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Juve-Inter a porte chiuse, Consumatori propongono rimborsi

Riceviamo e pubblichiamo / “Le clausole che escludono il rimborso, contenute nelle condizioni di abbonamento o di vendita dei biglietti delle società Juventus FC, sono nulle, in quanto vessatorie per contrasto con la normativa che tutela i consumatori”

 

IL MOVIMENTO CONSUMATORI CHIAMA A RACCOLTA I TIFOSI PER I RIMBORSI

Il 1° marzo, Juve-Inter si disputerà a porte chiuse. In una nota, la Juventus FC ha fatto sapere che “ferma restando la validità delle previsioni che disciplinano l’acquisto dei titoli di accesso la società – vista la peculiarità della situazione nazionale – sta valutando iniziative a favore degli acquirenti degli stessi”, senza ulteriori specifiche e ribadendo la validità delle sue condizioni di abbonamento o di acquisto dei biglietti.

Le clausole che escludono il rimborso, contenute nelle condizioni di abbonamento o di vendita dei biglietti delle società Juventus FC, sono nulle, in quanto vessatorie per contrasto con la normativa che tutela i consumatori.

A seguito delle azioni e degli esposti del Movimento Consumatori queste clausole, come recentemente affermato dal tribunale di Roma con l’ordinanza del 24 giugno 2019 nell’azione inibitoria del Movimento Consumatori contro la SS Lazio, sono sotto la lente dell’Antitrust e sono state eliminate o modificate da gran parte dei club di Serie A.

“Una grande società come la Juventus – afferma Marco Gagliardi del servizio legale di MC – non può non rispettare quanto previsto dal Codice civile e dal Codice del consumo. E’ tenuta a procedere con un rimborso, a realizzare un gesto che non ha soltanto un valore patrimoniale, anche rilevante, considerato il prezzo dei biglietti e degli abbonamenti, ma anche e soprattutto simbolico, di vicinanza nei confronti di una collettività di persone, con in comune la stessa fede calcistica, che sta vivendo un grave momento di incertezza e ansia.”

L’associazione invita pertanto i tifosi a far sentire la propria voce, ad alzare un coro virtuale indirizzato alla Juventus, perché siano garantiti in tempi rapidi i rimborsi.

Per avviare la procedura di rimborso, si può contattare MC allo 011 5069546 o scrivere all’ email torino@movimentoconsumatori.it.

Nuovi arresti per droga

Pusher nel mirino della Squadra Mobile: prosegue l’attività volta al contrasto dell’illecita attività di spaccio di sostanze stupefacenti

Mercoledì 26 febbraio, gli agenti delle pattuglie “Falco” hanno individuato due appartamenti utilizzati dai pusher per occultare e confezionare dosi di droga.

In particolare, in Via Don Bosco, in un appartamento al terzo piano sono stati tratti in arresto due cittadini stranieri provenienti dal Gambia:

  • A., nato nel 1995, titolare di permesso di soggiorno rilasciato dalla Questura di Torino;
  • O., nato nel 1995, titolare di permesso di soggiorno rilasciato dalla Questura di Lucca.

I due, a seguito della perquisizione domiciliare finalizzata alla ricerca di stupefacenti, sono stati trovati in possesso di 15 involucri contenenti 200 grammi circa di marijuana e due buste più grosse, contenenti ulteriori 500 grammi circa di marijuana.

Nel corso della perquisizione sono stati anche sequestrati un bilancino elettronico di precisione, materiale per il confezionamento delle dosi e la somma in contanti di 1045 euro in banconote di vario taglio.

Contestualmente, altri operatori dei “Falchi” facevano irruzione in un appartamento in Via Cigna 77 dove, al termine della perquisizione domiciliare, traevano in arresto:

  • L., nato in Senegal nel 1989, sedicente, pluripregiudicato e irregolare sul territorio nazionale.

Questi, all’atto dell’irruzione degli operatori nell’alloggio, riusciva a liberarsi di un discreto quantitativo di cocaina che aveva in un sacchetto aperto sul tavolo, lanciandolo nel water; gli agenti riuscivano comunque a recuperare 23 dosi di cocaina già confezionate, oltre a tutto il materiale per la preparazione delle dosi (rotoli di cellophane, forbici, bilancino elettronico) nonché la somma in contanti di 2050 euro.

Il P.M., dr. Roberto FURLAN, ha disposto il trasferimento degli arrestati in carcere.

Santarossa (Italia dei Valori): “Vorrei un paese normale”

“Col senno di poi è sempre facile parlare, ma i numeri sono sempre stati chiari. Di malattie gravi – scrive Luca Santarossa componente esecutivo nazionale dell’Italia dei Valori –   con numeri mortali maggiori ce ne sono, ma non creano notizia, direi semplicemente non ce ne occupiamo”

Riceviamo e pubblichiamo / L’influenza ha da sempre portato morte, come gli incidenti stradali, ma quel numero è silente da sempre e non si chiude bottega perché uno ha la bronchite o la broncopolmonite o “semplicemente” l’influenza.
L’informazione e formazione delle persone continua l’esponente Idv, è sempre prioritaria, ma deve essere degna e tale.  In Italia non si sa perché per qualsiasi tema c’è la rincorsa allo scoop e alla demonizzazione di tutto senza mai rimanere correttamente con i piedi per terra e semplicemente raccontare le cose per quelle che sono. Il diritto all’informazione non ha nulla a che vedere con il procurato allarme o semplicemente l’ingigantimento di quanto successo a pro di audience fine molte volte a se stesso che però porta alla fobia altrui. Pensiamo a personaggi noti che vengono sempre chiamati ad intervenire, molte volte non per competenza, ma perché si sa gridare e imprecare, perché piace, si piace accusare e dire ma si poteva far di più, si poteva fare meglio?  La risposta è per forza sempre si, ma caro mio prova ad essere tu dall’altra parte della barricata, è come criticare il governo è la cosa più semplice e lampante, ma scomoda, addirittura qualcuno scende dalla poltrona e riprende a criticare. Voglio imprecare anch’io!! Ma si sa, è oramai virale se controllo è perché controllo, se non controllo è perché non controllo, comunque c’è sempre un motivo per puntare il dito e un’indagine da dover avviare per trovare il presunto colpevole per poi mandarlo in prescrizione. Si parla di corona virus, ma per molti italiani manca il concetto di virus (cos’è) e quanti ce ne sono; manca il concetto di come si può contrarre un qualsiasi virus e quanti nel corso della nostra esistenza respiriamo o ingeriamo senza che accada nulla; manca il concetto di mortalità di una malattia e le giuste proporzioni; mancano tanti concetti di igiene personale che non sfociano per forza nella disinfestazione o igienizzazione di una qualsiasi cosa; manca il concetto di uso e scelta di una mascherina di protezione e di un’igienizzante; manca il concetto di educazione di molte persone che sputano a terra e dico sputassero a casa loro così come gettare i rifiuti. Ai miei tempi a scuola certe cose le insegnavano, oggi forse no, oppure gli insegnanti spiegano male o i ragazzi si sono rincitrulliti. Abbiamo invece perso il tempo a raccontare numero di morti e infetti come se questi numeri aiutassero a risolvere il problema. Ci siamo allenati alle fake news (false notizie) a cui si corre dietro, perché bisogna alimentare il terrore dell’untore e del diverso, chi ha letto i Promessi Sposi ne sa qualcosa, leggere e studiare alle volte serve, ditelo ai ragazzi. Parliamo di paziente 0 come se fosse possibile trovarlo e a che scopo? lui o è guarito o è morto. Probabilmente se fossimo nati nel 600 avremo tutti quanti fatto una bella processione di massa per chiedere al signore la grazia e poi scoprire che toccandoci a vicenda, toccando tutti le stesse cose e baciandoci tutti saremo poi stati tutti untori e i problemi di “grazia” sarebbero aumentati. Così trovi persone che utilizzano mascherine di ogni genere, ma poi bevono un caffè e mangiano una brioche che chissà chi ha toccato prima, senza capire che la mascherina è il contagiato che la deve portare; troviamo che lo stesso bar diventa infetto ad una certa ora; troviamo che i più esposti sono gli anziani e gli asintomatici ma non prendiamo provvedimenti diretti per la loro cautela, ma chiudiamo scuole, esercizi pubblici, lo sport, mettiamo in difficoltà il Paese. Rimango – conclude Santarossa-  in attesa di una beata pioggia che risani l’ambiente e le menti, vorrei tanto vivere in un Paese Normale.

Una Mole di pace in città

Sabato 29 febbraio la Mole Antonelliana si colorerà di giallo:  è il saluto della Città di Torino alla Seconda Marcia Mondiale della Pace e della Nonviolenza, una iniziativa internazionale che ha lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica e le autorità politiche della necessità di costruire relazioni internazionali basate sulla nonviolenza per preservare una pace nella giustizia e nella solidarietà

La Marcia, lanciata da alcuni movimenti pacifisti e nonviolenti, è partita il 2 ottobre scorso (giornata internazionale della nonviolenza) da Madrid e si concluderà sempre a Madrid l’8 marzo prossimo (giornata della donna) dopo aver toccato circa 90 Paesi nei 5 continenti.  Essa avrebbe dovuto transitare a Torino tra il 29 febbraio e il 2 marzo; molte iniziative sono state cancellate per l’emergenza epidemiologica: rimane la colorazione della Mole, l’incontro con la Sindaca e col consiglio comunale il lunedì.

Questa marcia vuole essere uno stimolo, innanzitutto a prendere coscienza della situazione, e poi ad agire per cambiare seguendo alcune linee guida ispirate ad una cultura di pace e nonviolenza.

Durante questa marcia si è potuto constatare quanta ricchezza di impegno e di lotte nonviolente ci sono nel mondo, anche se spesso fuori dai riflettori dei mass-media. Ciò rappresenta una grande speranza.

 

Per il Coordinamento contro l’atomica, tutte le guerre e i terrorismi

 Paolo Candelari

Piemonte sempre più green: oltre 4 miliardi di investimenti

Ammonta a 4,3 miliardi di euro il piano per la manutenzione e posa delle reti elettriche e del gas che saranno investiti in Piemonte nei prossimi dieci anni

La ricognizione delle risorse per la green economy illustrata il 21 febbraio in Giunta dall’assessore regionale all’Energia ha messo in evidenza che 1,8 miliardi sono destinati all’ammodernamento della rete gas nei 17 ambiti territoriali minimi dove entro la fine dell’anno saranno avviati i lavori dopo la pubblicazione dei bandi, che Iren ha confermato l’impegno ad investire un miliardo per la decarbonizzazione entro il 2024, e che Terna stanzierà 415 milioni per la Rete di Trasmissione Nazionale (di cui 225 per lo sviluppo e 190 per il rinnovo degli impianti e della sicurezza), che Enel migliorerà la rete con 400 milioni ed Egea nei prossimi due anni investirà 113 milioni in Piemonte. La Regione ha ribadito l’impegno di impiegare 600 milioni del Fondo europeo di sviluppo regionale per le materie di sua competenza nei settore della green economy da qui al 2027.

Somme che, secondo l’assessore, sbloccheranno i cantieri dando respiro alle aziende e una spinta all’occupazione e alla crescita economica nel medio e lungo periodo.

Per quanto riguarda l’ampliamento della rete gas, l’assessore ha annunciato di voler avviare un confronto con quegli ambiti territoriali (17 su 19) che dal 2016 ad oggi non hanno ancora pubblicato i bandi di concessione. Se le gare non saranno avviate entro l’anno, la Regione potrebbe sostituirsi ad essi come stazione appaltante. Le province dove sono attesi i lavori di manutenzione sono Verbania, Alessandria, Cuneo, Asti, Biella, Novara e Vercelli, per un totale di 1,2 milioni di utenze. A titolo esemplificativo, i lavori di ammodernamento eseguiti in 49 Comuni della provincia di Torino hanno ridotto di 100.000 tonnellate le emissioni di anidride carbonica e di 1.300 tonnellate quelle di polveri sottili in 12 anni.

Emergenza sanitaria, limitazioni alle attività in vigore fino a domenica compresa

Le restrizioni previste dall’ordinanza regionale in Piemonte saranno in vigore “sicuramente fino a domenica alle ore 24”

Così in un post su Facebook , la sindaca di Torino Chiara Appendino. Sabato, aggiunge: “il Governo emanerà un decreto in seguito al quale capiremo le decisioni definitive per il nostro territorio riguardo le misure contenitive per la prossima settimana, ponderate sulla base delle indicazioni del Consiglio Superiore di Sanità”.

Coronavirus, verso la fine dell’odissea per i 32 Astigiani in hotel ad Alassio

Il governatore della Regione Alberto Cirio  e l’assessore alla Protezione civile Marco Gabusi stanno coordinando il rientro degli Astigiani da Alassio, mentre l’assessore alla Sanità Luigi Icardi si è recato in Liguria in elicottero per sincerarsi di persona delle condizioni fisiche dei 32 ospiti del Bel Sit.

I pullman che porteranno gli Astigiani a casa dopo l’esito dei tamponi sono già partiti da Torino grazie alla prontezza del sistema di protezione civile e della Croce Rossa. L’assessore alla Protezione civile sottolinea la tempestività di questo intervento, che mette al primo posto la sicurezza per garantire agli Astigiani un rientro e un decorso sicuri dei prossimi 14 giorni previsti in isolamento domiciliare.

Questa mattina l’Assessore si è recato a Settimo Torinese per sincerarsi che le operazioni di partenza dei pullman si svolgessero nei tempi e nei modi previsti in modo che tutti gli Astigiani possano tornare a casa.

La Croce Rossa si è immediatamente attivata e, grazie ai volontari, in pochi minuti i pullman sono stati pronti a partire congli infermieri già a bordo per assicurare la corretta accoglienza degli ospiti che risultano negativi al tampone. Con i pullmanpartono anche le ambulanze per accogliere eventuali soggetti positivi. L’Assessore segue da vicino l’evolvere della situazione con l’augurio che l’odissea dei 32 Astigiani possa finire presto.

 

Ufficio stampa Regione Piemonte / foto archivio

Rivoli, i carabinieri fermano piromane

 I Carabinieri della Stazione di Rivoli hanno fermato un 20enne di Rivoli, incensurato, che è indiziato di aver incendiato 4 veicoli parcheggiati in strada, nel quartiere Cascine Vica, nelle notti del 9 e 22 febbraio scorsi

I Carabinieri hanno individuato, ma non identificato, il piromane grazie anche alle registrazioni dei filmati di alcune telecamere private.

Una pattuglia ha riconosciuto il giovane che si aggirava di giorno a piedi per le vie di Rivoli e che presentava, sia nei tratti somatici che nell’abbigliamento, delle forti somiglianze con la persona da ricercare. Durante le operazioni di identificazione i carabinieri non hanno più avuto alcun dubbio: il giovane rintracciato indossava le stesse scarpe riprese dai filmati esaminati, recanti, per giunta tracce di fuliggine e bruciature compatibili con gli episodi incendiari oggetto di indagine. A casa i militari hanno trovato e sequestrato gli indumenti che il 20enne ha indossato in occasione di altri episodi per i quali è indiziato.

Alla fine degli accertamenti i militari hanno sottoposto a fermo l’incendiario, contestandogli gli incendi che venivano commessi con un modus operandi piuttosto ricorrente. Il piromane, infatti, con un accendino utilizzava il contenuto dei cassonetti della spazzatura come inneschi per bruciare le macchine parcheggiate nelle vicinanze.

Il 20enne, innanzi alle contestazioni dei Carabinieri, ha negato ogni addebito, salvo poi ammettere tutto in sede di giudizio di convalida che si è svolto nella mattinata odierna presso il Tribunale di Torino.

Il Giudice oltre a convalidare il fermo legittimamente eseguito dai Carabinieri della Stazione di Rivoli, valutati i gravi indizi di colpevolezza in capo al giovane, ha ritenuto di applicargli la misura cautelare degli arresti domiciliari.

Le indagini che hanno portato all’odierno risultato erano scattate in seguito agli episodi incendiari che avevano afflitto il quartiere Cascine Vica di Rivoli a partire dal mese di novembre 2019, episodi sui quali i militari dell’Arma continuano ad indagare per verificare la riconducibilità degli stessi al 20enne.

I casi positivi attendono conferma dall’Istituto superiore di sanità

I casi di positività al coronavirus in Piemonte sono al momento 11 in tutto. Uno di questi è confermato e 10, dopo il primo test positivo,  sono  in attesa di validazione da parte dell’Istituto superiore di sanità

Lo comunica la Regione Piemonte. Fanno parte dell’elenco le cinque persone  del gruppo di astigiani ospitati in un hotel ad Alassio dal 4 al 18 febbraio. Degli undici, sette sono ospedalizzati non in terapia intensiva (1 a Torino, 3 ad Asti e 3 Novara) mentre quattro sono in isolamento fiduciario domiciliare.

Trapianti incrociati, il coronavirus non ferma la donazione di organi

Una catena di donazioni con scambio di organi e trapianti  di rene attraversa l’Italia e supera le barriere del Coronavirus

 

Quando una catena di donazioni con scambio di organi e trapianti incrociati attraversa l’Italia e supera le barriere del Coronavirus.

Proprio nelle settimane durante le quali lo spettro del Covid-19 sta bloccando e divide buona parte dell’Italia e non solo, una catena di solidarietà ha unito il nostro Paese, incrociando coppie di donatori incompatibili e, aperta con una donazione da deceduto in Piemonte, si è chiusa nella stessa regione, attraversando Veneto, Sicilia e Puglia, e salvando la vita a quattro pazienti in trattamento dialitico. Si chiama programma Cross-over.

In partenza lo scorso novembre il Piemonte ha donato un organo di una donatrice deceduta. Il suo rene era risultato idoneo per un paziente di Padova inserito nel programma cross-over Dec-k (DECeased Kidney). L’avvenuto trapianto su questo paziente ha innescato una catena di donazioni da vivente e trapianti che ha coinvolto 3 coppie seguite in regioni diverse d’Italia (Veneto, Sicilia e Puglia). La compatibilità biologica delle nuove coppie è stata determinata grazie al coinvolgimento di diversi Laboratori di Immunogenetica e dei Coordinamenti regionali trapianto (per il Piemonte all’ospedale Molinette diretti dal professor Antonio Amoroso). In seguito Padova in Veneto a sua volta ha donato a Palermo in Sicilia, che a sua volta ancora ha donato un organo a Bari in Puglia. Qui ne ha beneficiato una coppia incompatibile per un trapianto di rene da vivente. La donatrice vivente, moglie del ricevente, in riconoscenza per aver salvato il marito, ha donato un rene ad una giovane donna di Torino, chiudendo proprio questa catena di scambi in Piemonte.

Così per la prima volta in Piemonte all’ospedale Molinette della Città della Salute di Torino è stato effettuato con successo un trapianto di rene su una donna da una donatrice vivente di Bari secondo il programma nazionale di trapianto di rene cross-over (a modalità incrociata), grazie allo scambio di coppie di donatori e creando un effetto a catena di donazione.

Il programma crossover è attivo a livello nazionale già da qualche anno: è molto complesso dal punto di vista organizzativo, ma offre l’opportunità di ottenere un trapianto anche in caso di incompatibilità immunologica con un donatore vivente nel caso in cui la donazione diretta tra persone legate affettivamente non fosse possibile. Questo avviene “incrociando” le coppie a livello nazionale in modo che i pazienti che hanno una persona emotivamente – correlata che generosamente voglia donargli un rene anche se è incompatibile, possa alla fine fare il trapianto, scambiando i donatori con coppie che hanno lo stesso problema. Combinando diversi incroci si genera una “catena” di donazione che riesce a rendere possibile il trapianto per diverse persone. Fino a pochi anni fa queste catene di trapianti potevano essere attivate solo grazie ad un donatore samaritano, cioè ad una persona che dona spontaneamente un suo rene per il bene della comunità. Da quest’anno è attivo su tutto il territorio il programma crossover Dec-k, che prevede l’innesco della catena di scambio di trapianti incrociati da parte di un donatore deceduto.

La prima volta del Piemonte è stata proprio con questo nuovo sistema ed ha permesso il trapianto di una giovane paziente di 33 anni in dialisi dal 2014.

Il rene è arrivato anche con il contributo delle forze di Polizia di Bari (nella foto allegata l’arrivo dell’organo a Torino), dove è stato prelevato in mattinata ed è stato poi trapiantato a Torinonello stesso giorno, presso l’ospedale Molinette della Città della Salute di Torino. Il trapianto è stato effettuato dai Chirurghi vascolari dal dottor Aldo Verri (responsabile della Chirurgia vascolare ospedaliera) e dalla dottoressa Caterina Tallia, dall’ urologo Giovanni Pasquale (sotto la direzione del professor Paolo Gontero) e dall’anestesista Andrea Pusineri (sotto la direzione del dottor Roberto Balagna). L’intervento è tecnicamente riuscito e per la paziente la dialisi è ormai un ricordo, mentre la funzionalità del rene trapiantato migliora rapidamente con le cure dell’équipe nefrologica, diretta dal professor Luigi Biancone.

Luigi Biancone, responsabile del programma di trapianto renale nell’adulto presso la Città della Salute di Torino, segnala che: “alle Molinette abbiamo quasi triplicato il numero di trapianti di rene da vivente negli ultimi 4 anni e questo programma di cross-over potrà dare ulteriore slancio alla nostra attività. Nonostante l’attività notevole nel trapianto da donatore deceduto, i tempi di attesa in dialisi rimangono lunghi, ed oltretutto il trapianto da donatore vivente ha una funzionalità e durata maggiore. Ecco perché la generosità di un donatore può essere così importante”.

Sottolinea il valore di questo risultato anche il Direttore del Centro Nazionale Trapianti, dottor Massimo Cardillo: “Ringrazio il Centro trapianti di rene di Torino, i centri di Padova, Palermo e Bari e i coordinamenti delle regioni coinvolte per l’impegno di collaborazione mostrato nell’aver portato a compimento questa catena di donazioni. In particolare, in questo momento di emergenza sanitaria nazionale, la Rete trapianti dimostra ancora una volta di essere unita dal Nord al Sud del Paese al servizio dei tanti pazienti in attesa di un organo”.