prendiamo cura perché è nostro e nostra è anche la responsabilità della trasformazione e della manutenzione dello spazio civico che abitiamo.”, sottolinea l’assessore alla Città educativa Lidia Zanette.

 

Morto tra le fiamme per pulire il campo dalle sterpaglie

E’ morto nei campi di Druento a causa delle fiamme che lui stesso aveva appiccato per bruciare le sterpaglie. Questa l’ipotesi più credibile del rogo divampato in strada San Gillio dove è deceduto un 80enne. L’allarme è stato dato dal figlio dell’uomo, preoccupato perchè il padre non tornava a casa. L’anziano era nell’orto privato per  fare la pulizia del terreno  quando avrebbe accusato un malore, morendo tra le fiamme.

Miss Italia riparte dal Valentino

La prima selezione provinciale Piemonte e Valle d’Aosta mercoledì 27 maggio alle ore 20, il look sarà un omaggio al Rosso Valentino

Dopo il gran successo degli scorsi anni, seguiti all’elezione, nel 2023, di Francesca Bergesio, originaria di Bra, in provincia di Cuneo, a Miss Italia Piemonte e Valle d’Aosta, Miss Italia riparte con un boom di iscrizioni.
Saranno cinquanta le aspiranti Miss che parteciperanno alla prima selezione provinciale Piemonte e Valle d’Aosta 2026, in programma mercoledì  27 maggio, dalle 20, nella stupenda location del parco del Valentino di Torino presso Villa Glicini, in viale Ceppi 5
È presente un grande entusiasmo intorno alla nuova edizione dello storico concorso di bellezza, che continua ad attirare centinaia giovani pronte a mettersi in gioco, mostrando il proprio talento e la propria eleganza, raccontando le loro storie di vita e i loro sogni, lontane dai social, ma presenti dal vivo sulla passerella.
Le selezioni regionali rappresentano il primo passo verso le finali nazionali per un programma che si preannuncia ricco di serate a base di spettacoli, moda e grandi emozioni.
“L’appuntamento di mercoledì inaugura il percorso regionale che porterà  alle finali nazionali del concorso più ambito dalle ragazze e che ancora oggi, a distanza di 87 anni, continua a far sognare, tanto che le iscrizioni sono in forte crescita, e le pre-selezioni che ci hanno portato fin qui sono state molto impegnative – spiega Mirella Rocca, agente esclusivista per Piemonte e Valle d’Aosta e a capo dell’agenzia CDH Model, che da quest’anno si è  unita a Miss Italia – Come nel 2025 , anche quest’anno abbiamo scelto per il Piemonte e la Valle d’Aosta un colore unico, che sarà il Rosso Valentino , in memoria del grande maestro dell’alta moda italiana. Il look sarà estremamente attuale, nello stile de ”Il diavolo veste Prada”. Inoltre, ad ogni appuntamento, le ragazze non solo sfileranno, ma si cimenteranno anche in brevi numeri musicali. Sono contentissima e orgogliosa delle mie aspiranti, che non  sono solo belle, ma anche intelligenti e portatrici di valori oggi difficili da trovare. Miss Italia non è solo un percorso di bellezza, ma anche di crescita umana e professionale che richiede molta preparazione.  Miss Italia è un sogno che continua sempre, anche in un momento così difficile per le donne”.
Tra le novità del 2026 vi sarà  l’unione tra Miss Italia e la Torino Fashion  Week , che si terrà dal 27 giugno al 2 luglio a palazzo Saluzzo Paesana, con due serate dedicate alla selezione, tra una finale regionale di Miss Torino Fashion Week 2026, che confermerà l’accesso direttamente alle finali nazionali .
Mara Martellotta

SANTANINFA Quando la creatività nasce da un amore, da un viaggio… e da un’intuizione dell’anima

Ci sono donne che seguono una strada già scritta.

E poi ce ne sono altre che la strada la cambiano mentre camminano, quasi senza accorgersene, seguendo il gusto, l’istinto, la curiosità, il bisogno profondo di trasformare tutto ciò che toccano in qualcosa che parli davvero di loro.

Sandra Giabardo Vallarino Gancia appartiene decisamente alla seconda categoria.

Nata e cresciuta in Veneto. Successivamente si sposa e si lega a uno dei cognomi storici più conosciuti delle Langhe e dell’Astigiano : quella della famiglia Vallarino Gancia .

La sua vita sembrava già disegnata dentro un’eleganza composta, raffinata, quasi prevedibile.
Un matrimonio, due figlie bellissime, una quotidianità apparentemente definita.

Poi però la vita, come spesso accade alle anime più vive, cambia ritmo.
Il matrimonio finisce. E proprio lì, dove molte persone si fermano, lei ricomincia.

Non con rabbia.
Non con clamore…ma quella forma rara di rinascita che nasce dalla curiosità verso il mondo.

Ed è proprio grazie ad un amore siciliano che tutto prende un’altra direzione.
L’amore quindi, la Sicilia, i colori, la luce, i mercati, le tradizioni, le mani che intrecciano materia e memoria, accudiscono sempre di più l’evoluzione sorprendente del domani che verrà .

Ed ecco comparire loro: le coffe siciliane.
Borse antiche, popolari, autentiche, nate per essere pratiche prima ancora che belle.
Lei le osserva, le studia, le ama immediatamente.
Ma dentro di sé sente che manca qualcosa…o forse, semplicemente, manca ancora lei.

Così Sandra torna a Torino con quell’idea in testa che continua a bussare.
Compra coffe semplici, essenziali, quasi nude e comincia a trasformarle.
Nastri, borchie , ricami vintage ,
Frasi disegnate sulla stoffa che parlano di mondi fantastici, dettagli eclettici, pizzi , abbinamenti e
colori inaspettati.

Ogni borsa smette di essere solo un accessorio e diventa un racconto. Un piccolo mondo personale. Un’identità da indossare.

Le amiche iniziano a notarle. Le chiedono, le vogliono. Una tira l’altra.
E così, quasi senza un business plan, senza strategie studiate a tavolino, nasce “Santaninfa”.

Un marchio che non nasce dalla moda ma nasce dall’anima.

Da quel momento la creatività prende velocità. Alle coffe si aggiungono clutch, giacche militari reinventate, capi vintage che tornano a vivere attraverso il suo sguardo.

Ed è qui che si comprende davvero il cuore del suo lavoro:
lei non personalizza semplicemente un capo. lei restituisce carattere alle cose.

Prende una giacca anonima e la trasforma in una dichiarazione di personalità.
Prende un tessuto e gli dà memoria.
Prende un colore e lo fa dialogare con un altro in maniera quasi istintiva, ma perfetta.

Ogni creazione sembra dire:
“Non esiste bellezza senza identità.”

Le sue mani costruiscono pezzi che mescolano Sicilia, Piemonte, internazionalità, vintage e contemporaneo, romanticismo e ironia, artigianalità e moda….ma soprattutto libertà.
Il suo successo esplode per la sua versatilità capace di plasmarsi su tutte le sue creazioni . Piace alle ragazze giovanissime come alle donne più mature proprio per questo motivo: non hanno età ma hanno anima.

E forse il segreto del suo successo è tutto qui. Nell’aver capito che la moda più interessante non è quella che omologa, ma quella che racconta.
Quella che fa sentire una persona unica, riconoscibile, viva.

Oggi Santaninfa è una realtà amata, cercata, indossata anche da personaggi dello spettacolo e da una Torino che continua a riconoscere in lei qualcosa di raro:
l’autenticità.

Ma la parte più bella della sua storia resta forse un’altra: la dimostrazione che a volte la vita ti porta lontano e non sempre attraverso ciò che avevi programmato…
ma attraverso ciò che hai amato davvero.

Un amore. Un viaggio. Una borsa vista in Sicilia.
E improvvisamente un destino completamente nuovo che prende forma tra nastri, ricami e meraviglia.

Con Santaninfa si respira ancora quella bellezza autentica che ha reso grande il vero Made in Italy: la ricerca dei materiali, la cura dei dettagli, la qualità, il gusto, l’anima artigianale di una sartoria che racconta ancora emozioni e identità.

In un mondo sempre più veloce e omologato, dove tutto rischia di assomigliarsi e perdere valore, il suo lavoro ricorda quanto sia importante preservare l’originalità, la creatività e il saper fare italiano.

E forse la speranza più bella è proprio questa:
che tanti giovani possano ancora imparare da realtà come Santaninfa, continuando a credere nella qualità, nell’unicità e nella poesia delle cose fatte con amore.

Monica Di Maria di Alleri Chiusano

Bloccati a quota 2.400 metri: quattro escursionisti salvati in elicottero

Erano diretti al bivacco Beltrando quando la comitiva, in cordata, è rimasta bloccata a quota 2.400 metri sulle alture di Frassinetto; l’intervento dell’elicottero Drago ha permesso il recupero. È successo intorno all’ora di pranzo di oggi, quando quattro escursionisti in cordata si sono trovati costretti ad interrompere la marcia. Fortunatamente sono riusciti a contattare il 112 e a comunicare la loro posizione e le difficoltà.

Sul posto sono intervenuti l’elicottero Drago dei vigili del fuoco, il nucleo speleo-alpino-fluviale del comando provinciale di Torino e le squadre dei distaccamenti di Castellamonte e Ivrea. L’azione coordinata ha consentito di localizzare rapidamente il gruppo e avviare le operazioni di recupero.

L’equipaggio dell’elicottero ha raggiunto i quattro escursionisti, provvedendo al loro recupero e al trasferimento in sicurezza fino al centro sportivo del paese. I quattro non hanno riportato ferite.

VI.G

Torino e i suoi tre Nobel dimenticati: Luria, Levi-Montalcini e Dulbecco senza un luogo della memoria

Formati alla scuola di Giuseppe Levi, hanno cambiato la storia della medicina mondiale.

Torino custodisce un primato straordinario, ma quasi dimenticato. In pochi sanno infatti che ben tre Premi Nobel per la Medicina si formarono nelle aule dell’Università torinese sotto la guida dello stesso maestro: Salvador Edward Luria, Rita Levi-Montalcini e Renato Dulbecco. A unirli fu il grande istologo Giuseppe Levi, docente rigoroso e innovatore, che negli anni Trenta trasformò l’Istituto di Anatomia Patologica in uno dei centri scientifici più vivaci d’Europa.

Erano anni in cui nei laboratori torinesi si respirava modernità. Attorno ai microscopi di Levi si formò una generazione destinata a cambiare la storia della medicina mondiale. Poi arrivarono il fascismo, le leggi razziali, la guerra e molti di quei giovani scienziati furono costretti all’esilio, il loro talento finì per arricchire soprattutto gli Stati Uniti.

Salvador Luria, nato a Torino nel 1912 da famiglia ebraica sefardita, lasciò l’Italia per sfuggire alle persecuzioni razziali. Negli Stati Uniti divenne uno dei padri della biologia molecolare moderna. Il Nobel arrivò nel 1969 grazie agli studi sui batteriofagi e sui meccanismi genetici dei virus.

Diversa, ma altrettanto straordinaria, la vicenda di Rita Levi-Montalcini. Torinese, ebrea, costretta a lavorare in clandestinità durante il fascismo, allestì un piccolo laboratorio nella sua camera da letto continuando a studiare anche sotto i bombardamenti. Nel 1986 ricevette il Nobel per la scoperta del NGF, Nerve Growth Factor, destinata a rivoluzionare le neuroscienze. Con il tempo divenne una delle figure italiane più amate e conosciute nel mondo.

Renato Dulbecco, invece, arrivò a Torino da giovane studente e qui costruì la propria formazione scientifica. Dopo la guerra e la partecipazione alla Resistenza si trasferì negli Stati Uniti, dove sviluppò ricerche decisive sui virus tumorali; il Nobel gli venne assegnato nel 1975. Fu inoltre uno dei protagonisti del Progetto Genoma Umano.

Tre Nobel usciti dalla stessa scuola scientifica rappresentano un caso rarissimo nella storia accademica mondiale. Eppure Torino sembra non aver mai davvero valorizzato questo patrimonio. Certo, esistono targhe, ricordi, iniziative sporadiche, ma manca un luogo simbolico capace di raccontare ai cittadini e ai visitatori questa straordinaria stagione della scienza torinese. In una città che giustamente celebra il cinema con il Museo Nazionale del Cinema e l’automobile con il Museo Nazionale dell’Automobile, sorprende l’assenza di un museo dedicato alla ricerca scientifica contemporanea; non esiste, infatti, un centro permanente che raccolga documenti, fotografie, strumenti, lettere e testimonianze legate a Levi e ai suoi allievi, né esiste un itinerario urbano che racconti i luoghi della scienza torinese del Novecento.

Mentre molte città europee investono nella valorizzazione della conoscenza e dell’innovazione come elementi identitari, Torino avrebbe già una storia potente da raccontare: nn museo dedicato a Giuseppe Levi e ai suoi tre Nobel potrebbe diventare, infatti, non solo un omaggio alla memoria, ma anche un progetto culturale di grande richiamo.

Una città, soprattutto ricca e laboriosa come Torino, non vive soltanto dei suoi monumenti o delle sue piazze storiche, ma anche delle idee che ha saputo generare e nel Novecento, la prima Capitalia d’Italia, ha contribuito a cambiare il mondo anche attraverso la scienza.

Maria La Barbera

L’archeologia si racconta nei Musei nazionali del Piemonte