A Ciriè i medici avevano detto ai familiari che la bambina era persa. Dopo è iniziata una corsa contro il tempo per trovare un’équipe di specialisti per affrontare l’emergenza

La vicenda è tristemente nota. Era incinta al settimo mese, la donna di 40 anni che è morta per una tragica fatalità, inciampando nella propria in casa. Nella caduta, ha frantumato una porta a vetri che le ha tagliato l’arteria femorale. Un dramma doppio, poiché è morto anche il bimbo che aveva in grembo. L’incidente è accaduto a Varisella, in provincia di Torino. E’ stata portata in elisoccorso all’ospedale ma i sanitari non hanno potuto salvare né lei né il bambino.
Dopo la tragedia, la ricerca di eventuali responsabilità sui soccorsi e sulla gestione “politica” della sanità. “Chiedo all’assessore Antonio Saitta di venire a riferire in Aula già martedì prossimo per comprendere come sia potuto accadere un caso di questa gravità”. A dichiararlo il capogruppo di Forza Italia Gilberto Pichetto a seguito del decesso della donna all’Ospedale Mauriziano dopo il lungo calvario che ha dovuto subire nelle ore immediatamente successive all’incidente.
“Cose del genere non possono e non dovrebbero avvenire. Più che le eventuali responsabilità, che spetterà ad altri accertare, quello che ci interessa è comprendere come può agire immediatamente la politica per migliorare il sistema sanitario. Abbiamo presentato un question time per approfondire immediatamente una vicenda che ribadisco ha una gravità assoluta”.
Come ha evidenziato il quotidiano La Stampa, già a Ciriè i medici avevano detto ai familiari che la bambina era persa. Dopo è iniziata una corsa contro il tempo per trovare un’équipe di specialisti per affrontare l’emergenza. “Alle Molinette sono impegnati, al San Giovanni Bosco evidenziano che non è il loro turno per le criticità in arrivo dal 118. Alla fine Manuela Rosselli arriva in ambulanza al Mauriziano. Entra in sala operatoria”. Il resto è drammatica cronaca.
(Foto: il Torinese)



Ghino – vero nome Ghinotto – era fglio di Tacco, senese ghibellino giustiziato dai guelfi. Decise di darsi alla macchia per vendicare il padre e perpetuarne l’eredità politica. Raccolse intorno a sé un gruppo di ribelli ed espugnò la rocca di Radicofani, con l’intento di riportare allo splendore i ghibellini sconfitti, esercitando nel frattempo il buongoverno sul suo villaggio.Ghino di Tacco era anche lo pseudonimo con cui Bettino Craxi firmava i suoi corsivi al vetriolo sull’Avanti!, dopo aver assunto con orgoglio l’identità del “Robin Hood” ghibellino cui Eugenio Scalfari, per condannarlo, l’aveva paragonato. 
La mostra è il secondo appuntamento del nuovo spazio espositivo di Via Eusebio Bava 8/a, a Torino, e prosegue nel suo intento di promuovere i giovani artisti emergenti, presentando tre progetti fotografici, realizzati da Lo Schiavo, accomunati da un chiaro riferimento alla storia dell’arte e, in particolare, ad alcuni suoi periodi fondamentali in ambito pittorico, oltre che dal desiderio dell’artista di sviluppare un discorso creativo che vada oltre il medium espressivo utilizzato: la fotografia
A
Sarà una sfida appassionante tra italiani e keniani
L’assessore regionale al Lavoro, Giovanna Pentenero, assicura che il progetto 

