ilTorinese

La settimana dell’armonia interreligiosa

Riceviamo e pubblichiamo

E’ in corso la Settimana Mondiale dell’Armonia Interreligiosa fissata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite la prima settimana di febbraio di ogni anno.

UNA DELEGAZIONE DELLA CHIESA DI SCIENTOLOGY DI TORINO A MILANO PER UN INCONTRO INTERCONFESSIONALE
La Chiesa di Scientology di Torino la celebra ricordando uno scritto del fondatore L. Ron Hubbard che dedicò tutta la sua vita (1911-1986) allo studio delle religioni all’importanza del loro ruolo nella società. Nel 1973, condusse una ricerca a New York scoprì una società drammaticamente peggiore rispetto a quella degli anni precedenti. Da tale ricerca riconobbe, prevedendola, la direzione presa dall’attuale cultura: flagrante immoralità, violenza per il compiacimento personale, politica tramite terrorismo. “Il punto più critico in cui una cultura può essere attaccata – scrisse – è probabilmente la sua esperienza religiosa. Quando si possono distruggere minare le istituzioni religiose, allora l’intera struttura della società può essere rapidamente demolita condotta alla rovina. La religione è il primo senso di comunità. Il tuo senso di comunità si forma grazie all’esperienza reciproca con gli altri.” In adesione a queste parole e all’intento della Settimana Mondiale dell’Armonia Interreligiosa, Giovedì febbraio una delegazione della Chiesa di Scientology di Torino si recherà Milano per un incontro pomeridiano con rappresentanti di altre religioni e laici per sottolineare l’importanza cruciale del dialogo e cooperazione interconfessionale.

Lunedì il giorno di febbraio più caldo in 62 anni

Lunedì 3  è stato il giorno di febbraio più caldo degli ultimi 62 anni in Piemonte

Lo afferma  Arpa -Agenzia regionale per la protezione ambientale.

Un record che  riguarda non solo le massime, 27.3 gradi a Cumiana (Torino), 27 nel centro città, ma persino le medie delle temperature in pianura, che hanno registrato 22.3 gradi per le massime, 12.9 le medie, 5 le minime. In un quarto delle stazioni meteo Arpa è stato ottenuto il nuovo record di temperatura massima per  febbraio.

Enzo Ghigo in visita al negozio Biraghi

Il Presidente del Museo Nazionale del Cinema consolida la collaborazione con l’azienda cuneese

 

Enzo Ghigo, Presidente del Museo Nazionale del Cinema di Torino, ha visitato nei giorni scorsi il negozio Biraghi di piazza San Carlo a Torino.

Accompagnato da Claudio Testa, Direttore Marketing e Strategie Commerciali di Biraghi, che ha illustrato il progetto di ristrutturazione del negozio curato in collaborazione con la Soprintendenza delle Belle Arti di Torino, Ghigo ha avuto modo di vedere ambientati i due zootropi moderni – dispositivi ottici per visualizzare immagini e disegni in movimento – creati artigianalmente e commissionati da Biraghi traendo ispirazione da un antico zootropio presente negli archivi del Museo Nazionale del Cinema.

 

Uno di questi, posizionato in vetrina, racconta attraverso la rapida successione di immagini la produzione dei Biraghini. Una collaborazione che l’azienda di Cavallermaggiore ha voluto fortemente per avviare un dialogo con le realtà museali torinesi ed entrare in contatto con il grande pubblico. Il negozio, inaugurato lo scorso ottobre, sorge nei locali ex F.lli Paissa e raccoglie in un unico luogo le eccellenze enogastronomiche di tutto il Piemonte, vicine per filosofia e vocazione al progetto.

 

Ghigo si è poi confrontato con Bruno Biraghi, alla guida dell’azienda con la sorella Anna, e con l’occasione ha espresso il desiderio di rinnovare in futuro la collaborazione con Biraghi: «Ho sempre seguito l’azienda, da quando ero in Regione fino a oggi – sostiene Ghigo -. In questa nuova veste di Presidente del Museo Nazionale del Cinema di Torino ho avuto la possibilità e l’onore di visitare il negozio di piazza San Carlo dove sono esposti i due zootropi, che denotano l’attenzione e l’interesse dell’azienda verso la nostra realtà museale. Spero che questo primo passo sia di auspicio per ulteriori collaborazioni con questa azienda che senza dubbio è un fiore all’occhiello per la nostra Regione».

In difesa della libera ricerca storica alla vigilia del giorno del Ricordo

La caccia alle streghe, di qualsiasi colore, è  sempre incompatibile con la democrazia liberale

Di Pier Franco Quaglieni 
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Ascoltando Antonio  Scurati  che in modo serio ed accigliato stabilisce un confronto tra Mussolini e Salvini, si rimane stupiti degli elementi di somiglianza politica  tra i due  che lo scrittore – che non è uno storico – riesce a trovare
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In effetti ambedue si possono considerare a loro modo dei populisti, ma il confronto, ammesso che si possa fare, va a tutto vantaggio di Mussolini che fu un vero politico. Salvini rivela il fiato corto sia  tattico che strategico. I pieni poteri uno li chiese in Parlamento da presidente del Consiglio, l’altro bevendo un mohito a Milano Marittima. Questi confronti, se vengono considerati storicamente e  non sotto un profilo meramente politicante, finiscono di avvantaggiare Mussolini che seppe realmente perseguire un fine  politico e personale molto preciso che sfociò nella dittatura. Rappresentano quasi un’apologia del Duce di cui Scurati non si rende conto.
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Creare allarmismo perché Salvini sarebbe un potenziale dittatore è totalmente sbagliato. Salvini, sia pure con l’aiuto di qualche Sardina, si è dimostrato un avversario che è  possibile battere anche per le sue ingenuità che appaiono, a volte, forme di intollerabile  arroganza. La fobia del fascismo e’ incompatibile con una seria ricerca storica. Dai tempi di  Renzo De Felice in poi – al di là delle scomuniche di Nicola Tranfaglia – le vulgate non sono vera  storia, ma interpretazione politica della storia, se non  addirittura uso politico della medesima.
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Forse stiamo smarrendo per strada  questi ragionamenti a cui si era giunti faticosamente. Prima i governi Berlusconi con lo sdoganamento dei neo fascisti e adesso Salvini  hanno messo indietro l’orologio della ricerca storica. Uno storico come  Gian Enrico Rusconi, ad esempio, non ha  più spazio neppure sui giornali. E’ un segno allarmante del conformismo che si sta delineando all’orizzonte. In passato Claudio Pavone, pur sollevando polemiche, poté scrivere di  Resistenza come guerra civile. Forse oggi questi discorsi non si potrebbero più  fare. Eppure stiamo parlando di temi legati alla prima metà del secolo scorso e quindi ampiamente storicizzabili  ed anche già  storicizzati.
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Le cose che si potevano scrivere liberamente in passato, oggi non è più possibile  scriverle perché si rischia la scomunica, se non il linciaggio mediatico. I libri di Giampaolo Pansa vennero astiosamente criticati perché considerati non storici da campioni dell’antifascismo gramsciano come Angelo d’Orsi che si accanì  con poverissime argomentazioni contro lo scrittore  che si limitava a fornire dei dati incontrovertibili sulla guerra civile e sul dopo, senza pretendere di fare lo storico . Invece di confutare Pansa si fece di Pansa  un fantoccio polemico contro cui accanirsi.
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Oggi lo storico  dell’arte Tomaso Montanari  può permettersi di dileggiare Pansa a cadavere caldo senza una effettiva presa di distanza, se non da parte del critico televisivo del “Corriere della Sera”Aldo Grasso a cui va reso merito per il suo articolo di condanna per un atto orrendo, oltre che ingiustificato, compiuto da Montanari, eroe di un antifascismo gladiatorio e vistosamente illiberale. Nessun altro si è dissociato dal volgare oltraggio al cadavere di Pansa, idealmente esposto al ludibrio in una sorta di un nuovo piazzale Loreto mediatico.
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Se si parte dall’idea che il fascismo è un reato, si cade obbligatoriamente sul  piano giudiziario, impedendo la libera  ricerca.  La ricerca storica non ha mai fine, mi diceva Franco Venturi, il grande storico che fu anche un fermissimo antifascista, ma che si oppose alla contestazione studentesca che voleva riallacciarsi alla Resistenza per giustificare il ricorso  alla violenza. E quindi non ci si può scandalizzare della revisione storica che è il sale della ricerca storiografica. La storia, in ogni caso, va discussa nelle aule universitarie, non in quelle giudiziarie. La caccia alle streghe, di qualsiasi colore, è  sempre incompatibile con la democrazia liberale.  Forse può essere compatibile con le pseudo- democrazie illiberali dei paesi dell’ Est che hanno convissuto con la dittatura comunista e sono poco avvezze alla libertà.
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Lo abbiamo scritto tante volte e lo ripetiamo anche oggi: le idee vanno confutate con  valide argomentazioni, non vanno vietate soprattutto quando le valide argomentazioni non mancano. Altrimenti si cade in un regime  che in nome della salvaguardia della  libertà impedisce  paradossalmente la libera espressione delle idee. Le democrazie assistite o protette che tanto piacevano, ad esempio, a Scelba e a Sogno, improntate a certi furori ideologici del secondo Dopoguerra,   non erano vere democrazie. Questo dato storico va riconosciuto, sia che si parlasse di comunisti che di fascisti.
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Se a distanza di decenni ci ritroviamo costantemente a parlare di fascismo e di antifascismo, non è un buon segno. Alla vigilia del Giorno del ricordo del 10 febbraio sento una brutta aria che tira. Con la scusa del contestualizzare e del voler  capire c’è quasi  un tentativo in atto, se non di  riabilitare, almeno di  giustificare, gli  infoibatori che avrebbero agito così, reagendo alla dominazione fascista. La storia non è mai giustiziera, ma non può neppure essere sempre giustificatrice. La storia delle foibe non è questa  e nessuno ha  il diritto di tentare di giustificare dei criminali, fermo restando che va condannato, senza distinguo,  il regime fascista per le sue violenze nei territori dell’Adriatico orientale.
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Meno che mai ha senso confrontare i profughi Giuliano-Dalmati  con quelli della Prussia Orientale  dopo la fine della II Guerra Mondiale. Sono storie diverse che non possono essere confrontate  e il tentativo di paragonarle e’ storicamente fuorviante ed è volto a ridimensionare il dramma dell’Esodo in Italia dopo  le violenze  e la pulizia etnica di Tito.
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Speravamo che il Giorno del Ricordo fosse un punto fermo ed invece temiamo che non sia più così. Occorre di nuovo che Gianni Oliva ripubblichi i suoi libri per far capire una realtà che solo Rifondazione comunista si rifiutava di riconoscere. Io vorrei rivendicare il valore  più che mai attuale dell’antifascismo liberale di  Benedetto Croce che nel 1949, rivolgendosi ai giovani dell’ istituto per gli studi storici di Napoli disse che, essendo stato lui un fiero  antifascista, non avrebbe mai potuto scrivere una storia del fascismo. Uno dei miei maestri, Alessandro Galante Garrone, mi disse la stessa cosa. Si trattava di uomini  di alto livello innanzi tutto morale di cui oggi si è smarrito anche il ricordo .

Premio Odisseo: creatività, innovazione e sostenibilità

Il CDVM valorizza i fattori chiave del successo delle organizzazioni del futuro

Il Premio Odisseo 2020, giunto quest’anno alla sua nona edizione, si propone lo scopo di valorizzare e premiare le realtà territoriali che siano state capaci di distinguersi per la realizzazione di progetti orientati alla creatività, innovazione e sostenibilità. Si tratta, in particolare, di progetti relativi ad attività di marketing innovativo e digitale e di promozione della sostenibilità ambientale.

Il titolo, che definisce meglio gli ambiti, permettendo altresì la flessibilità delle candidature, è “Odisseo 2020. Creatività. Innovazione. Sostenibilità. Fattori chiave del successo delle organizzazioni del futuro”.

“Si possono candidare tutte le aziende – spiega Antonio De Carolis, presidente del CDVM (Club Dirigenti Vendite & Marketing dell’Unione Industriale di Torino), in seno al quale è nato il Premio – enti ed organizzazioni presenti in Piemonte ed in Valle d’Aosta di piccole e medie dimensioni nei loro rispettivi settori”. Le candidature saranno accettate fino al termine ultimo del 10 febbraio prossimo, attraverso la compilazione di una scheda e la fornitura di materiali illustrativi e di comunicazione. Seguirà, sempre in febbraio, la riunione della giuria di primo livello che esaminerà le candidature e creerà la short list di un massimo di dodici nominativi.

La giuria di secondo livello – prosegue il presidente De Carolis – si riunirà invece nel mese di marzo prossimo per la scelta dei sei vincitori. Seguiranno poi la comunicazione agli interessati ed entro aprile avrà luogo la cerimonia di premiazione”.

Il Premio Odisseo è nato da un’idea del Consiglio Direttivo del CDVM che, nel novembre 2004, ha recepito una serie di preziose sollecitazioni pervenute da alcuni consiglieri e da alcuni componenti del Gruppo Giovani. Dopo una bozza preliminare elaborata nel dicembre 2004, nel gennaio immediatamente successivo il gruppo si rafforzò con l’entrata di nuovi componenti che avrebbero dato un ulteriore valido contributo alla creazione e alla prima edizione del Premio Odisseo, tra cui il Past President del CDVM Gianluigi Montresor, che assunse la carica di Presidente del Premio portandolo al livello di notorietà che oggi vanta; al gruppo avrebbero partecipato anche l’allora Presidente Paolo Guazzone ed altri Consiglieri quali Bocchi, Gennaro e Turcati che ancora oggi collaborano all’organizzazione. Seguendo una lunga tradizione, anche l’edizione 2020 del Premio Odisseo si propone di premiare la creatività imprenditoriale con opere d’arte contemporanea, quali espressione diversa ma complementare di un unico talento. Infatti ai vincitori andrà l’omaggio di un’opera d’arte esclusiva, offerta da artisti contemporanei, mentre a tutte le aziende entrate nella short list sarà consegnato un diploma di partecipazione.

Tutte le informazioni e notizie inerenti il Premio sono disponibili sul sito www.premiodisseo.com e sul sito www.cdvm.it.

Ulteriore riferimento è la Segreteria del CDVM e del Premio Odisseo presso l’Unione Industriale, Via Fanti 17, 10128 Torino. Tel 011 5718438, Mail cdvm@ui.torino.it

 

Mara Martellotta

ThyssenKrupp, Boccuzzi: “Dopo oltre dodici anni la speranza che sia fatta giustizia” 

Si aprono le porte del carcere per i due manager tedeschi della ThyssenKrupp Harald Espenhahn e Gerald Priegnitz, condannati dalla Magistratura italiana in via definitiva il 13 maggio 2016 per il rogo alle acciaierie torinesi del 6 dicembre 2007, in cui morirono sette operai: Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rocco Marzo, Rosario Rodinò, Giuseppe Demasi.

Il Tribunale di Hamm ha infatti respinto i ricorsi dei due dirigenti della ThyssenKrupp contro l’applicabilità della legge italiana e ora dovranno scontare cinque anni di prigione in Germania: pena ridotta in base alla legislazione tedesca (a Roma, la Cassazione aveva condannato l’a.d. Espenhahn a 9 anni e 8 mesi e il componente del c.d.a. Priegnitz a 6 anni e 10 mesi).

“Non si può gioire per quello che era un atto dovuto – commenta il direttore di Sicurezza e LavoroMassimiliano Quirico – ma l’incarcerazione dei due manager tedeschi ridà dignità sociale a chi ha perso la vita sul lavoro e sembrava essere stato dimenticato da tutti”.

Sull’argomento Iltorinese.it ha sentito anche, telefonicamente, Antonio Boccuzzi, che quel maledetto 6 dicembre 2007 c’era ed è riuscito a scampare alla morte. Adesso terminato il suo impegno di parlamentare per due legislature si occupa ancora di vertenze e sicurezza sul lavoro.

“L’auspicio – dice Boccuzzi – è che finalmente questa vicenda possa dirsi chiusa dopo un percorso durato oltre dodici anni e un’attesa che la giustizia facesse il suo corso ad oltre tre anni dalla pronuncia della Corte di Cassazione, davvero un tempo lunghissimo per una tragedia come quella che è avvenuta. E abbiamo anche imparato che, praticamente, non esistono solo tre ma cinque gradi di giudizio”.

Quanto alla rimodulazione della pena da parte delle giustizia tedesca, Boccuzzi e i familiari delle vittime se l’aspettavano in quanto in Germania l’omicidio colposo è punito sino a 5 anni di carcere.

“Ho provato una sensazione strana, nell’apprendere questa svolta processuale – dice ancora Boccuzzi – in un pomeriggio normale, anche perché dopo la pronuncia definitiva della Corte di Cassazione abbiamo perso la cognizione dei tempi processuali che non erano in Italia”.

In ogni caso sulla pronuncia del Tribunale di Hamm, che ora ci si attende che venga eseguita con i due manager dietro le sbarre, ha pesato sicuramente il ricorso di Boccuzzi e dei familiari delle vittime alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che era stato accolto, nonostante la percentuale delle istanze che hanno disco verde è bassissima

Adesso la speranza è una sola: che giustizia sia davvero fatta.

Massimo Iaretti

 

Disponibile in Piemonte il test molecolare per il Coronavirus

Nel Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’ASL Città di Torino, è disponibile il test molecolare specifico per il nuovo Coronavirus 2019-nCoV, eseguito secondo il protocollo Organizzazione Mondiale della Sanità del 17 gennaio 2020,  sotto la direzione del NIC (Centro Nazionale di riferimento) dell’Istituto Superiore di Sanità  e in collaborazione con l’Ospedale Spallanzani di Roma

Si tratta di un test molecolare ad alta complessità, che richiede personale specializzato ed è eseguibile sui materiali provenienti dalle alte e basse vie respiratorie.

Fin dal primo giorno in cui è stata dichiarata l’emergenza, il Centro di riferimento regionale per la diagnostica di laboratorio delle infezioni emergenti dell’ospedale Amedeo di Savoia ha precauzionalmente attivato tutti i protocolli dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

“L’Assessorato regionale alla Sanità segue l’evolversi della situazione legata all’emergenza internazionale Coronavirus sulla base delle indicazioni del Ministero della Salute (in contatto costante e quotidiano con la task-force istituita dal Ministero) e con il supporto operativo del Seremi, del sistema regionale del 118 e di tutte le Aziende sanitarie ed ospedaliere. Al momento non si segnalano casi di positività.” – dichiara l’assessore alla Sanità, Luigi Icardi.

Scherma in Piemonte, un futuro di successo

Dal 7 al 9 febbraio 2020 Torino ospiterà il Grand Prix Fie

La scherma italiana torna a casa in Piemonte. La nostra Regione, infatti, sarà chiamata ad ospitare l’appuntamento internazionale più importante ospitato in Italia sarà il Grand Prix Fie – trofeo “Inalpi” – di fioretto maschile e femminile, in programma al Pala Alpitour Torino dal 7 al 9 febbraio. Si tratta della tappa europea del circuito internazionale di fioretto, che vedrà in pedana nella tre giorni torinese, i maggiori interpreti della specialità, a caccia di punti importanti per la qualificazione ai Giochi Olimpici di Tokyo2020.

Se n’è parlato alla conferenza stampa di presentazione, svoltasi nella sala stampa del Palazzo della Giunta regionale del Piemonte.

La strada verso l’appuntamento a cinque cerchi, passa quindi da Torino e ciò aumenterà il valore tecnico e l’impegno agonistico della tappa torinese che, lo scorso anno, vide per le fasi finali oltre 2mila persone assiepare la tribuna dell’impianto, registrando il plauso convinto della scherma internazionale. La scherma piemontese oggi è una delle realtà più attive del panorama nazionale, capace di portare un numero importante di atleti nelle Nazionali giovanili ed assolute, sia di scherma olimpica e paralimpica. Su tutti, spiccano i nomi di Federica Isola e di Andrea Mogos, scelte quali testimonial dello sport in Piemonte.

«È un onore ospitare eventi del calibro di quelli che presentiamo oggi, competizioni agonistiche che vedranno sulle pedane atleti eccezionali lanciati verso traguardi internazionali di grande prestigio. La scherma, in Piemonte, ha una lunga e radicata storia che volgiamo aiutare a consolidare anche nel futuro – afferma l’assessore regionale allo Sport Fabrizio Ricca. Saranno migliaia gli schermitori che arriveranno a Torino e vogliamo che la nostra regione rimanga nel loro cuore per le capacità che ha di accogliere e di organizzare grandi eventi».

Il presidente della Federazione Italiana Scherma, Giorgio Scarso, ha rilevato che «il Piemonte continua a rappresentare una terra fertile per la scherma italiana. Non solo per la capacità delle società piemontesi di formare talenti che oggi rappresentano il presente ed il futuro della scherma azzurra, ma anche per la capacità di avviare sinergie istituzionali che permettono di ospitare grandi eventi schermistici Sono due gli appuntamenti più importanti che il Piemonte ospiterà: la Prima prova nazionale del circuito under 14 di spada a Vercelli e, soprattutto il Grand Prix Fie di fioretto maschile e femminile a Torino. Proprio quest’ultimo è un evento che l’Italia ha potuto richiedere, grazie non solo al Comitato organizzatore, ma anche in virtù della disponibilità istituzionale dell’assessorato regionale allo Sport che, oggi, individuando Federica Isola ed Andrea Mogos come testimonial, fa un altro regalo alla scherma italiana. Siamo grati di ciò ed il nostro impegno sarà volto a rinsaldare il rapporto, con quello che è nelle nostre possibilità: risultati ed orgoglio».

Dice Michele Torella, presidente dell’Accademia Scherma Marchesa: «All’apice del calendario sportivo di scherma si posiziona anche per il 2020 la prestigiosa competizione internazionale “Fencing Grand Prix – Trofeo Inalpi” di fioretto maschile e femminile organizzato dall’Accademia Scherma Marchesa di Torino. Ringrazio la Regione Piemonte per la fattiva collaborazione e l’importante partecipazione economica alla realizzazione del Grand Prix che permette alla Città di Torino e alla Regione Piemonte di vantare di essere sede della prima dei tre appuntamenti mondiali del circuito Fencing Grand Prix».

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Federica Isola, classe 1999, è “l’enfant prodige” della spada femminile italiana. Nella scorsa stagione agonistica ha conquistato il titolo italiano under20 ed il titolo italiano Assoluti, oltre ad essersi laureata campionessa europea under20 e campionessa del Mondo under20.

Ha anche vinto la Coppa del Mondo di specialità, ricevuta proprio sabato scorso (30 novembre) nel corso del Congresso della Federazione Internazionale svoltosi a Losanna.

Nonostante l’età, è entrata in Nazionale e con la squadra azzurra ha conquistato la medaglia di Bronzo ai Mondiali Budapest 2019 ed agli Europei Dusseldorf 2019. Ètuttora impegnata con la squadra azzurra, in cui figura anche l’altra piemontese, Alice Clerici, nella corsa al pass di qualificazione ai Giochi Olimpici di Tokyo 2020.

Andrea Mogos, classe 1988, d’origine romena ma oramai italiana e torinese d’adozione, è una delle colonne portanti della Nazionale italiana di scherma paralimpica.

Nel suo curriculum spicca la medaglia di bronzo conquistata ai Giochi Paralimpici di Rio 2016 con la squadra di fioretto femminile composta anche da Bebe Vio e Loredana Trigilia.

Le tre azzurre hanno anche inanellato successi in Coppa del Mondo e sono state campionesse del Mondo a Roma2017 e campionesse europee a Strasburgo 2014 e Terni2018. E’ stata anche medaglia d’argento agli Europei Terni2018 nel fioretto femminile.

Al fioretto abbina anche la sciabola con la quale ha conquistato podi in Coppa del Mondo ed è stata vicecampionessa del Mondo a squadre a Roma 2017 e vicecampionessa europea a Terni 2018

“5 parlamentari, 5 proposte, 5 città”

Grimaldi (LUV): “L’unica alternativa a un governo della paura è che questo governo smetta di avere paura”

 

“L’unica alternativa a un governo della paura è che questo governo smetta di avere paura. Proprio a questo servono le proposte concrete e radicali” – dichiara il Capogruppo di Liberi Uguali Verdi Marco Grimaldi commenta, in relazione all’iniziativa 5 x 5, che ha portato a Torino i parlamentari Quartapelle (PD), Palazzotto (LEU-SI), Fusacchia (+ Europa) e Lattanzio (M5S).

“In questi anni” – prosegue Grimaldi, che ha fatto gli onori di casa – “abbiamo portato avanti campagne contro la disoccupazione, il lavoro povero, per il sostegno al reddito, la giusta retribuzione, i diritti dei lavoratori delle piattaforme digitali. Il confronto con il mondo del lavoro autonomo e delle partite iva, dove si registrano spesso assenza di tutele, bassi guadagni e tasse alte, è fondamentale. Negli ultimi tempi è cresciuto un esercito di lavoratori che hanno subito la discontinuità occupazionale, con la conseguenza di buchi contributivi e un futuro incerto. Ecco perché questa giornata è stata soprattutto dedicata a loro ed ecco il senso della video chat organizzata allo Spazio di coworking Toolbox, che conta circa 170 partite Iva”.

I 5 parlamentari dei diversi partiti della maggioranza di governo hanno portato proprio qui la loro proposta di legge su un contributo di garanzia universale e hanno discusso assieme ad alcuni professionisti e sindacalisti di come armonizzare in modo inclusivo il sistema previdenziale.

“Credo sia un tema cruciale che non può essere isolato da una discussione sulla durata della formazione e sulla qualità dei contratti e dei salari per chi entra nel mondo del lavoro” – conclude Grimaldi. – “La contribuzione di garanzia universale deve andare di pari passo con la rimodulazione delle attuali soglie di reddito previste per chi ha iniziato a lavorare dopo il 96, per poter accedere alla pensione di vecchiaia o anticipata. E serve una contribuzione figurativa che valorizzi non solo i periodi di discontinuità dei contratti, ma anche quelli dedicati alla formazione e alla cura familiare”.

Uniti contro il bullismo

Riconoscere il bullismo. Non essere indifferenti nei confronti degli atti di bullismo. Non lasciare sola la vittima. Spronare la vittima a reagire. Non lasciare impunito il bullo. Denunciare il bullo. Creare relazioni di amicizia contro il bullismo. Creare un’alleanza educativa tra famiglia e scuola . Imparare l’autocontrollo. Dare il buon esempio

Sono le 10 regole che i ragazzi della scuola media Meucci di Torino e dell’Istituto Lagrangia di Vercelli hanno esposto ieri in aula a Palazzo Lascaris, alla presenza del presidente del Consiglio regionale Stefano Allasia, del presidente della Giunta Alberto Cirio, dei consiglieri e assessori regionali, della garante per l’infanzia e l’adolescenza Ylenia Serra, del presidente del Corecom Piemonte Alessandro De Cillis, di Elena Ferrara e Maria Cecilia Micheletti dell’Ufficio scolastico regionale e del sostituto procuratore della Procura minorile Marta Lombardi.

Il momento di confronto tra adulti e studenti è stato organizzato dal Consiglio regionale, cosi come previsto dalla legge regionale del 2018 “Disposizioni in materia di prevenzione e contrasto dei fenomeni del bullismo e del cyber bullismo” in occasione della Giornata nazionale  contro il bullismo e cyberbullismo che si celebrerà il prossimo 7 febbraio.

“Le testimonianze che abbiamo  letto – hanno sottolineato i ragazzi a conclusione del momento celebrativo –  ci dicono che il bullismo è un problema molto grave, che ci riguarda tutti. Per questo abbiamo pensato a che cosa potremmo fare per combatterlo e contrastarlo. Per questo abbiamo preparato un decalogo da condividere tra compagni, con le insegnati e con i genitori”.  Oltre alle 10 regole, i ragazzi hanno letto alcuni brani tratti dal romanzo di Paolo Giordano “La solitudine dei numeri primi”  e  testimonianze reali di carnefici  e vittime di bullismo. Nel pubblico erano inoltre presenti gli studenti dell’Istituto Gae Aulenti di Biella.

“Servono risposte concrete ed efficaci per i cittadini e in particolare per i più deboli, in questo caso bambini e adolescenti – ha ribadito il presidente del Consiglio Stefano Allasia – Le istituzioni hanno il dovere di occuparsi di questi fenomeni sempre e non soltanto quando una drammatica notizia di cronaca riaccende i riflettori sulla questione. Per questo il Consiglio ha approvato nel 2018 una legge tra le più avanzate a livello nazionale,  con l’obiettivo di avere informazioni di contesto e capire gli ambiti di prevenzione e intervento.  Un ruolo fondamentale lo deve esercitare senz’altro la scuola che è, e deve essere, il luogo della solidarietà, dell’inclusione e della condivisione. Ritengo  – ha concluso – sia importante creare quindi percorsi che stimolino lo sviluppo di idee e progetti, per costruire reti di protezione efficaci per i nostri giovani e per dire tutti insieme NO ad ogni forma di bullismo”.

“Meno bulli nelle istituzioni, a scuola, in macchina, sul lavoro e nella propria vita di tutti i giorni – è questo l’appello che il presidente della Giunta Alberto Cirio ha rivolto in aula soprattutto agli adulti – Al decalogo letto dai ragazzi manca un unico punto: che siano i grandi a dare l’esempio.  Dobbiamo tutti farci un esame di coscienza perché tutti, ogni tanto, rischiamo di fare i bulli, tra i banchi del Consiglio regionale, al semaforo o nella vita quotidiana. È importante che in quest’ottica, istituzioni, scuola, forze dell’ordine e di giustizia continuino a collaborare poiché per ogni vittima c’è anche un bullo che è necessario rieducare. Il Piemonte si è dotato di una legge all’avanguardia su questo tema, ma le leggi da sole non bastano se non vengono rese vive dai comportamenti”.