ilTorinese

Chieri “ a tutta Classica”

Presentata nella città collinare la “Stagione 2026” di “Chieri Classica”, manifestazione giunta alla sua quarta edizione

Primo appuntamento, domenica 12 aprile

Chieri (Torino)

Gradito ritorno alla “musica classica” o “musica colta occidentale” in quel di Chieri. Programma fittissimo e ricco di chicche davvero preziose, articolate su un lungo cammino che parte da domenica 12 aprile via via fino alla prossima stagione autunnale. Location unica prescelta la barocca “Chiesa di San Filippo Neri” (via Vittorio Emanuele II), costruita tra il 1664 ed il 1773, su progetto dell’architetto svizzero di Vezia, Antonio Bettino.

La rassegna è frutto di una co-progettazione tra l’“Associazione Musica Manens Coro e Orchestra APS” e il “Comune di Chieri”, che la supporta con il patrocinio e con un importante contributo economico, “con l’obiettivo di unificare e coordinare l’offerta di musica classica sul territorio”. Alla realizzazione degli eventi collaborano anche altre Associazioni come l’ “Accademia dei Solinghi”, il “Circolo Cameristico Piemontese”, il “CFAM – Centro Formazione Artistico Musicale”, l’“Associazione Librarsi” e varie altre, con un calendario ricco di concerti orchestrali e corali, incontri e lezioni-concerto che attraversano quasi tutto l’anno.

Davvero chiarificatrici su Progetto e Obiettivi, le parole in conferenza stampa del Maestro Andrea Damiano Cotti (direttore artistico della Rassegna) e di Antonella Giordano (assessora alla “Cultura” della Città di Chieri). “Il Progetto, avviato nel 2023, nasce con l’obiettivo – sottolinea Cotti – di unificare in un unico cartellone gli eventi di musica classica – o musica colta occidentale, come mi piace definirla – proposti alla cittadinanza chierese. Oltre a razionalizzare il calendario degli eventi, armonizzandolo con le altre proposte, fiere e festival cittadini, la presentazione di un unico cartellone e la concentrazione dei concerti presso la bellissima Chiesa di San Filippo Neri ha aumentato sensibilmente la partecipazione di pubblico. La promozione, anche attraverso i social, ci consente di raggiungere varie fasce d’età della popolazione e di far circolare meglio le informazioni su tutti i concerti organizzati dalle diverse associazioni del Chierese … La stagione 2026 di ‘Chieri Classica’ si distingue per la varietà dei linguaggi musicali e per l’attenzione ai giovani talenti. Dalla musica sacra alla cameristica, dal repertorio barocco alle contaminazioni contemporanee, ogni concerto è pensato come un’occasione di incontro tra pubblico, artisti e territorio. Quest’anno, per la prima volta, avremo anche il piacere di assistere alla rappresentazione dell’opera ‘Façade’ di William Walton, proposta dall’‘Ensemble Nuove Musiche’ di Savona, che in ottobre darà il via al ‘Concorso Internazionale Città di Chieri’”.

Parole cui fanno eco quelle di Antonella Giordano: “La rassegna ‘Chieri Classica’ dimostra ormai da quattro anni che fare sistema nelle proposte musicali di una città significa creare una rete collaborativa tra istituzioni, artisti e associazioni culturali per trasformare la musica da semplice intrattenimento a risorsa strategica per il territorio”. E i risultati, sicuramente positivi, non tarderanno a farsi sentire.

Fin dall’inizio. Con l’apertura del “Cartellone”, fissato per domenica prossima 12 aprile, quando sul palco (dopo il prologo della stagione, domenica 29 marzo scorso, con l’esecuzione del “Miserere” di Baldassarre Galuppi sotto la direzione artistica di “Accademia dei Solinghi” e la partecipazione di “Coro e Orchestra Musica Manens”, diretti da Andrea Damiano Cotti) si esibirà il “Duo Antonelli” con Francesca Villiot e Vincenzo Cristiani ne “La sonata per pianoforte e violoncello tra classicismo e romanticismo”, seguita, domenica 26 aprile e venerdì 12 giugno, da “Ritratto del pianista giovane”, due concerti dedicati ai giovani pianisti del territorio. Per proseguire, a maggio e giugno, con esibizioni di carattere polifonico e concerti corali, fino alla Rassegna Estiva di “Musica In Corte” (per quattro giovedì dal 25 giugno) e a quella “Autunnale” con le proposte dell’Orchestra “Contrametric Ensemble”, del “Quartetto d’Archi Archidee” e della “Confraternita dell’Annunziata”. Particolarmente attesa, da venerdì 16 ottobre, l’apertura del “Concorso Internazionale per giovani interpreti ‘Città di Chieri’”, mentre, accanto ai concerti, l’“Associazione Librarsi” proporrà un ciclo di lezioni-concerto e incontri divulgativi presso la “Biblioteca Nicolò e Paola Francone”, con temi che spaziano da “Antonio Vivaldi e Torino” a “Musica e matematica”, fino a “Note in scena: viaggio semiserio nell’opera in musica”.

Per info ed aggiornamenti sul calendario completo e sui programmi dei Concerti: musicamanens@gmail.com o www.comune.chieri.to.it

g.m.

Nelle foto:Immagini da “Chieri Classica” e Antonella Giordano

“Un calice di Erbaluce”, l’antologia letteraria che celebra il vino simbolo del Canavese

Nasce da un’idea dell’autrice e giornalista Debora Bocchiardo l’antologia a tema “Un calice di Erbaluce”, che celebra il vino simbolo del Canavese, di Edizioni Pedrini. Diversi stili e approcci all’argomento esalteranno la versatilità del tema, ma anche il senso della convivialità e della condivisione. Del resto, un brindisi è sempre qualcosa di giocoso che guarda al futuro con fiducia e serenità, elementi di cui il mondo contemporaneo ha fortemente bisogno.

“Un calice di ottimismo” è da condividere tra persone che amano la lettura, la scrittura, le tradizioni agricole ed enogastronomiche del territorio. Ogni racconto non dovrà superare le 13 mila battute, spazi inclusi, e dovrà contenere la frase “Un calice di Erbaluce”. A scelta si potrà declinare la proposta in classico, fermo o passito. La consegna dei testi dovrà avvenire entro il 30 gjugno 2026, e il volume prenderà corpo se ci saranno almeno 20 adesioni.

Info: scrivere a deborabocchiardo@gmail.com o consultare il sito www.edizionipedrini.com

Mara Martellotta

Scrivere a mano

GLI EFFETTI POSITIVI DI USARE CARTA E PENNA   E’ vero, scrivere al computer è comodo, veloce e pratico. Si digita con dinamicità, si corregge premendo un comando senza lasciare traccia dell’errore, si può salvare in diverse versioni, stampare e inviare con pochi click, tutto questo è innegabilmente efficiente e per certi versi insostituibile.

L’uso frequente della tecnologia e dei nuovi codici lessicali però, per quanto funzionanti ed efficaci, ha contribuito all’impoverimento della scrittura, della nostra bella lingua, della comunicazione in genere. Abbreviazioni, linguaggio contratto, emoticon che sostituiscono interi concetti, opinioni e pensieri, costituiscono un vero e proprio imbarbarimento del nostro vocabolario e dell’intera modalità espressiva.

Sarebbe opportuno quindi fare una riflessione sull’importanza che il recupero della scrittura con la penna, in corsivo soprattutto, potrebbe avere, senza con questo sottovalutare i vantaggi assicurati dai moderni strumenti di composizione.
La psicologia si è occupata in maniera approfondita del linguaggio e della scrittura ed è grazie a vari studi ed analisi che sono venuti alla luce i differenti benefici e facoltà della scrittura manuale. E’ provato infatti che usare la penna per la redazione di documenti, appunti o diari coinvolge diverse aree del cervello che coordinano la componente sensoriale e percettiva con il movimento grafico integrando così sensazioni e controllo delle azioni e del pensiero; al contrario queste aree cerebrali non vengono implicate nella digitazione attraverso la tastiera e il gesto, meramente automatico, risulta impersonale e standardizzato.
La memoria grazie alla scrittura manuale migliora indiscutibilmente, si esercita. Chi prende appunti utilizzando la penna, a causa dell’impossibilità di annotare tutto ciò che viene detto, sviluppa sensibilmente la capacità di elaborazione e di sintesi e stimola il potenziamento di quel processo atto alla raccolta di concetti e nozioni di rilievo, in sostanza quelli più importanti da ricordare. Anche l’apprendimento trae benefici grazie all’utilizzo di carta e penna, soprattutto quello dei bambini. Scrivere manualmente è infatti quella attività che permette di trasformare le idee ed il pensiero in segni concreti, di veicolare gli stati d’animo, di liberare la creatività ed entrare in contatto con le nostre emozioni. Secondo le neuroscienze, nel momento in cui l’idea astratta diviene parola scritta si attivano diverse aeree corticali del cervello che favoriscono i processi cognitivi mentre tutto ciò avviene in misura decisamente minore nella scrittura tecnologica. Inoltre i bambini che scrivono di più sanno leggere meglio.
Mettere le parole su carta, infine, ha un valore terapeutico. Scrivere di getto emozioni, stati d’animo, ansie, paure o ricordi permette di riviverli con il giusto distacco, di rielaborarli, di farli emergere per osservarli da una angolatura nuova, esterna e distolta. Mettere nero su bianco sentimenti e pensieri negativi è un modo per alleggerire pesanti zavorre interiori, riprendere fiato e ritrovare il buon umore. Compilare un diario permette di conoscersi a fondo, consente di accedere alla propria intimità e aprire un dialogo con se stessi senza censure e senza filtri, uno spazio privato dove affiora la propria realtà interiore.

Oltre ai numerosi benefici psicologici e cognitivi, utilizzare carta e penna per formulare le nostre comunicazioni ha un valore e un significato estetico, di stile e persino romantico. E’ vero che attraverso i nuovi strumenti di messaggistica possiamo scrivere senza sosta, esprimere il nostro stato e i nostri desideri senza limitazioni, ma nulla può sostituire la grazia, il garbo e lo spirito appassionato di un biglietto scritto a mano, in corsivo. Utilizzare la carta, scrivere e dedicare pensieri in calligrafia trasforma un gesto in una piccola opera, conferisce personalità e poesia ad una azione resa sin troppo uniforme e fredda da quella tastiera che ci segue ovunque.

Maria La Barbera

Torino ricorda Marco Pannella

All’associazione Camis de Fonseca

A TORINO IL RICORDO DI MARCO PANNELLA NEL DECENNALE DELLA SUA SCOMPARSA, EVENTO PROMOSSO DALL’ASSOCIAZIONE MARCO PANNELLA E DAL CENTRO PANNUNZIO.

 

MARCO PANNELLA: 10 ANNI DI COMPRESENZA DEL NOSTRO AGIRE POLITICO.

Giustizia Giusta, Carcere, Partito Radicale nonviolento, transnazionale e transpartito, Nonviolenza, Antiproibizionismo, Democrazia, Libertà, Legalità, Stati Uniti d’Europa, Tibet, Riforme istituzionali, Liberalismo, Libertarismo, Communities of Democracy, Diritti Civili, Diritti Umani, Uguaglianza.

Torino, domenica 12 aprile 2026
Associazione Camis de Fonseca Via Pietro Micca, 15 – Torino

ore 9,50-14,30

IN APERTURA SALUTI ISTITUZIONALI DEL SINDACO DI TORINO STEFANO LO RUSSO E DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE PIEMONTE ALBERTO CIRIO

PRESENTAZIONE DELL’EVENTO:

Sergio Rovasio, Coordinatore Associazione Marco Pannella di Torino, già assistente di Marco Pannella
 
INTERVENTI INTRODUTTIVI:
– Prof. Pier Franco Quaglieni, Presidente del Centro Mario Pannunzio,
– D,sa Mirella Parachini, medico, storica attivista dei diritti civili
– Valter Vecellio, giornalista, Direttore di Proposta Radicale
Tra gli interventi e i saluti: Francesco Rutelli, Giuliano Ferrara, Francesco Merlo, Maurizio Molinari, Mariano Giustino, David Parenzo, Luca Telese, Edoardo Camurri e molti altri; 
tutti i nomi nella locandina:

 

Anpas, prorogata scadenza bando Servizio Civile Universale

È stata prorogata alle ore 14.00 di giovedì 16 aprile 2026 la scadenza del bando per il Servizio Civile Universale, inizialmente fissata per l’8 aprile. Una decisione che offre più tempo a ragazze e ragazzi tra i 18 e i 28 anni per candidarsi a un’esperienza di alto valore formativo e umano al servizio della comunità.

In Piemonte, grazie a Anpas Piemonte, sono 184 i posti disponibili nei settori del soccorso sanitario in emergenza-urgenza 118, dell’assistenza e dell’educazione e promozione culturale. Un’opportunità concreta per entrare a far parte del sistema organizzato delle Pubbliche Assistenze e contribuire attivamente alla tutela della salute e al benessere delle comunità locali.

Il Servizio Civile Universale ha una durata di 12 mesi, con un impegno settimanale di 25 ore e un assegno mensile di circa 520 euro. Le domande devono essere presentate esclusivamente online attraverso la piattaforma del Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale, accessibile tramite SPID.

Per supportare i giovani nella scelta del progetto più adatto e accompagnarli nella candidatura, Anpas Piemonte ha attivato un portale dedicato con tutte le informazioni aggiornate: https://serviziocivile.anpas.piemonte.it/

Scegliere il Servizio Civile in Anpas significa vivere un anno ad alto valore civile e professionale: un percorso che favorisce la crescita personale, lo sviluppo di competenze trasversali e tecniche e una maggiore consapevolezza del proprio ruolo nella società. Per molti giovani rappresenta il primo vero contatto con il mondo del lavoro e con il senso di responsabilità verso gli altri.

Particolarmente significativa è l’esperienza nel settore del soccorso sanitario 118: dopo una formazione iniziale certificata dalla Regione Piemonte, i volontari affiancano soccorritori esperti nelle attività di emergenza, partecipando progressivamente ai turni in ambulanza e alle diverse fasi dell’intervento. Un percorso intenso che consente di comprendere il valore del lavoro di squadra, della prontezza decisionale e dell’umanità che caratterizzano il sistema di emergenza.

Accanto al settore sanitario, i progetti di assistenza ed educazione e promozione culturale coinvolgono i volontari in attività di sensibilizzazione rivolte a studenti, cittadini ed enti del territorio, con l’obiettivo di diffondere la cultura del primo soccorso, del volontariato e di corretti stili di vita.

Grande attenzione è rivolta anche all’inclusione: 51 posti sono riservati a giovani con bassa scolarizzazione nei progetti di assistenza e a ragazzi e ragazze in condizioni di difficoltà economica nei progetti educativi. Un impegno che conferma il Servizio Civile come strumento di equità, partecipazione e cittadinanza attiva.

Con la proroga al 16 aprile, si allunga dunque il tempo a disposizione per cogliere un’opportunità capace di lasciare un segno profondo nel percorso di vita dei giovani e contribuire, al contempo, al rafforzamento del sistema di solidarietà sul territorio.

Elenco associazioni Anpas provincia di Alessandria (totale 31 posti disponibili)

Croce Bianca Acqui Terme (2 posti); Croce Verde Alessandria (7 posti); Croce Verde Arquata Scrivia (3 posti), Croce Verde Felizzano (4 posti); Croce Verde Felizzano sezione Spinetta Marengo (4 posti); Croce Verde Ovadese (6 posti); Croce Verde Ovadese sezione Basaluzzo (1 posto); Avis Primo Soccorso Valenza (4 posti).

 

Elenco associazioni Anpas provincia di Asti (totale 13 posti disponibili)

Croce Verde Asti (6 posti); Croce Verde Mombercelli (1 posto); Croce Verde Montemagno (1 posto); Croce Verde Nizza Monferrato (5 posti).

Elenco associazioni Anpas provincia di Cuneo (totale 10 posti disponibili)

Croce Verde Bagnolo Piemonte (2 posti); Croce Bianca Ceva (2 posti); Gruppo Volontari del Soccorso Clavesana (2 posti); Associazione Volontari del Soccorso Dogliani (2 posti); Croce Verde Saluzzo (2 posti).

Elenco associazioni Anpas provincia di Novara (totale 13 posti disponibili)

Sre Servizio Radio Emergenza Grignasco (1 posto); Gruppo Volontari Ambulanza del Vergante di Nebbiuno (2 posti); Novara Soccorso (3 posti); Volontari Soccorso Cusio Sud-Ovest di San Maurizio d’Opaglio (4 posti); Gres Gruppo Radio Emergenza Sizzano (3 posti).

Elenco associazioni Anpas provincia di Vercelli (totale 7 posti disponibili)

Pal Pubblica Assistenza Livornese di Livorno Ferraris (3 posti); Gvss Gruppo Volontari Soccorso Santhià (1 posto); Pat Pubblica Assistenza Trinese (3 posti).

Elenco associazioni Anpas provincia di Verbano Cusio Ossola (totale 10 posti disponibili)

Croce Verde Gravellona Toce (2 posti); Corpo Volontari del Soccorso Omegna (1 posto); Corpo Volontari Soccorso Ornavasso (2 posti); Squadra Nautica Salvamento Verbania (2 posti), Corpo Volontari del Soccorso Villadossola (3 posti).

Elenco associazioni Anpas provincia di Torino (totale 100 posti disponibili)

Croce Verde Bricherasio (6 posti); Vssc Volontari Soccorso Sud Canavese di Caluso (1 posto); Croce Verde Cavour (3 posti); Croce Verde Cumiana (4 posti); Anpas Comitato Regionale Piemonte di Grugliasco (4 posti); Ivrea Soccorso (2 posti); Croce Verde None (9 posti); Croce Bianca Orbassano (6 posti); Croce Verde Perosa Argentina (2 posti); Croce Verde Pinerolo (6 posti); Croce Verde Porte (2 posti); Croce Bianca Rivalta di Torino (4 posti); Croce Verde Rivoli (8 posti); Pubblica Assistenza Sauze d’Oulx (1 posto); Croce Verde Bessolese di Scarmagno (2 posti); Croce Verde Torino sezione Alpignano (2 posti); Croce Verde Torino sezione Borgaro Torinese (2 posti); Croce Verde Torino sezione Ciriè (3 posti); Croce Verde Torino sezione San Mauro Torinese (2 posti); Croce Verde Torino sezione Venaria Reale (2 posti); Croce Verde Torino (13 posti); Croce Giallo Azzurra Torino (2 posti); Croce Bianca del Canavese di Valperga (1 posto); Croce Verde Villastellone (6 posti); Croce Verde Vinovo Candiolo Piobesi (5 posti); Croce Bianca Volpianese (1 posto); Croce Giallo Azzurra Volvera (1 posto).

EXPOSED Torino Photo Festival: Mettersi a nudo

Dal 9 aprile al 2 giugno prossimo il capoluogo piemontese ospiterà la terza edizione di EXPOSED Torino Photo Festival. Il tema scelto per il 2026 è “Mettersi a nudo”: un invito a guardare dentro di sé e oltre le apparenze, interrogando la relazione tra identità e rappresentazione, corpo e immagine, tra ciò che si mostra e ciò che resta nascosto.

Uno sguardo che attraversa l’intero programma del Festival — con mostre temporanee, incontri, eventi e iniziative diffuse — e che coinvolge artisti e istituzioni nazionali e internazionali, animando sia alcune delle principali sedi culturali torinesi sia diversi spazi distribuiti nell’intero perimetro della città. “Mettersi a nudo” diventa, così, non solo svelamento fisico, ma anche gesto simbolico di autenticità: liberarsi dalle sovrastrutture, mostrarsi per ciò che si è, osservare se stessi e gli altri senza filtri. Una tensione che la fotografia, più di ogni altro linguaggio, sa rendere concreta nella verità di un volto, di un paesaggio, di un corpo, e nella pluralità degli sguardi che li attraversano

Promossa dalla Cabina di Regia della quale fanno parte Città di Torino, Regione Piemonte, Camera di Commercio di Torino, Fondazione Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT in sinergia con Fondazione Arte CRT e Intesa Sanpaolo, e coordinata da Fondazione per la Cultura Torino, la terza edizione di EXPOSED, curata e realizzata da CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia, intende evidenziare e rafforzare la vocazione di Torino come città della fotografia.

Giunto alla sua terza edizione, il Festival segna un passaggio di fase e definisce con maggiore chiarezza la propria identità, con la direzione artistica di Walter Guadagnini, tra le voci più autorevoli della fotografia contemporanea italiana e internazionale. Non soltanto una piattaforma espositiva, ma un dispositivo curatoriale strutturato, capace di orientare contenuti, linguaggi e relazioni, con un progetto per Torino che unisce qualità curatoriale e partecipazione diffusa, in un dialogo costante tra luoghi, autori e pubblico.

“I giorni che precedono l’inaugurazione di un festival sono sempre quelli più eccitanti – ha dichiarato Walter Guadagnini –  tutto quello che si è immaginato e preparato nei mesi precedenti inizia a diventare realtà, le fotografie salgono sulle pareti, le strutture realizzate per questa occasione danno nuove identità agli spazi e il disegno complessivo comincia a prendere forma, anzi a mettersi a nudo. La terza edizione di EXPOSED Torino Photo Festival è ormai nelle mani del pubblico, la città non solo è invasa dai manifesti e dai banner che pubblicizzano la manifestazione con tutti i suoi luoghi, ma anche dalle fotografie sulle cancellate e sotto i portici, i tuffatori cominciano ad apparire nei luoghi più disparati sui loro enormi billboard 6×3, i primi fotografi cominciano ad arrivare, da lontanissimo e da molto vicino, si misurano le distanze tra le sedi del ‘miglio della fotografia’: un ultimo sguardo al meteo, e che la festa abbia inizio”.

Il programma della terza edizione di EXPOSED propone 18 mostre temporanee indoor e outdoor, insieme a incontri, letture portfolio, proiezioni e altri eventi, realizzati grazie al coinvolgimento delle principali istituzioni torinesi, delle realtà indipendenti e dei protagonisti della scena artistica cittadina, a partire da quattro giorni di inaugurazione (dal 9 al 12 aprile) e attraverso un calendario diffuso che offre una vera e propria immersione nella fotografia di ieri e di oggi.

Il programma delle mostre indoor si articola in un percorso diffuso che attraversa alcune tra le principali istituzioni culturali della città, in quello che si può definire come un vero e proprio “miglio della fotografia”, all’interno del quale sarà possibile passeggiare incontrando la fotografia nelle sue più differenti forme. Il percorso costruisce una trama espositiva capace di mettere in relazione autori affermati e pratiche contemporanee, sguardi storicizzati e ricerche emergenti. Un insieme eterogeneo ma coerente, in cui ogni progetto contribuisce a declinare il tema “Mettersi a nudo” attraverso linguaggi, contesti e prospettive differenti, muovendosi tra dimensione intima e rappresentazione pubblica, tra memoria e costruzione dell’identità. Un percorso che trova la sua dimensione unitaria anche grazie alle soluzioni grafiche e di allestimento pensate – sia per gli interni sia per gli esterni – dallo studio BRH+ di Torino, che ha lavorato in stretta sinergia con la direzione di EXPOSED, ottenendo un risultato che unisce una grande eleganza formale a un’altrettanta fondamentale capacità di comunicazione, all’insegna dell’essenzialità.

Il “miglio della fotografia” può iniziare idealmente da CAMERA Torino e dalla sua Project Room, dove viene presentata la mostra di Toni Thorimbert. Donne in vista, a cura di Walter Guadagnini. Il progetto, nato da un’idea di Luca Beatrice, si presenta come un omaggio di Thorimbert e Guadagnini all’amico prematuramente scomparso. Una selezione di oltre sessanta fotografie, dedicate alla figura femminile e realizzate dal fotografo italo-svizzero in oltre trent’anni di carriera, ritraggono sia figure note sia donne comuni, spaziando tra ritratti ufficiali, scatti privati e fotografie di moda. Come suggerisce il titolo, la mostra mette al centro il volto e il corpo femminile, esaltandone la presenza e l’identità. Due immagini simboliche – quella della madre e quella della figlia del fotografo – sintetizzano il senso del progetto: raccontare la propria vita attraverso la ricerca della bellezza. La mostra continua con uno spin-off nelle sale dell’NH Collection Piazza Carlina con una selezione di una decina di immagini che ruotano attorno alla fotografia “Real Show” del 2006, già molto significativa ai suoi tempi e che oggi appare, se possibile, ancora più struggente e attuale.

Nella Cripta di San Michele Arcangelo, Yorgos Lanthimos. Photographs – a cura di Giangavino Pazzola – presenta l’ampia produzione fotografica del regista greco, rivelando un aspetto meno noto del suo lavoro, caratterizzato da uno sguardo perturbante e concettuale che sottolinea la continuità tra fotografia e cinema. Le opere in mostra nascono dall’atmosfera creativa che ruota attorno a due celebri pellicole recenti, “Poor Things” (2023) e “Kinds of Kindness” (2024), e intrecciano immagini provenienti dalle scene dei film con scatti autonomi, esplorando la dimensione dell’isolamento nelle relazioni contemporanee, del corpo e dello spazio come teatro psicologico. La mostra è realizzata in collaborazione con Città di Torino – Dipartimento Cultura, Grandi Eventi e Promozione Turistica.

Il Museo Regionale di Scienze Naturali, in collaborazione con la Regione Piemonte, ospita Bernard Plossu. Dopo l’estate, a cura di Walter Guadagnini. Le opere esposte sono state realizzate da Plossu tra gli anni Ottanta e gli anni Dieci del Duemila, nelle piccole isole italiane. In oltre trent’anni di viaggi, l’autore trasforma scene ordinarie in visioni intense e sospese nel tempo. Muovendosi tra luoghi come Stromboli e l’Isola d’Elba, Plossu ricerca un dialogo profondo tra uomo e natura. Il suo sguardo, colto e innamorato dell’Italia, unisce letteratura e sensibilità pittorica: ne deriva una fotografia essenziale e poetica, intesa come esperienza di libertà e conoscenza interiore.

Il Circolo del Design accoglie Dean Chalkley. Back in Ibiza e altre storie, a cura di Walter Guadagnini. La mostra riunisce tre serie del fotografo inglese, attivo dagli anni Novanta soprattutto in ambito musicale. La prima è dedicata alla scena britannica tra gli anni Novanta e oggi, con ritratti di icone come Amy Winehouse, Oasis e The White Stripes. Never Turn Back è invece un reportage intimo sul viaggio di un gruppo di ragazzi lungo le coste di Norfolk. A completare il percorso, “Back in Ibiza”, realizzato tra la fine del Novecento e l’inizio del Duemila, racconta dall’interno l’euforia e l’eccesso dell’isola, offrendo una testimonianza diretta e non nostalgica di quell’epoca.

Al Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, Viva le donne! Il femminismo nelle fotografie di Paola Agosti, a cura di Giangavino Pazzola, celebra uno dei più importanti sguardi sulla nascita del movimento femminista italiano, con un focus su quello romano degli anni Settanta. Attraverso una selezione di ottanta immagini vintage realizzate in bianco e nero da Paola Agosti e materiali d’archivio, l’esposizione restituisce la forza e la radicalità di una stagione di partecipazione collettiva che ha trasformato la società italiana. I cortei e gli spazi identitari diventano teatro di lotte pubbliche e intime, mentre i ritratti catturano gesti e creatività delle donne impegnate per diritti fondamentali, offrendo un racconto vivo in dialogo con le nuove generazioni.

Ai limiti estremi del “miglio della fotografia” si trovano infine due luoghi particolari, le cui mostre riassumono idealmente la volontà di EXPOSED di prendere in considerazione e mostrare la fotografia dalle sue origini sino ai giorni nostri, in un viaggio ideale tra il tempo e lo spazio. Dapprima si giunge alle Gallerie d’Italia – Torino, museo di Intesa Sanpaolo, dove si può visitare, dal 10 aprile al 6 settembre 2026, la mostra Diana Markosian. Replaced, a cura di Brandei Estes. Il progetto, presentato in anteprima assoluta proprio in occasione di EXPOSED, è dedicato alla memoria di un grande amore e al sentimento della “sostituzione”. Attraverso un’esposizione fotografica che combina rievocazione sceneggiata e autofinzione e un film, adattato per la sala immersiva del museo, l’artista – una delle giovani protagoniste della scena fotografica contemporanea internazionale –ricostruisce le dinamiche delle relazioni, interrogando la fragilità del mito romantico e il disorientamento che segue alla loro fine.

Infine, all’Archivio di Stato di Torino, sezione Corte, trovano sede due mostre. Messi a nudo. Auguste Belloc, Wilhelm von Gloeden, Carlo Mollino, a cura di Barbara Bergaglio – realizzata in collaborazione con Museo Nazionale del Cinema – Torino, FAF Toscana – Fondazione Alinari per la Fotografia, Politecnico di Torino, ARIA, Ufficio Gestione del Patrimonio Storico –esplora l’opera di tre figure chiave della storia della fotografia, analizzando l’evoluzione del nudo da esercizio accademico a indagine introspettiva, spesso ossessiva e perturbante, e mettendo in evidenza il forte contenuto erotico che, pur radicato nelle epoche di produzione, continua a sollecitare la sensibilità contemporanea attraverso il piacere voyeuristico degli autori.

Accanto a questa, Ralph Gibson. Self Exposed, a cura di Giangavino Pazzola, realizzata in collaborazione con Paci contemporary Gallery di Brescia, presenta una selezione di settanta opere che attraversano oltre cinquant’anni di carriera, rendendo omaggio a uno dei grandi maestri della fotografia del XX secolo. Il percorso mette in luce l’evoluzione di un linguaggio visivo caratterizzato da contrasti netti, inquadrature audaci e una tensione costante tra astrazione e realtà.

Chiude il percorso indoor “Metamorphosis”, che riunisce i lavori di sei artisti internazionali selezionati dalla piattaforma europea per la fotografia emergente FUTURES Photography, partner culturale per questo progetto. La mostra collettiva e diffusa indaga il tema della metamorfosi come processo di trasformazione individuale, sociale e ambientale, offrendo uno sguardo plurale sulle tensioni che attraversano il nostro tempo. Le opere di Claudia Amatruda (Foggia, 1995), Máté Bartha (Budapest, 1987), Benedetta Casagrande (Milano, 1993), Anna Orlowska (Opole, 1986), Ada Zielinska (Varsavia, 1989) e Yana Wernicke (Berlino, 1990) saranno esposte negli spazi no profit Mucho Mas!, Witty Books, Almanac, Quartz Studio, Cripta747 e Jest, rafforzando una rete di collaborazione tra realtà indipendenti e nuove generazioni di autori nella fotografia contemporanea. La mostra è stata realizzata con il sostegno della piattaforma fotografica europea FUTURES, cofinanziata dal programma «Europa creativa» dell’Unione Europea. Il tema è stato sviluppato da un team curatoriale dedicato composto da tre organizzazioni membri della piattaforma: Světlana Malina (Fotograf Zone, Praga, Repubblica Ceca), Emese Mucsi (Robert Capa Contemporary Photography Centre, Budapest, Ungheria) e Raphaëlle Stopin (Centre photographique Rouen Normandie, Francia). Il progetto è sostenuto da CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia.

Le mostre outdoor estendono il Festival nello spazio urbano, trasformando Torino in una piattaforma espositiva diffusa in cui la fotografia entra in dialogo diretto con l’architettura, i flussi quotidiani e le geografie sociali della città. Interventi eterogenei per scala e linguaggio che, nel loro insieme, ridefiniscono il rapporto tra immagine e spazio pubblico, tra visione e attraversamento. Alcune di queste mostre si trovano all’interno del “miglio della fotografia”, fungendo come una sorta di basso continuo visivo tra una sede e l’altra delle mostre indoor, mentre altre si sviluppano in un’area molto più vasta, fungendo da rimandi costanti e spettacolari al festival, anche nei luoghi più inattesi.

Nella Corte di Palazzo Carignano, grazie alla concessione delle Residenze Reali Sabaude e la collaborazione del Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, il 2 aprile ha aperto Torino 4×4.

Fotografie di una nuova era, a cura di François Hébel e Marco Rubiola, un progetto di CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia e Fondazione Boscolo: un ritratto innovativo e plurale della città, che intreccia arte, comunicazione e impegno sociale. Attraverso lo sguardo di quattro fotografi – Fabio Bucciarelli, Enrico Gili, Deka Mohamed Osman e Marco Rubiola – e il racconto di quattro realtà attive sui temi dell’inclusione e delle fragilità sociali, l’iniziativa ambisce a innescare un cambiamento percettivo e culturale.

Il Portico di Palazzo Carignano, che si affaccia su Piazza Carlo Alberto, ospita due progetti outdoor strettamente collegati tra loro su dieci stendardi bifacciali, due facce della stessa medaglia. Il progetto è realizzato con il sostegno di Residenze Reali Sabaude e la collaborazione con il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano. L’invenzione di sé. La Contessa di Castiglione, a cura di Alessandro Bollo e Walter Guadagnini, presenta nove ritratti della Contessa – tratti dal celebre “Album Nigra”, conservato nelle collezioni del Museo Nazionale del Risorgimento Italiano – che evidenziano come Virginia Oldoini abbia trasformato la fotografia in uno spazio di sperimentazione identitaria.

Attraverso pose e travestimenti, la Contessa di Castiglione ha anticipato alla metà dell’Ottocento pratiche contemporanee di autorappresentazione, attraverso immagini che sorprendentemente ridefiniscono il rapporto tra individuo, immagine e pubblico.

Accanto a questo progetto troviamo “You Can Have it All” (2019 e 2024) di Karla Hiraldo Voleau, co- curata insieme a Walter Guadagnini, con un testo di Camilla Marrese, sempre realizzata con il sostegno di Residenze Reali Sabaude. La mostra nasce dal dialogo tra due momenti distanti cinque anni tra Grecia e Italia: attraverso fotografia, scrittura e azioni rituali, l’artista trasforma l’esperienza del dismorfismo e della frattura personale in un processo di consapevolezza. Il corpo, inizialmente percepito come limite e ossessione, diventa strumento di resistenza e possibilità. Il progetto si configura così come un percorso di guarigione e autodeterminazione, in cui il corpo è chiamato prima di tutto a essere, e non soltanto a essere guardato.

Sotto i portici di Piazza San Carlo, Paolo Ventura presenta Acrobati 2020–2025, un lavoro realizzato appositamente per questa occasione, curato dallo stesso artista con Walter Guadagnini, ispirato all’archivio di una coppia di acrobati italiani attivi negli anni Trenta. Le fotografie originali raccontano numeri di equilibrismo e, al tempo stesso, il delicato equilibrio dell’amore. Le immagini realizzate da Ventura tra pittura e fotografia ritraggono ora gli artisti isolati in una città metafisica e irreale, panorama ormai consueto nella pratica recente dell’artista. L’installazione, realizzata in collaborazione con Città di Torino – Dipartimento Gabinetto del Sindaco, Ufficio Look of The City, trasforma i numeri circensi in una metafora del corpo, della memoria e della fragilità dei legami.

I portici nord di Via Po, da Piazza Castello a via Rossini, ospitano 5.000 lire per un sorriso. Fotografie dal concorso dell’azienda cosmetica Gi. Vi. Emme, 1939–1941, esposizione curata da Barbara Bergaglio, realizzata in collaborazione con Fondo Villani Scarpellini e Città di Torino – Dipartimento Gabinetto del Sindaco, Ufficio Look of The City. I volti di italiani e soprattutto italiane sorridenti che accompagneranno i passanti in via Po provengono dal Fondo Villani Scarpellini e sono state realizzate in occasione del concorso ideato da Dino Villani e Cesare Zavattini come operazione di marketing, che invitava i partecipanti a inviare un ritratto sorridente. Il successo fu immediato, con premi di lusso e una partecipazione diffusa in tutto il Paese. Dopo l’interruzione dovuta alla guerra, il concorso riprese nel 1946 come La bella d’Italia, assumendo poco dopo il nome definitivo di Miss Italia.

Il Museo Nazionale del Cinema presenta sulla cancellata della Mole Antonelliana FUORICAMPO. Il cinema svelato, con venti immagini di grande formato tratte dalle proprie collezioni. Le fotografie mostrano visioni sorprendenti di uomini in peplo vicini a macchine da presa, di personaggi medievali intenti a leggere quotidiani sportivi, di luci e scenografie, rivelando il dispositivo che costruisce la visione cinematografica. Il percorso restituisce il cinema come esperienza viva del Novecento: dal muto di Cabiria ai colossal come Ben-Hur e Cleopatra, fino agli anni Sessanta e Settanta, quando cambiano tecnologie e linguaggi ma resta l’energia dei set.

Grazie alla collaborazione con la Città Metropolitana di Torino, un’altra cancellata, quella del Giardino storico di Palazzo dal Pozzo della Cisterna ospita una mostra, curata da Barbara Bergaglio, dedicata esplicitamente a Torino e alle sue collezioni.

La mostra, dal titolo La città in fotografia – La fotografia in città, presenta infatti una decina di immagini di grande formato tratte da diverse collezioni pubbliche cittadine, a partire dalla storica “Veduta della Gran Madre di Dio” realizzata l’8 ottobre 1839 da Enrico Jest, uno degli incunaboli della fotografia nel nostro paese, per giungere sino ai giorni nostri, intrecciando storia della fotografia, della   città e delle sue collezioni. Cripta747, insieme ad EXPOSED Torino Photo Festival, presenta Mark Leckey, Catabasis al piano – 2 del Parcheggio GTT Valdo Fusi, Torino. A cura di Cripta747 e Caterina Avataneo, il progetto è un lavoro fotografico che esplora il sottosuolo come luogo atemporale di espressione, sperimentazione e immaginario collettivo. La commissione consiste in un intervento site-specific di Mark Leckey che collassa le distinzioni tra ordinario e straordinario nello spazio urbano, restando sospeso tra memoria, sottocultura e fantasia. Il progetto è realizzato con il sostegno di Regione Piemonte e Fondazione CRT; in collaborazione con GTT; promosso da Città di Torino, con il patrocinio di Circoscrizione 1.

Ventisei cimase diffuse nella città ospitano I Tuffatori (6×3), a cura di Walter Guadagnini. Si tratta di una mostra collettiva a cielo aperto che si sviluppa su ventisei billboard urbani, dedicata principalmente a giovani autrici e autori, tra i quali Federica Belli, Silvia Camporesi, Sara Lorusso, Claudio Majorana, Zoe Natale Mannella, Fabio Paleari, Camillo Pasquarelli, Leila Erdman Tabukashvili, con la partecipazione straordinaria di Walter Pfeiffer, il celebre fotografo svizzero protagonista della mostra In Good Company alla Pinacoteca Agnelli, aperta dal 30 aprile durante i giorni di EXPOSED. Il titolo rende omaggio a Il tuffatore di Nino Migliori, il grande maestro della fotografia italiana che si avvia al compimento dei suoi cento anni di vita, e ne riprende il valore simbolico: acqua, corpo e immersione diventano il filo conduttore di un percorso che trasforma le arterie urbane in spazi di immaginazione, dove la nudità si configura come esperienza fisica e gesto simbolico di esposizione.

Mara Martellotta

Quella vita di litigi e amarezze che non vorremmo mai lasciare

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Sugli schermi “È l’ultima battuta?”, per la terza volta Bradley Cooper alla regia

PIANETA CINEMA a cura di Elio Rabbione

Ci riprova, e ci riprova benissimo, Bradley Cooper a buttare le sue opere in veste di regista e noi stessi giù dentro il mondo dello spettacolo, sia che lo faccia con una nuova trascrizione di “È nata una stella” (2018) – omaggio all’arte di Lady Gaga -, o con “Maestro” (2023) dedicato alla bacchetta di Leonard Bernstein (camuffato lui dietro un ben gossippato all’epoca naso posticcio) e al suo matrimonio, pieno di tradimenti, con l’attrice Felicia Montealegre, oppure oggi con “È l’ultima battuta?”, il drammatico, tutto sorrisi e lacrime, autentico, sfacciatamente aperto panorama familiare che sta alle spalle e intorno al protagonista. Una bisturizzata crisi di coppia, un legame senza fine che non accenna a finire, con due bambini al seguito, attraversata da una scrittura che affascina, dovuta alle penne dello stesso regista e del protagonista Will Arnett in compagnia di Mark Chappell, a far da collante tra idea e realizzazione il cabarettista inglese John Bishop che Arnett aveva avuto modo di incontrare e di ascoltare nel racconto delle traversie del suo divorzio.

Il matrimonio tra Alex e Tess dopo vent’anni è arrivato al capolinea, lui procede a fatica e lei è decisamente scontenta di quel trantran, crisi di mezza età tout court, forse non hanno più niente da dirsi, vorranno mantenere rapporti d’amicizia nel proposito di non sciupare quelli d’amore e coinvolgimento (paterno) che hanno con i marmocchi, farlo magari in punta di piedi (“dobbiamo lasciarci vero?”, “credo anch’io di sì”), lei a chiedere il divorzio in una serata in cui si è in bagno e ci si lava i denti, lui che sloggia dalla solida bella villa alle porte di New York per trovare rifugio in un più o meno rassicurante appartamentino da scapolo o per incappare nei consigli di genitori più o meno apprensivi a cui affidare i bambini. È per non pagare in una serata vuota l’ingresso in un locale che Alex si esibisce, d’obbligo, per la prima volta in vita sua, è chiaro, in una sorta di assolo comico – ma non staremo, con il passar del tempo, dalle parti di una lunga seduta psicanalitica? – di quelli che vanno sotto il nome di stand-up comedy, una pedana e un microfono, un pubblico di poche persone ma pur sempre un palcoscenico, a raccontare un po’ dei fatti propri più recenti, tra un sorriso e un’ansia. Ma il pubblico lo applaude e lo applaudirà nelle serate successive, perché lui da quella pedana non può più staccarsi. una seconda pelle. Un confessionale non trovato mai. Anche la vita di Tess può cambiare, da quando, forte del suo passato, le è stato proposto di diventare assistente allenatrice della squadra femminile degli States per le prossime Olimpiadi estive. Tra una visita e l’altra, con una scusa o per portare i figli a scuola (Alex è il padre degli anni Duemila che dà la mano al vecchio Ted del Dustin Hoffman di “Kramer contro Kramer”, eravamo nel ’79 come dei tanti altri padri tornati single pronti a dare una mano in quella direzione che negli anni abbiamo visto al cinema), tra un momento di rappacificazione e qualche bisticcio, tra il continuare a frequentare una coppia di amici che soffrono dei loro stessi mali e delle insicurezze quotidiane, la vita prosegue con qualche ripensamento. Mentre una sera, entrando nel locale in compagnia, Tess scopre l’altra faccia di Alex, lì a dipanare il racconto della sua vita.

Ottima scrittura dicevamo, film dove la regia di Cooper appare appartata, mai ingombrante, pronta a lasciare tutto lo spazio possibile alla bravura di una coppia che pare essere vissuta insieme da sempre, Arnett – felicissima scoperta – eccezionale nei tempismi e nel buttar fuori parole, nel proporsi a chiunque gli stia intorno, alla platea come all’amico di sempre che ha il faccione di Cooper stesso (lui viaggia tra i minimi successi e il ripetersi di provini per pellicole di serie B, percorso amaro ma abituale per chi voglia sfondare nella Grande Mela), nei momenti di sconforto come in quelli d’allegria e di risalita; lei, Laura Dern, bravissima, anche se per chi scrive ha qualcosa di fisico che combacia a fatica con il partner in questione. C’è la nevrosi e una certa frenesia di Allen, c’è il cinema di Tom Hanks e Meg Ryan ma toglietegli per carità tutto il dolciastro, qualche punta rabbiosa di Baumbach, c’è un montaggio che corre a mille e incanta, c’è tutta New York e le passeggiate a due la sera, i ristoranti e i localini, la notte e il giorno e i viali alberati, le battute mozzafiato e la metropolitana: un ampio panorama a circondare un senso di vuoto, pronti a scoprire che anche quel vuoto è un angolo non secondario delle nostre storie. C’è il grandissimo Cassavetes. C’è il robusto vivace intrigante cinema americano degli anni Ottanta. È la vita, quella vera, riportata in un taccuino d’appunti che i bambini scoprono e cominciano a leggere e a fare domande, piccole e angosciose: è una vita che si vuol far annegare nella fantasia, ma non sarà mai vero, per cui bisogna farla vivere, questa vita. È la vita, quella vera, seguita passo passo, da vicinissimo, con la fotografia dell’abituale Matthew Libatique ma con la macchina da presa nelle mani di Cooper, ben salda sulla sua spalla e portata sul viso e sulla nuca dell’uomo e della donna, ossessivamente.

In un happy end che lascia un po’ l’amarognolo in bocca, c’è una frase dentro la coppia, qualcosa che suona più o meno “va bene, lo voglio, voglio continuare a vivere la mia infelicità ma viverla con te.” Suona difficile a volte allontanarsi, staccarsi completamente da un vissuto che anche i litigi e le amarezze (“mi hai lasciata molti anni da sola in questa relazione”) hanno attraversato, giorno dopo giorno. Purché si rimanga “infelici insieme”, portandoci appresso imperfezioni e ripensamenti, tutti i forse del mondo.

Incidente mortale a Torino: perde la vita un 25enne in moto

Dramma sulle strade di Torino, dove nella giornata di oggi un giovane motociclista di 25 anni è deceduto a seguito di un violento incidente.

Il fatto è avvenuto in via Sansovino. Stando alle prime informazioni raccolte, il ragazzo avrebbe perso il controllo della moto durante la marcia, andando a schiantarsi contro un veicolo in sosta lungo la carreggiata. L’impatto è stato estremamente violento.

Immediato l’intervento dei soccorritori del 118, giunti sul posto insieme alle forze dell’ordine. Nonostante i tentativi di rianimazione, per il giovane non è stato possibile fare nulla.

Gli agenti stanno ora effettuando i rilievi per ricostruire con precisione la dinamica dell’accaduto e accertare eventuali responsabilità.

Magna Olsa Lighting, l’allarme di Pentenero (Pd)

La cessione della Magna Olsa Lighting, realtà con sedi a Rivoli e Moncalieri, al fondo tedesco Mutares rappresenta l’ennesima ferita per il tessuto produttivo e metalmeccanico torinese. Parliamo di un’azienda storica nella produzione di illuminazione per auto, con 299 lavoratrici e lavoratori già costretti a un regime di contratto di solidarietà dal maggio 2025 e colpiti da ben tre procedure di licenziamento collettivo negli ultimi tre anni. A rendere la situazione ancora più allarmante è proprio l’identikit dell’acquirente: si tratta dello stesso fondo straniero che di recente ha annunciato la volontà di chiudere lo stabilimento Primotecs di Avigliana. Di fronte all’avanzata di investitori a cui interessano palesemente più le rendite finanziarie che i prodotti industriali, la Giunta regionale e il Governo nazionale continuano a brillare per la loro inazione.
Mentre Stellantis sposta il baricentro in Nord Africa, investendo 200 milioni per potenziare il polo produttivo di Orano in Algeria, a Torino assistiamo all’inesorabile impoverimento dell’indotto. Per questo chiediamo con forza alla Giunta e al Presidente Cirio: a che punto siamo con la cabina di regia permanente sulle crisi aziendali? In passato era stata promessa l’istituzione di un tavolo politico per monitorare le crisi del territorio e affrontarle alla stregua di una vera e propria “calamità naturale” per ottenere fondi da Roma. Oggi, davanti al dramma della Magna Olsa, questo strumento sembra scomparso dai radar.
Oggi più che mai, al Piemonte serve un Assessore al Lavoro a tempo pieno: una figura che oggi di fatto manca nella Giunta, e che abbia il peso politico di alzare la voce a Roma sulle mancate politiche industriali. Serve un’interlocuzione forte e determinata con il Governo nazionale. Chi ci governa deve andare nei Ministeri non solo per pretendere piani industriali credibili, ma anche per esigere provvedimenti urgenti sul fronte energetico. I sindacati hanno già avvertito della necessità vitale di un confronto sulle drammatiche conseguenze che i costi dell’energia hanno sulla produzione. A questo si aggiunge l’aggravante della crisi internazionale del petrolio: il costo dell’energia legato alle tensioni sullo stretto di Hormuz rischia di dare il colpo di grazia alle nostre imprese manifatturiere.
Il tempo degli annunci è finito. Pretendiamo che la Regione si assuma le proprie responsabilità, colmando il vuoto politico attuale, e convochi immediatamente le parti per difendere il futuro occupazionale di Magna Olsa e dell’intero ecosistema automotive piemontese.
Gianna Pentenero – presidente Gruppo PD Consiglio regionale del Piemonte