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Harry, Meghan e i segreti di Buckingham Palace

A colloquio con il giornalista e scrittore Vittorio Sabadin. Intervista di Laura Goria per “Il Torinese”

I giochi sono fatti e sembra proprio che Meghan non avesse in mano l’asso pigliatutto. La Regina Elisabetta II ha vinto con la sua veloce decisione che permette ai duchi di Sussex di vivere in Canada -o dove vorranno- tranquillamente come dei commoners, senza più il titolo di Altezze Reali, né con le tasche piene di soldi dei contribuenti

In più con l’obbligo di restituire i 2 milioni e mezzo di sterline che avevano generosamente impiegato per ristrutturare il loro nido a Frogmore Cottage.

Ora cosa accadrà e come si è arrivati a questo? Vediamo di mettere alcuni punti fermi con Vittorio Sabadin, che è stato corrispondente da Londra del quotidiano torinese “La Stampa”. A Buckingham ha conosciuto la sovrana ed è l’autore di libri che raccontano personaggi come “Elisabetta, l’ultima regina”, “Diana. Vita e destino” e “Carlo. Il principe dimenticato” (tutti editi dalla Utet).

Ancora una volta la Regina ha dimostrato la sua grandezza e lungimiranza?

Si perché ha preso una decisione coraggiosa, in tempi rapidi, senza sottoporsi ad un’estenuante trattativa con i Sussex, ed ha fatto quello che i sudditi si aspettavano da lei. Con fermezza e nell’interesse della monarchia. Conosce le fragilità che Harry stesso ha dichiarato e ha sempre tutelato il suo nipote preferito. Ha fatto il possibile per accontentarlo, ma non quello che poteva compromettere la corona. Non ha privato Harry e Meghan solo del titolo di Altezze Reali, ma anche della rappresentanza del Commonwealth, ed ha tolto al nipote i titoli militari conquistati in Afghanistan, soprattutto quello di capitano dei Royal Marines, che Filippo aveva tenuto con orgoglio per tutta la vita e deciso di passare al nipote in segno di stima.

 

Quale sarà il raggio di azione consentito ai duchi?

La Regina ha stabilito che ogni loro iniziativa, soprattutto di carattere commerciale, legata al marchio Sussex Royal, dovrà essere ispirata ai “valori di Sua Maestà”. Vuol dire che dovranno fare molta attenzione nell’usare il brand, perché li terrà d’occhio. Valuterà ogni loro mossa e se lo riterrà necessario potrà toglierli anche l’ultima cosa che hanno, il titolo di duchi di Sussex. Possono ridursi addirittura allo stato di semplici signori Wales, come si chiamava Harry quando si era arruolato.

 

Di cosa vivranno?

La loro richiesta di vivere come persone comuni in autonomia finanziaria si è avverata. Se pensavano di stare tra America e Gran Bretagna, mantenendo dei ruoli nella famiglia reale e continuando a disporre dei soldi che venivano loro versati, è un piano fallito. Quel denaro non c’è più. Però hanno ancora un capitale iniziale di 40 milioni di dollari, anche se credo che dureranno poco con il loro attuale tenore di vita, senza contare la questione della scorta da risolvere. Forse Meghan si immagina quello che le hanno fatto balenare le sue amiche Serena Williams e Oprah Winfrey: partite dal nulla, hanno costruito carriere brillanti, abilissime nello sfruttare la loro popolarità a fini commerciali. In questo senso sono esemplari e Meghan vuole emularle. Ha già trasferito le sue società nel Delaware, lo stato americano più favorevole alle esenzioni fiscali. Vedremo tra 6 mesi se, come fece Wally Simpson con Edoardo, si porterà Harry al guinzaglio in America come una specie di trofeo europeo.

 

Fino ad oggi di cosa vivevano?

Erano sovvenzionati da Carlo, che però nell’incontro a Sandrigham aveva già chiarito che le sue risorse non sono infinite. Con i proventi del ducato di Cornovaglia, circa 22-23 milioni di sterline l’anno, deve retribuire 110 dipendenti e mantenere tutta la famiglia, da Camilla a quelle di William e di Harry. Non era pensabile che continuasse a finanziarli ad alti livelli, soprattutto se pensano di andare avanti e indietro tra Canada, Stati Uniti e Inghilterra con costi per la sicurezza che ora sono di 600.000 sterline, ma cresceranno superando il milione. Carlo ha detto anche che quando sarà re lascerà a carico dei contribuenti e dei possedimenti della corona solo chi è in linea diretta di successione. Gli altri dovrebbero cercarsi un lavoro e mantenersi.

 

A questo punto Meghan potrebbe anche tornare a recitare?

Non lo so, non so neanche se qualcuno la vorrà. E’ vero che adesso è un po’ più famosa, ma ha avuto una carriera di attrice modesta, iniziata con particine di 2° piano grazie al padre direttore delle luci. Poi è stata aiutata dal produttore hollywoodiano che ha frequentato per un decennio, l’ha sposato e lasciato per andare in Canada a recitare nella serie Suits. Non è Grace Kelly che ha lasciato il cinema al culmine della fama per sposare il principe Ranieri di Monaco. E’ un’attricetta che non conosceva nessuno e ha deciso di andare a Londra e chiedere alle sue amiche di farle incontrare qualcuno “famoso”. Prima c’è stato un calciatore, poi un campione di X Factor e alla fine Harry. E lei …come si dice…si è subito innamorata di lui.

 

Il comunicato ufficiale in cui Elisabetta si dice orgogliosa di come Meghan sia diventata così rapidamente parte della famiglia…come va letto?

E’ un capolavoro di diplomazia venato di sarcasmo, perché non si può dire che Meghan si sia integrata. Si è scoperto che tutti i suoi vestiti erano rimasti in Canada, in un deposito a Toronto ed ora se li è fatti mandare nella villa in cui vive. Il suo piano di andarsene era ben studiato. Elisabetta ha tenuto un atteggiamento molto soft perché teme ancora la minaccia di un’intervista esplosiva. E a Buckingham Palace prendono la cosa molto seriamente, anche perché c’è il precedente delle dichiarazioni di Diana alla BBC nel 1995 che fecero un bel danno. La verità è che avere atteggiamenti razzisti nei confronti dell’afroamericana Meghan era vietato a tutti i Windsor. Da questo punto di vista la prudenza della Regina è stata massima e senza pregiudizi.

 

Dopo l’incontro a Sandringham, Elisabetta aveva dichiarato che offriva “completo sostegno al desiderio di Harry e Meghan di avere una nuova vita da giovane famiglia”. Cosa intendeva?

Non si parlava mai di duchi di Sussex, ma solo di Harry e Meghan; come se si trattasse di una vicenda familiare e non istituzionale. Harry è 6° nella linea di successione al trono e può essere sacrificato. L’obiettivo principale della regina è sempre stato salvaguardare la monarchia; dopo, tenere unita la famiglia, che comunque per lei ha un’importanza straordinaria. Questa volta ha preso la situazione in mano. Ma in genere non è abituata a risolvere questioni che riguardano i parenti, le ha sempre delegate al marito Filippo: compresi i traumi che coinvolsero Carlo, Diana, Sarah Ferguson… E lui le ha gestite con mano ferma, anche con discorsi molto duri a Carlo ai tempi della sua relazione con Camilla. Elisabetta, un po’ per i suoi impegni quotidiani massacranti, e un po’come Carlo, è abituata ad “essere ubbidita”. Quando dice una cosa, va fatta. Nelle questioni familiari non è mai così: spesso si viene contrastati e lei non è abituata a questo genere di trattative.

 

La defezione dei Sussex che contraccolpo avrà nella Royal family?

La famiglia reale inizia ad avere problemi di personale. Negli ultimi mesi sono usciti Filippo per ragioni di età, Andrea per lo scandalo Epstein, ora Harry per seguire Meghan. Intorno a Carlo e William c’è un esercito di donne che sta fronteggiando gli oneri reali. Elisabetta di 93 anni, la figlia Anna molto attiva con oltre 550 impegni l’anno, Kate, Camilla e la moglie del quartogenito Edward, Sofia di Wessex. Il loro carico di lavoro ora aumenterà per colmare i vuoti.

 

Terrà il “matrimonio d’amore” dei Sussex?

Non so se tra qualche mese Meghan sarà ancora pazzamente innamorata di Harry, se resisterà alla perdita di titoli, soldi e una visibilità che era assicurata. Può anche darsi che Harry alla fine sarà l’autentica vittima di  tutto questo.

 

Quali sono stati i principali errori di Meghan?

Quando è arrivata a corte c’era l’aspettativa che facesse il suo dovere. Alle donne che arrivano a palazzo un segretario spiega che la loro vita cambia di colpo, e fornisce l’elenco di ciò che dovranno fare, dire, indossare… per i mesi successivi. Diana non riuscì a sopportarlo, Meghan lo stesso. Ha sottovalutato che diventare prima donna nella famiglia reale è complicato. Nell’ordine delle precedenze che la regina aggiorna annualmente in un volume, Meghan è molto indietro. Non si aspettava di dover camminare dietro la cognata e magari anche farle l’inchino. Poi ha patito il confronto su comportamento, abiti, gioielli… e soprattutto sul fisico. Kate dopo 3 gravidanze è perfetta, vestita sempre benissimo e con gioielli importanti e migliori perché può accedere al tesoro della corona. Meghan è piccola, tende a ingrassare e non sopporta questa comparazione. Era successo anche tra Diana e Sarah.

 

William ed Harry sono stati cresciuti con due pesi e due misure; con quali conseguenze?

William è l’erede e come tutti i primogeniti è stato costretto ad essere serio e responsabile, a farsi carico molto presto dei suoi doveri, e l’ha capito benissimo. Harry, come i cadetti di grandi famiglie, si è sentito sgravato da questo peso. Ha avuto un’infanzia che l’ha portato veramente sull’orlo dell’abisso in più di un’occasione. Rispetto al fratello ha risolto meno bene il trauma della morte della madre, che ancora lo affligge. Ha scelto la persona sbagliata come molti pensano a corte. William gli ricordava le parole di Diana «..quando dovrete sposarvi scegliete bene la persona a cui legarvi, prendetevi del tempo, non fate le cose in fretta». William ha impiegato 10 anni prima di sposare Kate e si sono conosciuti a fondo; Carlo e Diana si erano visti solo 12 volte, troppo poche per capire il carattere di una persona. Harry e Meghan si sono sposati in fretta, nonostante la regina e William avrebbero voluto che riflettesse di più. E’ il fratello maggiore che teneva davvero un braccio sulla spalla del più piccolo, cercando di proteggerlo. Quando gli chiese di aspettare, Harry si è molto indispettito, ed ecco il primo contrasto.

 

Quanto è forte l’ostilità tra Kate e Meghan?

E’da giugno che non si parlano. I dissidi sono iniziati quando Meghan ha criticato il vestito di Charlotte, damigella al suo matrimonio, e Kate era scoppiata a piangere. Poi si erano riappacificate. Fino a quando Meghan insultò il personale di William e Kate a casa loro, dove era ospite. Questo la cognata non gliel’ha perdonato, hanno litigato e il diverbio si è esteso anche ai mariti, nonostante il forte legame fraterno. Anche a Buckingham Palace la Markle ha fatto capricci e trattato male valletti, cameriere e altri dipendenti. Tanto che la regina l’aveva convocata spiegandole che i Windsor non si comportano così.

 

Sbaglio o alla base c’è anche la differenza culturale tra Gran Bretagna e America?

In America darebbero corda a Meghan, anche perché hanno un’idea vaga della monarchia;  invece in Gran Bretagna non è detto che non la fischierebbero qualora si presentasse. Sono tante le regole inglesi che la cultura americana non capisce. Così come Meghan non ha compreso perché i giornali si occupassero tanto della ristrutturazione di Frogmore cottage. In America se ammoderni casa e la migliori la gente si complimenta. Meghan si è trovata nella situazione in cui, se fai la stessa cosa, vieni criticato e ti chiedono se era proprio il caso di fare anche la sala yoga o la cameretta gender neutral per il bambino.

 

Qualche aneddoto del suo periodo londinese?

Quando ho lasciato l’ufficio di corrispondenza scrissi una lettera a Elisabetta per dirle che ero arrivato a Londra con grandissimi pregiudizi verso il ruolo della monarchia; però stando lì e parlando con la gente avevo capito quanto affetto e rispetto la circondavano, e quanto fosse  importante il lavoro che svolgeva così bene e da tanti anni. Ci ho tenuto a dirglielo perché sono convinto che sia lei personalmente, e non la monarchia, al centro del sentimento popolare. Quando morirà sarà tutta un’altra storia e con Carlo si instaurerà una fase discendente.

 

Le ha risposto?

L’ha fatto fare da una lady in waiting, ma credo che la vera risposta sia stata nei 2 inviti a Buckingham Palace. Il secondo, ad una cena con Filippo, Carlo, Camilla, William e Kate, in cui ero l’unico giornalista non inglese invitato. Quando stringi la mano di Elisabetta II pensi che ha fatto lo stesso con tutti i più grandi personaggi del 900. Ha iniziato a regnare con Winston Churcill e ha stretto le mani Heisenhower, degli astronauti andati sulla luna, i Beatles, Gandhi, Mandela, Marylin Monroe…e tutti si sono inchinati davanti a lei.

 

Cosa pensa degli altri commensali?

Carlo mi piace moltissimo, è intelligente, colto, ed ha visto in anticipo tanti problemi attuali come i cambiamenti climatici, l’importanza di preservare l’architettura delle città, la necessità di studiare coltivazioni biologiche, come ha fatto nelle sue tenute. Camilla è fortissima ed è stata la donna più odiata del regno. Quando Meghan si lamenta della stampa, mi viene in mente cosa scrissero quando scoppiò lo scandalo dell’amore tra Carlo e Camilla. Lei non poteva neanche uscire di casa, mandava gli amici a fare la spesa. Carlo, ad Highgrove, confessò che si vergognava davanti ai camerieri.

 

Il titolo del suo libro è “Elisabetta. L’ultima regina” perché nessuna sarà mai più  come lei?

Quale paese ha un’ambasciatrice migliore, la donna più nota al mondo. Nessuno sarà altrettanto rappresentativo della sua epoca, così ad alto livello e per tanto tempo. Lo ha fatto senza mai commettere un errore, sempre impeccabile, in pubblico e nella vita privata. E’ vero che ci è riuscita anche perché non ha mai parlato, né concesso interviste; e parlare divide, se avesse detto mezza frase sulla Brexit il paese si sarebbe scisso. Invece il suo ruolo e quello di unire e rappresentare tutti. E’ lei l’elemento unificante.

 

E Kate come si sta comportando?

E’ entrata perfettamente nella parte. I giornali hanno appena pubblicato foto di lei e William a loro agio tra la gente: sorridono, stringono mani, fanno ciò che ci si aspetta da loro. Chiudersi a palazzo e quasi nascondere il proprio bambino, sono cose terribili per il popolo inglese. Kate ha una tenacia straordinaria. Ha trovato il modo di conoscere William scientificamente, appoggiata dalla madre. Ha lasciato una prestigiosa università britannica per iscriversi a quella scozzese di St. Andrews dove studiava il principe; si è fatta notare in uno spettacolo in sottoveste, ha tenuto duro per 10 anni, anche dopo essere stata lasciata un paio di volte. Non ha mai mollato la presa e una volta a corte ha subito recuperato piccoli errori, rivelandosi una forza per la monarchia. Ha fatto 3 splendidi figli ed è subito tornata in forma. Non come Meghan che si è lamentata di tutto e sembrava la prima donna a partorire al mondo.

 

William?

E’ entrato nel ruolo di futuro erede al trono e lo sta svolgendo egregiamente. C’è stato un periodo problematico con Carlo, perché voleva fare la sua vita prima di affrontare i doveri reali. Poi il padre gli ha chiarito che la nonna stava invecchiando, aveva 500-600 impegni l’hanno, e che parte del lavoro massacrante doveva passare a lui. William gode di un alto grado di simpatia. Prima della Megxit al 1° posto nei sondaggi c’era Harry, che ora è precipitato insieme a Meghan perdendo una ventina di punti. Adesso in testa c’è William, prima ancora di Elisabetta.

 

Perché le vicende dei Windsor appassionano tanto?

Per l’esclusività: le finestre di Buckingham Palace sono chiuse e migliaia di persone quotidianamente le scrutano sperando che la regina appaia. I reali hanno vite sfarzose, vivono in regge, circondati da opere d’arte e lusso, serviti da uno stuolo di persone, hanno abiti e gioielli magnifici, sembrano avere tutto ciò vogliono e fanno la vita che noi vorremmo avere. Il mondo dorato di cui si favoleggia è parte del loro fascino. Dovranno fare attenzione William e Kate nel popolarizzare troppo la monarchia; perché se principesse e re diventano come noi, non ci interessano più. E’accaduto ai sovrani delle monarchie nordiche che si fanno la spesa da soli.

 

Ma ai reali manca qualcosa?

A loro piacerebbe essere come noi. La regina Elisabetta non ha mai potuto visitare un museo da sola e soffermarsi a lungo davanti a un’opera, perché veniva subito condotta oltre dallo staff per far fronte alla mole massacrante dei suoi impegni. Poteva essere davvero se stessa solo durante le vacanze a bordo del Britannia; o a Balmoral dove ogni estate faceva un party per pochissime persone. Filippo cucinava, lei serviva a tavola e poi lavava i piatti. Quello era il suo sogno. Come le altre 2 grandi regine britanniche, Elisabetta I e Vittoria, neanche lei era destinata al trono: ci sono salite perché chi le precedeva nella linea dinastica non poteva più farlo. Quando aveva 10 anni e lo zio Edward abdicò, la sorellina Margareth le disse che allora anche lei sarebbe diventata regina, ed esclamò “povera te”. Ecco in questa frase sta tutto il destino di Elisabetta che avrebbe sognato di vivere tranquillamente come una gentildonna di campagna. Invece ha fatto fronte ai suoi doveri e a una vita piena di impegni, ha affrontato tutte le difficoltà del regno e ha fatto una vita d’inferno…altro che privilegiata. La sua grandezza, il suo lato migliore è aver sopportato tutto senza mai lamentarsi.

 

 

Di lei cosa l’ha colpito di più ?

Il carattere fortissimo, capace di gestire tante tensioni su un lungo periodo. Ho capito che appare sempre severa, ma in realtà è una donna divertentissima, alla quale piace molto scherzare e ama Sarah Ferguson che le racconta barzellette in continuazione. La sua natura è diversa da quella che vediamo, lei sarebbe ben più disponibile, ma non gli è permesso dal suo ruolo.

 

Carlo che re sarà?

Un buon sovrano al quale la regina ha già delegato moltissime mansioni istituzionali; di fatto è già re ed impegnato da mattina a sera. Bisogna vedere se resisterà alla tentazione di intervenire sul Parlamento, cosa che tende a fare incorrendo in accuse di ingerenza. Non ha il fascino di Elisabetta, ha più di 70 anni e, anche se la moglie Camilla ha recuperato in popolarità, temo che con lu inizierà la fase discendente.

 

Previsioni per il futuro dei Windsor?

Vedremo se William e Kate porteranno avanti la loro idea che la monarchia debba essere più vicina alla gente e amichevole, trasformandola come quelle nordiche. Ricordo quando a Londra c’era il passaggio delle carrozze reali: la magnificenza, l’impatto della sfilata dei soldati a cavallo con le giubbe rosse. Uno spettacolo incredibile, più di quanto si possa immaginare. Questo con William e Kate potrebbe sfumare; i contribuenti potrebbero non voler continuare a mantenere  il grandioso apparato che fa parte del sogno. Ma quando svanirà quella magnificenza la monarchia non ci sarà più e sarebbe davvero un peccato.

 

 

 

Partiti personali al capolinea?

Torna il proporzionale, cresce la partecipazione – almeno così pare -, si riscopre addirittura la collegialità decisionale a livello politico. Manca solo un tassello, il più importate

 

E cioè, tramontano anche i cosiddetti “partiti personali”? La domanda, credo, è legittima perché la seconda repubblica è stata praticamente dominata dalla personalizzazione e dalla spettacolarizzazione della politica. Due derive che hanno prodotto, com’è naturale conseguenza, la stagione dei partiti personali, appunto.

Ovvero, luoghi politici dove tutto dipende esclusivamente dalle fortune esistenziali del capo o del guru. E’ persin ovvio dedurre che il confronto politico, l’approfondimento politico, la
crescita di una casse dirigente autorevole e responsabile in partiti del genere sono banditi alla radici. Semplicemente non esistono per la semplice ragione che tutto dipende dal capo. Dal sue
scelte, dai suoi umori e dalla fedeltà nei suoi confronti. Dalle candidature alla linea politica, dalla polemica contro gli avversari alla mediazione necessaria per arrivare ad un accordo, dalle alleanze da stipulare di volta in volta alla propaganda da condurre in televisione, sui giornali o nella rete. Insomma, un pensiero unico accompagnato dalla totale identificazione del partito, cioè del cartello elettorale, con il suo capo assoluto, riconosciuto ed osannato dai suoi fedeli.

Ora, per non illudersi anzitempo, quella stagione e’ del tutto alle nostre spalle? Ovviamente no. È appena sufficiente prendere atto, oggettivamente, che cosa sono, per restare nel campo del centro
sinistra, i partiti di Renzi e di Calenda per rendersi conto che i “partiti personali” continuano ad esistere. Per non parlare dell’eterna Forza Italia o della sempre più forte Lega di Salvini.
Ma, al di là dei singoli casi, quello che non si può non cogliere in questa specifica fase storica e’ che il clima complessivo spinge verso una dimensione della politica più partecipativa e meno solitaria, più collegiale e meno autocratica. E quando soffia il vento di una presenza più attiva dei cittadini alle vicende della cosa pubblica, prima o poi qualcosa capita. Certo, nessuno pensa – per convinzione culturale o per tentazione nostalgica – che il passato possa ritornare. Per capirci, che i partiti del passato possano di nuovo trovare un ruolo nella cittadella politica italiana. Ma un fatto è indubbio. E cioè, non può esserci una buona politica se non ci sono i partiti.

I partiti democratici, per capirci. Cioè, quegli strumenti e quei luoghi politici che hanno una classe dirigente diffusa a livello nazionale e a livello locale; partiti che hanno un saldo radicamento sociale e territoriale e, soprattutto, partiti con una cultura politica che ispira e condiziona le singole scelte politiche e i rispettivi progetti di governo. Cioè, per dirla con Ciriaco De Mita, “partiti che abbino un pensiero”. Ecco perché tutto si intreccia. Quando cresce la partecipazione, quando aumenta la domanda di politica e di buona politica, quando la collegialità non è più soltanto un optional o un banale e burocratico richiamo statutario, significa che anche l’ultimo tassello del mosaico è destinato ad arrivare. Cioè la stagione dei partiti democratici, pluralisti, di governo e non appesi alle virtù salvifiche e miracolistiche dei capi. Se così sarà, non potrà che giovarsene la qualità della democrazia e la credibilità delle stesse istituzioni democratiche.

Giorgio Merlo

Quale futuro per l’Imbarco Perosino?

Le ultime vicende legate all’Imbarco Perosino, il locale pubblico al parco del Valentino, sono state oggetto di una comunicazione in Aula chiesta dal capogruppo dei Moderati, Silvio Magliano

L’assessore all’Urbanistica, Antonino Iaria, ha riepilogato lo stato dell’arte: “La causa tra la Città e i gestori del locale è giunta in Cassazione, ma la sentenza in corte d’Appello è esecutiva e, come noto, ha dato ragione alla Città per la proprietà dell’immobile tanto che l’ufficiale giudiziario potrà intimare il rilascio del bene.


“Venerdì scorso ho incontrato i concessionari del locale: si aprono prospettive di nuove progettualità del locale, ma preliminare a ogni ipotesi futura è la conclusione della vertenza, con il riconoscimento del bene come proprietà comunale; il pagamento concordato dei debiti pregressi; il diritto di prelazione sui locali a favore del Comune, come per tutti i locali in concessione al parco del Valentino.”

 

Il dibattito in sala Rossa 

Silvio Magliano (Moderati): Nel complimentarmi per l’azione fattiva della politica, mi chiedo cosa si farà da qui fino al bando di assegnazione del locale. Il primo obiettivo di oggi è scongiurare il rischio di degrado; sarà bene lasciare al loro posto gli attuali gestori per la tutela di un locale di lunga tradizione, senza procedere con lo sfratto. Presenterò un’interpellanza per monitorare l’iter sull’assegnazione del locale.

Maria Grazia Grippo (PD): Condivido soltanto in parte la soddisfazione del capogruppo Magliano; l’azione ipotizzata dalla Giunta crea un effetto spezzatino riguardo il complesso dei locali al parco del Valentino. La politica sia sempre presente, senza guardare soltanto all’oggi e al domani.

Chiara Foglietta (PD): Bene l’interlocuzione, seppur tardiva, con i gestori. Ora la Città istituisca il prima possibile il Comitato di gestione del parco. Vigileremo sulla situazione.

Deborah Montalbano (DemA): Sono contenta per l’apertura nei confronti dei gestori del Perosino, che rappresenta una parte della storia di Torino. Monitoreremo l’iter della concertazione, che ci aspettiamo si concluda quanto prima. Servirà poi ampliare la discussione all’intero parco del Valentino.

Francesco Tresso (Lista Civica per Torino): Mi sembra si stia perseguendo la strada giusta. Occorre valorizzare l’esistente e i rapporti che la città ha con chi da anni opera lungo il fiume. Ascoltiamo le realtà esistenti, che hanno fatto la storia della città, nell’elaborare il piano di gestione.

L’assessore Iaria ha concluso il dibattito con una replica: “A differenza di altri locali al Valentino, al Perosino non ci sono abusi edilizi.  Individueremo modalità con i gestori, ma non fare un provvedimento ‘ad personam’; si tratta di verificare una nuova progettualità innovativa, per un uso del locale che non sia soltanto stagionale.
“Il comitato di gestione non è mai stato attivato, ma lo faremo perché operazione utile alla progettualità complessiva sul parco e al coinvolgimento della Soprintendenza e degli altri soggetti.”

 

Dall’ufficio stampa di Palazzo Civico

 

(Foto M. Bursuc)

Tasse su plastica e zucchero. Ecco le proposte del Piemonte

Riaprire il dialogo con il Governo con un documento comune da presentare in Conferenza Stato-Regioni

 

Obbiettivo tentare di ridurre quanto più possibile gli effetti della “plastic tax” e della “sugar tax”, che rischiano di mettere a repentaglio migliaia di posti di lavoro in Italia e in Piemonte.

L’assessore regionale al Lavoro, Elena Chiorino, ha lanciato questa proposta nel corso della riunione con i rappresentanti delle imprese del settore delle bevande, le associazioni di categoria e le parti sociali tenutasi nei giorni scorsi  nella sede dell’Assessorato, in via Magenta a Torino. Presenti tutte le più importanti realtà piemontesi, ma non solo: c’erano Gruppo San Benedetto, Acqua Sant’Anna, Pian della Mussa, Lauretana, Fonti Alta Valle Po, Pontevecchio e Coca-Cola Italia, insieme a Confindustria Piemonte e Confindustria Cuneo, Unione Industriale di Torino, Cuneo e Biella, Cgil, Cisl, Uil e Ugl.

“Vorrei che dal Piemonte – ha sostenuto Chiorino – partisse un messaggio forte e chiaro: il mondo dell’industria non può essere considerato in contrapposizione alla sostenibilità ambientale. Al contrario, le imprese che operano nel campo alimentare e delle bevande hanno tutto l’interesse a investire nella sostenibilità ambientale in quanto il nostro territorio, nazionale e regionale, è noto per la grande qualità dei prodotti. L’Italia ha acqua di grande qualità, e invece di valorizzarla il Governo la penalizza.

La motivazione etica non regge: i dati dicono che l’Europa contribuisce all’inquinamento dei mari per lo 0,28%. E’ evidente che una tassazione di questo tipo, che va a demonizzare tutto il comparto plastica, non trova motivazione nella realtà. Si va a penalizzare chi investe, mettendo a rischio aziende e posti di lavoro. La Regione farà la sua parte fino in fondo, con tutti gli strumenti a disposizione: dobbiamo scongiurare nuove crisi aziendali e sostenere le imprese”.

I sindacati hanno sottolineato la necessità di tutelare l’occupazione, senza dimenticarsi del problema ambientale e individuando strumenti alternativi per ridurre l’inquinamento, come una maggiore educazione alla raccolta differenziata che oggi non è ancora entrata nella cultura dei consumatori.

La situazione

Il Piemonte, con oltre 2,8 miliardi di litri di acqua minerale imbottigliati nel 2018 e ben 27 concessioni attive, rappresenta un terzo dell’intero mercato italiano. Un settore che vale oltre 500 milioni di euro e un giro d’affari altrettanto importante per l’indotto, occupando oltre 1400 lavoratori.

Tutte le aziende presenti hanno dichiarato di aver bloccato investimenti e assunzioni e in alcuni casi i lavoratori a tempo determinato non sono stati confermati. Soltanto il gruppo San Benedetto, che fattura circa 700 milioni di euro, ha dichiarato che subirà un aumento di spesa di 105 milioni di euro.

Mineracqua ha calcolato che queste misure porteranno a una flessione del mercato del 7-8 per cento, che arriverà al 20 per cento per chi produce e imbottiglia bevande dolci. Il tutto in un mercato che è già in flessione da anni. Un contenitore di plastica è 4-5 volte più sostenibile del vetro e 5 volte più di una lattina. A differenza della plastica il vetro si produce infatti in altoforno, e impatta decisamente di più per il trasporto, visto il suo peso. E’ in corso uno studio legale per valutare l’eventuale incostituzionalità dell’imposta.

Secondo Assobibe queste tasse colpiranno dal 15 e il 20% del bilancio delle aziende, con un impatto di centinaia di milioni di euro. E’ necessario quindi un ripensamento per facilitare la crescita e l’occupazione, in quanto le due misure rendono ancora più difficile per le aziende investire e per i lavoratori trovare lavoro o mantenerlo.

Nuova emergenza smog: stop ai diesel euro 4 fino a giovedì

Ennesima  emergenza smog in città, martedì 28 gennaio, dopo che per sei giorni Arpa Piemonte ha rilevato nell’aria livelli di micropolveri oltre i limiti ammessi

Sono state registrate punte di 100 microgrammi al metro cubo. Per questo, fino a giovedì 30 gennaio, in base all’accordo dei comuni della Città Metropolitana che applica il protocollo di bacino padano, dalle ore 8 alle ore 19 non potranno circolare le auto e i mezzi per il trasporto merci  diesel e omologazione fino a euro 4 compreso.

Il blocco nel capoluogo riguarda anche altri 22 comuni dell’Area metropolitana. Si tratta di Beinasco, Borgaro, Collegno, Grugliasco, Moncalieri, Nichelino, Orbassano, Rivalta, Rivoli, San Mauro, Settimo, Venaria Reale, Caselle, Chivasso, Leinì, Mappano, Pianezza, Volpiano, Carmagnola, Vinovo, Chieri e Ivrea.

 

(Foto Fabio Liguori)

La droga? In frigo con l’insalata

Venerdì scorso, agenti del Commissariato di P.S. di Rivoli, a seguito di un’articolata attività investigativa alla quale ha concorso anche personale del Nucleo Cinofilo Antidroga della Questura di Torino, hanno effettuato una perquisizione domiciliare all’interno di un’abitazione privata sita nel Comune di Grugliasco

Qui, gli investigatori avevano notato un importante via vai di persone, per motivi, con ogni probabilità, legati allo smercio di sostanze stupefacenti. All’interno erano presenti un cittadino italiano di 25 anni, con precedenti di polizia specifici, e la madre, di 55.

La perquisizione aveva esito positivo: infatti, i poliziotti rinvenivano e sequestravano, nascosti all’interno di un frigorifero dove erano conservati altri prodotti alimentari, 300 grammi di cocaina in pietra e 140 grammi di marijuana. Il venticinquenne è stato arrestato per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

Le Bloody Wheels tornano in pista

Come amano dire nel loro gergo, hanno scoperto un portale di accesso per l’upside-down

Se volete scoprire dove si trova, basta andare in via Trecate 46 sabato 1 Febbraio a partire dalle 13.00.

Ci saranno anche le Poison Kittens – Roller Derby Palermo e Roller Derby Ljubljana. Il programma prevede: dalle 13.30 alle 14.45 PALERMO vs LJUBLJANA, dalle 15.45 alle 17.00 LJUBLJANA vs TORINO e dalle 18.00 alle 19.15 TORINO vs PALERMO. Non solo rollerderby, ma anche tanto intrattenimento grazie alle Dynamite Cheers Torino, che si esibiranno tra un match e l’altro.

Ingresso gratuito

 

(Uisp Torino)

Tetto in fiamme nella notte

Dal Piemonte / Paura nel centro abitato. Intorno alle 1.30 di oggi la squadra dei Vigili del fuoco del distaccamento permanente di Livorno Ferraris – Comando di Vercelli  si recava in Borgomasino via san Martino 2 per un  incendio di un tetto, in supporto alle squadre  di Ivrea. L’incendio interessava circa 50 metri quadrati  di superficie a causa della canna fumaria. Le fiamme sono state domate e i vigili del fuoco hanno iniziato la   messa in sicurezza.

Il crollo dei grillini, gli errori della Lega  e il ritorno del bipolarismo

In queste elezioni regionali nessuno può dichiarare di essere stato  comunque vincitore, come spesso accade in altre occasioni in cui tutti hanno in qualche modo  vinto. Qui appare chiaro ed evidente chi ha vinto e chi ha perso

di Pier Franco Quaglieni
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In queste elezioni regionali nessuno può dichiarare di essere stato in qualche modo vincitore, come spesso accade in altre occasioni in cui tutti hanno, dal loro punto di vista, vinto. Qui appare chiaro ed evidente chi ha vinto e chi ha perso. I risultati elettorali di domenica scorsa hanno infatti  registrato il successo del candidato del Pd in Emilia e Romagna e  della candidata di  Forza Italia in Calabria. Avrebbero dovuto sconvolgere il quadro politico nazionale ,ma forse,come vedremo, finiranno per rafforzarlo, malgrado sia riapparso un bipolarismo che sembrava del tutto scomparso sul quale è bene fare un’adeguata riflessione.
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La Lega che voleva ”cacciare i rossi “ dall’Emilia si è sgonfiata e il suo estremismo verbale non ha avuto successo .Salvini non ha convinto,ma ha impaurito tanti elettori moderati. Suonare  i citofoni non non  gli ha portato fortuna   anche se ancora una volta il solito Gustavo Zagrebelski non ha smentito il suo estremismo ideologico ,privo di  una adeguata riflessione storica, paragonando il piccolo episodio bolognese  niente meno  con il podrom della Notte dei cristalli nazista  in Germania del 1938. Sciocco Salvini ad attaccarsi ai citofoni, ma intollerabilmente fazioso e privo di  reale significato politico Zagrebelski che si è lasciato prendere la mano ,esprimendo dei giudizi che appaiono quasi  incompatibili con la sua fama di  esimio professore e di emerito presidente della Corte Costituzionale.
Ha sicuramente ragione il presidente Conte quando definisce il gesto di Salvini come un gesto oscurantista che sa di gogna ed evoca il “dagli all’untore“.  E’ un gesto illiberale che forse solo
i liberali colgono in tutto il suo significato negativo anche perché erano presenti le televisioni che lo hanno enfatizzato. Un ex ministro dell’interno e un senatore della Repubblica avrebbe dovuto denunciare alla magistratura il presunto spacciatore senza clamori inutili.
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Salvini  ha esagerato e anche in Calabria ha perso consensi. I laici, i liberali, i liberal-democratici  non avrebbero potuto votarlo, anche se il tentativo di vedere in Salvini un pericolo fascista e’ del tutto privo di fondamento. Salvini si è rivelato un politico  incapace di tattica e di strategia, come già dimostrò in modo clamoroso, uscendo dal governo nell’agosto scorso. Può essere un propagandista adatto ad un pubblico di bocca buona, ma non è un politico capace di vedere oltre il consenso elettorale  spicciolo. Forza Italia non è crollata come previsto,anche se in Emilia e Romagna la candidatura di Sgarbi ,anche lui eccessivo e assai poco convincente, ha portato il  suo partito ad un risultato davvero pessimo. Ottimo invece il successo di Jole Santelli in Calabria, prima donna presidente in una regione per definizione molto maschilista.
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Non c’e’ stato un vero exploit, come annunciato dai sondaggi, di Fratelli d’ Italia che pure si  sono rivelati molto  più avveduti e misurati rispetto alla Lega. Clamoroso l’ulteriore – e credo definitivo – insuccesso di Più Europa e di Calenda , letteralmente spazzati via compreso il presuntuoso  voltagabbana Cazzola, non eletto in Regione .  Bonino e i suoi pochi giannizzeri debbono mettersi il cuore in pace e farsi da parte : una miserevole fine dei radicali che hanno tradito Pannella. Non c’ è stata la possibilità di testare il partito di Renzi di cui non si conosce la consistenza elettorale, se non attraverso i sondaggi.
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Zingaretti, malgrado alcuni suoi colossali errori politici e i risultati affatto convincenti del Conte bis, e’ uscito bene dal confronto elettorale e il Pd si sta riprendendo dalla gestione  Renziana che lo aveva ridotto  ai minimi termini. La sinistra estrema resta invece residuale e le posizioni di Bersani appaiono vecchie e complessivamente incapaci di attrarre consensi. Ma il fatto politico più importante e’ il crollo dei 5 Stelle. Un crollo che significa la fine del qualunquismo populista rappresentato da un partito destinato  a finire, come accadde per il Partito di Guglielmo Giannini.La protesta non regge sulla lunga distanza, ma se poi va al governo e si rivela vistosamente inadeguata, risulta invotabile .Lo stesso partito grillino sta implodendo. Grillo e Di Maio escono con le ossa rotte ed è una era festa per la democrazia italiana che può tirare il fiato. La minaccia dei grillini è  finita,ma purtroppo i grillini  sono al governo e temo che ci rimarranno.
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Nessuno oggi ha interesse a mandare a casa Conte  perché nessuno dell’alleanza giallo-rossa  ha interesse ad andare al voto.  Un numero alto di deputati e senatori non tornerebbero più a Roma, se si votasse nei prossimi mesi. E poi c’ è l’elezione del presidente della Repubblica a creare un intralcio ad un nuovo voto che sarebbe comunque rinviato dal referendum sulla riduzione dei parlamentari voluta dai 5 Stelle . L’orizzonte politico appare caratterizzato da personaggi di basso livello incapaci di prevedere un futuro politico al Paese come, nel suo piccolo, ha dimostrato di saper fare Bonaccini.
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Noi passiamo da una elezione regionale all’altra (che blocca la politica nazionale  e persino i lavori parlamentari), avendo un governo dal fiato cortissimo, diviso da insanabili divergenze e  guidato da un  vero dilettante che non ha eguali nella storia italiana. Persino Facta,l’avvocato di Pinerolo, che nel 1922  aprì le porte a Mussolini, era migliore. Ma l’esito del voto, e non solo quello, ha prolungato  e prolungherà la vita del Conte bis. C’ è da augurarsi  che la disperazione grillina non porti ad altre scelte scellerate come quella della prescrizione. In ogni caso l’attuale alleanza di governo non può esprimere il futuro dell’Italia che avrebbe più che mai bisogno di un governo risoluto e capace. Gli Italiani pretendono questo governo gente preparata e decisa  che affronti le infinite emergenze che restano lettera morta ,dall’Ilva all’ Alitalia, tanto per citare due esempi.
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Il bipolarismo, dicevamo, e’ riapparso ed e’ un gran  bene perché le democrazie mature si fondano su due partiti senza cespugli all’ italiana. La nuova legge elettorale che stanno architettando, prevede il ritorno al proporzionale: una vera jattura  che può determinare L’ingovernabilità’ del Paese. Zingaretti per primo dovrebbe ripensarci ,lasciando al loro destino Renzi e i grillini. Su questo tema si saggeranno le sue  reali qualità, finora assai poco esibite. Un sistema fondato sull’alternanza può  dare stabilità e futuro all’ Italia, consentendo una guida politica forte, come il Paese necessita.

Palazzo Lascaris, palazzo della memoria

“Oggi abbiamo voluto coinvolgere le scuole in una ideale “staffetta della memoria”, dove il testimone passi da chi visse quel tempo ai più giovani, perché la memoria, custodita e tramandata, è un antidoto indispensabile contro gli orrori del passato, per scongiurare il riemergere dalle tenebre del passato di fantasmi, sentimenti, rigurgiti razzisti, predicazione dell’odio”

E’ il saluto che il presidente del Consiglio regionale Stefano Allasia ha rivolto agli oltre 100 studenti che hanno partecipato alla giornata “Palazzo Lascaris, Palazzo della Memoria” in occasione del Giorno della Memoria.

“Come Consiglio regionale continueremo quindi a fare la nostra parte, continuando a promuove la conoscenza e l’affermazione dei diritti individuali e dei valori che sono alla base della Costituzione Repubblicana”, ha concluso.

Per un’intera mattinata gli studenti di varie classi, dai più giovani ai giovanissimi, sono stati coinvolti in un percorso interattivo che, partendo proprio dal racconto di quanto avvenuto 75 anni fa, li ha avvicinati a quanto accade nel mondo ai giorni nostri per riflettere su cosa oggi voglia dire deportazione, prevaricazione, abuso, ingiustizia.

Toccanti le parole dell’avvocato Bruno Segre, testimone dell’epoca: “Vi ammonisco a studiare la storia che insegna molte cose, educa, plasma le persone, le induce a ragionare. È sempre la ragione che deve prevalere e non la passione sfrenata per il potere che porta a guerre e tragedie”.

Suddivisi in gruppi gli studenti hanno partecipato a diversi incontri:

– con gli storici dell’Istoreto che hanno illustrato (con le immagini cartografiche sui conflitti nel mondo) il concetto di genocidio;
– con le foto scattate da Paolo Siccardi, photoreporter con all’attivo un’intensa attività di reportage internazionali che ha proposto un parallelo di immagini tra i lager nazisti e le nuove guerre, discriminazioni e violenze contemporanee e tra i disegni di Thomas Geve che raccontano i lager di Auschwitz e Buchenwald e quelli realizzati dai bambini di Sarajevo durante l’assedio nei primi anni ’90.

Nella parte finale della mattinata, nell’aula del Consiglio, moderati dal giornalista Stefano Tallia si sono alternati il musicista Carsico, con canzoni attinenti al tema della Giornata della Memoria, e l’omaggio alla memoria della Shoah del pattinaggio artistico e della danza su ghiaccio, con Edoardo De Bernardis, allenatore e coreografo internazionale che ha presentato i filmati di alcune esibizioni sulle note di Schindler’s List e La vita è bella.

In Aula erano presenti i consiglieri Gianluca GavazzaAlessandro Stecco e Federico Perugini (Lega), Domenico Ravetti e Monica Canalis (Pd).

 

fmalagnino – www.cr.piemonte.it