ROSSO E FONTANA (FI): ATTENDIAMO DI SAPERE SE SARÀ IL PD PRO SALA O QUELLO CONTRO TOTI
«Abbiamo appreso con stupore degli avvisi di garanzia che sono stati recapitati all’onorevole Mauro Laus, all’assessore Mimmo Carretta e alla presidente del Consiglio comunale Maria Grazia Grippo. Ci eravamo quasi scordati che fossero sotto indagine, vista la solita cortina fumogena che il “Sistema Torino” tende a creare per occultare i problemi che investono, come uno tsunami, i propri eletti.
Forza Italia, come sempre, resta garantista ed è certa che le persone coinvolte riusciranno a provare la propria innocenza ed estraneità ai fatti che vengono loro attribuiti. Crediamo che sarebbero opportune delle comunicazioni in Aula da parte del Sindaco per rassicurare i cittadini e il Consiglio riguardo a questa notizia.
Certamente siamo curiosi di capire quale Partito Democratico avremo di fronte: se la versione A, cioè quella di queste ore, ipergarantista nei confronti del Sindaco di Milano Sala, oppure la versione B, quella giustizialista che solitamente il Pd interpreta se ad essere coinvolti in guai giudiziari è un esponente di centrodestra, uno fra tutti Toti.
Ecco, attendendo che il Pd torinese e il sindaco Lo Russo girino la ruota e ci facciano sapere dove si ferma e quale versione interpreteranno, noi mettiamo le mani avanti: non siamo garantisti “alla carta”, al bisogno.
Un avviso di garanzia non corrisponde a una condanna, e una condanna in primo grado non corrisponde a una condanna in via definitiva».
Ad affermarlo il senatore Roberto Rosso e Marco Fontana, rispettivamente Segretario provinciale e cittadino di Forza Italia a Torino.

Il Premio Alassio Cento libri – un autore per l’Europa, ideato 31 anni fa dal bibliotecario Roberto Baldassarre e dal giornalista Romano Strizioli, è stato vinto da Paolo Malaguti per il suo romanzo ”Fumana“. Una scelta avveduta della giuria presieduta da Gian Luigi Beccaria e composta da italianisti stranieri che spesso dimostrano una capacità di andare oltre le logiche di molti premi letterari italiani. L’idea dei giurati esteri ha consentito al premio alassino di avere un respiro più ampio, evitando i legami con la politica che emergono in modo vistoso, ad esempio, con lo “Strega”. La figura di Malaguti va ben oltre un eventuale impegno politico che non traspare , perché la sua opera non rivela quei cedimenti a cui tanti scrittori si sono dovuti adattare o che hanno scelto di loro iniziativa. I Premi letterari, al di là della lotta inevitabile tra editori, sono spesso spartiti in base a criteri non soltanto politici, ma addirittura ideologici. Chi non fa parte di certi certi cerchi magici ,è tagliato fuori in maniera aprioristica. Anche il Premio Alassio ha avuto le sue colpe sotto la presidenza di Ernesto Ferrero che pure fu un critico raffinato e colto, ma non immune dalla compromissione con la politica politicante . Basterebbe citare il conferimento a Michela Murgia, in verità non ancora così schierata come negli ultimi anni della sua vita, per rendersi conto di un abbaglio che mi portò a disertare negli anni successivi il Premio alassino. La scelta di quest’anno mi pare molto giusta e condivisibile. Uno scrittore che riconosce un debito nei confronti di Giovannino Guareschi, merita attenzione. Forse pochi lo ricordano che ad Alassio andava al mare con la famiglia anche Giovanni o che è ricordato all’ ingresso della biblioteca civica sul mare da una sua fotografia sulla spiaggia. Malaguti rappresenta una narrativa che sa fare i conti con la storia senza le solite faziosità. In quella stessa piazza in cui è stato premiato Malaguti, due giorni prima ha presentato un suo libro un personaggio televisivo tra i più faziosi che utilizzano le trasmissioni per montare scandali. Non avrei mosso un passo per andarlo a sentire , ma la pluralità delle voci è il bello della democrazia liberale che ad Alassio è sempre esistita per merito di amministrazioni che non si sono mai accodate alla cultura – propaganda di tante città e cittadine che usano l’estate per fare dell’amichettismo politico la loro prevalente ragion d’essere.
RUBRICA SETTIMANALE A CURA DI LAURA GORIA
Lei oggi -40 anni dopo e 4 matrimoni alle spalle- la ricetta giusta per far funzionare una coppia deve averla trovata; dato che con l’ultimo marito è felicemente sposata da 25 anni. Non litigano mai, si sono divisi chiaramente i compiti e trascorrono parte del tempo insieme scherzando.
Joyce Carol Oates è una fuori classe della letteratura mondiale: 87 anni, fisico minuto ed esile, carattere immenso ed energia incontenibile.
E’ la splendida dichiarazione d’amore scritta da una figlia al padre, immenso e famoso, che la morte le ha portato via quando lei aveva appena 12 anni…e ancora bisogno del suo sguardo azzurro che -con la forza e la tenerezza di un abbraccio pieno di amore- sapeva guidarla ed avvolgerla.
Questo libro è diverso dagli altri della scrittrice, nata a Palermo nel 1945, e con cittadinanza britannica, dato che dal 1972 vive a Londra dove è stata giudice e avvocato dei minori.
