E’ morto Vercellone maestro dell’Ateneo torinese

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Pier Franco Quaglieni

E’ morto all’improvviso ad appena 70 anni Federico Vercellone, autorevole docente di Estetica  dell’Università di Torino.La sua è  una morte precoce, legata ad una malattia improvvisa non precisata.

Chi scrive lo conobbe molti anni fa quando il giovane Vercellone era alle prime armi ed era noto più come il figlio del grande medico Antonio Vercellone. Lo conobbi a casa del prof Giuseppe Piccoli successore nella Facoltà di Medicina di Vercellone e futuro preside della facoltà. Federico  Vercellone  ci tenne a dirmi che voleva distinguersi dal padre  e che aveva scelto  per profondo  interesse  personale gli studi filosofici.  Alcuni figli di cattedratici famosi scelsero la strada facilitata da un cognome conosciuto. Si era appena laureato con una tesi su Nietzsche e fu  uno degli allievi più originali di Gianni Vattimo di cui apprezzo’ il pensiero debole che lo portò ad approfondire il tema del nichilismo, che ho ritenuto del tutto estraneo al mio concetto di laicità. Su laicità e laicismo avemmo anche l’occasione di discutere serenamente. Io ero fermo alla lezione di Bobbio.
Era uno studioso di fama internazionale, uno dei pochi rimasti nell’ateneo torinese insieme a Maurizio Ferraris.
Le accuse violente nei suoi confronti portarono l’Università a sospenderlo per un mese nel 2024, senza prove che non fossero la chiacchiera e la protesta assembleare come in un nuovo ‘68, certamente di tono molto minore rispetto agli anni “formidabili“ del secolo scorso ,quando studiosi come Venturi , Garosci ed altri furono fatti oggetto di attacchi violentissimi.  Il glottologo di fama internazionale Giuliano Bonfante, volontario contro Franco in Spagna, fu accusato di essere un  fascista e dovette trasferirsi all’ Università di Roma. Vercellone  torno ‘ad insegnare nel 2025 , ma venne affiancato da  un collega con la scusa – che in realtà dimostrava il valore indiscusso di Vercellone – che gli allievi del suo corso di Estetica erano troppo numerosi.  Fu un goffo tentativo di mettergli un tutor, un abominio giuridico e una condanna  aprioristica  e umiliante nei suoi confronti Ci furono altre proteste contro di lui che si decise a denunciare per calunnia le sue accusatrici .
L’esito di quella denuncia  non è mai arrivato, almeno pubblicamente  ad essere noto. Incontrai Vercellone in via Po nel 2025 e scambiammo poche parole. Era un uomo profondamente ferito, ma forte della sua dignità di studioso e di professore. Molti di noi non ebbero il coraggio di scrivere qualcosa su atti che sapevano tanto di intimidazione. Io stesso  scrissi qualcosa di troppo generico contro il clima che si respirava e che esplose poi in modo virulento  nella contestazione pro Palestina.
La mia  lunga malattia di quel periodo non mi  giustifica. Io  non avevo mai avuto un rapporto significativo con lui e lo invitai solo occasionalmente al Centro Pannunzio. Lo consideravo troppo vicino a Vattimo e sbagliavo. Vercellone resta e resterà uno studioso importante che in futuro  sarà un vanto del nostro Ateneo.
Egli fu un perseguitato. E come tale va considerato. Non è un fatto occasionale che il Centro studi intitolato a Luigi Pareyson   –  che fu il maestro di Riconda e di Vattimo , ambedue suoi assistenti, quando frequentai il suo corso nel 1969 – abbia reso nobilmente  omaggio a Federico. E qui mi fermo perché il primo rispetto verso un morto e’ tacere.
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