ilTorinese

La fiducia è una cosa seria

FRECCIATE  Scuola, Cirio insiste: «Troppi negazionisti, noi ci fidiamo delle famiglie» ma non troppo, diciamo noi. Concordiamo,  Presidente: due rilevazioni della temperatura sono meglio di una. Noi ci fidiamo del Ministro Azzolina. Ma non troppo.

L’arciere

“Spaccapietre”, i fratelli De Serio raccontano il dramma dei braccianti

I fratelli torinesi  acclamati alla Mostra del Cinema di Venezia 

I fratelli Gianluca e Massimiliano De Serio hanno iniziato il tour nei cinema italiani della loro ultima opera Spaccapietre. Il film, accolto con calore pochi giorni fa al Festival del Cinema di Venezia in concorso alle “Giornate degli Autori”, è stato presentato in anteprima  mercoledì scorso ai Due Giardini e al Cinema Massimo.

Giuseppe , disoccupato per un incidente sul lavoro, rimane vedovo di Angela, morta schiacciata dalle fatiche di bracciante. Con il figlioletto Antò si trova costretto ad abbandonare la propria casa e chiedere lavoro in un podere e un tetto nella baraccopoli che ospita i lavoratori stagionali per la gran parte immigrati. I protagonisti precipitano in un mondo annichilente condannati a vivere in condizioni abominevoli e a farsi testimoni di una lenta ed inesorabile disintegrazione della dignità umana. Realtà, quella del caporalato, poco visitata e raccontata dall’arte, ben documentata invece dal sindacalista ivoriano naturalizzato italiano Aboubakar Soumahoro. Ma i De Serio non sono nuovi a questi tipi di scelte contro corrente, sempre protesi in tutte le forme espressive che sperimentano insieme dal 1999, dalle video installazioni ai documentari, a illuminare vite ai margini, identità sempre in continua ricerca di un posto nel mondo. Chiamarlo cinema impegnato sarebbe banalizzare il loro lavoro che si è sempre rivelato fuori dai canoni, per quel loro sguardo in grado di catturare una certa umanità o apolide o che sfugge alle categorie. Quello che ci offrono in questo film i De Serio, di questa moderna forma di schiavitù, è un distillato, ci tengono a precisare, edulcorato dal punto di vista che hanno scelto di raccontare. Durante i sopralluoghi nelle campagne pugliesi, dove il film è stato girato, non nascondono, con una certa commozione, di aver scoperto cose indicibili, di una gravità che il film non mostra ma che comunque lascia presagire.

È una storia archetipica, quella di un padre e di un figlio che scendono nelle viscere dell’inferno, insieme ad altri malcapitati, e che cercano comunque un riscatto, segnali di umanità. Questa ricerca, necessaria per mantenere la lucidità e non perdere la speranza nella salvezza, è evidente negli oggetti scelti che si sono portati dietro dalla casa che hanno dovuto abbandonare. Il loro disporli nell’ambiente degradato della baracca come simboli che rimandano ad un’altra vita possibile, con una ritualità quasi liturgica, sembra un tentativo di rimettere insieme i pezzi di un mondo danneggiato, andato in frantumi. Nel sogno di Antò di diventare archeologo in fondo c’è la caparbietà di rintracciare tesori e bellezza sotto la crosta dura della vita, nonostante tutto, e la madre che il padre, contro ogni logica, gli ha promesso. E Antò ci crede, come solo i bambini possono fare. Addirittura è convinto che l’occhio del padre, danneggiato dal lavoro e che lui cura amorevolmente ogni sera, sia il segno di qualche super potere.

Nel bambino-archeologo si intuisce la necessità dei registi di scavare nel proprio passato per ripararlo in qualche modo. La storia di finzione si intreccia con l’autobiografia. Nel 1958 la nonna paterna dei De Serio, che non hanno mai conosciuto, muore lavorando negli stessi campi. Il contrasto tra la tenerezza tra padre e figlio, che percuote tutto il film, e l’abbruttimento della realtà che li circonda è riflesso nel paesaggio, che non è più interiore come nel loro film precedente Sette opere di misericordia (2011). Si sono ispirati al quadro di Courbet “Gli spaccapietre”, sia per le scelte cromatiche sia per come viene mostrato lo scambio tra corpo e paesaggio.

Il crescendo del film è giocato sulle allusioni a brutalità e umiliazioni inflitte dai caporali alle loro vittime, trattate come bestie al macello e in questo l’iconografia è molto esplicita. Ma si sa che le allusioni scatenano l’immaginazione più di quanto riesca a fare una realtà esibita e in questo caso spingono lo spettatore a confrontarsi con crudeltà così indicibili che mostrarle, sembrano volerci suggerire i registi, equivarrebbe a regalargli una ragion d’essere che non meritano. Il realismo qui è sapientemente mescolato con un certo noir alla Tarantino, che non vuole essere una vuota citazione fine a se stessa, ma è il tocco di chi il cinema non solo lo conosce, ma lo sa fare. E lo si capisce dal fatto che si esce dal cinema con un certo malessere fisico e tante domande nella testa.

Giuliana Prestipino

Vi ricordate di mangiare abbastanza frutta?

MANGIARE CHIARO / Non smetterò mai di ricordare l’importanza di un adeguato consumo quotidiano di frutta.

La sento troppo spesso trattare come un qualcosa di extra, che tanto anche se non viene portata in tavola tutti i giorni che problema c’è.
Che poi
ehi, è piena di zucchero, quindi meglio lasciar stare! Beh, no, proprio no. Insieme alla verdura è un alimento fondamentale e dovrebbe trovarsi alla base della nostra alimentazione quotidiana. Entrambe sono ricche di vitamine, minerali e fibre e hanno un ruolo protettivo nella prevenzione di malattie croniche come patologie cardiovascolari, neoplastiche e respiratorie. L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda un consumo di frutta e verdura di circa cinque porzioni al giorno (“fivea day”), inserite nel contesto di un regime alimentare e stile di vita di tipo mediterraneo, che non solo si rivela favorevole al raggiungimento o mantenimento diun buono stato di salute, ma è anche in linea con il rispetto dell’ambiente. 

Pensate che “in Italia, meno di 5 adulti su 10 consumano non più di 2 porzioni al giorno di frutta o verdura, 4 su 10 ne consumano 3-4 porzioni, mentre solo 1 su 10 ne consuma la quantità raccomandata dalle linee guida per una corretta alimentazione, ovvero 5 porzioni al giorno (five a day)”.

Possiamo fare di meglio, dai. Oltretutto potete mangiare la frutta quando volete: prima dei pasti, a colazione, dopo pranzo o dopo cena, come spuntino. Basta che la consumiate.

2-3 porzioni al giorno da 150 g e passa la paura. E non dimenticate la verdura!

Fonti: https://www.epicentro.iss.it/passi/dati/frutta

Vittoria Roscigno

 

Vittoria Roscigno, classe 1995, laureata con lode in Dietisticapresso l’Università degli studi di Torino e con il massimo dei voti nella Magistrale in Scienze dell’Alimentazione presso l’Università degli studi di Firenze. Ha conseguito i titoli di “Esperta in nutrizione sportiva” e “Nutrition expert” mediante due corsi annuali e sta attualmente frequentando un Master di II livello in Dietetica e Nutrizione Clinica presso l’Università degli studi di Pavia. Lavora in qualità di dietista presso le strutture HumanitasGradenigo e Humanitas Cellini, oltre a svolgere attività di libera professione a Torino.

 

  • “Che la scienza e la buona forchetta siano sempre con te”

Sito: vittoriaroscigno.it

Instagram: @dietistavittoriaroscigno

Facebook: Dott.ssa Vittoria Roscigno – Dietista

Volontari in Borgo Vittoria

Riceviamo e pubblichiamo / Proprio in questi giorni i Ministri Volontari di Scientology, che a Torino hanno fondato l’associazione di protezione civile PRO.CIVI.CO.S. onlus, stanno prestando servizio per varie esigenze cittadine

Tra queste il supporto ai progetti di sostegno a persone senza fissa dimora, la supervisione delle tende allestite nei pressi degli ospedali e le attività di informazione agli aspiranti studenti universitari sui protocolli anti-covid in occasione dei test d’ingresso che si stanno svolgendo in questo periodo. Durante la Festa di Borgo Vittoria che si terrà domenica 13 in via Vibò a partire dalle 09.00, presenteranno al territorio le loro attività e divulgheranno informazioni sull’iniziativa “StayWell” (Stai Bene), basata sul principio – condiviso dallo stesso fondatore di Scientology L. Ron Hubbard – che “vale più un grammo di prevenzione che una tonnellata di cura”: un principio universale, ma troppo spesso dimenticato che andrebbe adottato in ogni attività umana.

Bertinotti il liberale

Così a 80 anni Fausto Bertinotti si scopre liberale. Però, bel risultato dopo aver fatto dal 1994 al 2006 il segretario di Rifondazione comunista.

Penso il segretario più longevo di questo partito nato dalle ceneri del PCI. In verità è da una decina di anni che sostiene che il comunismo ha storicamente toppato, usando gentili eufemismi. Dopo la Bolognina non scelse e fu chiamato
in Rifondazione da Armando Cossutta sostituendo il torinesissimo Sergio Garavini. Armando Cossutta comunista che piu comunista non c’era scelse Bertinotti come segretario nazionale,
lui che arrivava da una cultura tutt’altro che comunista filosovietica. Nato a Milano e formatosi sindacalmente a Novara e scelto da Emilio Pugno per sostituirlo alla camera del lavoro di
Torino. Segretario regionale Cgil proprio 40 anni fa durante i 35 giorni. Fu l’inventore della parola d’ordine:  l’uso politico della crisi Fiat. Torino una roccaforte di Rifondazione, tant’è
che alle elezioni ammistrarive e politiche dopo lo scioglimento del Pci prese più voti che il Pds. Perlomeno a Torino la maggioranza dei dirigenti aderi’ al progetto occhettiano ma la maggioranza dei votanti segui’ Rifondazione con la promozione sul campo di personaggi come Marco Rizzo,  settima o ottava fila nel pci, diciamo quello vero. Fu questo il limite maggiore di Rifondazione: essere una copia sbiadita dell’originale, difatto irripetibile.
Piaccia o non piaccia la caduta del muro di Berlino aveva cambiato radicalmente le cose dando una direzione alla Stori, inconfutabile. Il congresso non fu una passeggiata anche sul piano esistenziale. Gianni Alasia, ex socialista, ex psiuppino con il sottoscritto non fu tenero. Davanti a 200 compagni disse che mio padre si girava nella tomba nel vedere la fine politica che avevo fatto.
Carino, no? Alasia fu tra i capi  rifondaroli torinesi. Cosa diceva Fausfo Bertinotti? Nulla, allora era alla Cgil nazionale. Forse aspettava il suo vate: Pietro Ingrao. Poeticamente poi disse: “non mi avete convinto” e si ritiro’ nel suo Aventino culturale politico ed esistenziale. Dettaglio: anche Achille Occhetto era ingraiano. Prima Palmiro Togliatti e poi Enrico Berlinguer il centro, Giorgio Amendola e poi Giorgio Napolitano la destra e Pietro Ingrao la sinistra cosidetta movimentista e ferocemente anti sovietica. Tutti si aspettavano che Fausto Bertinotti o seguisse il Vate nell’ Aventino o il PD. Nulla di tutto questo. Sergio Garavini fu messo lì per mediare tra i cossuttiani e la gruppetteria varia, poi Armando Cossutta iscrisse Fausto Bertinotti facendolo diventare segretario (addirittura) segretario generale. Così un filo sovietico come Armando promuove un libertario, socialista ed azionista Bertinotti. Perché? Tentava di governare le mille anime presenti in Rifondazione
e, diciamola così, pararsi a sinistra. Cossutta non ci riuscì e con il governo D’alema fondo’ Comunisti italiani. Infatti le cose per Rifondazione andarono in modo accettabile, poi la discesa verso l’oblio del nulla. Calo costante di iscritti e di votanti. Resse comunque,  il nostro Fausto Bertinotti. Fino al 2006 segretario e poi Presidente della Camera. Terzo comunistra dopo Nilde Jotti e Pietro Ingrao. Batte’ sul filo di lana Massimo D’Alema. Il  Governo Prodi bis duro’ poco ma ebbe un non invidiabile primato: 106 sottosegretari per accontentare tutte le componenti del centrosinistra. Dai rifondaroli  ai margheritini. Faustino caratterizzò subito la sua Presidenza. Alla camera luoghi di culto per tutte le sensibilità religiose. Fulminato sulla via di Damasco? Non credo proprio. Un esempio per tutti. Suo figlio si chiama Duccio in onore di Duccio Galimberti avvocato anrifascista cuneese ucciso dai fascisti nel 1943 e soprattutto azionista e grande amico dei fratelli Rosselli che per l’appunto volevano coniugare socialismo e liberalismo.
Poi Torino capitale della classe operaia era anche capitale del liberalismo da Cavour a Gobetti. Ennesima domanda : cosa c’entrava Fausto Bertinotti con Rifondazione? Assolutamente nulla ma come si dice, Parigi val bene una messa. In politica è molto labile il confine tra opportunità ed opportunismo. Non penso che Fausto Bertinotti sia un opportunista, mentre penso che colse al volo un’occasione per lui unica. Vero che dovette mandare giù bocconi per lui amari. In politica c‘è questo ed altro. Non è andata bene per chi nel 1991 fondo’ Rifondazione. Le minestre troppo riscaldate sanno di rancido. Andò bene per Fausto Bertinotti Presidente della Camera, scusate se è poco. Dopo, essendo libero da impegni politici, ogni anno, nei relativi convegni ne aggiungeva un pezzo. Ora tutto portato a compimento tra Papa Francesco e liberalismo,  la mutazione genetica è avvenuta. Aveva proprio ragione Bertrand Russell: se a vent’anni non sei comunista sei senza cuore se a 40 lo sei ancora sei senza cervello. Ed io aggiungo che la maturità è tutto, se la raggiungi ad 80 meglio tardi che mai.
Patrizio Tosetto

Con Earthink Festival tanti eventi (per i residenti) nei cortili

Da venerdì 11 a sabato 19 settembre 2020 a Torino torna Earthink Festivalla prima rassegna in Italia dedicata alle espressioni artistiche performative rivolte al tema della sostenibilità.

Obiettivo principale del Festival è da sempre quello di offrire un evento accessibile, sostenibile e che possa stimolare azioni positive, portando la bellezza dell’arte anche in spazi non convenzionali e raggiungendo pubblici nuovi e diversificati. Obiettivo che lo staff dell’Associazione Culturale Tékhné, dal 2012 promotrice di Earthink Festival, ha deciso di portare avanti anche nel 2020, nonostante le difficoltà dettate dalla situazione legata all’emergenza Covid-19.

Un’edizione sicuramente particolare che si sdoppia in due momenti fondamentali nella programmazione:

  • GLI EVENTI NEI CORTILI  RISERVATI AL SOLO  PUBBLICO DEI RESIDENTI dei quartieri dove da anni l’Associazione Culturale Tékhné opera con progetti culturali

 

Leasys rivoluziona la mobilità elettrica

Prosegue il percorso di rivoluzione della mobilità elettrica di Leasys per raggiungere entro la fine del 2020 i 1.200 punti di ricarica presso gli oltre 400 Leasys Mobility Store distribuiti in tutta Italia nei principali centri urbani, aeroporti, porti e stazioni ferroviarie.

Installati presso il parcheggio Metropark della Stazione di Torino Porta Susa i primi 14 punti di ricarica da 22 KW dedicati ai clienti di Leasys, con il supporto di Enel X, primo tassello di un ampio progetto di collaborazione tra il Gruppo FCA, coordinato dall’ente e-Mobility, e il Gruppo FS.
Incrementano ulteriormente le possibilità di scambio modale presso la stazione ferroviaria.

 

Con l’installazione di altri 14 punti di ricarica, continua la rivoluzione italiana della mobilità sostenibile realizzata da FCA Bank e dalla sua controllata Leasys. Un percorso che trova continuità, dopo l’elettrificazione del Leasys Mobility Store di Torino Caselle, con un ulteriore step presso il Leasys Mobility Store della stazione ferroviaria di Torino Porta Susa, in collaborazione con Metropark, società del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane.

I clienti Leasys avranno a disposizione 14 stalli riservati, dotati di colonnine di ricarica Leasys, per parcheggiare la loro auto elettrica all’interno della stazione ferroviaria, tutti i giorni negli orari di apertura della stessa, dalle ore 5 fino alle ore 24, semplicemente attraverso la lettura della targa.

Questa iniziativa è solo la prima di un progetto di collaborazione che vedrà Leasys e Metropark, società specializzata nello sviluppo e nella gestione dei servizi di sosta e mobilità nelle aree ferroviarie, elettrificare le altre stazioni italiane per potenziarne il ruolo di hub intermodale, coerentemente con gli obiettivi del Gruppo FS per il miglioramento dell’accessibilità alla rete ferroviaria e lo sviluppo di nuove forme di spostamento, tra cui quella condivisa ed elettrica.

La partnership vede il coinvolgimento attivo del team e-Mobility di FCA che sta lavorando su più fronti con le società del gruppo FS e collabora giornalmente con Leasys nell’offrire soluzioni innovative ai clienti del gruppo FCA.

FCA Bank e Leasys, fedeli alla loro natura di pionieri della mobilità, contribuiranno a diffondere la cultura della mobilità elettrica e ibrida insieme a Metropark, offrendo un servizio che arricchirà l’offerta di mobilità dei clienti, semplificando l’accesso ai servizi di trasporto su rotaia attraverso soluzioni sostenibili per l’ambiente.

Prosegue quindi l’incremento del contributo di Metropark e del Gruppo FS al raggiungimento di un nuovo paradigma sostenibile della mobilità urbana nel quale le stazioni ferroviarie ricoprono una funzione chiave, diventando poli di servizi e nodi di scambio a servizio di cittadini, pendolari e turisti.

Entro la fine del 2020 il numero dei Leasys Mobility Store salirà ad oltre 400, tutti elettrificati, per un totale di 1.200 nuovi punti di ricarica, installati con il supporto di Enel X, partner di Leasys in questo progetto. I principali centri cittadini, aeroporti e in particolare stazioni ferroviarie e parcheggi Metropark d’Italia saranno dotati di charging point per i clienti di Leasys, tra cui Torino, con oltre 100, e a seguire Milano, Bologna, Roma, Napoli e Palermo, per citarne alcune.

L’elettrificazione dei Leasys Mobility Store è il primo passo nel percorso verso una mobilità sempre più sostenibile. Nei prossimi mesi, infatti, è prevista l’elettrificazione della flotta di Leasys, grazie alla nuova gamma di veicoli FCA, tra i quali la Nuova Fiat 500 elettrica nonché i modelli ibridi plug-in Jeep Renegade e Compass 4xe. L’obiettivo è quello di raggiungere entro il 2021 una flotta composta per il 60% da veicoli elettrici o ibridi, ottenendo in questo modo un’importante riduzione delle emissioni di CO2.

Territorio e gestione dei rischi Il nuovo master del Poli

Un nuovo Master di secondo livello in “METODI E TECNICHE PER IL GOVERNO DI TERRITORI RESILIENTI. VERSO LA GESTIONE INTEGRATA DEI RISCHI”, per formare esperti nel settore gestione dei territori a rischio, in linea con le strategie internazionali per lo sviluppo sostenibile

Torino 10 settembre 2020 – Nel pieno della pandemia di Covid-19, che chiede di ripensare le modalità di governo del mondo globale, la resilienza dei territori agli impatti ambientali e alle sfide socio-economiche della transizione in atto è tema di frontiera per le decisioni politico-istituzionali che richiedono nuove competenze e tecniche nel solco degli accordi internazionali siglati dal nostro governo.

Per dare una risposta alle richieste di formazione su questo tema, il Politecnico di Torino ha deciso di attivare per l’Anno Accademico 2020/21 un nuovo corso presso la sua Scuola di Master, dal titolo “Metodi e tecniche per il governo di territori resilienti. Verso la gestione integrata dei rischi”.

Il Master è un corso di secondo livello – rivolto a studenti e tecnici che abbiano conseguito la laurea magistrale in Ingegneria, Architettura, Pianificazione Territoriale, Scienze Agrarie, Ambientali, Biologiche, Forestali, Geologiche, Naturali, Fisiche, Economiche e Giuridiche – e si pone in linea con i contenuti delle strategie internazionali per lo sviluppo sostenibile e per l’adattamento ai cambiamenti climatici, e forma esperti in pianificazione, gestione del progetto di territori resilienti.

Il percorso didattico propone metodi e tecniche – sviluppati dal Centro Interdipartimentale Responsible Risk Resilience (R3C) del Politecnico – per l’analisi della vulnerabilità dei territori e della valutazione della capacità di risposta del sistema ai rischi naturali e antropici in una prospettiva di resilienza e sostenibilità.

Con riferimento alla progettazione del processo di pianificazione dall’area vasta alla dimensione urbana, il corso punta a fornire conoscenze teoriche e strumenti operativi su diversi aspetti collegati tra loro nel tema del governo di sistemi territoriali resilienti: pianificazione, obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, valutazione ambientale strategica, rapporto con i Beni Culturali, rischio sismico, idrogeologico e industriale, edilizia, progettazione ambientale e del patrimonio, partecipazione sociale, creazione di comunità energetiche, comunicazione della resilienza, open data e monitoraggio del territorio. Senza dimenticare un focus specifico sulla comunicazione della resilienza anche attraverso i social media.

Gli esperti formati da questo corso saranno in grado di utilizzare i principali metodi, tecniche e strumenti per la gestione adattiva, integrata ed evolutiva del territorio di fronte ai rischi e alle sfide esterne causate da cambiamenti ambientali, ecologici, economici e sociali.

Il Master è supportato da diverse istituzioni del territorio – Regione PiemonteCittà metropolitana di TorinoProvincia di VercelliComune di TorinoComune di Moncalieri – interessate ad ospitare gli studenti per i loro tirocini e a co-finanziare il percorso formativo.

Il corso avrà un numero massimo di 25 partecipanti e si svolgerà da novembre 2020 a giugno 2021, per un totale di 380 ore di lezione e 325 ore di tirocinio presso enti e aziende del settore.

La Coordinatrice del Master è la professoressa Grazia Brunetta del Dipartimento Interateneo di Scienze, Progetto e Politiche del Territorio–Centro Interdipartimentale Responsible Risk Resilience(R3C) del Politecnico di Torino.

La descrizione dettagliata del corso e il programma didattico sono disponibili al seguente indirizzo:

https://didattica.polito.it/master/territori_resilienti/2021/master_in_un_click

12 settembre 1683, i Turchi conquistano Vienna: la storia capovolta

E se il sultano Erdogan puntasse a prendere anche Vienna dopo aver occupato parte della Siria e dell’Iraq, mezza Libia, il Mediterraneo orientale, con l’ambizione di tornare da conquistatore nei Balcani e arrivare perfino a Gerusalemme?

Nessuno riesce a fermarlo, la sua macchina geopolitica, economica e militare sta penetrando con successo ovunque, dall’Asia all’Africa. E se domani arrivasse in Europa? Non sarebbe la prima volta, i turchi-ottomani, i suoi predecessori ai quali spesso il leader turco si richiama, ci sono arrivati in tempi molto lontani, andando due volte vicino alla conquista di Vienna.

Oggi Erdogan vuole la rinascita dell’Impero Ottomano o almeno di un’ampia fetta di territorio di quello che fu lo sterminato impero dei sultani del Bosforo. Vienna non è così distante da Istanbul e neppure Roma. L’anniversario del 12 settembre 1683, la disfatta turca davanti alle porte della capitale viennese dopo due mesi di assedio, casca quest’anno proprio sull’onda delle conquiste neo-ottomane del presidente-sultano Erdogan. E allora proviamo questa volta a capovolgere la Storia. Quel giorno di oltre tre secoli fa i cristiani furono sconfitti e i turchi conquistarono Vienna. Sono le cinque del pomeriggio del 12 settembre. La battaglia è finita, l’esercito cristiano intervenuto per aiutare i viennesi è stato sbaragliato con gravi perdite. Sul campo restano migliaia di morti e tra questi c’è il sovrano polacco Jan Sobieski che comandava centinaia di cavalieri giunti in soccorso ai difensori di Vienna. I giannizzeri del gran visir Kara Mustafa entrano in città terrorizzando e massacrando gli assediati ormai ridotti alla fame. Scampato all’eccidio il frate-predicatore Marco D’Aviano assiste affranto dalle torri di Vienna all’ingresso dell’esercito ottomano in città. Per i turchi si apriva la strada verso altre capitali europee e verso la conquista del Continente ma cosa sarebbe successo se Vienna fosse davvero caduta nelle mani dei turchi? Quel 12 settembre avrebbe cambiato il corso della storia? Secondo molti storici gli ottomani non avrebbero avuto la forza necessaria per tenere a lungo la città per poi avanzare a nord o a sud verso la capitale della Cristianità. Certo, nessuno può dire se la conquista di Vienna sarebbe stata l’ultima tappa dell’offensiva turca in Europa ma l’Impero nel frattempo si era indebolito e le Corti europee non correvano più nessun pericolo. Alcuni anni dopo Vienna i turchi verranno travolti a Zenta sul Tibisco dall’esercito imperiale del principe Eugenio di Savoia e il trattato di pace di Karlowitz del 1699 segnò l’inizio del declino dell’Impero ottomano e la fine del controllo turco su gran parte dell’Europa centrale e orientale.

Filippo Re

Eventi sportivi a impatto zero

Una partnership su ricerca, innovazione e formazione per migliorare l’impatto ambientale dei grandi eventi sportivi. Tra gli obiettivi, la definizione di un “certificato verde” da assegnare per il rispetto degli standard, e un approccio innovativo dell’architettura degli eventi al servizio della sostenibilità ambientale, grazie alla collaborazione di AWE Group con lo studio Camerana & Partners.

 

Fare ricerca e progettare eventi sportivi di grande richiamo che rispettino standard di sostenibilità energetica e riciclabilità: è questo l’obiettivo dell’accordo siglato  tra il Rettore del Politecnico di Torino Guido Saracco e Romy Gai, legale rappresentante di AWE International Group PLC.

L’accordo quinquennale è volto a creare i presupposti per lo sviluppo di attività congiunte di ricerca, innovazione e formazione nell’ambito dell’organizzazione di eventi sportivi di rilevanza mondiale e della consulenza nell’industria sportiva con un approccio rivolto ai principi della sostenibilità energetica e dell’economia circolare – quali basso consumo di energia e acqua, basse emissioni di CO2, integrazione di fonti energetiche rinnovabili, riciclabilità dei materiali – presupposti che non possono più essere trascurati a livello mondiale e su cui l’Ateneo torinese ha un prezioso know how da mettere a disposizione del network della società inglese.

Obiettivi ambiziosi, per il raggiungimento dei quali AWE potrà contare sul supporto dello studio di architettura Benedetto Camerana (Camerana&Partners), con il quale ha firmato contestualmente un accordo di collaborazione.

La filosofia di Benedetto Camerana, autore in ambito sport del Musei Juventus, Alfa Romeo, Ferrari, del celebre arco Olimpico di Torino, e a breve per l’Italia dei grandi centri sportivi GoFit, è perfettamente coerente: per lui ed il suo team infatti la ricerca progettuale è diretta fin dalle prime esperienze all’innovazione tecnica e formale attraverso la costante attuazione di un concreto impegno ambientale, con l’utilizzo anche sperimentale di tecnologie innovative e sistemi naturali di risparmio di energia, e l’integrazione di essi e dell’elemento naturale nel progetto.

AWE, protagonista della sport industry a livello internazionale, potrà inoltre offrire occasioni di scambio e tirocinio per completare percorsi di alta formazione e opportunità uniche di esperienze sul campo che rappresentano un valore aggiunto insostituibile nel curriculum degli studenti dell’Ateneo torinese.

Con questi presupposti, a cui potranno seguire altri ambiti di azione più specifici, verranno quindi create le basi per la formazione di nuove professionalità, sempre più richieste nel settore degli eventi e della consulenza, e verrà sperimentata l’applicazione di nuovi criteri nella progettazione delle strutture destinate all’accoglienza di spettatori  numericamente importanti, nella creazione di eventi che nei trasporti e negli approvvigionamenti di merci e servizi rispettino un impatto zero, nella definizione di parametri per la creazione di un riconoscimento formale – “greenness certificate” – per gli eventi che rispettino standard di efficienza energetica e basse emissioni di CO2.

Commenta il Rettore Guido Saracco: “Questa collaborazione va nella direzione intrapresa dal Politecnico di Torino di formare nuove professionalità in grado di coniugare la ricerca e il trasferimento tecnologico con il rispetto dell’ambiente e della sostenibilità in settori anche distanti da quello produttivo, come quello degli eventi. Avremo la possibilità di contribuire così alla crescita e all’evoluzione di settori quali lo sport e i grandi eventi che sono già oggetto delle nostre ricerche e costituiscono un aspetto fondamentale per la crescita e il benessere della società”.

Dichiara Romy Gai “ll progetto nasce con la visione di lasciare un’impronta sociale positiva nella sport industry attraverso la ricerca della sostenibilità. Oggi parliamo di sostenibilità ambientale: ad essa va unita quella economica e sociale, strettamente collegate e sinergiche, e fondamentali per il futuro del sistema stesso. È nostra responsabilità prenderne consapevolezza, e agire in questa direzione. Quello che è accaduto negli ultimi mesi ha cambiato i paradigmi ed accelerato la necessità di un approccio sostenibile anche per i grandi eventi sportivi.”

 

Conclude Benedetto Camerana “Nel 1993 ho avviato Eden. L’architettura nel paesaggio, rivista nata per indagare le relazioni tra città, costruzione, paesaggio e natura. Una cultura pioneristica della sostenibilità, culminata nel mio primo progetto del 1997, il centro di ricerca Environment Park, a Torino, dedicato alle tecnologie ambientali, dove usavamo solo fonti di energia rinnovabili. All’epoca ci guardavano come degli iniziati, oggi invece i principi della sostenibilità energetica e ambientale sono una condizione irrinunciabile della trasformazione del territorio, nel quadro della green economy globale. La collaborazione con AWE è un segnale evidente della capacità torinese di anticipare i tempi”.