Salute, lavoro, prevenzione sul lavoro e nel territorio per prevenire in materia di salute pubblica. Dovrebbe essere un tutt’uno
Purtroppo entriamo nel mondo dei sogni e delle utopie, che sono, come tali, irrealizzabili. Ma qualcuno, tanto tempo fa, ci ha tentato, cercando percorsi pratici per realizzare queste politiche di prevenzione e diremmo oggi, di previsione. Come il dottor Ivan Oddone, dottore in medicina s’intende, diviso tra la sua professione e la politica.
Più verso la politica sindacale, imparolato per diventare segretario della camera del lavoro di
Torino nei primi anni 60, creatore di un vero metodo finalizzato alle prevenzione e diagnosi.
Due gli elementi fondanti. Il principale era la mappatura in una determinata area dei fattori di
rischio. Base per tutti i medici di base, secondo fattore, di conoscenza, per curare. Non fu solo
una attrazione teorica, ed ebbe, seppur in modo limitato una pratica applicazione in Francia.
In questa mappatura fondamentale il ruolo del sindacato per individuare i fattori nocivi prodotti
dalla fabbrica. Di fabbriche nocive il Piemonte ha dato il suo tragico contributo da Ciriè, all’ Acna
di Cengio, passando per Casale.
Dall’eternit alle polveri sottili inalate respirate e devastanti per polmoni e bronchi. Alla Fiat le
cose non erano diverse. Mio padre operaio Fiat ed eletto in commissione interna alla Grandi
Motori girava i reparti con la mascherina sempre dietro. Nel 1973
a casa proiettò diapositive spiegandomi i danni procurati dal silicio ai polmoni. Vittorio Valletta
aveva progettato tutto per la produzione, nulla per la salute degli operai. Salute non solo degli
operai ma delle loro famiglie. Farne buon uso e buon ricordo per l’ oggi ed il domani possibile
sarebbe buona cosa. Del resto si è sempre detto prevenire è meglio che curare ed in questo
caso si stanno anche ripetendo fattori.La mappatura per capire che cosa è successo o l’
assenza di mascherine, introvabili nel nostro Paese perché, fino a ieri , non prodotte da noi, presumo perché considerate non remunerative.
Oramai è assodato che siamo stati presi totalmente alla sprovvista. E siamo ( ahimè ) subito
confermati nel nostro scetticismo sulla tenuta dell’ Inps. Sono bastate solo tre ore per verificare
che il Re è nudo ed anche, diciamocelo, incapace. Ottima l’idea di far anticipare alle banche
la cassa integrazione. Ottima ma per ora irrealizzabile. Domanda: ma il presidente del Consiglio
Conte si è parlato con il presidente Inps?
Il presidente Inps conosce la macchina organizzativa dell’istituto che presiede?
Mi sa che le risposte sono negative.
Colpa dell’attuale vertice Inps? Sicuramente sua la colpa di non saperlo. Sistema saltato
dopo tre ore. Ridicolo, se non fosse solo tragico.
Finita l’emergenza aspettiamo (quasi sicuramente invano) atti concreti come le dimissioni per
manifesta incapacità.
Altra musica in Germania, dopo 48 ore erogati contributi economici per chi ne ha fatto richiesta.
Ma si sa, anche qui, i tedeschi saranno antipatici ma tanto efficienti, a diversità nostra dove
la simpatia non è sufficiente a compensare l’inefficienza. Continuo, voglio, desidero essere
ottimista. Accidenti, ammetto: un ottimismo messo a dura prova. Almeno questa vicenda sia
un campanello d’allarme. Dimostra che non bastano i soldi. Bisogna essere in grado saperli
spendere e, possibilmente, spenderli bene. Riprendere produzione ed economia non sarà
semplice. Più facile interrompere i lavori che riprenderli. E visto che ci siamo vogliamo che anche
la qualità del lavoro cambi in meglio, tra sanità, sicurezza ed inquinamento. Vogliamo troppo?
Può anche darsi, ma non vedo altre strade percorribili diverse da questa.
Patrizio Tosetto


Eppure mai come in questo periodo è pericoloso creare nuovo debito che andrà a gravare sulle spalle delle nuove generazioni, zavorrandole di un peso che sarà insostenibile se non si verificasse (fatto altamente improbabile) un boom economico di straordinaria portata.
Torino Liberty
Eugène Grasset, nato a Losanna nel maggio 1845, dall’ebanista e scultore Joseph Grasset, frequenta inizialmente le scuole nella città natale. In seguito lavora presso la bottega del padre e prosegue gli studi di architettura al Politecnico di Zurigo. Dopo un periodo di viaggi che lo portano anche in Egitto, torna a Losanna, e si dedica alla scultura e alla pittura. Qualche anno dopo decide di trasferirsi a Parigi, dove affina la sua modalità artistica che unisce tecniche xilografiche e litografiche, preferendo una composizione più formale, colori sfumati, tenui e pallidi. Le sue opere aprono le porte a una moltitudine di artisti, tra i quali Alfons Mucha.