ilTorinese

Musiche da film al concerto di Natale in Duomo

Da quelle più celebri di Nino Rota ed Ennio Morricone, a “Summertime” di Gershwin, compongono il programma del concerto natalizio del 12 dicembre prossimo in Duomo con i Cameristi dell’Accademia, sostenuto dal Rotary Club Sestriere Via Lattea

Il M° Alberto Vindrola

 

Le musiche che hanno reso celebri i più famosi film della storia cinematografica del Novecento saranno protagoniste del concerto natalizio in programma giovedì 12 dicembre prossimo, alle 21, nella Cattedrale di San Giovanni a Torino, con i “Cameristi dell’Accademia”, con il sostegno del Rotary Club Sestriere Via Lattea. Il concerto è promosso dall’Accademia della Cattedrale di San Giovanni, associazione nata verso la fine del 2017 per rendere il Duomo torinese un luogo capace di irradiare un nuovo umanesimo, in grado di promuovere un rinascimento dell’arte del vivere. L’appuntamento concertistico, infatti, intitolato “Cinema per le orecchie”, fa parte del progetto “Lo spirituale nell’arte”, che riprende il titolo di un celebre saggio di cui fu autore Kandinskij, capace di suggerire una prospettiva di meditazione che si apre ad una visione del mondo con, al centro, la liturgia dell’amore cristiano.

La musica da film può assumere molteplici significati all’interno del film stesso; può definire l’ambientazione, specificando un’epoca ed un luogo particolari; delinare lo stato d’animo dei personaggi; richiamare l’attenzione su elementi all’interno o all’esterno dell’inquadratura, rendendo più chiari determinati aspetti dell’intreccio; rinforzare o anticipare gli sviluppi della vicenda; spiegare le motivazioni dei personaggi ed anche favorire l’immedesimazione da parte dello spettatore.

 

Don Carlo Franco

Il concerto vedrà protagonisti “I Cameristi dell’Accademia” con la partecipazione straordinaria di don Carlo Franco, parroco del Duomo di Torino, alla chitarra, mandolino e bouzuki. Arrangiatore dei brani, al pianoforte e conduttore, il maestro Alessandro Vindrola. Voce solista Diletta Branciaroli, cantante blues e nipote del celebre attore di teatro Franco Branciaroli. A comporre i Cameristi dell’Accademia di San Giovanni il flautista Davide Chiesa, Gianluca Colonghi al clarinetto, Ugo Favaro al corno, i violinisti  Marcello Iaconetti e Valentina Rauseo, Enzo Salzano alla viola,  Alberto Capellaro al violoncello ed Umberto Salvetti al contrabbasso.

Il concerto si aprirà con l’esecuzione di “Felliniana”, una sezione di musiche composte da Nino Rota per i film di Federico Fellini. Tra le musiche in programma anche celebri brani composti da Ennio Morricone per il film “C’era una volta il West”, per la regia di Sergio Leone, “Theme” da “Schindler’s List”, uno dei film con le musiche più celebri della storia del cinema, per la regia di John Williams, il notissimo “Tema di Lara” per cui ancora oggi è ricordato il film “Il Dottor Zivago”, interpretato da Omar Sharif, quindi brani tratti dal film “Il padrino”, composti da Nino Rota. Non mancheranno musiche di Giuseppe Verdi, tra cui il celebre valzer dal film “Il Gattopardo”, di cui firmò la regia Luchino Visconti, danzato dai due famosi interpreti principali,  Claudia Cardinale e Alain Delon, e musiche di George Gershwin. Qui la scelta si è concentrata sul celebre brano “Summertime”, tratto da “Porgy and Bess”, il famoso spiritual composto da Gershwin nel dicembre 1933. La prima di “Borgy and Bess” ebbe luogo a New York nell’autunno del ’35, con un cast di cantanti addestrati nel musical afro americano e con un’abbondanza di musica gergale, un’operazione per quei tempi davvero ardita.

Mara Martellotta

Diletta Branciaroli, voce solista

Un accordo in 25 punti per rendere più sicura Torino

L’Accordo per la sicurezza integrata e lo sviluppo della città di Torino è stato siglato – presenti il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese e il capo della polizia Franco Gabrielli – dal prefetto Claudio Palomba, dalla sindaca Chiara Appendino, dall’assessore alla Sicurezza della Regione Piemonte Fabrizio Ricca, dall’arcivescovo, monsignor Cesare Nosiglia, dai presidenti delle Circoscrizioni e dai rappresentanti degli Enti del territorio. Si tratta del primo protocollo del genere in Italia, dura due anni ed è costituito da 25 punti. In primo luogo il potenziamento dell’illuminazione, della  prevenzione e del controllo del territorio con video sorveglianza e detrazioni, da parte del Comune, a privati e associazioni che si dotano di telecamere. Nelle circoscrizioni saranno istituiti tavoli di osservazione per individuare le aree più critiche. Si prevedono anche tavoli anticrisi, misure per anziani e di contrasto a violenza sulle donne e disagio minorile.

A Biella gli Stati generali del Sociale

Dal Piemonte

L’ASSESSORE CAUCINO: “ORGANIZZERO’  QUI IL PRIMO FESTIVAL  D’ITALIA”

Gli stati generali del Sociale a Biella. Un Festival del Sociale per la precisione, quello nato ed ispirato dalla volontà dell’Assessore regionale alle Politiche sociali, Chiara Caucino:

Ho deciso di convogliare a Biella, la mia città, gli stati generali del Sociale. Un Festival, una festa, un evento a 360° che abbracci tutto il Piemonte e tutta Italia. È un esperimento ambizioso ed ho iniziato a condividerlo con il Sindaco della città e con tutti gli operatori regionali e nazionali”.

Prosegue Caucino: “Il periodo da segnare in agenda è l’autunno del 2020. Le porte del mio Assessorato sono aperte, siamo ricettivi tutti gli operatori del mondo del sociale. Inviterò docenti, esperti, organizzazioni del volontariato, rappresentanti delle comunità, delle Regioni, stileremo ovviamente una scaletta di temi che abbraccerà il mondo dell’assistenza in maniera globale. L’evento sarà aperto ai cittadini, il nostro pubblico più prezioso.”

Nel definire l’obiettivo l’Assessore Caucino ricorda come: “Le Politiche sociali non sono una ‘Cenerentola’. Oggi come non mai accolgo le necessità delle fasce più deboli, dei minori, degli anziani, di chi riscontra problemi nel trovare un alloggio, di chi l’alloggio non lo può manutenere. Abbiamo nel nostro splendido Paese delle persone ai margini della società. Ecco, mi piacerebbe rendere Biella una ‘Capitale del Welfare’. Non potremo fare miracoli forse, ma faremo tutto il possibile.”

L’evento sarà anche un ottimo volano per l’economia locale, per promuovere il territorio, ma soprattutto per stimolare un “turismo della sensibilità” che porti benefici, in senso più ampio, in ogni settore.

A.L.

www.regione.piemonte.it

Tav, nuovi scontri, Fsp Polizia: “Professionisti del disordine ancora in azione”

“Mentre noi subiamo per far rispettare la legge. Serve ipotesi terrorismo di piazza”

 

“In Val di Susa nuovi attacchi alle Forze di Polizia, vecchi i metodi: bombe carta, fionde, razzi, pietre, l’incendio di una cancellata. Nuove aggressioni vecchio e solito copione: donne e uomini in divisa rischiano la salute e persino la vita perché c’è chi non ha alcun rispetto per la legge, né per le decisioni che noi non abbiamo preso ma che noi dobbiamo far rispettare. Nessuno osi chiamarli manifestanti. Se il cantiere debba andare avanti o no non lo stabilisce la Polizia di Stato. Ciascuno si assume le responsabilità di scelte che, una volta assunte, noi dobbiamo far rispettare. Quelli che hanno agito ieri e molte altre volte sono professionisti del disordine, che ormai con pratiche letteralmente organizzate e programmate giungono pronti a ferire, a incendiare, a devastare, a fare più male possibile. E mentre c’è ancora chi ipotizza che tutto sommato non è poi così grave aggredire un poliziotto per essere stati da questo provocati in quanto il povero sciocco fa il suo lavoro dovendo difendere persone e beni, mentre chi gli lancia contro una bomba in fondo è giustificato perché è convinto di aver ragione, noi ripetiamo che queste forme di aggressioni organizzate sono pratiche eversive per arroganza, per pervicacia, per aggressività, portate avanti nella convinzione di non incorrere in conseguenze significative per come possono allo stato essere perseguite. Ecco perché rilanciamo con forza la nostra proposta di introdurre la fattispecie di terrorismo di piazza”.

Lo afferma Valter Mazzetti, Segretario Generale dell’Fsp Polizia di Stato, dopo gli scontri avvenuti nell’area del cantiere Tav di Chiomonte.

L’Ice Club Torino presenta i pattinatori

 Saranno in gara nei campionati nazionali di Italia, Finlandia e Svizzera

 Ai Campionati Italiani Assoluti di Pattinaggio Artistico e Danza sul Ghiaccio che si svolgeranno a Bergamo dal 12 al 15 dicembre 2019 prenderanno parte numerosi pattinatori che si allenano a Torino seguiti dai tecnici dell’Ice Club Torino Asd.

Nella categoria junior femminile scenderanno sul ghiaccio Victoria Nobile, Milena Re e Anna Zito. Nella categoria junior maschile, dopo una buona prestazione nella tappa di Grand Prix di Egna, gareggerà il tredicenne Raffaele Zich che farà il suo esordio ai Campionati italiani, mentre in junior maschile nazionale pattinerà Giorgio Rossetti.

La coppia di artistico composta dalla pinerolese Vivienne Contarino e da Marco Pauletti che detiene il titolo di campioni italiani junior dovrà rinunciare all’appuntamento a causa di un infortunio della Contarino in allenamento. La coppia riprenderà gli allenamenti questa settimana.

Tempo di nazionali anche per la milanese Alessia Tornaghi (tesserata Agorà Skating Team) che, nel dicembre 2018 ha conquistato la medaglia d’oro ai Campionati Italiani assoluti di Trento, al suo esordio nella categoria senior. Durante l’estate 2018 Alessia Tornaghi aveva preso parte agli stage di Aosta e Pinerolo con l’Ice Club Torino e aveva apprezzato i metodi di allenamento dello staff della società torinese, da qui la scelta di trasferirsi in Piemonte per essere seguita da Edoardo De Bernardis, allenatore e coreografo di fama internazionale.

L’allieva di Edoardo De Bernardis presenterà in gara un programma corto pattinato sulle musiche di Rachmaninov e un lungo nel quale interpreta una diva del cinema degli Anni ’50 nel musical “Sunset Boulevard”, entrambi coreografati dal suo allenatore.

L’Ice Club Torino è impegnata anche in campionati nazionali stranieri: in Finlandia con Sofia Sula e in Svizzera con Anaïs Coraducci.

BC

Requiem per la Bosnia, un libro che porta sangue al cuore

Dal Piemonte

Mercoledì 4 dicembre alle ore 16 nella Sala Scimé di Mondovì (CN) è stato presentato il libro Requiem per la Bosnia di Barbara Castellaro (Infinito Ed., 2019). Oltre all’autrice, sono intervenuti Stefano Casarino, Presidente della Delegazione AICC di Cuneo e della Sezione ANPI di Mondovì; Gigi Garelli, Direttore dell’Istituto Storico e della Società Contemporanea di Cuneo, e Marco Travaglini, giornalista e scrittore

L’evento è stato organizzato dalle su ricordate Associazioni, assieme a Gli Spigolatori di Mondovì e al Centro Studi Monregalesi, e ha avuto il Patrocinio della Città di Mondovì. L’introduzione, affidata al primo relatore, ha messo in risalto il carattere intimistico e lo stile paratattico dell’opera, che non è, non vuole essere un saggio storico, ma un volumetto di riflessioni, come l’ha definito la stessa autrice: un testo intenso e delicato, certamente dolente (da qui nel titolo il Requiem: a giudizio di chi scrive, più il Requiem di Fauré che quello di Mozart o di Verdi), denso di ricordi, suggestioni, riflessioni. Barbara è affascinata dal “ponte”, un simbolo importante e salvifico in quest’età di “muri”, ma anche un posto ideale per riflettere, come scrive lei, su cosa può fare la guerra, su come un uomo possa, quasi per capriccio, cancellare intere generazioni di propri simili: la peggior guerra europea dal 1945 ad oggi, svoltasi vicino ai nostri confini orientali, nella colpevole inazione dei Caschi blu olandesi che pure erano presenti, un clamoroso fallimento dell’Occidente in generale e della Comunità Europea in particolare.Tutto ciò non va rimosso, anzi: è vero che la guerra di Bosnia Erzegovina (1992-5) non si studia a scuola nei libri di storia. Proprio per questo, dunque, sono importanti libri come quello di Barbara, che sconvolgono e inducono ad informarsi, a tentare di capire come siano stati possibili l’assedio di Sarajevo (il più lungo della storia, dal 5 aprile 1992 al 29 febbraio 1996) e la strage di Srebrenica (11 luglio 1995: Srebrenica, che significa “la città dell’argento”, prima della guerra contava 40.000 abitanti, oggi è ridotta a 9.000).

Barbara ha parlato e ha pianto con le madri bosniache, ha raccolto testimonianze strazianti, si è sentita dire che gli Italiani sono un popolo che non nega mai un sorriso, che è sempre pronto ad aiutare: è ancora vero oggi, in questo momento di sovranismo e di “Prima gli Italiani”? Un interrogativo che chi scrive ha voluto rimarcare con preoccupazione. Nel secondo intervento, Gigi Garelli ha parlato di quella guerra come del primo laboratorio di artificiosa costruzione del “nemico”: lì e allora si portarono alle estreme conseguenze le deliranti ideologie della “nazione monoetnica” e della conseguente “pulizia etnica”, passando in brevissimo tempo dalla plurisecolare convivenza di religioni diverse (Sarajevo come nuova Gerusalemme) all’incubo del vicino visto con altri occhi, il “diverso”, il “nemico” appunto. Quella guerra smentisce il rassicurante convincimento che l’Europa ha garantito più di settant’anni di pace, ne rivela in pieno la debolezza. Ma anche oggi quel territorio (quegli spazi balcanici che, secondo Churchill, contengono più storia di quanta ne possano consumare) ha un’importanza straordinaria, è lo snodo delle nuove ondate migratorie e lo scenario di nuove forme di intolleranza e di sopraffazione, anche qui senza che l’Europa analizzi e affronti, o almeno imposti, il problema in maniera chiara. Marco Travaglini ha commentato le immagini che scorrevano alle spalle dei relatori, le bellissime foto di Paolo Siccardi, e ha rimarcato il fatto che a Sarajevo per più di quattrocento anni le tre religioni monoteiste avevano convissuto pacificamente: quella non fu, come vollero farci credere, una guerra di religione, uno scontro di culture. Fu lì che nacque lo “psiconazionalismo”, come segnalato dal libro di Angelo Lello, Il sentiero dei tulipani. Psiconazionalismo in Bosnia Erzegovina, (Infinito Ed. 2011) e come perfettamente definito dal Dr. Domenico Campogrande: quando si utilizza l’armamentario della paura e dell’angoscia a protezione di un gruppo o di una etnia, l’effetto è la distruzione del presupposto dell’eguaglianza degli uomini. Il conflitto in Bosnia e Erzegovina rappresenta il paradigma esemplare del disconoscimento dell’altro come persona, gruppo e nazione.

 L’indicibile orrore di quella guerra ha fatto scaturire l’urgenza della normalità e il bisogno del perdono: come scrive Barbara, questo lavoro parla di grandi dolori, ma anche di perdono, di rinascita e di speranza. Proprio di questo hanno discusso Gigi Garelli, nel ruolo di competente intervistatore, e l’autrice nella seconda parte del pomeriggio: del racconto pudico e commosso delle mille facce del dolore in cui si è imbattuta Barbara; del suo bisogno di raccontare, anzitutto per sé (per conservare i propri ricordi); del valore catartico sia del dolore che del racconto. Ѐ su questa nota che vorrei concludere: può esserci catarsi, a mio giudizio, solo se c’è empatia e comprensione. E ravvedimento e volontà di restare vigili, e di bloccare sul nascere, prima che sia troppo tardi, ogni velleità e ogni delirio nazionalistico.

Stefano Casarino

Bagarini rifilavano biglietti falsi ai turisti per assistere alle partite della Juve

I Carabinieri stanno eseguendo 9 provvedimenti cautelari

I Carabinieri del Comando Provinciale di Torino stanno eseguendo una misura cautelare di applicazione del divieto di dimora a Torino e dell’obbligo di presentazione alla p.g. nei confronti di 9 bagarini di origine partenopea, ritenuti responsabili a vario titolo e in concorso di truffa e utilizzo di pubblici sigilli contraffatti. In occasione delle partite di cartello del campionato di Serie A e di Uefa Champions League della Juventus, i truffatori adescavano i tifosi, disposti a spendere qualsiasi cifra pur di assistere all’incontro di calcio, tramite un sito internet di annunci gratuiti. Le Stazioni ferroviarie torinesi o nei dintorni dell’Allianz Stadium erano i luoghi privilegiati dalla banda di truffatori per fissare lo scambio dei biglietti e del denaro o per trovare altre vittime. La gioia per gli acquirenti dei biglietti last minute durava ben poco, perché al momento della convalida ai tornelli di accesso allo stadio il tagliando era un falso d’autore. Le indagini sono durate 4 mesi e hanno consentito di accertare la vendita di 24 biglietti contraffatti, per un valore circa 4000 euro, e di sequestrare 32 biglietti, falsi d’autore, pronti per essere venduti.

“Vitamine Jazz” arriva a 140 concerti: i nuovi appuntamenti

Due nuovi eventi  la prossima settimana all’Ospedale Sant’Anna per la rassegna  arrivata al centoquarantesimo concerto e alla sua terza stagione, organizzata per la “Fondazione Medicina a Misura di Donna” e curata da Raimondo Cesa. I concerti avranno inizio dalle ore 10.00 nella sala Terzo Paradiso in via Ventimiglia 3 aperta al pubblico, dedicata alle pazienti e ai loro cari.

Martedì 10 dicembre “3CHIC ”

Le 3CHIC sono formate dalle performers
Marinella Locantore
Martha Umana
Cristina Kesia Geremias.
Riccardo Chiara chitarra
Le 3CHIC sono un trio vocale al femminile di Torino che grazie alle divertenti sonorità vintage farà riscoprire tante bellissime canzoni del passato e del presente con classe ed ironia!
Nel repertorio spaziano dagli anni 40 ( Andrew Sisters, Trio Lescano ecc.) allo swing italiano degli anni 50 e 60, dagli standard jazz al blues al rockabilly, fino ad arrivare a brani odierni arrangiati in chiave vintage.
Le 3CHIC si esibiscono cantando e danzando coreografie a tema e arricchendo la loro esibizione con cambi d’abito e costumi scintillanti!


Giovedì 12 dicembre sarà la volta del gruppo “Just in Trio”

Fabriana Flauret voce
Leonardo Rinaudo chitarra
Alberto Palumbo contrabbasso

Pop-Chic è il termine che definisce la loro musica. Contrabbasso, chitarra e voce si uniscono con lo scopo di creare atmosfere essenziali, allegre, ma di classe.
Dai Beatles a Sting passando per Ray Charles, Caro Emerald, senza disdegnare un po’ di sano Jazz. con i grandi classici dello swing…
L’essenzialità della musica, l’immediatezza del repertorio, l’eleganza dell’immagine.
La base ritmica, la pulsazione, il movimento, sono affidati al contrabbasso di Alberto Palumbo.
L’armonia, la ricerca dei suoni, i giochi sulle corde sono della chitarra di Leonardo Rinaudo.
La voce, libera di muoversi su questa essenzialità, capace di accarezzare e di graffiare è di Fabriana Flauret.

Operazione “Oro rosso”, la Polfer vigila sui furti di rame

In Piemonte e Valle d’Aosta

62 persone controllate, durante le 19 ispezioni a depositi di rottami, 8 lungo linee ferroviarie e 9 su strada: questi gli esiti dell’ “Operazione ORO ROSSO”, effettuata dal personale del Compartimento del Piemonte e Valle d’Aosta il 4 dicembre u.s., una giornata di controlli straordinari che ha lo scopo di contrastare i reati connessi al furto e commercializzazione del rame utilizzato in ambito ferroviario.
Durante le attività è stato effettuato un attento esame di tutti i materiali in giacenza, la rispettiva provenienza e tipologia, comprese le modalità di stoccaggio e conservazione, trattandosi nello specifico di rifiuti con un forte impatto ambientale.
E’ stato appurato a che titolo fossero presenti le persone identificate sui siti di stoccaggio, nel caso non fossero dipendenti, nonché è stata verificata la presenza di idonea autorizzazione a conferire metalli ferrosi.
Le operazioni, che si sono svolte contemporaneamente in tutta la penisola, su disposizione del Servizio di Polizia Ferroviaria di Roma, hanno interessato numerose località delle due regioni e si sono protratte per l’intera giornata.
A Torino denunciati per ricettazione in concorso due uomini di nazionalità Moldava, dal personale della Squadra Informativa Compartimentale e del Posto Polfer di Chivasso, poiché in possesso di un motore di un autoveicolo, risultato provento di furto, appena acquistato nella su indicata autofficina. Per il medesimo reato, il socio dell’autofficina, è stato sottoposto ad indagini preliminari in stato di libertà. Il controllo proseguiva all’interno dell’azienda, ove al termine degli accertamenti è stato sequestrato l’intero impianto e tutto il suo contenuto, poiché al suo interno sono stati rinvenuti altre componenti provento di furto, tra cui motori e targhe di autoveicoli. Inoltre è stato contestato anche il reato ambientale.
Il risultato operativo conseguito rientra nella più ampia attività di contrasto allo specifico fenomeno criminoso dei furti di rame che, da anni, vede impegnata in prima linea la Specialità, sia attraverso servizi di iniziativa che mediante controlli straordinari, quali “Oro Rosso”.

L’isola del libro

Rubrica settimanale a cura di Laura Goria

Ayanta Barilli  “Un mare viola scuro”  -DeA Planeta-  euro 17,00

E’ la ricostruzione -tra memoir e romanzo- della vita di 4 donne (inclusa l’autrice), legate ad altrettanti luoghi; ma ricompone una sola storia, quella delle antenate e della famiglia della Barilli. Ed è un racconto bellissimo, a tratti tragico, sicuramente emozionante. Ayanta Barilli è figlia del noto giornalista, saggista e polemista, Fernando Sánchez Dragó, che si separò da Caterina Barilli (professoressa di Storia e Filosofia) ancora prima che Ayanta nascesse. Oggi la giornalista radiofonica italo-spagnola esordisce come romanziera con “Un mare viola scuro”, caso editoriale in Spagna, arrivato finalista al premio DeA Planeta. Sono personaggi straordinari le antenate di cui ricostruisce la vita risalendo indietro per 3 generazioni, a partire dalla fine dell’800 per arrivare al 2017. La sfortunata bisnonna Elvira, nata a Padova, figlia di un matrimonio infelice; sposa di Evaristo, soprannominato (non a caso) Belzebù che la fece rinchiudere nel manicomio di Colorno, dove finì per impazzire davvero. Sua figlia Angela che viene affidata al padre e cresce disperatamente senza amore, sola e incompresa. Ricostruendo la sua storia, Ayanta tocca i luoghi del ramo italiano della famiglia: Parma, Padova, Roma e Tellaro, in Liguria, che ha ispirato il titolo del libro ed era il luogo delle vacanze estive. Poi c’è la madre della scrittrice, Caterina, che lega la sua vita nomade a quella dell’intellettuale Fernando; però non regge povertà, tradimenti e vita precaria. Rimasta incinta, torna a Roma dalla madre, ma l’attende una morte prematura. Sua figlia Ayanta cresce con l’adorata nonna Angela e alla sua dipartita sente l’urgenza di riannodare i fili delle vite che l’hanno preceduta. Un lavoro di ricerca titanico: a colpi di diari, lettere, foto, documenti e continue sorprese. Tutto per riportare alla luce la memoria del passato. Perché è così che Ayanta è riuscita a conoscere meglio se stessa, le sue origini e ci ha regalato un romanzo indimenticabile.

 

Esi Edugyan  “Le avventure di Washington Black”  -Neri Pozza-  euro 18,00

L’autrice canadese, ma di origini ghanesi, è un astro nascente della letteratura nord americana con al suo attivo il precedente romanzo “Questo suono è una leggenda” ( storia di un jazzista di colore perseguitato dai nazisti). In “Le avventure di Washington Black” ci regala un altro personaggio a cui affezionarci e del quale seguire le peripezie. Scenario della storia è l’isola di Barbados nel 1830, in piena epoca schiavista. Wash ha 11 anni ed è nato schiavo; quando muore il suo padrone la piantagione di Faith viene ereditata dal nipote  Erasmus Wilde, e la vita del bambino sta per svoltare. Erasmus è freddo, spietato e considera gli schiavi meno di nulla. Però ha la brillante idea di cedere Wash come valletto al bizzarro fratello minore Christopher, detto Titch. Lui è di tutt’altra pasta: geniale, sognatore, democratico e rispettoso delle vite altrui. E’ un naturalista e scienziato: sogna di librarsi alto nel cielo a bordo di un pallone aerostatico che battezza “Nemboveliero”, per il quale cruciale è il peso. E parte proprio da queste misurazioni l’avventura di Washington Black. Il romanzo diventa epico e ci trascina con continui colpi di scena dai campi di canna da zucchero intrisi del sangue degli schiavi a  più emozionanti avventure che porteranno il fanciullo in altri lidi: da un remoto avamposto nell’Artico fino al deserto del Marocco. Wash potrà così scoprire che nel suo destino possono esserci non solo frustate e cattiveria, ma anche le chanches per una vita più libera e dignitosa, in cui differenze sociali e colore della pelle vengono bypassate dal rispetto per ogni essere umano.

 

Colson Whitehead  “I ragazzi  della Nickel”  -Mondadori- euro 18,50

E’ il nuovo attesissimo romanzo di Whitehead, vincitore del Premio Pulitzer e del National Book Award con “La ferrovia sotterranea” (2016). Come allora, parte dalla storia vera per approdare a un romanzo duro, che non fa sconti. Quella bruttissima e vergognosa del Sud segregazionista di metà 900, delle lotte civili guidate da Martin Luther King. La Nickel Academy del titolo è ispirata alla Arthur G. Dozier School for Boys di Marianna, in Florida: istituto di correzione in cui, tra 1900 e 2011 (quando fu chiusa) transitarono migliaia di ragazzini afroamericani, dagli 8 ai 20 anni. Scuola – riformatorio per soli maschi, in cui il piccolo delinquente andava trasformato in “uomo onesto”. In realtà era una prigione dove venivano maltrattati, torturati ed uccisi. Bastava davvero poco per finire lì dentro: essere di colore ed etichettato come “incorreggibile”; concetto elastico che oscillava dal furtarello alla fuga da un genitore violento, o semplicemente non avere una famiglia alle spalle. A finire in questo inferno è il protagonista Elwood Curtis.  Bravo ragazzino studioso e lavoratore, abbandonato a 6 anni dai genitori e cresciuto dalla nonna. La sua unica colpa è aver accettato un  passaggio per andare al college ed essere salito sull’auto sbagliata, perché rubata. Tra realtà e finzione, centrale è la Casa Bianca, edificio sotterraneo della scuola in cui gli studenti subivano abusi, frustate e tutto l’orrore possibile. Nel prologo del romanzo c’è il ritrovamento di cadaveri in un cimitero segreto, ed è il primo impatto che non si discosta da quello che accadde veramente. Gli abusi commessi in quel pozzo di dolore senza fondo vennero alla luce anni dopo la chiusura. Quando furono scoperte innumerevoli tombe anonime, i cui resti (seppelliti di nascosto 50 anni prima) rivelarono agli scienziati il martirio subito dai ragazzini: violenze fisiche con svariati oggetti contundenti e armi da fuoco. E ancora una volta Colson Whitehead, uno dei massimi scrittori contemporanei, fa centro. Attinge alle testimonianze dei pochi sopravvissuti e continua il suo percorso di riappropriazione dell’identità afroamericana, scavando nelle tragedie del passato per vivere un presente consapevole e più pacifico.