ilTorinese

Uncem, borgate alpine: il plauso di tutti

Si era aperto nel mese di agosto 2018, sette anni esatti fa, il bando della Regione Piemonte dotato di 12 milioni di euro di risorse europee del Programma di sviluppo rurale per la rivitalizzazione delle borgate alpinE. I lavori nei paesi finanziati dovranno concludersi entro fine 2025. Una misura fortemente voluta da Uncem, molto attesa dai Comuni e dalle Unioni montane, fortemente auspicata da Uncem Piemonte e costruita dal Settore regionale montagna per volontà dell’allora Assessore Alberto Valmaggia. Proseguiva allora il percorso iniziato nel 2008 con un analogo bando del Psr che dal 2009 al 2013 ha consentito la rivitalizzazione di 35 borgate delle Alpi e degli Appennini. “Da allora molta strada è stata fatta – spiegava nell’agosto 2018 Lido Riba, presidente Uncem Piemonte – Con l’ex Assessore Bruna Sibille e il grande dirigente agli affari europei e alla montagna Canepa avevamo voluto consentire l’investimento di risorse europee non solo per ristrutturare case e borghi, bensì per consentire un vero sviluppo sociale ed economico delle borgate, gruppi da cinque a cinquanta case, veri e propri villaggi che hanno vissuto e sofferto per il drammatico spopolamento. Dal 2008 sono stati quasi cento i milioni di euro investiti, tra fondi pubblici e privati. A quel primo intervento con risorse europee, seguirono infatti molti interventi di privati, come quello in corso ad Ambornetti di Ostana, oppure Tensa di Domodossola, o ancora Ghesc di Montecrestese e tante frazioni di Frassinetto, per citarne alcune. Avevamo visto giusto e i nuovi 12 milioni di euro oggi disponibili permettono di traguardare il futuro”. Queste le frasi del Presidente Riba nel comunicato di sette anni fa.
Il percorso verso l’ultimo bando sulle borgate aveva visto Uncem contro tutti e tutte, “solo” con il supporto degli Assessori di Allora Valmaggia (montagna) e Giorgio Ferrero (Agricoltura). C’era Marco Bussone per Uncem al Comitato di Sorveglianza PSR nella sala della GAM a Torino nel quale vennero autorizzate il 28 ottobre 2016 le due misure del PSR, con i criteri di selezione, per le borgate. Dovevano essere inizialmente (secondo le prime tabelle del PSR) 20 milioni di euro. Divennero invece 12 milioni. Pochissimi erano d’accordo su quegli investimenti. Furono però gli Assessori, su spinta degli Osservatori della Commissione europea in Comitato di Sorveglianza, e del Dirigente al Settore Montagna della Regione, allora Franco Ferraresi, a sostenere la rivitalizzazione dei borghi, secondo però un modello diverso da quello del 2008. Di fatto le due misure previste e oggi (2025) in corso di esecuzione, dicono con forza che il Programma di sviluppo rurale è “rurale” e dunque non solo “agricoltura”, bensì anche montagna e foreste. E pure rivitalizzazione delle borgate. Una impostazione che Bruxelles ripete spesso alle Regioni, ma anche non sempre viene accolta. Questa volta la mobilitazione di Uncem è stata decisiva, criticata dal molte parti presenti nel Comitato di sorveglianza del PSR. Ma avevamo visto giusto.

Uncem aveva già raccolto tutte le buone pratiche, i villaggi oggetto di intervento nel precedente PSR 2007-2013, i borghi riqualificati, i progetti di architetti, gli interventi previsti dall’Istituto di Architettura montana del Politecnico di Torino (Roberto Dini, Antonio De Rossi, Massimo Crotti, Daniele Regis), dall’Associazione RiAbitare le Alpi (Alberto Sasso, Antonino Iaria), dagli Ordini degli Architetti (Riccardo Bedrone, Massimo Giuntoli, Alice Lusso, Claudio Bonicco, Cristiana Taricco, ) sul sito www.borghialpini.it. Sonos stati poi inseriti molti progetti che la Regione ha raccolto con il nuovo bando, presentato giovedì 26 luglio 2018 dall’Assessore Valmaggia con il Dirigente del Settore regionale Montagna Franco Ferraresi, alle Unioni montane riunite con Presidenti e tecnici a Torino. Il bando, approvato dalla Giunta regionale, va ricordato oggi che due operazioni del Psr, la 7.2.1 per la realizzazione e miglioramento delle opere di urbanizzazione e degli spazi aperti a uso pubblico delle borgate montane e la 7.4.1 per la realizzazione e miglioramento di strutture ed infrastrutture culturali-ricreative nelle borgate. Saranno le Unioni montane a concordare con i Comuni i migliori progetti presentabili. Le Unioni hanno già censito le potenziali borgate sulle quali intervenire, grazie a un’altra operazione del Psr, la 7.1.1, varata dalla Regione Piemonte due anni fa. Il contributo sarà al 90 per cento, in conto capitale, per un massimo di 400mila euro per ciascuna delle due operazioni. Le borgate, per essere ammesse al finanziamento, dovevano essere raggiunte dalla rete viaria e avere da 10 alle 100 case. Non poco caos ha creato nella fase di costruzione della graduatoria l’adeguamento al PAI.
Tutto è stato molto faticoso in quegli anni, tra tanto disprezzo per quelle due misure. Gli interventi finanziati dal bando regionale del Piemonte – unico del genere in Italia – hanno riguardato la realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria della borgata (rete fognaria, idrica), interramento e potenziamento delle linee aeree (elettriche e telefoniche), rete di distribuzione del riscaldamento, il rifacimento degli spazi aperti ad uso pubblico della borgata (interventi di arredo, illuminazione e pavimentazione della viabilità interna. Ma anche la realizzazione e il potenziamento di biblioteche e laboratori linguistici e di lettura, laboratori per attività artistiche, culturali, teatrali e musicali, laboratori informatici e multimediali, laboratori finalizzati alla diffusione delle conoscenze scientifiche ed ambientali, laboratori ed impianti per attività ludico‐sportive e psicomotorie. Uncem aveva chiesto, ma non ottenne, che la misura finanziasse strutture produttive, per l’economia e la socialità dei luoghi. Non riuscimmo a inserirle.

Uncem aveva anche elaborato un documento di sintesi con tutti i progetti delle borgate. Un dossier con un quadro sinottico unico. Paese per Paese. Di tutto il Piemonte. Una mole decisiva di dati.
Eccolo: https://uncem.piemonte.it/wp-content/uploads/2025/06/UNCEM-borghi-montagna-Piemonte-gen2020-rid.pdf
“Questo bando rivolto agli Enti locali delle aree montane piemontese – affermava nell’agosto 2018 Lido Riba – si unisce agli interventi che i privati hanno avviato, utilizzando bonus ristrutturazioni ed ecobonus per il restauro di edifici privati. E si aggiunge anche ai tanti interventi finanziati dalla Regione sempre con risorse del Psr e dai Gruppi di Azione locale per la creazione di nuove imprese agricole, artigianali, turistico-ricettive. C’è un importante fermento che registriamo con favore e supportiamo con il sistema delle Unioni montane. Agiremo affinché sul bando borgate presentato ieri si possano aggiungere altre risorse nel 2019. Oggi le Unioni montane sono particolarmente soddisfatte, e così Uncem, per il lavoro fatto su questo bando dall’Assessore Valmaggia e dal Settore Montagna guidato da Franco Ferraresi, con Marco Godino, Paolo Caligaris e tutti i colleghi dell’ufficio. Siamo pronti a lavorare insieme per proseguire un’azione che ha messo in prima fila il Piemonte, guidando un percorso di futuro, nato qui che fa scuola in Italia”. Sette anni fa. Il lavoro è proseguito. I cantieri stanno chiudendo. I nastri tagliati. Festa. Senza dimenticare la fatica per portare a casa quei milioni.

“A distanza di sette anni, quasi dieci da quando la misura è andata nel Comitato di sorveglianza, possiamo dire che come Uncem sia nel 2008 con la grande misura sui villaggi alpini da rigenerare – tra questi Chiappera, frazione di Acceglio, dove è nata Noah dopo 37 anni che nasceva nessuno – avevamo visto giusto”, ripetono Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem, e Roberto Colombero, Presidente Uncem Piemonte. “Pochi compresero la portata in quelle due tornate del PSR. Che non è solo agricoltura – affermano – Da Valmaggia a Marco Gallo oggi c’è un grande impegno sulle borgate. Che non deve essere solo per il turismo, bensì per la vitalità, per i servizi, per la dinamica economica nuova, nuovi flussi come raccontiamo nel Rapporto Montagne Italia 2025. Attenzione però a non vedere le borgate, come ha invece fatto il PNRR con i paesi e con i Comuni (in modo scellerato), tutte contro tutte. È un forte rischio. Trovare le più belle, e le più brave, nella contrapposizione. Non può essere così. Le frazioni dei Comuni sono tutte importanti, tutte decisive. Dobbiamo dunque agire per farle lavorare insieme, affinché il successo dell’una, giovi al successo dell’altra. È un NOI che parte da chi le abita, chi le vive, chi non è residente e fa impresa, ci vive qualche mese l’anno, le sente propria, le valorizza, le esalta. Nel NOI. Una comunità viva, nuova, non solo di autoctoni. Abbiamo bisogno di rigenerarci partendo dalle nuove comunità, di fare esperienze di comunione. I lavori in corso finanziati dal PSR siano generatori non solo di un po’ di porfido o cemento o fontane o spazi vuoti. Siamo capaci di portare vite, economie, nuovi nati, nuove imprese. Su questo dobbiamo lavorare. Anche in vista del prossimo PSR”.

Proprio sul prossimo PSR o “fondo unico” come sarà dal 2028, Uncem vede necessario un piano europeo per le aree montane, una rigenerazione che incontri altri Stati UE oltre l’Italia, che interessi le montagne, le zone rurali con una Agenda che non sia solo agricoltura o turismo. Deve essere territorio, comunità, montagna che vive.

Uncem Piemonte

Rapina anziana che ha ritirato la pensione: arrestato

I carabinieri di Novi Ligure hanno arrestato e in seguito messo ai domiciliari un trentenne sospettato di avere rapinato un’anziana. Mentre la donna stava rincasando dopo avere ritirato la pensione  è stata immobilizzata da uno sconosciuto che le ha portato via la borsa con soldi e cellulare. La signora è stata soccorsa da un’ambulanza.  L’uomo è stato riconosciuto dalle telecamere di sorveglianza.

Non si riconoscono Stati che non esistono. La testimonianza di Ugo Finetti

IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni

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La netta e coraggiosa presa di posizione di Ugo Finetti a favore della causa di Israele, ripercorrendo l’intera storia della sinistra italiana ,assume una particolare importanza soprattutto  oggi quando ritorna e  rivive il demone comunista in tante teste esaltate e confuse prive della benché minima cultura storica. Trasferire l’avversione, legittima e anche condividile, per Nietanyahu  sugli  ebrei in generale e sugli Israeliani in particolare   significa rimettere in discussione l’esistenza stessa  di Israele come vorrebbero Hamas ed Iran. L’antisemitismo  storico, figlio del razzismo, è un qualcosa di strisciante che covava soprattutto a destra anche oltre Hitler e Mussolini ed era praticato nell‘URSS in modo sistematico ,riprendendo l’antisemitismo  russo al tempo degli Zar. La parola Pogrom è di origine russa anche se poi gli ammazzamenti sono dilagati. Nella sinistra italiana i socialisti ebbero ottimi rapporti con Israele, pur considerando l’amicizia di Craxi per Arafat. Tra i comunisti, se escludiamo Terracini e pochi altri, un atteggiamento prevenuto verso Israele era abbastanza frequente. Non va  certo ignorata e sottovalutata la situazione incandescente  della striscia di Gaza sicuramente tragica  ma non va mai dimenticato che tutto è nato dalle stragi del 7 ottobre, una raccapricciante  pagina inumana di violenza che oggi si tenta di dimenticare. Pretendere  che Israele  offra cristianamente l’altra guancia è ridicolo, non fosse altro perché la guerra da sempre finisce di travolgere ogni regola e l’odio genera odio: Machiavelli docet.
Finetti con la lucidità dello storico afferma  che il riconoscimento di uno Stato implica la presenza di uno Stato che adesso non c’è  perché occorrono almeno  confini definiti  e governi stabili per poter parlare di uno Stato. Non si possono riconoscere identità  generiche. La proposta di un riconoscimento non si sa bene a chi, è pura propaganda ,un modo per lavarsi la coscienza a costo zer, dice Finetti che cita anche Pasolini che fu dalla parte di Israele ed anche per questo motivo fu un isolato scomodo. Peccato che Finetti non citi Pannunzio e Pannella tanto più coerenti di Pasolini.
La complessità della questione medio- orientale  richiede analisi storiche e politiche che vadano oltre le strumentalizzazioni ,le superficialità e le emotività che si leggono sui social e che rivelano come l’ultimo cretino si senta in dovere di sentenziare su situazioni che non conosce. Sui social le più grosse sciocchezze diventano a loro volta stimolo per scrivere ulteriori  volgarità  senza limite perché la ragione è stata smarrita per strada. Stiamo tornando ai furori giacobini che seminano odio e intolleranza.  Troppe teste calde, magari con cuori freddi, fanno del tema di Israele oggetto di scontro politico  magari in vista delle prossime regionali. E questo è molto triste e ci avvicina a Macron che per salvare sé  stesso ha lanciato il riconoscimento della Palestina. La ferma. chiara e realistica presa di posizione della Rettrice del Politecnico di Milano contro la pretesa velleitaria  del riconoscimento della Palestina, come chiedeva parte dei docenti e dei non docenti  milanesi, è un segnale che parte del mondo accademico meno ideologizzato ha saputo esprimere, andando oltre la vulgata.
PS
La pretesa assurda dell’alleanza Verdi – Sinistra di denunciare alla Corte Penale  internazionale il governo per complicità con  il “genocidio” dei Palestinesi appare un ennesimo, abietto  uso strumentale, per bassi fini di politica interna, di una questione che non si può affrontare con gesti clamorosi e inutili, del tutto infondati giuridicamente.

Il teatro e la cultura tornano al Festival di Fenestrelle

Il teatro e la cultura tornano al Festival di Fenestrelle, grazie al Festival Teatro e Letteratura  promosso dal Tangram Teatro tra i forti di Exilles e Fenestrelle dal 2 al 17 agosto. Il festival trae origini da tempi lontani, da quando i direttori artistici di Tangram Teatro Ivana Ferri e Bruno Maria Ferraro hanno iniziato a intrattenere un rapporto con il pubblico a Sauze d’Oulx che si sarebbe poi rivelato duraturo.

La trentesima edizione ha preso il via il 2 agosto  a Fenestrelle, con Matthias Martelli nel suo nuovo lavoro “ Il suono delle pagine”, di cui è,  oltre che interprete, anche autore. Era accompagnato dai jazzisti Mattia Basilico  e Alessandro Gwis. Si è trattato dell’interpretazione di pagine della grande letteratura italiana, dai giullari a Dante, da Trilussa a Rodari.

Il 6 agosto, alle 21, andrà in scena “’L’invenzione senza futuro. Viaggio nel cinema in 60 minuti”. A 130 anni di distanza dal quel 28 dicembre 1895, quando si tenne la prima proiezione cinematografica dei fratelli Lumière al Salon du Grand Café di Parigi, andrà in scena uno spettacolo che verrà presentato alle 21 nell’Arena ex bocciofila di Fenestrelle, a ingresso libero. Il testo è  interpretato da Celeste Gugliandolo, Mauro Parrinello e Matteo  Sintucci e scritto da Federico Giani,  Celeste Gugliandolo, Francesca Montanino e Mauro Parrinello. Al centro dello spettacolo la nascita del cinema, avvenuta per mano dei due fratelli francesi. Ciò che si pongono come obiettivo gli interpreti di questo testo è creare una fusione tra teatro e cinema.

L’8 settembre  a Fenestrelle sarà sul palco Neri Marcorè  che, accompagnato dal polistrumentista Domenico  Mariorenzi, proporrà un viaggio dei cantautori italiani e stranieri, da Elvis Costello agli Eagles, da Simon and Garfunkel a Elvis Presley, passando da De André,  molto amato da Marcorè,  a De Gregori e Ivan Graziani.

Bruno Maria Ferraro  porterà in scena “Viaggio con Dante”, seguito il giorno dopo da un incontro promosso sul Sommo Poeta dal Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Torino. A Exilles sarà di scena Laura Curino con la pièce “La lezione di Rachel  Carson. La Signora degli oceani”, dedicato a una delle maggiori protagoniste dell’ambientalismo americano.

Interessante incontro domenica 10 agosto a Fenestrelle nell’ambito di ‘Focus ambiente’ con la climatologa Elisa Palazzi, che dialogherà con la docente Maria Ludovico Gullino sul  tema delle conseguenze delle crisi climatiche sui territori montani.

Mara Martellotta

Pippo Leocata. “Parole Parole. Prove di speranza”

Sono una trentina, fra dipinti disegni e sculture, le opere  esposte nella suggestiva cornice del Cinquecentesco Castello di Santa Margherita Ligure

Fino al 15 agosto

Santa Margherita Ligure (Genova)

Da Torino alla Liguria. Riviera di Levante, Golfo del Tigullio. E ancora una volta, uno storico Castello. L’anno scorso fu l’antico “Castello sul mare” di Rapallo; quest’anno è invece il “Cinquecentesco Castello” di Santa Margherita Ligure, opera, costruita a difesa delle frequenti incursioni dei pirati saraceni, dal Maestro comicino Antonio de Càrabo ad ospitare, nel “Salone piano-terra” e nell’inquietante cavernoso “Seminterrato”, fino a venerdì 15 agosto, la personale di Pippo Leocata, pittore scultore, allievo in gioventù, al Politecnico di Torino, del grande Carlo Mollino e che per i Castelli (quali location espositive) pare decisamente avere un “debole” se si pensa anche a un’altra importante mostra da lui tenuta anni fa nelle sale del “Castello Normanno” di Adrano (l’antica “Adranon”), sua terra natia alle falde dell’Etna, fatto erigere nell’anno Mille dal Conte Ruggero I di Sicilia. E, del resto, quale miglior luogo di un “Castello” per mettere in mostra opere che da sempre vivono gli afflati, le atmosfere, le voci di un’antichità totalmente riflessa, ancor oggi, nelle opere dell’artista siculo-torinese, in immagini spesso visionarie fatte di attese, di sogni, di aspettative che hanno dentro l’intima essenza di un quotidiano faticosamente giocato fra presente e futuro?

Promossa dal “Lions Club Santa Margherita Ligure – Portofino” e dal “Comune di Santa Margherita Ligure”, l’attuale mostra nella cinquecentesca Fortezza Sanmargheritese ha un titolo decisamente curioso, se si pensa che in sé quel titolo, fatto di cinque ben calcolate parole, ne racchiude altri due riferiti ad opere che sono al centro del percorso scenico e concettuale della stessa rassegna. “Parole Parole. Prove di Speranza”. Partiamo proprio da quel “Prove di speranza”. Tre parole folgoranti pensate a dar voce (al centro del grande Salone a piano terra), nella loro simbolica asserzione ad un’installazione “performativa” – riferita al “Giubileo della Speranza” di Papa Francesco – che non credo di sbagliare nell’indicare come vero fulcro centrale della rassegna. In legno di pallet, catramina e olio (estremamente attuale nel riferimento all’atroce crudeltà dei tempi di guerra che oggi paralizzano il mondo) l’opera ci offre la tragica visione di due poderose, sbrecciate “Porte Sante” che, al loro aprirsi, non possono che restituirci sgomento, cumuli di macerie, frammenti di antichi simboli di fede, bianchi sudari di morte e oceani di lacrime di donne, uomini, bambini (quanti bambini!) per i quali la vita è stata solo, o quasi, guerra.

 

E, per molti, subito morte. A lato, un grande olio urla la parola “PACE”. Anche in lingua araba. E potrebbe farlo usando decine di altri idiomi, propri degli oltre cinquanta Paesi oggi coinvolti in conflitti internazionali, spesso ignoti. O ignorati. E, dunque, quanto Leocata può offrirci, al di là del suo agire artistico, sono solo, per l’appunto, “Prove di Speranza” prima ancora di “prove di pace”. Quella “speranza” e quella “pace”, mai come oggi parole sconosciute ai “Grandi (piccoli, piccoli) padroni del Pianeta”, carne senza cuore, bruciati dall’arsura di un potere che non conosce limiti e ormai sordo ad ogni minimo sussulto d’umanità. Capaci solo, per l’appunto, di “Parole.Parole”. Ed ecco l’altro titolo. E l’altra opera di Leocata (olio e acrilico su tela del 2014 – ma oggi ancora così attuale e utilizzato, fra l’altro, come cover di un libro di “Pedagogia”, pubblicato nel 2021 in Italia e in Germania) in cui “griglie” letterarie “alla Boetti” fanno corpo a strutture urbane sovrastate dal rosso di un cielo infuocato dove anche il cerchio solare pare soccombere al fuoco del “nulla”. Di “parole”, solo “parole”, “parole dette e non dette”, parole – fumo che lasciano a terra le macerie e gli ingombri delle “Porte Sante”. A raccoglierle e a farne nuove più solide strutture sarà forse quel milione di Giovani, i “Papa Boys”, cui l’attuale Santo Padre venuto dalle Americhe ha di recente affidato il sacrosanto universale “mandato di pace”. Le nuove generazioni. E che bella, in proposito, la “futuristica” poetica “Offerta di pace” (il fanciullo generoso e il truce guerriero), olio e acrilici su legno del 2019! Insieme a quella “chicca” assoluta delle bianche “argille” (Anni ’90) esposte nel cavernoso “Seminterrato” del Castello, “omaggio” prezioso alla secolare storia della “Fortezza”. Roccia su roccia.

Impalpabile riflesso luminoso sull’antico immaginifico universo del nostro Pippo, sulle sue “rocche”, i suoi “guerrieri”, su quella sua “Muntagna”, indimenticata madre e matrigna. Immagini di una vita intera. Un personalissimo, inconfondibile “antico” riproposto “nelle sue varie interpretazioni – ci ricorda lo stesso artista – e coinvolgimenti personali”.

Gianni Milani

“Parole.Parole. Prove di speranza”

Castello Cinquecentesco, Salita al Castello 1, Santa Margherita Ligure 1 (Genova); tel.0185/293135

Fino al 15 agosto

Orari: feriali 18/22; sab. e dom. 10/12 e 18/20

Nelle foto: “Porta Santa A/B”, legni di pallet, catramina, acrilici e olio, 2025; “Parole parole”, olio e acrilici su tela, 2014: “Offerta di pace”, olio acrilici su legno, 2019); Seminterrato, “Opere in argilla, legno e acrilici”, anni ‘90

Carmagnola pronta ad accogliere la 76esima edizione della Fiera del Peperone

Carmagnola si prepara ad accogliere la 76esima edizione della Fiera del Peperone, un evento  che dal 29 agosto al 7 settembre prossimo trasformerà la città in un vibrante crocevia di festa, cultura e gastronomia. Promossa con orgoglio dal Comune di Carmagnola e organizzata da SGP Grandi Eventi, questa manifestazione è un appuntamento fisso che celebra il Peperone di Carmagnola, vero protagonista indiscusso e anima pulsante del territorio.

Nato sotto il caldo sole del Sud America, uno degli ortaggi più amati della nostra tradizione è approdato nelle fertili terre della provincia di Torino agli inizi del Novecento, grazie alla lungimiranza dell’orticoltore  Domenico Ferrero di Borgo Salsasio. Da allora è  divenuto una coltivazione di pregio e una risorsa fondamentale per l’agricoltura e l’economia locale, tessendo una storia di eccellenza e qualità.
Il Peperone di Carmagnola non è un semplice ortaggio, ma è un simbolo di dolcezza, versatilità e tradizione. Si distingue per la sua polpa spessa e carnosa, il sapore intrinsecamente dolce e un notevole contenuto di vitamina C, caratteristiche che lo elevano al di sopra degli altri peperoni. La sua coltivazione segue rigorosi metodi tradizionali e sostenibili, garantendo un prodotto di altissima qualità capace di rispettare l’ambiente e le antiche pratiche agricole. La sua eccellenza è  attestata da importanti riconoscimenti, tra cui il Marchio di qualità del Consorzio del Peperone di Carmagnola e il riconoscimento come prodotto agroalimentare tradizionale (PAT) da parte del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali. Questi attestati certificano la qualità del prodotto, garantendone origine  e autenticità.

La 76esima Fiera del Peperone non sarà solo un’esposizione, ma un vero e proprio viaggio sensoriale e culturale. Un ricco palinsesto di eventi accompagnerà il pubblico alla scoperta di questa eccellenza territoriale e agricola. Oltre all’esposizione di tutte le varianti del Peperone, sarà possibile partecipare a showcooking, che sveleranno i segreti della sua preparazione, degustazioni guidate per apprezzarne ogni sfumatura di sapore e veri e propri percorsi enogastronomici,  il tutto arricchito da spettacoli itineranti e di intrattenimento pensati per gli addetti ai lavori, gli amanti del Peperone e le loro famiglie.

Ed è durante la kermesse che sarà possibile scoprire il gioiello della terra piemontese che si presenta in diverse affascinanti varietà, ognuna con la sua personalità e destinazione culinaria. Il Quadrato, dalla forma robusta, è perfetto sia consumato crudo per la sua freschezza sia ripieno e cotto al forno, dove la polpa mantiene  una consistenza ideale. Il Quadrato allungato, conosciuto anche come “Bragheis”, matura precocemente  ed è estremamente versatile. Si presta ad ogni tipo di preparazione, specialmente la cottura al forno. Il Tomaticot ha la forma tondeggiante  e schiacciata come un pomodoro, con la sua polpa spessa è l’ideale per antipasti raffinati e sfiziose conserve, anche in agrodolce. Il Corno di Bue, lungo e affusolato, è insuperabile per la classica peperonata e per la conservazione, grazie alla sua polpa compatta che assicura un’ottima tenuta in cottura. Infine il Trottola, dalla forma a cuore con punta estroflessa o troncata, è una qualità estremamente versatile che assicura alte rese in tutte le preparazioni culinarie. In tema di tradizione, il Peperone di Carmagnola rappresenta un ingrediente estremamente versatile, capace di elevare tanto le ricette tradizionali quanto quelle più innovative. È  l’anima di piatti iconici della cucina piemontese come la celebre bagna càuda, dove la sua dolcezza bilancia l’intensità dell’aglio e delle acciughe. Ma non solo, aggiunge un tocco di colore e un sapore unico ad antipasti, primi piatti, secondi e contorni. Grazie alla sua dolcezza naturale, è eccellente anche per conserve e salse, creando sapori autentici e inconfondibili.

Potete visitare il sito www.fieradelpeperone.it , dove troverete tutte le informazioni utili per raggiungere Carmagnola, vivere al meglio la Fiera e acquistare i biglietti per il Foro Festival.

Mara  Martellotta

Locali storici a Torino: il Caffè Elena

A cura di Piemonte Italia.eu

Il locale si apre sul sottoportico di piazza Vittorio Veneto con una devanture formata da due accessi “a portale” e serramenti in luce entro una cornice centinata di marmo rosa.

La lunetta sulla porta d’ingresso ospita un’insegna dipinta con un’iscrizione pubblicitaria della Ditta Carpano, famosa per la produzione del vermuth…

Leggi l’articolo:

https://www.piemonteitalia.eu/it/luoghi/locali-storici-golosi/caff%C3%A8-elena

 

Fino al 10 agosto i Mondiali di Twirling alla Inalpi Arena

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IL TORINESE WEB TV

Appuntamento alla Inalpi Arena con  i Campionati Mondiali di twirling, la Nations Cup e i Mondiali majorettes. Una settimana di pura energia, eleganza e spirito internazionale che proseguirà fino al 10 agosto. Si tratta di tre eventi globali in un’unica, spettacolare manifestazione. Un mix di tecnica, ritmo e passione che porterà in città oltre 2400 atleti da 22 Paesi, tra cui Australia, Giappone, Stati Uniti e Canada. La presentazione presso la Sala Trasparenza della Regione Piemonte, con al tavolo dei relatori l’assessore allo sport della Regione Piemonte Paolo Bongioanni, l’assessore allo sport e ai grandi eventi della Città di Torino, Domenico Carretta, il presidente della Federazione Italiana Twirling Gianfranco Porqueddu, la presidente della Federazione Mondiale Twirling, l’americana Sandi Wiemers, la responsabile tecnica della nazionale azzurra Sabrina Prade e il presidente del CONI regionale Stefano Mossino. Dal giorno 8 al 10 agosto il clou con i Mondiali di Twirling, che tornano a Torino tre anni dopo l’edizione 2022 disputata al Pala Gianni Asti. Sport e non solo alla Inalpi Arena, perché saranno in primo piano anche i momenti aggregativi e di condivisione tra i partecipanti e i loro accompagnatori, per un totale di circa 5000 persone, i classici addetti ai lavori, che graviteranno a Torino e nei 36 hotel coinvolti sotto il profilo logistico e dell’accoglienza (1700 le camere d’albergo occupate n.d.r.). L’appuntamento si preannuncia non solo tra i più grandi eventi sportivi del Piemonte nel 2025, ma anche come un motore straordinario per l’economia cittadina, in grado di generare importanti ricadute per hotel, ristoranti, negozi e luoghi culturali, soprattutto in un mese – agosto – solitamente considerato di bassa stagione turistica. Un vero esempio di destagionalizzazione degli eventi intelligente e strategica. Il giorno 3 agosto è fissata la cerimonia ufficiale di apertura, dalle 18 con la sfilata delle delegazioni, alla Inalpi Arena, a cui seguiranno i discorsi delle autorità presenti e il party degli atleti. Annunciata la presenza delle autorità sportive e istituzionali, cittadine e nazionali. Ogni giornata sarà un crescendo di emozioni con l’assegnazione dei titoli mondiali e la possibilità per il grande pubblico di scoprire dal vivo il fascino di una disciplina ancora poco conosciuta ma capace di stupire per spettacolarità e talento. L’Italia, rappresentata da una squadra forte e motivata, con circa 400 atleti molti dei quali piemontesi, punta a un ruolo da protagonista. Ai nostri microfoni il Presidente della Federazione Italiana Twirling e il Presidente CONO della Regione Piemonte Stefano Mossino.

FRANCESCO VALENTE

 

Guarda il video:

Lucia Tassinario conquista il titolo italiano dei 100 farfalla

 Risultato storico per la ValleBelbo Sport 

IKEA inaugura il plan, order and pick-up point a Settimo

 IKEA Italia inaugura il nuovo plan, order and pick-up point a Settimo Torinese all’interno del Settimo Cielo Retail Park, ampliando così la sua presenza in Piemonte, per essere sempre più vicina e accessibile anche a chi abita lontano dai punti vendita tradizionali, con un’esperienza su misura che risponda alle specifiche esigenze di ciascuno.

All’interno del nuovo spazio di 350 metri quadri, i clienti potranno usufruire di consulenze personalizzate per pianificare e arredare le diverse aree della casa, ma anche uffici, spazi di lavoro e attività commerciali, grazie al servizio IKEA for Business. Lo spazio di Settimo Torinese si arricchisce di un ulteriore servizio, ossia la possibilità di ritirare direttamente i prodotti acquistati online: 150 metri quadri saranno infatti destinati al pick-up point.

Nel nuovo spazio i visitatori potranno lasciarsi ispirare da una selezione di proposte d’arredo, studiate per rispondere ai bisogni della clientela locale emerse dalle “Home Visit”, che IKEA periodicamente realizza sul territorio per conoscere meglio le abitudini e le necessità delle persone in casa e offrire soluzioni rispondenti alle loro esigenze più specifiche.

Con il supporto dei co-worker, sarà, inoltre, possibile acquistare qualsiasi soluzione attingendo dall’intero catalogo online di mobili e accessori IKEA e scegliere la modalità di consegna più comoda per le proprie esigenze: a domicilio, presso il plan, order and pick-up point con il servizio “Vicino a te”, o in uno dei tanti punti di ritiro presso partner o uffici postali presenti nella regione. Un nuovo modo per rendere i prodotti e i servizi IKEA più accessibili, dando ai clienti la possibilità di trovare le migliori soluzioni per la propria casa, scegliendo il servizio di consegna più comodo.

“Siamo lieti di rafforzare la nostra presenza in questa regione, offrendo un’esperienza d’acquisto ancora più accessibile e personalizzata per i nostri clienti”, dichiara Oleg Panin, Market Manager di IKEA Torino“Questa apertura costituisce un’ulteriore svolta per la strategia omnicanale di IKEA Italia che offre la possibilità ai clienti di scegliere dove e come entrare in contatto con la nostra azienda grazie alla rete capillare di touchpoint fisici sul territorio”.

 

Con l’inaugurazione del nuovo plan, order and pick-up point di Settimo Torinese, salgono a quattro i punti d’incontro con l’azienda all’interno della regione. Oltre alla tradizionale “scatola blu” a Collegno, che dalla sua apertura nel 2009 ha accolto circa 37 milioni di visitatori, sono presenti due plan and order point, uno a Torino all’interno del Centro Commerciale Lingotto e uno a Cuneo all’interno del Centro Commerciale Grande Cuneo.

Da sempre l’azienda, oltre ad ispirare i propri clienti con soluzioni accessibili, s’impegna anche ad avere un impatto positivo nelle comunità in cui opera. In occasione della nuova apertura, IKEA Italia ha deciso di supportare la Fondazione Comunità Solidale ETS che si occupa di persone in situazioni di fragilità, sia essa legata alla salute, alla disabilità, alle difficoltà economiche, ai fenomeni migratori. L’iniziativa si concretizzerà nella donazione di arredi per la Scuola dei Genitori della Fondazione, che coinvolge famiglie immigrate che hanno bisogno di uno spazio dove affidare i propri figli e di cui si occupano a rotazione i genitori stessi.

Un’iniziativa dedicata al territorio che rientra nel più ampio progetto “Un posto da Chiamare Casa”, tramite il quale IKEA Italia, al fianco di istituzioni e associazioni locali, ha già realizzato più di 800 progetti sociali in oltre 10 anni su tutto il territorio nazionale, volti a restituire il senso di casa a chi più ne ha bisogno.