Uncem aveva anche elaborato un documento di sintesi con tutti i progetti delle borgate. Un dossier con un quadro sinottico unico. Paese per Paese. Di tutto il Piemonte. Una mole decisiva di dati.
Eccolo: https://uncem.piemonte.it/wp-content/uploads/2025/06/UNCEM-borghi-montagna-Piemonte-gen2020-rid.pdf
“Questo bando rivolto agli Enti locali delle aree montane piemontese – affermava nell’agosto 2018 Lido Riba – si unisce agli interventi che i privati hanno avviato, utilizzando bonus ristrutturazioni ed ecobonus per il restauro di edifici privati. E si aggiunge anche ai tanti interventi finanziati dalla Regione sempre con risorse del Psr e dai Gruppi di Azione locale per la creazione di nuove imprese agricole, artigianali, turistico-ricettive. C’è un importante fermento che registriamo con favore e supportiamo con il sistema delle Unioni montane. Agiremo affinché sul bando borgate presentato ieri si possano aggiungere altre risorse nel 2019. Oggi le Unioni montane sono particolarmente soddisfatte, e così Uncem, per il lavoro fatto su questo bando dall’Assessore Valmaggia e dal Settore Montagna guidato da Franco Ferraresi, con Marco Godino, Paolo Caligaris e tutti i colleghi dell’ufficio. Siamo pronti a lavorare insieme per proseguire un’azione che ha messo in prima fila il Piemonte, guidando un percorso di futuro, nato qui che fa scuola in Italia”. Sette anni fa. Il lavoro è proseguito. I cantieri stanno chiudendo. I nastri tagliati. Festa. Senza dimenticare la fatica per portare a casa quei milioni.
“A distanza di sette anni, quasi dieci da quando la misura è andata nel Comitato di sorveglianza, possiamo dire che come Uncem sia nel 2008 con la grande misura sui villaggi alpini da rigenerare – tra questi Chiappera, frazione di Acceglio, dove è nata Noah dopo 37 anni che nasceva nessuno – avevamo visto giusto”, ripetono Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem, e Roberto Colombero, Presidente Uncem Piemonte. “Pochi compresero la portata in quelle due tornate del PSR. Che non è solo agricoltura – affermano – Da Valmaggia a Marco Gallo oggi c’è un grande impegno sulle borgate. Che non deve essere solo per il turismo, bensì per la vitalità, per i servizi, per la dinamica economica nuova, nuovi flussi come raccontiamo nel Rapporto Montagne Italia 2025. Attenzione però a non vedere le borgate, come ha invece fatto il PNRR con i paesi e con i Comuni (in modo scellerato), tutte contro tutte. È un forte rischio. Trovare le più belle, e le più brave, nella contrapposizione. Non può essere così. Le frazioni dei Comuni sono tutte importanti, tutte decisive. Dobbiamo dunque agire per farle lavorare insieme, affinché il successo dell’una, giovi al successo dell’altra. È un NOI che parte da chi le abita, chi le vive, chi non è residente e fa impresa, ci vive qualche mese l’anno, le sente propria, le valorizza, le esalta. Nel NOI. Una comunità viva, nuova, non solo di autoctoni. Abbiamo bisogno di rigenerarci partendo dalle nuove comunità, di fare esperienze di comunione. I lavori in corso finanziati dal PSR siano generatori non solo di un po’ di porfido o cemento o fontane o spazi vuoti. Siamo capaci di portare vite, economie, nuovi nati, nuove imprese. Su questo dobbiamo lavorare. Anche in vista del prossimo PSR”.
Proprio sul prossimo PSR o “fondo unico” come sarà dal 2028, Uncem vede necessario un piano europeo per le aree montane, una rigenerazione che incontri altri Stati UE oltre l’Italia, che interessi le montagne, le zone rurali con una Agenda che non sia solo agricoltura o turismo. Deve essere territorio, comunità, montagna che vive.
La netta e coraggiosa presa di posizione di Ugo Finetti a favore della causa di Israele, ripercorrendo l’intera storia della sinistra italiana ,assume una particolare importanza soprattutto oggi quando ritorna e rivive il demone comunista in tante teste esaltate e confuse prive della benché minima cultura storica. Trasferire l’avversione, legittima e anche condividile, per Nietanyahu sugli ebrei in generale e sugli Israeliani in particolare significa rimettere in discussione l’esistenza stessa di Israele come vorrebbero Hamas ed Iran. L’antisemitismo storico, figlio del razzismo, è un qualcosa di strisciante che covava soprattutto a destra anche oltre Hitler e Mussolini ed era praticato nell‘URSS in modo sistematico ,riprendendo l’antisemitismo russo al tempo degli Zar. La parola Pogrom è di origine russa anche se poi gli ammazzamenti sono dilagati. Nella sinistra italiana i socialisti ebbero ottimi rapporti con Israele, pur considerando l’amicizia di Craxi per Arafat. Tra i comunisti, se escludiamo Terracini e pochi altri, un atteggiamento prevenuto verso Israele era abbastanza frequente. Non va certo ignorata e sottovalutata la situazione incandescente della striscia di Gaza sicuramente tragica ma non va mai dimenticato che tutto è nato dalle stragi del 7 ottobre, una raccapricciante pagina inumana di violenza che oggi si tenta di dimenticare. Pretendere che Israele offra cristianamente l’altra guancia è ridicolo, non fosse altro perché la guerra da sempre finisce di travolgere ogni regola e l’odio genera odio: Machiavelli docet.
Promossa dal “Lions Club Santa Margherita Ligure – Portofino” e dal “Comune di Santa Margherita Ligure”, l’attuale mostra nella cinquecentesca Fortezza Sanmargheritese ha un titolo decisamente curioso, se si pensa che in sé quel titolo, fatto di cinque ben calcolate parole, ne racchiude altri due riferiti ad opere che sono al centro del percorso scenico e concettuale della stessa rassegna. “Parole Parole. Prove di Speranza”. Partiamo proprio da quel “Prove di speranza”. Tre parole folgoranti pensate a dar voce (al centro del grande Salone a piano terra), nella loro simbolica asserzione ad un’installazione “performativa” – riferita al “Giubileo della Speranza” di Papa Francesco – che non credo di sbagliare nell’indicare come vero fulcro centrale della rassegna. In legno di pallet, catramina e olio (estremamente attuale nel riferimento all’atroce crudeltà dei tempi di guerra che oggi paralizzano il mondo) l’opera ci offre la tragica visione di due poderose, sbrecciate “Porte Sante” che, al loro aprirsi, non possono che restituirci sgomento, cumuli di macerie, frammenti di antichi simboli di fede, bianchi sudari di morte e oceani di lacrime di donne, uomini, bambini (quanti bambini!) per i quali la vita è stata solo, o quasi, guerra.
