ilTorinese

“Ritorno a casa”, non sembra nemmeno Pinter, piuttosto una farsaccia

Sino al 16 novembre al Carignano, per la stagione dello Stabile torinese

È con fatica che si tenta di far propria quelle due parole, “recitazione trattenuta”, che sono citate nel foglio di sala, posto in bella vista a spiegare l’”Homecoming” pinteriano messo in scena e interpretato da Massimo Popolizio per il Teatro di Roma con la collaborazione e l’aiuto di altri lodevoli enti e compagnie teatrali. Difficile da mandar giù e digerire quel che – pur ancorato (con qualche digressione) al testo originale – vediamo svolgersi sulla scena, nell’ambientazione rosso fuoco di Maurizio Balò, un grande spazio – definito, nel suddetto mezzo, “claustrofobico” – che si vorrebbe d’accoglienza, una grande specchiera e il ritratto di Sua Maestà ai lati, sedie disseminate – di grande richiamo quella del padrone di casa in primo piano – e tavolo sul fondo, un frigo e una radio, una ampia scala che sale al piano alto. È l’apparizione notturna a Teddy e Ruth, professore di filosofia lui in qualche università d’America, affezionato e remissivo, lei bionda, abiti aderenti, un passato di modella – o qualcosa che gli somiglia -, sposati da sei anni, tre figli lasciati a casa, viaggio europeo e tappa a Venezia e poi un salto da papà Max, ex macellaio volgare e autoritario, e fratelli (Lenny incallito erotomane e magari ruffiano, e Joey, aspirante pugile), e zio Sam assai portato per le arti culinarie – la congrega tutta al maschile, tasso di libertà e linguaggio scurrile e ars amatoria e testosterone alle stelle, sistema patriarcale incluso e sbandierato, che abita lì – per far conoscere la sposina di cui nessuno è a conoscenza. Sorpresa sorpresa! e accoglienza che non ha proprio le radici nel bon ton, ai maschi non pare vero d’avere d’ora in poi una femmina a “pieno” servizio, lavaggio stiraggio e tutto il resto compreso: con il doppio panorama del finale, la dipartita di Teddy che accetta la situazione e la mutazione assoluta di Ruth, non più fragile e pronta a dire sì ma la donna manager che tutto dispone, di piena autorità, provocante, letteralmente spiazzante nel suo completo afferrare le redini, sino a farsi estremamente disponibile, oltre le mura domestiche (potrà mantenersi da sola e porterà a casa anche qualche sterlina), ed eccellente ballerina di lap dance.

Deve aver scombussolato mica male gli animi e gli stomaci degli impettiti inglese il trentacinquenne Harold Pinter quando nel giugno del ’65 all’Aldwych Theatre presentò “Il ritorno a casa”, l’ultima delle sue “commedie della minaccia”, riversandovi battute secche e silenzi che dicono più delle parole, la crudeltà che serpeggia tra i personaggi e la voglia di primeggiare, anche con la violenza, l’uno sull’altro, non ultimo il padre, le rivalità che deflagrano, il vivere quotidiano che si fa lotta, inquietudini, rozzezza, voglia di emergere all’unico scopo di annientare gli altri. Ma quei silenzi non paiono interessare granché a Popolizio (altresì diversamente giovane in quel giubbino giallo occhiali e cappellino, gigione di prim’ordine, confezionatore di definizioni spicce per chi gli sta accanto – “frocio” per il fratello – o gli è stato – “puttana” per la moglie), lui ci gioca per riempirli di grandi movimenti, di quelli che alleggeriscono quando dovrebbero scendere più in profondità, cadendo nel grottesco e nel volgare, nel gratuito soprattutto, nell’assolutamente fuoviante (il fine è l’acchiappapubblico?): lavorando soprattutto sul Lenny di Christian La Rosa, bravissimo per carità, che si dimena, che sale e scende da quella dormeuse rossa e sbrindellata, che usa la voce alterandola e alternandola a falsetti e smorfie e sberleffi, quasi un Jim Carrey piombato dalla old London sul palcoscenico del Carignano, che sbatte in faccia allo spettatore la sua zazzera giallognola, ma Pinter non ci risulta questo, portato sulla strada della farsa (sospiri e gridolini a gogò disseminati per la scena), dove l’umorismo nero prende la faccia della risata grassa. Deborda Popolizio, anche la sopraffazione che circola tra gli umani e attraverso le stanze della casa non si fa commedia nera ma risata inconcludente. Ha lavorato anche sulla Ruth di Giorgia Solari, senza obbligarla a uscire da certe linee d’obbligo, il personaggio cresce con senno a poco a poco lungo l’intero arco dei 100 minuti, dalla semplice ragazza della porta (americana) accanto per farsi oggetto sessuale che sa come far girare il mondo.

Elio Rabbione

Nelle immagini di Claudia Pajewski alcuni momenti dello spettacolo.

“Domani il sole sorgerà comunque”

Con una mostra dedicata al giovane pittore ligure Gioele Sasha Staltari, la biellese Galleria d’Arte “BI-BOx Art Space” festeggia i suoi 14 anni di attività

Dal 15 novembre 2025 al 31 gennaio 2026

Biella

Il titolo è un invito speranzoso all’attesa di giorni migliori che comunque arriveranno. Ma sottende anche e rinvia a spazi di dolore e di più o meno pesante malinconia che, comunque, la vita riserva, di quando in quando, a tutti noi. Del resto, in un’intervista di qualche anno fa, ad ammetterlo era proprio lo stesso pittore: “L’emozione – sue parole – che credo di poter nominare maggiormente mentre lavoro è il dolore: la pittura per me è quell’arma con cui tirar fuori dal mio corpo tutte quelle emozioni negative che tento di inglobare dentro di me … Ogni volta che dipingo mi libero, tiro fuori ogni sofferenza … Dipingere è il mio modo per mostrare il mio lato più debole”. A parlare è Gioele Sasha Staltari, savonese (classe 2002), oggi residente fra Torino e Celle Ligure, studi all’“Accademia di Belle Arti di Brera” (dove si diploma, con lode e menzione, nel 2024) e formazione alla “Scuola di Grafica d’Arte” all’“Accademia Albertina” di Torino. Giovanissimo, ancora fresco di studi, ma già in grado di esprimere doti tecniche e narrative di singolare portata espressiva, a lui, da venerdì 15 novembre a sabato 31 gennaio 2026, la “BI-BOx Art Space” di Biella dedica una personale, “racconto intimo, che attraversa la fragilità e la speranza”, per festeggiare i 14 anni di attività della  Galleria, trascorsi sempre nel segno della curiosità e della scoperta del “contemporaneo”.

Curata da Irene Finiguerra, l’esposizione presenta poche ma suggestive opere, 14 in tutto (tante quanti gli anni della Galleria), dove il giovane Staltari dà prova di un eclettismo tecnico e di una capacità inventiva davvero sorprendenti, sia per quanto riguarda il materiale compositivo da lui prescelto che spazia dall’arte grafica al pastello al carboncino all’olio al mordente e al … caffè (sic!), sia per quanto concerne i supporti materici che vanno dalla tela alla ceramica all’argilla fino ad ampi … lenzuoli di recupero. Il tutto, attraverso una preferenziale scelta cromatica sulla “scala dei grigi”, più o meno accesi più o meno intrappolati in griglie chiaroscurali, dov’è spesso il giallo – un giallo fin troppo pacato – ad aprire spiragli di luce appena appena accennati. Quelle che Staltari ci invita a riconoscere anche nell’inquietudine prevalente dell’ombra. “Ancora un passo” nasce, in tal senso, una sua opera progettata su lenzuolo; “Ancora un passo” per toccare con mano quella luce di una buia stanza con un misero tavolo e una sedia che pare stare in piedi per miracolo, quasi cella carceraria separata dal mondo da quelle vecchie grate che chiudono la finestra al mondo esterno. Alla vita e alla voglia di vivere. Pochi metri, però, “ancora un passo” e la salvezza è vicina. “Staltari – si legge in nota – invita lo spettatore a rallentare, a riconoscere la luce che sopravvive anche nell’ombra … ‘Domani il sole sorgerà comunque’ è quindi più di un titolo: è una ‘dichiarazione poetica’, un invito a credere nella continuità del tempo e nella forza della luce che ritorna. Nel bianco e nero delle sue opere si percepisce una tensione sottile tra perdita e rinascita, tra silenzio e presenza. Il nero non è segno di tristezza, ma spazio dell’invisibile, grembo che accoglie e protegge; il bianco, suo contrappunto, è la soglia della rinascita, la promessa del giorno che verrà”.

In tal senso, il giovane pittore ci invita anche a riflettere sulle parole idealmente espresse da uno scrittore certamente a lui caro, il grande eternamente langarolo Cesare Pavese, che ne “Il mestiere di vivere” e in altre indimenticate pagine voleva ricordarci quanto “Ciò che è stato, non è mai perduto, se lo si conserva nel cuore”. Ecco allora quel garbato piacevolissimo “Memoria” – carboncino, mordente, pastello e olio su tela del 2025 – in cui Staltari, dalla grafia di un quasi “nulla”, fa emergere la sagoma seduta di un vecchina che ha perso il conto del tempo, ma che pare sorridere al faticoso continuo sopraggiungere di remoti pensieri che per lei sono oggi “vita” e quotidiana serenità. “Come Pavese, anche Staltari riconosce nella memoria un luogo vivo, non un archivio di nostalgia ma una sorgente da cui ripartire. Le sue opere abitano quella soglia fragile in cui il passato non è peso ma radice, sostegno silenzioso da cui può rinascere un domani. Domani il sole sorgerà comunque’ è dunque più di un titolo: è un approdo, una presa di coscienza. Nasce da un periodo di crisi personale, ma si trasforma in una dichiarazione universale di speranza”.

Gianni Milani

“Domani il sole sorgerà comunque”

BI-BOx Art Space, via Italia 38, Biella: tel. 349/7252121 o www.bi-boxartspace.com

Dal 15 novembre al 31 gennaio 2026

Orari: giov. e ven. 15/19,30; sab. 10/12,30 e 15/19,30

Nelle foto: Gioele Sasha Staltari “Ancora un passo”, china carboncino argilla, tempera caffè pastello e olio su lenzuolo; “Chiamate (distanze)”; “Memoria”

Più verdi ed efficienti: in arrivo i fondi per scuole ed edifici pubblici torinesi

La scuola materna Fratelli Cervi di via delle Magnolie 15, la sede della Protezione Civile e della Polizia Municipale di via delle Magnolie 5 e il complesso di via Leoncavallo 17, che ospita Anagrafe, Biblioteca, Sala Polivalente e Servizi Sociali, saranno oggetto di un’importante riqualificazione energetica da 3,3 milioni di euro, con interventi mirati a rendere gli spazi più efficienti, sostenibili e confortevoli per cittadini e studenti.

Questa mattina, la Giunta Comunale ha approvato, su proposta dell’assessora alle Politiche per l’Ambiente e alla Transizione Ecologica e Digitale Chiara Foglietta, i progetti di fattibilità tecnica relativi ai lavori di efficientamento energetico e riqualificazione dei tre edifici. Le opere rientrano nel progetto EfficienTO, promosso in collaborazione con Iren Smart Solutions e volto a incrementare le prestazioni energetiche degli edifici e il benessere di chi li utilizza.

Il Programma EfficienTO, sottoscritto nel 2022 e articolato su 7 anni, prevede interventi su circa 847 edifici pubblici entro il 2030. L’iniziativa punta a ridurre i consumi energetici, con un risparmio stimato intorno al 33%, a migliorare la qualità dell’aria, a contenere l’impatto ambientale, a generare risparmi economici per l’amministrazione comunale rendendo maggiormente confortevoli gli ambienti.

Gli interventi interesseranno strutture, coperture e impianti tecnologici.
Alla Scuola materna Fratelli Cervi, saranno sostituiti i serramenti esterni, realizzati nuovi isolamenti termici sulle pareti e sull’intradosso dei solai, coibentate le coperture piane, sostituite le valvole termostatiche e rinnovata l’illuminazione con corpi LED. Nella sede della Protezione Civile e della Polizia Municipale, verrà coibentato il pavimento del sottotetto, sostituite le testine termostatiche dei radiatori e alcuni componenti delle Unità di Trattamento Aria, aggiornato l’impianto di tele-gestione centralizzato e rinnovati gli apparecchi di illuminazione ordinaria e di emergenza. Nel complesso di via Leoncavallo, infine, saranno sostituiti i corpi illuminanti interni ed esterni, installato un nuovo impianto fotovoltaico, riqualificato l’impianto di produzione di acqua refrigerata per il raffrescamento e implementati inverter sui motori dei ventilatori delle UTA esistenti.

TORINO CLICK

Pass per agenti di commercio nella Ztl

In seconda Commissione del Consiglio regionale, presieduta da Mauro Fava, si è tenuta l’audizione della società 5T in merito ai servizi tecnologici per la mobilità, con particolare riferimento alla gestione delle priorità semaforiche e per approfondire gli aspetti inerenti alla proposta di legge 59 “Istituzione del contrassegno unico per le zone a traffico limitato per gli agenti di commercio”.

Luca Bonura, direttore operations di 5T, ha spiegato che “le zone a traffico limitato funzionano sulla base delle ‘white list’ con la quali si può sapere se una persona è autorizzata ad accedere in quella determinata zona. Per questo motivo, il sistema deve conoscere la relativa targa associata a quell’utente. È necessario, quindi, costruire una base dati con tutti gli utenti autorizzati, nella fattispecie gli agenti di commercio, che possa essere distribuita e integrata nei sistemi che gestiscono le Ztl delle varie città. Sono già numerose le città in Piemonte che hanno realizzato delle zone a traffico limitato. Quindi la complessità è proprio questa: costruire uno strumento che consenta di caricare i permessi e la relativa targa associata, su una piattaforma. Dopodiché questa informazione dovrà poi essere distribuita automaticamente ai vari sistemi di sorveglianza delle Ztl., in modo che si alimenti un data base unico regionale dal quale tutte le Ztl quotidianamente acquisiscano la ‘white list’”.

Bonura ha anche rilevato che: “Qualche anno fa è partito un progetto, seguito dalla Direzione Ambiente della Regione che finanziava Ztl di tipo ambientale, di regola molto più ampie dei centri storici, nate per consentire l’attuazione del Piano regionale della qualità dell’aria. Un progetto che comprendeva la realizzazione di una piattaforma regionale che fosse in grado di gestire la casistica. Una piattaforma che prescinde dalla normativa autorizzativa a monte per cui si potrebbe pensare a una sinergia con quella iniziativa”.

Nel corso della seduta è intervenuto per proporre osservazioni e domande il primo firmatario della Pdl, Fabrizio Ricca (Lega) oltre ad Alberto Unia (M5s), Alice Ravinale (Avs), Roberto Ravello (Fdi) e lo stesso presidente Fava per il quale “Il confronto con 5T è stato molto utile ed ha dimostrato la possibilità di prendere provvedimenti adeguati per la regolazione e lo snellimento del traffico e per favorire le attività economiche”.

Ufficio stampa CRP

Solidarietà, Opportunità, Inclusione: convegno di Forza Italia

TORINO, Novembre 2025 – Solidarietà, Opportunità, Inclusione. Insieme per il Cambiamento è il titolo dell’importante evento promosso dal Dipartimento Solidarietà di Forza Italia che si terrà a Torino il prossimo 17 Novembre 2025, a partire dalle ore 18:30, presso lo Starhotel Majestic di Corso Vittorio Emanuele, 54.

L’incontro, al quale hanno già aderito oltre 200 ospiti, sarà un momento di profonda riflessione e azione concreta sui temi della solidarietà e dell’inclusione sociale, focalizzando l’attenzione sulle fasce più deboli della popolazione e su coloro che vivono in situazioni di disagio economico e sociale. L’obiettivo è quello di “tendere la mano agli ultimi”, trasformando la solidarietà in un veicolo di reali opportunità e di cambiamento duraturo.

Alla base dell’evento, come detto, la solidarietà, le opportunità e l’inclusione. Sarà un confronto aperto, che ha l’obiettivo di affrontare – in un’ottica costruttiva e innovativa – le nuove vulnerabilità della nostra società. “Per noi la solidarietà è partecipazione concreta alla costruzione del bene comune, è riconoscimento del valore di ogni individuo, è responsabilità collettiva, una visione in cui il contributo di ognuno è determinante per tracciare una nuova strada”.

Seguirà un momento di relax con unapericena di networking: un’occasione informale per continuare il dialogo, scambiarsi visioni e costruire nuove opportunità.

Da sempre sensibile a queste tematiche, Forza Italia, attraverso il suo Dipartimento Solidarietà coordinato a livello nazionale, è impegnata in molteplici iniziative sul territorio volte a promuovere una società più equa e inclusiva. L’evento di Torino si inserisce in questo percorso, coinvolgendo figure autorevoli per un dibattito costruttivo, in questa occasione con il supporto di Italia Migliore.

L’evento vedrà la partecipazione di una nutrita rappresentanza istituzionale e di importanti figure attive nel settore della solidarietà e dell’inclusione sociale:

  • On. Paolo Zangrillo, Ministro della Pubblica Amministrazione;
  • On. Roberto Rosso, Senatore Forza Italia;
  • On. Cristina Rossello, Responsabile del Dipartimento Solidarietà FI;
  • On. Alessandro Cattaneo, Responsabile Nazionale Dipartimenti FI;
  • Avv. Nicola Spadafora, Presidente Italia Migliore e Vice Responsabile Dipartimento Solidarietà FI;
  • Dr.ssa Giovanna Bongiovanni, Responsabile Dipartimento Solidarietà FI Piemonte;
  • Dr. Luca Pantanella, Responsabile Dipartimento Solidarietà FI Torino;
  • Dr. Andrea Giacone, Responsabile Dipartimento Solidarietà FI Cuneo.

L’incontro rappresenta un’occasione fondamentale per discutere strategie, presentare i risultati delle azioni intraprese e delineare le future linee guida del Dipartimento, riaffermando il ruolo centrale della solidarietà nell’agenda politica di Forza Italia.

Reale Mutua Fenera Chieri ’76 e Volleyrò Casal de’ Pazzi, alleanza strategica

Siglata una partnership triennale (con opzione per altri tre) tra il club piemontese, protagonista in Serie A1 e in Europa, e il settore giovanile più titolato d’Italia

Chieri, novembre 2025 – Due eccellenze assolute della pallavolo femminile italiana uniscono le forze. Reale Mutua Fenera Chieri ’76 e Volleyrò Casal de’ Pazzi annunciano la firma di un accordo di collaborazione strategica. L’intesa, di durata triennale con possibilità di rinnovo per un ulteriore triennio, unisce due modelli vincenti: da un lato, Chieri ’76, una realtà ormai consolidata ai vertici della Serie A1 femminile e protagonista nelle competizioni europee; dall’altro, Volleyrò Casal de’ Pazzi, universalmente riconosciuto come il più prolifico e titolato settore giovanile d’Italia.

Questo accordo unisce due filosofie speculari che hanno fatto dell’investimento sul talento il proprio marchio di fabbrica. Da un lato, il Chieri ’76, da tempo punto di riferimento per la crescita e l’affermazione di giovani promesse consacratesi a livello mondiale (tra cui Jordyn PoulterHéléna CazauteAvery SkinnerCamilla Weitzel e Alexandra Frantti) e forte di un progetto giovanile, il Club 76, che conta un bacino di quasi 1000 atlete ed è fucina di talenti che militano nelle categorie nazionali. Dall’altro, il Volleyrò Casal de’ Pazzi, che risponde con un palmarès giovanile ineguagliabile: 14 scudetti vinti negli ultimi 11 anni, un “triplete” (U14, U16, U18) nel 2018, oltre 100 atlete approdate in Serie A. Un centro formativo di eccellenza, divenuto punto di riferimento assoluto in grado di formare campionesse olimpiche 2024 e mondiali 2025 come Anna DanesiCarlotta Cambi e Stella Nervini, e che ha visto nel 2024 4 sue ex atlete vestire i gradi di capitano nelle 4 principali nazionali azzurre (Maggiore, U22, U20 e U18).

L’accordo si fonda su una profonda comunanza di valori. Entrambe le società pongono l’atleta al centro di un progetto di crescita non solo tecnico, ma anche umano e scolastico. Volleyrò, attraverso il progetto “Volleyrò Human” (focalizzata sul supporto emotivo, culturale e relazionale per atleti, genitori e staff che le accompagnano), e le sue strutture residenziali dotate di tutor e supporto allo studio, garantisce che le ragazze completino il proprio percorso formativo parallelamente a quello agonistico. Una filosofia che Chieri sposa appieno.

Una collaborazione che, nei fatti, ha già dato frutti importanti e che ora viene strutturata. L’esempio più cristallino è proprio quello di Stella Nervini, classe 2003, cresciuta nel vivaio Volleyrò e oggi punto di forza del roster della Reale Muta Fenera Chieri ‘76, a dimostrazione di come il percorso tra le due realtà possa essere naturale e diretto. Ma la Nervini non è la sola: da ricordare anche Carola Bonafede, classe 2007, libero, che ha seguito il medesimo percorso.

Lucio Zanon di Valgiurata, patron e dirigente del Reale Mutua Fenera Chieri ’76: «Siamo profondamente orgogliosi di questa partnership. Volleyrò e Chieri ’76 sono due realtà consolidate del volley femminile, che si sono ritrovate naturalmente intorno a valori comuni, ed hanno scelto con convinzione la strada da percorrere insieme. Vogliamo offrire ai nostri migliori talenti italiani un percorso di eccellenza tecnico, formativo e umano: da oggi iniziamo a lavorare fianco a fianco per costruirlo».

Armando Monini, patron di Volleyrò Casal de’ Pazzi «Volleyrò e Chieri ’76 sono realtà diverse ma profondamente affini. Con questa partnership mettiamo al centro un obiettivo comune: costruire un percorso di eccellenza per il volley femminile italiano, attento alla crescita sportiva e umana delle atlete. È un accordo che rafforza le nostre identità, perché nasce da valori condivisi e dalla volontà di coltivare il talento con etica, rispetto e lungimiranza».

Avatar tatuati al museo Lombroso

Al Museo di Antropologia criminale Cesare Lombroso, in via Pietro Giuria 15, a due passi dal Valentino, grazie alla tecnologia 3D si possono scoprire i corpi tatuati di avatar a grandezza naturale.

Si tratta di una nuova installazione interattiva dedicata all’esplorazione digitale della storica collezione di tatuaggi, composta da cartelloni su cui sono riprodotti i corpi, appunto tatuati, di persone vissute tra la fine dell’Ottocento ed i primi decenni del Novecento.

Si tratta di una delle testimonianze più singolari dell’interesse scientifico di Cesare Lombroso per il fenomeno del tatuaggio, interpretato come possibile indicatore di tendenze criminali, legate al permanere di istinti primitivi, ad un’anomala insensibilità al dolore ed a una personalità caratterizzata da vanità e impulsività. Queste teorie lambrosiane alimentarono un dibattito internazionale e contribuirono alla nascita di numerose collezioni di tatuaggi su pelle, su carta e su fotografie, importanti fonti storiche per la comprensione delle pratiche e dei significati culturali del tatuaggio nel tempo. Il progetto è stato realizzato nell’ambito delle attività di ricerca e sviluppo di prototipi per la fruizione digitale del patrimonio culturale della Fondazione Changes – Spoke 4 “Virtual Technologies for Museums ad Art collections. Il Museo è aperto dal lunedì al sabato dalle 10 alle 18.

Igino Macagno

L’Orchestra Filarmonica di Torino accende i riflettori su Officina

Il 14 novembre prossimo la rassegna di musica da camera “Officina”, nel corso della quale giovani musicisti di talento animano il palco di Cascina Roccafranca, prevede un nuovo concerto. L’Orchestra Filarmonica di Torino accende i riflettori su “Officina”, che rappresenta uno degli orizzonti più dinamici e sperimentali del suo percorso artistico. Nata come naturale del progetto OFT Lab, “Officina” si propone oggi non più come semplice laboratorio, ma come una sorta di crocevia creativo, in cui la musica diventa terreno di scambio tra generazioni, stili, repertori e linguaggi. In questo spazio, in continua trasformazione, giovani interpreti e compositori si incontrano per dar vita a otto appuntamenti che, da ottobre a dicembre, il venerdì, alternando concerti pomeridiani e serali, animeranno il palcoscenico di Cascina Roccafranca, in via Rubino 45, la casa del quartiere di Mirafiori Nord che ospita l’iniziativa. Il programma di “Officina” intreccia classico, contemporaneo e jazz, con un’attenzione particolare alla nuova musica. Ogni concerto include una prima assoluta, commissionata a otto compositori emergenti provenienti dal Conservatorio Giovan Battista Martini di Bologna. Il 14 novembre sarà protagonista, in collaborazione con il Conservatorio Verdi di Torino, il quartetto Ipazia, composto da Mei Harabe e Samuele Leo ai violini, Fiamma Kamenchtchik alla viola e Elena Cavecchi al violoncello. I giovani musicisti proporranno il Quartetto op.18 n.1 in fa maggiore di Beethoven, il Quartetto in mi minore per archi di Giuseppe Verdi e il brano “Washi no yaiba”, di William Succi, classe 1995, in prima esecuzione assoluta.

“’Washi no yaiba’, che si traduce come ‘lame di carta’, è un brano per quartetto d’archi ispirato alla leggerezza del Washi, la tradizionale carta giapponese – ha dichiarato William Succi – qui immaginata come una lama sottile e affilata. La scrittura agile è tagliente degli archi richiama il gesto rapido e controllato del taglio, intrecciandosi con sonorità e armonie della musica giapponese contemporanea”.

L’appuntamento successivo sarà il 21 novembre alle ore 21, con il violino di Giulia Dainese e il pianoforte di Giorgia De Lorenzi, che proporranno brani di Beethoven, Amy Beach e la nuova pagina di Filippo Paris.

Biglietti: ingresso unico 5 euro – acquistabili presso la biglietteria dell’OFT, in via XX Settembre 58, Torino – oppure via mail a biglietteria@oft.it – 011 533387

Mara Martellotta

OFF Topic, “La più grande tragedia dell’umanità”

Per Iperspazi, la stagione 2025-2026 di Fertili Terreni Teatro , presso Off Topic, mercoledì 19 e giovedi 20 novembre alle ore 21 andrà in scena “La più grande tragedia dell’umanità”, uno spettacolo produzione Malmadur e Evoè! Teatro con i performer David Angeli e Theresa Maria Schlichtherle. Si tratta di un gioco di ruolo teatrale, adatto ad un pubblico di età superiore ai 14 anni, o, se si preferisce chiamato a decidere ed indirizzare il corso del racconto, “La più grande tragedia dell’umanità”,  presenta un meccanismo tanto spiazzante quanto in apparenza articolato , un impianto performativo in cui il pubblico è chiamato a dover scegliere tra due tragedie. Quella che viene votata come più grande rimane in gioco, per poi confrontarsi subito dopo con una nuova tragedia, mentre l’altra viene scartata.
Si tratta di una struttura ad eliminazione diretta, come si direbbe nel gergo sportivo , dove per alcune votazioni possono avere diritto di voto solo gli spettatori che hanno  vissuto la tragedia esaminata, per altre possono averlo solo gli spettatori  che non l’hanno vissuta, per altre ancora solo un numero  limitato di presenti.
Le tragedie oggetto di analisi e votazione verteranno su vari casi, dalla perdita di un cellulare a un amore tradito, da un parente malato a un’epidemia, passando per un genocidio come per l’esplosione del sole, ovvero la morte di un uomo solo in un paese di provincia, e molto altro ancora.
Il progetto originario ruota intorno a due temi principali, la spettacolarizzazione del dolore che viviamo quotidianamente su media e social network e la rappresentabilità del tragico.
Le tragedie da votare sono di volta in volta  portate in scena attraverso linguaggi espressivi, dalla recitazione alla musica, dalle immagini video ai documenti storici. Il numero complessivo delle stesse, sia che interessino  eventi storici o piccoli fatti privati, grandi personaggi o gente sconosciuta, sarà sconosciuto agli spettatori. A seconda del momento saranno presentate in un ordine stabilito o estratte a sorte. Il comune denominatore è sempre il diretto coinvolgimento con il pubblico, il mostrare il legame più stretto tra media e dolore, tra il fatto e i filtri attraverso cui siamo abituati a guardarlo. ”La più grande tragedia dell’umanità” rappresenta un impianto in continua evoluzione, work in  progress teatrale pronto a mutare a seconda del luogo in cui viene messo in scena e del tempo che vivono gli spettatori. Essa ri-crea e ri-scrive la realtà attraverso concetti universali  come la tragedia e il dolore, ammettendo di uscire sconfitto  da un eventuale confronto con la società che spettacolarizza il dolore. All’interno di un meccanismo-gioco l’obiettivo finale è  quello di turbare le coscienze, elencando le tragedie del quotidiano, mettendolo l’una con l’altra in competizione fra loro, tra serio e faceto, azzardando l’impossibile paragone tra dolori.
Il biglietto unico intero ha il costo di 13 euro se acquistato online, di 15 euro in cassa la sera dell’evento.
Resta la possibilità di lasciare il biglietto sospeso , tramite donazione online o con satispay, e di entrare gratuitamente per alcuni under 35 grazie ai biglietti messi a disposizione attraverso la collaborazione di Torino Giovani.
I biglietti si possono acquistare online sul sito www.fertiliterreniteatro.com

Mara Martellotta

L’Unione Montana Alta Valle di Susa e la filiera corta del legno a Bardonecchia

Il Palazzo delle Feste, a Bardonecchia, ha ospitato un convegno dal titolo “Il legno locale: la filiera corta come motore di sviluppo”, un evento che ha messo in luce il valore di questa risorsa per l’economia montana. L’appuntamento, organizzato dall’amministrazione comunale, ha promosso un settore chiave per il territorio. I lavori sono stati aperti da Chiara Rossetti, Sindaca di Bardonecchia, e dal Presidente dell’Unione Montana Alta Valle di Susa Mauro Carena. Hanno partecipato anche l’assessore Gallo, intervenuto in video collegamento, e il Vicesindaco della Città Metropolitana Jacopo Suppo. Al tavolo dei relatori si sono alternati amministratori, tecnici e imprenditori che hanno sottolineato la ricchezza del territorio, rappresentata dalla filiera del legno locale, risorsa che deve essere maggiormente valorizzata. L’evento ha rappresentato un’occasione per parlare del legno come elemento fondamentale per l’occupazione  e per innescare uno sviluppo sostenibile, ribadendo che la filiera corta è un vero simbolo di identità territoriale e culturale. La giornata di confronto è proseguita con una sessione tecnica approfondita focalizzata su sfide e opportunità attuali. Sono stati esposti casi pratici ed esperienze maturati sul territorio. Il momento clou è stato l’intervento del climatologia Luca Mercalli, intervistato dalla giornalista Maria Chiara Voci. La discussione era incentrato su cambiamento climatico, transizione ecologica e utilizzo del legno locale. Questa strategia contribuisce alla riduzione  dell’impatto ambientale legato ai trasporti e promuove una gestione forestale più consapevole e sostenibile.

Mara Martellotta