Non c’è il due senza tre. Anche quest anno si sale a Villadossola. Festa alla Lucciola di antica memoria comunista. Tutto in barba al coronavirus. Ridimensionata, solo due giorni, ma è già una scommessa, e sembra vinta. Verbano Cusio Ossola zona di frontiera e di forti contrasti politici.
Ora la fa da padrona la Lega anche se, sembra che una certa trasmissione verso
Fratelli d’Italia ci sia. Alice De Ambrogi (segretaria Provinciale PD locale) accoglie Anna
Rossomando per l’immancabile dibattito. Poco più in là, il Patron è Pippo Calandra . Un
po’ tutto. Presidente della Fondazione Ds locale e Presidente dell’Associazione la Lucciola. Il
ricavato andrà nelle esigue casse del PD del posto. Conosciuto più di trent’anni fa. Presidente della
coop Edificatrice Tre lacerata da divisioni interne. I soci bisticciavano alla grande.

Ovviamente un questione di soldi. Lui piano piano, con la grande arte della mediazione salvò la
coop. Operaio, sindacalista e comunista indefesso.
Alla festa le bandiere tricolore del PD mischiate con le falci e martello del partito comunista. Comunisti
per sempre. Anche qui quel che rimane della classe operaia vota lega.
Nel dibattito Anna Rossomando indomita ripete: ce la stiamo mettendo tutta senza
risparmiarci. Dura, molto dura e non solo perché governiamo con i pentastellati. Siamo un paese
restio al cambiamento. Basta pensare al Consiglio Superiore della Magistratura.
Giusto per non parlare sempre solo di politici. E poi …. dobbiamo realizzare delle politiche
industriali . Da trent’anni che lo sento, magari è la volta buona. A volte la disperazione fa fare
i miracoli. A volte… indubbiamente. Poi al referendum si vota no se non si fa la riforma elettorale.
Fatti due conti la maggioranza di quelli del PD voteranno no. Anzi, preciserei che quasi tutti quelli
del PD voteranno no. Dopo il dibattito tutti gli atti di rito. Anna Rossomando circondata da chi
vuole capire che cosa succederà a Torino come a Roma. Foto di gruppo e immancabile cena a
base di costine. La vicepresidente del Senato sempre disponibile. Due “spettri” si aggirano per
la Festa. Il caso di Diego Sarno consigliere (autosospeso) del PD.
Pupillo di Don Ciotti e del Procuratore Giancarlo Caselli. Sull’etica che deve avere un politico
non gli hanno spiegato tutto. E, secondo spettro, l’accordo con i cinquestelle che più che un accordo sembra
decisamente un inciucio. Ora il segretario Furia si inventa che il candidato del centro sinistra
deve dialogare con i pentastellati. Il doroteismo avanza (ammesso e non concesso che i grillini
sappiano cos’è stato il doroteismo).
Tra autosospensione ed accordi contro natura continuo a vedere un PD febbricitante. Magari non
piu i 40 gradi di un anno fa. Ma il 38 e mezzo ci sta. Con questo ultimo capolavoro di Diego Sarno.
Tranne lui e il pentastellato sono tutti leghisti.
Personalmente avrei perso la pazienza già da
mo’. Ma non sono fatto per la politica, almeno per questi politici. Anna è soprattutto una cara
amica. Gli chiedo: tu laureata a pieni voti, avvocato, come riesci ad interloquire con chi mette
Beirut in Libia? Sorride e stancamente risponde: è mio dovere fin tanto che faccio politica. Lo
stesso senso del dovere che porta tanti volontari ancora nel girare costine e far friggere il pesce.
Da Alice De Ambrogi il grido di dolore: il territorio non conta più niente. E se il PD non torna sul
territorio è politicamente finito.
Chi ha l’ambizione di cambiare il mondo lo deve conoscere non attraverso il web, ma andandoci.
Cosa che ha fatto Anna Rossomando, il 14 Agosto, cosa non da poco. Ma mi sa, oramai,
che sono mosche bianche. Prossimo appuntamento il 20 e 21 settembre. I cinquestelle
spariranno. Vediamo se il pd li seguirà a ruota.
Patrizio Tosetto
Rubrica settimanale a cura di Laura Goria /
ha lasciato 20 romanzi e 85 racconti, più alcuni testi per il grande schermo. La sua vita fu attraversata anche da difficoltà economiche dovute soprattutto allo stile di vita dispendioso suo e della moglie. Nel 1932 cercò di risolvere la situazione finanziaria lavorando per circa un decennio come sceneggiatore a Hollywood. La sua vita oscillò tra alti e bassi, alcol che gli distrusse il fisico e relazioni con donne più giovani che bruciarono il suo matrimonio.
Il racconto che dà il titolo alla raccolta fa riferimento a una mossa di scacchi e l’autore lo scrisse nel 49, quasi in concomitanza con il conferimento del Nobel per letteratura. Un’ incursione nel genere poliziesco attraverso sei storie ambientate nell’immaginaria contea di Yoknapatawpha, con protagonista dilettante (sulla falsa riga di Sherlok Holmes) l’avvocato di mezza età Gavin Stevens, procuratore di contea, alle prese con disperata gente comune, miserie, misfatti e misteri. Nella provincia tormentata e bigotta, Stevens attraversa sconfinate lande dove si trova alle prese con crimini locali. Li affronta caparbio e cerca di risolverli attraverso il percorso deduttivo, armato dell’ inseparabile pipa (proprio come Faulkner stesso). Sei vicende in cui scendono in campo famiglie tragiche e disfunzionali, solitudini e rancori, illusionisti e misteriose scomparse e ricomparse, confessioni e sotterfugi.
“L’urlo e il furore” -Einaudi- euro 11,50
centrale elettrica e di notte creava. Ambientato nell’immaginaria contea di Yoknapatawpha è un coro polifonico intorno alla vita, alla morte e al funerale di Addie Bundren, madre di 5 figli e moglie di Anse. E’ il marito che, per rispettarne le volontà, fa costruire la migliore cassa possibile e intraprende un viaggio, tra il folle e il grottesco, su un carretto sgangherato per andare a seppellirla a Jefferson, lontano da casa. Il romanzo scivola nei racconti di 15 voci narranti che hanno fatto parte della vita di Addie, povera donna poco amata. Così com’è vissuta -in solitudine e con il suo orgoglio- rischia di morire senza il conforto dei suoi cari. Persino il figlio prediletto diserta il suo capezzale: l’unica ad assisterla è la compaesana Cora che non vuole farle “…affrontare il Grande Ignoto senza un viso familiare lì a farle coraggio”. Un libro che traccia tanti profili psicologici sullo sfondo dell’ambiente rurale con i suoi usi e le sue chiusure.
“Luce d’agosto” -Adelphi- euro 13,00
sulla sua identità razziale. Apre scorci di vita sulle piantagioni di cotone e sulla brutalità con cui venivano fustigati i lavoratori neri. E’ la storia del contadino Thomas Stupen che diventa proprietario della piantagione in cui lavora, e di Bon, il probabile figlio. Anche in queste pagine Faulkner sciorina una narrazione multipla per mettere a fuoco una realtà che conosceva molto bene: il modo miope in cui i bianchi degli Stati del Sud consideravano il passato storico e la loro incapacità di fare i conti con la spietata piaga della schiavitù. Una curiosità: tra gli affetti più solidi di Faulkner ci fu quello che lo legò alla sua governante di colore, Callie Bar.