ilTorinese

Campo scuola protezione civile per mille persone

Con la partecipazione di oltre 1.000 persone tra volontari, operatori istituzionali, studenti e formatori, si è conclusa ad Avigliana con successo la quattordicesima edizione del Campo Scuola di Protezione Civile, organizzata dalla Commissione Protezione Civile del Centro Servizi per il Volontariato Vol.To ETS. L’iniziativa, svoltasi dal 19 al 26 maggio, ha confermato la propria vocazione di spazio formativo e operativo di riferimento per il sistema regionale e un modello sempre più riconosciuto anche a livello nazionale.

Il campo – denominato “2Laghi 2milaventicinque” – ha visto impegnati 365 volontari appartenenti a 17 organizzazioni del Terzo Settore, affiancati da 175 operatori tra enti locali, sindaci e Corpi dello Stato. A questi si sono aggiunti oltre 500 studenti e più di 30 insegnanti coinvolti nella giornata dedicata alle scuole, per un totale di oltre mille partecipanti che hanno ruotato intorno al Campo Scuola nell’arco degli otto giorni.

Durante le attività sono stati messi in campo scenari complessi, che hanno richiesto un alto livello di preparazione e coordinamento. Le simulazioni hanno spaziato dagli incendi boschivi agli incidenti industriali, dalla ricerca dispersi ai crolli strutturali, con l’impiego di risorse specializzate e attrezzature all’avanguardia. Tra i moduli innovativi introdotti quest’anno, spiccano gli interventi NBCR (nucleare, biologico, chimico, radiologico), le esercitazioni USAR (Urban Search and Rescue) dei Vigili del Fuoco e l’intervento della Polizia Scientifica con i propri team DVI (Disaster Victim Identification). Di rilievo anche la conferma di attività già consolidate, come il coinvolgimento di 40 unità cinofile in esercitazioni di ricerca e soccorso.

I numeri confermano la rilevanza dell’evento: 54 Vigili del Fuoco, 25 specialisti della Polizia Scientificaoltre 12 giunti appositamente da Roma35 agenti della Questura, 80 operatori della Croce Rossa Italiana, 115 volontari AIB attivi nelle operazioni del sabato, oltre a 40 operatori del Coordinamento Territoriale. Hanno inoltre preso parte alle esercitazioni il Dipartimento della Protezione Civile Nazionale, la Regione Piemonte, la Città Metropolitana di Torino, la Prefettura di Torino, l’Arma dei Carabinieri, il Soccorso Alpino dei Carabinieri, la Polizia Locale di Avigliana, l’Ente Parco Alpi Cozie di Avigliana e numerose amministrazioni comunali. Per la prima volta, ha partecipato anche il Corpo Volontari AIB del Piemonte, segnando un passaggio importante nell’evoluzione del campo come piattaforma di cooperazione interistituzionale.

Tra le innovazioni più significative del Campo Scuola 2025 si segnala il contributo della Fondazione Time2, che ha curato un modulo formativo interamente dedicato alla gestione delle emergenze in presenza di persone con disabilità. Un intervento di alto livello che ha arricchito il programma con contenuti specifici sull’accessibilità operativa, sulla comunicazione inclusiva e sulla pianificazione di scenari realmente adatti a tutti. Il coinvolgimento della Fondazione ha rappresentato un passaggio decisivo per rendere l’inclusione una competenza concreta all’interno del sistema di Protezione Civile, superando l’approccio teorico e favorendo un confronto diretto tra formatori e volontari. Per la prima volta, i partecipanti al Campo hanno potuto approfondire strumenti, strategie e buone pratiche per agire in contesti complessi tenendo conto della variabilità delle persone coinvolte, rendendo l’edizione 2025 un vero punto di svolta anche sul piano culturale.

«Questa edizione – ha commentato Stefano Lergo, Vicepresidente del Centro Servizi Vol.To ETS e Coordinatore della Commissione Protezione Civile – ha messo in luce non solo l’attenzione costante dei volontari, ma anche la grande disponibilità di chi ha condiviso tempo, competenze ed esperienza per contribuire alla formazione altrui. L’alta qualità delle esercitazioni, unite al forte spirito collaborativo tra enti, conferma il valore di questo campo come spazio di crescita tecnica e umana».

Proprio la dimensione formativa ha rappresentato uno degli aspetti centrali dell’edizione 2025, che ha raccolto l’interesse di numerosi attori istituzionali. In conferenza di chiusura, il Presidente di Vol.To Luciano Dematteis ha rilanciato l’idea – già condivisa con CSVnet – di trasformare il modello operativo del Campo Scuola in un sistema nazionale di formazione permanente per le scuole, capace di promuovere la cultura della prevenzione e la conoscenza della Protezione Civile tra le giovani generazioni. Si tratta di una proposta che prende forma da un’esperienza reale, maturata sul campo e profondamente legata al territorio, ma che guarda lontano: l’obiettivo è favorire la nascita di una comunità più preparata, informata e capace di affrontare in modo condiviso le situazioni di emergenza che potranno presentarsi in futuro.

Ravinale: (Avs): “Il pasticciaccio brutto dei diesel euro 5”

“La Giunta Cirio ha fatto tutto da sola: prima ha disposto il blocco degli Euro 5, poi ha richiesto e ottenuto una proroga di due anni, adesso – con la proroga agli sgoccioli – ‘studia’ per convincere il Governo. A fare cosa? Non si capisce – ha commentato la capogruppo AVS in Consiglio Regionale Alice Ravinale – Due settimane fa la Giunta aveva risposto a una mia interrogazione che il blocco dei diesel euro 5 nei comuni con oltre 30.000 abitanti sarebbe entrato in vigore il 1° ottobre 2025, dopo la proroga ottenuta nel 2023. Tutto ciò senza che la Regione abbia fatto nulla in questi due anni per informare i cittadini e accompagnare una misura che crea disagi a quasi 300.000 piemontesi.
Nell’incontro di ieri al Grattacielo Marnati ha invece comunicato ai sindaci che la Regione “sta studiando misure alternative compensative” che verranno poi presentate al Ministero, il quale deciderà se intervenire sulla Legge nazionale, lasciando alle Regioni la possibilità di derogare ulteriormente al blocco diesel euro 5, oppure no.
Il Piemonte quindi non chiederà deroghe a Roma, ma sta puntando a salvare gli euro 5 con delle soluzioni che compensino le emissioni inquinanti, soluzioni che però nessuno ha ancora mai visto. Mobilità? Energia? Agricoltura? Cosa riguarderanno nello specifico non è dato saperlo e questo la dice lunga sulla scarsa attenzione della Giunta al tema della riduzione dell’inquinamento: d’altronde, ancora oggi non è chiaro quale sia l’effettivo risparmio di emissioni in caso di blocco degli Euro 5, misura che ricordiamo è stata decisa proprio dalla Giunta Cirio a fronte della procedura di infrazione europea in corso per il superamento dei limiti.
Intanto sono due passati due anni senza fare nulla, con emissioni e particolato che continuano a inquinare e fanno ammalare i e le piemontesi, ma anche questa volta il rischio è che i comuni e soprattutto i cittadini si ritrovino con il cerino in mano a causa di una Giunta che non prende sul serio il tema della qualità dell’aria”.
“Auspichiamo che la Regione dia notizie al più presto, perché non c’è più tempo da perdere” ha detto Roberto Bacchin assessore all’Ambiente della città di Collegno e segretario provinciale di Sinistra Italiana “Parlare di qualità dell’aria in relazione ai confini comunali non ha alcun senso, serve un’azione omogenea e coordinata sul territorio, non limitata alle città più popolose”.
“La regia garantita dalla Città metropolitana di Torino nell’allineamento delle varie ordinanze anti-inquinamento deve trovare un riferimento sovraordinato in sede regionale: serve uscire dall’inerzia e, dati alla mano, proporre soluzioni sostenibili per un reale miglioramento della qualità dell’aria piemontese” conclude l’assessore all’Ambiente di Rivoli Angelo Tribolo.

Il sipario si apre su INTERPLAY Festival

INTERPLAY/25

Torino
28 maggio > 14 giugno + 15 luglio 2025
A cura di Ass. Cult. Mosaico Danza
Direzione Artistica di Natalia Casorati

MERCOLEDì 28 MAGGIO dalle ore 21
CASA DEL TEATRO 
Corso Galileo Ferraris 266, Torino

TEMA – IDENTITA’ / COMPLESSITA’ DELL’INDIVIDUO

VIRO > ‘55
ABBONDANZA BERTONI (IT)
PRIMA REGIONALE

IL FAUT QUE JE > ‘10
CLEMENCE JUGLET (FR)
PRIMA NAZIONALE

Il sipario si apre sulla venticinquesima edizione di INTERPLAY Festival, la storica vetrina internazionale dedicata alla danza contemporanea d’autore, che dal 28 maggio al 14 giugno animerà Torino con un ricco programma di spettacoli, eventi site-specific e performance nei teatri e negli spazi urbani con un appuntamento speciale previsto il 15 luglio presso il nuovo Living Lab di Mosaico Danza.

Ad inaugurare il Festival, mercoledì 28 maggio due spettacoli che attraversano con la loro riflessione uno dei temi di questa edizione del festival, quello dell’identità e della complessità dell’individuo contemporaneo. In un mondo attraversato da continue trasformazioni sociali, culturali e tecnologiche, la danza si fa strumento per indagare chi siamo, come ci percepiamo e come desideriamo essere riconosciuti. Attraverso il linguaggio del corpo – fragile, potente, mutevole – artisti e coreografi mettono in scena tensioni e contraddizioni, esplorano territori intimi e collettivi, sfidano stereotipi e ruoli precostituiti. Il tema si declina in una pluralità di approcci: dalle narrazioni autobiografiche alla disgregazione delle identità binarie, dal confronto con il tempo e le aspettative sociali alla ricerca di autenticità in un presente iperconnesso e spesso disumanizzante.

Dalle 21 alla Casa del Teatro Ragazzi e Giovani, saranno due spettacoli straordinari come “VIRO” di Abbondanza/Bertoni in prima regionale. Dopo il successo di Femina, finalista al Premio UBU 2023, Michele Abbondanza e Antonella Bertoni presentano il lavoro cdedicato alla figura maschile contemporanea. Due danzatori si confrontano come specchi simmetrici, incarnando contraddizioni e fragilità di un’identità maschile liquida, sfuggente, talvolta malinconica. Un’esplorazione coreografica intensa, amplificata dalle sonorità techno di Olaf Bender aka Byetone.
A questo link la scheda completa

Abbondanza Bertoni “viro”, foto Tobia Bertoni (mercoledì 28 maggio, Casa del Teatro Ragazzi e Giovani)

🔹 “IL FAUT QUE JE” di Clémence Juglet (FR) – Prima Nazionale
Una corsa contro il tempo, tra ossessioni, desideri e ricerca di perfezione. La coreografa francese, pluripremiata in contesti internazionali, porta in scena un assolo potente e viscerale, capace di toccare corde profonde. Tra ticchettii, silenzi e musiche avvolgenti, la performance diventa specchio di una condizione umana universale: il conflitto tra tempo e identità.
A questo link la scheda completa


Clemence Juglet “Il faut que je”

INFO E BIGLIETTI
Per il programma completo e le modalità di accesso agli spettacoli, visita il sito ufficiale www.mosaicodanza.it o segui gli aggiornamenti sui canali social del Festival.

Il film su Berlinguer e la fine dell’eurocomunismo

IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni

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Ho visto in prima televisiva su Sky il film di  Andrea Segre su Enrico Berlinguer “La grande illusione” . L’ho seguito con attenzione, anche se non ho mai avuto simpatia per il politico sardo che andai anche ad ascoltare tanti anni fa al Palazzetto dello Sport di Torino. Allora mi parve algido nel suo ideologismo togliattiano, nel film mi è apparso  invece un uomo appassionato e un grande trascinatore di masse ,pur travagliato da qualche dubbio. L’idea del compromesso storico mi sembrò fin da subito un progetto ostico e inaccettabile  per un liberale. Perfino Valerio Zanone si dovette accorgere che il governo delle grandi intese era invotabile. Come scrisse Mario Soldati che non era un politico, ma un uomo di grandi intuizioni, la democrazia italiana rischiò di venire stritolata dall’abbraccio catto-comunista voluto da Berlinguer e da Moro e realizzato da Andreotti :un pastrocchio che ci avrebbe isolati dall’Europa. Fu il rapimento e l’omicidio di Moro a mandare all’aria il progetto che qualcuno definì cin termine colorito  gli “spaghetti in salsa cilena”. Nel 1975 i comunisti conquistarono le grandi città e laddove non riuscirono ad avere la maggioranza sfruttarono il trasformismo di socialdemocratici e liberali che si offrirono di fare da puntello a maggioranze di sinistra in cambio di assessorati e di presidenze.
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Le elezioni del 1976 fermarono l’ascesa del PCI anche se sotto la guida di Zaccagnini ,allievo di Moro ,la Dc si aprì alla collaborazione con il PCI, pur avendo fatto il pieno di voti moderati. Il film mi ha fatto rivivere anni che giudico nefasti anche perché insanguinati dalla violenza estremista. Sono anni che non avrei voluto vivere perché a causa del terrorismo mi costrinsero a privarmi in parte della mia stessa vita privata e pubblica. Essere il direttore del Centro Pannunzio e per di più anche consigliere comunale fino al 1975 mi metteva nel mirino delle Br, come si diceva allora. Berlinguer cercò di tenere testa alla violenza eversiva, prendendo in modo netto le distanze dal terrorismo rosso e ovviamente nero. Questo aspetto forse non è ricordato adeguatamente dal film che mette invece in evidenza il tentativo di Berlinguer di sganciarsi dalla sudditanza da Mosca, per lanciare l’idea di un eurocomunismo che dopo il delitto Moro si rivelò davvero una ”grande illusione”. Berlinguer cercò  di ritrovare un ruolo politico ponendo la “questione morale” e la superiorità dei comunisti. La corruzione certo esisteva, ma la superiorità non era così sicura: a Torino la Giunta Novelli cadde proprio per uno scandalo. Ma non fu solo Torino a vedere che il PCI aveva anche lui  delle mele marce.
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Il film trascura questi elementi di storia, ma soprattutto trascura, anzi quasi ignora gli anni che vanno dal 1979 alla morte di Berlinguer del 1984 che rivelarono la pochezza politica del PCI che andò ad impegolarsi in un referendum sulla scala mobile  che perse in modo clamoroso e fu invece vinto da Craxi nel 1985. L’eurocomunismo che uno storico come Salvadori (dimostrando assoluta mancanza di senso storico) vide come il punto di arrivo della storia contemporanea, fu una utopia velleitaria che non colse come il comunismo di per sé fosse fallito dappertutto. Il crollo del Muro di Berlino del 1989 dimostrò quello che i comunisti Italiani non capirono forse neppure dopo che i calcinacci del muro colpirono il loro partito ,obbligandoli a cambiare nome alla ”ditta“.
Il film salta dalla morte di Moro alla morte stoica di Berlinguer, senza prendere in considerazione che dopo il fallimento del compromesso storico non c’erano più prospettive politiche per il PCI che trovò  non a caso in un uomo politico molto grigio come Natta l’erede di Berlinguer. Le masse ai suoi funerali con in testa il presidente Pertini che avrebbe dovuto astenersi da certe dichiarazioni, conclusero la storia del pugno chiuso e delle lacrime in piazza, ripetendo un film già visto nel 1964 per i funerali di Togliatti. Il film di Segre non ebbe successo nel 2024 nelle sale cinematografiche ,ma anche sotto il profilo storico- politico è cosa di poco conto.

“Piemonte Is”: il marchio che racconta al mondo l’eccellenza del gusto

Il Piemonte alza il sipario sulla sua identità agroalimentare con un brand che ha il profumo del vino buono, il sapore della nocciola delle Langhe, la forza dei formaggi d’alpeggio e l’eleganza del riso vercellese. Si chiama “Piemonte Is – Eccellenza Piemonte”, e non è solo un logo: è una vera dichiarazione d’amore per una terra che parla attraverso i suoi prodotti.

Il nuovo marchio, presentato oggi a Torino dall’Assessore regionale Paolo Bongioanni di fronte a imprenditori, stakeholder e associazioni di categoria, nasce per valorizzare l’identità dei prodotti agroalimentari di qualità della regione. “Il Piemonte offre eccellenze assolute, ma ancora non ha quella riconoscibilità che merita”, ha affermato Bongioanni. “Con questo brand vogliamo rafforzare l’identità del territorio, perché dove c’è nome, c’è valore”.

E il nome ha un significato doppio e potente. “Piemonte Is” può essere letto all’inglese – Piemonte è – oppure in chiave locale come “piemonteis”, l’aggettivo piemontese che sa di casa, di autenticità, di radici. A completare il messaggio, la firma “Eccellenza Piemonte”, garanzia di qualità, origine e affidabilità.

Sul palco anche nomi simbolo del settore: da Fabio Leonardi, CEO di Igor Gorgonzola, a Bruno Ceretto, ambasciatore mondiale del vino piemontese. In platea, l’intero sistema che fa grande l’agroalimentare locale: produttori, consorzi, istituzioni.

Numeri alla mano, il Piemonte ha tutto per brillare:

  • 14 DOP, 9 IGP, 19 vini DOCG, 41 DOC
  • 344 prodotti tradizionali, 600 prodotti di montagna,
  • 1,64 miliardi di valore per il solo comparto certificato,
  • 12.837 addetti, su 5 miliardi di fatturato complessivo agricolo.

E mentre il comparto cresce (+20% in 5 anni), il Piemonte conquista premi internazionali come “Region of The Year 2025” ai Wine Travel Awards di Londra, confermando il suo ruolo di leader non solo nella qualità, ma anche nella capacità di attrarre turismo e raccontare il territorio.

Il brand, già apparso in anteprima a Vinitaly e all’evento nazionale “Agricoltura è”, diventerà ora il simbolo ufficiale di eventi, campagne e prodotti che vogliono portare il nome Piemonte nel mondo. Presto, con l’approvazione del disciplinare d’uso, potranno fregiarsene anche ristoratori, negozi, consorzi, enti pubblici e produttori che condividono la visione di un Piemonte riconoscibile, coeso, orgoglioso delle sue radici.

“Non basta fare vino buono. Bisogna anche saperlo raccontare”, ha ricordato Bruno Ceretto. Ed è proprio da qui che il Piemonte riparte: da un racconto forte, autentico, identitario. 

Da oggi, questo racconto ha un nome e un volto: Piemonte Is – Eccellenza Piemonte.

Chiara Vannini

Università al voto per il nuovo rettore

Chi sarà  il nuovo rettore dell’Università di Torino? Si vota mercoledì 28 e giovedì 29 maggio per la prossima rettrice o il prossimo rettore per il periodo 2025-2031. Docenti e ricercatori potranno votare attraverso il link di accesso alla piattaforma di voto. I tre candidati sono il professore Raffaele Caterina, docente di Diritto privato, la professoressa Cristina Prandi, ordinaria di Chimica organica e la professoressa Laura Scomparin, docente di Diritto processuale penale.

Piemonte, dove investire: ecco la mappatura regionale delle aree disponibili

Un catalogo aggiornato, trasparente e condiviso di tutte le aree e gli immobili produttivi disponibili in Piemonte: è l’obiettivo della Manifestazione di Interesse per la mappatura delle opportunità insediative presentata oggi dalla Regione Piemonte.

L’iniziativa, rivolta a soggetti pubblici e privati, si propone di individuare, classificare e promuovere superfici di almeno 5.000 metri quadrati e immobili produttivi da 1.000 metri quadrati in su, già disponibili oppure dismessi ma recuperabili, da destinare a nuove attività economiche. Sono inclusi sia i siti “greenfield” (aree edificabili) sia quelli “brownfield”, ovvero fabbricati e terreni industriali già urbanizzati, anche se necessitano di interventi di bonifica o ristrutturazione.

“Questo progetto fa parte di una strategia industriale – dichiarano il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore alle Attività produttive Andrea Tronzano – per rilanciare la competitività del Piemonte senza ampliare i confini edificabili e recuperando ciò che già esiste. Vogliamo offrire agli investitori un quadro chiaro, efficiente e attrattivo che permetta di scegliere il nostro territorio per la qualità delle opportunità e non solo per la quantità di spazio disponibile. È una politica che contrasta il consumo di suolo, evita degrado e restituisce valore a contesti che altrimenti rischierebbero l’abbandono”.

La mappatura rientra nel progetto regionale Team Attrazione, il punto di accesso unico a cui si possono rivolgere coloro che desiderano investire in Piemonte. Sarà il primo strumento pubblico ad aggregare informazioni tecniche, urbanistiche e logistiche in modo sistemico e omogeneo, al fine di facilitare l’insediamento di nuove imprese e valorizzare il patrimonio produttivo già esistente.

Secondo le stime preliminari in Piemonte potrebbero essere mappati oltre 3.500 ettari di superfici produttive tra aree inutilizzate e immobili sottoutilizzati. Un patrimonio diffuso che comprende poli industriali storici, zone artigianali non completamente sfruttate, immobili dismessi ma recuperabili, anche in aree periferiche. L’obiettivo della Regione è mettere a sistema queste risorse, renderle visibili e accessibili attraverso una piattaforma digitale e candidarle anche sui canali di promozione nazionale e internazionale – come per esempio il portale Investinitaly.gov.it promosso dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

La Manifestazione di Interesse è rivolta a un’ampia platea di soggetti, quali enti pubblici (Comuni, Province, Città Metropolitana, enti sanitari e statali), persone fisiche o giuridiche proprietarie di aree o immobili a destinazione produttiva, intermediari e associazioni imprenditoriali muniti di delega.

Le candidature possono essere inviate attraverso la piattaforma MOON (Modulistica Online Regione Piemonte) entro il prossimo 3 luglio.

La raccolta dati proseguirà fino all’estate. Successivamente, le aree saranno classificate per destinazione d’uso, caratteristiche tecniche e accessibilità. In autunno è prevista l’attivazione di una vetrina digitale interattiva rivolta agli operatori economici, investitori italiani ed esteri e al sistema pubblico. Il portale sarà uno degli strumenti operativi del Team Attrazione per facilitare il “location scouting” e accompagnare gli insediamenti produttivi sul territorio.

“Ci aspettiamo una forte collaborazione da parte dei Comuni, delle Province, della Città Metropolitana di Torino e delle associazioni di categoria – concludono il presidente Cirio e l’assessore Tronzano – che consideriamo partner fondamentali per costruire insieme una mappatura efficace, capace di offrire un’immagine chiara, accessibile e competitiva del Piemonte industriale a livello nazionale e internazionale”.

“Confindustria Piemonte ha avviato nel 2018 la prima mappatura delle aree industriali libere e dismesse, uno strumento che si è costantemente arricchito nel tempo, accompagnando fasi molto diverse dello sviluppo economico regionale. La sinergia con la Regione Piemonte consoliderà ulteriormente questo progetto, supportando i piani di crescita delle imprese, sia di quelle già insediate, sia di quelle, sempre più numerose, che guardano con interesse alle opportunità offerte dal nostro territorio e dalle filiere produttive che lo caratterizzano”: così Alessandro Battaglia, presidente della Commissione Internazionalizzazione e Attrazione Investimenti di Confindustria Piemonte.

“In un momento complesso come questo – dichiara Roberto Cotterchio, presidente di Confapi Piemonte – è indispensabile avvicinare potenziali investitori che possono trovare qui un ecosistema di saperi e tecnologie sempre più vivace, coeso e collaborativo. Un ecosistema che non può essere basato solo sul prezzo ma sul capitale umano, sulla capacità a produrre prodotti non standardizzati e ad alto valore aggiunto. Conoscere bene quanto possiamo offrire è quindi un’operazione indispensabile”.

Il presidente del Comitato di coordinamento delle confederazioni artigiane del Piemonte Giorgio Felici dichiara: “Crediamo fortemente che anche l’artigianato debba essere protagonista della trasformazione produttiva e territoriale; pertanto, la mappatura è uno strumento di conoscenza e di governance che può diventare leva concreta per far crescere il settore, favorendo uno sviluppo equilibrato, sostenibile e radicato nelle comunità”.

“In un mondo sempre più interconnesso e competitivo, dobbiamo lavorare per rendere il Piemonte la scelta privilegiata per chi vuole investire. E dobbiamo farlo ora, cogliendo le opportunità offerte dalle grandi trasformazioni in atto, dalla transizione ecologica a quella digitale. Attrarre investimenti significa creare e coltivare un ecosistema favorevole. Le Camere di commercio del Piemonte e Unioncamere Piemonte sono impegnate da tempo, a fianco delle istituzioni, per facilitare il raggiungimento di questi obiettivi”, commenta Paolo Bertolino, segretario generale di Unioncamere Piemonte.

Le 5 cose da sapere

sulla mappatura delle aree produttive in Piemonte

3.500 ettari potenziali da recuperare
Secondo le prime stime in Piemonte esistono oltre 3.500 ettari di aree produttive sottoutilizzate o dismesse che potrebbero essere valorizzate attraverso nuovi investimenti.

Superfici minime richieste

Aree: almeno 5.000 m²

Immobili produttivi: almeno 1.000 m² di superficie lorda di pavimento – SLP
Possono essere candidati anche siti da bonificare o già edificati, purché disponibili alla vendita o alla concessione.

Zero consumo di nuovo suolo
L’obiettivo principale della Regione è recuperare l’esistente, evitando nuove edificazioni e contrastando il degrado urbano, con un approccio coerente con la pianificazione sostenibile.

Chi può candidare le aree

Comuni, Province, enti pubblici

Privati e imprese

Intermediari con delega
La candidatura è aperta fino al 3 luglio 2025, esclusivamente online sulla piattaforma MOON.

Un catalogo digitale per investitori
Tutti i siti approvati saranno pubblicati su:

una piattaforma regionale interattiva;

il portale nazionale Investinitaly.gov.it (https://www.investinitaly.gov.it/)

vetrine promozionali in fiere ed eventi internazionali, per dare massima visibilità all’offerta piemontese.

Benvenuta “Invasione”… se è “invasione” di libri!

A Ivrea compie 13 anni il “Festival della lettura”, che, dopo Aosta, coinvolgerà quest’anno anche Chieri

Dal 30 maggio al 2 giugno

Ivrea (Torino)

Tre città unite in un’unica comunità di lettrici e lettori, “declinando in ogni incontro il verbo ‘leggere’ in tutte le sue forme possibili: narrativa e saggistica, fumetto e giornalismo, illustrazione e teatro, musica e poesia, fotografia e cinema”. Ancora una volta sarà Festival del “Bengodi” per tutti gli appassionati di lettura, “La grande invasione”, nata tredici anni fa ad Ivrea e che, quest’anno, si terrà per la prima volta anche a Chieri (in collaborazione con il Comune), mentre ad Aosta giunge alla sua seconda edizione, sempre in collaborazione con il Comune, con la grande “libraia” Romaine Pernettaz e Corrado Ferrarese, critico letterario. Sotto la curatela organizzativa generale di Marco Cassini e Gianmario Pilo, con Marianna Doria e Ludovica Giovine per la “Piccola invasione” (dedicata ai lettori più giovani e che si terrà solo ad Ivrea e ad Aosta), “La grande invasione” prende il via venerdì 30 maggio per concludersi domenica 1° giugno a Chieri e ad Aosta, mentre ad Ivrea durerà un giorno in più, fino a lunedì 2 giugno. L’immagine ufficiale del Festival porta la firma del fumettista veneziano (da anni residente a Parigi) Piero Macola che, in collaborazione con la Galleria “Caracol” di Torino, sarà anche protagonista di una mostra nei giorni della Festa eporediese.

Procedendo a grandi balzi, data l’enorme vastità del programma (per cui si rimanda al sito: www.lagrandeinvasione.it ) ricordiamo che a Chieri, il Festival partirà, venerdì 30 maggio, con incontri ospitati dalle “Librerie” della Città collinare. Dopo il momento inaugurale, all’“Auditorium Leo Chiosso”, il giornalista Stefano Nazzi chiude il primo giorno di Festival con l’appuntamento “Perugia, 1° novembre 2007: le indagini, i media, il processo”, dedicato all’omicidio indimenticato di Meredith Kercher, studentessa inglese in Italia per il programma “Erasmus”, per cui vennero coinvolti Amanda Knox e Raffaele Sollecito, insieme a Rudy Guede, condannato in via definitiva come autore del crimine. La giornata di sabato sarà dedicata alle “lezioni” e alla “presentazione” di romanzi, che vedranno come ospite internazionale la scrittrice statunitense Jessica Anthony, tradotta in più di dodici paesi, che presenterà il suo ultimo lavoro “Il colpo segreto”, in cui viene condensata, nel racconto di una sola giornata, la storia di un matrimonio (e di un’epoca) la cui perfezione si sta incrinando per sempre. Ruotano intorno al mondo dei libri anche altri eventi come “Un incipit è per sempre”, tappa del tour del primo “talent letterario itinerante” per aspiranti scrittori, e il reading poetico musicale “IoDrama”. A Chieri il Festival si chiude con “Case, libri, tv, viaggi, fogli di giornale” in cui Gianmario Pilo intervista Gabriele Romagnoli e Paola Saluzzi. Tutti gli eventi sono gratuiticon ingresso libero fino a esaurimento posti.

Ivrea (casa editrice ospite, “Adelphi”) grande attesa per sabato 31 maggio, con Roberto Saviano, che, al “Teatro Giacosa”, racconterà la storia della vittima di mafia Rossella Cassini, a partire dal suo ultimo libro “L’amore mio non muore”. Da non perdere anche l’incontro “Simenon racconta Simenon”, nel quale, in dialogo con Filippo Battaglia, John Simenon ricorderà il padre Georges, grande inventore del commissario Jules Maigret. Insieme a nuovi format (come “La nostra carriera di lettori”) non mancheranno anche gli spazi dedicati ai “podcast”, tutti prodotti da “Rai Play Sound”, e alle presentazioni di autrici ed autori esordienti italiani ed europei, organizzate, per questi ultimi, in collaborazione con “Scuola Holden” nell’ambito del “Cela (Connecting Emerging Literary Artists)”, progetto internazionale di “sviluppo talenti” cofinanziato dal programma “Europa Creativa” dell’Unione Europea. Per un totale di sette ospiti internazionali, il Festival si prepara ad accogliere quest’anno, oltre alla statunitense Jessica Anthony, anche il britannico William Atkins, presente con “Tre isole”, in cui si raccontano tre storie di esilio e la colombiana María Ospina Pizano, con “Qui solo per poco”, una storia sulla vita come viaggio attraverso il punto di vista degli animali. Inserite nel folto programma saranno anche “otto mostre”, ospitate in altrettanti spazi d’arte cittadini e ben 51 “lezioni” curate da 17 ospiti su temi quali la “crisi climatica”, la “fragilità”, l’“immaginazione” e il “design”.

Largo spazio, come sempre, sarà dato anche a “La piccola invasione”, rivolta ai più piccoli e alle loro famiglie. Casa editrice ospite, “Topipittori”, nata a Milano più di vent’anni fa e specializzata in libri illustrati per bambini e ragazzi, presente con otto incontri. Appuntamenti da non perdere, sabato 31 maggio, i due con Bruno Tognolini, scrittore e autore televisivo di programmi come “L’albero azzurro” e “La melevisione” e quello con Martina Russo su “Cosa leggo quest’estate?”, ricco di numerosi consigli di lettura sotto l’ombrellone. La chiusura della “Piccola invasione”, lunedì pomeriggio 2 giugno, è affidata allo spettacolo teatrale “Di mare, di terra e di altri incantesimi”, scritto e interpretato da Manuela Celestino e Umberto Poli.

Per info su programmalocation e orariwww.lagrandeinvasione.it

g.m.

Nelle foto: Pietro Macola “Immagine guida”; immagini di repertorio; Jessica Anthony

Goliarda, la ricerca della ribellione e della felicità

Sugli schermi arriva da Cannes “Fuori” di Mario Martone

PIANETA CINEMA a cura di Elio Rabbione

L’ultimo istante è uno sguardo in macchina, pensoso e dolente, a testimoniare una vita difficile, una tempesta di sentimenti, l’alternarsi caotico dei rapporti, le scorribande e i momenti intimi, il “dentro” e il “fuori” che abbiamo attraversato lungo i 117’; lo ha preceduto una manciata di minuti di altissimo cinema, quando riusciamo finalmente a mettere a fuoco il personaggio di Roberta, una ragazza che da sempre entra ed esce dal carcere, la sua voglia di ribellione e di libertà, la sua inadeguatezza al mondo, le sue debolezze, le sue risate forse forzate ma liberatorie, con una valigia piena zeppa di lettere che ha tirato fuori dal deposito bagagli della stazioni Termini, legami con i compagni e un processo in pendenza per banda armata (siamo nel 1980, in una scena precedente un calendario aveva mostrato la data del due agosto), la sua lenta fuga e lo smarrimento della scrittrice Goliarda Sapienza a cui “Fuori” Mario Martone ha dedicato, unico rappresentante dell’Italia a Cannes e uscito a mani vuote.

Martone, con l’abituale collaborazione alla sceneggiatura della moglie Ippolita Di Majo, ha ricavato il film sulla base dei romanzi di Goliarda, di intima vena autobiografica, “L’università di Rebibbia” e “Le certezze del dubbio” – riportati alla luce dal marito Angelo Pellegrino, caratterista della commedia all’italiana ma anche presente con Bertolucci in “Novecento” o con Tornatore in “Malèna”, come con grande fatica e accanimento pubblicò a sue spese il migliaio di copie dell’”Arte della gioia” due anni dopo la morte dell’autrice -, frutto sulla pagina dell’esperienza carceraria della scrittrice, dopo l’impulsivo furto di pochi gioielli nella casa di un’amica, un luogo – le mura e le celle del carcere – dove ha toccato con mano l’iniziale sospetto ma dove ha ritrovato egualmente se stessa, l’accoglienza e l’amicizia e la solidarietà, per guardare poi in faccia la difficoltà nel tornare alla vita di ogni giorno, “a un mondo che non capisce il diverso e non perdona gli errori”, quello che la obbligava a cercare l’occupazione di correttrice di bozze che le salvasse le bollette e lo sfratto. Più facile quel gruppo d’amiche insomma che i salotti della Roma bene. Più facile la quotidiana costruzione del “tempio dell’amicizia” che non rapporti non sentiti e indesiderati. Un’amicizia, una stretta sorellanza, una femminile complicità che nei giorni di piena libertà continuerà a fortificare con Roberta soprattutto e con Barbara, tra telefonate e appuntamenti e una allegra gita al mare (che certo avrebbe necessitato di una maggior estensione, magari senza spingersi in quella doccia a tre, tanto sottolineata nelle colonne dei giornali, che peraltro il regista filma con estremo pudore e delicatezza), occasioni a intonare con quelle che ancora stanno là “dentro” “Sinnò me moro”: un Rustichelli d’annata, dal “Maledetto imbroglio” di Germi, ieri come oggi nella voce di Luisa De Santis.

Martone, con l’aiuto eccellente del montaggio di Jacopo Quadri, non ha scelto la linearità del racconto ma ha saggiamente quanto nervosamente inquadrato, vivificandola, la vicenda di Sapienza – contrariamente a quanto scritto nei giorni scorsi da “Variety”, bibbia festivaliera: “ripetitivo e noiosamente non lineare, tenta qualcosa di più impressionistico ed espansivo, con risultati emotivamente muti e talvolta stranamente strumentali” – in un continuo passato e presente, in un frammentarsi e ricomporsi che rendono vitale ogni episodio, in un “dentro” e un “fuori” che sono l’anima della narrazione, in un andamento imprevedibile che a ogni passo irrobustisce l’azione senza relegarla mai in quella consequenzialità che avrebbe finito per renderla debole e anonima. Quello che semmai manca al film di Martone, nella sua scelta di scrittura e registica, è lo scavare a fondo nella descrizione, nel chiarire e nello scoprimento da parte dello spettatore quindi, dei sentimenti dei due principali personaggi soprattutto, Goliarda e Roberta, le rabbie e le riconciliazioni, i vuoti e i pieni ci verrebbe da dire di una relazione: ma forse, questa, una imposizione a se stesso, un raccontare sfocato, considerato e lasciato, non allineato, affidato agli altri nelle sue conclusioni.

Barbara è Elodie, sempre più presenza cinematografica. Da applauso incondizionato le interpretazioni di Valeria Golino, una Goliarda catturata da un mondo che non ha mai pensato di considerare suo ma che è un panorama senza limiti e confini di amicizia e di libertà insperate, il suo mondo intero controverso (lo spezzone finale con Enzo Biagi è lì giustamente a spiegare i dissapori e i dubbi con la “normalità” che sta fuori), forte, umanamente sballottata, incredula a tratti; soprattutto la Roberta di Matilde De Angelis, una trentenne attrice che cresce a vista d’occhio, mostra tutta la ribellione del personaggio come pure le tante crepe, di vita e di affettività, in una maniera estremamente sincera, con il corpo e la mente e gli occhi, con la voce imperfetta, con i suoi improbabili tacchi a spillo, con il suo grande bagaglio di attrice pronta a prove sempre più ardite e alte.