ilTorinese

Verdi-Europa Verde: “Liberare Torino dallo smog”

“In questi giorni uno studio del comitato Torino Respira , che noi ringraziamo, mette in luce la gravissima situazione della nostra città per quanto riguarda la qualità dell’aria.

Infatti è emerso che in 70 scuole torinesi su 71, e in diversi parchi e ospedali, ci sono concentrazioni di biossido di azoto ben oltre i limiti raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, ed in alcuni casi addirittura oltre i limiti di legge.

Ciò comporta un maggior rischio per tutti i cittadini di sviluppare malattie respiratorie, oltre ad un aumento delle morti premature.

Purtroppo la classe politica torinese non si sta facendo carico del problema, ignorandolo completamente o mettendo in campo iniziative blande.

Come Verdi – Europa Verde Torino crediamo che si debba intervenire istituendo zone #carfree nelle aree più sensibili, l’attuazione del bici Plan in modo che in tutta la città ci si possa spostare utilizzando forme di mobilità dolce, oltre ad un deciso intervento di #riforestazioneurbana.

Crediamo che sia arrivato il momento di smetterla di giocare sulla salute dei cittadini, anche in vista dalle elezioni #comunalitorino2021 ci batteremo affinché l’emergenza climatica diventi una priorità per la #politica torinese”

I Co- Commissari dei Verdi-Europa Verde della Provincia di Torino Angela Plaku e Antonio Fiore
(foto Paolo Liguori)

“No alla liberalizzazione della caccia in Piemonte”

“Le Associazioni aderenti al Tavolo Animali e Ambiente chiedono ai Consiglieri Regionali di non autorizzare il massacro della fauna selvatica della nostra Regione”

Il Tavolo Animali e Ambiente, cui aderiscono le Associazioni ENPA, LAC, LAV, Legambiente L’Aquilone, LIDA, OIPA, Pro Natura e SOS Gaia, ha inviato ai Consiglieri della Regione Piemonte una lettera contenente l’invito a votare contro le modificazioni sulla legge venatoria che verranno portate in settimana all’approvazione del parlamento subalpino.

In particolare, le Associazioni chiedono che si ascolti il parere del mondo scientifico (possibilmente prima che i danni siano ormai irreversibili, come la recente pandemia di Coronavirus ci insegna), unanimemente schierato contro le modifiche. In particolare, per quanto riguarda l’estensione della possibilità di caccia a ben 15 specie attualmente protette, quasi tutte di uccelli. Tutte specie in evidente sofferenza numerica e presenti nel nostro territorio spesso con numeri molto limitati. Emblematico il caso dell’allodola, piccolo uccello insettivoro che pesa meno della cartuccia con cui verrebbe disintegrato, la cui popolazione in Piemonte negli ultimi 20 anni si è dimezzata. Lo stesso vale per pernice bianca, moriglione e pavoncella. Di lepri variabili nessuno sa con esattezza quante siano, anche se il numero è certamente esiguo: in queste condizioni un banale ed ovvio principio di precauzione suggerirebbe il blocco immediato di ogni prelievo venatorio. Nessuna di queste 15 specie è responsabile di danni all’agricoltura o ad altre attività antropiche degni di rilievo: il loro prelievo venatorio, quindi, assume unicamente finalità di tipo ludico e nessuna giustificazione di riequilibrio ambientale o faunistico può essere addotta in suo appoggio.

Il Tavolo Animali e Ambiente, nel caso in cui i consiglieri decidessero comunque di appoggiare le modifiche, ha posto una semplice domanda: “perché consentire ai cacciatori di sterminare piccoli uccelli come merli ed allodole e specie a rischio di estinzione?”.

Il Tavolo Animali & Ambiente ha inoltre promosso la petizione online “FERMIAMO LA STRAGE DI UCCELLI IN PIEMONTE”.
E’ possibile firmare qui:
https://www.change.org/p/fermiamo-la-strage-di-uccelli-in-piemonte

Per il Tavolo Animali & Ambiente
Piero Belletti
PRO NATURA Piemonte

Magistrati e giustizia giusta

Piena fiducia nell’operato della Magistratura. Detta così non fa una piega. È la frase di rito una volta che iniziano le indagini. Magistratura che con le forze dell ordine ha il suo bel daffare. Sappiamo di essere un paese corrotto, dove è molto sviluppata l’evasione fiscale e dove le droghe sono in costante ed inarrestabile aumento per uso e spaccio.

Oltre a ciò, mi sembra che siamo il primo paese a livello mondiale per densità di popolazione in rapporto alla criminalità organizzata. Partendo dal Sud tutta l’economia italiana è permeata di soldi provenienti da attività illecite. La magistratura  compie il suo dovere d‘indagine, anche se magari qualcuno continua nel sonnecchiare o a voltarsi dall’altra parte. Grazie addirittura qualcuno, chissà, ci inzuppa il biscotto. Ci sono magistrati coraggiosi , intraprendenti, ci sono magistrati svogliati e corrotti.
Basta leggere i romanzi di Gianrico Carofiglio per farsene un’idea. Personaggi inventati,  sicuramente ispirati dalla sua diretta esperienza. Lui, magistrato pugliese e’ diventato una delle icone letterarie di questi anni. I suoi polizieschi sono un pretesto per raccontarci la realtà trentennale di una giustizia zoppicante e in alcuni casi inutilmente contorta. Personalmente trovo un certo fastidio per chi, generalmente semplice cittadino, dopo 5 minuti dall’avvenuto arresto sa già tutto. Se vengono arrestati sono sicuramente colpevoli o sicuramente avranno una condanna esemplare. Nei fatti non è proprio cosi. Anzi, direi nella maggioranza dei casi è proprio l’opposto. Uno dei miei miti in assoluto è Nicola Gratteri. Procurato capo di Catanzaro. Una vita contro la ‘Ndrangheta e non solo. Ha fatto arrestare mezza Italia con delle “puntatine” in Piemonte e valle d Aosta. Non è una novità che queste due regioni siano infestate dalla criminalità organizzata. Con reazioni diverse da parte delle procure. Bruno Caccia è stato assassinato. Ad Aosta si sono messi d’accordo. A Torino in passato sono in qualche modo stati lambiti magistrati che poi si sono (presumo) dovuti dimettere. Coinvolti e, sempre che io sappia non indagati. Un ex procuratore capo di Pinerolo  se la cavò, alla fine, con poco. Nel 2009 fu arrestato per tangenti tra i tre e cinque milioni. Quattro anni dopo patteggio’ 4 anni restituendo un milione. Espulso dalla magistratura comunque andò in pensione. Per dovere di cronaca , anche prima alla Procura di Torino era decisamente chiacchierato. Tornando a Nicola Gratteri fece arrestare in un solo momento 780 persone.
I più sarebbero stati i colletti bianchi della ‘Ndrangheta. Sarebbero perché qui cominciano le note dolenti. Dei 780 solo il il 25% venne rinviato a giudizio e solo il 15% condannato in via definitiva. Appunto qualcosa non funziona tra il momento inquisitorio e il dibattimento. Inoltre secondo lo stile, assolutamente formalmente giusto, difficile se non impossibile sapere perché indagati. L’ordine degli avvocati torinese si è lamentato delle complicanze prodotte dalla crisi del coronavirus. Precisamente dalla difficoltà di mettersi in contatto con i Pm per capire ed interloquire. Un giorno perso può voler dire recuperarlo in mesi. Riguarda soprattutto la parte penale, ma anche quella civile è in questo momento ferma. Sembra che il Ministro Bonafede abbia detto: va bene ora ci penso io. Disastro assicurato. Sperabile che parte dei soldi che dovrebbero arrivare dall’Europa servano per rendere più efficace la giustizia Italiana. Non solo per assumere ma anche per formare il personale , compresi i magistrati. Esempio. La cancelleria di Torino è altamente sotto organico. Due anni fa parlavo con un curatore fallimentare, mi raccontava che ogni loro atto viene vagliato dal giudice competente. Trasmesso in via telematica a volte non veniva letto dai cancellieri. Avevano fatto corsi informatici, ma essendo vicini alla pensione non si dannavano l’anima. Quando sono “solo” pratiche burocratiche , insomma carta, forse è ancora sopportabile, non tollerabile quando si tratta di persone in carne ed ossa. I magistrati sono donne o uomini con i limiti e i pregi. Non sono comuni cittadini. Quando sbagliano , sbagliano più degli altri. Attualmente chi decide sul loro operato è il Consiglio Superiore della Magistratura organo appannato dallo scandalo Palamara. Devono cambiare i meccanismi di scelta dei componenti , il come è altro discorso. Sono decenni che il problema è di difficile soluzione. Delicato l’equilibrio tra i poteri dello Stato ed in particolare tra politici e magistrati. E sono decenni che il tutto non è risolto. Autonomia della magistratura, indubbiamente e certamente. Ma anche controllo sull’operato dei singoli magistrati. Autogoverno della magistratura può voler dire anche questo. Vedremo che riforma faranno, soprattutto se la faranno.
Patrizio Tosetto

L’isola del libro

Rubrica settimanale a cura di Laura Goria

 

Tracy Chevalier  “La ricamatrice di Winchester”   -Neri Pozza-  euro 18,00

Dura la vita per le “donne in eccedenza” rimaste nubili dopo la strage di uomini compiuta nella Grande Guerra. E’ questo lo scenario dell’ultimo romanzo dell’autrice del bestseller “La ragazza con l’orecchino di perla”. Ancora un affresco storico ambientato nell’inglese Winchester nel 1932. Protagonista è la 38enne Violet Speedwell che, dopo la morte del fidanzato in guerra, sembra irreparabilmente destinata al zitellaggio perenne; prospettiva poco allettante in una società basata sul matrimonio come unico sacro-santo destino del genere femminile.

Violet però non si rassegna all’idea di un’esistenza buia e desolante, punta invece sull’indipendenza e l’emancipazione.

Ok, l’amore della sua vita è caduto in trincea, ma non vuol dire che anche lei deva vedere finita la sua vita. E’ tenace e coraggiosa, il primo passo che compie è allontanarsi da una madre piagnucolosa e soffocante, inacidita dalla morte del marito e del figlio primogenito. Violet non si lascia incastrare dai suoi ricatti emotivi, lascia la casa natia di Southampton e si trasferisce a Winchester.

Trova lavoro come dattilografa in una compagnia di assicurazioni, divide una casa con coetanee scostanti e fa i conti con l’esiguo stipendio che a malapena le consente di sopravvivere.

Per il sesso si affida agli incontri casuali nei bar con “gli uomini dello  sherry”, ma anela a ben altro. Strategica è la sua decisione di entrare nel gruppo di volontarie che negli anni 30, sotto la guida di Louisa Persel, ricamavano cuscini per la cattedrale di Winchester. Lei, che non aveva mai preso un ago in mano, decide di imparare perché vuole creare qualcosa che le sopravviva.

La sua storia incrocia quella di altri personaggi: come  l’amicizia con altre donne “in eccedenza”, effervescenti come Gilda e Dorothy, e l’intesa con il campanaro della chiesa che ha perso un figlio in guerra e deve gestire una moglie impazzita dal dolore.

 

Jane Harper  “L’uomo perduto”   – Bompiani –   euro  19,00

L’Australia assolata e dal caldo rivente è lo struggente fondale sul quale si muovono i personaggi tormentati di questo splendido noir. E’ il terzo romanzo della scrittrice di radici britanniche (nata a Manchester nel 1980), ma cresciuta a Melbourne dall’età di 8 anni, Jane Harper. Il suo libro di esordio “Chi è senza peccato” si era guadagnato il premio come miglior poliziesco australiano nel 2017, e “L’uomo perduto” non è da meno.

Inizia con il ritrovamento del cadavere di Cameron Bright in un punto dell’outback dal nome suggestivo “la tomba del Magazziniere” (scoprirete la storia tragica che c’è dietro) a miglia di distanza da tutto, in una torrida estate del Queensland, che lì coincide col Natale.

Cosa è successo a questo stimato proprietario di una stazione di bestiame -fratello di mezzo tra Nathan e Bub- che aveva ereditato la proprietà di famiglia? La morte di Cam è davvero inspiegabile. Sul cadavere bruciato vivo e disidratato dal sole non ci sono segni di lotta o altro che spieghi una fine del genere. Ma allora perché un esperto fattore come lui, nato e cresciuto in quella terra ostile, si sarebbe allontanato dall’auto piena di acqua? Suicidio?

Lo scoprirete leggendo, così come vi avventurerete nei segreti e nei tormenti della famiglia Bright. A partire dal padre violento. Poi il primogenito Nathan sul quale pesa una colpa mai condonata dagli abitanti dell’immaginaria cittadina di Balamara e dai suoi stessi familiari. Per arrivare al più piccolo dei fratelli, Bub, che da anni sogna di andarsene lontano da quella fattoria piena di dolore, col sogno di diventare cacciatore di canguri e rifarsi una vita. Ma soprattutto scoprirete chi era davvero Cameron, il suo passato e il suo modo di condurre l’esistenza e gli affetti…e tenetevi forte perché nulla sarà come sembra all’inizio.

 

Simonetta Fiori  “La testa e il cuore”   – Guanda –   euro 17,00

Cosa legava coppie famose dell’Olimpo artistico e culturale della levatura di Liv Ullmann  e  Ingmar Bergman, Boris Pastor e Rada Preml, Dario Fo e Franca Rame o Raffaele La Capria e Ilaria Occhini?

Ve lo svela la giornalista di Repubblica Simonetta Fiori in queste pagine scandite in 30 storie di unioni famose e uniche, nelle quali grandi menti e grandi cuori si sono incontrati.

Attraverso le interviste ai protagonisti sopravissuti ricostruisce menage affascinanti e spesso complicati in un alternarsi di alti e bassi, abbandoni e ritorni, i primi incontri e i tasselli sui quali poggiavano sodalizi incredibili.

Ci sono coppie letterarie, compresa quella dello scrittore portato via dal Covid 19 dopo lunga agonia, Luis Sepúlveda e la poetessa Carmen  Yáñez, intervistati nel giugno 2018. Un colpo al cuore leggere oggi il loro racconto della storia d’amore mai finita: passata attraverso un primo matrimonio, golpe militare e dittatura, lontananza e ricongiungimento in un secondo matrimonio che solo la morte ha potuto spezzare.

Con grazia e sensibilità Simonetta Fiori vi fa entrare nelle vite affettive di personaggi non solo letterari come Alberto Moravia e l’inafferrabile Carmen Llera, o Rosetta Loy e Cesare Garboli (per citarne alcuni).

Vi conduce anche nel vissuto di coppie del cinema, come quella di Mario Monicelli e Chiara Rappacini; della musica, con Fabrizio de André e Dori Ghezzi; del teatro, con Giuliana Lojodice e Aroldo Tieri,… e tante altre.

Scoprirete vezzi, sentimenti, abitudini, caratteri opposti che si amalgamano oppure deflagrano in rotture, amori tormentati che diventano amicizie incrollabili. Come quella che condusse l’attrice Liv Ullmann al capezzale del regista -forse più geniale di tutti i tempi- Ingmar Bergman, e che lei, oggi splendida 80enne, descrive così:

«Sapevo che Ingmar non stava bene, ma non era così grave. Eppure una mattina di luglio 11 anni fa, sentii all’improvviso che dovevo correre a Fårö. Noleggiai un aereo privato…..Entrai nella sua stanza, lui era già assopito. Gli presi la mano e gli dissi alcune cose su di noi…Non so se abbia sentito, forse la sua anima si. Sono stata l’ultima persona a vederlo. E’ morto quella notte».

 

 

Occit’amo, il festival del mondo d’Oc si fa “dal vivo”

Un patrimonio ricco di musica, tradizioni e cultura riletti in una chiave contemporanea, che sotto la direzione di Sergio Berardo, anima dei Lou Dalfin, diventa un percorso lungo 5 settimane (dall’11 luglio al 15 agosto) di concerti, appuntamenti, antiche chiese, camminate, rifugi, castelli, scoperte dei borghi alpini, anche in orari inconsueti che rendono le esperienze ancora più uniche. Protagoniste assolute sono le valli alpine ai piedi del “Re di Pietra”, il Monviso, riunite in un unico progetto di promozione territoriale che va sotto il nome di Terres Monviso: Valle Stura, Valle Maira, Val Varaita, Valli Po Bronda e Infernotto, Valle Grana e tutta la pianura che si estende intorno a Saluzzo, capitale dell’antico marchesato…

… continua a leggere:

Occit’amo, il festival del mondo d’Oc si fa “dal vivo”

Il presidente Figc: “Riaprire gli stadi a luglio”

“Quando riaprire gli stadi? Mi auguro i primi di luglio, la prima settimana, massimo metà luglio.

Ciò  significherebbe che il nostro Paese ha eliminato le ultime restrizioni e che siamo usciti da questo momento particolarmente buio”. Così, intervistato da Radio Deejay, il presidente della Figc, Gabriele Gravina, a proposito della ripartenza del calcio in Italia

E riaprono poco per volta anche le biblioteche

Le Biblioteche civiche torinesi riaprono gradualmente le loro sedi al pubblico, in una prima fase con i soli servizi di prestito su prenotazione e restituzione. Saranno disponibili e prenotabili telefonicamente i libri, i DVD e le riviste della Biblioteca civica Villa Amoretti e i libri e i DVD della Biblioteca civica Centrale.

Le prenotazioni e gli appuntamenti dovranno essere concordati telefonicamente con i lettori ai numeri sottoindicati.

Si inizia il 15 giugno con la sede di Villa Amoretti (corso Orbassano 200 – Parco Rignon). L’orario di apertura sarà 10-18 dal lunedì al venerdì. Prenotazione telefonica al numero 011 01138605.

Il 22 giugno sarà la volta della Biblioteca civica Centrale (via della Cittadella, 5), con orario 10-18 dal lunedì al venerdì. Prenotazione telefonica al numero 011 01129812.

I prestiti in corso si considerano automaticamente prorogati fino al 31 luglio e le restituzioni si potranno effettuare senza prenotazione in entrambe le biblioteche.

L’iscrizione al prestito invece potrà avvenire solo online, utilizzando il modulo di pre-iscrizione reperibile all’indirizzo https://bct.comperio.it/pre-iscrizione-alle-biblioteche-civiche-torinesi

Verrà riattivato anche il servizio di riproduzione digitale, mentre resta per il momento sospeso quello di prestito interbibliotecario.

Restano attivi i servizi ‘Informazioni bibliografiche’ – al numero di telefono 011 01129812 e via email a biblioteche.civiche@comune.torino.it – e ‘Chiedi alle Biblioteche’ sul sito http://www.comune.torino.it/cultura/biblioteche/ricerche_cataloghi/form.shtml

Confermati i servizi online attivi dal mese di marzo: consultazione e prestito della Biblioteca digitale MLOL; attività per bambini e famiglie; soccorso informatico e alfabetizzazione digitale; gruppi di lettura e di conversazione in lingua e canale YouTube.

INFO: Tel. 011 01129812; biblioteche.civiche@comune.torino.it

www.comune,torino.it/cultura/biblioteche; FB e Instagram

L’eredità di Montanelli

IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni / Gad Lerner approdato al “Fatto” perché  ha rotto con Molinari e “Repubblica” adesso si esercita a scrivere su Montanelli dopo  che il suo nuovo direttore ha difeso il grande giornalista, citando perfino Angelo Del Boca che ha detto che un vero razzista non avrebbe mai sposato una donna africana 

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Lerner giunge a scrivere che Travaglio stesso è l’erede di Montanelli. E lo  stesso Travaglio credo pensi di esserne l’erede. La realtà è ben diversa perché l’esperienza della “Voce” fu una parentesi non fortunata di Montanelli in cui prevalsero i giacobini  alla Travaglio, sempre combattuti dal maestro: un giornale nato male e vissuto peggio che Montanelli decise di chiudere per tornare ad un ”Corriere della Sera“ mutato  rispetto a quando lo aveva lasciato, sbattendo la porta.
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Posso testimoniare che quando Montanelli ricevette il Premio Pannunzio nel 1991 a Torino si fece accompagnare solo da Paolo Granzotto e non volle nessun altro, anche se dalle fotografie scattate ai tavoli del ristorante scoprii  anni dopo che ad un tavolo dietro una colonna del Ristorante Arcadia  in fondo alla sala si era imbucato  a cena un giornalista non invitato e che allora nessuno conosceva: il giovane, futuro direttore del “Fatto“. Montanelli che io conobbi nel 1987  e che invitai a parlare nel 1988 per ricordare Pannunzio nell’Aula del Consiglio Regionale del Piemonte mai mi parlò di altri giornalisti. Solo una volta mi parlò- molto male – di Marcello Staglieno destinato dopo anni a diventare mio amico. Montanelli criticò Staglieno, non immaginando cosa farà a capo della cultura del “Giornale” Caterina Soffici una vera e propria infiltrata di sinistra. In realtà nessuno può pretendere di essere il continuatore di un fuori classe come Montanelli o come Pannunzio. Basterebbe pensare ai giudizi severissimi che Indro espresse sulla Magistratura per rendersi conto che mai avrebbe potuto condividere la concezione barbara della Giustizia esibita dal “Fatto” come un marchio di fabbrica inquisitorio e profondamente illiberale.
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Appare strano come abbia fatto a promuovere Travaglio un uomo come Giovanni Arpino  nei confronti di Montanelli. La vedova di Arpino non riuscì mai a capacitarsi dell’abbaglio del marito. Montanelli fu unico ed irripetibile come lo fu Pannunzio e gli imitatori devono rassegnarsi a ruoli marginali. E’ la stessa cosa che accadde con Bobbio che non ebbe l’arroganza di creare una sua scuola, una scelta che rivela la sua grandezza e la sua superiorità, come evidenziò Marcello Gallo. I presunti bobbiani o continuatori si rivelarono subito inadeguati rispetto al maestro e finirono nell’oblio. Gad Lerner, dopo aver insultato Montanelli, sembra fare un po’  di marcia indietro perché il suo nuovo fondatore e direttore si ritiene un montanelliano doc o addirittura il nuovo Montanelli. Lerner gli antepone però  Giorgio Bocca perchè, pur essendo stato fascista, fece il partigiano, ma qui si tratta non di valutare l’antifascismo resistenziale (Montanelli fu  comunque incarcerato a San Vittore), ma il giornalismo ed è fuor di dubbio che Montanelli sia stato superiore a Bocca che specie negli ultimi anni si rivelò faziosissimo. La statua di Montanelli viene difesa persino dal Presidente milanese dell’Anpi,  anche se  bisognerà attendere  l’Anpi nazionale che dantescamente “giudica e manda“  all’inferno i reietti che non si uniformano alle sue ideologie e alle sue vulgate.
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“La stampa” ha relegato in un piccolo pezzo, con una  piccolissima fotografia la notizia dell’ imbrattatura del monumento  a Montanelli che – apprendiamo –  sul piano estetico non piace a Travaglio, ma incontra i gusti di Lerner. Una scelta simile  a quella che fece quel giornale quando venne ferito dalle Br Montanelli e la notizia venne derubricata come il ferimento di un giornalista anonimo. Un errore che il direttore Arrigo Levi riconobbe, quando lo invitai a ricordare Carlo Casalegno al Liceo d’Azeglio. Imbrattare con vernice rossa Montanelli ci fa riandare ad un clima che non avremmo voluto rivivere. Quello dell’intolleranza becera del ‘68, dell’autunno caldo e dei primi Anni 70. Poi arrivò il terrorismo. Speriamo che si fermino alle parole e alla vernice. Certo,  sono degli strani antirazzisti che praticano la violenza delle parole  e dei simboli per affermare le loro idee, ammesso  che ne abbiano.
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Scrivere a quaglieni@gmail.com

Innovazione e nuova occupazione nei piani della Regione Piemonte

Innovazione e nuova occupazione: sono questi i temi prioritari messi a disposizione dalla Regione Piemonte sui bandi del contratto di insediamento e dell’attrazione investimenti, attualmente in corso d’opera e su cui sono stati già erogati 24 milioni di euro.

Sull’attrazione investimenti i progetti approvati e finanziati sono 43, con particolare riferimento al settore della meccatronica e dell’automotive; 230 persone in più beneficeranno di questo investimento trovando piena occupazione. Per quanto riguarda la dimensione territoriale dei vari progetti, sono 19 quelli approvati in provincia di Torino, mentre il cuneese ha presentato 13 proposte.

Il Piemonte va avanti, non si ferma e molte aziende hanno proposto validi progetti di sviluppo – conferma l’assessore regionale alle Attività Economiche e produttive, Andrea Tronzano – questa è unulteriore testimonianza di una società imprenditoriale che crede e investe nel sistema produttivo, privilegiando temi come l’innovazione e lo sviluppo. Oltre duecento nuovi posti di lavoro sono una bella iniezione di fiducia proprio in un periodo come questo. Ricordo inoltre che sono ancora disponibili risorse che potrebbero aiutare a dare un ulteriore impulso alla ripartenza economica della nostra Regione”.

La misura del Fondo di attrazione investimenti, che favorisce, tramite sostegno finanziario, il rilancio degli investimenti del sistema produttivo piemontese dispone infatti ancora di sei milioni di euro di risorse. Quella relativa al contratto di insediamento, che invece sostiene progetti di ricerca preordinati o conseguenti all’insediamento (o ampliamento) da parte della grande impresa beneficiaria di una sede operativa in Piemonte, generando una ricaduta occupazionale, ha una dotazione finanziaria di 7,2 milioni di euro. Al momento sono pervenute due domande, una dal cuneese (produzione prodotti farmaceutici di base) e una dal vercellese (prodotti chimici).

Per maggiori informazioni:

https://www.regione.piemonte.it/web/temi/fondi-progetti-europei/fondo-europeo-sviluppo-regionale-fesr/competitivita-dei-sistemi-produttivi/attrazione-radicamento-degli-investimenti-piemonte

Terra Madre Salone del Gusto 2020 non si ferma e rilancia

Un’edizione globale, fisica e digitale, che partirà l’8 ottobre per un viaggio di 6 mesi attraverso tutti i Paesi della galassia Slow Food

 

Terra Madre Salone del Gusto si terrà nel 2020, proponendo un evento rivoluzionato in risposta alle nuove esigenze imposte dal Covid-19 e, a partire dall’8 ottobre e per sei mesi, coinvolgerà tutti i Paesi della galassia Slow Food, mettendo in campo tecnologie digitali, eventi fisici diffusi e nuovi format. La più importante manifestazione dedicata al cibo buono, pulito e giusto, all’ambiente e alle politiche alimentari organizzata da Slow Food, Regione Piemonte e Città di Torino non si ferma e rilancia il proprio impegno.

«Oggi più che mai è necessario lavorare per affermare nuovi paradigmi economici, ambientali, sociali più sostenibili. Trasformare la crisi alimentare innescata dal Covid-19 in opportunità per ripartire dalla terra, da un’agricoltura, ristorazione, turismo che generino benessere per il territorio e la collettività. Ancora una volta noi vogliamo farlo dando voce alle comunità che in questi mesi si sono mobilitate in tutto il mondo sostenendo i produttori di piccola scala, mantenendo vivi i sistemi alimentari locali e tutelando le persone più fragili. Terra Madre Salone del Gusto non è un evento fieristico che si può rimandare da un anno all’altro, è un momento di formazione, confronto e condivisione, in cui la rete di contadini, allevatori, pescatori, artigiani del cibo, cuochi, giovani, indigeni e migranti ritrova fiducia e coraggio, idee e soluzioni a problemi comuni. E se, nel rispetto delle norme sulla sicurezza dovute alla pandemia, i delegati non potranno venire a Terra Madre, noi porteremo Terra Madre in ogni angolo del mondo e con essa Torino e il Piemonte» dichiara Daniele Buttignol, direttore generale di Slow Food Italia, introducendo il racconto di quello che sarà Terra Madre Salone del Gusto 2020.

 

Un evento totalmente ripensato a partire da alcuni punti fondamentali:

 

–       Il futuro del cibo. Alimentare un ampio dibattito a partire dalla visione di Slow Food, grazie alle voci di produttori, ricercatori, esperti e studiosi perché mai come oggi è fondamentale ragionare di cibo buono, pulito e giusto per tutti: per comprendere le cause della pandemia, avviare il cambiamento e renderlo equo e sostenibile, costruire un futuro migliore di quello prefigurato prima del Covid-19.

–       La rete di Slow Food e Terra Madre. Mettere a frutto i punti di forza, i contenuti, i progetti, gli attori, l’impegno di un milione di attivisti in 160 Paesi del mondo per incidere sui comportamenti quotidiani degli individui.

–       Le nuove geografie. Confermare il tema già scelto per l’edizione 2020: in questa fase storica di sovranismi, nazionalismi, muri e fili spinati, Slow Food propone nuovi paradigmi, che non parlano di barriere ma di radici, non ragionano di nazioni ma di culture; cibo senza confini politici, ma con profonde radici nei territori.

–       Un nuovo evento. Terra Madre Salone del Gusto 2020 lancerà una grande rivoluzione digitale che, in un percorso di sei mesi, offrirà occasioni di incontro e confronto tra i delegati della rete e il pubblico rispetto a un nuovo modello di agricoltura, produzione, distribuzione legata al cibo.

 

L’edizione 2020 di Terra Madre Salone del Gusto inizierà giovedì 8 ottobre e nei successivi 4 giorni, originariamente previsti dal programma, svilupperà un ricchissimo palinsesto di eventi digitali e fisici che uniranno le migliaia di nodi della rete Slow Food con il milione di attivisti che ne fanno parte, e molte altre organizzazioni e realtà.

 

L’evento proseguirà nei mesi successivi con uno straordinario calendario di iniziative che in 160 Paesi del mondo interpreteranno i temi e le sfide che riguardano il futuro del cibo, del pianeta e dei suoi abitanti.

 

Compatibilmente con l’evoluzione delle misure di contenimento del virus e con la piena possibilità di viaggiare e organizzare eventi partecipati da un pubblico globale, la maratona di Terra Madre Salone del Gusto 2020 si concluderà ancora a Torino, dopo aver attraversato i 5 continenti, nell’aprile 2021 con la celebrazione del Congresso internazionale di Slow Food.

Testo alternativo

«Ci sono eventi che sono un simbolo per il territorio che li ha fatti nascere, ma che diventano un patrimonio collettivo oltre qualunque confine geografico. Terra Madre Salone del Gusto ne è da sempre l’esempio – sottolinea il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, insieme all’assessore al Commercio, Cultura e Turismo, Vittoria Poggio, e all’Agricoltura e al Cibo, Marco Protopapa  -. E questo patrimonio ci impegneremo a tutelarlo e a valorizzarlo anche in questo anno così complesso per tutti. Dalla terra germoglia il nostro futuro. E noi vogliamo che sia un futuro da poter vivere e condividere in sicurezza, ma insieme».

 

Soddisfazione è stata espressa dalla sindaca Chiara Appendino e dall’assessore alle Attività produttive e al Turismo, Alberto Sacco, per la conferma che non solo Terra Madre Salone del Gusto si farà, ma che, grazie al suo nuovo modello organizzativo, metterà Torino al centro di una dimensione temporale e spaziale ancora più ampia delle edizioni passate, con un impatto altamente positivo anche sulle attività produttive e le imprese della nostra città e della regione: «Attraverso le numerose iniziative diffuse e gli eventi in digitale, la manifestazione, che inizierà in autunno e terminerà nella primavera dell’anno successivo, contribuirà a stimolare l’attenzione e a far crescere la sensibilità delle persone sulle politiche del cibo, sull’educazione alimentare, sul recupero del valore della buona tavola, sulla valorizzazione organolettica dei prodotti e sulla loro genuinità, insegnando anche a dedicare maggiore attenzione ai modi e ai luoghi di produzione di ciò che quotidianamente troviamo nei nostri piatti. Quella del nuovo modello pensato per il Salone – hanno sottolineato Appendino e Sacco – è una scelta innovativa che, in un momento di oggettiva difficoltà per l’organizzazione di eventi nella maniera più tradizionale, ha consentito di trasformare un ostacolo in una opportunità, permettendo al contempo di allargare gli orizzonti della manifestazione».

Testo alternativo

«Sarà l’edizione più grande di sempre: per numero di Paesi coinvolti, di partecipanti sia alle iniziative digitali sia a quelle fisiche, per quantità di “azioni per il cambiamento” che verranno messe in campo da centinaia di migliaia di attivisti in tutto il mondo. Dopo questi 6 mesi saremo profondamente cambiati, avremo assunto più consapevolezza nel nostro potenziale e saremo diventati più incisivi sul futuro del cibo in ogni angolo del mondo. Torino e il Piemonte saranno il cuore di questa rivoluzione dolce: dal centro della rete partiranno le proposte che attiveranno le più diverse idee e iniziative; al centro ritornerà l’energia generata da queste iniziative. Entreremo in una nuova dimensione di Slow Food e dell’evento e trasformeremo la tragedia della pandemia nella più grande spinta al cambiamento della nostra storia» conclude Paolo Di Croce, segretario generale internazionale di Slow Food.

 

Le principali novità e una prima parte del programma di Terra Madre Salone del Gusto 2020 saranno presentate ufficialmente a metà luglio in occasione di una conferenza stampa globale che da Est a Ovest del pianeta toccherà alcuni tra i principali Paesi coinvolti nel calendario della manifestazione.