Il «matrimonio tra donne» dei Nuer non si può considerare un’unione omosessuale: avveniva quando una donna era sterile, per questo motivo era costretta a separarsi dal marito e tornava a vivere con i propri fratelli

Il matrimonio è un’istituzione in continuo cambiamento e rinnovamento: i matrimoni tra donne, di cui i politici discutono e che dividono le masse, non sono una “bizzarria” dei tempi moderni, bensì una realtà che il grande antropologo Evans Pritchard ha riscontrato negli anni Trenta tra i Nuer della Nigeria.
Vi sembra assurdo? Non lo è. La famiglia stessa non è altro che il prodotto sociale di determinate condizioni socio culturali e varia da zona a zona del mondo, sorprendendoci con casi particolari che ribaltano la concezione occidentale di famiglia.
Erano gli anni della prima guerra mondiale quando il fondatore dell’antropologia sociale britannica, Bronislaw Malinowski, studiò una popolazione delle isole Trobriand, Papua Nuova Guinea.
E scoprì che in quelle isole non esisteva una vera e propria paternità come la intendiamo noi, bensì due paternità distinte e complementari. Se dal punto di vista affettivo l’individuo più presente era il padre biologico, per quanto riguarda l’autorità era lo zio paterno ad occuparsi dei nipoti: era lui a educare i figli della sorella, sempre lui che trasmetteva eredità e diritti politici, nonché le ricchezze. Quindi, per quanto possa sembrarci bizzarro ,in questa società matrilineare era lo zio il padre effettivo, e il padre naturale era solo un compagno di giochi, una figura affettiva che non aveva un briciolo di autorità.
L’antropologia culturale ha sempre sottolineato come la famiglia nucleare basata sull’unione coniugale eterosessuale non sia “la famiglia” bensì “una ” famiglia, uno dei tanti tipi che si presentano agli occhi di chi ne studia le varie forme.
Eppure sia Benedetto XVI che George W. Bush (nel 2004) hanno difeso la “naturalità ” della famiglia eterosessuale, suscitando dure reazioni da parte del mondo antropologico , dalle critiche serrate dell’American Anthropological Association fino al professor Francesco Remotti, che ha scritto una lettera ideale indirizzata al papato (Contro natura, Laterza, già citata, n.d.r.), nella quale documenta l’esistenza divari tipi di famiglia, nelle società asiatiche, oceaniche, africane, americane ed europee, portando esempi illuminanti che non corrispondono al modello abitativo rappresentato da madre, padre, figli.
Ecco un esempio di famiglia che vi sorprenderà. Tra i Nuer del Sudan studiati negli anni Trenta da Edward Evans-Pritchard, si trovavano anche famiglie basate sulla coresidenza di due donne e dei loro figli.
Il «matrimonio tra donne» dei Nuer non si può considerare un’unione omosessuale: avveniva quando una donna era sterile, per questo motivo era costretta a separarsi dal marito e tornava a vivere con i propri fratelli. A quel punto iniziava a comportarsi come loro, diventava “un uomo” vero e proprio, al punto che i fratelli le cercavano una giovane moglie con cui poteva finalmente generare dei figli che la chiamavano «padre» (grazie a un donatore esterno). Altra particolarità Nuer?
I Nuer praticavano il “matrimonio con il fantasma” : se un uomo moriva prima di generare figli, la moglie poteva unirsi sessualmente con uno dei suoi fratelli, dando vita a figli consideratiin tutto e per tutto i figli del fratello defunto.
Chiudiamo con il pensiero del professore Pier Paolo Viazzo, docente di antropologia presso l’Università di Torino : in realtà tutte le famiglie, seppur profondamente diverse, presentano un denominatore comune : “ovviare alla solitudine dell’individuo”. ( Pier Paolo Viazzo, La famiglia, Milan, Università Bocconi Editore, 2007)
Federica Billone
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