“Rilanciare l’ economia piemontese per la crescita del lavoro e per ridurre le diseguaglianze”.
I genitori preoccupati che la loro figlia di 10 anni si comportasse in modo strano le hanno chiesto il perchè. E la ragazzina ha confidato di avere subìto molestie da due anni dall’amico di famiglia sessantenne con cui veniva lasciata talvolta sola, tanto era considerato persona affidabile. E’ accaduto in provincia di Torino. Prima sono stati effettuati tutti gli accertamenti all’ospedale infantile, poi la segnalazione alla questura e nelle ore successive la squadra mobile di Torino ha fatto scattare il fermo. L’ex impiegato in pensione e incensurato, è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale su minore. Gli inquirenti stanno raccogliendo elementi per l’accusa, come da foto che sarebbero state trovate nel cellulare dell’uomo che si è avvalso della facoltà di non rispondere.
A Torino c’è il bunker antiatomico
Passeggiando nel cuore di Torino, all’angolo tra Via Vittorio Alfieri e Via Arsenale, si incontra uno degli edifici più raffinati della città, costruito dal Banco di Napoli con permesso del 30 giugno 1921. Le linee sobrie e armoniose, le balconate eleganti e le facciate scandite da finestre incorniciate con cura riflettono lo stile dell’epoca. Eppure, dietro a quell’eleganza si cela oggi un progetto inedito, affidato al gruppo Vertico, nato a Torino dieci anni fa dall’esperienza di Andrea Delmastro ed Edoardo Follo.
Delmastro racconta: “La nostra mission è quella di promuovere la riqualificazione del patrimonio edilizio attraverso la realizzazione di dimore di pregio, in grado di innalzare il decoro architettonico e contribuire all’evoluzione estetica e culturale della città. Tra i tanti cantieri a Torino, Palazzo Alfieri è al momento la nostra punta di diamante e prevede un intervento unico: la riconversione dell’ex caveau del Banco di Napoli in un bunker antiatomico.” Il caveau, sopravvissuto al bombardamento del 1927, per anni custodì gioielli, opere d’arte e beni preziosi, a pochi passi da Via Alfieri 19, sede storicamente associata alla massoneria, riconoscibile ancora oggi dal portone ligneo inciso con simboli iconici.
Il progetto di riqualificazione manterrà intatte le pareti in calcestruzzo armato spesse un metro e mezzo, integrandole con tecnologie di protezione avanzata secondo gli standard svizzeri, i più efficaci al mondo. La Svizzera garantisce infatti la massima sicurezza, fino al livello 7 della scala INES, il grado più alto in caso di emergenze nucleari o radiologiche. Un bunker, per sua natura, serve a proteggere dalle radiazioni: per questo viene collocato sotto terra, sfruttando la capacità del terreno di schermare i raggi gamma, pericolosi per la salute umana.
Il rifugio sarà dotato di porte blindate anti-radiazione, schermature in cemento armato, impianto di ventilazione con filtri a carboni attivi NBC capaci di eliminare il 99,9% di particelle radioattive, virus e batteri, oltre a valvole di sovrappressione per impedire infiltrazioni di aria contaminata. Sono previsti spazi per beni di prima necessità, autonomia idrica ed elettrica e acqua potabile, garantendo la sopravvivenza fino a trenta giorni per dodici persone. Gli ambienti saranno completamente personalizzabili e potranno includere cucine, zone giorno, camere matrimoniali e sistemi multimediali, oltre a optional che evocano scenari fantascientifici: anticamere di decontaminazione, serre idroponiche, rilevatori di radiazioni, tute protettive complete di maschere antigas, un ascensore segreto che collega direttamente l’attico al bunker senza che gli altri condomini possano saperlo, fino a una cantina per vini capace di contenere trenta bottiglie.
La notizia ha già suscitato interesse internazionale: dal Principato di Monaco agli Emirati Arabi, investitori guardano a Torino attratti dall’esclusività dell’intervento e dalla solidità del mercato immobiliare cittadino. Palazzo Alfieri diventerà uno dei pochissimi bunker in Italia, Paese che, a differenza di altri, non ha mai sviluppato una cultura diffusa dei rifugi. In Finlandia è obbligatorio realizzarli in edifici superiori ai 1.200 metri quadri, in Svezia se ne contano oltre 64.000, in Germania si pensa a riattivarli dopo la Guerra Fredda, in Svizzera vige il principio di “un posto per ogni abitante”, mentre in Italia gli esempi si contano sulle dita di una mano: a Roma il bunker di Villa Torlonia, oggi visitabile come attrazione turistica; a Milano il Rifugio 87, con capacità di 450 persone, e il Bunker Breda usato per eventi culturali; a Brione, nel bresciano, il primo villaggio bunker in costruzione come micro-città sotterranea; a Torino la storica rete di passaggi sotterranei di Piazza Risorgimento, legata ai fasti della monarchia sabauda.
Follo sottolinea: “Il bunker di Palazzo Alfieri è un po’ la versione 3.0. della Torino sotterranea del passato. Oltre al bunker Palazzo Alfieri custodirà un’altra chicca, che fa parte del nostro percorso di trasformazione degli edifici in luoghi che favoriscono relazioni, qualità della vita e futuro condiviso. Esattamente sopra il bunker abbiamo realizzato un chiostro contemporaneo – cortile interno a pianta quadrata che funge da vero fulcro distributivo dell’intero complesso residenziale – che lega memoria storica a vocazione abitativa. In sostanza abbiamo trasformato lo spazio destinato in passato agli sportelli bancari in uno spazio architettonico di grande valore, mantenendo il disegno originario in marmi policromi della pavimentazione, che è stata smontata, restaurata e riposizionata ricreando il tappeto geometrico che intreccia cromie e direzioni in legame visivo perfetto con le facciate. Le architetture che si affacciano sulla corte dialogano attraverso simmetrie rigorose che definiscono ordine e proporzione, mentre le grandi aperture vetrate, scandite da imbotti profondi, creano un ritmo controllato alternando trasparenze e superfici piene. La bellezza più pura è data dai giochi della luce che, filtrando su queste geometrie, genera profondità e riflessi cangianti nel corso della giornata.”
Coldiretti Torino ha espresso soddisfazione per l’approvazione definitiva in Senato del disegno di legge per il riconoscimento e la promozione delle zone montane, un provvedimento che riporta la montagna al centro dell’agenda del Paese con interventi su sanità, scuola, connettività, mobilità e attività agrosilvopastorali. Proprio su questi temi Coldiretti ha organizzato due incontri di approfondimento lunedì 22 e martedì 30 settembre prossimi. Il primo è promosso da Donne Coldiretti Torino e si intitola “Fare impresa agricola al femminile nelle aree interne e nelle valli alpine”, dedicato al gap tra città e montagna nei servizi sociali, sanitari e scolastici, oltre alle imprese, un gap che pesa soprattutto sulle imprenditrici agricole. Il secondo appuntamento ha come titolo “La città incontra l’agricoltura di montagna”, un seminario per la promozione del rapporto metropolitano tra il capoluogo sabaudo e i sistemi agricoli delle vallate torinesi. Con la nuova legge sono destinati 200 milioni di euro annui nel periodo compreso tra il 2025-2027 per lo sviluppo delle montagne italiane, Fosmit, per Sanità, Scuola, Agricoltura, Mobilità, Servizi digitali e Turismo, oltre a misure contro lo spopolamento e incentivi per il personale che opera in montagna. Il via libera al provvedimento risponde alla necessità di maggiori innovazioni e infrastrutture, valorizzando il ruolo degli imprenditori agricoli nel presidio del patrimonio idrico e boschivo, nella prevenzione di incendi e dissesti, negli aiuti al turismo sostenibile. L’approvazione della legge rappresenta un’opportunità per ridurre la dipendenza energetica dall’estero con la gestione sostenibile dei boschi e la produzione di energia rinnovabile da legno e biomasse.
Per Coldiretti sarà ora decisivo che i provvedimenti di attuazione della legge sostengano concretamente l’agricoltura e il lavoro in montagna, rafforzando le indennità compensative, tutelando prati e pascoli, sostenendo filiere lattiero casearie e carni DOP/IGP, favorendo il ricambio generazionale e assicurando servizi essenziali e connettività. Fondamentale anche la semplificazione delle procedure tra Stato, Regione e Comuni montani, ma è anche centrale l’investimento nei servizi che permettono agli agricoltori di rimanere a vivere e lavorare in montagna alla pari di chi abita in città.
“Questa legge rappresenta un segnale importante per gli agricoltori che operano in territorio alpino – osserva il presidente di Coldiretti Torino Bruno Mecca Cici – si riconosce il ruolo centrale nelle attività agrosilvopastorali di montagna per rilanciare un territorio che non accetta più la commiserazione, ma vuole occasioni concrete di rilancio. L’agricoltura di montagna sta facendo passi da gigante verso la multifunzionalità e l’innovazione. Non si produce più solo cibo, ma le aziende producono servizi per le vallate e la stessa Città di Torino. Dobbiamo avviare una stagione di confronto sul piano locale per dare all’agricoltura di montagna un futuro di rilancio economico, e questa nuova legge andrà applicata nel Torinese, con progetti concreti, anche per colmare il divario di servizi tra valli e capoluogo”.
Mara Martellotta
Un orgoglio ferito e un volto spaccato
FRECCIATE
La legge si rispetta. Sempre. Ma rispettarla alla lettera, sorvolando sull’umanità, può trasformarla in una beffa.
Lucia Regna è stata massacrata: 21 placche di titanio, un occhio compromesso per sempre. Il marito, invece, è “da comprendere”. Perché? Perché lei avrebbe “sfaldato un matrimonio”.
Tradotto, sembrerebbe che un volto spaccato valga meno di un orgoglio ferito. Un occhio cieco pesa meno di una fedeltà tradita?
Così la legge, che dovrebbe difendere i deboli, rischia di diventare un salvagente lanciato al violento. E una pietra in più addosso alla vittima. Ora però la procura impugna la sentenza e chissà che le cose non cambino.
Un matrimonio può crollare. È la vita che non dovrebbe essere fatta a pezzi.
Iago Antonelli
(Nella foto: il tribunale di Torino)


Queste azioni barbariche non hanno niente a che vedere con i meravigliosi murales e graffiti che rendono Torino più bella e all’avanguardia nell’arte urbana.
Palazzi restaurati, rimessi a nuovo, molti soldi spesi e lavori che durano per mesi interferendo, il più delle volte, con le vite degli abitanti dei condomini che, tuttavia, aspettano pazientemente il risultato: muri puliti, tinta fresca, aspetto nuovo. Strade rinomate di Torino, passeggiate sotto i portici, storia, architettura, orgogli cittadini deturpati da scritte, spesso piene di rabbia, a sfondo politico, sociale o sportivo che potrebbero anche avere un senso se solo facessero parte di un progetto di comunicazione (che può utilizzare anche la critica) studiato e pensato al fine di dichiarare il proprio dissenso senza sfigurare parti significative della nostra città, ma anche semplici edifici residenziali.
È un problema complesso? Si perché’ quando parliamo di graffiti come rappresentazione del degrado si può pensare che di includere, anche quelli che, al contrario, rappresentano arte, cultura, bellezza e pensiero come quelli straordinari nel quartiere Campidoglio diventato un museo a cielo aperto, il Mau – Museo di Arte Urbana, i murales di Borgo Vittoria, tra cui la famosa Mongolfiera, quelli San Salvario, Barriera di Milano con Millo, Parco Dora, Vanchiglia e Parco Michelotti; in questo caso, e in altri non citati, parliamo di Street Art, di strumenti di riqualificazione urbana, di antidoto al grigio, al degrado e all’abbandono che fanno parte di importanti progetti come B.ART, promosso dal Comune di Torino, Il Monkeys Evolution che organizza MurArte, e tanti altri che lavorano in autonomia, ma anche collaborano con gli Enti Pubblici in spazi autorizzati.
Mettiamo da parte quindi l’idea che qualsiasi cosa venga dipinta sui muri della sia da demonizzare, perché’ evidentemente non è cosi, e concentriamoci per un attimo su tutti quegli interventi fatti per sporcare e in qualche modo mortificare le città. La versione più attuale del graffitismo: il muralismo, spesso è oggetto di discussione considerate le sue diverse declinazioni, da una parte opere di grande espressione artistica da preservare come patrimonio e dall’altra scritte che deturpano, mancanti di qualsiasi filosofia artistica e di pensiero. Il confine alcune volte risulta poco chiaro e la voglia di gridare le proprie idee può trasformarsi in azioni impulsive e compulsive, ma deve esserci un limite, non può essere tutto concesso in nome della libertà di espressione; e se lo facessimo tutti? Se un giorno cominciassimo a urlare le nostre problematiche oltraggiando i muri di Torino?
È ovvio che non può essere. La legge parla chiaro e oltre alla pena, che cambia in base all’oggetto offeso, ci può essere anche la richiesta di ripulitura a spese di chi ha creato il danno; il punto però è un altro e cioè quello di far comprendere a coloro che imbrattano la città che ciò che si sporca è patrimonio di tutti, è un bene della comunità. La legittimità’ di poter esprimere il proprio pensiero (sacrosanta) non deve mai varcare il confine del rispetto e del privilegio altrui (condiviso da tutti) di godere dei beni, privati e pubblici.
“La libertà non è assenza di obblighi”.
Maria La Barbera

“Eclectic Estival”: Musica e arti visive
Quarta edizione della Rassegna organizzata dalla “Fondazione BuonoLopera” negli spazi liberty di “Villa Chiuminatto”
Dal 19 al 21 settembre
Un suggestivo, intrigante cocktail artistico che per tre giorni, da venerdì 19 a domenica 21 settembre, animerà con la sua quarta edizione la città, sotto il libero – eclettico segno di un’internazionalità in cui vanno a intrecciarsi (apparentemente senza regole, ma in realtà seguendo ben chiari sentieri di alta professionale contemporaneità) musica, arti visive e performative che a Torino portano per l’occasione artisti da diverse parti del mondo. Fascinosa location, come sempre, quella “Villa Chiuminatto”, realizzata, a partire dal 1923 dall’architetto Gottardo Gussoni, al civico 27 di via Giuseppe Galliano, in un singolare stile di scuola liberty spesso aperto, a un “eclettismo” di libera magia costruttiva – capace di porla in netto contrasto con gli altri villini della “Crocetta” – e oggi sede della “Fondazione BuonoLopera” costituita nel 2021 da Stefano Buono, fisico italiano e imprenditore, e dalla moglie Maribel Lopera Sierra, medico nucleare, come fucina di iniziative “non profit” in campo sociale e artistico-culturale. E dunque ancora qui (ma quest’anno non solo) si svolgerà la nuova edizione di “Eclectic Estival”, con un’agenda ricca di “eclettiche” (e tali non potevano che essere) proposte e appuntamenti. A partire dalle “arti visive”, per poi proseguire lungo le strade della “musica”.
Evento clou del Festival è la “Collettiva a tre”, curata da “Almanac” – organizzazione non-profit con sedi a Torino e a Londra, attiva da oltre un decennio nella promozione di linguaggi visivi emergenti e nella costruzione di relazioni culturali internazionali – che vede insieme le opere di Cleo Fariselli (Cesenatico, 1982, oggi residente a Torino), il regista e filmmaker Riar Rizaldi (Indonesia, 1990) e Bo Wielders (Olanda, 1998). Tratto comune dei “magnifici tre”, l’esplorare “elementi che evocano il misterioso e il perturbante, caratteristici della storia di Villa Chiuminatto e della stessa Torino”. La loro è una puntigliosa ricerca sospesa fra realtà e onirico, sostenuta dal forte gusto di un colore di matrice espressionista per Wielders o dal sintetico essenziale materiale estratto da un blocco d’argilla per la Fariselli o, ancora, per Rizaldi, quel giocare sui molti generi a lui cari (dall’horror allo “sci-fi” o genere fantascientifico) in cui rimarcare proprio “l’aspetto inspiegabile e opaco” delle singolari visioni del suo mondo filmico. Dipinti, disegni, video, fotografie e sculture abiteranno così, per il fine settimana, gli spazi della Villa, intrecciandosi alla storia del luogo.
E accanto all’arte visiva, la “Musica”. Novità di quest’anno è l’“ampliamento del Festival” al vicino “Auditorium Orpheus” (corso Generale Giuseppe Govone 16/A) dell’ “Educatorio della Provvidenza”.
Il primo appuntamento, venerdì 19 settembre (ore 18,30 – 21), è dedicato alla “finale” per “giovani jazzisti under 35” della rassegna musicale “Too Young To Jazz” di “AICS” con il patrocinio del “Conservatorio Giuseppe Verdi” di Torino. Le tre band finaliste, dopo l’esibizione, saranno giudicate da una giuria tecnica e popolare formata dal pubblico del Festival e la vincitrice riceverà il “Premio Extended Play” di quattro brani completo di mix e mastering al “Laboratorio del Suono” del valore di 1.500 euro erogato dalla “Fondazione BuonoLopera” per la promozione del percorso formativo in ambito musicale. Sabato 20 settembre (ore 17 – 19,30) a salire sul palco sarà la “band swing” con i “ballerini” della Scuola di ballo “Carma Dance Studio” diretta da Mirko Volonnino, campione italiano di “Boogie Woogie” per tre anni consecutivi. A seguire, il “Concerto Degenerativo”, la performance musicale del chitarrista sardo Carlo Doneddu che fonde musica, teatro e poesia con “l’obiettivo di trasformarsi continuamente e creare un’esperienza indefinita per gli ascoltatori”. Domenica 21 settembre (ore 17 – 19,30) gran finale con l’“Ecletic Band”, formazione allargata (non facile da ottenersi proprio per l’alto numero di artisti coinvolti), una rimpatriata di musicisti jazz del territorio, con l’inserimento di due ospiti internazionali di forte richiamo: Tolga Bilgin, trombettista turco che torna a Torino dopo molti anni dal periodo di studi trascorso in città e Badrya Razem, cantante soul jazz italo-algerina che si inserisce nella band con due brani. A seguire, “Close To You”, il progetto musicale che celebra Burt Bacharach combinando jazz, pop e influenze arabe, con la partecipazione oltre che di Badrya Razem, del batterista Fabio Accardi, Giorgio Vendola (contrabbasso) e Nicolò Petrafesa (pianoforte).
“Grazie a questo Festival, abbiamo incrociato – racconta Maribel Lopera Sierra, vicepresidente della ‘Fondazione BuonoLopera’ – le strade di ‘Almanac’ e ‘Too Young To Jazz’, che ci hanno dato l’opportunità di dare spazio e sostegno ai giovani in diversi ambiti culturali. E come Fondazione, siamo orgogliosi di sostenere i giovani che hanno inclinazioni speciali per le arti; ogni talento merita l’opportunità di crescere creativamente e svilupparsi in un ambiente che ne valorizzi le potenzialità e ne sostenga la formazione professionale”.
Gianni Milani
Nelle foto: “Villa Chiuminatto”; Bo Wielders: “When walking 2”, pastels and pencil on cardboard, 2024; Cleo Fariselli: “Scena”
92… e non sentirli!
Nelle ultime settimane continuano a ripetersi notizie, molto simili tra loro, di incidenti provocati da ultra ottantenni ovviamente ancora in possesso della patente di guida.
Di primo acchito verrebbe da dire che a quell’età non bisognerebbe più guidare, che gli esami dovrebbero essere molto più severi, ecc.
Nel Regno Unito hanno introdotto misure più severe per il rinnovo della patente oltre i 70 anni di età: I conducenti di età superiore a quel limite devono superare severi test oculistici specifici per essere idonei alla guida.
In Italia il Ministero dei Trasporti sta valutando le modifiche da apportare alla normativa attuale, considerando che la tendenza è avere una popolazione via via sempre più anziana e, statisticamente, i problemi tenderanno ad aumentare.
Vi sono due considerazioni da fare: la prima è che la patente, prima di essere una licenza di guida, è considerata uno status symbol, un documento che segna il raggiungimento della maggiore età come votare, l’esame di maturità e, una volta, la naja. In realtà andrebbe inquadrata nell’ottica corretta: è un’abilitazione alla guida finché se ne posseggono i requisiti; ipoacusìa, cataratta, parkinson, narcolessia e molte altre patologie rendono pericoloso porsi alla guida ed è necessario che vengano segnalate alla Commissione Medica Locale. Troppi, per non vedersi ritirare la patente, omettono di segnalare patologie pregresse o in atto con i risultati che possiamo immaginare.
Ma c’è un’altra considerazione da fare, ed è di tipo sociale.
Finché si vive nelle grandi e medie città, in linea di massima, non ci sono particolari problemi a muoversi se non si può guidare l’auto né ad approvvigionarsi di cibo e medicine perché nel raggio di poche centinaia di metri qualcosa si trova. Ma immaginate chi abita in un paesino di collina o, peggio ancora, di montagna, che deve percorrere almeno 10 chilometri per trovare una farmacia (per esempio da Lemie occorre andare a Viù) o un negozio di abbigliamento o di calzature.
La nostra società, parlando di servizi, è rimasta incastrata tra il boom economico, dove lo status symbol era acquistare la 500 o la 1100 e andare in ferie a mostrarla a parenti ed amici, snobbando quindi i treni, e la necessità, vuoi per le limitazioni Euro XYZ, vuoi per i problemi di ZTL e di parcheggio, di viaggiare con i mezzi pubblici.
La nostra rete ferroviaria e del Trasporto pubblico locale, è sotto gli occhi di tutti, è totalmente inefficiente: per assurdo posso arrivare da Fossano fino a Porta Susa senza cambi, ma per andare da Porta Susa a Lanzo, devo cambiare a Ciriè perché le due tratte sono incompatibili tra di loro.
Non parliamo, poi, di impianti di condizionamento guasti, vetture obsolete (sto parlando del Paese in generale, non di un specifica realtà territoriale), orari non sempre comodi alle uscite da scuola o dal lavoro, che disincentivano ulteriormente l’affezione dei pendolari verso questi mezzi di trasporto.
Dunque, se da un lato spetta a noi utenti sviluppare senso civico ed evitare di usare l’auto se non siamo sicuri delle nostre condizioni psico-fisiche, non omettendo al medico di base nessun evento che potrebbe essere indice di una patologia, dall’altro spetta ai medici, anche in costanza dell’attuale normativa, procedere ad esami più approfonditi e verificare almeno i tempi di reazione. Se, quando il medico sottopone il paziente ad un test visivo, questi impiega 3 secondi a rispondere è evidente che ci sia qualche problema, stante che il tempo di reazione in un individuo sano è di 1 secondo. Considerate un’auto che viaggi a 120 km/orari, in un secondo percorre 33 metri circa; nei due secondi successivi, dovuti al ritardo nelle reazioni, percorre altri 67 metri da quando percepisce un pericolo a quando si attiva per evitarlo (frenando o sterzando). Immaginate cosa possa succedere in quel tempo e nello spazio percorso.
Inoltre, conditio sine qua non, è che gli Enti locali si attivino per migliorare ed ottimizzare la rete di trasporti pubblici perché questi possano davvero diventare una valida alternativa al traffico privato. Così, e non è poco, potremo anche ridurre l’inquinamento senza bisogno di acquistare auto elettriche, a idrogeno o a quello che la moda del momento suggerisce.
Sergio Motta
Le fasce orarie del tunnel di Tenda
La Commissione Intergovernativa Italia-Francia che si è riunita venerdì 12 settembre, presso gli uffici della sede Anas del Piemonte, ha disposto le fasce orarie di transito all’interno del nuovo tunnel di Tenda per il periodo compreso tra lunedì 15 settembre e domenica 11 gennaio.
A partire da lunedì 15 settembre e fino a domenica 28 settembre nei giorni feriali il tunnel sarà aperto al traffico nelle tre fasce orarie giornaliere 6:00 – 8:00, 12:00 – 13:00 e 18:00 – 21:00.
Il sabato e la domenica il tunnel sarà aperto in maniera continuativa dalle 6:00 alle 21:00.
Da lunedì 29 settembre a giovedì 4 dicembre l’apertura è fissata nelle due fasce orarie giornaliere 6:00 – 8:00 e 18:00 – 21:00.
Anche in questo caso nel fine settimana il tunnel sarà aperto dalle 6:00 alle 21:00.
Da venerdì 5 dicembre e fino a domenica 11 gennaio il tunnel sarà aperto in un’unica fascia oraria giornaliera 6:00 – 21:00, compresi i giorni feriali.
Tale assetto favorirà gli spostamenti in concomitanza con l’aumento dei flussi per il turismo invernale e le festività di Natale. È già prevista l’adozione della medesima modalità di apertura continuativa diurna anche per le festività di Pasqua, ad aprile.
Il passaggio dei veicoli continuerà a essere regolato con il senso unico alternato.
I nuovi assetti orari – in sostituzione della configurazione estiva che ha previsto l’apertura diurna continuativa per agevolare il picco degli spostamenti – consentiranno all’impresa incaricata di dare un impulso anche in orario diurno agli interventi di modifica dei tornanti sul versante francese.
Il tavolo binazionale si riunirà nuovamente a dicembre per deliberare le fasce di apertura del tunnel a decorrere da lunedì 12 gennaio.
Allegato di dettaglio – le quattro fasce orarie di transito che si alterneranno fino all’11 gennaio
Fascia oraria 6:00 – 8:00
Il primo ciclo da Italia a Francia è alle ore 6:00, l’ultimo ore 7:30; da Francia a Italia il primo ciclo è alle ore 6:15, l’ultimo alle ore 7:45.
Fascia oraria 12:00 – 13:00
Il primo ciclo da Italia a Francia è alle ore 12:00, l’ultimo ore 12:30; da Francia a Italia il primo ciclo è alle ore 12:15, l’ultimo alle ore 12:45.
Fascia oraria 18:00 – 21:00
Il primo ciclo da Italia a Francia è alle ore 18:00, l’ultimo ore 20:30; da Francia a Italia il primo ciclo è alle ore 18:15, l’ultimo alle ore 20:45.
Fascia oraria 6:00 – 21:00
Il primo ciclo da Italia a Francia è alle ore 6:00, l’ultimo ore 20:30; da Francia a Italia il primo ciclo è alle ore 6:15, l’ultimo alle ore 20:45.