ilTorinese

Truffa del vino, modifica l’iban per incassare

I Carabinieri del Comando Stazione di Monforte d’Alba hanno denunciato per frode informatica un giovane uomo originario del Ghana giunto in Italia nel 2017.

Le indagini sono partite ad Aprile, dalla denuncia di un’azienda vitivinicola delle Langhe. La ditta aveva ricevuto via email da un cliente di un paese del nord Europa un ordinativo di bottiglie di vino per diverse migliaia di euro. Era seguita la comunicazione con lo stesso mezzo delle coordinate bancarie su cui effettuare il bonifico che però non era mai giunto sul conto dell’azienda. Gli impiegati erano quindi rimasti molto sorpresi quando dopo qualche settimana avevano ricevuto la telefonata del cliente che si lamentava di aver pagato senza però ancora aver ricevuto la merce. Lo scambio di informazioni ha permesso di appurare che l’email inviata dalla ditta era stata intercettata e che il dato dell’IBAN era stato variato. Solo a questo punto l’email era stata fatta pervenire alla casella elettronica del cliente che aveva quindi effettuato il bonifico a favore dei responsabili dell’ingegnosa frode.

Gli accertamenti degli investigatori della Stazione di Monforte hanno permesso di appurare che l’importo versato dal cliente era finito su un conto corrente postale intestato ad un uomo di origini extracomunitarie residente in provincia di Cuneo che aveva provveduto a incassarlo interamente mediante prelievi multipli effettuati il giorno stesso in diversi uffici postali, in modo da non destare troppo sospetto.

L’uomo è stato denunciato alla Procura della Repubblica di Torino – gruppo riciclaggio – per frode informatica.

L’appartamento trasformato in serra per coltivare marijuana

Vere e proprie serre, adibite a vivaio per la coltivazione della marijuana, quelle scoperte, nei giorni scorsi, dalla Guardia di Finanza di Torino dove un trentaquatrenne, si dedicava a coltivare la droga.

Il forte odore, tipico della marijuana, ha subito attirato l’attenzione di Easy e Jane, due dei cani antidroga delle Fiamme Gialle e le piante visibili sul balcone che si affacciava sulla strada del quartiere Borgo Vittoria di Torino hanno permesso di individuare l’appartamento adibito a serra e di conseguenza il legittimo proprietario.

Le due serre, trovate nella camera da letto di un piccolo bilocale, erano accessoriate di tutto l’occorrente necessario per la coltivazione: due termometri per poter garantire la temperatura ideale, un miniventilatore, due teli neri adatti alle serre, tubi in alluminio per l’aereazione, lampade led da vegetazione, filtri e ventole per il ricambio dell’aria e tutti gli accessori destinati al mantenimento della piantagione.

All’interno dell’abitazione le Unità Cinofile di Torino hanno rinvenuto sette piante di cannabis indica, semi di cannabis e un bilancino elettronico di precisione.

La piantagione illegale e le attrezzature sono state sequestrate, mentre per l’uomo è scattata la denuncia.

La Guardia di Finanza di Torino, nell’ambito della costante azione di controllo del territorio tesa a prevenire e reprimere violazioni finanziarie ed episodi di microcriminalità, tiene in debita considerazione l’esigenza di sicurezza dei cittadini per mantenere

sempre alto il livello di rispetto della legalità.

Con una cordicella calavano in strada la droga nel paniere

I carabinieri della compagnia di Chieri hanno eseguito un’ordinanza applicativa di misure cautelari emessa dal Giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Torino, su richiesta del sostituto procuratore Marco Sanini della Procura di Torino, che ha diretto le indagini. L’attività investigativa, condotta dalla stazione di Villastellone tra febbraio e maggio di quest’anno, ha riguardato alcune persone autori di numerosi episodi di spaccio ‘al dettaglio’ di hashish tra Torino, Villastellone, Santena e Carmagnola.

Nel corso dell’operazione sono stati arrestate due persone in flagranza di reato. Nell’ordinanza in questione l’autorità giudiziaria di Torino ha concordato con le risultanze investigative dei carabinieri che hanno accertato oltre 50 episodi di cessione di sostanze stupefacenti, ravvisando la necessità delle custodie cautelari nei confronti di tre italiani ed un cittadino marocchino, residenti a Torino e nell’hinterland. In diversi casi è stato poi accertato che uno degli arrestati cedeva la droga direttamente dal balcone della sua abitazione utilizzando un paniere legato ad una cordicella che veniva lasciato cadere fino alla strada dove l’acquirente, una volta pagata la sostanza stupefacente riceveva all’interno la merce.

Gentlemen Only Ladies Forbidden

Le origini del golf sono da sempre argomento di accese discussioni, soprattutto tra golfisti, in quando vi è grande incertezza nel definire un luogo di origine ed una data certa, l’unica certezza è che si tratti di una tradizione secolare. La tesi più accreditata è che la storia del golf veda come antenato il gioco della Paganica, gioco risalente ai tempi dell’Impero Romano in cui venivano utilizzate un bastone e una palla di cuoio imbottita di piume.

Si pensa che questa attività ludica sia stata trasmessa dai legionari agli abitanti dei territori delle Highlands nei primi anni d.C., la diffusione di tale attività deve essere stata così capillare in questo territorio da far pensare che il golf moderno sia nato proprio in Scozia.Altro argomento di discussione è l’etimologia della parola stessa golf. È tesi diffusa che rappresenti un acronimo ovvero Gentlemen Only Ladies Forbidden, a evidenziare ulteriormente la iniziale diffusione esclusivamente per un pubblico maschile.

Parlando del golf contemporaneo invece pochi sanno che, con più di 50 milioni di giocatori al mondo, è uno degli sport più diffusi e praticati. Questa ampia diffusione è stata facilitata dal fatto che, a differenza di molte altre attività sportive, può essere praticato indistintamente da uomini e donne, da bambini, giovani adulti e anziani, rivolgendosi quindi non solo ad ambedue i sessi, ma anche a tutte le fasce di età. Per alcuni giocatori il golf rappresenta una disciplina sportiva, per altri è un divertimento da condividere con gli amici, per questo motivo viene definito uno sport individuale da praticare in compagnia; per altri ancora una piacevole dipendenza o una salutare metodologia per mantenere la propria forma fisica.

In cosa consiste però l’essenza del golf?consiste nella continua ricerca di quell’intimo equilibrio tra mente e corpo, tra il gesto atletico, diverso per ogni giocatore, e strategia di gioco, che continuamente mette alla prova il giocatore stesso. Il golf è uno sport che aiuta a conoscere se stessi nella parte più intima e profonda, il proprio carattere, la propria capacità di sopportare insuccessi e sconfitte, ma anche a migliorare il proprio autocontrollo e la gestione delle proprie emozioni ed emotività.

Un neofita che si avvicina a questo sport si chiede subito quando potrà andare in campo. Non vi è regola matematica attraverso la quale capirà quando, molto dipende da doti individuali come equilibrio, coordinazione, capacità di apprendimento e dal tempo che si dedica per praticarlo soprattutto nella fase iniziale.
Per questo motivo non vi resta che provare. Buon gioco!

Emanuele Farina Sansone

L’hub dell’ambiente raddoppia. Lanciato anche un crowdfunding

“Consolidare a Torino un polo di cultura e protagonismo ambientale.
Un hub in cui sviluppare idee e sinergie per la città resiliente”
La Casa dell’ambiente, spazio pubblico nato cinque anni fa in corso Moncalieri 18,
raddoppia e lancia una nuova fase del progetto di “hub” di realtà non profit impegnate per
la qualità della vita in città, la rigenerazione urbana, la lotta al riscaldamento globale. In
questi anni la Casa dell’ambiente ha ospitato mostre, seminari, dibattiti, laboratori, film a
carattere ambientale, eventi sulla mobilità sostenibile e l’inquinamento, incontri di studenti
universitari “green” e dei ragazzi di Fridays for future e la rete degli Orti metropolitani.
Anche il percorso partecipativo che ha sviluppato le proposte di riqualificazione di Parco
Michelotti si è tenuto presso la Casa dell’ambiente.


Nel quadro di una generale risistemazione della palazzina di corso Moncalieri decisa
dalla Circoscrizione 8, ora la struttura guadagna nuovi e più flessibili locali e lancia un
manifesto per “Consolidare a Torino un polo di cultura e protagonismo ambientale. Un hub
in cui sviluppare idee e sinergie per la città resiliente”
Il manifesto è già stato sottoscritto da una decina di associazioni.
“Uno spazio unico a Torino”, scrivono i firmatari, “indispensabile per fare comunità,
incontrarsi, costruire sinergie, far nascere nuove idee e favorire l’innovazione sociale in
sintonia anche con l’innovazione tecnologica e le molte forme della green economy”. Un
impegno anche economico, oltre che progettuale e organizzativo, che sarà sostenuto anche
tramite un crowdfunding. L’obiettivo dichiarato, coerente con la missione originaria, è di
rafforzare il progetto di “casa comune” dell’impegno civico e solidale per la sostenibilità.

 

(foto grande di M. Bursuc)

 

 

Asti-Cuneo: e la risposta definitiva?

UNCEM: “INCOMPRENSIBILE IL CIPE NON ABBIA DATO LUMI SULLA CONCLUSIONE DELL’OPERA. E A CHERASCO SI PAGA…” 

“È incomprensibile il Cipe nei giorni scorsi non abbia stanziato le risorse per la conclusione della Asti-Cuneo. Qualsiasi sia la soluzione operativa scelta, qualsiasi la modalità rispetto a concessioni e gare, qualsiasi le risorse economiche necessarie, quei chilometri di infrastruttura restano un tabù. Parole su parole, promesse e pochi fatti, analisi e progetti, convegni. Dell’ultimo tratto della Asti-Cuneo che unisce le valli alpine cuneesi alla pianura padana, nessuna traccia. E il casello a Cherasco, obbligatorio in uscita verso Alba, Langhe e Roero, si paga 1,70 euro. Forse aumenterà pure. Per far cosa? Per quali opere da realizzare, non si sa. Si paga a Marene e poi sei chilometri dopo. Anche alla barriera di Cuneo, le tariffe a carico degli utenti crescono ogni anno. Scellerato e grave che il Cipe non decida di quella lingua d’asfalto verso le aree economiche che stanno facendo grande il turismo del Piemonte. Così come sul Maddalena e sul Tenda. Fermi. E il Cuneese, il Sud-Ovest del Piemonte soffre per gli scontri politici, gli errori istituzionali, i conflitti. L’Asti-Cuneo è e resta incompleta, emblema di un pezzo di politica centralista del Paese che non decide”.

Marco Bussone e Lido Riba, Presidente nazionale e regionale dell’Uncem

L’isola del libro

Rubrica settimanale sulle novità in libreria

A cura di Laura Goria

Adam Gopnik “Io, lei, Manhattan” – Guanda-   euro 19.oo

E ‘ un inno al fascino di New York questo splendido memoir di Adam Gopnik, firma di punta del settimanale “New Yorker”. Più precisamente è una cavalcata d’amore per la fantastica Manhattan degli anni 80; quando, appena 20enni, lui e la moglie Martha Parker arrivano dritti dal Canada. Due giovani provinciali con pochi soldi e ambizioni tante. Lei è iscritta alla Columbia University e sulla strada per diventare una film maker di successo; lui dottorando di storia dell’arte, ma con il sogno di scrivere pezzi di costume sul “New Yorker”. Gli inizi del loro inossidabile amore hanno il non facile apprendistato nello spazio ultraridotto di un seminterrato di 9 metri quadrati nell’Upper East Side, “la definizione dell’impossibile”.

Pagine intense che vi portano direttamente in quello scantinato pieno di amore, ironia, intelligenza, passione e abilità nella difficile arte di riuscire a imbastire (senza azzannarsi) una convivenza nel minimo spazio vitale possibile. All’epoca Manhattan era proiettata in altezza, verso il cielo: aspirazioni, energia, ambizione e creatività erano un mix che funzionava alla grande. Poteva accadere di tutto. Gopnik iniziò con impieghi, a tratti dai risvolti comici, alla Frick Library, poi come guida al MoMA (piacevolissimo parlare di arte, ma decisamente poco remunerativo) infine decide di cercarsi “un lavoro vero, che pagasse”. E’ così che approda alla prestigiosa rivista maschile GQ dove cercavano qualcuno che rivedesse i testi….e dato che le sue qualifiche erano pari a zero, si aggiudicò il posto. Erano anni in cui era più fluido il passaggio da un lavoro all’altro, salivi le scale mobili della carriera fino al top “e neanche il tempo di voltarsi, eri alla guida di una casa editrice”.

Gli amici della coppia sono giovani romanzieri i cui libri vengono pubblicati, artisti talentuosi le cui opere vengono esposte ed hanno quotazioni di tutto rispetto. Manhattan era il luogo magico in cui potevi farcela. Capitava anche che il grande fotografo Richard Avedon (Dick) diventasse amico della coppia e mentore carismatico di Gopnik, (un’amicizia ininterrotta da quando si conobbero nel 1985 fino alla morte di Avedon nel 2004). Una sorta di padre adottivo che li introdusse nel mondo del potere e del glamour newyorkese. Uomo dall’immensa sensibilità estetica che immortalava immagini con una vecchia macchina fotografica 12 per 8 (la stessa usata da Matthew Brady per fotografare Lincoln e la Guerra di secessione). Gopnik erige quasi un monumento ad Avedon in pagine bellissime in cui racconta le loro passeggiate su e giù per Manhattan, la sua genialità nell’approcciarsi alla vita e alle persone (emblematiche e divertenti le pagine dedicate al loro incontro con “l’uomo delle spille”…godetevelo).

Poi la coppia, dal bugigattolo dell’86esima, infestato da scarafaggi, trasloca in un arioso loft di SoHo di 140 metri quadri: è terreno di scorribande di topi…ma vuoi mettere il fascino di vivere in un edificio con la facciata in ghisa (tratto architettonico tipico di quell’isola newyorkese)… Ed ecco il via a capitoli in cui Gopnik racconta l’evoluzione del quartiere: conteso da artisti e gallerie, sconfinante negli anni con TriBeCa, tra pop art, scrittori ed editor di grande prestigio. Tanti i nomi di personaggi famosi che Gopnik ha incontrato e di cui parla in modo da trascinarvi in quell’epoca e in quei luoghi, decisamente unici. Adam Gopnik ha vinto ampiamente la sua corsa al successo, ha ottenuto svariati premi come giornalista e scritto alti 8 libri prima di questo….tutti da leggere.

 

Ken Follet “Notre Dame”   -Mondadori- euro 9.00

Ken Follet, uno degli scrittori di maggior successo a livello mondiale, rende omaggio alla cattedrale di Notre Dame di Parigi che il 15 aprile scorso è stata devastata da un terribile incendio. E lo fa con

questo pampleth, il cui ricavato è destinato al fondo per la ricostruzione, come pure i suoi diritti d’autore. Proprio lui, che ha scritto il best seller “I pilastri della terra” -dedicato alla cattedrale di Kingsbridge- è stato particolarmente schioccato dal disastro. Incollato come tutti noi davanti agli schermi tv, ha assistito sgomento alle immagini della devastazione.

Ed eccolo ripercorrere il suo legame con Notre Dame.

Aveva visitato la chiesa molte volte: la prima nel 1996, quando era un 17enne più interessato alle coetanee che non alla bellezza della struttura e al suo carico di storia. Tra le tante occasioni successive anche una toccante messa di Natale, con la moglie Barbara, insieme a migliaia di persone che affollavano la chiesa e condividevano qualcosa di profondo. Allora l’emozione era stata sapere che i nostri antenati avevano celebrato il Natale allo stesso modo, in quell’edificio, per più di 800 anni. L’occasione più recente, solo 4 settimane prima dell’incendio, mentre passava in auto lungo la rive gauche, ammirando il maestoso spettacolo delle 2 torri e degli archi rampanti.

All’origine del suo romanzo “I pilastri della terra” ci sono state approfondite ricerche che Follet ha fatto anche “sul campo”, salendo sui tetti di molte cattedrali e imparando molto sulla loro struttura, ma anche sui loro punti deboli. Nel 4° capitolo c’è la scena chiave dell’incendio che distrugge la cattedrale di Kingbridge; per descriverlo al meglio si era chiesto come potesse prendere fuoco una grande chiesa di pietra. E’ così che ha subito intuito la matrice delle fiamme che hanno devastato Notre Dame. Si è ricordato dei detriti che si accumulano negli anfratti, vecchi pezzi di legno e corda, cartacce abbandonate dagli addetti alla manutenzione e tanti altri elementi potenzialmente pericolosi se anche solo sfiorati da una sigaretta accesa o dalla scintilla provocata da un guasto elettrico.

Nelle pagine seguenti, scritte di getto tra il 19 e il 30 aprile 2019, ripercorre i momenti storici che hanno reso la cattedrale uno dei simboli di Parigi. Narra che per edificarla trascorsero 100 anni, e anche dopo non cessarono continue migliorie. Sottolinea il contrasto tra le vite povere e sacrificate delle centinaia di operai che vi lavorarono: costruirono torri alte 69 metri, mentre loro vivevano in capanne di legno e non avevano gli strumenti di precisione odierni, per cui si procedeva a tentativi e si commettevano anche errori. Racconta molto altro…e rimanda anche al romanzo di Victor Hugo “Notre Dame de Paris”…

 

Victor Hugo “Notre Dame de Paris”

Questa potrebbe essere l’occasione giusta anche per rileggere e scoprire un classico della letteratura, “Notre Dame de Paris” di Victor Hugo. Scrittore francese (1802-1885) autore anche de “I miserabili” che gli diede fama imperitura in patria e all’estero. E subito dopo il rogo di aprile uno degli effetti collaterali è stato proprio un boom di vendite del tomo di Hugo in tutta la Francia.

“Notre Dame de Paris” è considerato un capolavoro della letteratura romantica e il massimo approdo del genere “gotico”. Hugo non aveva ancora 30anni quando diede alle stampe questo romanzo-cronaca dell’autunno del Medio Evo, espressione più che riuscita del suo grande amore per i monumenti del passato. E’ un torrente in piena nel descrivere il miserabile quartiere parigino intorno alla cattedrale, in un Medioevo fantastico, pittoresco, babelico, brulicante di personaggi ed echeggiante di suoni. E’ su questo sfondo e all’ombra della misteriosa macchina della cattedrale – che è la vera protagonista- che leggiamo le avventure della bella zingara Esmeralda che si guadagna da vivere ballando e predicendo il futuro. E di altri personaggi, come il campanaro deforme Quasimodo, Pierre Gringoire, il capitano Febo e l’intricato parterre dei mendicanti della corte dei miracoli, preti, scudieri del re, duca di Borgogna. Una storia corale pubblicata nel 1831, che non aveva pretese di esatta ricostruzione storica, ma in cui Hugo diede libero sfogo alla sua immaginazione, trasportata da un ritmo narrativo mozzafiato. E a rileggere oggi le pagine in cui sono descritte le fiamme fra le due torri della facciata (che in realtà oggi sono quelle meno intaccate) siamo percorsi da un brivido, perché quel pezzo di bravura suona anche sinistramente profetico. I critici dell’epoca non capirono la grandezza dell’opera, invece i lettori ne furono letteralmente stregati e questo diede fama e successo allo scrittore.

 

 

 

Torino-Lione, M5S: “Regalo a Macron”. La Lega:”Se non vi va la tav uscite dal governo”

Il M5s scrive sulla sua “bibbia”, il Blog delle stelle: “L’Ue ha messo più soldi per la Torino-Lione?

In realtà non è proprio così: ha solo fatto sapere che si impegnerà a farlo. Se il tuo datore di lavoro o un tuo cliente non ti pagano ma ti dicono “tranquillo, ti pagherò, poi lo faccio”, senza dirti quando come e perché, qualche dubbio ti viene o no? Non è che questi soldi, in realtà, all’Italia non servono ma sono solo un altro favore alla Francia di Macron? E pensare che sul Tav c’è chi si schiera con Macron: Renzi, la Boschi e Berlusconi”. Replica la Lega attraverso le note dei capigruppo in Parlamento Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo: “Se per i 5 Stelle la Tav è un delitto, uno spreco, un crimine, un regalo a Macron e al partito del cemento, che ci stanno a fare in un governo che la realizzerà? Se vogliono possono dimettersi, nessuno li obbliga”.

Misure straordinarie di controllo sui treni

Giovedì 25 luglio si è svolta la giornata  di controlli ad alto impatto della Polizia Ferroviaria, disposta a livello nazionale dal Servizio Polizia Ferroviaria di Roma, all’interno delle principali stazioni ferroviarie, tra cui Torino Porta Nuova.

 

Il Compartimento Polfer Piemonte e Valle d’Aosta ha messo in campo, per l’intera giornata, misure straordinarie di controllo per la tutela dei viaggiatori e di tutto l’ambito ferroviario, che hanno implementato il consueto contrasto delle attività illecite e al contempo aumentato la visibilità e percezione di sicurezza da parte dei viaggiatori.

Nei servizi di controllo sono stati impiegati 78 operatori della Polizia Ferroviaria, in aggiunta a quelli impegnati nei servizi ordinari, con il risultato di 559 persone identificate, di cui 152 straniere, 108 i bagagli a seguito viaggiatori e denunciato in stato di libertà 2 cittadini italiani per possesso ingiustificato di arma da taglio e per oltraggio a Pubblico Ufficiale.

“Non facciamo morire due volte il carabiniere”

Riceviamo e pubblichiamo

È uno spettacolo raccapricciante quello messo in scena dalla politica e dai social network.

È anche, purtroppo, lo spaccato più autentico dei veleni che scorrono nella nostra società. Il vice brigadiere dei Carabinieri Mario Cerciello Rega è stato ucciso da due balordi di nazionalità americana. Alla sua famiglia e alla Benemerita ogni italiano perbene deve il proprio cordoglio e il ringraziamento affettuoso. Alla vedova di Mario lo Stato deve fornire la tutela legale, concedere un riconoscimento stabile e a vita per il sacrificio cui è stato costretto il suo giovane consorte. Questo dovrebbe accadere in un Paese civile, mettendo da parte polemiche e strumentalizzazioni che immiseriscono una tragedia umana. Siamo diventati un Paese “eccessivo”. Penso alle reazioni di violenza, di cinismo e insieme di imbecillità, come quella dell’insegnante che esulta per “uno in meno”. Penso alle scritte alla manifestazione No-Tav di ieri. Penso anche alla foto del giovane arrestato e con gli occhi bendati. Come pure alle fake news sull’identità dei due aggressori come nigeriani. Un Paese eccessivo e squilibrato: i codici disciplinano ogni fattispecie di “eccesso di difesa” ma poco o nulla dicono sull’ “eccesso di offesa”. Un milite delle Forze dell’Ordine può difendersi solo in condizioni estreme quando, come nel caso del povero vice brigadiere, difendersi è diventato impossibile. Assistiamo a un imbarbarimento della vita sociale e la politica, anziché farsi argine al degrado, pensa di sfruttarlo per lucrare altri voti. Non è questo il modo migliore per onorare la memoria di Mario Cerciello Rega. È il modo per farlo morire due volte.

 Osvaldo Napoli, direttivo di Forza Italia alla Camera