ilTorinese

Ghigliottina o esaltazione: il fanatismo non ha mezze misure

IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni

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Ho letto un’interessante intervista con l’editore Antonio Sellerio il quale sorprende  soprattutto per due affermazioni che danno un’idea non particolarmente esaltante del presente della casa editrice che fu di Leonardo Sciascia. La prima riguarda il mandante dell’omicidio Calabresi, Adriano Sofri, che viene considerato “un amico, una persona di straordinaria cultura e sensibilità“, a cui Sellerio ha dedicato la sua tesi di laurea. Sofri viene definito in modo apodittico “innocente” , malgrado le condanne passate in giudicato e il fatto che non ha mai neppure  ottenuto la grazia che il presidente Ciampi non firmò. Ma dell’intervista colpisce anche l’elogio sperticato di Luciano Canfora e la critica malevola nei confronti di Alessandro Barbero che “non vive benissimo la sua enorme popolarità“, anche  se Sellerio gli riconosce “rigore sabaudo e passione come pochi sanno fare”. Sono frasi che non necessitano di particolare commento. Solo oggi ha trovato smentita la bufala della sostituzione di Barbero dalla direzione di Rai  Storia con il giornalista Mario  Sechi. Nei giorni scorsi sui social è scoppiata  l’indignazione per la cacciata di Barbero, noto per le sue idee nettamente di sinistra (ebbe la tessera del Pci firmata da Berlinguer, come lo storico di Vercelli ama orgogliosamente  evidenziare). Ho delle riserve sul fatto che Barbero scorrazzi in tutte le età storiche con molta disinvoltura, ma è difficile disconoscergli capacità affabulatorie che piacciono tanto alla gente semplice che ama le solite vulgate. Barbero è infatti  un grande divulgatore – come vide tanti anni fa Piero Angela – anche se è anni luce distante  dalla profondità e dalla chiarezza non semplicistica di Paolo Mieli che, allievo di Renzo De Felice, fa trasmissioni esemplari proprio su Rai Storia in cui c’è sempre un confronto a più voci. Sechi non può neppure essere lontanamente paragonato a Mieli, ma non può neppure essere demonizzato per ragioni ideologiche:  la sua simpatia politica non è legata ad un partito (fu persino candidato con Monti), ma  il giornalista sardo si può considerare un moderato dotato di una certa cultura rispetto a tanti giornalisti di destra un po’ troppo ruspanti. Non sarebbe stato  sicuramente adatto a dirigere Rai Storia con la quale per altro   già collabora  in una trasmissione economica. Il fanatismo politico oggi tende ad esaltare in modo acritico o a ghigliottinare in modo altrettanto  aprioristico. In realtà la notizia era falsa, ma  l’occasione per fare baccano è stata presa al volo. Se vogliamo rimanere su temi leggeri, leggo  con sorpresa che a Racconigi, in provincia di Cuneo, il principe Emanuele Filiberto di Savoia  parteciperà ad un convegno sul nonno  Umberto, insieme allo storico che ha fondato e presiede una Consulta dei Senatori del Regno (sic) che sostiene il ramo Aosta della dinastia che contesta la legittimità storica dell’attuale pretendente e soprattutto di suo padre Vittorio Emanuele.  E‘ un piccolo fatto di trascurabile entità che rivela anch’esso la confusione che regna dappertutto. La prima a farne le spese è la storia usata in modo strumentale come una clava  per tutti i fini, anche quelli più impensabili, a sinistra e a destra.

Regina Elena Odv in memoria degli ebrei deportati

L’Associazione Internazionale Regina Elena Odv ha ricordato a Borgo San Dalmazzo (CN) le centinaia di ebrei deportati tra il 1943 e il 1944, la Principessa Mafalda di Savoia e i partigiani cuneesi

Nella mattina di domenica 17 agosto 2025, in apertura della sua XXXVI Festa di Sant’Elena, celebrata come ogni anno a Sant’Anna di Valdieri, l’Associazione Internazionale Regina Elena Odv ha ricordato a Borgo San Dalmazzo (CN) S.A.R. la Principessa Reale Mafalda di Savoia, secondogenita della Regina Elena, morta la notte del 28 agosto 1944 nel Campo di sterminio di Buchenwald per volere di Hitler ed i 355 ebrei che dalla stazione di questo Comune, il 21 novembre 1943 e il 15 febbraio dell’anno seguente, furono deportati nei campi di concentramento di Auschwitz e di Buchenwald. Solo 20 di loro sopravvissero.

La commemorazione è iniziata alle ore 9,15 in Via Mafalda di Savoia, dove l’Associazione Internazionale Regina Elena Odv, in collaborazione con il Centro Studi Principessa Mafalda, ha ricordato la secondogenita della Regina Elena, diventata, in virtù del suo matrimonio a Racconigi del 23 settembre 1925, Langravia d’Assia-Kassel.

Durante la cerimonia, il “Centro Studi Mafalda di Savoia”, rappresentato dalla Vice Presidente Rita Salvini Antonazzo, ha consegnato un attestato di benemerenza a Maddalena Forneris, Presidente dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia – Sezione di Borgo San Dalmazzo e Valli e figlia del partigiano Sebastiano “Bastian” Forneris, classe 1917, vice comandante della banda partigiana “Gruppo patrioti del Saben” che operò clandestinamente sulla collina di Monserrato, tra le valli Gesso e Stura, collaborando strettamente con le altre bande partigiane locali per difendere il territorio dagli attacchi tedeschi. Dopo la liberazione di Borgo, il 27 aprile 1945, Forneris e il suo gruppo si spostarono a Cuneo, per collaborare alla liberazione anche del capoluogo. L’impegno di “Bastian” per la città continuò anche nel Dopoguerra, quando fu amministratore comunale: Sindaco dal 1949 al 1951 e per decenni Assessore e Vice Sindaco.
Sua figlia Maddalena continua ad onorare la memoria dei partigiani che hanno combattuto contro i nazisti e coloro che hanno aderito ad una repubblica fantoccia voluta da Hitler per dividere l’Italia e il popolo italiano. Durante l’epidemia di Covid-19 ha partecipato alla distribuzione delle mascherine procurate dal Centro Studi Principessa Mafalda ed ha ricordato ai giovani la vita della secondogenita della Regina Elena, la cui morte atroce fu voluta direttamente da Hitler.
Dopo la deposizione di un lumino in memoria di Mafalda, la delegazione si è in seguito trasferita al memoriale ubicato vicino alla stazione, da dove, come spiegato da Maddalena Forneris, vennero deportati 355 ebrei, per poi proseguire al monumento posto nell’area verde all’imbocco della strada per Roccavione, dove sono riportati i nomi delle bande partigiane attive nelle vallate circostanti, tra cui la “Saben” e la brigata “Ildo Vivanti” della Valle Gesso. L’ultima tappa della commemorazione è stato il Santuario della Madonna del Colletto, dove il Sodalizio ha condiviso un momento di ricordo di tutte le vittime. Qui è stato illustrato il progetto, realizzato specialmente per i giovani in occasione dell’80° anniversario della liberazione dal nazismo e dalla repubblica fantoccio voluta da Hitler, dal Comitato spontaneo “Costituzione è partecipazione” in collaborazione con il Comune di Valdieri, sulle radici della Costituzione.
Vicino al santuario passa il Sentiero dei Giusti, realizzato dagli studenti dell’Istituto comprensivo di Robilante Plesso di Valdieri, nell’ambito di un progetto didattico dagli studenti della Scuola secondaria di primo grado di Valdieri dedicato a coloro che dopo l’8 settembre 1943 aiutarono gli ebrei in fuga da Saint-Martin-Vésubie (Francia) attraverso i colli delle Finestre e di Ciriegia con la speranza di trovare rifugio in Italia. A questo progetto il Sodalizio ha conferito a Sant’Anna di Valdieri il Premio Valdieri 2025.
Erano presenti, Fabio Armando Assessore di Borgo San Dalmazzo, Guido Giordana, Sindaco di Valdieri e Emanuel Parracone, Sindaco di Valdieri dal 2006 al 2011.
L’Associazione Internazionale Regina Elena Odv è stata rappresentata dal Delegato Internazionale accompagnato dal Vice Segretario Amministrativo Nazionale Andrea Carnino con la mamma Mariella Panicco; dai Delegati modenesi Sauro Paciotti e Deanna Gabrielli; dal Fiduciario di Chivasso Silvano Borca, accompagnato dalla consorte e da soci e dalla Vice Presidente del Centro Studi “Principessa Mafalda” Rita Salvini Antonazzo.

ANDREA CARNINO

Automotive, il Marocco sorpassa l’Italia grazie a Stellantis: doppiata la nostra produzione

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Il risultato è frutto di una strategia industriale ben definita, con investimenti significativi e una visione a lungo termine sostenuta dal governo marocchino e dal coinvolgimento di grandi gruppi come la stessa Stellantis.

Un sorpasso favorito proprio da Stellantis che ha raddoppiato la produzione di veicoli in Marocco, passando da 200mila a 400mila unità e quadruplicato la produzione di motori, da 80mila a 350mila unità.

Leggi l’articolo su L’identità:

Automotive, il Marocco sorpassa l’Italia grazie a Stellantis

Addio al 18enne annegato nel lago

Si sono svolti con una commossa partecipazione  i funerali di Denzel Godwin, il giovane annegato nel Lago D’Orta probabilmente per un malore. I cittadini di Sant’Agabio, quartiere di Novara, dove abitava il ragazzo, hanno espresso dolore e vicinanza al padre, rimasto vedovo solo da pochi mesi.

 

Tristemente Amalia

Oltre Torino: storie miti e leggende del torinese dimenticato
Torino e le sue donne
Le storie spesso iniziano là dove la Storia finisce.

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Con la locuzione “sesso debole” si indica il genere femminile. Una differenza di genere quella insita nell’espressione “sesso debole” che presuppone la condizione subalterna della donna bisognosa della protezione del cosiddetto “sesso forte”, uno stereotipo che ne ha sancito l’esclusione sociale e culturale per secoli. Ma le donne hanno saputo via via conquistare importanti diritti, e farsi spazio in una società da sempre prepotentemente maschilista. A questa “categoria” appartengono figure di rilievo come Giovanna D’arco, Elisabetta I d’Inghilterra, Emmeline Pankhurst, colei che ha combattuto la battaglia più dura in occidente per i diritti delle donne, Amelia Earhart, pioniera del volo e Valentina Tereskova, prima donna a viaggiare nello spazio. Anche Marie Curie, vincitrice del premio Nobel nel 1911 oltre che prima donna a insegnare alla Sorbona a Parigi, cade sotto tale definizione, così come Rita Levi Montalcini o Margherita Hack. Rientrano nell’elenco anche Coco Chanel, l’orfana rivoluzionaria che ha stravolto il concetto di stile ed eleganza e Rosa Parks, figura-simbolo del movimento per i diritti civili, o ancora Patty Smith, indimenticabile cantante rock. Il repertorio è decisamente lungo e fitto di nomi di quel “sesso debole” che “non si è addomesticato”, per dirla alla Alda Merini. Donne che non si sono mai arrese, proprio come hanno fatto alcune iconiche figure cinematografiche quali Sarah Connor o Ellen Ripley o, se pensiamo alle più piccole, Mulan.  Coloro i quali sono soliti utilizzare tale perifrasi per intendere il “gentil sesso” sono invitati a cercare nel dizionario l’etimologia della parola “donna”: “domna”, forma sincopata dal latino “domina” = signora, padrona. Non c’è altro da aggiungere. (ac)

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9. Tristemente Amalia
Negli articoli precedenti ho voluto proporre storie di donne medico, donne soldato, paladine dell’istruzione, figure imponenti, dal carattere forte che non deflette. Eppure non tutte le eroine sono fatte della stessa pasta, in più, parlando di protagoniste al femminile, è impossibile non incappare in una storia d’amore, legata ai canoni romantici della passione travagliata e devastante, tipica delle eroine tragiche che si consumano per qualche immeritevole eroe, con la medesima grazia di Madama Butterfly o con la cruda, suicida determinazione di Didone.  Amalia Guglielminetti nasce a Torino il 4 aprile 1882. Rimane orfana di padre a soli cinque anni e viene accolta nella casa del nonno paterno, Lorenzo. Il nonno è molto religioso e fedele ai valori tradizionali del cattolicesimo ortodosso, delega quindi l’educazione della bambina ad istituti privati di stretta osservanza cattolica. All’età di 22 anni, Amalia dimostra passione per la letteratura e doti di scrittrice pubblicando la sua prima raccolta di poesie “Voci di Giovinezza”, di impronta carducciana. A Torino frequenta la Società di Cultura insieme a illustri personaggi quali Thovez, Pastonchi, Graf, Gozzano e Borgese; è in questo ambiente che la giovane cresce e diventa donna appassionata e sensibile, sempre vestita all’ultima moda parigina, proprio secondo i canoni del gusto Liberty. Nel 1907 pubblica “Le vergini folli” dove si intravvedono i temi che saranno poi dominanti nei lavori successivi. E’ questo scritto a incuriosire il poeta torinese Guido Gozzano, che si interessa a lei e con cui Amalia inizia una travagliata, intensa e breve storia d’amore. La relazione tra i due poeti viene ricostruita attraverso una serie di carteggi, che vedono Gozzano proiettato in una dimensione letteraria scritta e cerebrale, mentre Amalia desidera trasformare il rapporto in un concreto legame sentimentale. Da questa altalenante esperienza nascono “Le seduzioni”, poesie in cui si trova riflesso l’amore sognato e perduto, già presente nelle precedenti raccolte poetiche. L’influenza della relazione con Guido rimane evidente, tuttavia Amalia sa andare oltre e si colloca con autorevolezza nella storia letteraria italiana del primo Novecento. D’Annunzio la definirà “l’unica vera poetessa che abbia oggi l’Italia”. Nel 1909 pubblica “Emma” un volumetto di poesie dedicato alla sorella morta di tifo a soli 29 anni. Nel 1911 cura l’introduzione del volume “Versi”, edito a Torino dai Fratelli Pozzo, di Edmondo Rubini Dodsworth, il futuro primo traduttore italiano (nel 1923) dell’opera di William Blake. Nello stesso anno pubblica “l’Amante ignoto”, prima opera teatrale e omaggio a D’annunzio. L’opera diventa nota anche grazie all’attrice Lyda Borelli, diva del cinema muto tra le più amate dal pubblico, che recita qualche scena nel salotto “Donna di Torino”.Nel 1913 esce l’ “Insonne”, volume poetico all’interno del quale la lirica “Risposta a un saggio” sembra essere un controcanto alle poesie di Gozzano “L’onesto rifiuto” e “Una risorta”. Questo è l’ultimo lavoro poetico impegnativo di Amalia, che nel 1934 pubblicherà “I serpenti di Medusa”, senza particolari novità artistiche. Scriverà ancora versi, soprattutto per volumi rivolti all’infanzia. Intanto si dedica ad opere narrative, in cui tuttavia i personaggi femminili restano in linea con le tematiche oggetto della precedente produzione in versi. Sempre nel 1913 esce il suo primo lavoro in prosa, “I volti dell’amore”, ma la critica è piuttosto severa. Amalia collabora anche con alcune riviste su cui scrive di poesia e di prosa. In questo contesto conosce lo scrittore e critico letterario Dino Segre (di dodici anni più giovane) e con lui inizia una difficile relazione che tuttavia si protrae per alcuni anni. Nel 1917 esce “Nei e cicisbei” e nel 1919 “Il Baro dell’amore”, lavori che saranno un clamoroso insuccesso.

Amalia torna in auge con il romanzo del 1923 “La rivincita del maschio”, in cui è evidente l’influenza di Pitigrilli, (pseudonimo di Dino Segre), ma la pubblicazione le procura problemi giudiziari. I guai per la poetessa si intensificano con l’interruzione della relazione con Pitigrilli che finisce malamente con denunce, calunnie e querele; il tutto termina con una condanna di quattro mesi di reclusione per Amalia stessa, che pare avesse falsificato alcune lettere nel tentativo di far passare Pitigrilli come antifascista. La donna viene anche processata per oltraggio al pudore nel 1935, a motivo di un articolo sulla rivista “Cinema illustrazione”. La vicenda tormentata della Guglielminetti non trova pace nemmeno alla fine della sua vita. Muore il 4 dicembre 1941 per setticemia, provocata da una ferita che si era causata qualche giorno prima, cadendo da una scalinata per raggiungere il rifugio anti-aereo, in seguito all’allarme per il bombardamento che stava per incombere su Torino. Aveva lasciato poco tempo prima le sue volontà relative alle modalità di sepoltura: una tomba a piramide con l’iscrizione “Essa è pur sempre quella che va sola” e l’istituzione di un premio letterario a suo nome. Entrambe le richieste non saranno realizzate. E’ sepolta al Cimitero Monumentale di Torino e il suo valore di poetessa è oggi, purtroppo, quasi completamente dimenticato e ignorato.

 

Alessia Cagnotto

Piemonte, viaggio nella ricerca in sanità

 l’ASL di Alessandria. Un modello integrato per migliorare la qualità di vita delle persone con disabilità motoria

Si chiama MARSHALL (Model of pAtient take chaRge for Subjects with motoR diSabilities through the integration of HeALth and sociaL services) lo studio osservazionale prospettico che punta a migliorare la presa in carico delle persone con disabilità motoria grave, grazie a un’integrazione strutturata dei servizi sanitari a casa del paziente.

Uno studio promosso dal Dipartimento Attività Integrate Ricerca Innovazione (DAIRI) dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria SS. Antonio e Biagio e Cesare Arrigo di Alessandria e dall’ASL AL, con il coinvolgimento di medici, infermieri, fisioterapisti, assistenti sociali e delle associazioni di pazienti del territorio e che vede come area di sperimentazione quella delle Cure Domiciliari del Distretto di Alessandria – Valenza.

In Italia sono oltre 3 milioni le persone con disabilità, di cui circa 1,2 milioni con forme gravi. Solo nel territorio dell’ASL AL si stimano quasi 3.800 persone con disabilità motoria, di cui più di 1.200 in condizioni severe. Sulla base delle richieste delle associazioni dei pazienti e con il loro diretto coinvolgimento nella fase di definizione e arruolamento, ASL AL ha sviluppato un progetto di presa in carico che è anche oggetto dello studio osservazionale volto a valutarne l’impatto.

Il progetto mira a rispondere ai bisogni complessi di questi pazienti, riducendo le ospedalizzazioni e migliorando la qualità di vita, grazie a un modello di presa in carico che parte dalla segnalazione del caso e prosegue con valutazioni multiprofessionali, elaborazione di Progetti di Assistenza Individuale (PAI) o Piani Riabilitativi Individuali (PRI), monitoraggi periodici e misurazione degli esiti attraverso strumenti validati. Tra i principali obiettivi vi sono la prevenzione e la gestione di quattro complicanze ricorrenti nelle disabilità motorie: vescica neurologica, problemi respiratori, disturbi dell’evacuazione e lesioni da pressione.

Il modello si propone come esempio di buona pratica che potrebbe essere replicato in altri territori. Il suo punto di forza è l’integrazione reale tra sanità e servizi sociali, resa possibile da un lavoro congiunto tra professionisti e associazioni, con il paziente e il caregiver sempre al centro del percorso. Come sottolineano i ricercatori coinvolti, «non si tratta solo di curare una patologia, ma di costruire un sistema che accompagni la persona nella quotidianità, prevenendo complicanze e migliorando concretamente la qualità di vita».

Attualmente il progetto di presa in carico ha previsto il coinvolgimento di un centinaio di pazienti delle Cure Domiciliari del Distretto di Alessandria – Valenza.

ll Principal Investigator dello studio è Guglielmo Pacileo, Direttore della Struttura Complessa Governo Clinico, Qualità e Ricerca dell’ASL di Alessandria, che coordina il progetto nell’ambito delle attività del Centro Studi Management Sanitario (CeSIM). Strutturato all’interno del DAIRI, è dedicato allo sviluppo, alla sperimentazione e alla diffusione di modelli innovativi di organizzazione e gestione dei servizi sanitari. Le sue attività includono la ricerca applicata, la formazione professionale, il supporto alla governance e l’analisi dei dati per il miglioramento continuo della qualità e della sicurezza delle cure.

CURARSI CON LA RICERCA IN PIEMONTE

La rubrica della Regione Piemonte, in collaborazione con il DAIRI Regionale (DAIRI-R), che racconta la ricerca all’interno delle singole Aziende Sanitarie Regionali. Dopo aver raccontato l’importanza di fare ricerca e di avere Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) sul territorio al fine di migliorare sempre di più le cure e i servizi offerti, nonché il ruolo del DAIRI – R nella governance della ricerca sanitaria del Piemonte, ogni settimana verrà approfondita un’esperienza diversa, per valorizzare il lavoro svolto nelle diverse ASR e le buone pratiche che contribuiscono a costruire un sistema sanitario innovativo e fondato sull’evidenza scientifica.

Il boom della passione per gli orologi antichi in Italia

Informazione promozionale

Negli ultimi anni, in Italia, si sta registrando un vero e proprio boom di interesse per gli orologi antichi. 

Oggetti affascinanti, ricchi di storia e carichi di valore simbolico, stanno tornando protagonisti nelle case di collezionisti, appassionati, ma anche di semplici curiosi. A rendere questo fenomeno ancora più significativo è l’approccio sempre più consapevole delle persone: oggi, chi acquista o vende orologi d’epoca lo fa con attenzione, cercando solo rivenditori affidabili, seri e professionali.

A raccontare bene questo approccio è Il Mecenate, realtà nata oltre trent’anni fa dalla passione di Oscar Pasqualone, che nel tempo è diventata punto di riferimento per la valutazione e la compravendita di orologi antichi.

L’azienda si è distinta per competenza, etica e discrezione, elementi oggi più che mai ricercati da chi possiede o desidera acquistare oggetti tanto affascinanti quanto delicati.

Cosa acquistano oggi gli italiani

Il collezionismo di orologi antichi in Italia è tornato in auge con una forza sorprendente. A spingere questo interesse non è solo l’estetica – peraltro spesso straordinaria – di questi oggetti, ma anche il desiderio di possedere un pezzo di storia, qualcosa di autentico e costruito per durare. In un’epoca di consumo veloce e prodotti “usa e getta”, un orologio d’epoca rappresenta esattamente l’opposto: cura artigianale, precisione, materiali pregiati, e un fascino che non invecchia mai.

Gli italiani, in particolare, sono attratti da:

  • Orologi da tasca del XIX e XX secolo, con cassa in argento o in oro, spesso con incisioni personalizzate e meccanismi finemente lavorati.

  • Orologi da polso vintage firmati da grandi maison come Rolex, Omega, Patek Philippe, Vacheron Constantin, oppure da marchi italiani storici.

  • Orologi a pendolo e da tavolo di epoca settecentesca e ottocentesca, spesso con casse in legno intagliato, meccanismi a carica settimanale, quadranti smaltati e decori floreali.

  • Modelli militari o di produzione limitata, spesso legati a momenti storici specifici o alla tradizione industriale italiana.

Un altro settore che sta emergendo è quello del restauro: molte persone scelgono di recuperare orologi antichi di famiglia per riportarli alla bellezza originaria, sia per affetto, sia per dar loro nuova vita e magari trasmetterli ad altri.

Perché ci si affida solo a venditori seri

Se da un lato cresce la voglia di possedere orologi antichi, dall’altro si consolida una consapevolezza molto importante: questi oggetti non possono essere acquistati o venduti con superficialità.

Si tratta di beni delicati, il cui valore non è solo economico, ma anche storico e affettivo. Per questo motivo, chi decide di vendere o acquistare un orologio antico si affida esclusivamente a professionisti seri, preparati e trasparenti.

Chi si rivolge a questi canali lo fa anche per un’esigenza di serenità: sapere di essere tutelati contro truffe, valutazioni errate o rischi fiscali dà fiducia e contribuisce a far crescere il mercato in modo sano e duraturo.

Il valore della riservatezza per chi possiede orologi antichi

Molti dei proprietari di orologi antichi, soprattutto di valore, sono persone molto attente alla riservatezza. Per motivi di sicurezza, ma anche per discrezione, scelgono di affidarsi solo a rivenditori che garantiscano non solo competenza, ma anche totale confidenzialità. È una forma di tutela, ma anche di rispetto per la storia personale che questi oggetti rappresentano.

Possedere un orologio antico significa spesso custodire un ricordo di famiglia, un’eredità preziosa, o un acquisto fatto in un momento speciale della vita. È naturale, quindi, che si desideri trattare queste vendite o acquisti con la massima cura. I professionisti del settore lo sanno bene e offrono ambienti protetti, consulenze su appuntamento, modalità di pagamento tracciate e sicure, evitando ogni rischio di esposizione.

In molti casi, inoltre, non si tratta di vendite immediate, ma di consulenze per comprendere se, quando e come vendere o acquistare. Anche questo servizio, fatto con professionalità e rispetto, è oggi richiesto e apprezzato da chi vuole muoversi con intelligenza nel mondo dell’antiquariato.

Il mercato degli orologi antichi in Italia è in grande fermento. La passione degli italiani per questi oggetti eleganti, affascinanti e unici è in continua crescita, ma non è una passione sprovveduta: è consapevole, informata, esigente.

Chi compra, oggi, lo fa con attenzione, cercando modelli autentici, con storia, prestigio e qualità. Chi vende, invece, desidera farlo in sicurezza, con discrezione, e soprattutto con il supporto di professionisti capaci di valorizzare ogni singolo pezzo.

La compravendita di orologi antichi è diventata così un vero atto culturale, che coniuga gusto, memoria e intelligenza. E proprio per questo, richiede serietà, competenza e una rete di fiducia solida, costruita nel tempo. Un po’ come gli orologi stessi.

Dopo il grande caldo arriva la pioggia e calano le temperature

A partire da martedì 19 agosto 2025 il tempo in Piemonte e a Torino cambierà bruscamente dopo la lunga fase di caldo intenso. La giornata inizierà con sole e temperature ancora elevate, attorno ai 30 gradi, ma dal pomeriggio si svilupperanno rovesci e temporali che dalle Alpi si estenderanno verso le pianure e le colline. Su diverse zone della regione, tra cui il Torinese e le aree settentrionali, è stata diramata un’allerta gialla per possibili fenomeni temporaleschi di moderata intensità, con rischi di disagi localizzati. Mercoledì 20 agosto l’instabilità si accentuerà ulteriormente: l’arrivo di una perturbazione atlantica porterà precipitazioni molto più diffuse e intense, con possibilità di nubifragi, grandinate e forti raffiche di vento. In poche ore potranno cadere anche oltre 50-100 millimetri di pioggia, con conseguente rischio di allagamenti, smottamenti e difficoltà nella viabilità. Le temperature caleranno sensibilmente, riportandosi su valori inferiori alle medie stagionali e segnando la fine dell’ondata di caldo che aveva colpito la regione nei giorni precedenti. La Protezione Civile e l’Arpa Piemonte invitano a seguire con attenzione gli aggiornamenti, a limitare le attività all’aperto nelle ore più a rischio e a prestare cautela in prossimità di corsi d’acqua, sottopassi e aree potenzialmente soggette ad accumuli rapidi. Dopo settimane di afa, il Piemonte si prepara dunque a un repentino cambio di scenario, con piogge tanto attese ma che potrebbero anche generare criticità.

De Gasperi, un modello ancora oggi per rilanciare economia e lavoro

Caro direttore,

sono venuto alla Messa in ricordo di Alcide DE GASPERI a perché ha molto da dire , insegnare e ispirare a chi si impegna oggi per il bene comune o interesse nazionale. I Governi guidati da lui e che gli sono succeduti hanno dato al nostro Paese il periodo di maggiore crescita economica e di sviluppo sociale. Perché negli anni del Boom economico oltre al lavoro gli italiani si avviarono al benessere nelle case con gli elettrodomestici nella società con l’aumento dei servizi .
In quel periodo il ceto medio e i ceti popolari ebbero un grande miglioramento delle condizioni sociali. Paradossalmente nel boom economico diminuirono le diseguaglianze che invece sono cresciute tantissimo negli ultimi venti anni di bassa crescita economica. Importante la omelia del Cardinale Reina vicario del Papa che ha sottolineato la importanza di riferirsi come Degasperi alla dottrina sociale della Chiesa e alla giustizia sociale .
Sono convinto che I cattolici hanno molto da dare al governo del Paese mentre nel PD i cattolici non han voce come ha detto lo stesso Pierluigi Castagnetti e vi prevalgono i diritti civili . Certo che i tanti che si dichiarano eredi della esperienza degasperiana non possono dimenticare che quella storia ebbe successo perché le diverse sensibilità stavano insieme. Mentre La divisione porta alla irrilevanza e al  prevalere dell’egoismo laicista.

Mino GIACHINO già sottosegretario ai Trasporti